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INTERVISTA A ERRI DE LUCA: “IL CODICE DI MINNITI INVENTATO DA UN GOVERNO CHE REGALA SOLDI ALLA GUARDIA COSTIERA LIBICA COLLUSA CON I TRAFFICANTI”

Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile

“VOGLIONO BLOCCARE CHI SALVA LE PERSONE”

Battitore libero, voce critica da sinistra, in passato impegnato come volontario a sostegno delle popolazioni colpite dalla guerra, Erri De Luca ha pochi dubbi sulla causa da sposare parlando di migranti e del codice per le ong che operano in mare. “Sostengo chi già  aiuta il passaggio oltre confine di viaggiatori bloccati, che vogliono giustamente andare altrove”, il suo esordio nella nostra conversazione.
Sembra di rileggere i versi della sua poesia Sola andata, in cui De Luca aveva scritto: “La terraferma Italia è terra chiusa, li lasciamo annegare per negare”.
Lo raggiungiamo mentre si trova all’estero ed è un dialogo tutto incentrato sulle regole, le stesse che più di una volta lo scrittore nella sua vita ha invitato a disobbedire, per capire fino a che punto l’intransigenza ideologica possa fornire o meno una sponda a chi lucra sulla disperazione di chi fugge verso l’Europa da conflitti, miseria e terrorismo.
Ma la sua presa di posizione è netta, segue quella di pochi giorni fa quando, intervistato a In Onda su La7, aveva sostenuto: “Se fossi uno di frontiera farei questo servizio di accompagnamento, incito a commettere questo crimine”.
Questo approccio non rischia di facilitare involontariamente il compito a chi lucra sulla disperazione dei migranti?
Chi è che lucra sui migranti? Chi li costringe a servirsi di trafficanti: i governi che hanno reso il corpo umano la merce più redditizia da trasportare. Aiuterei chi mi chiede aiuto per il semplice principio che farei a un altro quello che vorrei fosse fatto a me in caso di necessità .
Quindi quella che alcuni chiamano ‘intransigenza umanitaria’ secondo lei giustifica anche la possibilità  che per salvare vite umane si venga meno alle regole che lo Stato fissa per tentare di governare i flussi
Dice regole per governare i flussi? Come i respingimenti in mare, che erano illegali. Oppure come incriminare i pescatori di Lampedusa e poi sequestrare la barca per aver salvato naufraghi? Sono regole che sono state firmate in passato dal nostro Parlamento: erano infami e si doveva disobbedire. Oggi facciamo rientrare nelle regole anche un codice inventato da un ministro che, intanto, regala soldi alla guardia costiera libica che è gestita dai trafficanti.
Rimaniamo sul tema delle regole. Cosa ne pensa del codice di condotta per le Ong che operano in mare appena varato dal Viminale? Chi non lo sottoscrive fa bene o sbaglia?
Io sto con Medici senza frontiere e con le altre navi che non subiscono l’imposizione. Guardiamole queste regole. Una imposizione di armi a bordo di chi svolge opere di pace e di soccorso? Sono divieti vari che hanno lo scopo di ostacolare i salvataggi.
L’Italia viene spesso lasciata sola nella gestione dei flussi migratori, il governo dovrebbe chiedere maggiori risorse ai partner Ue per l’accoglienza? Gli altri Stati europei non si fanno abbastanza carico del problema?
L’Italia deve sospendere il trattato di Dublino insieme agli altri Stati di frontiera. Invece siamo al delirio di intervenire in Libia, senza mandato e copertura internazionale, esponendo i nostri soldati a una reazione militare. Delirio è allargare i confini di Europa fino al Fezzan, il confine sud-occidentale del deserto libico.
La sinistra italiana fatica a trovare un approccio credibile alla questione migranti. Sembra oscillare tra la rincorsa di un vocabolario o soluzioni di destra e un approccio forse troppo ideologico.
La sinistra italiana evapora di fronte a ogni questione seria. Da noi ancora non esiste una sinistra italiana.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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SGOMBERATO A MANGANELLATE UN CENTRO SOCIALE CHE SVOLGEVA ATTIVITA’ APPREZZATA NEL QUARTIERE: CI VOLEVA IL COMMISSARIO DEL POPOLO PD PER ORDINARE QUESTA EROICA OPERAZIONE

Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile

I RESIDENTI: “MA CHE FASTIDIO DAVANO? UN LUTTO PER IL QUARTIERE”… C’ERA UN DORMITORIO SOCIALE, ORTI E MERCATO BIOLOGICO”… LA BECERODESTRA ESULTA, FINO A QUANDO NON TOCCHERA’ A LORO

La polizia invade via Orfeo, nel cuore di Bologna, in una mattina di agosto. E l’ex caserma Masini è sotto sgombero.
Sono cominciate alle sette le operazioni per liberare l’immobile occupato cinque anni fa, nel novembre del 2012 dal collettivo Là bas.
Una trentina di attivisti si è schierata davanti al cancello d’ingresso, tutti seduti per terra e con in mano caschi da cantiere. C’erano anche delle rotoballe a difesa dell’ingresso principale di via Orfeo.
Gli agenti hanno prima provato a trascinare via gli attivisti, poi hanno usato i manganelli.
Sono partite le cariche mentre si sprigionava del fumo all’interno, perchè nel cortile gli esponenti del collettivo avevano dato alle fiamme alcune balle di paglia.
La zona è stata tutta bloccata, in via Castiglione i vigili della municipale non hanno fatto passare le auto per alcune ore, sono arrivati i vigili del fuoco.
Alcuni residenti sono scesi in strada sgomenti per lo sgombero: “Ma che fastidio davano?”. Altri, svegliati in mattinata dai lacrimogeni, scuotono la testa: “E’ un lutto, il quartiere perde una realtà  sociale unica”. Un altro attivista: “Il Comune ora dovrà  risponderne”.
I tafferugli sono proseguiti nella vicina piazza del Baraccano. Intanto a Bologna è stato eseguito un secondo sgombero, che riguarda un altro centro sociale, il laboratorio Crash di via della Cooperazione, nella periferia.
Nella struttura sono stati posti i sigilli, al momento dell’intervento non c’era nessuno. “Gravissimo: la procura ordina la questura esegue. Stanno sgomberando ora il lab Crash!”, la reazione del collettivo via Facebook.
L’ex caserma, di proprietà  della Cassa depositi e prestiti, era già  stata sgomberata alla fine del 2012 e poi subito rioccupata dai ragazzi del centro sociale legato al Tpo.
Nel dicembre del 2015 il Pm Antonello Gustapane ha emesso un decreto di sequestro per l’ex caserma Masini, dando il via libera allo sgombero.
In questi anni l’edificio è diventato un punto di riferimento per molti residenti del quartiere e non solo.
Al suo interno è stato creato un dormitorio sociale autogestito, “Accoglienza Degna”, con 15 posti letto, tanti laboratori tra cui “Labimbi”, pensato per i più piccoli, la scuola di italiano per immigrati, una pizzeria biologica.
Ogni mercoledì si teneva il mercato biologico di “Campi Aperti”.
Gli attivisti di Là bas hanno riqualificato gli spazi della caserma, abbandonata per tanti anni, con campagne di finanziamento popolari.
Lo scorso anno in occasione di un convegno sull’edilizia sociale la proprietà  dell’immobile si era detta disponibile a incontrare i ragazzi del collettivo per discutere del futuro della caserma. La giunta comunale, per bocca dell’assessore Riccardo Malagoli si era detta “piacevolmente stupita” dell’apertura di Cdp.

(da agenzie)

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OGGI E’ IL GIORNO DISPARI E MATTARELLA SI RICORDA DI “QUANDO I MIGRANTI ERAVAMO NOI”

Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile

IERI L’APPOGGIO A CHI VUOLE AFFONDARE LE ONG, OGGI IL RICORDO DELLA TRAGEDIA DI MARCINELLE, IN CUI PERSERO LA VITA 136 EMIGRATI ITALIANI

