Settembre 9th, 2018 Riccardo Fucile
L’EX TESORIERE NON CI STA A PASSARE PER UNICO RESPONSABILE: “MI HANO SCARICATO, MA ORA VIENE IL BELLO”
Ladroni sì, ma chi? Lui, il contestatissimo Belsito, non ci sta a passare come l’unico farabutto:
“Quando me ne sono andato dalla Lega ho lasciato quaranta milioni di euro a saldo contabile”.
E’ quanto ha detto l’ ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito, parlando del sequestro dei fondi del partito in relazione alla truffa ai danni dello Stato, stimata in 49 milioni. §”Sono pronto a un confronto con Roberto Maroni e Matteo Salvini, ma sui fatti. Non vale parlare con i tweet”, aggiunge.
Ha aggiunto Belsito: “Dopo le mie dimissioni nel 2012 sono entrati nelle casse altri 19 milioni legati alle elezioni del periodo di Bossi, perchè i rimborsi erano scaglionati negli anni”.
Alla domanda su dove siano finiti, Belsito risponde: “Penso che siano stati spesi. Come, non lo so”
“Mi hanno scaricato – ha proseguito – ma adesso viene il bello. La Lega deve querelare anche Umberto Bossi, ci sarà da ridere”.
E rivendica: “Gli ho tolto tante castagne dal fuoco. Il Carroccio prima si era lanciato in operazioni rovinose, come la banca Credieuronord e il villaggio turistico in Istria”
L’ex tesoriere ha parlato anche del sottosegretario Giancarlo Giorgetti: “Intelligente e preparato, quello che parlava di economia con Bossi. Il Gianni Letta della Lega. C’era allora e c’è anche adesso, sempre con un ruolo chiave. Credetemi, è lui la mente, più di Salvini. Altro che discontinuità “.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2018 Riccardo Fucile
IL SISTEMA SEGRETO “LA BESTIA” DECIDE LA STRATEGIA SOCIAL… LA CHIAVE E’ TIRARE FUORI I SENTIMENTI NEGATIVI E AMPLIFICARLI
Certo, riesce ad apparire spontaneo. Ma una buona parte dei posizionamenti (e dei riposizionamenti) di Matteo Salvini in realtà sono studiati e suggeriti dal computer, con un sistema sofisticato, che consente al leader della Lega si apparire di volta in volta «cattivissimo», «cattivo» e ogni tanto anche un po’ «buono».
Ma sempre e comunque in sintonia con gli umori prevalenti nell’opinione pubblica.
E tutto grazie a un sistema informatico che ha pochi eguali in Europa.
Alla Lega gli amici di Salvini questo sistema lo chiamano «La Bestia». Per la sua cinica «ferocia». Eppure si tratta di una tecnica che non ha nulla di istintivo: è tutto studiato e calibrato. Con una capacità di capire quel che la gente vuole e al tempo stesso di entrare nella loro testa nel modo più subliminale e impercettibile.
L’hub, il cuore del sistema-Salvini, è Facebook.
A portare il capo della Lega su queste «frequenze» era stato il «filosofo informatico» Luca Merisi. Lui, che oramai passa come il dottor Stranamore di Salvini, ha confidato a Matteo Pucciarelli nel libro «Anatomia di un populista»: «Ebbi una specie di innamoramento per lui, dovuto alla constatazione della sua enorme capacità di gestire il talk show. Aveva l’ambizione di crescere: altri social media manager gli dicevano di puntare su Twitter, io gli dissi che il popolo stava su Facebook».
Qui Salvini è diventato l’incontrastato numero uno in Italia. Ha appena superato i 3 milioni di «mi piace» e da lì si irradiano i suoi messaggi più efficaci.
Come? Attraverso un sistema che analizza – di volta in volta e in modo scientifico – migliaia e migliaia di post e di tweet che ottengono i migliori risultati. E quale tipo di persone hanno interagito.
E a quel punto vengono preparati messaggi e parole-chiave pronti per essere irradiati da Salvini attraverso Facebook. E si dispiega una tecnica affinata negli anni e che è cambiata negli ultimi 12 mesi. Studiata da riviste come «Vice» e soprattutto «Wired», ma anche da psicologi specializzati nella «sentiment analysis», piano piano «La Bestia» sta uscendo dal mistero.
