Settembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
IL CASO DELLA SEA-WEACH3 BLOCCATA ILLECITAMENTE A GIUGNO, MALGRADO ISPETTORI OLANDESI NE ABBIANO CONFERMATO L’IMMATRICOLAZIONE
Alla ‘guerra’ contro chi salva essere umani dalla morte non partecipa solo l’Italia, che pure ha
espresso il meglio del peggio, ma anche le autorità maltesi non scherzano: l’Aquarius non può sbarcare a Malta 58 migranti soccorsi al largo della Libia per paura di restare bloccata a La Valletta, come diverse altre navi umanitarie che denunciano una campagna in corso per bloccare le loro operazioni.
Malta ha accettato di far sbarcare i 58 migranti che devono essere ripartiti tra Germania, Portogallo, Francia e Spagna, ma dopo la decisione di Panama di depennarla dai suoi registri marittimi, la nave Aquarius deve restare in acque internazionali
Mentre La Valletta è rimasta per anni il porto base di una serie di piccole navi umanitarie che operano al largo della Libia, Malta ha scoraggiato diverse ong che hanno rimpatriato le loro navi e bloccato le navi di quelle che restano: le tedesche Sea-Watch e Lifeline.
La Sea-Watch3 è ferma in porto da giugno, malgrado ispettori olandesi siano arrivati a luglio per confermarne l’immatricolazione in Olanda.
“Sono estremamente deluso dal comportamento delle autorità (di Malta) che non forniscono alcuna base legale”, ha denunciato il capo missione, Tamino Boehm. “Le ragioni sono chiaramente politiche”, ha aggiunto precisando che in caso di via libera, la nave sarà pronta a ripartire per le operazioni “in poche ore”.
(da Globalist)
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Settembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
L’UOMO FORTE DELLA CIRENAICA NON VERRA’ ALLA CONFERENZA SULLA LIBIA DI NOVEMBRE
L’annuncio ufficiale è ancora rimandato. Ma con ogni probabilità , quella sedia resterà vuota.
Il “grande assente” alla Conferenza sulla Libia che l’Italia sta organizzando per metà novembre in Sicilia (quasi certamente a Sciacca) è l’uomo forte della Cirenaica: il generale Khalifa Haftar.
Il barometro delle relazioni tra Roma e l’uomo che si sente il “presidente in pectore” della “nuova Libia”, era risalito dopo la missione a Bengasi del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi.
Ma le cose sembrano essersi messe al peggio negli ultimi giorni, e oggi fonti diplomatiche italiane impegnate sul fronte libico non nascondono all’HuffPost preoccupazione e pessimismo: “I segnali che stanno giungendo ultimamente dal campo di Haftar — spiegano le fonti — indicano un ritorno a pregiudiziali che sembravano essere state superate, a cominciare dalla data delle elezioni”.
E dietro questo irrigidimento c’è chi vede la mano francese. Non è dietrologia, ma la presa d’atto che Parigi non si schioda dalle sue determinazioni.
Intervenendo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’inquilino dell’Eliseo, Emmanuel Macron ha ribadito come la Francia è per l’organizzazione subito di elezioni in Libia. “Solo questo può accelerare la strada verso una soluzione duratura. Lo status quo fa guadagnare terreno solo ai trafficanti e ai terroristi”, ha aggiunto il presidente francese, per il quale “la Ue deve essere unita su questo obiettivo”. Accelerare: è la parola d’ordine che unisce Parigi a Bengasi.
Una conferma viene da fonti di Bengasi. Il discorso è questo: per tenere unito il variegato schieramento che lo sostiene, Haftar deve andare all’incasso nei tempi più rapidi possibili.
Da qui la forzatura sulle elezioni e, in seconda istanza, sulla condizione che Haftar e i suoi sostenitori hanno posto all’Italia, e allo stesso inviato dell’Onu per la Libia Ghassan Salamè, per trattare il rinvio del voto, da dicembre alla prima metà del 2019: che questa fase di transizione non sia gestita dal governo di Accordo nazionale guidato da Fayez al-Sarraj ma da un “comitato paritario” che offra garanzie a tutti i contendenti.
Nel frattempo, la Cirenaica pensa e agisce come uno Stato a sè.
Uno stanziamento di 415 milioni di dinari libici, pari quasi a 260 milioni di euro, è stato approvato dal Comitato per la restaurazione della stabilità di Bengasi, la seconda maggiore città della Libia dopo Tripoli.