“Generazioni di italiani hanno vissuto la gravosa esperienza dell’emigrazione, hanno sofferto per la separazione dalle famiglie d’origine e affrontato condizioni di lavoro non facili, alla ricerca di una piena integrazione nella società  di accoglienza. È un motivo di riflessione verso coloro che oggi cercano anche in Italia opportunità  che noi trovammo in altri Paesi e che sollecita attenzione e strategie coerenti da parte dell’Unione Europea”.
Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 61esimo anniversario della tragedia di Marcinelle, in Belgio, dove persero la vita 262 minatori, di cui 136 italiani.
“Il nostro pensiero va ad essi – ha proseguito Mattarella – al Bois du Cazier, luogo simbolo del lavoro italiano nel mondo e, mentre onoriamo la loro memoria, siamo esortati a mantenere vivo il senso di riconoscenza per i sacrifici affrontati da tutti i lavoratori italiani, emigrati alla ricerca di un futuro migliore per sè e per le proprie famiglie. Le loro fatiche sono state feconde. Esse hanno contribuito a edificare un continente capace di lasciarsi alle spalle le devastazioni della seconda guerra mondiale e di offrire alle generazioni più giovani un futuro di pace, di crescita economica, di maggiore equità  sociale”.
Un dramma che, come spiega il Presidente della Repubblica, obbliga a riflettere sul tema irrisolto della sicurezza nei luoghi di lavoro, un tema “ancor oggi di grande attualità : rimane un impegno prioritario delle autorità  italiane ed europee”.
Anche la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha dedicato, su Twitter, un pensiero all’anniversario della tragedia: “Ci ricorda quando i #migranti eravamo noi. Oggi più che mai è nostro dovere non dimenticare #8agosto1956”.
Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha rivolto un pensiero “sia ai pionieri della nostra emigrazione, sia ai loro discendenti, ma ugualmente ai nuovi emigrati, che espatriano oggi in condizioni diverse anche se, molti di loro, sono spinti dagli stessi desideri e speranze. Come Fabrizia, Marco e Gloria che abbiamo perso a Berlino e a Londra, vittima la prima di un vile attacco di terrorismo, i secondi di una fatalità  che forse si poteva evitare”.
“Il mondo dell’emigrazione – ha sottolineato Alfano – attraverso il coraggio, l’ingegno, il sacrificio, ha reso possibile nei decenni l’incontro tra persone, culture, professionalità  e nazioni, come quelle europee, che oggi condividono il comune progetto dell’integrazione dell’Europa”.
“La memoria di quella tragedia – ha dichiarato Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera – può aiutare l’Unione Europea a ritrovare forza e slancio, ad essere più l’Europa dei popoli che quella degli egoismi e delle burocrazie”.
Per Realacci, ricordare quanto accaduto a Marcinelle “può evitare all’Italia di cadere nel tranello dei nuovi populismi e aiutarla a riconciliarsi, a tutti i livelli, con politiche di accoglienza e integrazione verso chi oggi è spinto dalla necessità , o dalla guerra, a fare scelte analoghe”.

(da “La Repubblica”)

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CARO BAOBAB, STAVOLTA HAI DETTO UNA CAZZATA

Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile

CITARE PINO RAUTI, ASSIMILANDOLO ALLA FECCIA SEDICENTE DI DESTRA ATTUALE, E’ UN INSULTO ALLA INTELLIGENZA

Oltre 100 persone si sono radunate nel pomeriggio in Campidoglio per chiedere l’apertura di un centro di prima accoglienza a Roma, del quale la città  è sprovvista da anni ormai.
La protesta, organizzata dai volontari del Baobab Experience, prende le mosse dalla risposta scritta ricevuta dalla dirigenza delle Ferrovie delle Stato di approntare un presidio umanitario in piazzale Maslax, nelle vicinanze della Roma Tiburtina.
I volontari hanno srotolato un striscione con 17.301 firme di cittadini romani che hanno sottoscritto la petizione.
Un numero di firme simbolo: lo stesso numerodei migranti morti in mare dall’inizio dell’anno ad oggi nel canale di Sicilia.
“Si sta criminalizzando chi accoglie e salva i migranti — accusa Andrea Costa, coordinatore dei volontari del Baobab — e Renzi utilizzando lo slogan coniato da Pino Rauti ‘accogliamoli a casa loro’ rende più difficile la battaglia culturale dell’accoglienza. Accogliere è investire in sicurezza, è togliere terreno al fondamentalismo e all’integralismo”
Avendo sempre appoggiato la meritoria opera di volontario degli attivisti del Baobab, riteniamo opportuno, avendo vissuto in prima linea il periodo cui fa riferimento Costa, smentire la frase attribuita a Pino Rauti che non ha mai parlato di “accoglierli a casa loro” (frase che peraltro non avrebbe molto senso logico).
In un contesto geopolitico fondato sull’analisi dello sradicamento dei primi immigrati che fuggivano da guerre e carestie, dando per scontato che nessuno si allontanerebbe dalla propria terra, dalla propria cultura e tradizioni se non perchè “costretto”, Pino Rauti fu il primo a destra (quella vera, sociale e popolare) a studiare il fenomeno mondiale dei flussi migratori.
Paragonare Rauti a un Salvini è come accostare un fine intellettuale a un cialtrone populista.
Se 30 anni fa l’Europa avesse posto in essere gli interventi di aiuto concreto, investimenti senza fini di lucro in infrastrutture e alfabetizzazione, evitando la vendita di armi a regimi militari criminali e ponendo fine allo sfruttamento dell’Africa da parte delle grandi multinazionali, come postulato da Pino Rauti, oggi non saremmo di fronte alla tragedia di milioni di esseri umani in fuga e in cerca di sopravvivenza.
Invitiamo gli amici del Baobab a cercare altrove argomenti di polemica, lasciando perdere Pino Rauti che, allora come ora, si sarebbe schierato dalla parte dei deboli, non certo dei potenti.
Con buona pace delle tante teste di cazzo che nella presunta destra attuale si sono scoperti identitari solo per garantirsi una poltrona.

