Maggio 9th, 2019 Riccardo Fucile
A QUESTO SIAMO ARRIVATI GRAZIE A UN GOVERNO CHE HA APERTO LE PORTE ALLA FOGNA RAZZISTA…IL GESTORE DELL’ALBERGO HA DOVUTO RASSICURARLA… “PER UNA CHE CHIEDE, CHISSA’ QUANTI TURISTI RINUNCIANO A VENIRE IN ITALIA”
“Sono di colore, è un problema?” La domanda è arrivata ieri sera al gestore di una guest
house di Lipari, Luigi Torretta: una donna olandese, in arrivo alle Eolie con i due figli nei prossimi giorni, si è informata per prenotare una stanza mettendo le mani avanti sul colore della sua pelle dopo l’avanzata neonazistaa e anti-immigrazione in Italia.
“Ho una piccola domanda – scrive la donna nel messaggio ricevuto dalla guest house ‘Mama mia’ – parlando con i miei colleghi, uno di loro mi ha detto che devo preoccuparmi di possibili problemi legati al colore a causa dei recenti sentimenti razzisti in Italia”.
Alla donna è ovviamente arrivato un messaggio rassicurante dal gestore della guest house: “È una vergogna – dice Torretta – che l’immagine dell’Italia debba essere sporcata dalle posizioni intolleranti di alcuni politici. Per una persona che ha il garbo di chiederlo, chissà quanti altri rinunciano al viaggio per paura di essere discriminati”.
L’imprenditore siciliano ne fa dunque una questione economica: “Altro che ‘prima gli italiani’ – prosegue l’albergatore – i razzisti, gli xenofobi, stanno danneggiando una delle grandi ricchezze dell’Italia, il turismo. Un turismo che passa da una grande tradizione millenaria di accoglienza e di rispetto nei confronti di chiunque arrivi qui”.
(da agenzie)
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Maggio 9th, 2019 Riccardo Fucile
LA MARINA HA FATTO IL SUO DOVERE, COME DETTA IL CODICE DELLA NAVIGAZIONE… SE SALVINI VUOLE IMPEDIRE L’ATTRACCO DI UNA NAVE MILITARE ITALIANA IN UN PORTO ITALIANO VA ARRESTATO
Si preannuncia un nuovo caso Diciotti e un nuovo braccio di ferro nel governo tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e la titolare della Difesa Elisabetta Trenta.
Al centro della polemica il salvataggio di quaranta migranti operato questa mattina da una nave della Marina militare italiana, la Cigale Fulgosi, in zona Sar libica a 75 chilometri dalle coste in acque internazionali.
A darne notizia è lo stesso Salvini, che fa sapere subito che non intende concedere l’approdo in un porto italiano alla nave militare italiana.
La Marina italiana replica con una nota: “Il barcone soccorso imbarcava acqua e quindi era in procinto di affondare, con le persone a bordo prive di salvagenti che erano in imminente pericolo di vita. Il soccorso è stato effettuato da nave Cigala Fulgosi che in aderenza alle stringenti normative nazionali ed internazionali ha recuperato 36 persone di cui 2 donne e 8 bambini. Nave Cigala Fulgosi, unità della Marina militare italiana, fa parte dell’operazione “Mare Sicuro” e sta conducendo “attività di presenza, sorveglianza e deterrenza, anche in ragione all’attuale situazione di sicurezza presente in Libia”.
“Tale unità – ricorda la Marina – è posta in particolare a protezione distante di nave ‘Capri’, anch’essa facente parte dell’operazione ‘Mare Sicuro’, che si trova ormeggiata in porto a Tripoli per fornire assistenza tecnico-logistica ai mezzi della Marina militare e della Guardia Costiera libica. L’unità è anche a salvaguardia del personale italiano presente a Tripoli nonchè delle piattaforme estrattive dell’Eni presenti al largo delle coste libiche”.
Esattamente quanto avvenne questa estate con la nave Diciotti della Guardia costiera italiana lasciata in alto mare per dieci giorni con i migranti a bordo e poi fatta approdare a Catania. Per quell’episodio Salvini è stato indagato per sequestro di persona, il tribunale dei ministri di Catania ne ha chiesto il rinvio a giudizio, ma il Senato ha negato l’autorizzazione a procedere.