Lo riporta il sito Alwasat. Il Comitato, nella sua quinta riunione svoltasi ad Al Bayda sotto la presidenza del premier del governo “provvisorio” libico Abdullah al-Thinni (quello non-riconosciuto dall’Onu), ha dato il permesso all’Autorità per lo sviluppo urbano di appaltare direttamente a società la manutenzione o edificazione di 54 scuole a Bengasi e ha approvato progetti per un valore totale di 64,81 milioni di dinari (40,54 milioni di euro).
Un esborso di 20 milioni di dinari (12,51 milioni di euro) è stato poi approvato per la rimozione di edifici danneggiati dai combattimenti, riferisce ancora il sito con implicito riferimento soprattutto ai tre anni di combattimenti con cui le forze del generale Haftar hanno scacciato jihadisti e altri estremisti islamici annidati in città . Il comitato è stato formato su decisione del presidente della Camera dei rappresentanti (Hor) insediata a Tobruk, ricorda Alwasat.
L’organismo ha dato inoltre il permesso alla municipalità di Bengasi di sottrarre progetti a società che non abbiano ancora iniziato i lavori.
In attesa di “conquistare” Tripoli, il fronte pro-Haftar agisce come se l’autorità di Sarraj non esista più. “In appoggio alle Nazioni Unite e al fianco dei suoi partner, la Francia è determinata a lavorare al proseguimento del processo politico e all’organizzazione di elezioni entro la fine dell’anno” si legge in una nota diffusa nei giorni dal Quai d’Orsay, dove si afferma che “chi cerca di ostacolare il processo politico dovrà rispondere dei propri atti”.
“La nostra posizione è che quando fare le elezioni lo devono stabilire i libici e le loro istituzioni. Noi non fissiamo date”, ha ribattuto il titolare della Farnesina, secondo il quale “è curioso che le date siano stabilite dall’esterno”.
Una linea che l’Italia ha portato anche a New York, sia nell’intervento del premier Conte in Assemblea Generale che negli incontri bilaterali avuti da Moavero: l’obiettivo sono le elezioni, ma a tempo debito, senza accelerare, dopo aver coinvolto tutti gli attori libici, a partire dalla conferenza di novembre.
Ma senza Haftar la conferenza nascerebbe monca. Ed è proprio questo, è la convinzione della Farnesina, l’obiettivo francese.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
NON C’E’ DA STUPIRSI: OGNUNO E’ FAVOREVOLE ORMAI SOLO AI SUOI INTERESSI E AI QUATTRINI CHE NE RICAVA …AVETE CRIMINALIZZATO LA SOLIDARIETA’, ORA SCANNATEVI NEI BALLATOI
Il reddito di cittadinanza spacca il paese. A certificarlo è l’ultimo sondaggio dell’Istituto Ipsos
Italia, diretto da Nando Pagnoncelli, diffuso dal Corriere della Sera. Stando ai dati raccolti l’elettorato appare diviso sulla misura più discussa della manovra:
“Prevalgono, sia pure di poco, i contrari (46%) sui favorevoli (44%). Il consenso prevale tra i pentastellati (69%, ma uno su quattro è contrario) e più blandamente tra i leghisti (50% a favore, 44% contro). Tra gli elettori del centrosinistra il risultato è rovesciato rispetto ai pentastellati: 68% contrari e uno su quattro favorevole. E nel centrodestra (esclusa la Lega), il 53% si dichiara contrario e il 40% favorevole. Il provvedimento incontra, comprensibilmente, il favore dei disoccupati, dei lavoratori esecutivi, dei residenti nelle regioni centromeridionali e, più in generale, tra i ceti più in difficoltà mentre suscita perplessità o dissenso tra gli altri che pensano sia una misura assistenzialistica”.
Il sondaggio si concentra anche sulle altre misure principali contenute nel Def, a partire dalla riforma fiscale, che “ottiene l’approvazione del 47%, mentre il 32% è contrario, e incontra il consenso anche degli elettori dell’opposizione di centrodestra (53%), da sempre sensibili al tema”.
Il provvedimento più popolare sembra invece la modifica della legge Fornero, con l’introduzione della cosiddetta«quota 100»: “55% a favore, 32% contro.
L’opposizione di centrodestra è favorevole (56%) mentre quella di centro sinistra è divisa: prevalgono i no (45%) ma i sì sono al 40%”.
