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IL PREMIER TUNISINO SI E’ RIFIUTATO DI INCONTRARE SALVINI “PER LE SUE DICHIARAZIONI CONTRO GLI IMMIGRATI”

Settembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

PROTESTE A TUNISI: “CRIMINALIZZA I SOCCORSI IN MARE”… I MEDIA TUNISINI NE PARLANO, IN ITALIA I MEDIA DI REGIME TACCIONO … RESPINTE LE RICHIESTE DI SALVINI SU UN MAGGIOR NUMERO DI RIMPATRI

Visto che esportano galeotti e non si riconosce loro la dignità  che per storia e cultura meritana, sicuramente i rapporti di vicinato con l’altra sponda del mediterraneo saranno destinati a essere meno cordiali del solito.
Infatti il primo ministro tunisino Youssef Chahed ha rifiutato di ricevere il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini, che è oggi in visita in Tunisia”.
E’ quanto ha riferito la Radio tunisina, Mosaà¯que FM, attribuendo la causa alle “dichiarazioni anti-immigrati” del titolare del Viminale.
La notizia è ripresa da diversi media locali, tra i quali il portale “tunisienumerique”, il quale sottolinea che la visita di Salvini “ha provocato indignazione nelle fila di numerose organizzazioni della società  civile, in particolare il Forum tunisino dei diritti economici e sociali”, quest’ultima, “ha scritto una lettera aperta al ministro degli Interni italiano in cui ha affermato che la criminalizzazione da parte dell’Italia delle operazioni di soccorso in mare avrà  conseguenze gravi, catastrofiche e persino penali”, come riporta il portale.
Dopo l’arrivo in aeroporto, dove è stato accolto dall’ambasciatore Lorenzo Fanara e dal direttore generale della cooperazione internazionale del ministero dell’interno tunisino, Ezzedine Al Amri, era previsto un incontro con alcuni imprenditori italiani che lavorano in Tunisia

(da Globalist)

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LA FINANZIARIA DEL POPOLO BUE, PRIMO PASSO PER FARCI FINIRE COME LA GRECIA

Settembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

IL RITORNO DELLA POLITICA CHE GUADAGNAVA CONSENSI AUMENTANDO IL DEFICIT… IN ATTESA DEL BOTTO

Qual è la sostanza: pagheremo la campagna elettorale penta-leghista aumentando il deficit, spendendo soldi che non ci sono.
Una ‘ubriacatura’ che durerà  il tempo di guadagnare un po’ di consenso per le europee e al resto ci penseranno i posteri.
E’ stato raggiunto l’accordo sulla Manovra economica. L’intesa è stata raggiunta sul rapporto deficit-pil al 2,4% che comprende una riduzione delle tasse per le imprese del 15%
Una propaganda ridicola che potrebbe far ridere se non fosse una tragedia e non fosse campagna elettorale finanziata dalle tasche degli italiani e che aumenterà  i debiti che prima o poi la già  indebitatissima Italia dovrà  pagare esattamente come la Grecia.
In pratica è come se una famiglia in crisi economica scegliesse di indebitarsi ulteriormente e dilapidare in pochi mesi quel che gli resta, un po’ come faceva il conte Mascetti di Amici Miei.
Che per – come ricorderanno gli amanti di Monicelli – o faceva il ‘rigatino’ fuggendo dagli alberghi senza pagare, oppure veniva soccorso dai suoi facoltosi amici.
Che l’Italia non ha. Anzi, a occhio grazie alla cura Salvini gli unici amici sono Trump e Orban i campioni dell’egoismo.
Dicono: l’ha fatto Macron. Ma qualcuno conosce la differenza tra il debito pubblico francese e quello italiano? Qualcuno sa quel è lo spread (ossia gli interessi sul debito) che pagano i francesi e quanto più pagano gli italiani?

(da Globalist)

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I TAGLI CHE SALVINI E DI MAIO NASCONDONO

Settembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

CI SARANNO 5 MILIARDI IN MENO PER IL WELFARE: CON UNA MANO DANNO, CON L’ALTRA TOLGONO

La Legge di Stabilità  2019, la Manovra del Popolo, sarà  una manovra economica da 33 miliardi di euro . Complessivamente 18 miliardi verranno spesi per il superamento della legge Fornero e una prima tranche di Reddito e Pensioni di Cittadinanza.
Matteo Salvini l’ha chiamata la “rivoluzione del buonsenso”. Qualcun altro l’ha definita “rivoluzione del popolo contro i mercati” e contro l’Unione Europea visto che probabilmente Bruxelles boccerà  la manovra.
Comunque la si chiami la base di partenza è il deficit al 2,4%. Una scommessa sulla pelle degli italiani che si basa sull’assunto — sbagliato — che fare più deficit e aumentare la spesa farà  aumentare la crescita.
Crescita che secondo il premier Giuseppe Conte «ci spetta di diritto».
La Manovra del Popolo che taglia la spesa per il welfare
«Per la prima volta nella storia c’è un governo che mantiene le promesse» ha esultato Luigi Di Maio ieri sera dopo l’annuncio dell’approvazione.
In realtà  le promesse del governo sono mantenute solo in parte.
Prendiamo ad esempio il Reddito di Cittadinanza. Nel DEF sono stanziati 10 miliardi di euro, di cui due miliardi per la riforma dei centri per l’impiego.
Secondo Di Maio ne beneficeranno 6 milioni e mezzo di cittadini residenti da almeno 10 anni. Il che significa circa 130 euro a testa in più al mese.
L’abolizione della povertà  quindi significa portare da poco più di 600 a 780 euro il reddito mensile di alcuni italiani. Non si sa di quanti perchè il governo metterà  ulteriori paletti, come ad esempio il reddito Isee.
Ma come si finanzia una manovra da 33 miliardi di euro? Facendo più deficit, senza dubbio. Ma non solo.
Perchè anche se ieri non se ne è parlato ci saranno anche i tagli.
La legislazione italiana prevede che nella Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza il Governo riveda il Programma Nazionale di Riforma (PNR). Vi ricordate di quando Di Maio parlava di 30 miliardi di sprechi che il M5S aveva individuato ed era pronto a tagliare per finanziare la manovra?
Oggi sappiamo che quei trenta miliardi non esistono. Ma nella bozza del PNR redatta dal governo Conte le tabelle parlano chiaro ci saranno tagli e colpiranno le tasche degli italiani.
A quanto ammontano i tagli della manovra del popolo?
A notarlo è il deputato di LeU Stefano Fassina che ha spiegato che in base alle tabelle del PNR il governo prevede altri 5 miliardi di tagli al welfare, dunque a «sanità , scuola, assistenza, pensioni, lavoratori pubblici, investimenti».
Quello «0,1% di crescita nominale della spesa pubblica primaria netta» che per Fassina significa appunto un taglio “brutale” al welfare allo scopo di finanziare le promesse elettorali
Il Governo, si legge nella bozza di PNR «continuerà  l’opera di revisione della spesa pubblica con l’obiettivo di ridurre il rapporto fra spesa corrente e PIL e di aumentare la spesa per investimenti».
In che modo la revisione della spesa pubblica andrà  a modificare i servizi al cittadino? Non è che quei circa 5 miliardi di euro di tagli al welfare individuati da Fassina andranno ad annullare in maniera notevole la rivoluzione del Reddito di Cittadinanza? Da un parte il governo dà  dieci miliardi ad una parte degli italiani poveri, dall’altra ne taglia cinque a tutti gli italiani.
A questi va aggiunto la revisione delle tax expenditures ovvero il taglio di alcune (e al momento non meglio precisate) agevolazioni fiscali.
Allo stesso tempo il governo che voleva nazionalizzare le autostrade e Alitalia mette nero su bianco l’intenzione di portare avanti un rafforzamento della strategia di riduzione del debito «attraverso privatizzazioni, dismissioni del patrimonio immobiliare e riforma delle concessioni».
La rimodulazione delle aliquote IVA che finanzia la Flat Tax
C’è poi il capitolo della Flat Tax con l’obiettivo di arrivare ad un’unica aliquota del 23% per i redditi fino a 75 mila euro e del 33% sopra tale livello, entro la fine della legislatura.
Non si sa e non viene definito l’ammontare degli introiti derivanti dalla “pace fiscale”, si parla di quasi 800 miliardi di euro di crediti «di cui, tuttavia, solo 50 miliardi sono effettivamente recuperabili», ma al tempo stesso si dice che il provvedimento «coinvolgerà  i contribuenti con cartelle esattoriali e liti fiscali, anche pendenti fino al secondo grado fino a 100mila euro»
Il sottosegretario Bitonci aveva però parlato di una soglia fissata al milione di euro. Nel PNR si legge che dal punto di vista della politica fiscale, la graduale introduzione della flat tax   «sarà  coperta da una riduzione delle spese fiscali e da una rimodulazione delle aliquote IVA».
Rimodulazione generalmente significa aumento dell’IVA, il che si tradurrà  con un aumento dei costi per i beni di consumo che andrà  a colpire soprattutto le fasce della popolazione più deboli.
Sembra difficile conciliare una rimodulazione delle aliquote IVA che va a colpire il consumo con l’idea di far ripartire la crescita con il Reddito di Cittadinanza per gli italiani più poveri. Di nuovo il rischio è che il piccolo aumento del reddito venga eroso dall’aumento delle aliquote IVA.

