Marzo 7th, 2018 Riccardo Fucile
BASTA RACCONTARE CHE IL M5S NON HA LA MAGGIORANZA PER COLPA DELLA LEGGE ELETTORALE, MA NON SI CAPISCE PERCHE’ DOVREBBE GOVERNARE CHI RAPPRESENTA SOL UN TERZO DEL PAESE
Sono giorni difficili per il MoVimento 5 Stelle. Il partito che per anni ha ripetuto ossessivamente “mai con il PD” e “mai con Forza Italia” e che si è sempre rifiutato di fare alleanze con qualsiasi partito o lista civica si trova nella spiacevole condizione (per loro) di doversi alleare con qualcuno per andare al governo.
Che il MoVimento 5 Stelle voglia governare anche se non ha la maggioranza è chiaro: lo ha detto il Capo Politico Luigi Di Maio.
Curiosamente però mentre il M5S cerca alleati con cui coalizzarsi continua a demonizzare l’idea di coalizione politica, disegnando un’Italia dove esiste solo il M5S.
È necessario quindi giustificare questa decisione. Non basta dire che lo si fa “per il bene del Paese”.
Perchè è lo stesso argomento utilizzato da Bersani nel 2013 durante il famoso streaming con Vito Crimi e Roberta Lombardi.
Dopo anni spesi a dire che il PD e Forza Italia sono il male assoluto il MoVimento 5 Stelle deve trovare una soluzione per far mandare giù la pillola ai suoi elettori. Il MoVimento 5 Stelle deve trasformarsi da partito a vocazione maggioritaria, che non è in grado di governare se non da solo (come avviene in tutti i comuni d’Italia dove c’è un sindaco del 5 Stelle) a partito di governo.
E in Italia, nonostante tutti i buoni propositi dei pentastellati, si governa assieme agli altri.
Le coalizioni le alleanze post elettorali volgarmente chiamati “inciuci” non sono il male assoluto. Sono il sale della democrazia.
Perchè chi governa lo fa a nome di tutti i cittadini, e non solo di chi lo ha votato. Certo, si può continuare ad andare a votare nella speranza che emerga una maggioranza chiara e che i cittadini (per esasperazione?) consegnino il potere ad un solo partito.
Non è quindi poi così strano che Luigi Di Maio utilizzi per i suoi post cartine elettorali prese dalle pagine “non ufficiali” del MoVimento 5 Stelle.
Cartine che servono a dimostrare che se non ci fossero le coalizioni il MoVimento 5 Stelle avrebbe vinto ovunque. Le coalizioni non sono una cosa brutta o sporca, sono sì un modo per raccogliere consensi in maniera trasversale ma anche un sistema per consentire che chi va al governo rappresenti meglio tutte le componenti del corpo elettorale. E soprattutto non sono incostituzionali.
Secondo queste carine, che vengono condivise anche da eletti del M5S come Tiziana Ciprini per spiegare che in buona sostanza gli elettori sono stati fregati dalla legge elettorale.
L’Italia raccontata dai 5 Stelle, quelli ufficiali e quelli non ufficiali, è la stessa: è tutta gialla.
Ma la storia non si fa con i “se” e probabilmente “se non ci fossero state le coalizioni” il centrodestra si sarebbe presentato con un raggruppamento compatto — immaginiamo con un nome tipo “Popolo delle Libertà ” oppure “Lega delle Libertà ”.
Secondo la narrazione del 5 Stelle se non ci fossero le coalizioni il M5S avrebbe la maggioranza assoluta. Ma non è così, perchè gli elettori di centrodestra avrebbero continuato a votare per l’eventuale formazione di Salvini-Berlusconi-Meloni. L’assenza delle coalizioni non dà “matematicamente” la vittoria al MoVimento 5 Stelle.
Ma possiamo già individuare uno dei leit motiv della nuova legislatura. Quella di Salvini che vuole governare l’Italia con “metà dei voti del MoVimento 5 Stelle”.
La coalizione di centrodestra però ha preso (senza premi di maggioranza visto che non ha raggiunto il 40%) 12.147.611 di voti pari al 37% del totale.
E del resto perchè 10milioni di voti dovrebbero consentire al MoVimento di governare quando rappresentano meno di un terzo dei 32.825.399 elettori che hanno votato il 4 marzo?
Per la cronaca la cartina dell’Italia post-elettorale è completamente diversa dall’immagine che ne dà il MoVimento 5 Stelle.
L’elaborazione grafica di Repubblica alla Camera (ma al Senato è sostanzialmente la stessa) mostra chiaramente come la ripartizione dei collegi plurinominali e uninominali data da Luigi Di Maio non corrisponda al vero.
Senza dubbio al Sud il M5S ha vinto ovunque (anche se rimangono alcune “sacche di resistenza” del centrodestra in Calabria) ma al Nord il MoVimento 5 Stelle ha ceduto ovunque il passo alla Lega e a Forza Italia.