Infine la pace fiscale: “uno su due (49%) approva mentre il 41% dissente. L’opposizione di centrodestra ha orientamenti quasi identici rispetto ai leghisti”.
In generale dunque, la maggioranza degli elettori gialloverdi approva le misure contenute nella legge di bilancio, sia pure con una quota di dissensi considerevole; per quanto riguarda l’opposizione invece, i sostenitori del centrodestra sostengono tre provvedimenti su quattro, mentre quelli di centrosinistra li bocciano tutti.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
“L’ART 97 DICE CHE AVERE CONTI PUBBLICI IN ORDINE E’ CONDIZIONE INDISPENSABILE DI SICUREZZA SOCIALE”
La Costituzione chiede equilibrio di bilancio. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella interviene nel dibattito sulla manovra con un monito che lascia pochi dubbi. La Carta fondamentale “rappresenta la base e la garanzia della nostra libertà , della nostra democrazia” e all’articolo 97 “dispone che occorre assicurare l’equilibrio di bilancio e la sostenibilità del debito pubblico”.
“Questo – dice il capo dello Stato in occasione dell’incontro con i partecipanti all’iniziativa ‘Viaggio in bicicletta intorno ai 70 anni della Costituzione Italiana’ – per tutelare i risparmi dei nostri concittadini, le risorse per le famiglie e per le imprese, per difendere le pensioni, per rendere possibili interventi sociali concreti ed efficaci. §
E ancora: “Avere conti pubblici solidi e in ordine è una condizione indispensabile di sicurezza sociale, soprattutto per i giovani e per il loro futuro”.
“Voi – ha detto Mattarella ai partecipanti all’iniziativa su ciclismo e Carta – siete interpreti di una grande tradizione seguita con grande affetto dagli italiani. Alcune delle vostre maglie lo manifestano in maniera chiarissima. E quella di mettere questa tradizione in sintesi con la Costituzione è stata una scelta di straordinaria importanza come significato”.
“Le tappe che avete fatto sono state certamente faticose. La Futa, e qualche altro passo, sarà stato impegnativo; ma le tappe che avete fatto sono state molto ben scelte, ben indovinate, con un significato importante: quello che fa capire a tutti (e il vostro contributo è stato significativo) che la Costituzione è la nostra casa comune”.
“Stiamo tutti insieme, dentro la Costituzione, dentro il nostro Paese, come comunità . E questo lo dobbiamo sempre più ribadire. In fondo il ciclismo lo ha sempre dimostrato perchè è uno sport di squadra, in cui il gioco di squadra è importante, lo è sempre stato. Ci sono le grandi personalità , i grandi protagonisti, ma c’è sempre stato intorno a loro un gioco di squadra, perchè il ciclismo – ripeto – è uno sport di squadra, oltre che individuale”.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
VALERIO TACCHINI E’ ENTRATO NELLO STAFF DEL MINISTRO BONISOLI
Valerio Tacchini, notaio anche dell’Isola dei Famosi e certificatore del voto su Rousseau, è
entrato nello staff del ministro della Cultura Bonisoli.
Ne parla oggi il Messaggero che dà conto delle peripezie del notaio, candidato grillino senza successo alle elezioni del 4 marzo:
Il decreto è dello scorso 11 settembre, come riporta il sito del Mibact, ma ancora non si sa quale sarà lo stipendio del notaio grillino. In quanto, come recita una circolare, «il decreto è stato trasmesso agli organi di controllo, pertanto sarà disponibile dopo la registrazione».
Tacchini, già titolare del televoto del reality di Mediaset, è da sempre il custode dei segreti del M5S. Fu lui a salire sul palco di Rimini per consegnare a Grillo il plico con il nome del vincitore delle primarie on-line (Luigi Di Maio) che sarebbe diventato poi capo politico e candidato premier.
Tacchini nei mesi scorsi aveva dato il via libera al contratto Lega-M5S dopo il solito voto su Rousseau. Poi, in un’intervista a Repubblica, aveva criticato l’accordo:
«Si farà un governo con la Lega che dura quattro mesi e tutti a casa».
Perchè è così pessimista?
«Perchè hanno programmi diversi, strategie diverse, come mettere un carnivoro e un vegetariano in cucina, vien fuori un minestrone».
Indigeribile per chi?
«Per il Movimento innanzitutto, che corre il pericolo di snaturarsi e farsi molto male. Io parlo da esterno: per me non si dovevano fare alleanze».