Oramai è chiaro che post e video di Salvini sono confezionati per raggiungere tre obiettivi.
Il primo: occupare subito lo spazio mediatico, intervenendo per primi sulla notizia del giorno, perchè arrivare secondi, sostiene Luca Morisi, «è come uscire su un giornale tre giorni dopo». In questo modo si costringono i media tradizionali, gli avversari ma anche gli alleati a rincorrere.
Secondo: polarizzare tutta la discussione attorno al bivio: Salvini e anti-Salvini. Terzo: lanciare messaggi forti, estraendo dall’opinione pubblica i «sentimenti negativi» – rabbia, paura e aggressività – in modo da «abbassare la guardia» di chi ascolta.
Perchè secondo uno studio dell’università del Michigan del 2005, le emozioni negative rappresentano un’esca per attirare l’attenzione, anche se poi è il sentiment positivo che porta un elettore dalla parte del propagandista di turno.
Tanto è vero che alla fine di ogni post, Salvini puntualmente propone un frammento di «gioia» per chi ascolta. Lo ha fatto anche nel post che ha suscitato più polemiche, quello sui magistrati. Dopo la tirata irrituale contro chi non è eletto dal popolo, alla fine Salvini si è congedato con un messaggio rassicurante: «Io penso che milioni di italiani vogliano sicurezza, ordine, regole, disciplina. Un bacione e buon venerdì a tutti».
E ha lanciato uno schioccante bacio verso chi ascoltava, lasciando in dissolvenza il messaggio aggressivo anti-giudici attivato poco prima.
Certo, «La Bestia» prova a moltiplicare anche i tweet, probabilmente anche con l’azione di troll, disturbatori armati da un’unica centrale e un fenomeno anomalo è stato notato venerdì scorso.
E quanto al capo della Lega ovviamente fa politica con la sua testa, orienta i messaggi anche sulla base del suo intuito, del suo fiuto e anche sulla base di tutto quel che si muove sullo scacchiere. Ma accanto a lui c’è sempre «La Bestia».
(da “La Stampa”)
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Settembre 9th, 2018 Riccardo Fucile
MASCHERATO DA “PACE FISCALE” PERMETTERA’ DI SANARE DEBITI PAGANDO APPENA IL 10% DELLE SOMME DOVUTE
Il megacondono che prende il nome di pace fiscale è uno dei provvedimenti della legge di bilancio
del governo Lega-M5S. La norma è necessaria per procacciare le risorse necessarie ad alimentare una manovra economica complicatissima, ma cruciale per i destini politici della coalizione.
Per questo il Carroccio si spinge a immaginare un’asticella fino a 5 milioni di contestazioni del fisco.
D’altronde è lo stesso Massimo Bitonci, sottosegretario all’Economia, a spiegare oggi al Messaggero che il provvedimento somiglia a quello del 2002, ovvero quello del governo Berlusconi-Tremonti di cui il Carroccio era l’ago della bilancia.
Bitonci annuncia anche “tre aliquote”, mentre La Stampa oggi spiega i tre passi del provvedimento:
Il primo tema è la sanatoria delle cartelle esattoriali: si propone una aliquota del 10% tondo per chiudere ogni pendenza col passato, più bassa del 15% fin qui ipotizzato.
E se in campagna elettorale si era parlato di fissare un tetto di imposta e multe dovute di 200.000 euro, ora si pensa di salire fino a quota 5 milioni.
Il secondo passo è una nuova versione della «voluntary disclosure» sui contanti e sulla ricchezza non denunciata detenuta dai cittadini in cassette di sicurezza.
Chi si autodenuncerà avrà un forte sconto sulle multe teoricamente dovute.
Terzo passo, il potenziamento dell’accertamento con adesione: una misura varata da Giulio Tremonti che permette una «conciliazione» in contraddittorio tra contribuente e funzionario delle Entrate senza pagare sanzioni e interessi, anche sul contenzioso su liti pendenti. Gli uffici però dovranno avere la possibilità di verificare la reale capacità patrimoniale del cittadino, anche per evitare abusi.