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I CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA SPARANO CONTRO UNA NAVE SPAGNOLA ONG IN ACQUE INTERNAZIONALI, DALLA C-STAR PARTONO MINACCE E INTERFERENZE MA LA MAGISTRATURA ITALIANA TACE

Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile

MINNITI NON HA NULLA DA DIRE AI SUOI AMICHETTI LIBICI? COME MAI LO SCERIFFO ROSSO NON SI INDIGNA DELLA VIOLAZIONE DELLA LEGGE INTERNAZIONALE DA PARTE DELLA NAVE RAZZISTA?

Ancora tensione nel Mediterraneo, nell’area interessata dalle operazioni di ricerca e soccorso.
In attesa di capire dove poter sbarcare i tre libici soccorsi in mare dall’equipaggio della Golfo Azzurro che nè Italia nè Malta da 24 ore intendono far sbarcare, la Ong spagnola Proactiva Arms denuncia che contro la sua imbarcazione, la Proactiva, sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco che sarebbero stati sparati da una motovedetta di Tripoli davanti alle coste libiche, ma in acque internazionali.
“I guardiacoste libici finanziati dall’Italia e dall’Europa ci hanno minacciato in modo molto aggressivo arrivando a sparare in aria all’altezza delle nostre teste. La nostra barca stava a 13 miglia, fuori dalle acque libiche. E’ stato un atto deplorevole”, dicono gli spagnoli della Proactiva Arms che stamattina hanno firmato il Codice di condotta per le operazioni di salvataggio dei migranti in mare.
Rimane intanto in una situazione di stallo la Golfo Azzurro, il peschereccio spagnolo che domenica è stato indirizzato dal centro di soccorso della Guardia costiera di Roma ad individuare e salvare una piccola barca in vetroresina a 100 miglia dalle coste libiche, in una zona molto lontana dall’area Sar.
Dopo aver preso a bordo i tre occupanti, tre uomini libici, la Golfo Azzurro ha chiesto istruzioni a Roma che, ritenendo l’area di competenza maltese, ha indirizzato la Ong su La Valletta ma i maltesi hanno negato l’approdo cosi come subito dopo l’Italia non ha concesso l’approdo a Lampedusa. E il braccio di ferro continua.
Significativo che il governo italiano faccia il muso duro con Malta e se la faccia sotto con quei governi criminali europei che non rispettano l’obbligo delle quote di accoglienza.
Nel frattempo, Oscar Camps denuncia che dalla C-Star, la nave di Generazione identitaria che ha raggiunto le acque della Sar Zone (la zona di ricerca e soccorso), avrebbero ostacolato le comunicazioni della ong spagnola. «La nave razzista interrompe via radio le nostre operazioni di ricerca, per minacciarci e insultarci, utilizzando lo stesso canale».
Ma la magistratura italiana e Minniti non hanno nulla da dire.