Luigi Di Maio riesce a fare di meglio. Spiega che la cartina rappresenta “le regioni in cui il MoVimento 5 Stelle è la prima forza politica”.
Ma se fosse così il M5S non avrebbe bisogno di cercare voti in Parlamento per varare il suo governo.
Perchè si è andati a votare con una legge che consentiva ai partiti di coalizzarsi e quindi quella cartina non racconta la verità .
Racconta solo la verità che il M5S vuole raccontare agli elettori nel tentativo di far credere che essendo la maggioranza nel Paese è naturale che governino.
Ma se davvero sono maggioranza del Paese non avrebbero bisogno di cercare alleanze, “collaborazioni” o “convergenze programmatiche” (tutti eufemismi per evitare di usare la parola inciucio) con altri partiti. Allora perchè Di Maio non va a governare da solo?
Perchè è disposto a non tenere conto della volontà di quel 37% di elettori che ha deciso di mandare al governo Salvini e il centrodestra?
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 7th, 2018 Riccardo Fucile
IL PD PRIMO TRA GLI OVER 65 E PENSIONATI
L’origine del mondo nuovo è scritta nel suo dna: l’età degli elettori, nel loro lavoro, nel loro
curriculum dentro la cabina.
La specie che sopravvive, dice Beppe Grillo, non è quella più forte ma quella che si adatta meglio: “Un po’ democristiani, un po’ di destra, un po’ di sinistra”.
Di quale materia è fatto, allora, quel 32 per cento?
C’è un pezzo di Pd, come dicono tutti gli istituti di analisi. Ma non basta. Dentro ci sono cittadini che nel 2013 non si erano nemmeno presentati alle urne, ci sono ex elettori di Vendola, ma ci sono anche ex elettori di Berlusconi e soprattutto di Mario Monti. Cioè i sostenitori del governo del Professore, che nell’enciclopedia dei grillini è alla voce “grande inciucio” e che ha dato l’ultima spinta per il primo boom dei Cinquestelle, quello di cinque anni fa.
E’ in questa radiografia dell’istituto Ixè, diretto da Roberto Weber, la forza attrattiva che ha ingrossato settimana dopo settimana il bacino elettorale del M5s.
Il primo schema racconta che di quei 10 milioni e 700mila che hanno votato il M5s, il 57 per cento l’aveva già fatto cinque anni fa. Il resto sono tutti elettori “nuovi”, almeno alle Politiche.
La fetta più importante arriva dall’astensione (13 per cento), ma a seguire ci sono gli ex votanti di Scelta Civica (12) che sono molti di più degli ex Pd (7).
I Cinquestelle hanno anche perso qualcosa, è successo per i motivi più diversi ed è successo, spiega Weber, verso il centrosinistra e soprattutto verso il centrodestra (in testa la Lega).
Ma sono falle quasi ininfluenti rispetto a quanto il M5s è riuscito a rubare alle altre aree politiche, in particolare quelle definite “moderate” come — appunto — quella di Monti, un fenomeno emerso — in parte inferiore — già alle Europee 2014.
Poi c’è l’altro vincitore, la Lega, che in cinque anni ha più che quadruplicano i propri voti (dal 4 al 17), un fenomeno ancora più sorprendente dell’aumento dei Cinquestelle che ora sono al 32 ma partivano dal 25.
Guardando alla composizione del Carroccio che elabora Ixè, salta all’occhio subito che la maggioranza relativa degli attuali elettori leghisti nel 2013 aveva votato il Popolo della Libertà , cioè Berlusconi.
E’ una sorta di “sostituzione” dell’elettorato: solo il 19 per cento dei 5 milioni e 700mila voti della Lega era già del partito allora guidato da Roberto Maroni.
Il 31, invece, arriva dal Pdl: Weber spiega che l’elettorato della Lega ha un altissimo tasso di fedeltà alla coalizione (87 per cento).
E’ come se la base del centrodestra subisse una metamorfosi, cambiasse pelle. Anche la Lega recupera parecchio dai vecchi astenuti (22 per cento), ma in questo “esame del sangue” dell’elettorato della Lega c’è la conferma che il voto al Carroccio e ai Cinquestelle in molte parti del Paese sono le facce della stessa medaglia: di protesta, di voto “anti”, di volontà di cambiamento.
E infatti un decimo degli elettori attuali della Lega nel 2013 aveva votato M5s. Fino all’impensabile, che probabilmente riguarda soprattutto le Regioni rosse: il 7 per cento dei “nuovi leghisti”, nel 2013, votarono il Pd di Bersani. Evidentemente l’ultima speranza, l’ultima opportunità data al centrosinistra.
Se il ragionamento si estende a tutti i partiti, da Ixè spiegano che solo in un elettore su due ha fatto la croce di nuovo sul Pd.
