Marzo 23rd, 2018 Riccardo Fucile
LA RUSSA CI VEDE BENE: “IL M5S VUOLE SPACCARE IL CENTRODESTRA E C’E’ QUALCUNO NEL CENTRODESTRA CHE NON E’ PROPRIO CONTRARIO CHE CIO’ ACCADA”
Forza Italia tira dritto su Paolo Romani candidato alla presidenza del Senato, la Lega no. “In base
agli accordi assunti tra i leader del centrodestra e confermati da ultimo ieri sera nella riunione dei capigruppo, il presidente Berlusconi e Forza Italia alla terza votazione al Senato confermano l’indicazione di voto del senatore Paolo Romani come candidato della coalizione di centrodestra” si legge in una nota di Forza Italia.
“Il M5S sbaglia a porre veti, ma sbaglia anche chi si arrocca su un solo nome” dice invece Matteo Salvini, che fa il punto sull’andamento del negoziato al termine della prima votazione di Palazzo Madama. “Ognuno di noi, in questo momento deve parlare con tutti e mettersi di lato di qualche centimetro, noi della Lega ci siamo messi di lato di un chilometro…”.
Secondo Salvini “se tutti fanno quello ha fatto la Lega si può chiudere entro domani sera. Di Maio l’ho sentito ieri, oggi non ancora. I 5 Stelle sbagliano a non parlare con Berlusconi, chi ha preso voti è un interlocutore”.
Al momento però i 5 Stelle insistono nell’indisponibilità a legittimare Berlusconi e quest’ultimo mantiene il punto sul capogruppo azzurro al Senato.
Il nostro nome resta quello di Paolo Romani, ribadisce però Silvio Berlusconi allo stato maggiore del suo partito.
L’ex premier insomma fa sapere che la linea non cambia e che ora devono essere gli alleati, Matteo Salvini per primo, a chiarire quale sia la linea del suo partito. Nessuna disponibilità a discutere di fronte al muro alzato dai Cinque Stelle indisponibili ad un incontro con il Cavaliere.
Forza Italia dunque proseguirà a votare scheda bianca anche nella seconda votazione e se la situazione non dovesse sbloccasi dalla terza, il nome su cui si punta è quello di Paolo Romani. Ora sta ai miei alleati, è il ragionamento del leader azzurro, uscire allo scoperto e rende note le loro intenzioni.
In Aula non è passato inosservato che il leader della Lega Matteo Salvini sia andato a cercare tra i banchi di Forza Italia la senatrice Licia Ronzulli, tra le collaboratrici più strette di Silvio Berlusconi. Salvini ha iniziato nell’emiciclo una fitta conversazione, che i due hanno proseguito in uno dei corridoi posti dietro all’aula.
“Io penso che ancora possa essere trovata una soluzione – spiega La Russa parlando con i cronisti – è giusta la richiesta di Berlusconi di un incontro. Il problema è che il Movimento 5 Stelle vuole spaccare il centrodestra e c’è qualcuno nel centrodestra” che non è proprio contrario che ciò accada.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 23rd, 2018 Riccardo Fucile
“L’ITALIA E’ SEDUTA SU TRE BOMBE ATOMICHE: PENSIONI, GIOVANI E SANITA'”
Matteo Salvini lo ha specificato: l’accordo con M5s sulle presidenze delle Camere non è anche un accordo per il governo. «No, questo significa far funzionare il Parlamento», ha detto ai giornalisti in Senato.
«Per il governo si parte dalla coalizione che ha vinto le elezioni, dal programma del centrodestra che può essere ampliato e arricchito ma che gli italiani hanno premiato con due milioni di voti in più rispetto a M5s».
Tuttavia, ha aggiunto, «non c’è niente di impossibile, sono pronto a collaborare con chi mi dà una mano ad abolire la Fornero e a ridurre gli sbarchi».
Il consiglio di Bossi
Ma le trattative in corso con il Movimento Cinque Stelle sembrano impensierire il fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi. Il quale, in un’intervista al Corriere della Sera, manda un messaggio al suo successore: «Con la sinistra, dobbiamo trattare con la sinistra». «Salvini e Di Maio? Chi si assomiglia si piglia, ma noi non possiamo andare con quelli là – sottolinea -. Per il Paese sarebbe un salto nel vuoto. La ricetta dei 5Stelle ci porta alla Cassa del Mezzogiorno. E invece dobbiamo subito intervenire perchè l’Italia è seduta su tre bombe atomiche» che sono «il sistema pensionistico, i giovani e la sanità ».
