Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
AUMENTO DEL 375% RISPETTO AL 2015… 350.000 EURO SOLO PER LA CAMPAGNA DEL NO AL REFERENDUM: MA NON AVEVA FATTO TUTTO DI BATTISTA CON IL SUO SCOOTER?
Il MoVimento 5 Stelle è un movimento francescano e fa tutto con le risorse che si trova in casa perchè “ha rinunciato ai rimborsi elettorali“.
Come tutti i partiti politici però i gruppi parlamentari di Camera e Senato ricevono un contributo unico e onnicomprensivo per coprire le spese sostenute per il funzionamento dal gruppo parlamentare.
Per il 2016 il MoVimento 5 Stelle ha ricevuto dalla Camera dei deputati poco meno di 4 milioni di euro (3.780.845 €). Si tratta di denaro che per la maggior parte viene utilizzato per pagare gli stipendi dei dipendenti del M5S alla Camera.
Ma non solo.
Come si legge nel rendiconto di esercizio per il 2016 il gruppo del MoVimento alla Camera ha destinato un’ingente quantità di risorse per finanziare eventi di comunicazione e di promozione dell’attività dei parlamentari.
Questo, beninteso, lo fanno tutti i partiti politici e naturalmente non è assolutamente illegale. Fa specie però che il MoVimento degli onesti, di quelli che rendicontano al centesimo tutte le spese e predicano la necessità di una politica meno spendacciona nel 2016 abbia avuto un passivo di poco meno di 500 mila euro (484.564 €).
Il disavanzo porta il patrimonio netto totale del gruppo parlamentare a 2 milioni e 173 mila euro, a fronte dei 2 milioni e 658 mila dell’esercizio 2015.
Dove sono finiti quei soldi?
Leggendo il rendiconto economico si nota un notevole aumento delle spese per i servizi che hanno visto un incremento del 375% rispetto alla gestione precedente passando dai 100 mila euro del 2015 a 522 mila euro del 2016.
Ma cosa sono i servizi?
Ad esempio — si legge — le spese sostenute dal gruppo della Camera per la campagna elettorale a favore del No al referendum costituzionale. I più sprovveduti penseranno che per sostenere le ragioni del No alla riforma Renzi-Boschi il M5S abbia sostanzialmente puntato tutto sul tour low cost di Alessandro Di Battista a bordo del suo scooterone.
Ma ovviamente non è così, il MoVimento “ha deciso di investire ingenti risorse economiche” all’attività di propaganda per il NO alla riforma costituzionale che è costata — solo per la Camera — 354 mila euro. Certo il PD ha speso di più ma per Renzi c’era in gioco la permanenza a Palazzo Chigi e i Dem avevano maggiori capacità di spesa. E queste sono solo le spese sostenute dai deputati a 5 Stelle.
Con buona pace di quelli che credono che i ragazzi fantastici del MoVimento siano riusciti a fare tutto solo andando in giro in treno o con le dirette su Facebook.
A proposito: il gruppo parlamentare ha deciso di aumentare le risorse destinate alle consulenze esterne a sostegno dell’attività del gruppo comunicazione (+22%) mentre sono state ridotte (-7%) le spese per le consulenze esterne di supporto all’ufficio legislativo.
Nel 2016 è stato inoltre “consolidato e ampliato” il progetto affidato all’agenzia di comunicazione Web Side Story che dal 2014 cura la comunicazione del gruppo parlamentare sui social.
Dalla nota integrativa del revisore dei conti scopriamo che lo studio-ricerca commissionato a Domenico De Masi (quello che sostiene la tesi del “lavorare gratis”) è costata complessivamente 56.771 euro.
Assieme alla campagna per il No al referendum il compenso per De Masi e il suo studio sull’evoluzione del lavoro post-industriale rappresenta una delle spese principali sostenute dal M5S alla Camera.
Altro dato interessante sono i trentacinquemila euro spesi dal M5S per l’allestimento di stand, gazebo e la stampa di materiale divulgativo durante l’evento Italia a 5 Stelle.
Qualche giorno fa avevamo raccontato come i consiglieri regionali si siano fatti rimborsare i “contributi volontari” per l’evento di Palermo.
Ed è curioso che per una kermesse che sostanzialmente è stata organizzata per promuovere l’attività dei politici del M5S e che è costata 125.469 euro (le donazioni hanno raggiunto i 400 mila euro) il M5S abbia utilizzato i fondi pubblici per fare pubblicità .
Di nuovo: niente di irregolare, ma per un MoVimento che si vanta di fare tutto in economia e che racconta che la politica si fa con i contributi dal basso la cosa stona parecchio.