Tutti gli altri se ne sono andati: verso il M5s soprattutto, verso la Lega (molto di più che verso Forza Italia), ma soprattutto verso il non voto (uno su 5).
Metà degli elettori di Scelta Civica ha scelto i Cinquestelle.
I veri disorientati, in ogni caso, sono gli ex elettori di Vendola, convinti proprio pochino dal progetto di Liberi e Uguali: uno su 3 si è astenuto, uno su 4 ha scelto Grasso, ma parecchi si sono sbriciolati tra Pd, Bonino e M5s.
Il lavoro sui dati di Ixè sconfessa un pregiudizio sui Cinquestelle: il loro 32 per cento, infatti, diventa 43 tra i dipendenti a tempo indeterminato.
Di un pelo dietro arrivano, certo, i disoccupati e gli studenti. Bassissima la quota, invece, tra pensionati e lavoratori autonomi.
Proprio i disoccupati puniscono il Partito Democratico (il quasi 19 per cento totale si riduce all’8), mentre a spingere — invano — Renzi sono stati soprattutto i pensionati, tra i quali il Pd è il primo partito.
Gli studenti sono il bacino principale di Liberi e Uguali, PiùEuropa e Potere al Popolo, ma non disdegnano affatto la Lega. Chi dà più forza a Forza Italia e Lega sono le casalinghe e gli autonomi. I disoccupati sono un bel pezzo dell’elettorato dei Fratelli d’Italia.
Se i Cinquestelle restano il primo partito in tutte le fasce d’età (e in particolare tra gli elettori di mezza età , tra i 35 e i 44), estendendo il proprio consenso — rispetto agli anni precedenti — anche nelle fasce dei più anziani. Weber qui sottolinea “la conquistata capacità di sfondare il muro dei 55 anni, oltre il quale, solo pochi mesi fa, registravamo un tracollo di consensi al movimento”.
Il Pd primeggia invece solo tra gli anziani, cioè coloro che hanno più di 65 anni, a conferma del fallimento anche del tentativo di Renzi di rendere più giovanile il partito.
Tra le altre cose si può notare che la Lega ha i suoi picchi tra i 45 e i 64, mentre Forza Italia va forte tra gli ultra 65enni. Liberi e Uguali e Potere al Popolo hanno costruito buona parte del loro piccolissimo patrimonio soprattutto sui giovani.
Da lì forse una parte della sinistra, svuotata e senz’anima, potrebbe cominciare a raccogliere qualche coccio.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 7th, 2018 Riccardo Fucile
“CON FLAT TAX E REDDITO DI CITTADINANZA SAREBBE UNA STRAGE DEGLI INNOCENTI”
Introdotte insieme, la flat tax e il reddito di cittadinanza aprirebbero la porta a «una strage degli innocenti» e disegnerebbero un mondo in cui «gli italiani di domani farebbero meglio a non nascere».
Mario Monti lo dice con cautela, ben consapevole della gravità della sua profezia. Presi da soli, i due provvedimenti che il centrodestra e i grillini hanno utilizzato per vincere le elezioni, suggeriscono parecchi dubbi al professore ed ex premier.
Non è una missione impossibile, lascia intendere, però il rischio è di «essere stroncati dal debito».
Servirebbero dei correttivi, cose che qualunque governo dovrebbe fare. Come creare un mercato che funzioni, tagliare le tasse, battere l’evasione fiscale e ridurre le diseguaglianze.
Professore, siamo il primo Paese europeo candidato ad essere guidato da un governo anti-establishment. Non è sorpreso, vero?
«In fondo, la campagna elettorale è stata una lotta tra populisti. Due populisti venuti dal basso, Di Maio e Salvini, apparsi più freschi e genuini, hanno sconfitto due populisti più consolidati nel sistema, un po’ logori e meno credibili: il padre storico di tutti i populisti, Berlusconi; e Renzi, che perfino da Palazzo Chigi aveva praticato un suo populismo contro l’Europa».
Era un processo inevitabile?
«Dando spesso all’Europa la colpa dei loro insuccessi (uno di loro sostiene addirittura che abbia complottato per porre fine a un suo governo), sono stati proprio Berlusconi e Renzi a spianare la strada a Salvini e Di Maio, instillando per anni nella mente degli italiani un riflesso anti-Europa sul quale il Movimento 5 Stelle e la Lega hanno capitalizzato alla grande. Per questo è parso un po’ goffo che Berlusconi abbia cercato di accreditarsi in Europa come il bastione contro gli euroscettici italiani».
Un Paese è sempre quello che vota. Il nostro sta migliorando o peggiorando?
«La politica italiana è riuscita a screditarsi oltre ogni limite. Basta pensare al tourbillon di passaggi da uno schieramento all’altro, da un partito all’altro. Il capitalismo italiano, la classe dirigente dell’economia, le organizzazioni imprenditoriali, non hanno mostrato grande capacità nè volontà di riformarsi».
