Ottobre 30th, 2018 Riccardo Fucile
ANCHE LE FONDAZIONI BANCARIE CHE POSSIEDONO IL 15,9% DEL CAPITALE, SI DICONO CONTRARIE: “CDP NON CI DEVE METTERE UN EURO”… LEONARDO SI TIRA FUORI
I tedeschi non si fidano del “Salvimaio” e Lufthansa non ci pensa proprio a partecipare a
una ristrutturazione di Alitalia guidata dal governo italiano.
“Una partnership con Alitalia è ancora possibile” ma Lufthansa “non ha in programma di investire nella compagnia insieme al Governo” italiano. Lo dice la società tedesca, secondo quanto riferisce Bloomberg.
Anche le fondazioni bancarie si dicono contrarie a un intervento di Cdp. “L’ho detto e lo ripeto – afferma il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti -, è diventato un ritornello e sul punto siamo rigidissimi: in Alitalia la Cdp non deve mettere un euro per nessuna ragione”.
“Siccome sono votazioni con maggioranze qualificate – aggiunge Guzzetti – il sistema delle fondazioni mi ha già dato mandato di dire che noi non voteremo investimenti in Alitalia”. In Cdp le fondazioni possiedono il 15,9% del capitale.
E Anche Leonardo, l’ex Finmeccanica,- secondo quanto riferiscono fonti vicine all’azienda – non ha e non prevede di avere alcun ruolo sul dossier Alitalia.
Nelle scorse settimane la strategia del gruppo tedesco ha però messo al centro della crescita nel Sud Europa e quindi in Italia, la compagnia Air Dolomiti, al 100% controllata da Lufthansa, che ha base a Verona. Air Dolomiti ha ottenuto dalla casa madre un raddoppio della flotta (da 12 a 26 aerei) e un investimento pari a 100 milioni di euro nei prossimi anni con assunzioni previste per 520 persone.
Un chiaro segnale di disimpegno dalla complessa vicenda Alitalia che ora aspetta solo la decisione di Fs e il possibile impegno di easyJet e Delta.
(da agenzie)
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Ottobre 30th, 2018 Riccardo Fucile
TRA GLI INDOSSATORI FIGURA ANCHE IVAN BOGDANOV, L’UTRAS SERBO FAMOSO PER GLI SCONTRI ALLO STADIO NEL 2010 A GENOVA
La foto di Selene Ticchi con addosso la maglietta con la scritta “Auschwitzland” ha suscitato parecchia indignazione.
La Ticchi è stata sospesa a tempo indeterminato da Forza Nuova. Quel partito dove milita tutt’ora un coordinatore regionale, nonchè responsabile reclutamento e Segretario di Roberto Fiore, che un anno fa ha dichiarato che nei campi di concentramento c’erano cinema, piscine e si ascoltava Wagner.
Parole dure anche dal segretario dI CasaPound Simone Di Stefano, che ha definito quelli come Selene Ticchi: «maledetti pagliacci mascherati» che fanno a gara a chi si mette la maglietta più imbecille e che sono le «scimmie ammaestrate degli antifascisti».
Sottinteso: lo stile Casa Pound è differente. Di sicuro le magliette del partito fondato da Gianluca Iannone sono diverse e più conformi. Il logo di quella indossata da Selene Ticchi invece è in circolazione da parecchio.
Tra gli indossatori d’eccezione figura Ivan Bogdanov, l’ultras serbo famoso per gli scontri durante la partita Italia-Serbia del 2010 a Genova.
Nel 2013 Bogdanov ricomparve sulle cronache italiane per un saluto romano rivolto — a quanto sembra — ai tifosi del Maccabi Tel-Aviv che qualche giorno prima aveva disputato un match contro lo Stella Rossa Belgrado.
In quell’occasione sfoggiava proprio la maglietta Auschwitzland, anche se con una piccola variante: la scritta posta all’ingresso dei campi di sterminio Arbeit Macht Frei.
Non è del resto difficile stampare la maglietta incriminata.
Basta avere un file di buona qualità . E come ha ricostruito su Twitter la blogger Talento Sprecato i file immagine con il logo di Auschwitzland in stile Disney si trovano facilmente esattamente come tutta quella pletora di paraphernalia nazifascisti che si trovano in certi negozietti di souvenir.