Salvini non intende cambiare linea. “C’è una nave della Marina militare che in acque libiche ha raccolto 40 immigrati, io porti non ne do – ha detto – Perchè in acque libiche?”
In realtà non sembra che la nave italiana sia intervenuta in acque libiche, ma a 43 miglia dalla costa, dunque in acque internazionali.
Vincent Cochetel, inviato dell’Unhcr per il Mediterraneo Centrale dice: “Si applicano le norme della convenzione Cedu. Nessun ritorno in Libia è possibile. E’ necessaria solidarietà internazionale”.
(da agenzie)
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Maggio 9th, 2019 Riccardo Fucile
PERCHE’ LA POLIZIA NON HA DISPERSO LA TEPPA DI CASAL BRUCIATO CHE HA ASSALTATO LA PORTA DEL CONDOMINIO DELLA FAMIGLIA ROM? … SE LA POLIZIA E’ RIDOTTA A SERVIZIO D’ORDINE PER I COMIZI DI SALVINI ABBIA IL CORAGGIO DI DIRLO
Ce lo siamo chiesti in tanti guardando le scene dell’assalto alla porta del condominio di
Casal Bruciato dove stava entrando la famiglia Rom assegnataria di un alloggio popolare.
Come mai la Polizia di Stato, presente in forze e in assetto anti sommossa, non ha fatto allontanare per tempo i fascisti del terzo millennio?
Come mai CasaPound ha potuto piazzare il banchetto a meno di un metro dalla porta?
Le stesse domande se le è fatte su Twitter Roberto Saviano che ha messo in correlazione tre episodi ben distinti.
Il primo: l’intervento di due presunti agenti della Digos che su indicazione di Matteo Salvini hanno fermato una ragazza che stava girando un video assieme al ministro per prenderlo in giro.
Il secondo, accaduto sempre a Salerno: agenti di Polizia che entrano in un’abitazione privata per sequestrare uno striscione dove era scritto questa Lega è una vergogna.
Il terzo: la mancanza di un intervento altrettanto deciso nei confronti dei militanti di CasaPound che sono stati lasciati avvicinare alla coppia di Rom mentre tentava di entrare nell’androne del palazzo.
Caso assai strano l’account Twitter ufficiale della Polizia di Stato (@poliziadistato) ha risposto direttamente allo scrittore: «la polizia di Stato serve il Paese e non è piegata ad alcun interesse di parte. Chi sbaglia paga nelle forme prescritte dalla legge. Che pena leggere commenti affrettati e ingenerosi per dispute politiche o per regolare conti personali».
Da qualche tempo che la Polizia su Twitter si comporta in modo “irrituale”.
Ad esempio la settimana scorsa aveva diffuso alcuni video dei soprusi ai danni del pensionato di Manduria girati dai componenti baby gang che per mesi aveva molestato l’uomo usandolo come “passatempo”.
Sarebbe facile ricondurre la risposta bomberistica della Polizia di Stato a Saviano ad un nuovo stile comunicativo impresso dal titolare del Viminale.
Del resto che a Matteo Salvini non stia molto simpatico Saviano — al punto di minacciare di levargli la scorta — è noto. Ma non c’è bisogno di dare sempre la colpa al ministro dell’Interno.
Limitiamoci ai fatti di cui parla Saviano.
Il primo è l’episodio del video di Valentina Sestito. La ragazza ha raccontato che ad un cenno del ministro sono intervenuti due presunti agenti della Digos (si sente dire «la Digos, c’è la Digos» e l’uomo che prende il cellulare parla dei «colleghi della scorta»).
Al telefono Valentina ci ha raccontato che le due persone che si impossessano del suo cellulare (non si tratta di un vero e proprio sequestro) non si sono identificate nè le hanno mostrato la placca il distintivo degli agenti di Polizia. Inoltre la ragazza non è stata identificata nè le sono state chieste le generalità , come di solito avviene in questi casi.
Caso ancora più strano, se vogliamo parlare di servizio al Paese contrapposto alla presunta tutela degli interessi di parte, è quello del sequestro dello striscione appeso alle finestre di una casa privata che si trova nei pressi della piazza dove Salvini ha tenuto il suo comizio. Alcuni agenti sono entrati — apparentemente senza mandato — all’interno dell’abitazione della signora raccomandandole di togliere lo striscione per non incorrere in presunti guai con la giustizia.