Cos’è successo?
«Tutti tendono a considerare lo Stato come bestia da fustigare e da mungere al tempo stesso. Sarebbe stato sorprendente che proprio l’Italia restasse immune da quella miscela di risentimento verso la politica, verso tutte le istituzioni, verso l’establishment che in questi anni ha percorso l’Europa e gli Stati Uniti».
Cosa vogliono i populisti?
«Colpire due obiettivi: l’establishment e l’Europa».
Come andrà a finire?
«Mi auguro che riescano a imporre all’establishment una drastica cura per renderlo più moderno, più responsabile, più rispettoso delle leggi e dell’interesse generale».
E l’Europa?
«L’auspicio è che i populisti non compiano un grave errore di prospettiva storica. L’Europa deve essere riformata e migliorata in tanti aspetti. Ma non va depotenziata rispetto agli Stati nazionali, nè bisogna uscirne. In un Paese come l’Italia, il “sogno” di un’Europa espulsa dalla vita italiana, o di un’Italia ritornata alla totale sovranità nazionale, avrebbe conseguenze su cui Di Maio e Salvini, nell’interesse soprattutto dei loro elettori, dovrebbero riflettere».
Faccia un esempio.
«E’ stata l’Europa, per dirne una, a limitare lo strapotere delle caste, a cominciare dalle partecipazioni statali. Ha poi liberato i risparmiatori dall’obbligo, di fatto, di comprare solo titoli dello Stato italiano, per vederseli tosati da ondate di inflazione. Guai se puntassimo tutto su “Prima l’Italia”. Se mai, la traduzione geopolitica di “America First” dovrebbe essere “Prima l’Europa”, con il rafforzamento complessivo del nostro continente nella competizione mondiale. Di ciò necessita un Paese come il nostro, importante ma non molto potente. La Germania ha meno bisogno dell’Ue. L’economia tedesca la farebbe più da padrona in Italia, se l’Unione venisse meno o l’Italia uscisse».
Se andassero al governo, grillini e centrodestra si troverebbero ad attuare politiche che sembrano nel migliore dei casi difficili. È un vicolo cieco?
«Guardiamo anzitutto al contesto. Abbiamo vissuto tempi in cui i mercati finanziari grandinavano sui Paesi che praticavano politiche non ortodosse o si lasciavano andare a promesse non ponderate. Era eccessivo. Ma è altrettanto eccessivo – e più pericoloso perchè può condurre a scelte poco responsabili che i cittadini pagheranno caro in futuro – vivere nel Nirvana finanziario creato da un “quantitative easing” della Bce, a mio parere troppo generoso e che dura da troppo».
E allora?
«Non credo che i partiti, tutti, avrebbero dato tanta prova di irresponsabilità nelle promesse elettorali, se non ci trovassimo con tassi di interesse così bassi da rimuovere psicologicamente il vincolo di bilancio, malgrado le prediche della Ue e dei banchieri centrali. E non credo che i mercati avrebbero mostrato encefalogrammi così piatti, in termini di spread, di fronte a risultati elettorali che in altri tempi li avrebbero fatti rabbrividire. Meglio così, finchè durerà ».
Le promesse sono state chiare. M5s ha vinto col reddito di cittadinanza. Berlusconi e Salvini con la Flat Tax. Sono ricette ardue per un Paese indebitato.
«Ho qualche dubbio sull’uno e sull’altra, presi individualmente. E dubbi ancora maggiori se dovessero arrivare congiuntamente. Resto convinto che un’economia sociale di mercato che funzioni e crei lavoro deve avere grande attenzione sia all’aspetto produttivistico, sia a quello della riduzione delle disuguaglianze».
Qual è la giusta medicina?
«In ogni caso in Italia occorre una politica durissima contro l’evasione fiscale, oltre che il taglio della pressione complessiva, usando lo strumento fiscale contro le eccessive disuguaglianze. Probabilmente, le due visioni di Renzi e Berlusconi, piuttosto simili, avrebbero reso improbabile una tale strategia. Con Di Maio e/o Salvini potrebbe rivelarsi più facile combinare un’impostazione produttivistica “di destra” con un’impostazione distributiva “di sinistra”. Certo, se si introducessero il reddito di cittadinanza e la flat tax, nessuno protesterebbe. Ma sarebbe la “strage degli innocenti”: gli italiani di domani farebbero bene a non nascere, per non essere stroncati dal debito pubblico che scaricheremmo su di loro».
Il suo governo e la legge Fornero vengono spesso indicati fra le cause del populismo in Italia. Si sente colpevole?