La maglietta indossata da Selene Ticchi non è poi così diversa dall’oggettistica per la quale i piccoli fan di Hitler vanno pazzi. Il mercato è di nicchia ma c’è (prevalentemente online) ed è abbastanza florido
Un’altra variante della maglietta indossata da Ticchi e Bogdanov era stata trovata nel 2016 da un utente di Reddit su un sito di abbigliamento “Nazi Hipster” che ne commercializzava la vendita. Il sito non è più online ma è possibile ammirare il prodotto “artistico”.
È invece ancora online il sito russo dove viene venduta — in colorazioni a piacere e a circa 15 euro più spese di spedizione — lo stesso modello della maglietta sfoggiata a Predappio.
È quindi possibile che sia stata comprata qui (anche se non si può escludere la possibilità di una stampa “casalinga” visto che basta avere il file immagine).
Nel frattempo c’è anche chi ha segnalato alla Disney l’utilizzo illecito del marchio di Walt Disney sulla maglietta.
La casa cinematografica ha risposto prendendo le distanze dalla maglietta e promettendo accurate indagini per un’eventuale violazione di copyright.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 30th, 2018 Riccardo Fucile
UN QUINTO DEI LAVORATORI MESSO IN CASSA INTEGRAZIONE: NON SARANNO RIASSORBITI DA ARCELO MITTAL… MONTA LA RABBIA CONTRO I CINQUESTELLE
Il giorno dopo la comunicazione della messa in cassintegrazione dei 2600 lavoratori Ilva
arrivata via web, la reazione degli operai e è di sconforto e ira.
Con la città e la fabbrica spaccate ulteriormente in due, tra chi è dentro e chi è fuori. “Ha perso Taranto”, scrive in un post Mirko Maiorino, portavoce del Comitato dei cittadini e lavoratori Liberi e pensanti, tra i destinatari della missiva senza nessun “egregio signor” nell’incipit, ma con un diretto “le comunichiamo la collocazione in Cigs”.
“Ora in azienda sono rimasti in pochissimi pronti a denunciare – aggiunge -. Da domani i tarantini non avranno più quella prima linea che provava a far breccia dall’interno. Sia chiaro che nessuno ha intenzione di fermarsi ma da fuori sarà tutto più complicato. Non siamo nè santi nè eroi, siamo uomini che hanno lottato per un ideale e che ora pagano per l’essere stati liberi e pensanti”.
Ilva, lettera a 12mila operai: ‘Egregio signore’ solo per gli assunti
L’idea del Comitato è che le scelte, reparto per reparto, siano state mirate. Via per almeno cinque anni gli operai rompi scatole, quelli scomodi, che non piacciono ai capireparto.
Per questo non avrebbero ricevuto l’offerta di assunzione dalla nuova proprietà Am Investco buona parte degli animatori del Comitato, tra i quali Massimo Battista e Davide Panico, protagonisti delle battaglie dal 2012 fuori e dentro i cancelli della fabbrica ma anche della frattura con i sindacati, a partire dalla Fiom Cgil, di cui molti, a partire da Battista e Cataldo Ranieri (dopo la comunicazione della Cassa integrazione ha annunciato di voler accettare l’incentivo e lasciare per sempre lo stabilimento), hanno fatto parte in passato.
Ma a denunciare i metodi discrezionali dell’azienda, il non rispetto dei “criteri delle mansioni, professionalità , anzianità e carichi familiari,” utilizzando “criteri unilaterali al di fuori degli accordi”, sono anche i sindacati (Fim, Fiom, Uilm e Usb) che in una nota chiedono l’intervento del ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio quale garante per il rispetto di quegli accordi.
Sono decine, infatti, i casi di lavoratori lasciati a casa nonostante i gradi di anzianità e professionalità superiori rispetto ai colleghi e, soprattutto, figli a carico. Battista, ad esempio, ne ha tre. Ma c’è il caso anche di chi ne ha cinque. Tra loro non mancano delegati sindacali, sempre tra i più battaglieri.
L’ira di molti è ora rivolta contro il Movimento 5 stelle e le promesse tradite sulla chiusura delle fonti inquinanti e la bonifica degli impianti.
Ira che accomuna anche Aldo Schiedi, attivista della prima ora dei Pentastellati, che da oltre un anno ha lasciato il Movimento, deluso dai metodi non democratici e da quelle promesse che da tempo definisce “chiacchiere”. Il suo è un lungo messaggio di commiato dal reparto sottoprodotti, intriso di amarezza e rancore.