La misura in effetti è così vicina ai fasti di Berlusconi premier che dalle parti del MoVimento 5 Stelle si leva qualche voce critica. Non però dai membri del governo ma dagli eletti, e questo è già molto significativo. Perchè chi sta nell’esecutivo invece ha paura che a mettere paletti sul provvedimento si rischi di ricevere lo stesso trattamento per le norme care ai grillini che devono essere inserite nella legge di bilancio.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 9th, 2018 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA: “IL MINISTERO E’ UN ANELLO DEBOLE, I COMMISSARI RUOTANO PIU’ CHE IN UNA PARTITA DI CALCIO”
Continua il botta e risposta tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli e il Governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti. Il primo invita il Presidente ligure ad occuparsi degli sfollati di Genova, ma il secondo parte al contrattacco: “Abbiamo sistemato 200 famiglie su 250. Toninelli pensi al suo lavoro al ministero, colabrodo e anello debole della situazione”.
Quella di Santoro è solo l’ultima testa a cadere tra le tre che già hanno dovuto lasciare la Commissione ispettiva per i fatti di Genova. L’ingegnere era tra le venti persone indagate per il disastro di Genova, dopo la notizia sulle sue consulenze da 70mila euro offerte in passato ad Autostrade.
Gli altri due membri che avevano abbandonato la commissione ministeriale, a fine agosto, erano l’allora capo degli ispettori, l’architetto Roberto Ferrazza, che ricopriva il ruolo di Presidente.
Nello stesso giorno, aveva rassegnato le dimissioni anche il professor Antonio Brencich: “La mia decisione di dimettermi coincide con una ragione di opportunità — aveva dichiarato — Lo volevo fare già quattro giorni fa. Su questa vicenda si è alzata una questione politica, con la quale non ho nulla a che fare. Quindi, per ragioni di serietà , mi sono dimesso”.
In realtà , sui due si era allungata l’ombra del conflitto d’interessi per aver già incrociato ufficialmente la storia del viadotto Polcevera o di chi lo gestiva. Dopo che la relazione dello scorso primo febbraio sul progetto di ristrutturazione presentato da Autostrade, firmata anche da Ferrazza e Brencich, è stata acquisita dalla procura di Genova nell’ambito dell’indagine penale, da diverse parti si era sollevata la richiesta di una decisione forte da parte delle Infrastrutture e Trasporti.
Intanto, va avanti a suon di botta e risposta anche il confronto tra Danilo Toninelli e Giovanni Toti.
In mattinata, il ministro ha lanciato un tweet contro il governatore ligure: “Il presidente Toti si preoccupi di far rientrare in casa gli sfollati per riprendersi gli effetti personali e di dar loro un nuovo alloggio. Non faccia politica su Genova. Autostrade sborserà il danaro, come suo dovere, ma non ricostruirà il ponte che ha fatto crollare”. Pronta la risposta del politico di Forza Italia dalla sala stampa del Forum Ambrosetti di Cernobbio: le case agli sfollati “sono quasi tutte assegnate — ha detto — Su 250 famiglie, circa 200 sono già sistemate in alloggi pubblici o con il contribuito di assistenza. Quello che dovevamo fare come Regione, Comune e Commissario lo stiamo facendo”.
Poi il Governatore della Liguria passa al contrattacco: “Credo che in questa situazione, con il Mit che è un colabrodo e uno degli anelli deboli, Regione e Comune di Genova debbano essere protagonisti di questa fase — ha detto — Mi sembra che Toninelli dovrebbe preoccuparsi di altro invece che di quello che fa Toti. Si occupi del suo ministero, visto che la composizione della commissione del Mit è piuttosto complicata e i commissari ruotano più rapidamente che giocatori in una partita di calcio”.
E poi ha concluso: “I governi devono parlare con atti di legge. Al momento la legge dice che quando il Ponte Morandi sarà sbloccato dalla magistratura tornerà ad Autostrade. La realpolitik deve superare un mal interpretato giustizialismo“, riferendosi all’approccio dei Cinque Stelle.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2018 Riccardo Fucile
ERA STATO NOMINATO DA TONINELLI… FORZA ITALIA CHIEDE LE DIMISSIONI DEL MINISTRO M5S: “E’ UN INCAPACE”
Le dimissioni dell’ingegnere Bruno Santoro dalla commissione ispettiva del ministero dei
Trasporti sul crollo del ponte Morandi sono state formalizzate dopo che anche il suo nome è finito nella lista degli indagati della Procura di Genova per omicidio colposo, disastro colposo e omicidio stradale per quelle due consulenze a sua firma effettuate negli anni scorsi per Autostrade.
