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IL PROPRIETARIO DEL “LIDO FASCISTA” OFFRÃŒ 10 MILA VOTI A GRILLO: CADE IL MITO DEI FASCI DA AVANSPETTACOLO

Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile

NEL 2012 SCRISSE UN COMMENTO SUL BLOG DI GRILLO: “COLLABORIAMO”

Gianni Scarpa, il gestore del lido “fascista” Punta Canna di Chioggia, denunciato per apologia di fascismo e obbligato da un’ordinanza del prefetto di Venezia a rimuovere immediatamente tutto il materiale inneggiante a Mussolini e al Ventennio, cinque anni fa scrisse a Beppe Grillo per complimentarsi con il leader del Movimento 5 Stelle e offrire la sua collaborazione.
Un articolo di Repubblica oggi in edicola riprende un commento sul blog di Grillo a firma di Scarpa, datato 5 dicembre 2012. Scarpa si definisce “un uomo pubblico” che può contare su un traino sicuro di 10mila voti.
Afferma di aver incontrato da poco il sindaco di Mira, il pentastellato Alvise Maniero, eletto a soli 26 anni.
Questo il testo del messaggio:
“Ciao Beppe, mi piace il tuo modo di essere e specialmente quello di dire. Per capire chi sono io digita ‘Playa Punta Canna Sottomarina VE’. Sono da 18 anni il gestore, primo e unico avendo messo in piedi da niente la bella storia che vedrai sui 35 mila metri di concessione (la spiaggia, ndr). Sono sempre stato antipolitico – precisa Scarpa – avendo sempre capito che non si può votare dei parassiti. Circa 30 giorni fa sono stato in segreteria del sindaco di Mira per prendere un’appuntamento. Essendo uomo pubblico ed avendo un traino sicuramente di 10mila che come me sono schifati di questi parassiti, vorrei poter partecipare con i miei voti al tuo Cinque Stelle. Confido in una tua risposta per sostenerti nella tua bella impresa. Saluti Gianni Scarpa MiranoVE”.
Secondo alcune fonti — scrive Repubblica — in passato Scarpa avrebbe provato ad avvicinarsi anche a Lega e Fdi. Poi il tentativo di saltare sul carro dei Cinque Stelle, vantandosi di essere “antipolitico” da sempre.
Ma chi è il sindaco di Mira con cui il gestore di Punta Canna avrebbe voluto un appuntamento nel 2012?
È il pentastellato Alvise Maniero, eletto a soli 26 anni (il più giovane primocittadino d’Italia) a guidare Mira “la rossa”: una svolta, nel paese della Riviera del Brenta, dopo 60 anni di dominio di sinistra. Mira dista una decina di chilometri da Mirano, il paese dove vive l’ “uomo pubblico” Scarpa.
Perchè quello che coi suoi cartelli predica “ordine e disciplina” e “manganello sui denti” voleva entrare nelle fila del M5S ?
Solo il protagonista può dirlo.

(da agenzie)

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GRILLO CONDANNATO ANCHE IN APPELLO PER DIFFAMAZIONE DI FRANCO BATTAGLIA

Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile

IL DOCENTE E’ ASSOCIATO DI CHIMICA E FISICA ALL’UNIVERSITA’ DI MODENA… UN ANNO DI CARCERE TRAMUTATO IN 6.000 EURO DI MULTA