Un esterno qualificato, visto che è amico di Grillo ed è stato candidato alle politiche coi 5S. Quale rischio intravede?
«Un governo con 6 voti di scarto al Senato è un azzardo, ti possono far cadere quando vogliono».
(da “NextQuotidiano“)
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Settembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
NON E’ VERO CHE LA MADRE E’ TRA GLI SFOLLATI, ALTRA BUFALA FATTA GIRARE: HA SOLO LA PROPRIETA’ DI UN APPARTAMENTO MA NON CI VIVE
Un manager internazionale, genovese, cresciuto sotto il ponte Morandi: è Claudio Gemme, 70 anni, presidente e amministratore delegato di Fincantieri Sistemi Integrati il supercommissario per la ricostruzione.
«Ho dato la mia disponibilità a fare il commissario, è una bella sfida per chiunque accetti questo incarico – dice Claudio Gemme, ancora titubante a rilasciare dichiarazioni – per me è una scelta difficilissima » .
Nel giorno in cui il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto Genova, finalmente approdato sulla sua scrivania dopo 45 giorni, il governo, seppur informalmente, ha voluto annunciare anche il nome del supercommissario
Proprio il suo ruolo, apicale, in Fincantieri è apparso però subito stridente con l’incarico che gli verrebbe assegnato: proprio a Fincantieri, è una tetragona posizione del governo, e della sua parte grillina, dal vicepremier Di Maio al ministro Toninelli, sarà assegnata senz’altro la ricostruzione di ponte Morandi.
Scelta che dunque porrebbe lo stesso Gemme in conflitto di interessi, dovendo di fatto assegnare alla propria azienda la ricostruzione. « Ho ovviamente supervalutato la situazione – tiene a precisare, Gemme – darò immediatamente le dimissioni da Fincantieri se riceverò l’incarico».
Il suo nome, seppur ufficiosamente, ha cominciato a circolare ieri dopo che il vicepremier Matteo Salvini ha diramato una sorta di identikit del candidato: « Abbiamo dato un nome, un cognome e un curriculum di altissima professionalità , un genovese che ha girato il mondo » , per la carica di commissario per la ricostruzione. « Coinvolto direttamente, anche tramite la famiglia, nel disastro » , di ponte Morandi, ha aggiunto Salvini. Gemme infatti viene ricordato da molti sfollati di via Porro, perchè crebbe proprio nelle strade ora desertificate dall’evacuazione forzata della zona rossa, proprio sotto il ponte Morandi.
La sua famiglia ha ancora quella casa, anche se i genitori anziani si trovano da tempo a risiedere altrove, in campagna.
Gemme era balzato sulle cronache politiche, al di là dal suo ruolo manageriale di primo piano, l’anno scorso, quando il suo nome era cominciato a circolare, con insistenza: l’alleanza di centrodestra del governatore Giovanni Toti, Fi, e dell’allora suo superassessore alle Infrastrutture, e ora viceministro, Edoardo Rixi, Lega, pensava a lui come candidato sindaco alle amministrative genovesi.
Un cavallo considerato di razza, per disarcionare la storica presa rossa sulla città . A lui, poi, era stato preferito l’altro competitor, pure lui manager con esperienza internazionale, Marco Bucci, che ha conquistato in effetti Tursi.
Un nome, dunque, quello di Gemme che sembra rispondere alle richieste di sindaco e governatore al premier Giuseppe Conte, di indicare un commissario genovese per la ricostruzione. Toti, però, sembrava freddo, ieri, e all’agenzia Dire, ha detto: « Non commento nulla finchè non ho l’ufficializzazione da parte del governo – non deponendo l’ascia di guerra, innervosito per la poca consistenza del decreto Genova e scocca la sua frecciata- in realtà avevo pensato a Cristoforo Colombo, un viaggiatore genovese, visti i profili che stavano circolando»
Divulgare il nome del commissario plenipotenziario del ponte è stata, del resto, un’abile manovra diversiva, per distogliere l’attenzione dal cocente malumore per la delusione del decreto Genova: deflagrata, però, ieri in consiglio regionale.
