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A BAGHERIA IL “MOVIMENTO DEGLI ONESTI” INAUGURA LA LINEA SOFT CONTRO GLI ABUSI EDILIZI

Agosto 13th, 2017 Riccardo Fucile

IL SINDACO M5S, CASO STRANO, E’ PROPRIETARIO CON I GENITORI DI UNA CASA ABUSIVA

Giancarlo Cancelleri traccia il solco, Patrizio Cinque lo difende.
A Bagheria il MoVimento 5 Stelle ha appena approvato un regolamento in tema di abusivismo a dir poco discutibile.
Ne parla oggi Antonio Fiaschetti su Repubblica:
Ben 600 gli immobili da abbattere con ordinanza del Tribunale, meno di una decina le demolizioni avviate, il tutto in un Comune dove lo stesso sindaco Patrizio Cinque insieme ai suoi genitori è proprietario di una casa abusiva. Il Consiglio comunale a maggioranza grillina ha appena approvato un regolamento in materia di edilizia nel quale non mancano le aperture agli abusivi: si va dalla possibilità  per il sindaco in prima persona di dare un «diritto provvisorio di abitazione» anche a chi ha costruito a ridosso del mare, alla previsione dell’ereditarietà  dell’immobile fino alla vendita del bene da parte del Comune, dopo averne acquisito la proprietà  «per utilità  pubblica», prevedendo però un diritto di prelazione per l’abusivo stesso.
Tradotto: con questo regolamento difficile che vengano abbattuti immobili nel grande centro a due passi da Palermo che dagli anni Settanta agli anni Duemila è cresciuto a dismisura senza alcuna regola.
Il caso Bagheria è esploso in questi giorni d’estate dopo che il candidato governatore dei 5 stelle, Giancarlo Cancelleri, girando l’Isola insieme a Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, oltre a parlare di «abusivismo di necessità », lanciando un messaggio ambiguo, ha citato come esempio, che in caso di elezione sarà  seguito dal Movimento, proprio quanto fatto dall’amministrazione locale grillina:
I 5 stelle a Bagheria concedono «il diritto di abitazione» in un immobile abusivo utilizzato come prima casa», non solo al «responsabile dell’abuso e ai componenti del suo nucleo familiare», ma anche a «figli, parenti in linea retta, sposati o coppie di fatto occupanti unità  immobiliari autonome dello stesso fabbricato».
E in un altro punto del regolamento prevedono un articolo dal titolo emblematico: «Casi eccezionali».
Articolo nel quale si legge che «nel caso in cui l’immobile acquisito al patrimonio comunale non possa essere mantenuto perchè costruito in zona di inedificabilità  assoluta», quindi anche sul mare, si dà  la possibilità  al sindaco di concedere il diritto di «abitazione temporaneo» fino a quando il Comune non reperirà  le somme per la demolizione. Un altro paradosso.
Su questo regolamento un gruppo di consiglieri comunali ha presentato un esposto in procura sottolineando come vi sia un possibile conflitto d’interesse, sia perchè è stato proposto dal sindaco Cinque, «che insieme ai parenti è proprietario di un immobile abusivo», sia perchè è stato votato da consiglieri che «hanno parenti in linea retta proprietari di immobili abusivi».

(da “NextQuotidiano”)