(da “NextQuotidiano”)

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LA PANTEGANA PARTORITA DALL’ELEFANTE LEGA-M5S

Settembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

UNA MANOVRA ELETTORALE PER ACCUSARE L’EUROPA CATTIVA CHE NON CI VUOLE BENE E PREPARARE IL TERRENO PER LE EUROPEE DELL’ANNO PROSSIMO

La pantegana partorita ieri dall’elefante rosso-brunato — che ci ha intrattenuto per qualche settimana con la sceneggiata di Tria che faceva la diga alle richieste sacrosante ma esose dei tribuni della ggente — non è nulla di diverso da quello che dovevamo aspettarci.
O, per lo meno, da quello che io mi aspettavo: come i fatti confermano, il signor Professor Giovanni Tria svolge molto bene il ruolo di contabile della banda.
Allora, in teoria dovrei fare un’analisi tecnica della bozza di legge finanziaria perchè sono un economista. Ma temo di deludervi: l’analisi tecnica, con i numeri e le percentuali la lascio ad altri.
In parte perchè non ho tempo per leggermi i dettagli dei numeri — è tardino qui a St Louis ed ogni tanto dormo anche io — ma soprattutto perchè, avendo letto nel pomeriggio quel che la Nota aggiuntiva contiene ed avendo già  fatto abbondanti previsioni, confermate, su quel che doveva contenere, preferisco dedicarmi ad un’analisi d’insieme del provvedimento economico più importante dell’anno.
La mia tesi è tutta politica ma breve quindi, prima di venire ad essa, due osservazioni importanti.
La prima ha a che fare con i contenuti dei messaggi che l’opposizione ufficiale a questo governo ha lanciato in questi giorni e confermato nelle ore successive alla pubblicazione della nota.
La seconda — per la quale mi devo scusare, visto che non farò altro che ripetere argomenti sviluppati in lungo ed in largo da venticinque anni a questa parte — ha a che fare con l’impatto strettamente economico dei provvedimenti delineati nella legge finanziaria.
Parto dalla seconda.
La spesa pubblica in Italia viaggia al di sopra degli 830 miliardi annui. Quello che questa legge finanziaria — in questo essa si allinea a tutte le precedenti — tocca o modifica sono circa 30-35 miliardi. Di fatto, praticamente, li aggiunge il che vuol dire che l’anno prossimo lo stato italiano muoverà  direttamente (ne muove un’altra bella fetta indirettamente attraverso CDP ed altre imprese pubbliche anche se di diritto privato, dai comuni sino allo stato centrale) circa 870 miliardi di euro.
Questo dovrebbe dare una misura del livello di statalismo raggiunto nel paese, dell’enorme potere che la politica (e quindi i politici direttamente) esercitano sulla vita degli italiani e del perchè oggi in Italia ogni persona che non riesca ad eccellere nella sua professione cerchi i soldi nella politica.
Mettendo assieme il parlamento nazionale con i consigli regionali e quelli delle maggiori città  raggiungiamo un totale (a farla grande) di 3000 persone.
Ognuno di costoro controlla, in media, una cifra vicina ai 300 milioni di euro. Ecco, pensateci: quell’ignorante avventuriero che avete eletto il 4 marzo e di cui ridevate a scuola controlla, in una maniera o nell’altra, una quantità  di risorse economiche pari al fatturato di una media impresa industriale. Pensateci.
Una volta che avete pensato al fatto precedente, pensate anche al seguente: la finanziaria del cambiamento riesce a muovere al meglio un 4% della spesa pubblica totale e l’unica maniera in cui lo fa è aumentandola perchè è perfettamente incapace di ridurre qualsiasi spesa improduttiva o parassitaria!
§Questo alla faccia degli infiniti proclami che, da un decennio almeno, i leader dei due partiti di governo urlano ogni dove: erano e sono tutte balle.
Non sono in grado di tagliare nulla perchè loro, come i loro predecessori, vivono dei voti di coloro che della spesa pubblica parassitaria ed inutile vivono.
La quale spesa, per loro stessa ammissione, non crea crescita ma la distrugge generando invece ingiustizia sociale. Ma, alla faccia delle chiacchiere e dei proclami, i tribuni rosso-brunati non sono in grado di tagliare nulla, sono solo in grado di spendere a debito le tasse dei pochi che ancora producono nuova ricchezza per il paese.
Seconda osservazione. L’opposizione urla dalle finestre che il debito aumenta, che non ci sono le coperture e che, ridicolo, le spese clientelari del governo rossobrunati sono inferiori a quelle che avevano promesso!
Che fa la stolta opposizione del PD con queste grida? Conferma che la spesa pubblica deve essere assistenziale e parassitaria, deve consistere di sgravi fiscali (o, peggio, condoni) a questo o quell’altro gruppo sociale che appoggi il governo di turno e che anche loro, o stolti, credono questo sia il compito dei governi e che da questa spesa inutile ed a spreco possa venire crescita!
Che infatti non viene, non è venuta e non verrà¡ mai. Ma, d’altra parte, che aspettarsi dal partito degli 80 euro che da decenni (lo so, prima aveva altri nomi) altro non fa che predicare crescita a mezzo di spesa pubblica, pensioni, sussidi ed assistenza? Chi semina vento raccoglie tempesta. Pensateci.
Ed infine la tesi politica, che è semplice assai.
Questa finanziaria (e l’annuncio che intendono continuare su questa strada per il futuro) altro non è che una finanziaria elettorale. Serve a costruire la campagna elettorale per le elezioni europee dell’anno prossimo dalle quali i rosso-brunati si attendono la “spallata”.
Serve per aprire un contenzioso con Bruxelles (che dirà ” ma come, l’Italia si era impegnata di scendere allo 0,6% ed ora siete al 2,4 % ed intendete tenerlo per gli anni a venire”), per urlare che la cattiva Europa non ci vuol far sovranamente crescere a botte di sussidi clientelari ed evasione fiscale legalizzata e per chiedere agli italiani il voto contro questa Europa cattiva nel nome del nazionalismo straccione.
A questo serve la finanziaria, a comprare voti da chi riceve prebende e generarne altri da chi le prebende non le ha ancora ricevute ma le aspetta.
Altro che crescita economica e lotta alle ingiustizie. Compra di voti, niente altro. Pensateci.