E il ministro Danilo Toninelli che lo aveva personalmente nominato e che, nelle scorse settimane, non aveva comunque ravvisato un conflitto di interessi del professionista confermando la sua nomina nella commissione, ora accetta le dimissioni.
Il nome di Santoro era tra quelli per i quali già due settimane fa Repubblica e L’Espresso avevano alzato il velo sui tanti motivi che rendevano evidente l’inopportunità di una sua nomina nella commissione di inchiesta
E ora le sue dimissioni scatenano nuove polemiche.
E’ Forza Italia a chiedere ora che Toninelli lasci. “Le dimissioni spontanee dell’ingegnere Bruno Santoro dalla commissione sul ponte Morandi confermano la assoluta urgenza di rimuovere il ministro Toninelli dal suo incarico – dice il portavoce dei gruppi parlamentari Giorgio Mulè – Ancora una volta il ministro si è dimostrato incapace di decidere ciò che era ovvio e ribadito ancora stamattina da Forza Italia: rimuovere Santoro perchè indagato per i fatti di Genova”.
“Si ripete un copione già visto in passato e denunciato da Forza Italia quando il ministro non rimosse altri componenti della commissione in palese conflitto di interessi -prosegue Mulè-. Il tremebondo Toninelli continua adesso a far finta di non essere alla guida di un ministero i cui vertici tecnici sono indagati dalla Procura di Genova per omicidio e altri gravissimi reati. E allora, ministro Toninelli, vuol prendersi una responsabilità e smetterla di nascondere la testa come uno struzzo e fuggire come un coniglio davanti alle sue responsabilità ?”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 9th, 2018 Riccardo Fucile
IL PRIMO E’ INDAGATO PER VILIPENDIO DELLA MAGISTRATURA ED E’ STATA RICHIESTA L’AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE… IL SECONDO PER OFFESE AL PRESTIGIO E ALL’ONORE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Il Fatto Quotidiano annuncia oggi che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è pronto a dare l’ok ai procedimenti che interessano Matteo Salvini e Vittorio Di Battista, padre di Alessandro.
Nel caso del ministro degli Interni si tratta della richiesta di autorizzazione a procedere, inoltrata nel 2016, contro Matteo Salvini per vilipendio all’ordine giudiziario, che inspiegabilmente il predecessore di Salvini, Andrea Orlando (che oggi tuona spesso e volentieri contro il leader leghista) lasciò a marcire nel suo cassetto. Per Di Battista senior parliamo del famoso post sulla presa della Bastiglia che aveva fatto immaginare soprattutto la necessità di prendere una pastiglia da parte del suo estensore.
Alla fine del marzo 2016 il procuratore Armando Spataro aveva scritto la richiesta all’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando e lo aveva fatto per altre due volte senza mai avere una risposta.
Ci ha riprovato nei primissimi giorni di luglio, poco dopo l’insediamento del nuovo esecutivo composto da M5s e Lega. In via Arenula gli uffici hanno iniziato a valutare la richiesta poco dopo la ricezione.
Nel frattempo Salvini ha proseguito con le sue critiche, anche dure, alla magistratura. Adesso, dopo la pausa estiva, gli uffici del ministero della Giustizia stanno terminando le ultime procedure.
E siccome non vogliono certo dare l’impressione di proteggere amici e alleati, oltre ad autorizzare il procedimento nei confronti di Salvini daranno via libera anche al procedimento aperto dalla Procura di Roma nei confronti del padre di Alessandro Di Battista, Vittorio Di Battista, indagato per offese al prestigio e all’onore del presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo lo stop, a fine maggio, al primo tentativo di formare il governo Conte: “Il Quirinale —ave va scritto il padre dell’ex deputato —è più di una Bastiglia, ha quadri, arazzi, tappeti e statue. Se il popolo incazzato dovesse assaltarlo, altro che mattoni. Arricchirebbe di democrazia questo povero Paese e ridarebbe fiato alle finanze stremate”.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 9th, 2018 Riccardo Fucile
RAPPORTO SVIMEZ SULL’ECONOMIA DEL MEZZOGIORNO: GLI INVESTIMENTI AL SUD FANNO CRESCERE IL PRODOTTO INTERNO LORDO DEL NORD
Il Rapporto Svimez 2018 sull’economia del Mezzogiorno che sarà presentato a novembre,
anticipato oggi dal Messaggero, riporta un’analisi interessante che riguarda il rapporto tra gli investimenti e i consumi al Sud e la crescita del prodotto interno lordo del Nord del paese.