(da agenzie)

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“GIUSTO DIRE NO ALLE ARMI A BORDO”: INTERVISTA AL VESCOVO DI FERRARA, GIANCARLO PEREGO

Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile

“CHI FA SALVATAGGI NON SOLO VA DIFESO, MA ANCHE LODATO: SE NON PARTIAMO DA QUESTO TUTTO RESTA SENZA SENSO”

“È un dato di fatto che le Ong hanno salvato fra il trenta e il quaranta per cento delle persone disperse nel Mediterraneo e che, dopo la fine di “Mare Nostrum”, hanno rafforzato la nuova operazione “Triton” che purtroppo era sottodimensionata rispetto alle reali esigenze. Se non partiamo da qui ogni discorso resta senza senso: il salvataggio in mare da parte delle Ong non solo va difeso ma va anche lodato”.
Difende il lavoro dell Ong in mare, monsignor Giancarlo Perego, ex direttore della Fondazione Migrantes della Cei e arcivescovo di Ferrara, soprattutto il loro ruolo “sussidiario, davvero imprescindibile vista la latitanza dell’Europa”.
Roberto Saviano su “Repubblica” ha difeso alcune Ong, in particolare Medici senza frontiere, che si sono rifiutate di accettare la presenza di agenti armati dello Stato italiano sulle loro navi nel Mediterraneo. Cosa pensa?
“Credo che il codice etico che lo Stato vuole far sottoscrivere alle Ong sia ancora da rivedere. Su questo, come su tanti altri punti del codice, si deve ancora lavorare, riflettere. In particolare, penso che una eventuale presenza militare sulle imbarcazioni delle Ong non farebbe altro che indebolire, e non facilitare, il salvataggio in mare che resta la prima cosa da salvaguardare in questo momento così difficile”.
Ernesto Galli della Loggia sul “Corriere della Sera” ha scritto, in sintesi, che le Ong devono scegliere fra gli italiani e gli scafisti.
“Mi pare che questa scelta così radicale non sia davvero la questione di fondo. Il punto principale è semmai un altro e cioè il fatto che il Mediterraneo, in attesa di soluzioni nuove e di accordi migliori con la Libia, deve essere presidiato per tutelare le persone che non hanno altre vie di fuga. È sbagliato a mio avviso mettere in relazione le Ong all’azione degli scafisti, è un’equazione che mi pare assolutamente non corretta “.
Perchè tutto questo polverone oggi sulle Ong?
“Temo che tutto sia nato a motivo del fatto che non c’è un accordo forte con la Libia. L’accordo è troppo debole e va a discapito del salvataggio in mare che invece deve rimanere centrale; ci sono troppe persone da salvare e da accogliere vista anche la situazione drammatica che si vive in terra libica”.
Oggi di fatto il flusso di migranti è regolato solo dalla stessa Libia, cosa pensa?
“La maggior parte dei migranti che prendono il largo nel Mediterraneo lo fanno per fuggire dalle prigioni libiche, dalle violenze, dai soprusi sempre più terribili. È un grande problema umanitario. Le Ong lodevolmente salvano queste persone da un rimpatrio che sarebbe devastante per loro, per la loro vita “.

(da “La Repubblica”)

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PERCHE’ NON VINCA LA PROPAGANDA

Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile

UN’ONDA MELMOSA STA SOMMERGENDO IL DIBATTITO POLITICO

Un’onda melmosa, composta di false percezioni, di paure e di sconsiderata propaganda, sta sommergendo il nostro dibattito pubblico, rendendolo sterile e spaventoso.
La razionalità  è scomparsa da un pezzo, sostituita da emozioni, immagini forti e pericolose semplificazioni. È diventato molto complicato riuscire a ragionare chiamando le cose con il loro nome, rispettando la realtà  e le sue sfumature.
Si sono persi di vista numeri e contesti: nessuno ha più il coraggio di far notare che 100mila persone che arrivano dalle coste africane sono certo tante e destano allarme (una richiesta di sicurezza che le Istituzioni troppo a lungo hanno sottovalutato) ma sono pur sempre quanto i tifosi di due partite della Roma o del Milan.
Li si può contenere in uno stadio e mezzo di un Paese che di abitanti ne ha sessanta milioni. Questo non significa non condividere la necessità  di provare a controllare e gestire i flussi migratori e il dovere di combattere i trafficanti di esseri umani, ma significa chiamare le cose con il loro nome e non accendere allarmi sociali che rischiano di devastare la nostra società .
Che il senso della realtà  sia smarrito lo racconta la percezione dei numeri: gli italiani sono convinti che ormai un quinto della popolazione sia di religione islamica, quando lo è meno di un trentesimo.
L’onda melmosa chiude gli occhi e rende tutto dello stesso colore, impedisce di cogliere differenze fondamentali, così un immigrato che spaccia cancella tutti quelli che riempiono le cucine dei ristoranti, scaricano le cassette ai mercati generali, fanno il pane la notte, tengono vivi i pascoli, vendemmiano o si prendono cura dei nostri vecchi.
Allo stesso modo la legge che viene definita Ius Soli è stata criminalizzata, snaturandone completamente senso e finalità .
Non c’entra nulla con sbarchi e accoglienza e serve a integrare chi è nato in Italia, ma questo poco interessa a chi gioca con le paure e subdolamente insinua che i compagni di classe dei nostri figli potrebbero essere terroristi in erba.
Questa propaganda e questo imbarbarimento del discorso hanno fatto breccia e, come ci ha raccontato domenica Ilvo Diamanti, stanno vincendo.
L’ultima vittima sono le Ong, le associazioni di volontariato e quella parte della Chiesa che è più impegnata nell’assistenza.
Colpevoli di non sottomettersi al nuovo politicamente corretto, che è l’esatto ribaltamento di quello vecchio e proclama a gran voce che ci siamo rotti le scatole dei bisogni e delle sofferenze degli altri.
Lo slogan berlusconiano “padroni a casa propria”, coniato per favorire le ristrutturazioni, ora è diventato una filosofia e un modo di essere che giustifica qualunque comportamento e assolve da ogni responsabilità .
Ammette addirittura la rinuncia al pensiero razionale. Non possono esistere due Italie: quella che sta con gli italiani e un’altra che sta con gli scafisti. È il senso profondo che si può cogliere anche nel messaggio di Mattarella: i diritti degli uomini e le regole che li governano devono stare assieme.
Certo, può darsi che ci sia chi ha sbagliato, ma di fronte a singoli e circoscritti episodi di presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, mai – secondo gli stessi magistrati che hanno mosso l’accusa tutta da verificare – per motivi di lucro, si criminalizza un mondo di cui invece dovremmo andare orgogliosi.
Non importa che esistano Organizzazioni non governative che agiscono su scala globale e piccole associazioni nazionali, che ci siano organizzazioni umanitarie che si dedicano all’emergenza e altre che fanno assistenza, prevenzione, non contano le storie di ognuna di loro, la competenza e la trasparenza, non hanno valore le biografie di medici, ingegneri, agronomi, sacerdoti, insegnanti, cooperanti, conta solo colpire nel mucchio per poter rafforzare il nuovo paradigma.
Perchè funzioni, il discredito va diffuso ad ampio raggio, va usato come un’accetta e nessuna distinzione è possibile.
Se poi si condisce il tutto con una buona dose di volgarità  e di insinuazione, allora si arriva al risultato di gettare il sospetto su un intero mondo.
Un mondo che è tanto italiano, perchè siamo un Paese che si è sempre speso in silenzio, dando esempi di impegno e di volontariato incredibili.
Se gli si può rimproverare qualcosa è proprio di essere stati troppo silenziosi, loro che potevano spiegare a tutti noi cosa succede dall’altra parte del Mediterraneo, aprendoci gli occhi sulle situazioni di crisi e le possibili ricette.
Finora ci siamo accorti di quel mondo solo quando arrivava la notizia di una morte, penso a persone come Maria Bonino, pediatra piemontese morta in Angola mentre cercava di contenere un’epidemia di febbre emorragica.
Di fronte all’onda melmosa, un giornale ha una sola possibilità : restituire ai fatti e alle parole il loro significato e cercare di ripulire il dibattito dalle scorie e dai veleni.
Lo dobbiamo fare ogni giorno e per questo da oggi vi raccontiamo cosa sono davvero le Ong e chi sono le donne e gli uomini che ci lavorano.

(da “La Repubblica”)

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DELRIO SI SMARCA DAGLI AFFOGATORI: “GUERRA A SCAFISTI, NON A ONG”

Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile

“SE BISOGNA SALVARE VITE, SERVE LA NAVE PIU’ VICINA, PRIMA VIENE IL DIRITTO INTERNAZIONALE CHE IMPONE IL SOCCORSO IN MARE”