«Allora, nel 2012, non era proprio possibile fare diversamente. Tant’è vero che tutti i provvedimenti presentati dal governo sono stati approvati in Parlamento con i voti sia del Pdl di Berlusconi che del Pd di Bersani. Questi due grandi partiti hanno contribuito al successo del M5s alle elezioni del 2013 non perchè abbiano adottato misure impopolari, ma perchè, avendo avuto per una volta una condotta molto responsabile, invece di rivendicare il merito di avere salvato l’Italia, in campagna elettorale hanno preferito dare la “colpa” al mio governo e all’Europa».
(da “La Stampa”)
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Marzo 7th, 2018 Riccardo Fucile
HANNO PIU’ DIGNITA’ DI QUALCHE LORO MASSIMO ESPONENTE: “FATELO SENZA DI ME”
È diventato subito trending topic, cioè l’argomento più virale su Twitter nelle ultime ore, ed è un
hashtag senza sfumature: #senzadime.
“Senza di me” sarà fatta una coalizione fra Pd e Movimento 5 stelle, scrivono alcuni elettori dem. Il senso dei cinguettii è univoco, il suono potente. “Chi non volesse un accordo tra Pd e Cinque Stelle scriva #senzadime” chiede Carrara_67.
E ad unirsi al coro sono centinaia di utenti.
L’hashtag #senzadime è il primo ‘urlo collettivo’ di quella parte di elettori, base del partito, contraria all’accordo. Al momento impossibile capire se sia maggioritaria o no, ma è preludio evidente a uno scontro che nelle prossime settimane non potrà che esplodere
Insieme ricalcano e danno eco alle parole di Matteo Renzi. “Cinque Stelle e Destre ci hanno insultato per anni e rappresentano l’opposto dei nostri valori. Sono anti europeisti, anti politici, hanno usato un linguaggio di odio. Ci hanno detto che siamo corrotti, mafiosi, collusi e che abbiamo le mani sporche di sangue per l’immigrazione: non credo che abbiano cambiato idea all’improvviso. Facciano loro il Governo se ci riescono, noi stiamo fuori”, ribadisce l’ex segretario del Pd.
“Per me il Pd deve stare all’opposizione. Se qualcuno del nostro partito la pensa diversamente, lo dica in direzione lunedì prossimo o nei gruppi parlamentari. Senza astio, senza insulti, senza polemiche: chi vuole portare il Pd a sostenere le destre o il Cinque Stelle lo dica. Personalmente penso che sarebbe un clamoroso e tragico errore”, aggiunge. “Ma quei dirigenti che chiedono collegialità hanno i luoghi e gli spazi per discutere democraticamente di tutto”. E la rete lo appoggia.
I commenti sono moltissimi, sono quelli dei delusi, di chi da queste elezioni è uscito senza peso ma che un peso, seppure di coerenza, vuole mantenere.
E mentre gli altri partiti invocano un ‘niente inciuci’, i #senzadime chiedono di accettare una sconfitta senza compromessi
Se M5s e Lega non trovassero un accordo politico, il Pd diventerebbe necessario. Infatti nessun’altra combinazione potrebbe garantire una maggioranza.
Due le ipotesi sul campo.
La prima, il M5s con il Pd (ed eventualmente i suoi compagni di centrosinistra, +Europa, Insieme, Civica Popolare, Svp più l’eletto della coalizione in Val d’Aosta al Senato) 356 deputati e 174 senatori. Maggioranza non ampissima. L
a seconda, questa stessa alleanza rafforzata da Leu con i suoi 14 deputati e 4 senatori.
Chi ha votato sa perdere, oggi chiede solo di poterne prendere atto e di essere, di diventare, una fiera opposizione. Non è una scelta da poco ma qualcosa che forse andrebbe, almeno stavolta, ascoltato.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2018 Riccardo Fucile
ECCO TUTTI GLI ELETTI ALLA CAMERA E AL SENATO
Sono in maggior parte del centrosinistra i nuovi parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere. I 18 seggi del voto estero sono stati assegnati, anche se lo scrutinio non è ancora definitivo perchè alcuni verbali di voto, spiega il Viminale, potrebbero essere stati inviati direttamente all’Ufficio centrale per la Circoscrizione Estero presso la Corte di Appello di Roma che, come previsto dalla legge, provvederà alla proclamazione degli eletti. Gli unici dati già definitivi sono quelli della ripartizione America settentrionale e centrale, ma i nomi degli eletti sono già certi.
Dei 12 seggi in palio alla Camera, 5 vanno al Pd, 3 al centrodestra e uno rispettivamente a M5s, Maie, Usei e +Europa.
Dei 6 seggi al Senato, il Pd e il centrodestra ne conquistano 2.
Nessun seggio ai Cinquestelle mentre ne prendono uno ciascuno Maie e Usei. Complessivamente dunque il Pd conquista sette seggi, il centrodestra cinque, il Maie e l’Usei due, il Movimento 5 Stelle e +Europa uno per un totale di 18 (12 alla Camera e sei al Senato).
In America settentrionale e centrale hanno votato, per la Camera, in 108.729 (27,94%) su 389.060 elettori.