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L’ITALIA DEI CONDONI: REGIONE CHE VAI, SANATORIA CHE TROVI

Agosto 13th, 2017 Riccardo Fucile

COME LA POLITICA AGGIRA LE NORME PER AGGIUSTARE GLI ABUSI EDILIZI

La foglia di fico è sempre la stessa, e quando la mettono si aspettano persino l’applauso: “Contenere il consumo del suolo”.
C’è scritto questo nella sanatoria delle mansarde, che la Regione Lazio sta prorogando da otto anni a questa parte, e c’è scritto questo pure nella sanatoria delle cantine, fresca di pubblicazione sul bollettino ufficiale della Regione Abruzzo.
Avete capito bene: le cantine.
Chi non sottoscriverebbe una legge regionale sul “Contenimento del consumo del suolo attraverso il recupero dei vani e locali del patrimonio edilizio esistente”? Leggendo il titolo si potrebbe immaginare un provvedimento per favorire il riuso degli immobili abbandonati, spesso così belli da lasciare senza fiato, dei quali l’Italia è piena.
Prima però di aver scorso il testo, scoprendo che delimita invece quel recupero ai “vani e locali seminterrati ” da destinare “a uso residenziale, direzionale, commerciale o artigianale “.
Ma non religioso: sia chiaro. Perchè la sanatoria delle cantine decretata dalla Regione Abruzzo esclude invece espressamente, all’articolo 3, la possibilità  di cambiare la destinazione d’uso dei seminterrati “per la trasformazione in luoghi di culto”. Insomma, fateci tutto, anche un bed & breakfast (non è forse attività  residenziale?). Tranne che una moschea.
Certo, per ottenere questo curioso condono (termine che di sicuro i proponenti rigetteranno sdegnati) bisognerà  pagare gli “oneri concessori”.
Se però l’intervento riguarda la prima casa è previsto uno sconto del 30 per cento.
Va pure da sè che i locali debbano avere determinate caratteristiche. Per farci abitare gli esseri umani sono necessari impianti di “aero-illuminazione” (testuale nella legge) e l’altezza dei locali non può essere inferiore a due metri e quaranta. Ma a trovarle, cantine così alte… Niente paura.
Anche in questo caso la legge della Regione Abruzzo offre una elegante scappatoia. Eccola: “Ai fini del raggiungimento dell’altezza minima è consentito effettuare la rimozione di eventuali controsoffittature, l’abbassamento del pavimento o l’innalzamento del solaio sovrastante “.
Il vostro scantinato tocca a malapena uno e novanta? Niente paura: scavate un altro mezzo metro o alzate il solaio di cinquanta centimetri. Sempre rispettando “le norme antisismiche “, però. Dopo quello che è successo in Abruzzo, è il minimo. Già …
Ma colpisce che nemmeno il terremoto sia stato capace di frenare lo stillicidio delle sanatorie. Anzi.
Qualche mese fa c’è stato chi ha rivelato che i contributi pubblici per il sisma non avrebbero discriminato le case abusive. Suscitando la reazione risentita delle strutture commissariali, anche se nessuna smentita ha potuto cambiare la realtà  dei fatti: per ottenere i denari statali è sufficiente autocertificare che l’abitazione andata distrutta non era interamente abusiva. E poi presentare domanda di sanatoria.
La prova, se ce ne fosse ancora il bisogno, che abusivismo e condoni se ne infischiano anche delle scosse telluriche del settimo grado.
Il vecchio caro condono edilizio ha così pian piano cambiato pelle. Sbarrata la strada in Parlamento, si è aperto la via nelle pieghe delle leggi regionali assumendo le forme più subdole e creative.
Non soltanto per i sottotetti, come nel Lazio e in Lombardia (Regione che ha deliberato anch’essa il salvataggio delle mansarde), o per le cantine, come in Abruzzo. Emblematico è il caso della Campania, dove il Consiglio regionale ha appena sfornato una legge per l’adozione di “linee guida per supportare gli enti locali che intendono azionare misure alternative alla demolizione degli immobili abusivi”.
Tradotto dal burocratese, sono le direttive alle quali si devono attenere i Comuni per evitare di buttare giù le costruzioni illegali. Per esempio, si deve valutare “il prevalente interesse pubblico rispetto alla demolizione”.
Come pure tenere debitamente conto dei “criteri per la valutazione del non contrasto dell’opera con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o di rispetto dell’assetto idrogeologico “.
E che dire dei “criteri di determinazione del requisito soggettivo di ‘occupante per necessità “?
Ecco dunque gli abusivi per bisogno, quella figura mitica capace di spazzare via ogni tabù ambientale con relativo senso di colpa. In Campania sono il corpo elettorale fra i più consistenti e la tentazione di grattargli la pancia, tipica di certa destra, ha ormai fatto breccia anche presso certa sinistra.
I Verdi hanno adesso chiesto al governo di Paolo Gentiloni di impugnare la legge votata dalla Regione governata dal suo compagno di partito Vincenzo De Luca e di stroncare insieme anche la sanatoria delle cantine che ha fatto breccia nel cuore dell’Abruzzo presieduto da un altro dem: Luciano D’Alfonso.
Arduo prevedere con quali speranze di successo. Probabilmente non più di quante ne abbiano gli oppositori di una recentissima leggina della Regione Sardegna, ora governata dal centrosinistra di Francesco Pigliaru, per bloccare la possibile invasione delle coste dell’isola con bungalow e casette di legno.
Nel provvedimento sul turismo è spuntata infatti la possibilità  per i camping isolani di piazzare costruzioni mobili (ma nella versione iniziale erano ammesse anche nella versione non amovibile) al fine di “soddisfare esigenze di carattere turistico”.
Le quali, precisa il disegno di legge, “non costituiscono attività  rilevante ai fini urbanistici ed edilizi”. Sono quindi case vere e proprie, ma è come se non lo fossero. Bisogna ricordare che questa non è una novità  assoluta.
Anche in precedenza le leggi regionali consentivano di impiantare strutture del genere nei camping. Ma all’inizio non si poteva superare il 25 per cento della capacità  ricettiva di un campeggio. Poi si è saliti al 40. E ora al 45.
Arrivare al 100, di questo passo, sarà  uno scherzo…

Sergio Rizzo
(da “La Repubblica”)

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TRUMP NON CONDANNA APERTAMENTE I NAZISTI, PERSINO I REPUBBLICANI INDIGNATI

Agosto 13th, 2017 Riccardo Fucile

DOPO IL CRIMINALE ATTENTATO IN VIRGINIA LA VERGOGNA DI UN PRESIDENTE CHE HA PAURA DI PERDERE I CONSENSI DEGLI SCHIAVISTI CHE DOVREBBERO MARCIRE IN GALERA

Prima ha twittato, invitando a respingere l’odio e la violenza. Poi, parlando in tv, sempre riferendosi agli scontri di Charlottesville, ha detto che “l’odio e la divisione devono finire adesso. Dobbiamo unirci come americani nell’amore della nostra nazione, attraverso l’affetto degli uni verso gli altri”.
Ma questo non è bastato per evitare che una nuova bufera di polemiche si scagliasse contro il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, le cui parole sono ritenute troppo neutre contro i rappresentanti dell’estrema destra che ieri hanno dato vita a una manifestazione in Virginia, durante la quale si sono registrati scontri e violenze.
Una donna è morta, investita da un’auto che è volontariamente piombata sugli antirazzisti che protestavano contro il corteo, e molti sono gli arresti da parte della polizia.
Ma le critiche non si fermano qui: la frase “Apprezziamo la nostra storia”, pronunciata in serata dal presidente Usa, è stata letta come un messaggio in codice agli organizzatori del raduno.
Da più parti piovono accuse per il mancato riferimento diretto ai suprematisti bianchi, forti sostenitori del capo della Casa Bianca in campagna elettorale.
Decisamente più schierati l’ex presidente Usa, Barack Obama, e l’avversaria di Trump alle elezioni, Hillary Clinton.
“Nessuno – ha scritto Obama sui social- è nato odiando un’altra persona per il colore della sua pelle o per la religione. Le persone devono imparare a odiare e se possono imparare l’odio, possiamo insegnare loro l’amore. Perchè l’amore viene più naturale al cuore umano che il suo opposto”.
Ma sono numerosi anche i deputati repubblicani che non hanno apprezzato la posizione ambigua di un Trump sempre più isolato nel partito.