“In questi giorni da destra mi hanno descritto come il cattolico terzomondista che si oppone alla linea di quelli ‘legge e ordine’. Ecco, questo mi ha dato fastidio. Io rispetto la legge dello Stato. Lavoro per l’ordine e la sicurezza. Sono impegnato per stroncare il traffico odioso dei clandestini, in questa nostra guerra contro gli scafisti. Ma se c’è una nave di una Ong vicina a gente da soccorrere, non posso escluderla. E anche se non ha firmato il codice di autoregolamentazione, sono obbligato a usarla per salvare vite umane”.
Ecco come la pensa il ministro dei Trasporti Graziano Delrio.
Sui soccorsi in mare, sulle divergenze con Marco Minniti, sul codice non firmato dalle Ong. “Quel testo, ricordiamolo, nasce da un’iniziativa del ministero dei Trasporti, su richiesta delle organizzazioni. Poi il ministero dell’Interno ha aggiunto elementi ulteriori sulla sicurezza”.
Andiamo dritti al problema: perchè questa spaccatura con Minniti? Vi siete chiariti?
“Per quanto mi riguarda, non ho punti di contrasto con lui. L’interlocuzione è continua, ma oggi non ci siamo incrociati”.
Però restano le due linee nel governo. Tutto nasce qualche sera fa, per un trasbordo dalla nave di Msf – che non ha firmato il codice con il Viminale – a una della Guardia costiera. Il codice consentiva questa operazione?
“È molto semplice: stiamo parlando di soccorso in mare – regolamentato dalle leggi internazionali – non di controllo dei flussi o delle politiche di integrazione. Questo soccorso non è derogabile, nè discrezionale. Nel codice c’è scritto che il trasbordo si può fare, in situazioni particolari, coordinato dalla Guardia costiera. C’è qualcuno che non considera giusto affidare alla Guardia costiera questa valutazione?”.
Lei cosa pensa?
“E se l’altra sera ci fossimo comportati diversamente, e fossero morte delle persone? E gli ufficiali fossero andati sotto processo, come è già  successo? Ragazzi, non si scherza”.
Quindi a volte è necessario il trasbordo anche da navi di Ong che non hanno firmato?
“Sì, se è necessario, se viene individuato un pericolo di vita, o se una nave è troppo piccola e rischia di ribaltarsi. Noi dobbiamo tenere aperto questo spiraglio, per l’incolumità  di chi è a bordo”.
Minniti forse teme che si vanifichi il codice, non crede?
“Io ho dato disposizioni alla Guardia costiera di usare principalmente le Ong che mostrano un atteggiamento collaborativo. Ma certo non posso violare una regola di diritto internazionale, o la nostra Costituzione. Prima di tutto il resto, è una questione – come dire – di gerarchia delle fonti. O qualcuno pensa che si possa vietare il trasbordo a una nave con migranti, magari lasciandola fuori dai porti a vagare nel Mediterraneo per quindici giorni?”.
E sulle Ong cosa pensa? Rischiano senza volerlo di aiutare gli scafisti?
“Che devono collaborare in tutto e per tutto. Capisco il loro punto di vista, quando dicono: “Io faccio l’Ong, non lo Stato”. Ma io sono lo Stato e voglio stroncare il traffico vergognoso di esseri umani. Siamo in guerra contro gli scafisti. Una guerra vera, non nei dibattiti tv”.
È possibile che qualche nave vada in acque libiche per poi trasbordare i migranti in acque internazionali?
“Facciamo chiarezza: tutte le Ong, anche quelle che non hanno firmato, si sono impegnate a tenere aperti i segnali che indicano la loro posizione. Se operano solo in acque internazionali, è verificabile. Se non dovesse accadere, ce ne accorgeremmo. E a quel punto valuterebbe la Guardia costiera “.
A chi risponde la Guardia costiera? Anche gli Interni hanno voce in capitolo?
“Dipende dal ministero dei Trasporti”.
Da destra montano gli attaccchi, in queste ore.
“Qua si tende a descrivere la nostra Guardia costiera come un’associazione umanitaria che collabora con altre associazioni umanitarie, mentre sono servitori dello Stato che compiono il proprio dovere”.
Ma attaccano soprattutto lei, Delrio.
“Io non inseguo le parole d’ordine dei razzisti. La destra, che ha contribuito a creare i problemi in Libia, forse dimentica l’impegno dei governi Renzi e Gentiloni in sede Ue, l’addestramento della guardia costiera libica fin dal 2015, lo sblocco di risorse per la cooperazione internazionale”.
C’è anche il tema dei porti. È possibile chiuderli a navi che non hanno firmato il codice?
“Cercheremo di fare in modo che vengano utilizzate sempre di più le navi di Ong che hanno firmato, affinchè il problema non si ponga. Poi chiaramente si valuterà  caso per caso, se esistono situazioni di pericolo o di ordine pubblico “.
Renzi intanto picchia duro sull’immigrazione. “Aiutiamoli a casa loro”, dice. Il Quirinale mostra pubblico apprezzamento con Minniti. Lei è in difficoltà , ministro?
“Guardi che sono pienamente d’accordo con la strategia dei governi Renzi e Gentiloni. Nessun disagio e condivido l’apprezzamento del Quirinale. E quando Renzi dice che la chiave di volta è lo sviluppo dell’Africa, ha ragione “.
Però intanto la legge sullo ius soli arranca. Va approvata in questa legislatura?
“Certo. L’ho promossa anche io, assieme alle associazioni”.