Trattare con il Pd più che con i 5stelle
Insomma, aggiunge Bossi, «io avrei trattato molto più con la sinistra che con i 5stelle. Perchè li conosciamo, perchè sappiamo cosa è il Pd, perchè ci aiuterebbero a portare a casa l’autonomia” dato che “la questione settentrionale esiste e travolgerà tutti».
Oggi, conferma Bossi, vedrà Silvio Berlusconi e «gli dirò che bisogna guardare di più al Pd e poi ho in testa un modo per uscire dall’impasse nel quale ci troviamo. Ma non lo racconterò certo ora».
(da agenzie)
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Marzo 23rd, 2018 Riccardo Fucile
TRA CAFFE’, BATTUTE, CANZONCINE E CONSEGNA DEL SILENZIO… MA POI SI CHIUDE IN RIUNIONE CON I SUOI
“Io sono un debuttante. E un debuttante che fa?”. Una scrollata di spalle e Matteo Renzi lascia i
giornalisti a bocca asciutta alla buvette del Senato.
Se non fosse per la scena, che in sè parla molto: l’ex segretario del Pd è l’uomo più ricercato oggi da stampa e senatori. “Ora sto zitto per due anni”.
Esce dall’aula e ci mette 5 minuti per percorrere il breve Transatlantico fino alla buvette, saluti, resse, abbracci.
“Caffè? Caffè per tutti”, paga Renzi ai renziani Francesco Bonifazi e Andrea Marcucci e anche agli orlandiani Antonio Misiani e Anna Rossomando.
“Dov’è Anna?”, l’aveva persa di vista un minuto, dettaglio importante. Rossomando è candidata alla vicepresidenza del Senato, la carta dell’unità interna con la minoranza mentre intorno – secondo le informazioni che arrivano ai renziani dal centrodestra – si andrebbe scomponendo il puzzle intorno al nome di Paolo Romani per la presidenza del Senato.
Questo hanno captato i radar dei dem nei contatti col centrodestra. Ecco la trama che arriva al quartier generale dell’ex segretario quando manca poco alla prima chiama. Dunque: la Lega minaccia di affossare Romani nel voto segreto per non far torto al M5S.
Berlusconi lo ha intuito e potrebbe addirittura cambiare nome prima della terza votazione, prevista domani. A quel punto la candidata potrebbe essere Elisabetta Alberti Casellati, sempre di Forza Italia.
Su di lei Luigi Di Maio potrebbe convergere o almeno non dichiarare guerra. E Berlusconi potrebbe comunque intestarsi tutta l’operazione: che salva l’intesa con la Lega e abbraccia anche il M5s.
Abbraccio mortale? Chissà . Ma questo è quanto arriva al Pd renziano, il più attivo nei contatti diretti col centrodestra. Anche su Casellati il Pd si asterrebbe: nessuna guerra. Perchè poi ci sarà da trattare sulla Camera, dove i voti dem potrebbero far gola. “E lì – ci dice una fonte renzianissima – noi porremo come condizione due vicepresidenze, Camera e Senato”. Per la Camera: Ettore Rosato. Per il Senato: Rossomando, appunto.
“Lei è una tosta”, alla buvette Renzi abbraccia la nuova capogruppo delle Autonomie: è tutto merito loro se Maria Elena Boschi è stata eletta in Trentino.
Un saluto con la neo-nominata senatrice a vita Liliana Segre, una chiacchierata con il senatore a vita e premio Nobel Carlo Rubbia. “Hai visto Cerno come ci si sente a stare dall’altra parte?”, Renzi guarda il neoeletto senatore ed ex condirettore di Repubblica Tommaso Cerno.
Poi si incammina verso gli uffici del Pd, quelli che per metà sono stati conquistati dai 5 Stelle in questa nuova legislatura. “Ma i giornalisti possono stare anche qui?”, guarda il gruppo della stampa incredulo.
Poi con Richetti, Bonifazi, Marcucci e qualcun altro si chiude nella stanza accanto al busto di Don Sturzo per una riunione occasionale. Non c’è tutto il gruppo Pd del Senato, non c’è l’ex capogruppo Luigi Zanda, in questa fase uno dei più accaniti critici dell’ex segretario.