Anche perchè il risultato di questa gestione dei fondi pubblici destinati al gruppo della Camera del M5S ha prodotto un disavanzo di gestione di quasi 500 mila euro.
Ma si sa, è difficile essere francescani con i soldi degli altri.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
TURISMO TORINO AVEVA AVVERTITO: “PER IL CONTROLLO AI VARCHI NON SIAMO IN GRADO DI PROVVEDERE, SE VOLETE ANDARE AVANTI DOVETE PENSARCI VOI”
Agli atti dell’inchiesta della procura di Torino sui fatti di piazza San Carlo c’è una
lettera di Turismo Torino al Comune che potrebbe indirizzare le indagini.
Ne parla oggi l’edizione torinese di Repubblica in un articolo a firma di Ottavia Giustetti e Diego Longhin:
È stata trasmessa via lettera, ufficialmente, ed è agli atti dell’inchiesta della procura di Torino dei pm, Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacileo.
«Per quanto riguarda il controllo ai varchi di competenza degli steward, Turismo Torino non è in grado di provvedere – dice – Se siete intenzionati ad andare avanti comunque dovrete provvedere o trovare qualcuno che se ne faccia carico».
La lettera è inviata ufficialmente al gabinetto della Questura e al committente, il Comune.
Il giorno prima, infatti, la Questura aveva mandato una comunicazione con la quale impartiva indicazioni e numeri precisi per gli uomini da dispiegare in piazza quella sera.
Scriveva quanti steward erano necessari intorno al palco per garantire la sicurezza, quanti ai varchi e nel resto della piazza. Ma Maurizio Montagnese, presidente di Turismo Torino, e Danilo Bessone, che era stato incaricato del ruolo operativo, avevano già risposto che quelle risorse non c’erano, e che non avevano modo di assumersi un impegno di quel genere.
Ad oggi per i fatti di Piazza San Carlo Maurizio Montagnese è indagato per omicidio colposo mentre la sindaca Chiara Appendino è indagata per lesioni in seguito alle querele presentate dai feriti.
Gli uomini c’erano ma in numero sufficiente solo a “proteggere” il palco durante la proiezione attraverso il maxi schermo della finale di champions League tra Juventus e Real Madrid.
La risposta scritta è tra le email sequestrate dalla Digos e finite nel fascicolo d’inchiesta. Maurizio Montagnese presidente di Turismo Torino, nell’interrogatorio davanti ai pm, assistito dall’avvocato Fulvio Gianaria, potrebbe averne spiegato il senso.
Sia lui che Bessone, che invece ha nominato Anna Ronfani, sono ufficialmente indagati nell’inchiesta per i 1526 feriti di quella notte, e per la morte della donna di Domodossola, Erika Pioletti.
Anche la sindaca, Chiara Appendino, è iscritta nel registro degli indagati ma solamente nel fascicolo per le lesioni, perchè i feriti nelle querele hanno chiesto espressamente che la procura approfondisca le responsabilità del Comune.
Soprattutto perchè molti hanno immediatamente accusato l’amministrazione di non aver proibito la vendita di bibite in bottiglia di vetro quella sera.
Ed è un dato certo che la stragrande maggioranza dei tifosi che sono rimasti feriti sono caduti o hanno camminato scalzi sul tappeto di cocci che copriva l’intera piazza.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
“RECORD DI VITTIME NEL MEDITERRANEO, TRE SU CENTO AFFOGANO E L’EUROPA VOLTA LE SPALLE”
Tre su cento non ce la fanno. Dal 2015 ad oggi è l’incremento di vittime più alto mai registrato nel Mediterraneo. Triplicato in due anni con la prospettiva di fare del 2017 l’anno record dei morti in mare. A poche ora dal vertice di Tallinn Amnesty International diffonde il nuovo rapporto sulla Libia e la rotta del Mediterraneo centrale, un “atto d’accusa all’Unione europea che volta le spalle ai migranti e ai rifugiati”.
Nel rapporto intitolato “Una tempesta perfetta, il fallimento delle politiche europee nel Mediterraneo centrale”, Amnesty denuncia quelli che definisce i “cinici accordi con la Libia, per i quali migliaia di persone rischiano di annegare o subire stupri e torture”.
“Avendo ceduto buona parte delle responsabilità della ricerca e del soccorso in mare alle Ong e avendo incrementato la cooperazione con la Guardia costiera libica – afferma Amnesty – i governi europei non stanno prevenendo le morti in mare e chiudono gli occhi di fronte a stupri e torture. Invece di agire per salvare vite e fornire protezione – dice John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa – i ministri degli Esteri europei stanno vergognosamente dando priorità ad irresponsabili accordi con la Libia nel disperato tentativo di impedire a migranti e rifugiati di raggiungere l’Italia”.