Dopo il primo grado arriva la conferma anche in appello. Beppe Grillo è stato condannato davanti alla Corte d’Appello di Ancona per diffamazione nei confronti del professor Franco Battaglia, associato di chimica e fisica all’Università  di Modena.
La pena però è mutata: 6mila euro di multa invece di un anno di carcere inflitto in primo grado.
Ne parla oggi il Giornale:
Nel 2011, alla vigilia del referendum sul nucleare, Michele Santoro aveva invitato in studio alcuni esperti, fra cui Battaglia, da sempre paladino dell’atomo e del suo utilizzo. Battaglia era finito nel mirino del comico genovese che qualche giorno dopo,nel corso di un comizio a San Benedetto del Tronto, lo aveva apostrofato con parole durissime: «Ai tempi del fascismo non si mediava… Anch’io non voglio mediare: Battaglia, che è pagato dalle multinazionali, lo prendo a calci nel c… e lo sbatto in galera».
Un discorso inaccettabile e minaccioso, costruito con lo scopo di screditare uno studioso apprezzato dai lettori per la sua capacità  di ribaltare luoghi comuni, ha detto l’avvocata Lauretta Giulioni che difendeva Battaglia.
Grillo era stato condannato in primo grado e, come suo costume, non l’aveva presa benissimo:
“Oggi è stata emessa la sentenza dal tribunale di Ascoli Piceno contro di me per diffamazione — spiega Grillo — per aver detto in un comizio che il professor Franco Battaglia, docente di Chimica ambientale del Dipartimento di Ingegneria ‘Enzo Ferrari’ dell’Università  di Modena e Reggio affermava delle coglionate in merito al nucleare. Il fatto risale all’11 maggio 2011, in occasione di un mio comizio elettorale a San Benedetto del Tronto in vista del referendum sul nucleare”.
“Il Pm aveva chiesto una multa di 6.000 euro. Il giudice mi ha invece tolto la condizionale condannandomi a un anno di prigione e a 50.000 euro di risarcimento
Nel frattempo il video del suo intervento, che era disponibile su Youtube, è stato tolto. Battaglia spiegò successivamente perchè aveva querelato Beppe Grillo:
Va bene, ma perchè querelarlo?
«Perchè io non sono pagato dalle multinazionali, come lui ha sostenuto, ma dico semplicemente quello che penso. E poi, mi permetta, è inquietante che un leader che aspira ad andare al governo se ne esca con quella tirata quasi incredibile: con gente come Battaglia non si media, come non si scendeva a compromessi con l’antifascismo ai tempi del Duce. Non potevo accettare affermazioni così false e offensive».
Ora Grillo rischia il carcere. Non è troppo?
«Su questo posso essere d’accordo con lei, anche se il giudice si è limitato ad applicare il codice. Non voglio essere io a dargli la possibilità  per recitare la parte del martire. Immolato sull’altare della libertà  di parola. Per carità . Ci manca solo che Grillo capitalizzi questa condanna dal punto di vista politico. E però»
Però?
«Però anche lui si deve rendere conto che le parole non sono sempre innocenti».
Nel suo caso?
«Qualche tempo dopo il comizio la mia auto è stata presa a sassate. Il clima era molto teso e io ho avuto paura. Le ricordo che un dirigente dell’Ansaldo, Roberto Adinolfi, è stato gambizzato come manager di un’azienda impegnata nel comparto nucleare».

(da “NextQuotidiano”)

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BUFERA SULLA SANITA’ IN LIGURIA:”GARA PER ADDETTO STAMPA AL SAN MARTINO CON UN SOLO CANDIDATO, IL SECONDO NON AVVERTITO”

Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile

ESPOSTO IN PROCURA DEL M5S… ORDINE DEI GIORNALISTI: “OPACITA’ DELLA SELEZIONE”…L’ASSESSORE LEGHISTA NON HA NULLA DA DIRE?

Nel paese in cui concorso è sinonimo di assalto, folla, viaggi della speranza da una parte all’altra dell’Italia, non può che sorprendere che alla selezione per un posto pubblico per uno stipendio annuo da 44.000 euro + Iva partecipino solo due persone. Anzi, al colloquio, a volerla dire tutta, si è presentato un solo concorrente che, guarda un po’, ha vinto
Il fatto è che l’altro aspirante non si è presentato non perchè nel frattempo avesse trovato un altro lavoro, ma solo perchè, così spiega a Repubblica : “Nessuno mi ha avvisato”
La vicenda, che oggi sarà  anche oggetto di un esposto in procura del M5s, riguarda la procedura di selezione per il ruolo di addetto stampa del San Martino, uno degli ospedali più grandi di Europa
Il posto è andato a Pietro Pisano giornalista che in passato ha lavorato soprattutto negli uffici stampa delle società  di calcio (Genova, Inter, Verona).
La sua nomina era passata quasi inosservata anche perchè prima del bando lo stesso Pisano era stato selezionato per ricoprire l’incarico per un periodo di due mesi.
Pochi giorni fa l’Associazione Ligure dei Giornalisti (Alg), il sindacato di categoria, approfondita la questione ha scritto una lettera al presidente della Regione Giovanni Toti e all’assessora alla sanità  Sonia Viale contestando “l’opacità ” della selezione di un “bando per pochi intimi”
“Stigmatizziamo — si legge nel comunicato – questo risultato, frutto della scarsa pubblicità  data al bando di selezione, apparso solo sul sito del “San Martino- Ist”, tanto da suscitare più di un interrogativo”.
Basti dire che a febbraio, la ricerca di un addetto stampa da parte dell’Asl di La Spezia ha registrato la partecipazione di 60 giornalisti, per uno stipendio assai inferiore, di 18 mila euro annui
Ma i giochi al San Martino potrebbero non essere chiusi.
Pasquale Violi, giornalista freelance calabrese, l’altro concorrente, sta infatti valutando in queste ore un eventuale ricorso al Tar.
Strada che potrebbero in teoria percorrere anche lo stesso sindacato e l’Ordine dei Giornalisti.
Il bando ha avuto un decorso ultrarapido visto che è stato deciso il 24 aprile con scadenza il 9 maggio e il 26 Pisano veniva assunto.
Nessuno a Genova, in Liguria ma anche nelle altre regioni ne era a conoscenza nonostante le decine di giornalisti disoccupati o precari.
Pasquale Violi dal canto suo spiega: “Visti i tempi ristretti del bando, se per cause di forza maggiore una persona non è connessa perde i diritti? Credo che una qualche altra forma di comunicazione dovesse essere prevista. Per me quel posto significava dare una svolta alla mia vita”.
Altre pubbliche amministrazioni non si accontentano della bacheca informatica ma per evitare contestazioni avvisano gli aspiranti con raccomandate postali o via mail attraverso le “pec”, le caselle certificate.
Non può non stupire poi la circostanza che il concorso del San Martino sia sfuggito ai purtroppo numerosissimi giornalisti che negli ultimi anni hanno perso il posto di lavoro (Corriere Mercantile, Telecittà , Telegenova e altri ancora) e sono disoccupati o sopravvivono con collaborazioni precarie.
E, infatti, quando venne fatta la selezione per ricoprire l’incarico per due mesi in attesa del bando, furono più di cento le domande pervenute.
La maggior parte di loro attendeva con ansia la pubblicazione del bando. E molti di loro avevano esperienze professionali alle spalle con le quali sicuramente si sarebbero “giocati” il posto alla pari con chi poi lo ha ottenuto in solitaria
Il caso sollevato dall’Alg ha fatto registrare ieri pomeriggio la dura presa di posizione del M5s che, attraverso la sua portavoce in consiglio regionale Alice Salvatore annuncia: ”Siamo di fronte a un caso di possibile favoritismo che potrebbe mettere il dito nella piaga su un uso spregiudicato e personalistico di risorse e incarichi pubblici. Domani depositiamo un esposto alla Procura della Repubblica per far luce sul caso e verificare eventuali condotte illegittime da parte dei dirigenti sanitari e della Regione Liguria”.