(da “NextQuotidiano”)

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DEFICIT AL 2,4% UNA STUPIDA SCOMMESSA PERDENTE

Settembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

IL PROBLEMA NON E’ L’EUROPA, MA LE BALLE CHE VI RACCONTANO

Molti cercheranno di vendervi la decisione di programmare un deficit del 2,4% per il 2019 come una grande scommessa: sfidare i vincoli europei per ottenere maggior crescita, crescita che permetterà  di “ripagare” il debito aggiuntivo causato dal deficit stesso. Purtroppo i presupposti di questa scommessa sono sbagliati.
1. Non è la UE la controparte che stiamo sfidando, in quanto non è dalla UE che verranno i principali problemi.
2. Il maggior deficit non ha realisticamente delle possibilità  di “ripagarsi” da solo.
Cominciamo dal primo presupposto, non sono i vincoli europei il reale problema.
Non è questa la sede per approfondire la procedura di deficit eccessivo, ma basterà  ricordare che nonostante le ripetute violazioni del Patto di Stabilità  (e degli accordi che lo hanno integrato), nessuno stato europeo ha mai effettivamente pagato una multa.
L’iter del procedimento è lungo e le negoziazioni tra la UE e lo stato che subisce la procedura sono improntate più alla realpolitik che al rigido rispetto delle norme. In ogni caso la sanzione non consiste nell’occupazione con i carri armati da parte di altri stati, ma in una multa di entità  contenuta.
Potremmo dire che si tratta più di un meccanismo di forte moral suasion che di sanzioni rapide, gravose e senza appello.
Quanto scritto ovviamente vale a patto che non si persegua preordinatamente una rottura totale.
Allora qual è il vero vincolo? Il vincolo è, per esempio, la Norvegia, che esisterebbe anche se non ci fosse la UE. Scriviamo la Norvegia perchè se scrivessimo i mercati il lettore farebbe sicuramente una smorfia disgustata.
Nei mercati operano un gran numero di operatori che prestano i loro soldi e che legittimamente li rivogliono indietro. Tra questi operatori troviamo il Fondo Sovrano Norvegese che eroga le pensioni ai norvegesi.
Se sussistono dubbi sulla capacità  dell’Italia di onorare i suoi debiti, il Fondo Sovrano Norvegese, per tutelare le pensioni dei norvegesi, non comprerà  più titoli di stato italiani (ma anche azioni o obbligazioni di imprese private) e cercherà  di liberarsi di quelli che ha.
Farà  questo non per antipatia verso l’Italia, ma solo per il bene dei norvegesi.
Lo stesso farà  una Banca Canadese che raccoglie i risparmi dei cittadini canadesi o un qualunque fondo che deve tutelare gli investimenti dei suoi risparmiatori (magari lo stesso fondo che su cui voi contate per la vostra pensione integrativa). I mercati, quindi, non sono costituiti da quattro ricchissimi finanzieri senza scrupoli che si arricchiscono a spese della povera gente, ma da milioni di persone che investono, direttamente o indirettamente, i loro risparmi.
Ricordate la crisi dello spread del 2011? La paura maggiore era per una possibile piccola multa della UE o i problemi erano altri?
Per questo ogni volta che qualcuno descrive il problema dei vincoli di bilancio come una questione di rispetto formale degli accordi europei vi sta mentendo.
Passiamo al secondo presupposto. Il discorso è complesso e non si può affrontare in un modo che sia semplice e rigoroso in un breve scritto.
In ogni caso è empiricamente dimostrato che in congiunture economiche “normali”, cioè quella in cui ci troviamo adesso, il maggior deficit si traduce in una crescita economica che non “compensa” la spesa sostenuta.
Tecnicamente si dice che il moltiplicatore della spesa pubblica è minore di 1.
Più complesso è il caso di maggior deficit durante una recessione, caso che quindi tralasciamo. Se questo è più o meno sempre vero per gli investimenti, lo è a maggior ragione quando il maggior deficit è fatto per alimentare spesa corrente (reddito di cittadinanza, abbassamento dell’età  pensionabile, ecc.).
La favoletta per cui sussidiare i consumi dei cittadini generi una crescita che “compensa” il maggior deficit è, appunto, una favoletta.
Una favoletta che piace tanto ai politici che hanno una giustificazione per distribuire favori all’elettorato e ai cittadini che questi favori li ricevono.
Spacciare sussidi fatti a deficit (i sussidi in sè in molti casi sono doverosi sia chiaro) come misure per aumentare la crescita, è un errore che avremo modo di verificare e di pagare molto presto. Il governo sta semplicemente regalando una ciotola di riso per richiederne indietro due tra qualche tempo.
D’altronde se queste politiche funzionassero coloro che ci prestano i loro soldi dovrebbero essere ben contenti che vengano attuate, in quanto aumenterebbero la sicurezza dei loro crediti, perchè ciò non avviene? Inoltre, se queste politiche funzionassero, tutti gli stati che non crescono a sufficienza e che non sono soggetti ai vincoli UE, sarebbero impegnati in una specie di gara per avere un deficit a due cifre per crescere più velocemente dei concorrenti.
La scommessa che è stata fatta ieri è quindi una scommessa sicuramente perdente. Quanto ci costerà  è impossibile saperlo, ma è sicuramente perdente.
Cosa avremmo dovuto fare allora? Semplicemente saremmo dovuti uscire da quella trappola psicologica per cui l’unica via per crescere è aumentare il deficit.
La crescita dipende in ultima istanza dall’aumento della produttività . La produttività  si aumenta con una burocrazia più snella ed efficiente, favorendo la concorrenza tra le imprese invece di foraggiare piccole rendite di posizione, implementando nuove tecnologie invece di rifugiarsi nella retorica della micro impresa famigliare e delle vecchie tradizioni, velocizzando la giustizia, attraendo capitali esteri (anche delle cattivissime multinazionali), riordinando scuola e università  avendo come priorità  la preparazione degli studenti e non chi ci lavora all’interno, tutelando il lavoro e non i posti di lavoro nelle imprese decotte, investendo nelle infrastrutture (specialmente quelle digitali), favorendo la ricerca, ecc. ecc..
Tutto sommato nulla che non sia stato già  detto. In altre parole bisogna scommettere contro l’impopolarità  che certe misure possono incontrare nei piccoli e grandi corporativismi italiani, ma almeno questa sarebbe una scommessa che ha delle possibilità  di vittoria.