I cambi di strategia dei trafficanti e l’aumentato ricorso a imbarcazioni inadatte alla navigazione e prive di qualsiasi dotazione di salvataggio hanno reso le traversate sempre più pericolose.
Il rapporto di Amnesty nota che solo un’imbarcazione su due è dotata di un telefono satellitare a bordo, che su gommoni vetusti vengono fatte salire centinaia di persone, che le imbarcazioni vengono fatte partire in lanci multipli, di notte e in qualsiasi condizioni metereologiche creando i presupposti per viaggi sempre più rischiosi. In nessun caso quelle barche sono nelle condizioni di arrivare fino alle coste europee.
Amnesty denuncia poi gravi collusioni tra membri della Guardia costiera libica e trafficanti e maltrattamenti nei confronti dei migranti.
“Le motovedette libiche – si legge nel rapporto – aprono il fuoco contro altre imbarcazioni e sono state direttamente coinvolte, con l’impiego di armi da fuoco, nell’affondamento di imbarcazioni con migranti a bordo”.
Un uomo proveniente dal Bangladesh ha raccontato cosa è accaduto dopo l’intercettamento da parte della Guardia costiera libica: “Eravamo in 170 su un gommone. Ci hanno portato indietro in prigione e chiesto altri soldi. ‘Se pagate ancora stavolta non vi fermeremo. Noi siamo la guardia costiera’. Le prigioni libiche? Semplicemente l’inferno”.
Secondo Amnesty, per altro, la cooperazione e l’addestramento della Guardia costiera da parte dell’Unione europea mancano attualmente di un sistema di accertamento delle responsabilità e di monitoraggio delle operazioni in mare e di ciò che ne consegue. “Le persone intercettate in acqua vengono regolarmente riportate nei centri di detenzione e torturate – si legge nel rapporto – In Libia non esiste alcuna legge o procedura d’asilo. Di conseguenza coloro che restano intrappolati nel paese possono andare incontro a uccisioni, torture, stupri, rapimenti, lavoro forzato e detenzione a tempo indeterminato e in condizioni inumane e degradanti”.
Amnesty International chiede alla Ue di insistere affinchè la Guardia costiera libica trasferisca le persone soccorse su navi dirette verso paesi dove la sicurezza e la protezione siano garantite.
“L’unica maniera sostenibile e umana per ridurre il numero di morti tra coloro che rischiano la vita in travesate terribili – è la conclusione di Amnesty – è di aprire maggiori percorsi legali e sicuri per i migranti e i rifugiati diretti in Europa”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
EUROPEISTI DELLA DOMENICA E MAGLIARI DELLA POLITICA IN AZIONE IN ESTONIA
Alle 13 dovrebbe essere tutto finito. Luogo: Tallinn, Estonia, paese presidente di turno
dell’Ue. I 28 ministri degli Interni dell’Unione discuteranno per tutta la mattinata delle proposte italiane sull’emergenza immigrazione. Toccherà al commissario europeo Dimitris Avramopoulos fare la sintesi finale.
Il vertice dovrebbe partorire l’ok della commissione Ue e degli altri paesi all’idea italiana di un codice di regolamentazione per le Ong che soccorrono i migranti nel Mediterraneo.
Divieto di entrare in acque libiche per salvare vite umane (come se adesso ci entrassero…), polizia a bordo, documenti in regola, divieto di spegnere i trasponder per non essere identificati dalla guardia costiera libica, divieto di segnalare la propria presenza in mare con le luci.
Chi non rispetterà queste regole, non potrà sbarcare in un porto italiano. Domani Minniti verificherà la disponibilità dei colleghi europei ad appoggiare questa parte del suo piano.
Unico risultato: far affogare altri esseri umani prima che arrivino i soccorsi.
Si aspettano il no di quelle più piccole, tedesche e olandesi. Ma a quel punto per loro scatterà la chiusura dei porti.
E’ questa la modalità di chiusura dei porti che immaginano ora al ministero degli Interni, a distanza di una settimana dall’annuncio di voler chiudere gli approdi a tutte le navi che non battono bandiera italiana.
Minaccia ridimensionata, insomma. Per non rischiare con le convenzioni internazionali che regolano il soccorso in mare: la Solas, forgiata addirittura nel 1914, dopo la tragedia del Titanic, o la convenzione di Amburgo del 1979.