(da “La Repubblica”)

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BUCCI NON NE AZZECCA UNA: SI ERA BUTTATO SULLE TRUFFE AGLI ANZIANI COME PRIORITA’ SICUREZZA, NESSUNO GLI HA DETTO CHE SONO DIMINUITE DEL 20%

Luglio 10th, 2017 Riccardo Fucile

NEI PRIMI 4 MESI DELL’ANNO SONO PASSATE DA 202 A 159, IL DATO PIU’ BASSO DEGLI ULTIMI DUE ANNI…CERTO CHE LA “PERCEZIONE DI SICUREZZA” AUMENTEREBBE SE SI DIFFONDESSERO I DATI REALI E NON LE BALLE PADANE

E adesso pover’uomo?
Appena insediato a Palazzo Tursi con il 25% dei consensi dei genovesi, lo zio d’America in salsa leghista aveva dovuto ammettere che a Genova “i reati sono effettivamente diminuiti, ma bisogna agire sulla percezione di sicurezza” segnalando in particolare come reato diffuso quello delle truffe agli anziani a cui la sua Giunta avrebbe dato risposta (come non si sa, visto che per i reati è competente la locale Questura).
Dopo una campagna elettorale basata sulla “sicurezza”, quasi che Genova fosse il Bronx, il sindaco Bucci si era aggrappato almeno all’odioso reato degli anziani abbindolati da truffatori di pochi scrupoli.
Ma oggi è arrivata la ferale notizia rappresentata dai numeri forniti dalla Divisione Anticrimine della questura di Genova che raccoglie le denunce di ogni forza di polizia nella provincia di Genova.
Confrontando i primi 4 mesi risulta che quest’anno sono stati segnalati 159 raggiri ai cittadini mentre nel 2016 erano stati 202.
Il calo è più evidente analizzando gli ultimi 2 mesi in esame quest’anno: marzo e aprile infatti registrano 37 e 21 truffe che sono i numeri più bassi in assoluto segnalati nei medi degli ultimi due anni presi in esame.
I numeri sulle truffe agli anziani sono stati resi noti dal dirigente dell’Ufficio Prevenzione Generale della questura di Genova Alessandra Bucci, giusto per la precisione.
Insomma non solo i reati in generale sono diminuiti in città  del 10%, ma proprio quello indicato da Bucci come ultima spiaggia è pure calato del 20%.
Peggio non poteva andare.
Con una osservazione finale che ci sentiamo di suggerirgli: la “percezione di sicurezza” aumenterebbe se si diffondessero i dati reali e non le balle elettorale per carpire la buona fede altrui.