Sono state 14.325 le schede non valide (di cui 942 bianche) e 68 le schede contestate. Al Senato, invece, hanno votato in 102.233 (28,22%) su 362.207 elettori. Sono state 13.085 le schede non valide (di cui 839 bianche) e 2 le schede contestate.
ALLA CAMERA
I cinque deputati eletti nella Ripartizione Europa sono Massimo Ungaro e Angela Schirò del Pd; Simone Billi per la coalizione di centrodestra; Elisa Siragusa del Movimento 5 Stelle e Alessandro Fusacchia di +Europa.
Nella ripartizione America meridionale i quattro seggi vanno a Mario Alejandro Borghese del Maie; Eugenio Sangregorio dell’Usei; Luis Roberto di San Martino Lorenzato di Ivrea della Lega e Fausto Guilherme Longo del Pd.
Per l’America settentrionale e centrale sono state elette Fucsia Fitzgerald Nissoli per Forza Italia e Francesca La Marca per il Pd, entrambe riconfermate.
Nella ripartizione Asia-Africa-Oceania-Camera il seggio va a Nicola Carè del Pd.
AL SENATO
In Europa conquistano un seggio Laura Garavini del Pd (già deputata nella legislatura appena conclusa) e Raffaele Fantetti di Forza Italia.
In America meridionale non passa Fabio Porta, presidente uscente del Comitato italiani nel Mondo della Camera, ma vengono eletti Ricardo Merlo del Maie e Adriano Cario dell’Usei.
In America settentrionale e centrale eletta Francesca Alderisi di Forza Italia
Nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide il seggio va a Francesco Giacobbe del Pd, riconfermato.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2018 Riccardo Fucile
CHISSA’ COME MAI GLI SPACCIATORI ITALIANI DI ALTO LIVELLO NON VENGONO “PERCEPITI” DAI BUONI BORGHESI UN PERICOLO COME GLI STRANIERI… FORSE PERCHE’ SI RIFORNISCONO DA LORO
Gestivano il mercato della droga nei salotti della «Roma bene», tra Parioli, e i locali notturni di
via Veneto.
Con le accuse di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di cocaina e all’estorsione sono finite in manette 21 persone.
Tra gli arrestati c’è anche Gaia Mogherini, nipote dell’alto rappresentante Ue per gli Affari Esteri, Federica.
La ragazza di 28 anni era già stata arrestata nel 2016 per una vicenda simile. Nell’ordinanza che dispone gli arresti domiciliari per Gaia Mogherini il gip la descrive come «pregiudicata e nullafacente».
L’inchiesta dei carabinieri del Comando Provinciale, coordinata dalla Dda di Roma, è partita in particolare da una segnalazione sull’attività di spaccio di droga in due locali della Capitale, entrambi nella centralissima via Veneto: il «Jackie O’», il «Notorius» e il «Momo».
Nel corso delle complesse indagini guidate dal procuratore aggiunto Michele Prestipino è stato quindi accertato il coinvolgimento di diversi personaggi che spacciavano cocaina nelle zone più ricche della Capitale.
In un caso addirittura la cocaina è stata spacciata all’interno del centro sportivo della caserma dei carabinieri di Tor di Quinto, dove uno degli indagati stava giocando a calcetto.
Inoltre, sono state sequestrate diverse armi che venivano utilizzate dagli indagati per incutere timore durante le estorsioni.
L’indagine partita dai locali di via Veneto si è poi allargata a tutta la Capitale: da San Giovanni all’Anagnina, da Montespaccato alla Rustica, fino alla Casilina, nel quadrante sud di Roma, dove è stata individuata la base vera e propria dell’organizzazione criminale che operava sul territorio da diversi anni.
La droga spacciata era di altissima qualità , senza precedenti sul territorio nazionale. Questo particolare ha fatto ritenere fin da subito – spiegano fonti dell’Arma – che la droga in questione provenisse dall’estero. La conferma è arrivata dopo l’arresto di un pregiudicato che ha confermato con le sue parole la tesi degli investigatori.
È soprattutto attraverso le intercettazioni telefoniche che emerge il ruolo di Gaia Mogherini nell’inchiesta che ha portato all’arresto di 21 persone, tra carcere e domiciliari.
Ad aprile del 2016 un cliente chiama la Mogherini e le chiede la cocaina. La ragazza risponde: «Stiamo venendo», confermando quanto detto, sempre allo stesso uomo, poco prima dal suo compagno, Roberto Nicoletti.
Dopo l’incontro il cliente scrive a Nicoletti: «Sono stato bene oggi», il compagno di Gaia Mogherini risponde subito dopo: «Con me starai sempre bene».
Al centro delle conversazioni tra i tre lo scambio di cocaina. In un altro episodio la stessa Mogherini chiama tale Kelly che, dopo averla ringraziata per la dose del giorno precedente, le chiede se c’è altra droga disponibile anche per «oggi».