(da “NextQuotidiano”)

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“IL POPOLO ITALIANO PAGHERA’ IL CONTO”: L’AVVERTIMENTO DI MOSCOVICI

Settembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

IL COMMISSARIO UE: “IL VOSTRO DEBITO E’ ESPLOSIVO, OGNI EURO IN PIU’ PER IL DEBITO E’ UN EURO IN MENO PER SCUOLE E SERVIZI SOCIALI”

Il progetto di legge di bilancio italiano per il 2019, con il suo sforamento del deficit al 2.4%, “appare ad oggi fuori dai paletti” delle regole comuni europee. Lo afferma il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, in un’intervista a Bfm Tv e Rmc Info.
“Non abbiamo alcun interesse ad aprire una crisi tra l’Italia e la Commissione, ma non abbiamo neanche interesse a che l’Italia non riduca il suo debito pubblico, che rimane esplosivo – spiega Moscovici – Voglio continuare il dialogo con le autorità  italiane, dicendo che rispettare le regole non è per noi, ma è per loro, perchè quando un paese si indebita, si impoverisce. Rilanciare quando c’è un debito molto alto, finisce per ritorcersi contro chi lo fa. Se gli italiani continuano a indebitarsi, cosa succede? Il tasso di interesse aumenta, il servizio del debito diventa maggiore. Gli italiani non devono sbagliarsi: ogni euro in più per il debito è un euro in meno per le autostrade, per la scuola, per la giustizia sociale”.
Eventuali sanzioni nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto delle norme di bilancio, continua Moscovici, “sono possibili, anche se io non sono nello spirito delle sanzioni. Abbiamo tre possibilità  la prima è quella di dire che va tutto bene, la seconda con cui possiamo chiedere delle correzioni e la terza che è che non va bene per niente e quindi possiamo respingerlo. È una possibilità  prevista dai trattati”.
Il commissario ai conti europei avvierà  dunque un dialogo “con il presidente del Consiglio, con il ministro delle Finanze, in quanto “non è nell’interesse dell’Italia andare avanti su un indebitamento ancora più grande. Perchè alla fine sarà  il popolo che pagherà  il conto”.

(da agenzie)