Ora naturalmente i “guai” o ci sono — e vengono contestati — o non ci sono e quindi non c’è motivo di levare lo striscione.
Certo, in alcuni casi e per motivi di urgenza (e sicuramente visto che il comizio era una situazione temporanea) la Polizia può intervenire anche senza mandato — spiega su Twitter un avvocato cagliaritano — ma solo in situazioni ben specifiche.
Ad esempio se c’è un’imminente situazione di pericolo oppure se c’è il rischio che alcune prove di reato vengano distrutte o nascoste. Le perquisizioni sono inoltre per prevenire traffico di droga quando vi è fondato motivo di credere che ci siano armi, munizioni, persona ricercata, evaso in relazione a delitti di associazione mafiosa, traffico di droga o atti di terrorismo.
Anche in quel caso però entro 48 ore il Pubblico Ministero deve convalidare la perquisizione (e deve essere compilato un verbale). Qualcuno si potrebbe magari chiedere quale rischio rappresentasse uno striscione sulla Lega.
Quello per la sicurezza del Paese (o di Salerno) era minimo, magari qualche fan di Salvini o elettore della Lega avrebbe potuto irritarsi.
Ma la scritta — non ingiuriosa — ricade nel legittimo diritto di critica garantito a tutti i cittadini dall’articolo 21 della Costituzione.
E quindi qual era il reato o il “guaio giudiziario”?
Una cosa simile era successa durante il comizio di Salvini a Piazza del Popolo del 15 dicembre 2018 quando la Polizia sequestrò un cartello con scritto “Ama il prossimo tuo” e trascinò fuori dalla piazza l’uomo che lo reggeva.
Saviano ha scritto appunto che in quei due episodi la Polizia è «ridotta a servizio d’ordine» per i comizi di un partito». Il non intervento a Casal Bruciato non fa altro che gettare ulteriori ombre sull’operato delle Forze dell’Ordine.
(da agenzie)
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Maggio 9th, 2019 Riccardo Fucile
LA FAMIGLIA OMEROVIC SI AVVALGA DELLA LEGGE SALVINI SULLA LEGITTIMA DIFESA: SI PUO’ SPARARE A CHI CERCA DI INTRODURSI NELLA LORO PROPRIETA’
Domanda. Ma la famiglia Omerovic a Casal Bruciato, può e ha diritto a sparare per difendersi dagli aggressori?
Voglio fare questa domanda al ministro dell’interno Matteo Salvini, quello che telefona ai cittadini che mirano con la pistola contro coloro che si introducono nelle loro proprietà .
Voglio fargli questa domanda, partendo dal punto di vista dei Salviniani più ortodossi.
E quindi la domanda è: se è vero che secondo uno dei più noti slogan del “Capitano” della Lega “la difesa è sempre legittima”, non sarà a maggior ragione legittima, a Casal Bruciato, la difesa della famiglia Omerovic?
Deve essere considerata legittima, perchè la minaccia è terribile, perchè i bambini erano così spaventati che hanno avuto attacchi di panico, perchè qualcuno ha gridato alla madre di quei bambini “Ti stupro!”.
E non era una illazione dei giornalisti perchè abbiamo pubblicato il video, e perchè il simpatico difensore delle donne in salsa tartarugata è stato identificato.
Se è giusto — secondo l’etica salvinana — che io possa sparare con la pistola ad un malintenzionato che si introduce in casa mia violando la legge, a maggior ragione deve essere giusto che io possa sparare a ottanta teppisti che si introducono in casa mia, violando la legge.
Se come dice “il Capitano” non si discute nemmeno il diritto di chi è dentro la sua proprietà a difendere i propri figli anche con una arma da fuoco, dovrebbe essere considerato pacifico il diritto di papà Omerovic a difendere i propri dodici figli anche con un’arma da fuoco.
E l’unica domanda che mi ha stupito ieri, guardando lo spettacolare duello dialettico e giornalistico tra Matteo Salvini e Lilli Gruber a Otto e mezzo, era che Lilli, chiedesse a Salvini “quando” sarebbe andato a Casal Bruciato, dando per scontato che sarebbe andato a difendere il punto di vista di coloro che contestavano la famiglia Omerovic.