Ci sono solo i suoi in questa riunione a porte chiuse. E’ qui che Renzi detta la linea, in questa riunione in cui entra canticchiando Alan Sorrenti con l’aria del vincitore: “Dammi il tuo amore non chiedermi niente…”.
A fine riunione, le aspettative renziane restano salde sull’auspicio che Berlusconi riesca a tenere a bada il M5s.
E’ la garanzia per bloccare eventuali accordi tra la parte non-renziana del Pd e i pentastellati su un nome diverso dal candidato di Forza Italia.
Non a caso, da ieri gira il nome di Emma Bonino, che piace alla parte non renziana del Pd e ai cinquestelle. Uscendo dagli uffici dei Dem, Renzi la incontra, la Bonino. E’ seduta in un angolo del corridoio dei busti, che collega i locali del Pd al Transatlantico. Rapida stretta di mano con la Radicale, freddezza: Renzi passa avanti. E’ più caloroso con un gruppo di senatori di Fratelli d’Italia, persino.
In Senato, accompagnato dal fedelissimo Andrea Marcucci (probabile prossimo capogruppo), gira come un neofita: gli piace far credere che sia così. “La differenza tra il lavoro di un primo cittadino e quello di un senatore…”, la riflessione confessata ai giornalisti resta appesa così.
Lavorano meno dei sindaci? “E’ diverso: un sindaco, ma anche un premier, non stacca mai, 24 ore su 24…”. Qui al Senato, il neoeletto senatore di Rignano che punta a entrare in “commissione Difesa”, avrà molto tempo libero.
Già ce l’ha, a quanto racconta alla stampa. “Vado a correre, faccio il babbo e ho visto tanti film. Come si chiama quello sul Missouri? I tre cartelli…”. ‘Tre manifesti a Ebbing’. “Ecco, sì bellissimo. Ma mi è piaciuto moltissimo anche Churchill”, ‘L’ora più buia’. “E poi quello su Borg-McEnroe…”, visto che tra le altre cose dice che gioca “a tennis, ci provo…”.
Ostenta distanza con la politica e le trattative in corso sulle presidenze. Anche se ne parla dentro con i suoi, laddove si lascia andare in sfottò su Liberi e Uguali: “Quanti senatori hanno? Quattro. Beh un bel risultato…”.
Risate, si sentono dal corridoio. Prende le misure del gruppo Dem, anche se nei locali rimpiccioliti dopo la debacle elettorale c’è poco da prendere. “Fin dove è nostro?”, si informa.
Qui una volta era tutto Pd, ora per più della metà è cinquestelle.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 23rd, 2018 Riccardo Fucile
PIUTTOSTO CHE VOTARE ROMANI, ALTRO DIETROFRONT, MA RESTA L’INCOGNITA DELLE SCELTE DI RENZI
In aula si sfila e si vota scheda bianca. Si prende tempo perchè dietro le quinte partiti e gruppi parlamentari lavorano per trovare una soluzione al rebus delle presidenze. I grillini hanno mandato a monte la possibile intesa con il centrodestra sui nomi di Roberto Fico alla Camera e Paolo Romani al Senato perchè non voglioni votare il forzista, condannato per peculato. Ma soprattutto non vogliono sporcare la loro immagine, sedendo intorno ad un tavolo insieme a Silvio Berlusconi.
E allora rilanciano con una proposta che dovrebbe intrigare il Pd: arrivare al Senato al ballottaggio e votare il dem Luigi Zanda. “Un po’ come accadde nel 2013 – fanno filtrare fonti del M5S – quando si doveva scegliere tra Renato Schifani e Pietro Grasso”. Allora una parte dei grillini voto per l’ex magistrato eletto nelle file del Pd. E la scelta provocò il primo scontro interno al gruppo grillino e le prime espulsioni. Oggi la manovra sembra invece essere ispirata dal gruppo dirigente del Movimento.
L’ipotesi di una presidenza Zanda trova conferme anche negli ambienti del Pd, dove si ammette che la questione è al centro dei contatti fra i i vari gruppi. E si ricorda che la proposta va in direzione della richiesta democratica di azzerare le proposte precedenti e aprire un nuovo tavolo di trattative. E si fa capire che se Berlusconi insistesse sulla candidatura di Paolo Romani l’operazione potrebbe andare in porto. Aprendo nuovi scenari anche alla Camera.