(da agenzie)

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UCCISA L’ORSA KJ2, GLI ASSASSINI HANNO COLPITO ANCORA, IL SEDICENTE MINISTRO DELL’AMBIENTE SI DIMETTA

Agosto 13th, 2017 Riccardo Fucile

ERA STATA CATTURATA, CHE SENSO AVEVA UCCIDERLA?… LE ASSOCIAZIONI ANIMALISTE DENUNCIANO IL SOLITO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI TRENTO, ESPERTO IN ESECUZIONI

Per questo l’orsa KJ2 è stata uccisa dagli agenti del Corpo forestale della Provincia autonoma di Trento in ottemperanza dell’ordinanza emessa dal presidente della Provincia, Ugo Rossi, per garantire la sicurezza delle persone.
Per dare la caccia all’orso, dopo che aveva aggredito un idraulico settantenne, erano stati impiegati trenta forestali, che per la gestione del caso hanno dovuto seguire regole molto complicate.
Il fatto risale alla fine di luglio: l’uomo stava facendo una passeggiata in un bosco in zona laghi di Lamar con il suo cane quando si è imbattuto nell’orso.
Sarebbe stata proprio la reazione del cane alla vista dell’orso a scatenare l’ira di KJ2.
Cercando di difendersi, l’uomo ha riportato ferite al braccio e alla gamba e per salvarsi si era gettato in un dirupo ed era stato soccorso dai vigili del fuoco.
A comunicare la morte dell’orsa è stata la Provincia autonoma di Trento. L’uccisione è avvenuta dopo l’identificazione genetica e la successiva cattura dell’animale.
L`ordinanza aveva anche disposto la soppressione di kj2 “nel più breve tempo possibile”. “Sempre in funzione della prioritaria sicurezza delle persone   – ha infine precisato la provincia autonoma di trento- continueranno in maniera intensiva tutte le attività  condotte per ridurre il rischio di incidenti: informazione, comunicazione, prevenzione, monitoraggio e presenza sul territorio”.
LE REAZIONI
Immediate le proteste delle associazioni animaliste. “Eravamo preoccupati per la vita dell’orsa KJ2 e purtroppo puntualmente quello che avevamo pensato si è avverato, gli assassini hanno colpito ancora e ieri sera hanno ucciso KJ2 l’orsa che rappresentava a loro dire un pericolo per la comunità  umana”, scrive l’Aidaa, Associazione italiana in difesa di animali e ambiente, che “sospende tutte le attività  associative in segno di lutto per quanto accaduto e invita tutti gli italiani al boicottare da subito i prodotti trentini, ed a disdire le vacanze o i soggiorni programmati nella provincia autonoma di Trento”.
Ricorda la vicenda dell’orsa Daniza, il consigliere provinciale M5S Filippo Degasperi: “La scelta di uccidere l’orsa KJ2 palesa una grossolana incapacità  e chiarisce al mondo che la Provincia Autonoma di Trento non è in grado di gestire positivamente il progetto di ripopolamento tanto decantato negli anni. L’inadeguatezza della Provincia è riuscita a trasformare una risorsa in un problema, la cui unica soluzione è l’eliminazione fisica”.
Anche Michela Vittoria Brambilla, presidente del Movimento animalista, fa riferimento all’episodio del 2014: “Non è bastato il caso dell’orsa Daniza, uccisa dall’anestesia mentre tentavano di catturarla. Nonostante gli appelli, gli avvertimenti, gli ammonimenti, i ricorsi, l’amministrazione provinciale di Trento ancora una volta ha dato prova di prepotenza e crudeltà , dichiarando e portando fino in fondo una guerra all’orsa KJ2 terminata, come purtroppo avevamo previsto, con la morte dell’animale. Va da sè – prosegue l’ex ministro – che invocheremo chiarezza in tutte le sedi, politiche e giudiziarie, e non cesseremo di farlo finchè non sapremo tutto quello che c’è da sapere, finchè non saranno individuati i responsabili, finchè i responsabili non pagheranno. Nulla, però, potrà  restituire la vita a KJ2, rea di essere se stessa, un animale selvatico che reagisce alle ‘offese’ dell’uomo con le unghie e con i denti. La responsabilità  di questa morte ricade interamente su chi l’ha voluta e preordinata, ben sapendo che non era necessaria”.
Per l’Ente nazionale protezione animali (Enpa) ‘abbattimento dell’orsa   “è un vero e proprio delitto, un crimine contro gli animali, la natura, la biodiversità  e in spregio ai milioni di cittadini italiani che hanno chiesto di lasciare in pace l’orsa, per chiarire le dinamiche dell’incidente in cui l’orsa sembra essere stata vittima di una aggressione e trovare soluzioni alternative alla troppo facile deriva dell’abbattimento”. E lancia anche una sorta di campagna di boicottaggio nei confronti del Trentino e della sua economia.
Si dicono sconvolti dalla conclusione della vicenda i rappresentanti di Lav: “Si tratta di un verdetto di condanna vergognoso, una sentenza senza processo, emesso sulla spinta emotiva e irrazionale di un’amministrazione provinciale che vuole pieno diritto di vita e di morte sugli orsi e dove la possibilità  di cattura era solamente un alibi per nascondere una chiara intenzione”.
Lav lamenta che in Trentino “non vi è stata un’educazione alla convivenza e al rispetto reciproco.
Dopo l’uccisione camuffata di Daniza, l’assassinio di KJ2 è una presa di posizione diretta contro gli animali e contro l’ambiente e una chiara espressione dell’incapacità  della Provincia di Trento di gestire il piano di salvaguardia dell’orso bruno”.