Anche Salvini rispondeva dando per scontato che il suo dovere fosse manifestare insieme ai ribelli. Ma siccome gli aggressori solo quelli che stanno fuori, come può un ministro che è tenuto a far rispettare la legge solidarizzare con loro?
E siccome la parola d’ordine di Salvini è “Prima gli italiani” (e di certo qualcuno dovrà suggerire al ministro il fatto che due dei figli legittimamente assegnatari dell’appartamento sono a tutti gli effetti italiani, perchè hanno una cittadinanza italiana), la domanda da fare a Salvini in quel caso era: da ministro dell’Interno, come può non andare a Casal Bruciato a difendere il diritto dei cittadini italiani legittimamente assegnatari alla loro casa?
E siccome la parola d’ordine di Salvini è “Prima le famiglie”, come può il ministro essere contro una famiglia di dodici persone?
E siccome Salvini, quando si trovava in imbarazzo per la vittoria degli italiani di nuova generazione con la maglia azzurra, ha anche aggiunto “che chi lavora e chi rispetta le regole, anche se è straniero, per me deve essere protetto e deve avere gli stessi diritti degli italiani”, è evidente che nessuno può immaginare un Salvini che trascura la difesa della piccola Violetta Omerovic.
E siccome Violetta ha tre anni, ed è (oltre che una legittima assegnataria), assolutamente incolpevole della gazzarra che è stata messa su per negarne il suo diritto ad una casa, deve essere sicuramente difesa dal ministro.
Quello stesso ministro dell’Interno che dice “chi tocca i bambini trova Salvini davanti alla sua strada”. L’unica possibilità che potrebbe fare eccezione, dunque, è che Salvini non voglia teorizzare una sorta di asimmetria nel suo diritto di difesa.
E cioè dire che tutti hanno diritto a sparare per difendere la proprietà tranne quelli che sono Rom.
Il che davvero ci porterebbe in uno strano paradosso, quello di un ministro della Repubblica che per la prima volta nella storia del mondo occidentale teorizzasse una diversità razziale, superando anche gli standard del Mississippi degli anni Cinquanta.
Come tutti sapranno, soprattutto quelli che hanno visto il bellissimo “Green book”, in quegli Stati, nel pieno della segregazione razziale, un nero non aveva diritto difendersi, un nero doveva cedere il posto, un nero aveva l’obbligo rispettare il coprifuoco e non poteva uscire e circolare liberamente dopo il tramonto.
Quindi, a meno che Salvini non voglia dire che gli Omerovic sono razzialmente diversi dal capitano, dal leader della Lega e dal ministro, la domanda da fargli è esattamente questa: gli Omerovic hanno diritto a sparare a chi attenta alla loro proprietà ? Sì.
Salvini deve andare a Casal bruciato? Sì.
Ma se ci va, deve andare a portare la loro solidarietà alla famiglia, come leader della Lega per quello che ha detto in questi anni, e deve andare a difendere quella famiglia come ministro dell’Interno, per i suoi obblighi costituzionali.
Deve andare a solidarizzare con loro, soprattutto se per caso papà Omerovic, convinto dai discorsi di Salvini, decidesse di tirare fuori la pistola e sparare un colpo a chi vuole attentare nella sua proprietà alla sicurezza della sua famiglia.
Anche e soprattutto se si trattasse di un militante leghista che è andato lì a dire: “Vattene, puttana!”, come tutti gli altri che lo hanno cullato fatto in queste ore, dense di rabbia, dramma e vergogna.
Luca Telese
(da TPI)
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Maggio 9th, 2019 Riccardo Fucile
I PROFILI FB CANCELLATI TROPPO TARDI: ALTRO CHE “MAI FATTO POLITICA CON CASAPOUND”, LE FOTO DIMOSTRANO IL CONTRARIO
Ne ha parecchi di profili su Facebook Daniele Ciano, l’attivista di CasaPound che durante la
“rivolta dei residenti” messa in scena dai fascisti del Terzo Millennio a Casal Bruciato ha urlato «ti stupro, troia» ad una madre di famiglia.
Subito il partito di Iannone e Di Stefano ha tentato di smarcarsi dicendo che quell’uomo, con il cranio rasato e un giacchetto con gli stemmi di CasaPound, era un residente esasperato.