(da “La Repubblica”)

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ODDIO, MINNITI VOLEVA FARSI DA PARTE, CHE GIORNATA TRIONFALE PER I DIRITTI UMANI SAREBBE STATA

Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile

POI ANCHE GENTILONI SCENDE IN MARE PER RESPINGERE I DISPERATI… LA GRANDE COALIZIONE DEGLI AFFOGATORI DA’ IL COLPO DI GRAZIA A QUEL POCO DI SINISTRA CHE ERA RIMASTO AL PD

Che la crisi fosse passata si è capito solo quando sono trapelate fonti del Quirinale per esprimere “grande apprezzamento” per il lavoro svolto da Marco Minniti nella gestione del fenomeno migratorio e delle Ong.
Un sostegno pubblico che avveniva mentre il titolare del Viminale otteneva un “chiarimento politico” nel corso di un faccia a faccia con Paolo Gentiloni.
Un confronto a cui facevano seguito fonti di Palazzo Chigi che elogiavano lavoro del Ministero dell’Interno e celebravano i risultati ottenuti (roba da sbellicarsi dalle risate n.d.d.)
In un torrido lunedì di agosto l’improvviso picco dell’attività  era quanto mai rivelatorio che qualcosa nei principali palazzi della politica italiana stava ribollendo.
È da sabato sera che Minniti ribolle, è arrabbiato e amareggiato dopo lo scontro con Graziano Delrio sul codice di comportamento delle Ong e sul blocco dei porti.
Il vaso è traboccato sul caso del trasbordo in acque internazionali di 127 migranti (fatti poi sbarcare a Lampedusa) dalla Vos Prudence di Medici Senza Frontiere – principale fra le Ong a non aver firmato il Codice – a due navi della Guardia Costiera – che dipende dal Ministero dei Trasporti, guidato da Delrio.
Una domenica di telefonate e colloqui non era riuscita a portare ad alcun passo in avanti.
La figura di Delrio d’altronde è rilevante dentro il Governo anche per il suo stretto collegamento con Matteo Renzi.
Per Minniti andare avanti senza chiarire non era possibile. Come gesto dimostrativo, decide di non partecipare al Consiglio dei ministri, previsto per il pomeriggio.
Per recuperare la situazione si muove il Quirinale, che ha avuto timore delle ripercussioni sulla tenuta del Governo (prendiamo atto che per il cattolico Mattarella conta più tenere in vita un governo vergognoso che salvare vite umane)
Dal Colle esprimono “grande apprezzamento” per il lavoro di Minniti.
Si muove Palazzo Chigi in privato – nel confronto Gentiloni-Minniti – ma anche pubblicamente, facendo trapelare sulle agenzie che “i risultati sul fronte del contrasto del traffico di essere umani dalla Libia e del fenomeno migratorio cominciano ad arrivare”. A questo punto, spiegano fonti vicine al ministro, “Minniti si è sentito sostenuto a continuare” il suo lavoro.
I dati statistici dicono che gli arrivi sulle nostre coste sono diminuiti del 3% rispetto all’anno scorso, peccato che non c’entri nulla Minniti, visto che sono dati dell’ultimo mese e dipendono dal fatto che la Guardia costiera libica ha forse ridotto le tangenti che prende dai profughi.
La missione di salvataggio di Minniti per ora è riuscito, il Governo è salvo, solo il Pd ha perso la faccia e qualche centinaio di migliaia di voti.
Incapaci di imporre all’Europa le quote, sanno solo far affogare dei disperati per accontentare quel 10% di fogna razzista che non vota neanche per loro.

(da agenzie)

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