Non a caso nell’informativa in Parlamento Minniti ha sottolineato che la maggior parte dei soccorsi in mare vengono effettuati dalle organizzazioni non governative. “Nei primi sei mesi di quest’anno — sono le parole del ministro – i salvataggi nel Mediterraneo centrale sono stati fatti per il 34 per cento dalle Ong, il 28 per cento dalla Guardia costiera italiana, il 9 per cento dalla missione Sophia, l’11 per cento dalla missione Frontex e il 7 per cento da singoli mercantili”.
Il cerchio si stringe intorno alle Ong, salvano troppe vite umane, questo il reato contestato da associazioni a delinquere come la Guardia costiera libica.
Il governo italiano aveva in mano l’accordo di due anni fa: bastava ESIGERNE il rispetto entro un mese e 35.000 profughi sarebbero smistati in altri Paesi europei, con le buone o con le cattive.
Se non li accettano la mossa è semplice: liberi tutti di attraversare i confini.
Sapete quanti richiedenti asilo che erano riusciti a raggiungere Austria, Svizzera e Francia “ci sono stati riconsegnati” dall’inizio dell’anno ? Circa 30.000.
Basta notificare alla Ue che da domani non accetteremo più profughi di ritorno e ammassare gli stessi sulle linee di confine, poi vediamo chi ride.
In pochi mesi noi dimezzeremmo le presenze e faremmo capire a certi europeisti della domenica come si sta al mondo.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
TUTTI SOLIDALI A PAROLE, FIRMANO ACCORDI E COME BARI NON LI RISPETTANO
Se il senso di questo vertice informale a Tallinn è quello di capire chi appoggia chi, e su cosa, per l’Italia le cose non cominciano benissimo.
Il punto più caldo della discussione, su cui il ministro dell’Interno Marco Minniti cerca sponde in Europa, è quello della “regionalizzazione” del soccorso: termine burocratico con cui si intende l’apertura dei porti della costa meridionale europea alle navi che recuperano migranti nel Mediterraneo.
Agli espliciti no di Francia e Spagna comunicati nei giorni scorsi (“i nostri porti sono già sotto pressione”), se ne sono aggiunti altri questa mattina.
Arrivando al vertice, il ministro tedesco Thomas de Maiziere ha dichiarato subito: “Non sosteniamo la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio”. Lo stesso ha fatto anche il ministro belga per l’Asilo e politica migratoria Theo Francken: “Non credo che apriremo i nostri porti”. E il padrone di casa estone Sven Milkse ha ribadito che sulla questione “non è possibile forzare nessuno”.
Un atteggiamento di chiusura che non sorprende la delegazione italiana, visto che è la linea tenuta in tutti questi anni dai partner Ue.
Tant’è che il Viminale ha un’altra carta da giocare: la richiesta di rimodulare il mandato dell’operazione Triton per indurli a condividere il peso e la responsabilità delle vite salvate consentendo gli sbarchi su porti europei.
Favorire la discussione sulle proposte italiane in sede di Frontex è del resto uno dei punti dell’Action Plan adottato dalla Commissione europea alcuni giorni fa.
E però anche questa si sta rivelando una strada in salita, perchè lo stesso commissario Ue per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos si è detto un po’ a sorpresa contrario: “Triton ha già un mandato ben definito, si tratta di migliorare l’attuazione di quanto già deciso”.
Affermazione che i suoi addetti stampa stanno cercando di rettificare e che va in senso contrare alle aperture per l’Italia.
Altro punto su cui si stanno confrontando al tavolo di Tallinn è quello della ricollocazione dei rifugiati riconosciuti in Italia e in Grecia, come vorrebbe il piano Jucker varato due anni fa ma che stenta ad entrare a regime.
Qui l’alleato migliore per il nostro Paese è la Germania, ma ci scontriamo con i quattro del Gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca) ostili a fare qualsivoglia concessione sulla redistribuzione dei migranti.
E poi c’è la constatazione che sulla crisi migratoria gli Stati membri, divisi e incapaci di solidarietà vera nei confronti dell’Italia, sono almeno uniti e sempre più convinti sulla strategia esterna per affrontare il fenomeno e ridurre i flussi: con iniziative come il training e il rafforzamento della guardia costiera libica, gli accordi di cooperazione e di riammissione con i paesi di origine e di transito, gli incentivi a Tunisia e Libia per convincerli a creare delle proprie zone di ricerca e soccorso in mare.
(da “La Repubblica“)
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Luglio 5th, 2017 Riccardo Fucile
BASTEREBBE ASCOLTARE TUTTO L’INTERVENTO DELL’EX MINISTRO PER CAPIRE COSA HA VERAMENTE DETTO… IL RUOLO FONDAMENTALE DI MARE NOSTRUM
Beppe Grillo oggi ha scoperto di avere delle simpatie per Emma Bonino e i Radicali.