La domanda interna del Sud, stando all’analisi Svimez, attiva circa il 14% del Pil del Centro-Nord.
Come dire, spiega il direttore di Svimez Luca Bianchi al Messaggero, che «la domanda espressa dai consumatori meridionali per beni di consumo e di investimento ha dato luogo a una produzione del Centro-Nord pari a circa 180 miliardi, 177 per la precisione».
Un’enormità se si pensa che stiamo parlando di un numero che vale il 50% dell’export, cioè metà della ricchezza che la domanda estera attiva nel Centro-Nord.
Insomma, i trasferimenti di risorse pubbliche dal nord al sud del paese poi generano flussi di risorse di ritorno proprio verso il settentrione, perchè il Mezzogiorno è un primario mercato di sbocco dell’industria settentrionale.
Ma anche perchè il risparmio meridionale è impiegato per finanziare investimenti meno rischiosi e più redditizi nel Centro-Nord, dice il Rapporto.
Senza contare che l’emigrazione di giovani, studenti o lavoratori, alimenta l’accumulazione di capitale umano prezioso nelle regioni settentrionali.
E quindi, se nel 2019 la negoziazione con Bruxelles consentisse un margine di flessibilità sugli investimenti, pari allo 0,3% del Pil, si avrebbero 4,5 miliardi in più da investire in Infrastrutture del Mezzogiorno.
Una dote preziosa che potrebbe fruttare quasi un punto di Pil in più per il Sud.
«L’incremento associato al Pil 2016 sarebbe dello 0,8% per il Mezzogiorno, dello 0,2% per l’intero Paese e dello 0,1% per il Centro-Nord», conclude Bianchi con il quotidiano romano.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 9th, 2018 Riccardo Fucile
DIETRO IL CAOS DI VENERDI UN BLACKOUT SULLA LINEA DELL’ALTA VELOCITA’, IERI IL BIS A TORINO
Centocinquanta metri senza elettricità . E una gestione approssimativa dell’emergenza. Tanto basta per mandare in tilt l’Italia dei treni. È successo venerdì nel primo pomeriggio, quando un Frecciarossa 1000 diretto a Firenze si è fermato alle porte di Roma, tra Capena e Settebagni.
Un tratto di 150 metri era rimasto senza corrente elettrica. Ferrovie dello Stato Italiane ha aperto un’indagine per capirne i motivi.
Anche perchè, su quella linea, ci sono controlli notturni quotidiani e ogni due settimane viene fatto passare un treno speciale per le verifiche. Non erano stati rilevati problemi particolari. Ma il blackout c’è stato. E l’intero sistema ferroviario nazionale ha cominciato a collassare.
A complicare le cose, come detto, la gestione dell’emergenza.
Un locomotore diesel è stato inviato da Roma Termine per «spingere» il treno fermo, ma il convoglio ad Alta velocità si è rivelato troppo pesante e si dovuto mandare un altro treno sul binario ancora efficiente della linea per trasbordare i passeggeri.
Si sono perse ore. I convogli sono stati indirizzata sulla linea «lenta» via Terontola tra Roma e Firenze, ma le code nelle partenze e negli arrivi si sono moltiplicate. È stata un’odissea, specie nella stazione di Roma Termini, con ritardi fino a 4-5 ore. Un disastro dei trasporti in cui, ammettono le stesse Fs, non ha funzionato nemmeno il sistema di informazione ai passeggeri.
Se non bastasse ieri si è replicato, con un altro giorno di disagio per la circolazione ferroviaria.