Sulla carta la candidatura Zanda potrebbe contare su ben 183 voti: 53 del Pd e 112 del M5s, 7 voti delle altre forze di centrosinistra (+Europa, Civica popolare, Insieme, Svp), più i 4 di Liberi e uguali, i 2 di Maie e i 6 senatori a vita. Una strada quindi in discesa. Su cui però potrebbero pesare le divisioni interne al Pd. I renziani, infatti, che dovrebbero contare su 32 senatori su 52 del gruppo Pd, nel segreto dell’urna si potrebbero mettere di traverso per impedire le prove di intesa fra Pd e M5S che potrebbero preludere ad un accordo sul governo.
Ma a quel punto potrebbero giocare le divisioni all’interno del centrodestra e i voti per Zanda potrebbero arrivare dalla Lega che potrebbe spenderli im chiave anti-Berlusconi o per rompere l’accordo Pd-grillini che li lascerebbe fuori dalle presidenze e dal governo. Salvini, comunque, come contropartita potrebbe chiedere la presidenza di Montecitorio. Ma anche su questo scenario grava la contormossa grillina: votare al Senato Roberto Calderoli.
“Ci metterebbero in difficoltà “, confidano i leghisti. Il quadro è evidentemente molto complicato ed non è escluso che alla fine spunti il nome di un outsiders. Nome che gira già : quello di Emma Bonino, lanciato dal leader della minoranza dem Andrea Orlando. Candidatura che il senatore grillino Matteo Mantero prende sul serio: ” “Zanda? E’ una soluzione ma per quanto mi riguarda penso di più ad una figura come quella di Emma Bonino”. Intanto fra i dem circola anche l’idea di mettere in pista il nome delle neo senatrce a vita LIliana Segre.
Dunque si tratta e si lanciano segnali di fumo. Salvini continua a ripetere che “stiamo ancora lavorando per un accordo che porti tutti ad essere rappresentati negli uffici di presidenza, tutti”. il leader leghista comunque sembra parlare di altro. Mentre Luigi Di Maio dice: “Ho sentito più volte Salvini e Martina in questi giorni, continueremo a parlare e una soluzione la troveremo”.
A ai suoi parlamentari chiede: “Tenetevi pronti perchè oggi potremmo doverci riunire più volte e cambiare il nostro modo di votare. Forse non oggi, ma vediamo…”.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 23rd, 2018 Riccardo Fucile
LO SCAMBIO DI MAIL TRA DIRIGENTI LEGHISTI SVELA IL MECCANISMO DI “VINCI SALVINI”: ACCESSO AI PROFILI FB, GLI AMICI E LA PROPAGANDA MIRATA
Anche la Lega ha schedato i suoi potenziali elettori. E lo ha fatto con il prestigioso concorso Vinci
Salvini!, vero e proprio colpo di teatro della campagna elettorale del Carroccio ideato da Luca Morisi, il Casaleggio di Matteo Salvini.
Ieri Repubblica ha scritto che nel 2016 la Lega aveva avuto contatti con Cambridge Analytica, che avevano effettuato una profilazione psicometrica degli elettori italiani nel 2016 e la Lega ha smentito.
Anche Fratelli d’Italia ha smentito di essere il partito che aveva avuto grandi successi negli anni Ottanta e che poi era stato rivitalizzato da Cambridge Analytica nel 2012, come raccontato — senza fare nomi — dalla stessa azienda sul suo sito.
Oggi però Giuliano Foschini e Fabio Tonacci parlano di un altro argomento: l’iniziativa che metteva in palio un caffè con Matteo Salvini, che è stata presentata come un originale strumento di fidelizzazione.
In quel modo però la Lega ha anche raccolto i dati dei profili Facebook dei suoi militanti e simpatizzanti, prendendosi anche la lista degli amici e l’indirizzo email.
Salvini pubblica un video nel quale spiega le regole del concorso: bisogna iscriversi attraverso il proprio account di Facebook al sito salvinipremier.it, completare il modulo con dati personali e l’indirizzo email, e poi fare a gara con gli altri iscritti a chi mette più rapidamente il like ai post di Salvini.
Sconsigliano la registrazione senza Facebook e obbligano il partecipatante a fornire il numero di cellulare.
Il sistema genera automaticamente una classifica per i premi giornalieri (una telefonata del “Capitano” Matteo Salvini o un post personalizzato sui suoi social network) e settimanali (un caffè con lui e il filmato dell’incontro).