(da agenxie)

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DOVEVANO FAR SPARIRE I TRAFFICANTI, FANNO SPARIRE LE ONG: COMPLIMENTI, POLITICI ASSASSINI

Agosto 12th, 2017 Riccardo Fucile

MEDICI SENZA FRONTIERE AVVIA LA RIVOLTA DELLE ONG: “STOP ALLA NOSTRA MISSIONE, C’E’ UN DISEGNO POLITICO PER FAR ANNEGARE I PROFUGHI O RINCHIUDERLI NELLE PRIGIONI LIBICHE”… ANCHE ALTRE ONG STANNO VALUTANDO IL RITIRO DOPO L’ACCORDO CRIMINALE ITALO-LIBICO

Stop alle attività  di Medici senza frontiere davanti alla Libia.
Il provvedimento, dice la Ong, è ‘temporaneo’ ed è stato derminato dalla   decisione della Libia di istituire una zona Sar, “limitando l’accesso delle Ong in acque internazionali” e a un ‘rischio sicurezza’ segnalato dal Mrcc italiano “dovuto a minacce della guardia costiera libica”.
Ieri le autorità  libiche hanno dichiarato pubblicamente di aver istituito arbitrariamente una zona di ricerca e soccorso (Sar) e limitato l’accesso delle navi umanitarie nelle acque internazionali al largo delle coste libiche.
Subito dopo, il Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo (Mrcc) di Roma ha allertato Medici Senza Frontiere (Msf) di un rischio sicurezza legato alle minacce pronunciate pubblicamente dalla Guardia Costiera Libica contro le navi di ricerca e soccorso umanitarie impegnate in acque internazionali.
A seguito di queste ulteriori restrizioni all’assistenza umanitaria indipendente e dell’aumento dei blocchi che costringono i migranti in Libia, Msf ha deciso di sospendere temporaneamente le attività  di ricerca e soccorso della propria nave, la Prudence. L’equipe medica di Msf continuerà  a supportare le attività  di soccorso a bordo della nave Aquarius, di Sos Mèditerranèe, che al momento sta pattugliando le acque internazionali.
“Se queste dichiarazioni verranno confermate e gli ordini attuati, vediamo due gravi conseguenze: ci saranno più morti in mare e più persone intrappolate in Libia” dichiara Loris De Filippi, presidente di Msf. “Se le navi umanitarie vengono spinte fuori dal Mediterraneo, ci saranno meno navi pronte a soccorrere le persone prima che anneghino. Chi non annegherà  verrà  intercettato e riportato in Libia, che sappiamo essere un luogo di assenza di legalità , detenzione arbitraria e violenza estrema”.
Per De Filippi “i recenti sviluppi rappresentano un altro preoccupante tassello di un ambiente sempre più ostile per le operazioni salvavita di soccorso” e evidenzia come   “gli stati europei e le autorità  libiche stanno attuando congiuntamente un blocco alla possibilità  delle persone di cercare sicurezza. È un attacco inaccettabile alla vita e alla dignità  delle persone”.
“Msf rifiuta di essere cooptata in un sistema che mira, a qualunque costo, a impedire alle persone di cercare sicurezza”, ha dichiarato Brice de le Vingne, direttore delle operazioni di Medici senza Frontiere.
“Chiediamo alle autorità  europee e italiane di smettere di attuare strategie letali di contenimento che intrappolano le persone in un paese in guerra, senza nessuna considerazione dei loro bisogni di protezione e assistenza. Servono urgentemente delle vie sicure e legali per migranti e rifugiati, per ridurre inutili sofferenze e morti”, ha aggiunto.
Medici senza frontiere è una delle Ong, insieme ai tedeschi di Sea Watch e Jugend Rettet, a non aver sottoscritto il codice di condotta voluto dal Viminale con le regole per il salvataggio in mare dei migranti. L’ultima a firmare, in ordine di tempo, è stata Sos Mèditerranèe, dopo che al testo sono stati aggiunti due emendamenti.
E, dopo Msf, anche Save the Children potrebbe sospendere le attività  di soccorso dei migranti davanti alla Libia “in caso di mancata sicurezza o di restrizioni all’assistenza umanitaria”. Lo ha detto il portavoce dell’Organizzazione, che sta operando nel Mediterraneo con la nave Vos Hestia.
La nave, spiega Save the Childre, si trova davanti a Lampedusa a causa delle cattive condizioni del mare ed è in costante contatto con la Guardia Costiera italiana dopo le dichiarazioni alla stampa delle autorità  libiche. “Stiamo monitorando le eventuali conseguenze sull’operatività  e sulla sicurezza delle attività  – dice ancora l’Ong – e, qualora dovessero ravvisarsi condizioni di non sicurezza per il proprio staff e restrizioni all’assistenza umanitaria che rendessero impossibile continuare ad operare con l’obiettivo di salvare vite umane, potremmo sospendere le operazioni di ricerca e soccorso in mare”.
Ora tutto è ben chiaro, il cerchio si è chiuso con l’intesa tra i criminali libici e il governo italiano .
La presa per il culo è finita: ora sappiamo chi sono gli assassini.