(da agenzie)

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RENZI PREPARA UNA CAMPAGNA ELETTORALE DOVE IL NEMICO E’ BRUXELLES

Luglio 10th, 2017 Riccardo Fucile

LA SUA PROPOSTA SUL DEFICIT INCASSA IL GELO UE E NON CAMBIA L’AGENDA DEL GOVERNO

Renzi attacca, anche in modo un po’ duro, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. “Ha un pregiudizio anti-italiano”. Renzi rivanga addirittura un’antica polemica: “Gli spiegai che le donne noi non le paghiamo, a differenza di alcuni di loro”.
E poi una valanga di frasi, contro l’austerità , contro il rigore perchè “di rigore si muore” e contro gli “euro-burocrati”, contro il fiscal compact.
Con toni da comizio cerca la polemica con l’Europa e l’alimenta: “Basta cura dimagrante”. A ogni ora da un palco radiofonico diverso. Renzi è a Radio-Montecarlo di pomeriggio, a Zapping sul far del tramonto. E domani stessa cosa, altre radio, per presentare il libro
È semplicemente l’inizio della campagna elettorale, pensata e programmata sul 24 settembre e poi diventata più lunga per necessità : le anticipazioni sui giornali, le radio, il treno a settembre.
C’è tutto: una proposta (alzare il deficit al 2,9 per abbassare le tasse), uno slogan (superare il fiscal compact, anche se non si spiega come e con chi), il nemico (i sordi burocrati di Bruxelles), i voti da cercare al centro in nome della critica all’Europa e rispolverando antichi slogan del centrodestra (“giù le tasse”).
E c’è soprattutto, come ben raccontano quelli che gli stanno attorno, quel desiderio diventato quasi un’ossessione di tornare al centro della scena, dimostrando — dopo la sconfitta epocale — che la politica è ancora, come prima del 4 dicembre — “renzicentrica”.
E invece, in questo anticipo di campagna elettorale a 40 grandi all’ombra, la notizia è proprio questa, a vedere le reazioni a tanto attivismo.
La proposta viene presa per quello che è: un’idea “per la prossima legislatura” — così ha più volte detto Renzi — e dal sapore elettoralistico.
Il governo continua per la sua strada senza neanche che si senta una voce per valorizzarla neanche in prospettiva, Moscovici liquida in modo tranchant proposta e proponente, governo ed Europa dialogano e trattano sulla prossima legge di bilancio. “Temi per la prossima legislatura” dice sbrigativamente Padoan, evidentemente nell’intento di evitare che la campagna elettorale di Renzi aggravi il negoziato in corso sulla legge di bilancio.
Perchè il punto è proprio questo. Il lavoro che sta facendo il governo Gentiloni a Bruxelles per la manovra di autunno è assai diverso, nella logica e nel merito, rispetto al piano illustrato da Renzi: Padoan sta negoziando il rientro, dunque una riduzione del deficit.
L’ex premier propone un aumento del deficit che altro non è che aumento della spesa pubblica, con l’idea di elargire un bonus per famiglie, anch’esso dal sapore elettoralistico.
E la riposta dell’Europa mostra il vero punto debole dell’idea, ovvero l’assenza di alleanze e l’isolamento.
Le parole di Moscovici, che ricorda la flessibilità  di cui beneficiò il governo di Renzi, sono piuttosto indicative della freddezza attorno all’idea.
E per cambiare i trattati come il fiscal compact servono alleanze tra paesi membri, capacità  negoziale e un minimo di condivisione.
Altro discorso è una campagna elettorale impostata con l’obiettivo di contendere voti a Grillo e Salvini.

(da “Huffingtonpost”)

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“TRITON SIETE VOI”: DALLA UE DOCCIA GELATA SULLA RICHIESTA ITALIANA DI RINEGOZIARE L’OPERAZIONE