“Dopo 18 anni 10 mesi e 3 giorni la mia esperienza lavorativa in Ilva finisce qui – scrive – Sedici di questi lunghi anni trascorsi in guerra, in trincea. Hanno cercato in svariati modi di demolirmi fisicamente e psicologicamente, mandandomi nei peggiori reparti della cockeria come dal 2000 al 2016, ma non mi sono chinato e sono stato più forte e scaltro di loro. Hanno cercato di licenziarmi ma senza fortuna e difeso (sempre a mie spese) davanti ai giudici provinciali del lavoro. Ho denunciato a Spesal e Arpa tutto ciò che metteva a rischio la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, soprattutto nel mio reparto dove spero di aver lasciato un piacevole ricordo almeno fra i vecchi colleghi per i lavori che sono riuscito – conclude – con forza e abilità a far svolgere e a denunciare”.
C’è poi chi osserva anche un altro aspetto. Circa 800 dei lavoratori messi in cassa integrazione sono tarantini (vale a dire un terzo). Nella platea dei dipendenti del siderurgico rappresentano il 30 per cento (poco sopra i 3 mila), rispetto a quelli provenienti dai comuni della provincia e dal resto della Puglia. Il legame tra fabbrica e città e le battaglie per la salute e l’ambiente subirebbe così un ulteriore colpo.
(da agenzie)
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Ottobre 30th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO I DELUDENTI DATI SUL PIL, IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA ATTACCA
Il dato deludente sulla crescita comunicato questa mattina dall’Istat, con il Pil fermo a zero nel terzo trimestre, irrompe nel dibattito politico già surriscaldato dalla Manovra. Tra i primi a pronunciarsi è stato il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia: “C’e una divergenza di spiegazioni economiche in questo governo su cui bisogna cominciare a chiarire che se i risultati della crescita non ci saranno nei prossimi mesi è colpa esclusiva di questo governo e della politica economica che realizza, non di altri”, ha detto Boccia, a Ivrea per l’assemblea di Confindustria Canavese.
“Siamo a disposizione del Paese e del Governo – ha detto – per fare proposte che non antepongano le ideologie alle spiegazioni economiche”.
Il presidente degli industriali ha comunque definito prevedibile” il dato comunicato oggi dall’Istat. “L’abbiamo detto da tempo, l’economia globale comincia a rallentare c’e’ una questione interna di un’Italia che deve reagire”, ha detto “Il rallentamento dell’economia globale in funzione dei dazi degli Stati Uniti, il rallentamento complessivo della maggiore capacita’ di competizione industriale a partire dalla Cina, sono segnali che devono farci fare i conti su due questioni: una italiana e l’altra europea che per noi si chiama questione industriale”.
(da agenzie)
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Ottobre 30th, 2018 Riccardo Fucile
“IO SONO SEMPRE LA STESSA, SONO LORO A ESSERE CAMBIATI”
Quando all’interno dello stesso movimento politico il lessico scoperchia la linea di
demarcazione tra il “noi” e il “loro” è sintomo che si è andati ben oltre la semplice soglia della critica.
La senatrice Paola Nugnes arriva quasi correndo alla buvette del Senato. Agita le mani “non voglio parlare, non voglio parlare”.
Ordina un caffè americano, come incurante del nervosismo che pervade gli austeri corridoi di Palazzo Madama, sguardo fiero e sereno che fa lo slalom tra le voci di sanzioni ed espulsioni che la rincorrono per il suo dissenso sul decreto sicurezza.
Il suo ragionamento ha una logica. “Per anni abbiamo criticato il Pd. Li vedevamo in Aula che si piegavano ai diktat di Matteo Renzi, che annullava il senso del Parlamento. E noi oggi stiamo facendo come loro”.
Ieri le è piovutoa tra capo e collo la lettera di Luigi Di Maio, che ha richiamato all’unità del Movimento, quasi mettendo all’indice i quattro (oltre la Nugnes, Elena Fattori, Gregorio De Falco e Matteo Mantero) che hanno presentato emendamenti pesanti sul testo tanto caro a Matteo Salvini e che, con varie sfumature, minacciano di non votare il testo e l’eventuale fiducia.