(da agenzie)

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STIPENDI PIU’ BASSI DEL 36% RISPETTO AI PADRI: I GIOVANI SONO DIVENTATI I NUOVI POVERI, MA IL PROBLEMA PER I CAZZARI SONO I PROFUGHI

Agosto 12th, 2017 Riccardo Fucile

LE FAMIGLIE DEGLI UNDER 35 GUADAGNANO IN MEDIA 26.000 EURO L’ANNO, CONTRO I 35.000 DEI 55-64ENNI… NEGLI ULTIMI 5 ANNI SON AUMENTATI SOLO I POSTI POCO PAGATI… I NEOLAUREATI PRENDONO IL 15% IN MENO DI 10 ANNI FA

Trovarlo, il lavoro, è il primo problema, in un Paese in cui il tasso di occupazione per gli under 30 si ferma intorno al 33 per cento.
Non a caso le anticipazioni sulla prossima legge di Bilancio parlano di nuovi incentivi alle assunzioni ma solo per i giovani.
Tenerselo è la seconda sfida: lo scorso giugno, secondo l’Istat, i dipendenti a termine (leggi precari) hanno toccato quota 2,69 milioni, il valore più alto da quando sono disponibili le serie storiche.
Ma la vera impresa è viverci, con quel lavoro. Perchè i figli dei baby boomer guadagnano, in media, il 36% in meno dei padri.
Ormai sono loro, e non i pensionati, la fascia a maggior rischio di povertà . E’ una dinamica che non riguarda solo l’Italia, se un rapporto pubblicato l’anno scorso dalla società  di consulenza McKinsey arrivava alla conclusione che “il 65-70% dei nuclei familiari dei Paesi avanzati” tra 2005 e 2014 ha visto i propri redditi restare al palo o calare rispetto a quelli delle generazioni precedenti.
La differenza è che oggi, da noi, anche chi ha in tasca una laurea e ha conquistato un contratto deve accontentarsi nei primi anni di lavoro di stipendi da fame. Non è un caso se l’anno scorso si sono trasferiti all’estero oltre 200mila italiani.
E, secondo la Fondazione Bruno Visentini, il divario generazionale in termini di reddito e ricchezza è destinato a raddoppiare entro il 2030.
Se il capofamiglia è under 35 sul conto arriva il 36% in meno
Lo scenario che emerge mettendo insieme gli indicatori Istat sulla condizione economica delle giovani generazioni è chiaro: stanno sempre peggio. Prima della crisi, nel 2007, quasi il 39% dei nuclei con capofamiglia sotto i 35 anni erano classificati nel 40% della popolazione con i redditi più alti.
Ora la percentuale è scesa di sei punti, mentre è aumentata dal 24% a oltre il 29% la percentuale di famiglie di giovani che si piazzano nel 20% degli italiani con gli introiti più bassi.
Le cifre? Stando alle ultime rilevazioni, in media le famiglie degli under 35 vedono arrivare sul conto corrente ogni anno poco più di 26mila euro netti, contro gli oltre 35.400 dei 55-64enni: il 36% in meno.
Nel Nord Ovest, dove il terziario è più forte e trovare un posto un po’ più facile, le cifre medie sono maggiori ma il divario risulta ancora più ampio: 30.400 euro per i nuclei dei giovani, 40.300 per quelli dei loro genitori. Il risultato è che nel 2016 più di una famiglia di giovani ogni 10 è finita sotto la linea di povertà  assoluta, vale a dire che non poteva permettersi il minimo necessario per una vita dignitosa.
Tra gli over 64 la percentuale ha invece conosciuto un calo costante, fino ad attestarsi al 3,9%. Se nulla cambierà  il divario, secondo la Fondazione Bruno Visentini, non farà  che aumentare: il rapporto “Il divario generazionale tra conflitti e solidarietà ” prevede che la forbice si allargherà  sempre di più fino a impedire l’emancipazione economica di un’intera generazione dai genitori.
Tra 2011 e 2016 aumentati solo i posti malpagati…
Per cercare di spiegare questa tendenza Eurofound, agenzia europea “per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro”, nel suo ultimo Jobs Monitor ha analizzato i cambiamenti della struttura occupazionale e le disuguaglianze salariali. Trovando che in Italia per l’intero quinquennio 2011-2016 l’occupazione è cresciuta grazie a un aumento dei posti meno pagati, il “primo quintile” (cioè il 20% dei lavori retribuiti con gli stipendi più bassi).
In Germania, al contrario, il 2013 ha segnato uno spartiacque: fino a quell’anno i tedeschi hanno visto crescere soprattutto l’occupazione nel secondo quintile (che significa salari bassi, ma non i più bassi in assoluto), ma nei tre anni successivi sono stati creati 600mila posti a stipendio alto, nel quinto quintile, contro circa 180mila nel primo.
Stessa tendenza in Gran Bretagna. E il grafico sull’Unione europea nel suo complesso mostra che tra 2013 e 2016 il Vecchio continente ha visto crescere le posizioni lavorative classificate nel quarto e quinto quintile più di quelle nelle fasce di stipendio inferiori.