L’attacco hacker al Carroccio e le mail “svelate”
Ma c’è anche dell’altro. A febbraio, durante la campagna elettorale, una serie di attacchi hacker ha funestato le risorse web di Matteo Salvini.
Oltre al furto — temporaneo — della pagina Lega — Salvini premier si è verificato anche un furto di email. In alcune di queste si parla proprio di raccolte dati:
Il 19 luglio 2017 Armando Siri, il consigliere economico che ha proposto la Flat tax, scrive sia a Luca Morisi (capo della campagna social e ideatore del “Vincisalvini”) che a Giancarlo Giorgetti.
«Vi inoltro un po’ di informazioni riguardo la Fondazione, così come da accordi con Matteo, che ha chiesto di procedere per una valutazione sul da farsi (…). Dovendo operare a livello nazionale abbiamo bisogno dell’omologa prefettizia. In alternativa si può avviare il Comitato promotore, deputato alla raccolta del capitale di minimo 50.000 euro per la costituzione (è quello che ha fatto Toti per Change)».
A Siri risponde Morisi.
«Ho bisogno anche io – per i nostri progetti di evoluzione social – di un soggetto giuridico di questo tipo».
Quale direzione debba prendere l’evoluzione social della Lega, gli interlocutori non lo specificano.
Siri fa un’ulteriore osservazione sulla differente natura giuridica della fondazione e del comitato, Morisi replica: «Come “appoggio”per la normativa privacy (che serve per la raccolta dati che faremo)potrebbe anche quello (il comitato, ndr) essere sufficiente»
Quindi, con questo metodo la Lega ha messo in piedi un sistema di profilazione dei sostenitori diverso da quello di Cambridge Analytica ma con gli stessi obiettivi: attraverso l’accettazione del sistema messo su per la Lega, Facebook trasmette la mail e la lista degli amici permettendo così di svolgere propaganda specifica e mirata. Attenzione: tutto ciò di cui parla l’articolo di Repubblica è perfettamente legale e si basa su un’adesione volontaria da parte del soggetto, anche se probabilmente in pochi si sono resi conto di quello che hanno accettato.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 23rd, 2018 Riccardo Fucile
MADRE DI FORZA ITALIA, PADRE CHE VOTA LEGA, MA LEI RIBADISCE: “LA DIGNITA’ CONTA PIU’ DI QUALSIASI ALTRA COSA, NON SERVO GELATI A UN RAZZISTA”
Ieri abbiamo raccontato la storia della ragazza che si è rifiutata di servire il gelato a Matteo Salvini alla la gelateria Baci Sottozero che si trova in piazzale Siena a Milano. La gelateria ha smentito la versione della madre della ragazza, che aveva detto che Matteo Salvini aveva telefonato alla titolare per lamentarsi del comportamento della ragazza provocandone il licenziamento.
Lei però ieri ha parlato alla trasmissione La Zanzara su Radio24 spiegando in primo luogo che non ha litigato con il cliente nella gelateria: “Non lo volevo servire perchè è una persona che semina odio tra la gente”.
“In faccia non gli ho detto nulla, me ne sono andata e mi sono fatta sostituire. E’ stato servito da altri”.
E poi ha aggiunto che a dirle della telefonata di Salvini è stata la stessa proprietaria della gelateria: “La titolare mi ha detto che ha ricevuto una telefonata da Matteo Salvini, altrimenti non sarebbe successo nulla”.
“La titolare mi ha inveito contro: stai zitta, qui bisogna servire tutti che sia Mussolini o Salvini o un nero, hai fatto fare brutta figura al locale e Salvini sarà il prossimo premier incaricato, non sai che danno ci hai fatto”.
Il Corriere della Sera riporta ancora le parole della ragazza che conferma il racconto della telefonata di Salvini e rivela anche che suo padre vota Lega:
La versione dell’accaduto fornita da Nadia non è però così lontana da quella raccontata dalla mamma: «Aggredendomi la titolare mi ha urlato che aveva telefonato Salvini lamentandosi del mio comportamento. Mi ricordo addirittura che lo indicava come “il prossimo premier”. Me ne sono andata per dignità ».
Le origini c’entrano fino a un certo punto: «Mio papà è un elettore proprio di Salvini, mia mamma è stata assessore di Forza Italia a Corsico.”