Perchè la Bonino ha “incastrato” Renzi sugli immigrati. Il MoVimento 5 Stelle ha condiviso lo spezzone di un’intervista registrata durante l’Assemblea generale Confartigianato Brescia e Lombardia Orientale che aveva come tema “Sessant’anni di Unione europea. Una scommessa per il futuro” e che si è svolta a Brescia lunedì 3 luglio 2017.
Nello spezzone infatti la Bonino dice che è stato tra il 2014 e il 2016 che il governo ha negoziato un accordo secondo il quale il coordinamento delle operazioni SAR doveva andare in mano alla Guardia Costiera.
Dal momento che in quegli anni al governo c’era Matteo Renzi per i 5 Stelle la colpa dell’invasione degli immigrati è di Renzi. Ma questo la Bonino non l’ha detto.
Perchè prima di toccare quell’aspetto l’ex ministro degli Esteri del governo Letta ha lungamente spiegato cosa c’è alla base degli attuali problemi che l’Unione Europea sta affrontando nel fronteggiare la crisi dei migranti.
Ma prima di procedere con l’analisi di quello che ha detto Emma Bonino è utile ricordare ai più distratti come funzionavano le cose nel Mediterraneo prima del 2014.
Dal 18 ottobre 2013 al 31 ottobre 2014 fu attiva l’operazione Mare Nostrum.
Si trattò di un’operazione di salvataggio in mare dei migranti condotta dall’Aeronautica Militare e dalla Marina Militare.
A lanciare questa operazione umanitaria fu Enrico Letta ed Emma Bonino — ma questo non lo troverete nello spezzone pubblicato da Grillo — si dice “molto orgogliosa di Mare Nostrum” e spiega che l’operazione fu chiusa perchè costava troppo (9 milioni di euro). Sempre in quel periodo i deputati del MoVimento 5 Stelle avevano soprannominato la missione Mare Nostrum “Affare Nostrum” definendola una missione d’affari che solo in minima parte aveva salvato vite umane.
A prendere il posto di Mare Nostrum furono la missione Triton di Frontex, l’Agenzia europea di controllo delle frontiere della che Grillo puntualmente ha accusato di farci importare più immigrati e la missione Sophia nota anche come EUNAVFOR Med.
C’è da dire che Matteo Renzi ha davvero delle belle responsabilità . Una su tutte quella di aver fatto chiudere una missione di salvataggio in mare per sostituirla con una di pattugliamento.
Per tacere del fatto che Renzi e Alfano avevano promesso di chiedere (era il 2015) maggiore sostegno da parte dell’Europa.
Questi sono gli antefatti della situazione di cui Emma Bonino ha parlato a Brescia.
Chi fa finta che Mare Nostrum non sia mai esistita, e soprattutto omette il sostegno dato dalla Bonino all’operazione umanitaria non sta facendo informazione.
Ed è proprio dopo la chiusura di Mare Nostrum che nel Mediterraneo centrale hanno iniziato ad operare gli assetti navali delle ONG.
Le organizzazioni non governative infatti sono andate ad intervenire laddove lo Stato italiano e l’Europa non volevano più farlo.
La Convenzione di Amburgo del 1979 poi parla chiaro: le vite umane in pericolo vanno salvate. La stessa convenzione affida all’Italia una ben precisa area SAR che oggi comprende anche il tratto di mare tra l’Italia e la Libia.
Questo è dovuto soprattutto al fatto che gli assetti navali dei paesi “frontisti” (Tunisia, Libia ed Egitto) non sono sufficienti per operare.
L’intervista ad Emma Bonino merita di essere ascoltata tutta. Non solo quello spezzone in cui “dà la colpa a Renzi”.
Perchè che Renzi abbia fatto chiudere Mare Nostrum è cosa nota. Fingere di scoprirlo nel 2017 come se fosse uno scoop è solo una presa in giro nei confronti degli elettori.
Ma la Bonino ha parlato anche di un problema più ampio: quello di trovare un accordo a ventisette sulle politiche per le frontiere della UE.
Ma gli Stati europei hanno deciso di fa rimanere le politiche di difesa, la politica estera e quelle sull’immigrazione una questione nazionale. Inutile lamentarsi quindi che non ci sia abbastanza Europa.
L’esponente del Partito Radicale ha ricordato a tutti che negli accordi europei non ci può essere un vincitore che ottiene tutto quello che richiede, dagli aiuti alle banche alle regole sul fiscal compact passando per gli aiuti sui migranti. In un contesto europeo bisogna ragionare da membri di una federazione europea. E questo nè Grillo nè Renzi lo hanno capito e lo vogliono dire.