C’è da dire però che la particolarità  italiana viene spiegata soprattutto con l’aumento dei lavoratori stranieri: su poco meno di 500mila nuovi posti a basso salario creati tra il 2011 e il secondo trimestre 2016, circa 300mila sono stati occupati da persone di origine extra europea e altri 100mila da immigrati arrivati da altri Stati Ue.
… e i laureati guadagnano meno che all’estero
L’aumento dei lavori umili, quindi, non basta per spiegare perchè i giovani italiani guadagnino sempre meno. L’altro fattore è il calo delle retribuzioni anche per i posti ad alta specializzazione.
In Italia, come evidenziato lo scorso anno in un discusso opuscolo del ministero dello Sviluppo per gli investitori stranieri, “un ingegnere guadagna mediamente in un anno 38.500 euro, mentre in altri Paesi lo stesso profilo ha una retribuzione media di 48.500 euro l’anno”.
Morale: anche le figure che negli anni del boom hanno costituito l’ossatura della classe media oggi sono poco più che “working poor“. Secondo l’ultimo rapporto di Almalaurea, a cinque anni dalla fine dell’università  l’84% dei laureati ha un posto, ma lo stipendio mensile medio (netto) di un occupato in ambito letterario si ferma a 1.146 euro, quello dei giuristi è di 1.195, quello degli architetti non arriva a 1.300. I giovani medici ne prendono in media 1.500, i laureati in materie economiche e statistiche poco di più. Le retribuzioni più alte sono quelle di chi ha preso un titolo in ambito scientifico (1.649 euro mensili) e degli ingegneri, che superano i 1.700. Molto meno che all’estero, come vantato dal Mise nella speranza di attirare gruppi stranieri in Italia.
Tra 2007 e 2015 giù del 15% gli stipendi a un anno dalla laurea
Non solo: negli ultimi dieci anni le buste paga dei neolaureati si sono progressivamente alleggerite. Nel 2007, attestano le indagini del consorzio interuniversitario, chi aveva finito di studiare l’anno prima (laurea triennale) prendeva mediamente quasi 1.300 euro.
Oggi la cifra è scesa nei dintorni dei 1.100 euro netti al mese, il 15% in meno. Con la laurea magistrale la cifra sale pochissimo, nell’ordine delle decine di euro. Del resto, come ricordato di recente dal presidente Istat Giorgio Alleva, ben il 35,4% dei laureati ha un primo lavoro atipico, ovvero precario, contro il 21,2% di quanti hanno finito solo la scuola dell’obbligo.
Il risultato è che, fatta 100 la retribuzione di un diplomato, in media un neolaureato italiano guadagna 114: un “premio” inferiore di 23 punti rispetto alla media Ue.
Forse anche per questo le iscrizioni all’università , dopo aver toccato un picco di 337mila nell’anno accademico 2003-2004, sono scese nel 2015-2016 a 271mila.
Solo se si allarga l’analisi alle generazioni precedenti il gap di stipendio diventa corposo: l’Ocse calcola che gli introiti da lavoro di tutti i laureati italiani tra i 25 e i 64 anni sono in media superiori del 42% rispetto a quelli dei lavoratori solo diplomati. Anche in questo caso, comunque, il titolo di studio frutta meno che negli altri Paesi sviluppati. Nell’intera area Ocse il rapporto tra buste paga dei laureati e dei diplomati è di 155 a 100.
Nel 1977 occupati il 37% dei giovani. Oggi solo il 16%
Chi è giovane e un lavoro ce l’ha è comunque privilegiato, visto che nella fascia 15-24 anni il tasso di occupazione è poco sopra il 16% contro una media europea del 34% e il 41% dei Paesi Ocse.
Le cose vanno meglio se si restringe il campo all’età  post universitaria (dai 25 ai 34): 60,5% di occupati. Ma il confronto con il passato anche su questo fronte è impietoso: nei primi anni Duemila gli occupati erano stabilmente sopra il 70%. Andando ancora più indietro, a quando i padri dei Millennials si affacciavano sul mondo del lavoro, si trovano numeri da Eldorado.
Nel 1977 i 15-24enni occupati erano il 36,8%, a fronte di un tasso di occupazione generale del 53,8%. E oggi chi resta fuori non necessariamente sta cercando un posto o si sta formando per trovarlo.
Anzi: secondo il rapporto Employment and Social Developments in Europe della Commissione Ue diffuso lo scorso giugno, l’Italia è il Paese europeo con la percentuale più alta di giovani Neet.
Quelli che non lavorano nè studiano nè fanno uno stage. Sono il 19,9% nella fascia 15-24 anni, contro una media dell’11,9%. Superano il 29% se si restringe l’analisi ai 20-24enni. Più che in Bulgaria, in Romania e in Grecia.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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SCOVATI 27.000 EVASORI FISCALI NEL 2016, L’ECONOMIA SOMMERSA E’ DI 195 MILIARDI, PARI AL 12% DEL PIL, MA IL PROBLEMA PER I CAZZARI SONO I PROFUGHI