Luglio 10th, 2017 Riccardo Fucile

PREVISTO VERTICE A TRIESTE MERKEL- MACRON – GENTILONI

Alla vigilia del vertice di Varsavia sui migranti, da Bruxelles arriva un’altra doccia gelata sull’Italia.
Fonti Ue hanno fatto sapere che l’operazione Triton (di cui l’Italia ha chiesto la rinegoziazione la scorsa settimana per evitare che tutte le navi di soccorso sbarchino in Italia) è fin dall’inizio un’operazione a guida italiana, e voluta dal nostro Paese.
E che le imbarcazioni degli Stati membri dell’Unione Europea che partecipano all’operazione Triton nel Mediterraneo centrale “intervengono solo su richiesta delle autorità  italiane”.
Ancora: “Triton è un’operazione che esiste in accordo con le autorità  italiane”, hanno sottolineato dalla capitale belga.
E soprattutto, la missione “non è stata imposta” ma “è stata chiesta” dall’Italia.
Sulle modalità  operative e gli sbarchi dei migranti “sono gli italiani che definiscono la magnitudo dell’operazione e il numero di persone di cui ha bisogno”.
Le imbarcazioni della missione Triton quindi “non intervengono direttamente” ma “solo su richiesta delle autorità  italiane”.
Anzi è proprio la nostra Guardia costiera che “da ordini alle imbarcazioni di Triton”. Come a dire: l’avete voluta voi. Triton siete voi.
In ogni caso la Commissione Ue non parteciperà  domani all’incontro di Varsavia, dove il governo italiano rimetterà  sul tavolo la questione della regionalizzazione degli sbarchi.
È previsto però il 12 luglio prossimo, a margine del vertice dei Balcani occidentali, un incontro trilaterale tra Gentiloni, Merkel e Macron.
Secondo quanto si apprende il premier italiano, la cancelliera tedesca e il presidente francese si incontreranno per affrontare alcuni dei principali dossier europei, a partire da quello dell’immigrazione
Quello che si riunirà  invece nella capitale polacca sarà  solo di un tavolo tecnico . Per il Viminale sarà  presente il prefetto Giovanni Pinto, capo della direzione centrale dell’Immigrazione e della polizia delle Frontiere al Ministero dell’Interno, l’alto funzionario che il 4 luglio scorso ha firmato la lettera per cercare di coinvolgere gli altri paesi europei negli sbarchi.
Ma il punto centrale della questione è che nell’ambito delle missioni di Frontex “gli sbarchi avvengono solo nello Stato membro ospitante”, hanno ricordato ieri le fonti Ue.
Ecco, l’Italia dal novembre 2014, è proprio questo, in base al regolamento UE 656/2014 del 15 maggio 2014 entrato in vigore a novembre dello stesso anno: “Stato membro ospitante” dei migranti.
Adesso, con ai confini della Libia centinaia di migliaia di persone che premono per imbarcarsi (secondo fonti dei servizi segreti, citati in un editoriale da Le Monde domenica scorsa) l’ obbiettivo del ministro Marco Minniti è quello di alleggerire la pressione migratoria sul nostro territorio, visto che non si tratta solo di prendere in mare e far sbarcare a terra ( e in quattro anni anni gli arrivi sono stati oltre il mezzo milione di persone), ma curare , accudire , integrare per mesi e mesi se non anni (nell’ultima legge di stabilità  il bilancio dello Stato prevede una spesa pari a 4 miliardi di euro).
Tra l’altro con questo regolamento l’Italia è andata ben al di là  degli accordi di Dublino e persino della legge internazionale del mare ( in base alla quale coloro che sono soccorsi in mare su un’imbarcazione battente la bandiera di un determinato paese si intendono arrivati in quel Paese).
L’accordo venne illustrato dall’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano al Comitato Schengen presieduta da Laura Ravetto, il 22 ottobre 2014.
Intanto al Viminale è pronta la bozza di Codice di comportamento per le ONG ( Codice su cui la Ue ha dato il via libera nell’incontro di Tallin, giovedì scorso).
Si tratta di alcune misure ( divieto per le imbarcazioni delle Ong di entrare in acque libiche, ordine di non spegnere i transponder per evitare di farsi localizzare, regole sulla trasparenza finanziaria e obbligo, se richiesti , di collaborare con l’autorità  giudiziaria nelle indagini contro il traffico di esseri umani, anche facendo salire a bordo ufficiali di polizia giudiziaria).
Un ‘ipotesi presa in considerazione è il trasferimento forzato dei migranti nei Paesi di origine delle ONG.
La bozza sarà  sottoposta alle ONG la prossima settimana e poi entrerà  in vigore rapidamente. Intanto crescono le proteste in alcune regioni italiane contro l’aumento del numero degli hotspot per l’identificazione e il rimpatrio dei migranti. Ad esempio in Calabria.

(da “Huffingtonpost”)

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I LEGAMI TRA “PRO VITA” E FORZA NUOVA

Luglio 10th, 2017 Riccardo Fucile

LA ONLUS CHE SI BATTE PER LA DIFESA DELLA “FAMIGLIA TRADIZIONALE” SI DICHIARA APARTITICA E APOLITICA, MA GLI INTRECCI SONO NUMEROSI: DAL PORTAVOCE, FIGLIO DI ROBERTO FIORE, ALL’AZIENDA CHE NE DISTRIBUIVA IL NOTIZIARIO, GUIDATA DALLE SUE SORELLE, ALL’EDITORE CANDIDATO CON FN