Ma così non è.
Perchè non solo Daniele non è un residente esasperato di Casal Bruciato ma è anche uno che ha fatto attivismo parecchio con CasaPound.
Certo, magari non avrà la tessera ma è uno che si è dato tanto da fare. In un profilo Facebook che ora è stato cancellato ad esempio spiccava tra le altre cose una foto di gruppo con Mauro Antonini, il responsabile Lazio per CasaPound Italia, e una foto profilo scattata davanti alla bandiera del partito con l’invito a votare per CasaPound alle politiche del 4 marzo 2018.
Sulla pagina Facebook di CasaPound del V Municipio Daniele Ciano è fotografato durante una raccolta alimentare organizzata da “La Salamandra“, l’organizzazione di protezione civile di CasaPound. Assieme a lui c’è Giuseppe Di Silvestre, il candidato presidente di CasaPound per il V Municipio alle ultime elezioni nonchè uno di coloro che in questi giorni durante le proteste per l’arrivo della famiglia Roma a Casal Bruciato ha spesso preso parola a nome di una piccola minoranza di residenti che volevano difendersi dagli “zingari”.
La contiguità di Ciano con gli ambienti di CasaPound sembra quindi confermata. Lui smentisce di fare parte dell’organizzazione neofascista e anche di aver pronunciato quell’insulto che — secondo la narrazione di CPI — non farebbe nemmeno parte della cultura del partito.
Ma l’Agenzia Dire, che per prima ha fatto circolare i video dell’assalto alla porta del condominio e del tentativo di aggressione ad una donna la cui unica colpa è quella di essere legittima assegnataria di una casa popolare, ha dimostrato il contrario.
Ieri alla Zanzara Mauro Antonini ha provato a difendere il lavoro di CasaPound addirittura negando che vogliono cacciare la famiglia Rom, ma non riuscendoci ad un certo punto ha riagganciato dicendo «senti io qua c’ho da fare co gli ITALIANIII».
Negli altri account Facebook a suo nome — quelli rimasti online — Daniele Ciano tiene un profilo più basso. Post su CasaPound non se ne vedono anche se si notano i like alle pagine ufficiali di Simone Di Stefano e Luca Marsella (consigliere municipale ad Ostia per CPI) e quella a Fatto in casa da Benedetta. Qui interpreta la parte del tifoso della Lazio appassionato di cani (razza Bull Terrier). Sono profili non politicizzati, almeno per quanto è dato di vedere da fuori, dai quali emerge invece l’aderenza ai codici culturali degli ultras. Ad esempio la scritta “Speziale libero” accompagnato dalla frase «Raciti i scontri so finiti». Filippo Raciti era l’ispettore capo della Polizia ucciso da Antonio Speziale a Catania nel 2007. Non male per un sostenitore dell’ordine e della legalità .
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 9th, 2019 Riccardo Fucile
INVESTIGATORI AL LAVORO PER IDENTIFICARE TUTTI I RESPONSABILI… OGGI TUTTI SPARITI, NESSUN PRESIDIO, L’AVANSPETTACOLO RAZZISTA OGGI E’ IN PERMESSO PREMIO
Primi denunciati per le proteste avvenute nei giorni scorsi a Casal Bruciato, alla periferia di Roma, contro l’assegnazione di una casa popolare ai nomadi.
Secondo quanto si è appreso, tra questi ci sarebbe anche chi ha urlato la frase “ti stupro” al passaggio della donna rom con la bambina.
Identificati e denunciati anche chi ha insultato con frasi razziste la famiglia rom. Gli investigatori sono ancora al lavoro per individuare con esattezza tutti i responsabili che, secondo quanto si è appreso, rischiano denunce per minacce, istigazione all’odio razziale e violenza privata.
Ieri il giovane, identificato grazie alle immagini delle telecamere, aveva provato a discolparsi. “Quello che è successo, di aver detto a quella signora rom, quello che tutti i giornali scrivono, ovvero che le avrei detto ‘ti stupro’, io non lo ho mai detto – aveva detto Daniele – Gli ho detto tante altre brutte parole e mi scuso con lei per averle dette, il momento era quello che era, non si ragionava tanto bene. Io non appartengo a CasaPound, a nessun loro movimento, non sono iscritto, stavo lì da semplice cittadino.”