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LO SPREAD SFONDA 270 PUNTI, PIAZZA AFFARI IN ROSSO

Settembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

MERCATI IN TENSIONE COL DEFICIT AL 2,4%

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi arriva a sfondare la soglia di 270 punti base alla riapertura delle Borse e all’indomani del Consiglio dei ministri che ha visto affermarsi al linea di Lega e M5s e quindi costringere il Tesoro a portare il rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo al 2,4% nel prossimo triennio.
Secondo la piattaforma Bloomberg, il differenziale sulla scadenza a dieci anni – quando non è ancora mezzogiorno – supera quota 270 punti, una trentina in più della vigilia, per un redimento del Btp decennale ben oltre la soglia psicologica del 3%.
Sul titolo a due anni – solitamente più osservato dai mercati perchè termometro della fiducia degli investitori sulla tenuta del Paese in un orizzonte più a breve – il differenziale si allarga fino a 160 punti base, per poi ritracciare leggermente
Piazza Affari tratta in netto ribasso: il Ftse Mib apre in rosso dell’1%, ma ben presto il passivo si allarga al 2,9%.
Il contraccolpo si abbatte come sempre sul settore bancario, il più esposto al caro-spread e il più sensibile alle tensioni internazionali: l’indice di categoria perde più del 4% con i colossi come Intesa e Unicredit arrivano a cedere il 6 per cento, per poi recuperare.
Gli altri listini europei sono deboli, ma con variazioni molto meno marcate, mentre l’euro si conferma sotto quota 1,17 dollari calando a 1,163. Londra tratta in rosso dello 0,03%, Francoforte arretra dello 0,65% mentre Parigi cede lo 0,3%.

(da agenzie)

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MANOVRA, SI SFORA AL 2,4%: DI MAIO E SALVINI PER SOPRAVVIVERE FANNO ALTRI DEBITI CHE PAGHERANNO GLI ITALIANI

Settembre 27th, 2018 Riccardo Fucile

UNO GARANTISCE GLI EVASORI FISCALI E I RICCHI, L’ALTRO SI COMPRA I POVERI CON I SOLDI DEI RISPARMIATORI… QUANDO LO STATO NON AVRA’ NEANCHE PIU’ I SOLDI PER PAGARE STIPENDI E PENSIONI SAPRETE CHI RINGRAZIARE

Intesa raggiunta sull’innalzamento del rapporto deficit-Pil al 2,4% per il 2019. È l’esito del vertice di governo che ha preceduto la riunione del Consiglio dei ministri che deve approvare la Nota di aggiornamento al Def. Di Maio e Salvini hanno vinto la battaglia con il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che chiedeva di restare entro la soglia del 2%.
Per tutta la giornata si sono susseguiti incontri e trattative ma alla fine il responsabile del Tesoro si è dovuto arrendere. «Accordo raggiunto con tutto il governo sul 2,4%. Siamo soddisfatti, è la manovra del cambiamento» commentano i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini.
L’Ue: sopra la soglia del 2% la manovra sarà  bocciata
Intanto da Bruxelles arriva un avvertimento all’Italia. La legge di bilancio rischia la bocciatura da parte della Commissione europea se il deficit nominale dovesse superare la soglia del 2%. La decisione sarà  presa dal collegio dei commissari nella seconda metà  di ottobre, dopo la presentazione formale del progetto di Legge di bilancio, ma i tecnici dell’esecutivo comunitario inizieranno sin da subito a analizzare i dati contenuti nella nota di aggiornamento del Def.
Parlamentari e militanti festeggiano fuori dalla Camera l’indebitamento degli italiani
«Armati» di bandiere del movimento, militanti e parlamentari pentastellati si sono riuniti fuori dalla Camera per «festeggiare» l’intesa raggiunta sulla manovra. Molti senatori stanno facendo anche selfie e video per «far conoscere agli elettori i risultati raggiunti». Il gruppo di manifestanti sta sfilando davanti a Montecitorio diretto a Palazzo Chigi.
IL CONTENUTO
Un primo avvio della flat tax per oltre un milione di partite Iva ma anche del reddito e della pensione di cittadinanza, una nuova rottamazione delle cartelle, il superamento della legge Fornero e un fondo da 1,5 miliardi per i truffati delle banche.
Sono questi i principali contenuti dell’accordo raggiunto nella maggioranza di governo in vista della predisposizione della nota di aggiornamento del Def.
Eccoli.
REDDITO DI CITTADINANZA, 10 MILIARDI   ( MA LA META’ ARRIVANO DA REDDITO INCLUSIONE E INDENNITA’ DISOCCUPAZIONE ELIMINATI)
Arriva un primo assaggio da 10 miliardi del reddito di cittadinanza e delle pensione di cittadinanza.
C’è anche il via libera alle pensioni di cittadinanza, che fissa una soglia di 780 euro per le pensioni minime. Si parte sicuramente da un rafforzamento dei centri per l’impiego.
FLAT TAX AL 15% PER OLTRE 1 MLN DI PARTITE IVA
La flat tax riguarda solo le partite Iva. Di fatto è un allargamento del fisco forfettario che include l’Iva: proprio per questo il beneficio nel 2019 per i contribuenti riguarderà  l’imposta sul valore aggiunto per poi spostarsi nel 2020 sui redditi guadagnati.
SUPERAMENTO FORNERO
I sondaggi dicono che è il tema più atteso della manovra e sia Lega sia M5s puntano ad intestarsi la misura. La possibilità  di andare in pensione anticipatamente – attraverso un meccanismo di quota 100 – riguarderà  (forse) 400 mila persone
TRUFFATI BANCHE, AUMENTANO I RISARCIMENTI
Aumentano i fondi per i «truffati dalle banche». Inizialmente si ipotizzava un fondo di 500 milioni, ieri il vicepremier Di Maio ha parlato di un miliardo: si sarebbe arrivati a trovare 1,5 miliardi per un fondo ad hoc alimentato dai conti dormienti.
Amesso che si possa parlare di truffati, visto che molti erano persone sprovvedute che pensavano di speculare senza capirne i rischi
CONDONO FISCALE AGLI EVASORI
L’accordo di governo contiene anche il provvedimento per la cosiddetta “pace fiscale” che prevede la chiusura delle cartelle Equitalia e che avrà  un impatto una tantum sui conti. Una bozza del Def indica una soglia fino a 100 mila euro, ma la soglia potrebbe non essere stata fissata nell’accordo.