Quando i contribuenti hanno scelto a chi destinare il 5 per mille del loro Irpef, hanno forse fatto caso – tra le tante onlus che li hanno sollecitati a donare – a un’associazione, Pro Vita.
L’onlus che organizza ogni anno la Marcia per la Vita e che opera, recita il suo sito, «in difesa dei bambini» e «della vita dal concepimento alla morte naturale», sostiene «la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna» e difende «il diritto dei genitori a educare i propri figli».
Fin qui tutto ok, se non fosse che dietro agli allegri baffoni del presidente Toni Brandi – un simpaticone che a Radio24 ha affermato che «i gay hanno tendenze pedofile, rompono i coglioni e possono essere curati» – c’è ben altro.
Anche se Pro Vita chiede fondi (pubblici e privati) e si spaccia per un’associazione apartitica e apolitica, è legata a Forza Nuova.
Ha potuto così essere sentita nelle audizioni della Commissione Giustizia sulle unioni civili e di recente ha spedito una lettera a tutti i parlamentari sulla legge sul biotestamento, riuscendo a compiere un’azione di lobby su parlamentari e persone che mai ascolterebbero un partito di estrema destra come Forza Nuova
Via Cadlolo 90
Il primo indizio degli stretti legami tra Pro Vita e Forza Nuova sta nel portavoce: Alessandro Fiore, figlio maggiore di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova anche lui molto impegnato sul fronte «pro vita» e imprenditore nel turismo giovanile, con ramificazioni estere.
A distribuire nella fase di avvio il notiziario di Pro Vita è Rapida Vis srl, azienda guidata – come risulta da una visura in possesso del Corriere, foto sotto – da Carmen e Beatriz Fiore, altre figlie di Fiore.
Rapida Vis è un’azienda che fornisce servizi postali. La sede legale era a Roma, in via Cadlolo 90. Peccato che allo stesso indirizzo, Via Cadlolo 90, sia situata la sede di Forza Nuova. Curiose coincidenze.
La versione di Brandi
Toni Brandi tiene a dire che con il periodo iniziale di Pro Vita non c’entra nulla: «L’unico distributore di Notizie Pro Vita è Poste Italiane». Precisa: «I mezzi utilizzati dal precedente editore sono fuori dalla mia cognizione». E nega legami diretti tra le due realtà : «Tra Pro Vita e Forza Nuova non vi sono rapporti, vi è solamente uno storico rapporto di amicizia tra me e Roberto Fiore, attuale segretario nazionale di Forza Nuova, nonchè padre di Alessandro Fiore»
Un po’ di storia
Vediamo un po’ di storia. Notizie Pro Vita nasce alla fine del 2012. L’editore all’epoca è M.P., «Società  Cooperativa Giornalistica Arl», una cooperativa giornalistica di Merano che nel 2011 era stata rilevata da giovani di Benevento (i quali chiedono anche i contributi pubblici all’Agcom).
Ne diventa presidente Beniamino Iannace, allora giovane attivista di Forza Nuova, molto vicino a Roberto Fiore
L’ex candidato di FN
Iannace, oggi 36enne, da San Leucio del Sannio (Benevento), si è poi trasferito a Roma dove ha lavorato presso uno studio legale e nel giugno 2009 ha partecipato alle elezioni europee come candidato nelle liste di Forza Nuova.
In passato si è definito «Italiano per grazia di Dio, fascista per irrinunciabile scelta», e insieme a Fiore, segretario di Forza Nuova, nel 2010 si è anche recato alla bielorussa Minsk State Linguistic University, in un’area geografica dove gli attivisti «pro life» sono molto attivi.
Ora minimizza: «Sì, sono stato presidente della cooperativa MP per qualche mese nel 2012-2013. C’erano con noi Toni Brandi e dei ragazzi di Benevento. Iniziammo le nostre attività  con la testata il Duende, poi con Notizie Pro Vita, che è continuata da sola ed è diventata onlus nel 2014. Sì, con noi c’era anche Roberto Fiore, ma è stato sempre un po’ fuori… Ora MP non è più editore di Pro Vita. Sì, io ero anche in Rapida Vis, una società  che faceva servizi postali e distribuzione della rivista Notizie Pro Vita. Poi ho creato una mia società , la Italiana Servizi Postali».
E il rapporto tra Pro Vita e Roberto Fiore? Iannace ammette: «Tra Pro Vita e Roberto Fiore c’è un rapporto, una conoscenza di base nota a tutti, non te lo devo dire io , ma sono cose a parte…».
Ora però Iannace sostiene di essersene allontanato: «Ormai non sono più vicino a Forza Nuova. Sì, 4 o 5 anni fa ero vicino a Fiore, ma adesso faccio l’imprenditore»
L’altro socio (e altro ex candidato…)
Italiana Servizi Postali di Iannace è una società  piccola ma dinamica, tanto che ora si occupa anche di «dematerializzazione della corrispondenza» per conto di Poste Italiane. E nel febbraio 2016 ha ottenuto il riconoscimento della Regione Lombardia nella lista dei Franchisor per il Progetto Pilota Regionale «Fare Franchising in Lombardia», ricevendo contributi derivanti dai 500 mila euro a Fondo Perduto messi a disposizione dalla Regione per la crescita del settore del franchising.