Insulti e accuse anche contro Virginia Raggi, che sempre nella giornata di ieri era andato a far visita alla coppia bosniaca e ai loro 12 figli, asserragliati nell’appartamento di via Satta. “Questa famiglia risulta legittima assegnataria di un alloggio – ha sottolineato la sindaca colpita da una raffica di offese anche sessiste da parte dei manifestanti – Ha diritto di entrare e la legge si rispetta. Siamo andati a conoscerli e sono terrorizzati. Abbiamo avuto modo di far conoscere questa famiglia ad alcuni condomini. Chi insulta i bambini e minaccia di stuprare le donne forse dovrebbe farsi un esame di coscienza. Non è questa una società in cui si può continuare a vivere” aveva concluso Raggi
Intanto cala la tensione del quartiere della periferia est. Niente più gazebo con le bandiere tricolore stamattina nel cortile davanti al portone di via Satta,. Radunati nel cortile una quindicina di abitanti. L’area rimane presidiata da alcuni agenti delle forze dell’ordine e due blindati fermi davanti agli ingressi del piazzale. Intanto la famiglia dei nomadi è nell’abitazione al secondo piano. Alcuni guardano da dietro le finestre cosa accade in strada.
“Oggi va meglio – racconta papà Imer – stamattina sono uscito a fare colazione al bar ma non so dopo come andrà , vedremo nei prossimi giorni. Ho aspettato tanto tempo per questa casa e devo rimanere qui” ha raccontato Imer.
“Siamo molto preoccupati – aggiunge – mia figlia di 3 anni non dorme da quattro giorni, si sveglia continuamente. L’altra di 9 anni ha avuto il panico”. L’uomo spiega che vive a Roma da 30 anni. “Pulisco cantine – ha raccontato – faccio il mercatino a Boccea, vendo e compro auto”.
E aggiunge: “Oggi incontreremo il Papa. Lo ringraziamo per l’invito e per aver mandato nella nostra casa il vescovo ausiliare. Non so cosa gli diremo, pregheremo insieme. Per me siamo tutti uguali”. Nell’appartamento stamattina ci sono anche la moglie e alcuni dei figli. Qualcuno si siede sui materassi adagiati sul pavimento, nel resto della casa mancano i mobili.
(da agenzie)
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Maggio 9th, 2019 Riccardo Fucile
E NON METTE PIU’ IN DISCUSSIONE IL GOVERNO PERCHE’ I SONDAGGI VEDONO LA LEGA IN DISCESA COSTANTE
Perchè è stata la prima, vera, sconfitta proprio sul suo terreno, del corpo a corpo
muscolare, la sua “Diciotti” rovesciata, in cui al bivio tra sacrificare il governo e sacrificare Siri, è stato costretto a bere l’amaro calice.
Perchè questa sconfitta è avvenuta in un clima assai sfavorevole, con l’inchiesta lombarda che tocca anche il governatore della Regione modello, indagato per abuso di ufficio, ed è solo all’inizio.
È per questo che Matteo Salvini è nervoso, provato, a stento riesce a mascherare dietro un sorriso di ordinanza una campagna elettorale immaginata come una marcia trionfale e trasformatasi in una partita confusa, poco brillante per l’uomo che, in questo anno, ha dettato l’agenda pressochè su tutto, imprevedibile e brillante nella comunicazione, capace di repentini cambi di passo.Lui, il dominus, gli altri costretti a subire.
Anche il rilancio comunicativo, pensato e studiato, per chiudere il caso, mascherare la sconfitta e, come si dice in questi casi, cambiare agenda, è poco brillante, come se avesse perso il suo tocco magico. L’ombra del logoramento lo avvolge, in un clima di preoccupazione crescente dei suoi che, da mesi, lo avevano spinto al redde rationem perchè con questi non si va avanti.
Ospite di Otto Mezzo, il leader leghista è costretto in un ruolo che non è il suo, se la frase più ad effetto è sulla cannabis perchè “sulla salute non negozio e su questo il governo può anche andare a casa”. Costretto a porgere l’altra guancia, perchè una crisi di governo di Siri sarebbe stata impensabile, regalando ai Cinque Stelle il perfetto terreno della questione morale.