(da agenzie)

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IL DECRETO SICUREZZA VIOLA LA COSTITUZIONE: “ABERRAZIONI GIURIDICHE”

Settembre 27th, 2018 Riccardo Fucile

L’ANALISI DEL COSTITUZIONALISTA D’ANDREA SUI PUNTI CONTROVERSI

La revoca della cittadinanza, la sospensione della domanda di protezione, i rimpatri, l’abrogazione della protezione umanitaria, ma anche i presupposti del decreto legge. Sono alcuni dei punti contenuti nel dl immigrazione, approvato dal Consiglio dei Ministri e presentato in conferenza stampa da Matteo Salvini e Giuseppe Conte, che non convincono i costituzionalisti.
In dieci tra i quali Gustavo Zagrebelsky, Lorenza Carlassare, Salvatore Settis e Paul Ginsborg, hanno firmato una nota pubblicata da Libertà  e Giustizia in cui spiegano che “tra le molteplici aberrazioni giuridiche, colpisce in particolare quella che prevede la revoca della cittadinanza come sanzione per la commissione di determinati reati. Discriminare all’interno della cittadinanza significa creare un ordinamento separato sulla base dell’appartenenza etnica. D’ora innanzi, alcuni saranno cittadini; gli altri sudditi“.
Ilfattoquotidiano.it ha interpellato il costituzionalista Antonio D’Andrea, professore ordinario all’Università  degli Studi di Brescia, che condivide le preoccupazioni dei colleghi, sottolineando i punti del decreto che ritiene più controversi.
Revoca della cittadinanza
Nell’articolo 14 del decreto si legge che “la cittadinanza italiana […] è revocata in caso di condanna definitiva per reati” commessi per finalità  di terrorismo o di eversione dell’ordinamento costituzionale, compresi concorso, favoreggiamento e finanziamento di tali reati. In altre parole, una persona che ha acquisito la cittadinanza italiana, che non è quindi cittadino dalla nascita, può vedersela revocata nel caso di sentenze definitive di colpevolezza per reati gravi.
Ma una condanna penale non può portare a provvedimenti del genere: “Ma come si fa a proporre un provvedimento del genere? — domanda D’Andrea — È impensabile che una persona che ha ottenuto la cittadinanza italiana e ha, quindi, gli stessi diritti e doveri di chi, come noi, è italiano per nascita, possa vedersi revocare tale diritto. Se è un provvedimento inapplicabile per noi lo deve essere per tutti i cittadini. La Costituzione non ammette alcun regime speciale, nessuna ghettizzazione“.
Nel caso in cui, invece, il soggetto in questione abbia avviato le procedure per diventare un cittadino italiano, lo Stato ha il diritto, in caso di una condanna del genere, di respingere la domanda.
“È una salvaguardia legittima della sicurezza nazionale”, spiega il costituzionalista.
Sospensione della domanda di protezione internazionale e rimpatrio
L’articolo 10 prevede che per i richiedenti con procedimento penale in corso “per uno dei reati che in caso di condanna definitiva comporterebbero diniego della protezione internazionale” venga disposta “la sospensione dell’esame della domanda di protezione e l’obbligo di lasciare il territorio nazionale“.
Solo in caso di assoluzione con sentenza definitiva, la persona potrà  chiedere la riapertura della domanda di protezione internazionale entro dodici mesi. In caso contrario, “la Commissione competente dichiara l’estinzione del procedimento”.
“Dal punto di vista costituzionale — spiega D’Andrea — l’avvio di un procedimento penale non può portare all’allontanamento dal territorio nazionale di un soggetto che richiede protezione. Per due motivi: primo, perchè non stiamo parlando di una persona condannata in via definitiva e, secondo, perchè la sua eventuale colpevolezza non può inficiare la richiesta di protezione. In parole povere: se questa persona si è macchiata di un reato anche grave, questo non è legato al fatto che abbia effettivo bisogno di protezione internazionale. Non siamo noi, come Stato, che possiamo decidere di metterlo nelle mani di coloro che potrebbero attentare alla sua sicurezza, anche perchè l’ottenimento della protezione è legato a convenzioni internazionali che non possono essere limitate da provvedimenti nazionali. È una forzatura costituzionale: il rapporto tra causa e provvedimento è sproporzionato”.
In questo modo, precisa D’Andrea, una persona potrebbe essere rimpatriata solo a seguito di una denuncia, anche anonima, perchè in questo caso l’autorità  giudiziaria inquirente ha l’obbligo di avviare un’azione penale: “È impensabile perchè in questo Paese il diritto alla difesa è garantito e il decreto apre alla possibilità  di un uso strumentale della denuncia”.
Presupposti del decreto legge: sussistono davvero le condizioni di necessità  e urgenza?