(da “La Stampa”)
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Marzo 7th, 2018 Riccardo Fucile
CONTRO LE STRADE GRUVIERA PRIVE DI MANUTENZIONE NON RESTA CHE AFFIDARSI ALLA MAGIA CERIMONIALE?
Il Divino Otelma è intervenuto questa mattina in Ecg, il programma condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli studi Niccolò Cusano.
Il Divino Otelma scende in campo contro le buche che tormentano gli automobilisti nelle strade di Roma: “Sto preparando un rito propiziatorio che potremmo fare tutti insieme nei prossimi giorni. La magia cerimoniale a dir la verità dovrebbe avere ben altri pensieri rispetto alle buche di Roma, dovrebbe occuparsi di altre cose. Provvisoriamente, consiglio ai romani il seguente rito: uscire di casa collocando nella parte destra del corpo tre chiodi di ferro e nella parte sinistra cinque chiodi, sempre di ferro. I chiodi devono essere portati addosso, in tasca oppure in mano. Altrimenti si può utilizzare un borsello o una cosa simile. Poi questi chiodi dovranno essere sempre accanto al fruitore per tutto il tempo in cui attraverserà le strade di Roma. Non è necessario tenerli addosso in altre ore, per esempio a casa, ma quando si procede per le strade di Roma, in auto ma anche a piedi, è consigliabile se si vuole veramente eliminare in parte il rischio di spaccare le gomme, portarsi dietro i chiodi“.
Chissà che laddove non riesce l’amministrazione Raggi non arrivi la magia cerimoniale…
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2018 Riccardo Fucile
NON LO FATE? ALLORA SIETE DEI CAZZARI, ALTRO CHE ANTISISTEMA, SIETE LA QUINTESSENZA DEL SISTEMA
Da due giorni assistiamo a un teatrino grottesco: come nelle riviste del peggiore
avanspettacolo dove gli allupati si contendevano le prime file per ammirare le forme delle ballerine, i media assaltano personaggetti fantozziani assurti al rango di leader che, stante 20 anni di fuoricorso universitario accumulati in due, non sarebbero neanche arrivati al ruolo del rag. Filini.
E come i duo dell’avanspettacolo, eccoli che si contendono il ruolo del “comico” e della “spalla”, alternando gags esilaranti del tipo : “ho vinto io”, “no, ho vinto io”.
Il tutto con la partecipazione straordinaria di un anziano pervertito che vuole fare da regista-guardone all’esibizionismo padano da giardinetti e quella dei condomini in perenne lite della casamatta piddina che non si accorgono nemmeno che nel frattempo gli hanno pignorato lo stabile.
In platea il tifo degli ultras delle opposte fazioni di un’Italia sgangherata, impoverita, tradita, attratta dal “vedo non vedo” promesso dai saltimbanchi (e infatti non vedranno una mazza).
Come nell’Italia dei liberatori, si accalcano ai lati delle strade, mentre sfilano i vincitori: stavolta non in attesa del lancio delle Marlboro o della scatoletta di carne in scatola, ma chi della abolizione della Fornero per andare a 50 anni alla pensione Miramare di Voghera, chi del reddito di cittadinanza per non fare una mazza, chi della forca per gli “abbronzati”, chi della flat tax per non pagare neanche quella, come hanno sempre fatto in vita loro.
Tutti uniti per fermare l’invasione sul bagnasciuga e poi marciare contro l’Europa colpevole di trattarci per quello che siamo, degli straccioni incapaci di ridurre i debiti che abbiamo messo sulla testa delle nostre future dieci generazioni.
Chi si genuflette a uno che danneggerà le nostre esportazioni, chi a un’altro esperto in veleni da somministrare agli oppositori, in nome del “sovranismo altrui”: Usa e Russia padroni a casa nostra.
Bene , chi dice di aver vinto governi se ha i numeri. E chi ha perso stia all’opposizione.
Erano tutti contro gli inciuci o no?
Ora che fanno, vanno a cercare quelli che hanno insultato fino a ieri per comprarsi i voti?
L’alternativa è semplice: si rivota ogni anno, anche per dieci anni.
Nel frattempo magari qualcuno trova un lavoro vero e ce lo togliamo dai coglioni.
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Marzo 7th, 2018 Riccardo Fucile
IL BLUFF DI UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE: CON CHI LA FAI QUANDO GLI INTERESSI SONO IN CONTRASTO?
Da quando le urne si sono chiuse un nutrito gruppo di personalità chiaramente affezionate al Partito Democratico hanno cominciato a prodigarsi di consigli (che si sa, si danno quando non si può più dare il cattivo esempio) nei confronti della forza che è uscita sconfitta dalle elezioni. Disinteressatamente, e con in mente soltanto il bene del paese, ha cominciato ieri Peter Gomez a Cartabianca segnalando che al PD conviene fare un governo con Di Maio perchè sennò alle elezioni scompare.