Anche l’atteggiamento “buono” su una vicenda che è stata subita, ingiusta è un modo per fare di necessità virtù, offrendo un po’ di vittimismo garantista a un elettorato sensibile al tema.
Ripete il solito spartito del “siamo qui per fare le cose”, “per lavorare”, non le polemiche, parole rese meno credibili da queste settimane di un governo paralizzato dai veti, in cui oggi dossier è diventato oggetto di una competizione dei due soci di governo, nei panni di avversari impegnati a gasare le curve. Però quel che resta è una pistola scarica, dopo le parole sparate a salve nei giorni scorsi come adesso. Quel “mi fido di Conte”, poco convinto, assai meno sincero, anche se i rapporti umani sono devastati e pressochè inesistenti, e anche se in privato sostiene l’opposto, è una formula pressochè obbligata perchè il “non mi fido” sarebbe stato contradditorio rispetto alla necessità di andare avanti almeno per ora perchè un piano alternativo non c’è.
Parliamoci chiaro, il governo è e resterà chiuso per campagna elettorale, anche nelle prossime settimane, con sulla porta un cartello dove è scritto “arrivederci al 27 maggio”, giorno in cui la verifica è affidata ai rapporti di forza che usciranno dalle urne.
Salvini rilancia su flat tax, chissà per quando e chissà con quali coperture, l’autonomia già al prossimo cdm, con i soliti spifferi belligeranti dei comunicatori che paventano la crisi se non dovesse passare, così come i Cinque Stelle annunciano i loro, di provvedimenti, chissà per quando.
È una linea politica di corto respiro, senza un grande disegno politico, che evoca quel che dicevano gli allenatori alle squadrette dell’oratorio, “palla lunga e pedalare”, separando che qualcuno la butti dentro.
In questo caso, “facciamo voti e poi si vede”.
La sconfitta è di quelle che bruciano. Un consiglio dei ministri in cui il premier si è trasformato da avvocato del popolo in un pm del popolo, il clima di gelo tra le delegazioni, le stanze con le riunioni separate dei ministri dei due partiti. I leghisti assai meno ciarlieri del solito.
Ha vinto Conte e adesso, come sempre da settimane, a microfoni spenti i leghisti spiegano che “dopo le Europee faremo i conti”. Però, quando si presenta in tv, nel giorno in cui avrebbe potuto intestarsi una svolta, Salvini, ancora una volta, non ha mandato un solo messaggio ai potenziali alleati di centrodestra, ricollocandosi nell’ambito del perimetro di questo governo, proprio nel giorno in cui il centrodestra che fu, in Lombardia, è sinonimo di questione giudiziaria.
Ecco, il governo è chiuso per campagna elettorale, ma la sua dinamica, ancora una volta, ne esce confermata.
La dinamica di una competizione gestita fino alle estreme conseguenze, da parte di due giovani leader che si giocano un pezzo della loro vita politica, che non diventa mai dissoluzione del percorso comune, per cui secondo una spietata logica identitaria tutto è lecito contro l’altro, ma non si rompe mai, nella reciproca consapevolezza che simul stabunt simul cadent.
E lo stesso Salvini, per quanto possa onnivoro, mantiene al fondo la consapevolezza che, oltre un certo limite, estremo ma comunque un limite, si entra in un terreno che fa male a se stesso.
E infatti quel limite, neanche nel giorno più difficile, lo ha superato.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 9th, 2019 Riccardo Fucile
CUOR DI LEONE NON HA NEANCHE IL CORAGGIO DI AMMETTERE DI CONOSCERE FRANCESCO POLACCHI, MA QUESTA FOTO LO SMENTISCE
Qual è l’arte di Salvini? Non rispondere alle domande, girarci intorno e minimizzare.
A Otto e Mezzo condotto da Lilli Gruber è stato, se possibile, peggio.
Non perchè i giornalisti si siano lasciati prendere in giro (tutt’altro) ma perchè il negare l’evidenza, il minimizzare, il cambiare discorso, il rifugio negli slogan era così sfacciato che le uniche alternative sarebbero state quella di interrompere la trasmissione e cacciarlo in malo modo.Ovviamente non era possibile. E così Salvini per tutto il tempo si è esibito nei suoi trapezismi che sono quelli di non entrare mai nel merito delle questioni ma fermarsi agli slogan.