Agosto 12th, 2017 Riccardo Fucile

OLTRE 500.000 EVASORI FISCALI   BECCATI NEGLI ULTIMI DIECI ANNI… MA LO STATO INCASSA REALMENTE SOLO IL 20,5% DELLE SOMME DOVUTE

Sono 27.500 gli evasori fiscali denunciati nel 2016 grazie all’attività  di controllo e di verifica fiscale effettuata dalla Guardia di Finanza.
Il dato viene fornito dalla Cgia di Mestre, secondo il cui Ufficio studi l’azione di contrasto ha consentito di “sottrarre” ai trasgressori 55,7 miliardi di euro di imponibile: un importo più contenuto rispetto a quello registrato nel 2015 (61,1 miliardi), ma comunque in linea con i dati conseguiti dal 2012 in poi.
“L’ottimo risultato raggiunto anche nel 2016”, osserva il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, “è riconducibile alla politica adottata in questi ultimi anni dalla nostra Amministrazione finanziaria che ha intensificato l’azione di contrasto soprattutto nei confronti dei grandi evasori. Finalmente si è capito che il recupero di quote importanti di evasione lo si ottiene attraverso il controllo delle operazioni estero su estero, oppure tramite una minuziosa azione di monitoraggio sulle grandi aziende sempre più inclini a praticare forme molto sofisticate di elusione fiscale”.
Negli ultimi 16 anni, ricorda ancora la Cgia, l’attività  degli uomini delle Fiamme gialle contro l’evasione fiscale ha consentito di “portare a galla” oltre 562 miliardi di euro di imponibile evaso e di “scovare” quasi 537.000 evasori.
“Se eseguiamo una media trilussiana”, segnala il segretario dell’organizzazione, Renato Mason, “possiamo affermare che dal 2001 la Guardia di Finanza ha sottratto ogni giorno agli evasori 96,2 milioni di euro di imponibile. Un risultato che la dice lunga sulla bontà  del lavoro eseguito in tutti questi ultimi 16 anni”.
L’Ufficio studi della Cgia non manca comunque di rilevare come una cosa sia l’imponibile accertato e un’altra la riscossione effettiva, ovvero quanto viene effettivamente incassato dal fisco dopo i vari livelli di giudizio.
“Secondo i dati più recenti messi a disposizione dalla Corte dei Conti nella Relazione sul rendiconto generale dello Stato 2016”, riferisce Zabeo, “negli ultimi anni l’incidenza della riscossione sull’accertato di competenza è in costante aumento: nel 2016 ha raggiunto il picco massimo del 20,5 per cento. Una quota che in termini assoluti corrisponde ad un incasso di competenza di circa 13,2 miliardi di euro. Importo, quest’ultimo, che non include gli effetti della voluntary disclosure che l’anno scorso ha garantito 4,3 miliardi di gettito”.
Le ultime stime elaborate dall’Istat sul ‘nero’ presente in Italia ci dicono che l’economia sommersa si aggira attorno ai 194,4 miliardi di euro all’anno, pari al 12 per cento del Pil italiano.
Di questi 194,4 miliardi di euro di valore aggiunto generato dall’economia sommersa, il 50,9 per cento e’ ascrivibile a forme di sotto-dichiarazione dei redditi praticate dagli operatori economici (pari a 99 miliardi), il 39,7 per cento al lavoro irregolare (che corrisponde a 77,2 miliardi di euro) e il restante 9,4 per cento (18,2 miliardi di euro) ad altre componenti residuali di evasione, come ad esempio gli affitti in nero.
Nel complesso, che le unità  di lavoro irregolari presenti in Italia sono oltre 3,6 milioni. Il 70 per cento circa e’ costituito da persone occupate in prevalenza come dipendenti (pari a quasi 2,6 milioni). Incidenze molto elevate di irregolarità  occupazionale si registrano nei servizi alla persone (47,4 per cento), nell’agricoltura (17,5 per cento), nel commercio/ristorazione (16,5 per cento) e nelle costruzioni (15,9 per cento).

(da agenzie)

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STATO D’EMERGENZA IN VIRGINIA, VIOLENZE NEONAZISTE, UN MORTO, ORA TRUMP SCARICA I SUOI AMICHETTI SUPREMATISTI BIANCHI