Nell’articolo 77 della Costituzione si legge che “il Governo non può, senza delegazione delle Camere [cfr. art. 76], emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria”, tranne “in casi straordinari di necessità  e di urgenza“. E nel testo del governo, in effetti, viene più volte ripetuto che il decreto è giustificato da una situazione di necessità  e urgenza. Aspetto, però, che non combacia con le dichiarazioni dello stesso ministro dell’Interno che, più volte negli ultimi mesi, ha ripetuto che gli sbarchi di immigrati hanno subito un calo dell’80% rispetto all’anno precedente.
“Le dichiarazioni di Salvini creano certamente una stortura e un cortocircuito — dice D’Andrea — La Corte Costituzionale riceverà  sicuramente dei dubbi su questo aspetto che dovrà  analizzare. Potrebbero mancare i presupposti che giustificano l’utilizzo di un decreto legge che provocherebbero l’annullamento da parte dei giudici. Si tratterebbe di un vizio di forma che non può essere sanato nemmeno dalla conversione in legge da parte del Parlamento, visto che il procedimento legislativo seguito non rispetterebbe la Costituzione”.
Esecuzione dell’espulsione: giusto mandare le persone in strutture diverse da quelle predisposte?
L’articolo 4 prevede che, nel caso in cui non vi sia disponibilità  di posti nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) o in quelli nel circondario del Tribunale competente, “il Giudice di Pace, su richiesta del Questore […] può autorizzare la temporanea permanenza dello straniero, sino alla definizione del procedimento di convalida in strutture diverse e idonee nella disponibilità  dell’Autorità  di pubblica sicurezza”. Questa disposizione, spiega D’Andrea, non è di per sè incostituzionale, visto che un giudice può autorizzare provvedimenti del genere.
“Il problema — continua — è che non si capisce in che tipo di centri ‘idonei’ saranno ospitati questi soggetti. Si tratta di persone ‘in attesa del procedimento di convalida’, come si legge nel testo, e quindi escludo che possano essere trattenute per mesi in strutture considerabili come centri di detenzione. Inoltre, deve essere anche valutata la loro ubicazione sul territorio nazionale: se il giudizio sul provvedimento relativo all’espulsione viene esaminato, ad esempio, a Catania, spostare il soggetto a Bolzano potrebbe essere considerato una limitazione della libertà  della persona di poter seguire il proprio procedimento”.
Nessun permesso di soggiorno per lavoro a chi gode della “protezione per calamità ”
Il decreto legge introduce anche il cosiddetto “permesso di soggiorno per calamità “, spiegando che si tratta della possibilità  per lo straniero richiedente protezione internazionale di rimanere in Italia per sei mesi nel caso in cui “il Paese verso il quale lo straniero dovrebbe fare ritorno versa in una situazione di contingente ed eccezionale calamità ”.
Il testo continua spiegando che, in questo arco di tempo, il soggetto può svolgere attività  lavorativa, ma il permesso per calamità  “non può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro“.
Tradotto: se questa persona trova un lavoro regolare, pagando quindi tasse e contributi, non potrà  continuare a svolgerlo dopo la scadenza del permesso.
“Una legge irrazionale non è mai conforme alla Costituzione — spiega D’Andrea — L’idea che un soggetto si trovi sul territorio nazionale legalmente, che riesca a trovare lavoro e che, nonostante questo, se ne debba andare dopo sei mesi è decisamente irrazionale e, a mio parere, incostituzionale”.
Abrogazione della protezione umanitaria
L’ultimo aspetto su cui D’Andrea solleva dei dubbi di costituzionalità  è lo stop alla protezione umanitaria per coloro che già  ne godono nel Paese. Se i nuovi arrivati dovranno adeguarsi alle nuove e più stringenti disposizioni del governo, per coloro che già  godono di questo particolare tipo di protezione internazionale la situazione è diversa. Il provvedimento non è retroattivo, quindi non stravolgerà  decisioni già  prese in passato, ma nel testo si legge che “i titolari di protezione umanitaria presenti nel Sistema di protezione […]   rimangono in accoglienza fino alla scadenza del periodo temporale previsto dalle disposizioni di attuazione sul funzionamento del medesimo Sistema di protezione e comunque non oltre la scadenza del progetto di accoglienza”. Questo vuol dire che la protezione umanitaria, al momento della scadenza (generalmente viene riconosciuta per un periodo variabile da sei mesi a due anni, ndr), non sarà  rinnovata.
“Questo particolare aspetto solleva dubbi di costituzionalità  — conclude il docente — L’impedimento del rinnovo di un diritto acquisito, nel caso in cui permangano le condizioni che lo hanno reso necessario, rappresenta un affievolimento delle garanzie per lo straniero. Bisogna domandarsi se questo sia compatibile con i dettami costituzionali”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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