Ma Bonino dice anche un’altra cosa importante: in Libia ci ci sono 700 mila persone che sono stipate, chiuse e recluse dentro veri e propri lager — questo il termine usato dall’ambasciatore tedesco.
Fino ad ora a tutti ha fatto comodo fare finta che quel problema non esistesse. Bonino ha parlato anche della situazione degli immigrati irregolari, chiedendo una soluzione per la loro regolarizzazione onde evitare che finiscano nelle mani della criminalità organizzata. L’ex ministra ha spiegato che a causa della Bossi Fini non c’è più alcun canale regolare per entrare in Italia: o si è rifugiati (e abbiamo visto le difficoltà dell’Italia a gestire il fenomeno) o non si può.
Ed è per questo che — spiega Bonino — tutti si fanno passare per rifugiati (parliamo di circa 300 mila persone). È così stravagante parlare di regolarizzazione di questi immigrati? chiede Bonino. No, è impopolare, e fa perdere le elezioni. E questo, stranamente, Grillo non lo dice.
La seconda questione è quella di cui parlavamo qualche giorno fa: intervenire nei paesi d’origine con misure strutturali di aiuto a quelle popolazioni che confinano con la UE, cosa che ovviamente richiederà molto tempo.
Emma Bonino ha concluso il suo intervento dicendo che ora come ora “bisogna gestire il problema” aggiungendo che “non si tratta nè di un’invasione nè di una catastrofe” (al contrario di quello che dicono in coro Renzi, Di Maio e Salvini).
È un problema appunto. E se la politica non è in grado di risolvere i problemi, allora a cosa serve?
Bella domanda, Emma.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 5th, 2017 Riccardo Fucile
IL PREFETTO PER LO SVILUPPO UMANO CHIEDE ALLA UE UNA VISIONE IN GRANDE SULL’EMERGENZA
Il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, dal 31 agosto dell’anno scorso, è il prefetto del nuovo Dicastero voluto da Papa Francesco per lo sviluppo umano integrale , all’interno del quale c’è una sezione per i migranti di cui il Francesco ha mantenuto ad interim la guida.
In questa intervista ad Huffpost , alla vigilia del vertice di Tallin, parla della attuale crisi migratoria dall’Africa verso l’Europa e invita l’Europa a pensare in grande, a valutare il fenomeno con l’occhio rivolto alla storia.
Soprattutto a non prendere provvedimenti “privi di visione strategica e capacità “. perchè altrimenti “Così si crea solo conflitto sociale”. E aggiunge, riferendosi al Vaticano : “Noi siamo a disposizione di tutti coloro che vorranno avere un confronto serio su questo”.
È apparsa come una dichiarazione clamorosa, in controtendenza. È così?
“No, io ho detto che in Ghana – il mio Paese – non c’è la guerra, così come la guerra non c’è in altre regioni dell’Africa. E ho detto che occorre promuovere lo sviluppo umano integrale di tutti i popoli. Un “blocco” senza sviluppo umano, senza governo serio delle cose, è un provvedimento miope e negativo. Occorre conoscere e occorre distinguere. Il continente africano è molto diversificato. Non si può continuare a parlare di Africa come se fosse un corpo uniforme: un monolite! Così, una cosa è se le persone fuggono dalla guerra; un’altra è se le persone fuggono per perchè non c’è lavoro, alla ricerca della possibilità di vivere in modo dignitoso. Nel primo caso, occorre costruire una vera pace; nel secondo occorre cambiare il paradigma di sviluppo. Poi, l’esito finale dei due casi deve essere lo sviluppo umano integrale, cioè la centralità della dignità umana, che va sempre insieme con la libertà e la giustizia”.
Papa Francesco ha rilanciato il suo appello all’Europa per una “cultura dell’accoglienza e della solidarietà ” verso i migranti, ma in questi giorni l’Europa sembra lasciar sola l’Italia gestire gli sbarchi, nè sta finanziando il piano Africa. La soluzione del problema migrazione è in Europa o in Africa?
È in Europa ed è in Africa. C’è un enorme ritardo su una visione culturale, e quindi poi anche politica, su questo fenomeno storico di enorme e tragica portata. Una politica comune e una visione culturale alta e storica su questo fenomeno potrà aiutare l’Europa ad alzare la testa come modello di pace, giustizia e libertà . Occorre coraggio e onestà . Ricordo i discorsi di Papa Francesco al Parlamento europeo. Un’Europa barricata in se stessa, senza afflato ideale, non è più Europa, e così non è Europa un continente che non ha una visione comunitaria e responsabile. Occorre, invece, urgentemente che l’Europa torni ad essere Europa. Adenauer, Schumann e De Gasperi cosa avrebbero fatto oggi? Avrebbero agito in base a una cultura politica alta e concreta”.