Una lettera che la senatrice respinge: “Noi siamo entrati criticando il ventennio berlusconiano e la mortificazione del Parlamento, e poi gli anni di Renzi. E poi fanno diventare un caso nazionale una normalissima dinamica parlamentare”.
Quando gli si chiede se non sono più quelli che erano entrati a Palazzo per cambiare tutto ecco che il distinguo si fa pesante: “Noi chi? Io sono rimasta la stessa, e tanti di noi lo sono rimasti. Sono loro semmai ad essere cambiati”.
Il riferimento a Di Maio e alla leadership M5s non è nemmeno velato. Al punto da definire il caos che si è venuto a creare intorno alle sue scelte come frutto di “scelte verticistiche”.
“Io non ho votato lo statuto (quello che attribuisce pieni poteri al capo politico del Movimento, ndr). Molti miei colleghi lo hanno fatto perchè era un momento concitato, e ci venne data l’assicurazione che entro giugno lo avremmo ridiscusso. Non è mai stato fatto”.
La senatrice Nugnes mescola il caffè. Fuori passa un altro dissidente, vocabolo che era diventato desueto nel vocabolario pentastellato è che è tornato prorompentemente di moda.
È quasi stupito: “Non mi contestano per quello che ho detto o ho fatto, ma per il fatto stesso che ho parlato”. Lo raggiunge la battuta sul non aver letto le cronache dell’ultima legislatura. Sorride e si infila in ascensore.
La Nugnes continua a sorseggiare il suo americano. Ha gli occhi fieri e sereni di chi ha “dedicato gli ultimi quindici anni a questa storia”.
E non ha nessuna paura di espulsioni nè intenzione di andarsene, “perchè questa è casa mia”. Ma non fa sconti a nessuno: “Il Parlamento se lo tratti così non ha senso. Io non partecipo a scambi della serie tu mi dai questo io ti dò quello. Il Parlamento è un lavoro di sintesi, come la cerchiamo su tanti altri temi con i colleghi della Lega”.
Di Maio per la serata ha convocato un’assemblea congiunta. Tap, Tav, decreto fiscale e ovviamente sicurezza, ribadirà de visu ai suoi il discorso della testuggine.
La Nugnes non ci sarà : “Non vado da tempo alle assemblee. Le assemblee sono discussione e confronto, non comunicazioni e basta”. Altra mazzata.
In cortile c’è il collega Mantero. Spiega che nemmeno lui ci sarà , “perchè è stata anticipata da mercoledì a martedì, e avevo altri impegni”. È laconico, non ha molta voglia di parlare. Se gli si chiede il perchè della drammatizzazione delle ultime ore risponde che “bisogna chiederlo a loro”.
La Nugnes finisce il caffè: “Non posso votare la fiducia se il testo rimane questo”. Se sarà espulsa si opporrà ? Farà ricorso? “No, perchè io sono una donna di pace”. Immobile in mezzo alla tempesta, saluta e se ne va.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 30th, 2018 Riccardo Fucile
UN GESTO DI SOLIDARIETA’ CONTRO CHI ISTIGA ALL’ODIO E ALLA GUERRA DI RELIGIONE
Un gesto di solidarietà inter-religiosa contro chi spinge per una guerra tra le religioni e fomenta razzismo e divisioni: l’assalto avvenuto sabato alla sinagoga “Tree of Life” di Pittsburgh – nel quale hanno perso la vita 11 persone – ha fatto scattare un’ondata di solidarietà .
In queste ore si è fatta particolarmente notare per entità e provenienza quella lanciata da due associazioni islamiche americane e supportata dal Centro islamico di Pittsburgh, che in poco più di due giorni hanno raccolto oltre 180mila dollari.
«Abbiamo deciso di fare qualcosa per i nostri fratelli e le nostre sorelle ebrei. È un momento così tragico e i soldi non dovrebbero essere un problema per loro: non dovrebbero preoccuparsi perchè devono pagare un funerale o le cure mediche», ha dichiarato il direttore del Pittsburgh Islamic Center, Wasi Mohamed, durante una veglia in sinagoga.
E ha aggiunto: «Vorremmo solo sapere di cosa avete bisogno: se servono più soldi fatecelo sapere, se vi servono persone fuori dalla sinagoga per proteggervi fatecelo sapere e ci saremo».