(da agenzie)
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Marzo 23rd, 2018 Riccardo Fucile
ANDREA CECCONI, EX CAPOGRUPPO M5S, SVELA LE BUGIE DI DI MAIO
Andrea Cecconi, ex capogruppo del MoVimento 5 Stelle poi cacciato durante la campagna
elettorale per il caso Rimborsopoli, è di sicuro una persona intelligente. Anche lui, come tutti tranne gli elettori del M5S che ci hanno invece creduto (e Michele Ainis), ha capito che la rinuncia al seggio fatta firmare e sbandierata da Luigi Di Maio in campagna elettorale era roba di nessun valore.
E lo ha detto oggi in un’intervista rilasciata ad Annalisa Cuzzocrea per Repubblica:
«Mi sono iscritto al misto»
Non aveva firmato un documento di rinuncia alla candidatura?
«Sì, ma era carta da c… Avevo chiamato un’amica in corte d’appello e mi aveva detto che non valeva nulla».
Crede che Di Maio la denuncerà per danno all’immagine?
«Non ho ricevuto nulla dagli avvocati del Movimento».
Si dimetterà ?
«I probiviri hanno 90 giorni per decidere se espellermi. Ne restano 60. Ma poi, anche se mi dimettessi, voi dite che non me lo faranno fare… che la Camera voterà contro».
Se resta, voterà con i 5 stelle?
«Certo, sono sempre la stessa persona. Perchè non dovrei votare per uno come Roberto Fico alla presidenza della Camera?».
Forse perchè le faranno altre offerte.
«Quelle sono già arrivate. Da tutti. Non mi interessa».
Durante l’intervista fanno notare ad Andrea Cecconi che Giulia Sarti è stata reintegrata e lui risponde: «Non ho pensato di dare la colpa a mia moglie».
Ma anche a Federico Capurso sulla Stampa Cecconi ha detto più o meno le stesse cose:
«Ho firmato con Luigi un impegno che prevedeva le mie dimissioni una volta eletto, ma poi ho anche chiamato una mia amica in Cassazione e lei mi ha detto che quel documento lo posso anche cestinare. Insomma, è carta da c…o. Io posso anche presentarle le mie dimissioni, ma devono essere votate dalla Camera e questo non accadrà mai, lo sappiamo tutti».
Tornano in mente oggi le parole profetiche di Luigi Di Maio che disse: «Tutti coloro che erano in posizioni eleggibili nei candidati delle liste plurinominali mi hanno già firmato un modulo per rinunciare alla proclamazione altrimenti gli facevo danno d’immagine».
Una richiesta che non aveva alcun senso perchè la proclamazione è un passaggio tecnico e automatico che avviene in conseguenza del fatto che un candidato ha ricevuto un numero sufficiente di voti per essere eletto.Ciononostante il M5S è andato avanti per tutto il proseguo della campagna elettorale a spiegare che “gli eletti avrebbero rinunciato” al seggio, che gli impresentabili non erano un problema perchè candidati in collegi uninominali perdenti nei quali non sarebbero stati eletti. Il modulo “per gli impresentabili” però era una bufala, un trucchetto da campagna elettorale.
Il Capo Politico del M5S si era fatto i suoi sconti e dichiarava che «non esisteranno gli ex 5 Stelle, per i conti che mi sono fatto io».
Eppure gli ex 5 Stelle oggi sono entrati in Parlamento, nonostante i moduli di rinuncia, i calcoli e le previsioni di Di Maio.
E curiosamente nessuno oggi parla più di espellerli, cacciarli o allontanarli. Il motivo non è solo il fatto che i conti di Di Maio erano sbagliati ma anche che — nell’attuale situazione politica — ogni voto conta. Al MoVimento servono quei sette voti, e anche di più, per poter andare al governo.
C’è quindi la concreta possibilità che i valori, i codici e le regole del M5S vengano messe da parte in nome della cosiddetta “ragion di Stato” che altro non è che il desiderio di andare al potere.
Certo, il M5S potrebbe smentire tutti denunciando gli eletti “per danno d’immagine”, saranno poi i tribunali a dimostrare una volta per tutte che era una farsa.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 23rd, 2018 Riccardo Fucile
DOPO 19 GIORNI DI AUTOESALTAZIONE E FAVOLE, DI MAIO E SALVINI SI SONO ACCORTI CHE LE CARTE CONTINUA A DARLE BERLUSCONI
Per diciannove giorni esatti, due uomini, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, hanno girato l’Italia in lungo e in largo, in un tour della vittoria, raccontando a tutti di aver vinto le elezioni.