Due economisti americani hanno affermato in un lavoro scientifico recente che il Mediterraneo sarà il nuovo Rio Grande della Storia: gli africani devono essere messi in condizione di restare nella loro terra?
“In Occidente sembra che non si riesca ad andare oltre due visioni che poi alcuni politici esasperano per trarre vantaggi elettorali. La visione per la quale ognuno deve restare a casa propria e occorre costruire muri, e la visione in base alla quale occorre ricevere in modo disordinato. Sono entrambe visioni sbagliate, incomplete, non ragionate, e vecchie, figli di cascami ideologici del passato. Noi proponiamo una via ulteriore che mette al centro la persona, cioè tutte le persone con i loro diritti e i loro doveri in vista del bene comune. Gli africani devono essere messi in condizione e devono trovare il modo di mettersi essi stessi in condizione di crescere. La domanda è: come procedere lì se imperversano la corruzione, le bande criminali, gli interessi dei Paesi esteri e molto altro? Occorre una presa di coscienza forte delle opinioni pubbliche, dei governi e degli attori economici per un’azione comune e pubblica. La Chiesa fa già molto sul campo”.
Il Washington Post nei giorni scorsi ha riferito cifre da esodo biblico, che potrebbero coinvolgere fino a cento milioni di persone.
“Persone, appunto. Parliamo di persone sia quando parliamo dei migranti e delle loro famiglie, e parliamo di persone quando ci riferiamo a cittadini costretti alla pressione migratoria da provvedimenti privi di visione strategica e capacità . Così si crea solo conflitto sociale. Il ritardo di cui parlavo è legato alla non comprensione profonda del movimento dei popoli legato al modo con cui oggi il mondo è organizzato. Non bastano visioni regionali: ci vuole una visione globale. Noi siamo a disposizione di tutti coloro che vorranno avere un confronto serio su questo. Occorre affrontare la questione in modo molto serio e concreto, così come ha detto Papa Francesco”.
Il professor Collier dell’Università di Oxford ha sottolineato che le migrazioni sono doppiamente ingiuste: privano i paesi di provenienza delle persone più giovani, togliendo il futuro al loro paese: concorda?
“Questo è uno degli aspetti più rilevanti di un’ingiustizia molto più grande che il professor Collier conosce”.
Torniamo all’Europa, cosa si sente di dire alle istituzioni Ue e agli europei?
“Di essere veramente ambiziosi: di guardare all’idea di Europa e di guardare alla storia, non al momento. È in gioco il destino dell’umanità . È in gioco l’idea stessa di essere umano”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 5th, 2017 Riccardo Fucile
DA UN LATO CHIUDE LE FONTANELLE, DALL’ALTRO DISPENSA CONSIGLI SCONTATI
Dimostrando grandissima sensibilità come suo costume, il Comune di Roma ha
pubblicizzato con dei manifesti il Piano Caldo per l’Estate 2017, con una serie di “consigli spassionati per ex giovani”, ovvero per gli anziani: uscire di casa nelle ore meno calde, bagnare viso, braccia e polsi, idratarsi e bere molto, rinfrescare gli ambienti, ridurre l’attività fisica.
Il manifesto indica anche che c’è un numero verde disponibile h24 per chi avesse bisogno d’aiuto: 800.44.00.22.
Ma qualcuno su Facebook si è accorto di una stranezza: «A ben approfondire ,si tratta del consueto numero verde della Sala operativa sociale ,niente di più di quello che accade in ogni giorno dell’anno. Siamo molto lontani da un progetto coordinato ,con unità operative che abbiano la possibilità di arrivare anche fisicamente dove esistono i più deboli ;da notare anche il mancato inserimento di luoghi di aggregazione organizzati e resi pubblici».