Agosto 12th, 2017 Riccardo Fucile

AUTO SU FOLLA, DIVERSI FERITI DURANTE MANIFESTAZIONI

Non si fermano le violenze fra suprematisti bianchi e contro-manifestanti a Charlotteville, in Virginia.
Il governatore, Terry McAuliffe, ha proclamato lo stato d’emergenza nella città , ma la tensione cresce. Un’auto è piombata intenzionalmente sulla folla degli antirazzisti dopo che la polizia ha disperso la temuta manifestazione dell’estrema destra e si conta un morto e diversi feriti.
Immagini diffuse da testimoni via Twitter mostrano i corpi di alcune persone che volano sul tettuccio delle auto incolonnate. Nei video diffusi via social network dai presenti, inoltre, si vede che l’auto, dopo aver investito manifestanti e tamponato altre auto, parte rapidamente a marcia indietro, in mezzo ai manifestanti.
Il provvedimento   del governatore permette di mobilitare la guardia nazionale. La polizia ha intanto proclamato l’allerta per assembramento illegale e ha iniziato lo sgombero dell’Emancipation park dove sono avvenuti gli scontri.
Anche il presidente Donald Trump, dopo la moglie Melania, è intervenuto per condannare le violenze. “Non c’è posto per questo tipo di violenza in America”, ha twittato il capo della Casa Bianca.
Secondo la polizia di Charlottesville, diverse persone sono rimaste ferite, ma le autorità  non hanno fornito un bilancio.
Gli scambi di slogan tra i manifestanti, che indossavano bandiere confederate e scudi, e gli oppositori, che accusavano gli organizzatori di avere un’ideologia di estrema destra, sono sfociati rapidamente in colpi e pugni.
Jason Kessler, organizzatore della marcia, ha detto in un comunicato che si tratta di di sostenere “i grandi uomini bianchi che vengono demoliti negli Stati Uniti”. Charlottesville, 300 chilometri a sud ovest di Washington, conta 46mila abitanti ed è la sede della università  della Virginia.
La notte scorsa migliaia di suprematisti bianchi, esponenti della alt right, l’estrema destra, sono scesi in piazza per una nuova protesta, dopo quella di inizio mese, contro la rimozione della statua del generale confederato Robert Lee, uno degli eroi dell’America sudista e schiavista.
Fra i gruppi della destra radicale e identitaria americana ci sono il Ku Klux Klan e i neonazisti.
Già  ore prima dell’inizio del rally “United The Right” sono scoppiati nuovi scontri tra gruppi di suprematisti bianchi ed estremisti di destra con studenti e dimostranti anti-razzisti che si sono opposti a quella che il sindaco della città  ha definito una “vigliacca sfilata dell’intolleranza, dell’odio e del razzismo”.
La situazione è molto tesa a Charlotteville. Come è successo la notte scorsa anche oggi la polizia, in assetto anti-sommossa, è intervenuta anche con il lancio di lacrimogeni. Sono circa mille gli agenti dispiegati e il network televisivo Cnn parla di diversi feriti negli scontri.
All’inizio di luglio una cinquantina di membri del Ku Klux Klan avevano protestato sempre contro la rimozione della statua equestre del generale Lee, sostenitore della schiavitù, che nella guerra civile Usa del 1861-1865 guidò le forze confederate. A decidere per la rimozione è stato il Consiglio comunale.
I membri del Ku Klux Klan, provenienti dalla Carolina del nord, erano armati, indossavano gli abiti tradizionali con un un cappello puntuto e portavano bandiere confederali, esibendo anche slogan anti semiti e gridando ‘potere bianco”. L’episodio si era concluso con 23 arresti.

(da agenzie)

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INCURIA, DEGRADO, PRATI BRUCIATI NELLE VILLE STORICHE: “POLMONI VERDI” DI ROMA A RISCHIO

Agosto 12th, 2017 Riccardo Fucile

L’AIUOLA DI PIAZZA VENEZIA RIDOTTA A UNO STERRATO INGIALLITO

Là  dove c’era l’erba verde ora c’è una prateria gialla.
Osservando i giardini e i parchi della Capitale, viene spontaneo parafrasare la celebre canzone di Adriano Celentano.
Tutto ciò che prima era lussureggiante e colorato, ora è spento e rinsecchito. Colpa della siccità  certo, delle temperature torride che ormai da giorni aleggiano sulla città , dell’assenza totale di piogge ormai da settimane se non mesi.
Un clima tropicale che non lascia via di scampo alle aiuole e alle tante aree verdi urbane (oltre 40 milioni di metri quadrati quelli capitolini), se non costantemente innaffiate e curate. Un panorama di desolazione che non ti aspetti di trovare però almeno per le zone verdi più famose e frequentate di Roma.
Tipo piazza Venezia. L’angolo della città  tra i più immortalati dalle macchine fotografiche dei turisti, quasi in imbarazzo per la quantità  dei soggetti da imprimere nei selfie, dalla scalinata del Campidoglio al Vittoriano ai Mercati di Traiano e annessa Colonna.
Eppure nel bel mezzo dello scatto resta quel giallognolo ex-prato, ormai più simile a un deserto. Erba bassa al posto delle decorazioni che in passato hanno reso celebre la piazza, dal Tricolore di fiori all’albero di Natale. Niente verde e sfondo non certo da cartolina.
Ma non se la passano meglio giardini e aiuole sparpagliate nei quartieri, come le ville più note e amate da romani e visitatori. Prati in sofferenza anche sulle sponde del laghetto di Villa Ada, parco urbano secondo solo a Villa Pamphilj al Salario. L’erba cerca refrigerio all’ombra dei pini ma senza acqua la terra vince sul verde, tutto è spento e scuro.
Destino simile all’ottocentesca Villa Paganini sulla Nomentana o a Villa Borghese. Se i sistemi di irrigazione sono carenti o assenti, come nella maggior parte delle zone verdi meno pregiate, non resterà  molto da difendere dal caldo africano che in questi giorni avvolge Roma.
I prati sono secchi, le sterpaglie si accumulano persino nelle aiuole spartitraffico delle grandi arterie.
Sulla via del Mare ad esempio, strada di collegamento tra Roma e, appunto, le sue spiagge. L’arteria che porta a Ostia è decorata da piante invadenti che ostacolano la visibilità . Cespugli ormai morenti, come quelli che si segnalano sulla Pontina o su alcuni tratti della Colombo.
Tutti perfetti inneschi per i continui roghi che da giorni devastano la Capitale e il Lazio. Basta una scintilla, una sigaretta gettata senza ritegno dal finestrino per distruggere per sempre i patrimoni arborei più belli della Capitale.

(da “il Corriere della Sera”)

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