Intessendo intorno a questo concetto un racconto fatto di emozioni («saremo sempre fedeli a chi ci ha scelto») e parole d’ordine («nulla sarà come prima») che ha rapito anche le migliori menti nella seduzione di una idea – l’inevitabilità di un governo Lega-M5S, dannazione, disperazione, entusiasmo, come preferite, in Europa, in Usa, in Russia.
Ma, come nelle favole, a 24 ore dall’inizio della prima scelta che avvia la strada per formare un esecutivo, tutto svanisce, e i due uomini, Salvini e Di Maio, come la ragazza che porta la ricottina al mercato, scoprono che la vittoria nelle urne è stata solo un rapido sguardo riflesso in uno specchio.
Avevano fatto un accordo che contentava entrambi: al primo la presidenza del Senato, al secondo la presidenza della Camera. Intesa viatico di un futuro accordo di governo.
Salvo scoprire che per fare un governo ci vuole ben altro dei voti fin qui raccolti, e molto molto altro che una semplice somma numerica.
È bastato che si rialzasse dal suo dispiacere il vecchio leone della politica italiana, per scompigliare ogni progetto.
Nelle prime ore dopo i risultati sembrava morta, Forza Italia. Vergognosa, schiacciata dal sorpasso inflittogli dalla Lega. Poi, tre giorni fa l’arrivo a Roma di Silvio Berlusconi.
A differenza degli altri leader che hanno solo partiti, il Cavaliere può contare anche su una poderosa macchina che ha costruito negli anni, e che, sebbene sminuita di peso, schiera un’ampia articolazione di ruoli e intelligenze, come Ghedini e Letta, giornali e televisioni, relazioni istituzionali e fedeltà consolidate.
Fili sono stati tirati da questa macchina, progetti sono stati abbozzati. Discreti approcci, telefonate, amicizie riascoltate, una tela è stata sistemata, a Roma, per provare a rimettere l’esuberanza salviniana in un progetto logico.
Un richiamo al realismo di un accordo: alla Lega l’incarico di governo, a Forza Italia la presidenza del Senato. Carica, quest’ultima da non sottovalutare, essendo la seconda dopo il Presidente, e la guida della più incerta delle ali del Parlamento, dove le maggioranze sono più ristrette e dunque più decisive.
Come mai questo ovvio accordo fra alleati non fosse stato definito finora, è una domanda superflua.
La matematica anche in politica è una scienza esatta: un Salvini in uscita dalla coalizione con Forza Italia, per fare un governo con i Cinquestelle sarebbe stato il leader di una forza politica del 18 per cento che si univa a una forza politica con il 33 per cento. Un progetto suicida per se stesso e per tutta la destra.
L’accordo con i Cinquestelle era dunque, dopotutto, solo un po’ di scena, da parte di Salvini, per spingere la coalizione ad assicurargli l’incarico di fare il governo.
E per rendere nullo ogni accordo fin qui fatto tra Lega e Pentastellati non è stato nemmeno necessario fare una telefonata o mandare una nota: per Di Maio una cosa è giocare con Salvini, altro è allearsi con Berlusconi.
L’intesa che doveva sconvolgere l’Italia si è rivelata alla fine solo un classico «teatrino» politico.
Potremmo persino felicitarci per questa lezione di realismo che scuote tutti ancora prima dell’insediamento del nuovo Parlamento. Se non fosse che ora sul tavolo non rimane uno straccio di idea su future maggioranze. Il Pd ex partito di governo oggi disorientato, diviso, è senza una strategia.
Certo non gli sarà facile accodarsi a un centrodestra unito; d’altra parte non è nemmeno pronto a costruire un rapporto con l’acerrimo nemico M5S. In ogni caso, la lacerazione interna, dopo la sconfitta, lo tira su aree politiche opposte.
Gli M5S che finora pensavano di poter giocare usando i due forni, la Lega e il Pd, magari mettendoli su piani di competizione, oggi si ritrovano a dover cambiare del tutto schema.
Se il voto per le presidenze di Camera e Senato che inizia stamattina vedrà un centrodestra compatto sul nome di Romani, come è stato detto ieri sera dopo il vertice dei capigruppo, la destra sarà l’unica area con una strategia chiara.