«I soci di Italiana Servizi Postali siamo io e Fabio Infante, esperto di software per la digitalizzazione e originario di Massa Carrara. Con lui e Poste italiane abbiamo avviato Mailnet il progetto per la demateralizzazione della corrispondenza». Tutto confermato dalle visure camerali. C’è però un piccolo dettaglio interessante: Fabio Infante nel 2013 è stato candidato alla Camera per Forza Nuova.
Il terzo socio
Nel piccolo network imprenditoriale non manca il caporedattore di Pro Vita, Alessandro Fiore. Italiana Servizi Postali è infatti anche un franchising e se si fa la visura della Italiana Servizi Postali di Ceppaloni (Benevento) si scopre che il terzo socio, insieme a Iannace e Infante, è proprio il figlio del leader di Forza Nuova, Alessandro, portavoce di Notizie Pro Vita (nonostante Brandi sostenga che Fiore non faccia più parte della società ).
Sui rapporti Tra Iannace e Pro Vita, Toni Brandi ha una versione diversa: «Iannace non è vicino a Pro Vita Onlus in quanto non ha mai avuto rapporti con quest’ultima, tranne nell’occasione della cessione della testata Notizie Pro Vita, avvenuta con regolare contratto di acquisto. Conobbi il Sig. Iannace nel 2012, nel momento in cui iniziai, in qualità  di redattore, a collaborare con la rivista Notizie Pro Vita, all’epoca edita dalla cooperativa presieduta dallo stesso Iannace».
I proventi dell’attività  editoriale
Il notiziario della onlus Pro Vita, oltre che strumento di battaglia «valoriale» e politica, è anche una fiorente attività  editoriale.
«Notizie Pro Vita viene stampata in 100 mila copie, per 11 numeri l’anno», spiega Andrea Giovanazzi, attivista della galassia tradizionalista cattolica che da Rovereto (Trento) cura la distribuzione della rivista.
Quattro le tipologie di adesione: promotore (50 euro), benefattore (100 euro), sostenitore (250 euro), protettore della Vita (500 euro). Contributi esentasse, perchè Pro Vita dal 2014 è una onlus.
Ai soldi che entrano grazie all’esile foglio si sommano quelli che Pro Vita riceve grazie al 5 per mille: 1.757,69 euro nel 2014 (anno di inizio) ma già  14.662,89 nel 2015 (otto volte tanto) a riprova che i contribuenti vicini a Pro Vita crescono vorticosamente di anno in anno. E con essi gli introiti.
Brandi dà  numeri diversi da quelli del suo collaboratore: «Il numero di copie stampate è, generalmente, di 3.000 al mese, ma la tiratura può aumentare a seconda delle iniziative a cui diamo spazio o alle quali partecipiamo come la Marcia per la Vita, i Family Day, le nostre attività  contro la maternità  surrogata, contro l’educazione obbligatoria del gender nelle scuole e altre ancora. Riceviamo donazioni continuative o legate alla singola campagna, per le varie attività  di tipo culturale, sociale, legislativo o giuridico che portiamo avanti. Perciò non possiamo assegnare un ammontare alla rivista perchè la stessa è solo un veicolo di informazione, come lo è il nostro sito»
Il libro sulla famiglia
Notizie Pro Vita è stata editore – come segnala Amazon – del libro The attack on the family and the european response: l’introduzione è di Roberto Fiore, lo sponsor è l’Alliance for Peace and Freedom (Apf), cioè la formazione di cui è presidente Roberto Fiore e vicepresidente Nick Griffin, l’europarlamentare inglese di estrema destra (già  condannato per odio razziale) che proprio con Fiore negli anni ’80 ha fondato «Terza Posizione Internazionale».
Apf ha ricevuto a 600 mila euro dal Parlamento europeo e si distingue per le posizioni oltranziste in maniera di aborto e «gender».
Quali sono i rapporti tra Pro Vita e Apf? Brandi dichiara: «Il rapporto tra noi e la Apf è solo ed esclusivamente legato al contenuto di una loro occasionale pubblicazione sulla famiglia, contenuto realizzato da un nostro redattore».
Il documentario russo
Brandi e i Fiore compaiono infine in un documentario russo fortemente anti-gay (in Canada è stato bandito), Sodom, in cui si racconta l’impegno di una «famiglia numerosa», «naturale» e «cristiana« italiana che partecipa alla marcia per la vita e contro «la sodomia che ha invaso il mondo». Gli autori non lo esplicitano (espongono solo il nome della signora ripresa, Esmeralda Burgos «e di suo marito Roberto») ma è la famiglia di Roberto Fiore   composta da undici figli (tra i quali Alessandro, portavoce e capo-redattore di Notizie ProVita).
«Siti complottistici»
Brandi nega su tutta la linea e il portavoce di Pro Vita Alessandro Fiore si limita a parlare di «informazioni presenti su siti piuttosto complottistici» e «inattendibili» ma le prove dei rapporti tra Pro Vita e Forza Nuova sono molte.
Anche se l’associazione è formalmente «solo» una onlus che chiede (e ottiene) fondi e donazioni con il 5 per mille.