Ha continuato Eugenio Scalfari, che in un’intervista a DiMartedì ha spiegato che tra Salvini e Di Maio sceglie Di Maio: «un tempo li consideravo uguali. Nel senso che non si votano. Perchè erano al centro uno della chiusura e l’altro del populismo, il movimento grillino. Oggi tra Salvini, che è quello di prima, e Di Maio che sembra radicalmente cambiato, sceglierei Di Maio».
Ricapitolando, i gusti di Scalfari sono chiarissimi: tra Berlusconi e Di Maio sceglie Berlusconi, mentre tra Salvini e Di Maio sceglie Di Maio.
Se tutto ciò non bastasse, anche Marco Travaglio, notoriamente affezionatissimo al Partito Democratico, ha ripetuto la stessa tesi di Gomez sempre a DiMartedì: se il PD non fa l’alleanza con il M5S si va a nuove elezioni e il PD scompare. Quindi, in nome dell’ideale, gli conviene fare il governo con il M5S.
E il MoVimento 5 Stelle cosa dice?
Luigi Di Maio scrive una lettera a Repubblica in cui riesce nell’acrobazia dialettica di non nominare mai il Partito Democratico e, insieme, a citare Alcide De Gasperi per spiegare che il momento è storico: «Ora insieme abbiamo la storica occasione di cambiare l’Italia. Io non voglio perderla e chi ha scelto di ostacolare a tutti i costi il cambiamento faccia pure, ma sappia che non si può fermare il vento con le mani e che noi nonostante tutto cambieremo l’Italia».
Se tutto ciò non bastasse, mentre Ezio Mauro sul quotidiano ricorda che a scendere a patti con la morte non finisce mai bene — “oggi che hanno vinto ma non hanno i voti per governare, chiedono agli altri (come testimonia la lettera di Di Maio a Repubblica) quelle prove di responsabilità che loro hanno sempre negato in passato, e fino all’altro ieri: magari in streaming” — Stefano Folli segnala che le elezioni sono un “pericolo” concreto e il pezzo di retroscena agita lo spauracchio di una nuova legge elettorale scritta da Salvini e Di Maio per tornare rapidamente al voto.
In effetti sarebbe divertente attendere sulla riva del fiume un accordo tra Di Maio e Salvini su una legge elettorale.
Che se avesse il doppio turno come l’Italicum strabocciato da Lega e M5S, non converrebbe a Salvini, se fosse proporzionale pura non converrebbe a entrambi, se fosse il Mattarellum totalmente maggioritario farebbe rischiare a entrambi risultati diversi da quelli di oggi mentre la Lega troverebbe un Berlusconi di nuovo in campo e pronto a imparare dagli errori di questa volta (i collegi dati alla Lega e ai centristi, il candidato premier “nascosto” e così via).
E soprattutto vedrebbe un Partito Democratico ripresentarsi alle elezioni senza la pietra dello scandalo Renzi e all’interno di quella che diventerebbe una mobilitazione democratica contro chi pensa che l’antifascismo non è un problema, il problema sono i pomodori pachino del Camerun.
Certo, c’è lo spauracchio della Spagna ad agitare gli animi: lì il Partito Socialista, si ricordava ieri dalle parti del Cinquestelle in maniera del tutto disinteressata, è tornato al voto perchè il suo leader non voleva un accordo con i popolari e alla fine i risultati sono stati gli stessi e il suo leader ha dovuto lasciare.
Da ricordare però c’è anche l’Austria: le elezioni le ha vinte un personaggio del centrosinistra, sono state annullate per errori di conteggio formali, sono state proclamate nuove elezioni e ha vinto di nuovo il centrosinistra.
Nessun partito è sparito, nè in Spagna nè in Austria, nonostante le previsioni di Gomez e Travaglio.
Infine, non si capisce proprio come il MoVimento 5 Stelle voglia fare un governo con il partito di Mafia Capitale e come il PD voglia fare un governo con gli irresponsabili buoni a nulla capaci di tutto.
Su quali basi programmatiche? Quelle indicate da Di Maio nella lettera a Repubblica sono scritte sull’acqua: “Dieci milioni di poveri non possono essere ignorati. 30 miliardi di sprechi non possono non essere eliminati. Una tassazione folle per le imprese non può non essere ritoccata. La sicurezza nelle città giorno e notte non può non essere garantita. La disoccupazione, soprattutto giovanile, non può continuare a dilagare”.
Chi non vuole combattere la povertà e gli sprechi? Chi non vuole meno tasse? Chi non vuole più sicurezza e meno disoccupazione? Tutti. Il problema è come arrivare agli obiettivi: è quella la politica. Le soluzioni, non i problemi. E se i metodi sono antitetici, come si può trovare una sintesi di governo?
(da “NextQuotidiano”)
argomento: elezioni | Commenta »