Se c’è un incrocio dove nei prossimi giorni ogni accordo sarà fatto o disfatto, questo è l’incrocio fra piazza Venezia e via del Plebiscito, dove si erge Palazzo Grazioli, da anni casa del Cavaliere.
(da “La Stampa”)
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Marzo 23rd, 2018 Riccardo Fucile
NESSUNO VUOLE BRUCIARE POTENZIALI CANDIDATI, INIZIA IL MERCATO DELLE VACCHE
Una valanga di schede bianche. Queste le prime indicazioni che arrivano dalle riunioni dei partiti,
a poche ore dall’avvio delle votazioni per le presidenze di Camera e Senato. Il veto dei pentastellati sull’elezione del senatore di Forza Italia Paolo Romani alla presidenza di Palazzo Madama ha bloccato la contestuale elezione del pentastellato Roberto Fico sullo scranno più alto di Montecitorio.
Il Movimento 5 Stelle voterà scheda bianca alle prime due votazioni. Dopo la seconda votazione a vuoto, ci potrebbe essere una nuova riunione con tutti i capigruppo dei vari partiti. “Io un Nazareno bis non lo farò mai, non porterò mai il M5S a fare una cosa del genere” ha detto in Assemblea degli eletti il capo politico di M5S Luigi Di Maio, ribadendo che il Movimento non ha alcuna intenzione di riabilitare Silvio Berlusconi.
“Non possiamo che votare oggi scheda bianca. Non dobbiamo mai dimenticare il metodo”. Di Maio ha aggiunto: “Siamo la forza del cambiamento. Sono orgoglioso della compattezza granitica sui nostri valori. Cambieremo il Paese con l’integrità e la coerenza e questo cambiamento inizia con la presidenza della Camera”.
“Il Pd voterà scheda bianca” al primo scrutinio, ha detto Ettore Rosato, facendo ingresso all’assemblea dei gruppi Pd alla Camera. “Spetta a M5S e centrodestra indicare una soluzione, non ci sono riusciti. Spetta a loro avanzare una proposta, siamo in attesa di capire quale”.
“La riunione di ieri sera ha confermato ciò che avevamo già previsto: ci troviamo in una fase di impasse determinata dal centrodestra e dal M5S” ha affermato il reggente Maurizio Martina.
“Il metodo di lavoro che hanno condotto fin qui è chiaramente insufficiente vista la delicatezza di questo passaggio. Hanno deciso di giocare diverse parti in commedia. Nessuno di loro si assume una responsabilità piena e invece gioca sui tatticismi. Così il groviglio anzichè districarsi si complica. Dobbiamo riconoscere che lo stallo dell’iniziativa è conclamato. Il Pd vuole garantire a Camera e Senato figure di garanzia e di livello. Mi sembra che le altre forze non abbiano colto l’importanza delle scelte che siamo chiamati a fare. Noi voteremo scheda bianca”.
Indicazioni analoghe giungono dalle riunioni di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, che sono orientate a votare scheda bianca ai primi scrutini. o della seduta dell’Aula per l’elezione del nuovo presidente. “Oggi è una giornata di passaggio, domani sarà quella decisiva”, spiega Maurizio Gasparri.
“Ormai sono un pericoloso criminale…” scherza il senatore di FI, Paolo Romani, con i cronisti che cercano di intercettarlo nel salone Garibaldi di Palazzo Madama per chiedergli cosa accadrà oggi e il veto dei 5 Stelle sulla sua nomina a presidente del Senato.
“Io penso – ha detto la leader di FdI, Giorgia Meloni – che sia fondamentale che in questa fase il centrodestra rimanga unito se, come io credo, il centrodestra debba continuare rivendicare la possibilità di avere l’indicazione del premier incaricato”. Meloni ha spiegato: “Noi abbiamo fatto del nostro meglio in questi giorni per cercare una soluzione di rispetto del voto degli italiani coinvolgendo tutte le forze parlamentari, mi pare che lo stallo sia dovuto ad alcune impuntature che per certi versi trovo ancora un po’ infantili. Continueremo a lavorare per trovare una soluzione, l’obiettivo è avere un Parlamento funzionante nel minore tempo possibile perchè gli italiani hanno altre priorità e vedere questo spettacolo che si protrae per lungo tempo non aiuta la credibilità della politica”. Anche Liberi e Uguali fa sapere che voterà scheda bianca.
(da agenzie)
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