Mohamed ha sottolineato che la comunità musulmana si limita così a contraccambiare il supporto dimostrato da quella ebraica dopo i commenti anti-islamici di Donald Trump e dopo l’11 settembre.
Lanciata sabato con l’obiettivo di raggiungere i 25mila dollari, la raccolta fondi sul sito di crowdfunding islamico launchgood.com ha superato i 180mila nel momento in cui scriviamo.
«Vogliamo rispondere al male con il bene, come ci insegna la nostra fede, e mandare un potente messaggio di compassione attraverso le nostre azioni», spiegano le due associazioni islamiche americane che hanno organizzato “Muslims Unite for Pittsburgh Synagogue”, CelebrateMercy e MPower Change. I fondi saranno elargiti dal Centro islamico di Pittsburgh in coordinamento con la sinagoga Tree of Life.
«La Sinagoga Tree of Life apprezza l’espressione di supporto seguita alla tragica sparatoria avvenuta durante il servizio dello Shabbat del 27 ottobre 2018», scrive la direzione del luogo di culto ebraico sul proprio sito riferendosi a tutto il sostegno ricevuto, non solo a quello delle associazioni islamiche.
Non è noto quanti fondi siano già stati raccolti complessivamente per la comunità ebraica di Pittsburgh, che accetta donazioni anche direttamente attraverso il proprio sito.
Uno dei principali crowdfunding lanciati in seguito alla tragedia, Tree of Life Synagogue Victims, ha raccolto più di 800mila dollari nel momento in cui scriviamo.
(da Globalist)
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Ottobre 30th, 2018 Riccardo Fucile
SI PARLA DI CARBONI AL TG1, SANGIULIANO AL TG2, PATERNITI AL TG3… CASIMIRO LIETO DALLA PROVA DEL CUOCO ALLA DIREZIONE DI RAI2 PER MERITI CULINARI?
Giuseppe Carboni alla direzione del Tg1, Gennaro Sangiuliano al Tg2, Giuseppina Paterniti al
Tg3, Luca Mazzà alla Radio, Alessandro Casarin alla TgR.
Sono, secondo quanto si apprende, le proposte di nomina formulate dall’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini inviate ai consiglieri in vista del Cda di domani alle 10,30.
Le nomine dei direttori di rete slittano invece.
Il nodo riguarda Casimiro Lieto, autore de La Prova del cuoco condotta da Elisa Isoardi, che Salvini vorrebbe promuovere a direttore di Rai2, una scelta che sta creando molte polemiche, anche all’interno della Lega, così come resterebbero da definire il direttore di RaiSport, di Rainews e di Rai Parlamento.
Lieto è autore Rai e quindi andrebbe assunto.
Carboni è di nomina M5s, Sangiuliano Lega, Mazzà , nominato dal Pd ma in buoni rapporti con la Lega, passa dal Tg3 alle direzioni dei Gr.
Giuseppe Carboni 57 anni, romano del quartiere Balduina, caporedattore alla redazione interni del Tg2,ha seguito i Cinquestelle sin dall’inizio come inviato di politica.
Sangiuliano, 56 anni, napoletano, è vicedirettore del Tg1 dal 2009. E’ stato direttore del quotidiano Roma di Napoli dal 1996 al 2001 e vicedirettore di Libero. Ha scritto una biografia di Putin e una di Trump. Da giovanissimo è stato militante del Fronte della gioventù e consigliere circoscrizionale del Msi a Soccavo Napoli.
Giuseppina Paterniti, 62 anni, siciliana di Capo d’Orlando, dal tre anni reggeva la vice direzione del TgR. Per sette anni è stata corrispondente da Bruxelles.
(da agenzie)
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Ottobre 30th, 2018 Riccardo Fucile
“ISCHIA E’ IL COLLEGIO DI DI MAIO, QUESTO E’ IL CONDONO DI MAIO”
“Con questo decreto legge il M5S sta buttando in mare la parola ‘onestà ‘; resta solo l’ipocrisia e la disonestà che state facendo diventare legge. E i disonesti fanno affari con voi”.
Lo dice nell’Aula della Camera Ettore Rosato del Pd mentre i suoi colleghi di gruppo urlano in coro ‘Onestà , onestà !”.