Da Oscar il momento nel quale si è parlato del libro-intervista pubblicato dalla casa editrice di Polacchi
Le giustificazioni di Salvini sono state nell’ordine:
1 – Io non ho pubblicato alcun libro, ho risposto a una intervista di una giornalista che l’ha pubblicato con chi voleva lei.
2 – Io quelli della Altaforte non li conosc
3 – Io non li ho mai visti.
Che dire? Ci sono le fotografie di Salvini con Polacchi e altri esponenti di CasaPound allegramente a cena.
E qui sono entrate in campo le scuse di riserva:
A- Io non posso conoscere tutti quelli a cui stringo le mani (ma erano a cena, un po’ diverso)
B – La cena era di 4 anni fa quando non ero ministro
Di fronte a uno così cosa fare? Segnalarlo per il premio Strega della faccia di bronzo.
(da Globalist)
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Maggio 9th, 2019 Riccardo Fucile
CHI PUBBLICA UN LIBRO DI SALVINI NON PUO’ ESSERE UN FASCISTA, E’ SOLO UN MERCANTE DI TAPPETI, TANTO PER EVITARE DI SANTIFICARE CHI PENSA AL BUSINESS E NON ALLA COERENZA
“Quello del Salone è un atto di censura e tutte le forze politiche e i liberi pensatori
dovrebbero stigmatizzarlo. La censura degli organizzatori colpisce Altaforte e anche il ministro Salvini perchè è per il libro intervista che siamo stati esclusi”.
Francesco Polacchi, editore di Altaforte e attivista di CasaPound si presenta al Lingotto nonostante il contratto sia stato stralciato ieri sera su richiesta di Città e Regione: “Mi impediscono di entrare ma il libro lo presenteremo comunque qui a Torino sabato. Senza dubbio faremo causa, ci stiamo confrontando con i legali per capire chi denunciare, valutiamo anche se coinvolgere Regione e Comune” annuncia Polacchi
Sulle parole che gli sono costate una denuncia per apologia di fascismo non torna, ma dice: “Per me quel reato è anacronistico”.
Una frase che pronuncia fuori dall’Oval proprio mentre Halina Birenbaum tiene la sua lectio magistralis riparatrice in Sala Oro.
Sul rapporto tra lui e Salvini Polacchi minimizza, ma gli lancia una stoccata: “L’ho incontrato anni fa, mi aspettavo ci cercasse in questi giorni che siamo nel mirino – dice l’editore – Però è sempre sotto attacco della sinistra quindi capisco tengs una posizione defilata. Però secondo me la censura non è scattata per le mie frasi ma per il libro intervista a Salvini, un libro che sta facendo il boom di vendite e che fa paura”.
Martedì Regione Piemonte e Comune di Torino hanno presentato un esposto contro Polacchi e la procura ha aperto una inchiesta per apologia di fascismo. Poi ieri Chiamparino e Appendino, dopo una lunga giornata di trattative, in qualità di soci fondatori del Salone del libro, hanno chiesto al braccio operativo del Salone di espellere la casa editrice vicina a Casapound.
In realtà lo stand non esiste più. E’ già stato smontato e tolto dal Lingotto. Polacchi ieri sera a mezzanotte, dopo che la vigilanza dell’ente fieristico aveva invitato i collaboratori dell’editrice a lasciare il Lingotto, ha scritto una mail certificata in cui annuncia azioni legali contro il Salone. “Se non mi fanno entrare farò subito causa”.
Due giorni fa era già stato deciso lo spostamento dello stand della casa editrice – in un primo tempo posizionata all’Oval, a due passi dalla Sala Oro, quella dove si tengono gli incontri principali del Salone – in una posizione più defilata, vicino allo stand del Ministero della Difesa, per “motivi di sicurezza”, considerato le annunciate proteste e sit in davanti alla sede di Altaforte.
“Sono assolutamente d’accordo con le scelte fatte insieme dalla sindaca Chiara Appendino e dal presidente della Regione Sergio Chiamparino perchè quando si fa politica si tratta anche di scegliere. Sono state dette delle cose gravi, di cui non si può far finta di nulla. E bisogna prendere delle posizioni”. Lo ha detto il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli a margine dell’inaugurazione del Salone del Libro di Torino 2019.
(da agenzie)
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