C’è anche chi, come la giornalista ed ex consigliera comunale Erica Battaglia, ha chiamato il numero e ha riferito la risposta:
Come amministratore proverei disagio a dover comunicare che il Piano Caldo 2017 non prevede l’avvio dei #PuntiBlu se non nei Municipi I, III, V e VII; le #Oasi sono limitate ad una Oasi e sono aperte solo agli anziani delle strutture residenziali di Roma Capitale, dei centri Alzheimer (ditemi quanti sono e vincete) e dei progetti sperimentali di convivenza (che non so cosa siano, giuro); i 149 #CentriAnziani romani non sono minimamente coinvolti della territorializzazione degli interventi. Giustamente un anziano solo, se ha bisogno, può chiamare la Sala Operativa Sociale: un “innovativo” servizio di Roma Capitale darà a lui #ConsigliSpassionati quali non uscire nelle ore calde, rinfrescare gli ambienti, bere molto e tenere al fresco i farmaci. Che poi #ExGiovani è proprio da mattacchioni creativi, eh? Quasi quasi fa anche ridere, se non fosse che la Capitale in questa già troppo calda estate 2017 dimentica quanti — per età e malattia — passeranno luglio e agosto da soli dentro casa! Comunque se lasciate la mail, vi mandano il bollettino con le ondate di calore!
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 5th, 2017 Riccardo Fucile
LA SUA PROPOSTA: MIGRATION COMPACT, INDUSTRIA 4.0, MADE IN ITALY E TURISMO
In un intervento sul Foglio, il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda fa il punto sui risultati ottenuti negli ultimi anni di governo e sulle prospettive di crescita per l’Italia.
Calenda spiega che solo parte del paese è tornata a crescere e aggiunge che “questa porzione d’Italia resta troppo limitata e non riesce a trascinare con se il resto del paese.”
Dunque, il “divario che va crescendo, tra vincenti e perdenti” fa in modo che stia “riemergendo una ‘questione settentrionale’ per ora solo economica e sociale, che rischia però di ritrovare in autunno una dimensione politica.
Il paese ha solo parzialmente ‘cambiato verso’ e permangono molte fragilità e anomalie che frenano lo sviluppo”.
Secondo il ministro, la grande sfida che aspetta l’Italia nei prossimi anni sarà quella di “convincere gli investitori a darci spazi di manovra per varare provvedimenti a favore della crescita”.
Un eventuale fallimento, spiega Calenda, non sarebbe più tollerabile perchè “non potremmo più contare sul sostegno Usa, come accadde durante l’ultima crisi dei debiti sovrani. Nè tantomeno possiamo pensare che Macron tutelerà l’interesse dell’Italia in Europa”.
Inoltre, la crisi dei migranti, di cui l’Italia è diventato il principale punto d’ingresso in Europa, può “rafforzare la percezione del paese come anello debole, non solo finanziario, del continente” aggiunge il ministro.
Dopo una lunga diagnosi dei problemi, Calenda propone delle soluzioni.
Sul tema migranti, il ministro sostiene che sia “indispensabile portare l’Europa a varare finalmente quel ‘migration compact’…che affronta il problema delle migrazioni alla radice, e per il quale occorrono svariati miliardi di euro all’anno, che possono uscire solo dal bilancio comune di un’Europa nuova”.
Per quanto riguarda le sfide dell’economia politica, Calenda sottolinea il bisogno di un modello liberale che stimoli la crescita: “Il nostro obiettivo deve essere quello di catturare definitivamente la domanda internazionale di beni, servizi, turismo e cultura. Aumentare il rapporto tra esportazioni e Pil di 20 punti percentuali, come ha fatto la Germania grazie soprattutto alle riforme dell’era Schroeder, implica concentrare ogni euro disponibile su imprese, lavoro e competitività del paese. Dobbiamo sostenere e accelerare questa transizione verso un ‘modello tedesco’”.
Intervenendo sul “come” realizzare questo obiettivo, Calenda cita alcune misure effettuate dai governi Renzi e Gentiloni che andrebbero portate avanti nei prossimi anni: “Sostegno fiscali agli investimenti privati, all’innovazione e all’internazionalizzazione, ampliando il piano industria 4.0 e quello sul made in Italy, un taglio deciso del cuneo fiscale e contributivo a partire dai giovani, un investimento serio sulla formazione professionale e sulle altre politiche attive, il definitivo superamento di un modello contrattuale vecchio che raramente tiene conto di produttività , welfare aziendale e formazione”.
Calenda conclude il suo intervento auspicando che “tutte le forze politiche non sfasciste ma soprattutto il Partito democratico , il suo segretario e il presidente del Consiglio che nè è espressione” possano portare avanti un “progetto inclusivo e di ampio respiro, che già ha trovato alcuni importanti riscontri nell’azione degli ultimi Esecutivi ma che stenta a divenire racconto pubblico e visione politica”.
Aggiunge il ministro, “che per fare questo bisogna chiudere la fase di rottamazione…che ha stancato il paese e indebolito una leadership e un percorso di governo che hanno più meriti di quelli che oggi vengono generalmente riconosciuti”.
(da “Huffingtonpost”)
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