Qualcosa, a dire il vero, era previsto: quando ci sono grossi ritardi – come è successo venerdì – le procedure comportano l’allungamento delle pause e dei riposi per far recuperare sonno e forze al personale coinvolto.
Nessuno si attendeva un nuovo grosso guasto a Torino Porta Nuova, con la linea elettrica di alimentazione dei treni che si è interrotta dalle 6 alle 8 circa provocando ritardi medi di 70 minuti, con punte fino a 120 minuti, per 8 treni alta velocità e 15 regionali e la cancellazione di 4 treni di quest’ultima tipologia.
In più, sempre ieri mattina tre Frecce si sono bloccate temporaneamente sempre poco a nord di Roma. A mezzogiorno un altro treno di Italo si è guastato, fermandosi per tre ore in aperta campagna stavolta a Sud di Roma, tra Anagni e Labico. Un nuovo inconveniente che ha causato ritardi medi di 60 minuti per 24 convogli, con punte fino a 180 minuti.
FS Italiane, la società pubblica che controlla sia Trenitalia che Rete Ferroviaria Italiana (l’azienda che gestisce materialmente le infrastrutture e le linee ferroviarie su cui transitano i convogli di Trenitalia, Italo e degli altri operatori) in un comunicato oltre a fare il bilancio dei problemi verificatisi ha chiesto scusa e varato una serie di rimborsi straordinari. Oltre a ciò è stata avviata un’indagine interna per capire in dettaglio le cause dei guasti e promesso che il sistema informativo in caso di disagi simili verrà adeguato.
Certo è che le proteste degli utenti sono state fortissime. Per cercare di placarle, l’azienda ha annunciato che i viaggiatori coinvolti potranno ottenere gli indennizzi dovuti già da oggi, e che le procedure per i rimborsi saranno forzate rispetto alle norme vigenti, migliorate ed accelerate.
Per chi ha avuto un ritardo superiore ai 180 minuti il rimborso previsto è integrale (il 50% se il ritardo è pari o superiore ai 120 minuti), misura non contemplata – osserva ancora Trenitalia – dai regolamenti comunitari. I passeggeri colpiti dai rallentamenti «monstre» si devono rivolgere alle biglietterie e ai Freccia Club di Trenitalia o richiedere l’accredito online su trenitalia.com, dove è possibile trovare le informazioni sulle modalità di rimborso.
Queste misure riparatorie non soddisfano il Codacons, che è pronto ad azioni giudiziarie contro le società ferroviarie «per i gravissimi disagi sul fronte dell’Alta velocità che hanno paralizzato la circolazione». L’associazione dei consumatori chiede «oltre ai rimborsi e degli indennizzi per i danni subiti».
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2018 Riccardo Fucile
GRAZIE ALLA “MESSA IN PROVA”, I TRE MINORI (14-16 ANNI) SARANNO VALUTATI DA ASSISTENTI SOCIALI… LA RAGAZZINA E’ STATA COSTRETTA A CAMBIARE CITTA’
Sono passati appena tre mesi, ma i tre ragazzini di età compresa tra i 14 e i 16 anni che hanno
violentato una 12enne a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, sono stati rilasciati dal carcere minorile, per aver manifestato la volontà di “studiare e lavorare” e grazie all’istituto della “messa in prova”, secondo cui un atto contro la legge compiuto da una “personalità in crescita” non è di per sè indicativo di “una scelta di vita deviante”.
In altre parole il minore che commette un reato ha diritto a una “seconda possibilità “, perchè ha più chance di “redimersi” rispetto a un adulto. Nella convinzione che un programma di recupero, fatto di studio e lavoro, sia più utile e responsabilizzante rispetto a un periodo di detenzione.
I minori sono parenti di un boss della camorra della zona, Don Mimì.
Dopo aver violentato la ragazzina, l’hanno minacciata di mostrare alla famiglia il filmato dello stupro. Ma la ragazza ha avuto il coraggio di denunciare e il filmato è stato consegnato alle autorità , che lo hanno definito “brutale”. La famiglia della vittima ha lasciato la Campania per trasferirsi al Nord Italia.
Se la relazione degli assistenti sociali e degli psicologi sarà favorevole, i tre baby violentatori non solo non andranno a processo, ma vedranno anche estinto il reato a loro imputato
(da Globalist)
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