Il Pd, con rete a Sinistra, ieri ha bloccato i lavori del consiglio per protestare contro Lega e M5S che, compatti, avevano rifiutato di cambiare l’ordine del giorno, e discutere monograficamente del decreto. E proprio il Pd, con Rete a Sinistra e Liguri con Paita, lancia la mobilitazione regionale contro un «decreto vergognoso perchè è vuoto », ha detto il capogruppo Pd, Giovanni Lunardon.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
AVAMPOSTO DI CIVILTA’ E SOLIDARIETA’ IN UNA EUROPA DELL’ODIO E DELLA INTOLLERANZA: IN UN ANNO 10 MILIONI DI VISTE MEDICHE GRATUITE IN 72 PAESI… E DOVREBBERO ESSERE GIUDICATI DA QUATTRO CIALTRONI RAZZISTI PSICOPATICI?
“…sfortunatamente è necessario che [l’Aquarius] sia esclusa dal nostro registro perchè la sua
permanenza implicherebbe un problema politico per il governo e per la flotta panamense in direzione dei porti europei”.
Con queste parole, lo scorso 23 settembre, l’Autorità Marittima Panamense ha comunicato al proprietario di nave Aquarius 2 l’avvio della procedura di cancellazione dal proprio registro navale, confermando quello che è ormai diventato per tutti un segreto di Pulcinella.
Le autorità italiane, con l’evidente obiettivo di cancellare definitivamente la presenza delle navi di soccorso delle ONG dal Mediterraneo centrale, hanno esercitato nei confronti di Panama indebite pressioni politiche ed economiche affinchè ritirasse la bandiera e impedisse così la prosecuzione della missione di Aquarius.
Niente di nuovo sotto il sole. Solo l’ennesimo tentativo di ostacolare e criminalizzare il soccorso in mare, all’interno di una campagna fatta di attacchi strumentali, accuse senza fondamento, fake news e vergognose diffamazioni e ora finanche intimidazioni a paesi terzi.
Da più di un anno Medici Senza Frontiere viene accusata di collaborazione con gli scafisti: per un’organizzazione umanitaria come la nostra, si tratta di un insulto vergognoso e inaccettabile che respingiamo con forza al mittente.
Al contrario, pensiamo che siano i governi europei a dover essere giudicati per le loro politiche ciniche e scellerate, che sigillando ogni canale di accesso regolare hanno finito per creare il business degli scafisti, con tutte le conseguenze che ben conosciamo in termini di morti e sofferenza.
Salvare vite non è un reato ma un obbligo. Si tratta di un principio ovvio, su cui si fonda la nostra stessa civiltà : eppure oggi è il caso di ribadirlo a voce alta, poichè sembra che la vita umana non abbia più alcun peso.
Le persone che rischiano di annegare vanno salvate punto e basta, portandole a terra, in un porto sicuro, il prima possibile, come previsto dalle norme internazionali sul soccorso in mare.
Il completo smantellamento del sistema di ricerca e soccorso perseguito dalle autorità italiane ed europee ha di fatto eliminato ogni testimone di ciò che accade in mare e sul cimitero Mediterraneo è tornato il silenzio.
Cento persone sono morte tra il 1° e il 2 settembre e lo abbiamo saputo solo dai racconti dei sopravvissuti raccolti dai nostri medici in Libia. In quest’ultimo anno, già 1.260 persone sono morte in quel tratto di mare, dove si sono verificati almeno 10 naufragi con più di 50 vittime.
È il momento di fare chiarezza su chi ha la vera responsabilità di tante morti e sofferenze.
La propaganda sulla riduzione degli sbarchi, sbandierata come successo dagli ultimi 2 ministri dell’interno del nostro Paese, sta avendo conseguenze serie e drammatiche: le partenze dalle coste libiche continuano e il tasso di mortalità delle traversate in mare è addirittura triplicato.
In Libia, paese ripiombato da qualche settimana in un conflitto aperto combattuto strada per strada, i rifugiati e i migranti vengono trattenuti in modo arbitrario in centri di detenzione dove le condizioni sono disumane e l’accesso alle cure mediche quasi inesistente.
Rischiano ogni giorno di diventare vittime dei trafficanti, che restano l’unica opzione per continuare il loro viaggio in cerca di sicurezza. Chi scappa da quest’inferno non può essere riportato in quello che nessuno può ragionevolmente considerare un porto sicuro.
Il crescente numero di cittadini libici che sta tentando la fuga via mare dimostra che la Libia non è un paese sicuro. Mentre l’Italia e l’Europa sostengono la Guardia Costiera libica nelle operazioni di intercettazione che hanno già riportato indietro nei centri di detenzione oltre 13.000 persone dall’inizio dell’anno, noi ribadiamo con forza il nostro appello per una loro evacuazione umanitaria urgente verso Paesi terzi sicuri.