“Avete nascosto il condono per Ischia – sostiene Rosato – nel decreto per Genova sapendo che su questo non avremmo fatto polemiche. Una ipocrisia che grida vendetta. E poi, l’unico posto in Italia in cui pensate all’abusivismo di necessità è Ischia? Ma lì ci vogliono le ruspe di Salvini! Peccato, però, che Ischia è il collegio di Di Maio…”.
Dai banchi dei parlamentari Pd si sono levati cartelli con la scritta “No al condono Di Maio”, accompagnati dal coro “onestà onesta”.
Il presidente Roberto Fico ha subito richiamato i deputati dem e invitato gli assistenti parlamentari a ritirare i cartelli.
Subito dopo il voto la seduta è stata sospesa.
(da agenzie)
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Ottobre 30th, 2018 Riccardo Fucile
NON TUTTI IN ITALIA SI SONO VENDUTI AI RAZZISTI PER UNA CIOTOLA DI MINESTRA… LA SENATRICE DISERTERA’ IL VERTICE CHIESTO DA DI MAIO: “FUORI TEMPO MASSIMO”
“Voglio votare contro questo provvedimento, partito male, ma nel caso di un’eventuale fiducia
mi riservo di valutare il da farsi”.
Così la senatrice ribelle dei 5S, Paola Nugnes, a margine dei lavori della Commissione affari costituzionali del Senato sul dl sicurezza. “Io – aggiunge – sono portatrice della visione originaria, iniziale, del movimento e non condivido questa sua trasformazione alla quale sto assistendo”.
Il capo politico e vicepremier Luigi Di Maio ha convocato, per le 21.30 di stasera, un’assemblea congiunta per sciogliere i nodi relativi ai dossier più spinosi: dal Tap al decreto sicurezza, passando per la manovra finanziaria. Ma la riunione sarà disertata dalla senatrice Nugnes. “Siamo fuori tempo massimo – spiega all’Adnkronos – per parlare del decreto sicurezza e per cercare un modo di partecipare e collaborare”.
Neanche Elena Fattori e Matteo Mantero (altri due senatori contrari al decreto sicurezza) saranno della partita.
La prima “per ragioni personali”. Il secondo per motivi di tempo: “Purtroppo hanno spostato l’assemblea a questa sera e non potrò esserci”, spiega Mantero.
“Il decreto sicurezza? Io non lo voterò, se votare contro o non votarlo lo deciderò la notte prima, al momento sono più per non votarlo. Anche se ci fosse la fiducia”, ha aggiunto Mantero a Un Giorno da Pecora.
“Me ne assumo la responsabilità , come farà chi voterà a favore. Siamo tutti compatti come una testuggine, bisogna vedere però in che direzione va: in questo momento ha scarrocciato verso destra, bisognerebbe riportarla più al centro della strada” aggiunge
La fronda interna M5s cresce, con i dissidenti sempre più insofferenti verso una linea che ritengono del tutto subalterna a quella di Salvini, o incorente, come nel caso Tap, con i comitati contrari al gasdotto in Puglia che hanno deciso divorziare dal Movimento, bruciando le bandiere.
Ha fatto scalpore il post della senatrice Elena Fattori, laddove scriveva: “Alleanza con la Lega, Tap, Ilva, migranti, condoni. Se mesi fa avessi raccontato questo mi avrebbero rincorso con i forconi”.
Sul decreto sicurezza la questione dei numeri potrebbe rappresentare un pericolo durante l’esame in aula al Senato, dove il provvedimento approderà lunedì.
Tutto, quindi, si gioca su una manciata di voti in quanto i numeri della maggioranza a palazzo Madama non garantiscono ampi margini di sicurezza.
M5s e Lega possono contare sulla carta su 6 voti in più rispetto alla maggioranza assoluta: con i 58 senatori leghisti e i 109 pentastellati, il governo ha una maggioranza di 167 voti, la maggioranza assoluta è fissata a quota 161.
Tutte le altre forze di opposizione, invece, hanno sempre sulla carta 151 voti: quindi una differenza di 16 voti. Al momento i dissidenti M5s usciti allo scoperto sono 4: Matteo Mantero, Paola Nugnes, Elena Fattori e Gregorio De Falco.
Se tutti e quattro confermeranno di non votare a favore del decreto, la maggioranza scenderebbe a 163, due voti in più rispetto alla maggioranza assoluta. Ne consegue che, anche se tutte le opposizioni dovessero votare compatte contro, il governo non avrebbe problemi.
(da agenzie)
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