(da “L’Espresso”)

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PROCESSO THE FAMILY: DUE ANNI E TRE MESI A BOSSI, DUE ANNI E SEI MESI A BELSITO, UN ANNO E SEI MESI AL FIGLIO RENZO

Luglio 10th, 2017 Riccardo Fucile

CONDANNATI PER APPROPRIAZIONE INDEBITA PER LE SPESE PERSONALI CON I SOLDI DELLA LEGA: 500.000 EURO SOTTRATTI DA BELSITO, 208.000 DA UMBERTO BOSSI, 145.000 DA RENZO BOSSI

Umberto Bossi, il figlio Renzo e l’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito sono stati condannati a Milano per appropriazione indebita per aver usato i fondi del partito per spese personali.
Il Senatur fondatore della Lega, è stato condannato a 2 anni e 3 mesi, un anno e 6 mesi per ‘il Trota’, 2 anni e 6 mesi per l’ex tesoriere.
L’altro figlio di Bossi, Riccardo, era già  stato condannato in abbreviato a un anno e otto mesi (per circa 158 mila euro di fondi sottratti dai conti del Carroccio). “Me l’aspettavo. Ma non ho nulla da rimproverarmi. E’ solo il primo grado, andiamo avanti”, questo il commento di Bossi jr. “Sentenza ingiusta”, ha detto Belsito.
La decisione del giudice Maria Luisa Balzarotti è arrivata nel processo The Family, così ribattezzato per il nome scritto sulla cartella di documenti sequestrata allora a Belsito in cui comparivano quelle che sono state giudicate spese private della famiglia Bossi pagate però con i soldi del Carroccio arrivati anche dai rimborsi elettorali.
La tesi della procura è che per Bossi “sostenere i costi della sua famiglia” con il patrimonio della Lega è stato “un modo di agire consolidato e concordato”.
Stando alle indagini, tra il 2009 e il 2011, l’ex tesoriere della Lega si sarebbe appropriato di circa mezzo milione di euro, mentre l’ex leader del Carroccio avrebbe speso con i fondi del partito oltre 208mila euro.
A Renzo sono stati addebitati, invece, più di 145mila euro, tra cui migliaia di euro in multe, tremila euro di assicurazione auto, 48mila euro per comprare una macchina (un’Audi A6) e 77mila euro per la “laurea albanese”.
“Ho saputo della mia laurea in Albania solo dopo questa indagine”, aveva detto in aula il ragazzo lo scorso luglio testimoniando in aula.
“La Lega non ha mai pagato le mie multe nè la laurea in Albania dove non sono mai stato”, ha ribadito oggi il ragazzo.
“Ho creduto nel progetto del partito fino in fondo – ha aggiunto – sono stato assolto da una parte delle accuse e dopo cinque anni non ci sono ancora le prove che io abbia preso i soldi”.
Uno dei difensori di Bossi padre, Marcello Gallo, aveva chiesto al tribunale di sollevare davanti alla Consulta “la questione di legittimità  costituzionale della disciplina dell’appropriazione indebita” perchè, in sostanza la norma, violerebbe il principio di ragionevolezza in quanto punisce la condotta di “appropriazione di cose comuni” – come è stata da lui inquadrato l’operato degli imputati – mentre reati più gravi come l’appropriazione di oggetti smarriti o di beni avuti per errore sono stati depenalizzati.
Il pm Paolo Filippini aveva chiesto proprio 2 anni e 3 mesi per l’ex leader della Lega, 1 anno e mezzo per Renzo e 2 anni e mezzo per Belsito.

(da agenzie)

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CASO CUCCHI, RINVIO A GIUDIZIO PER CINQUE CARABINIERI, PROCESSO A OTTOBRE

Luglio 10th, 2017 Riccardo Fucile

ILARIA: “PROCESSO A CHI SI E’ NASCOSTO DIETRO ALLA DIVISA”

Il gup del Tribunale di Roma Cinzia Parasporo ha disposto il rinvio a giudizio dei cinque carabinieri imputati nell’ambito dell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano deceduto nell’ottobre 2009 a Roma una settimana dopo il suo arresto per droga.
Per i tre militari che lo arrestarono, l’accusa contestata dalla procura è quella di omicidio preterintenzionale, mentre altri due appartenenti all’Arma sono accusati di calunnia e falso. Il processo comincerà  il prossimo 13 ottobre davanti alla III Corte d’Assise.
I carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco dovranno rispondere in giudizio dell’accusa di omicidio preterintenzionale (in quanto ritenuti autori del pestaggio subito da Stefano Cucchi).
In più, il maresciallo Roberto Mandolini, comandante interinale della stazione di Roma Appia, risponderà    di calunnia e falso, lo stesso Tedesco e Vincenzo Nicolardi di calunnia nei confronti di tre agenti della penitenziaria che furono processati per questa vicenda e poi assolti in maniera definitiva.
Il gup ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione con riferimento all’imputazione di abuso di autorità  contestata a Di Bernando, D’Alessandro e Tedesco.
“Finalmente i responsabili della morte di mio fratello, le stesse persone che per otto anni si sono nascoste dietro le loro divise, saranno chiamati a rispondere di quanto commesso”, ha commentato la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, dopo la decisione del rinvio a giudizio per i cinque carabinieri accusati della morte del fratello.

(da agenzie)

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