La combinazione tra completa chiusura dei confini e boicottaggio del soccorso in mare ha creato una vergognosa crisi umanitaria ai confini dell’Europa.
Macron, Orban, Salvini, e gran parte dei leader europei, sono responsabili di questo fallimento.
Mesi di ripetuti braccio di ferro, con persone bloccate per giorni in mare o in porto senza poter sbarcare, non hanno infatti portato a nessun impegno sostanziale e definito da parte dell’Europa.
Nel 2017 Medici Senza Frontiere ha effettuato oltre 10 milioni di visite mediche in 72 paesi. È accettabile che un continente come l’Europa non riesca a trovare una soluzione dignitosa per poche migliaia di persone?
Da parte nostra, di fronte a questa vergognosa e cinica campagna di criminalizzazione che investe le organizzazioni, così come i semplici cittadini che autonomamente aiutano i migranti, non arretreremo di un passo.
Continueremo a fare quello che ogni giorno facciamo in Afghanistan, Yemen, Repubblica Centrafricana o Sud Sudan: salvare vite.
Oggi la priorità più urgente è trovare subito una nuova bandiera per continuare la nostra azione di soccorso in mare e per questo lanciamo un appello agli Stati europei e non: qualunque governo abbia davvero a cuore la vita delle persone ci dia una bandiera per poter continuare a salvare vite in mare e tenere accesi i riflettori lungo la rotta migratoria più pericolosa al mondo.
L’Aquarius in questo momento è l’ultimo avamposto della solidarietà nel Mediterraneo.
Oggi più che mai sentiamo la responsabilità di continuare la nostra azione. Anche a nome di migliaia di cittadini che rifiutano di abbandonare le persone in mare, che non si lasciano confondere dalla retorica dell’odio e dell’intolleranza, ma difendono ostinatamente i valori della solidarietà e dell’aiuto. Auspichiamo che siano una voce sempre più forte e numerosa.
Tutti insieme, con orgoglio, torneremo in mare per salvare vite umane.
Claudia Lodesani
Presidente di Medici Senza Frontiere Italia
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Settembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
L’AZIENDA DI ELETTRODOMESTICI DELLA FAMIGLIA FUMAGALLI FINISCE IN MANI STRANIERE, MENTRE IL GOVERNO PENSA A CONDONARE GLI EVASORI FISCALI INVECE CHE INVESTIRE IN SVILUPPO
I cinesi di Qindao Hayer mettono le mani sugli elettrodomestici Candy per 475 milioni di euro.
Al gruppo quotato sul listino di Shanghai andrà il 100% dello storico marchio di proprietà della famiglia Fumagalli.
Nel giugno dello scorso anno Candy aveva annunciato un ambizioso piano di investimenti da quasi 300 milioni di euro in tre anni, di cui circa 100 in marketing e comunicazione e 105 in sviluppo e innovazione.
La società della famiglia Fumagalli è solo l’ultimo dei marchi italiani che passa in mani estere.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
NESSUN POST DI CONDANNA DEI SOVRANISTI
Un uomo di 30 anni è stato arrestato e messo ai domiciliari su disposizione del tribunale di Pisa
con l’accusa di maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti di un bambino di 9 anni.
La notizia è stata pubblicata dal quotidiano Il Tirreno. L’uomo lavora come accompagnatore sugli scuolabus per conto di un Comune della Valdera e accompagna gli anziani nelle gite.
Da tempo i genitori, stranieri, si erano rivolti a lui per impartire al bambino lezioni di italiano. Le indagini, scaturite dalla segnalazione della madre nei mesi scorsi hanno riscontrato una serie di presunti abusi confermati anche da una serie di testimonianze raccolte dagli inquirenti.
Indizi che hanno convinto il tribunale a disporre la misura cautelare. È stata proprio la mamma del piccolo a notare che qualcosa non andava in suo figlio e ad avere forti sospetti sul trentenne: da qui la decisione di rivolgersi ai carabinieri e denunciarlo. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo una volta rimasto solo in casa con il bambino lo costringeva a compiere atti sessuali.
Nel corso degli accertamenti è stato anche ascoltato il bambino in presenza di uno psicologo in veste di consulente tecnico. Da quanto emerso finora il trentenne non avrebbe molestato altri bambini incontrati durante il suo lavoro sugli scuolabus.
(da “Huffingtonpost”)
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