Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile
GIORGETTI CERCA DI TAMPONARE LA FUGA DEGLI IMPRENDITORI DEL NORD. DELUSI DALLA LEGA E FA IL VENTRILOQUO DI SALVINI PER RACCATTARE VOTI ALLE EUROPEE
Come nelle migliori tradizioni italiche, il Consiglio dei Ministri ieri ha deciso di non
decidere alcunchè, come i democristiani di Fortebraccio che avrebbero rinviato qualcosa anche nel giorno del Giudizio Universale.
Il decreto sicurezza bis, con tutti i suoi problemi di costituzionalità , e quello sulla famiglia inventato al volo dal MoVimento 5 Stelle per regalare qualcosa in campagna elettorale e fare un dispetto a Salvini sono rimasti ai box.
In questo clima non idilliaco si è deciso di spostare una nuova riunione alle prossime ore, mentre i tecnici dovranno sbrogliare la matassa dei rilievi del Colle alla norma voluta da Salvini ma ancora in una situazione di stallo per esempio sulle multe per chi aiuta i migranti e sulle interferenze del Viminale rispetto alle competenze degli altri ministeri, come da rilievi di incostituzionalità già segnalati ieri.
Intanto a far discutere è il caso Giorgetti, ovvero l’intervista rilasciata ieri dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio alla Stampa in cui si parlava di governo paralizzato a causa della campagna elettorale puntando il dito contro il M5S. E indicando in Conte un presidente «non di garanzia ma espressione dei 5S» e la situazione non destinata a durare «in eterno».
Nell’intervento al Four Season di Milano davanti agli ambasciatori il sottosegretario leghista alla Presidenza ha confermato l’avviso di sfratto che in mattinata aveva terremotato Palazzo Chigi in vista del voto di domenica.
«Mi chiedono cosa succederà a questo governo — dice al microfono davanti agli illustri commensali il numero due di Salvini — quando uno dice che il governo ha senso solo se produce le cose, dice una banalità che invece in queste ore ha fatto notizia. Ma è la realtà . a mio giudizio — continua — il governo ha senso nella misura in cui le cose che il Paese si aspetta e che si devono fare si possono fare. Se una serie di veti incrociati, interessi o altro non consentono di esprimersi, allora, con senso di responsabilità , bisogna trarre le conseguenze».
Dunque, continua il potente sottosegretario, «io spero che il 26 maggio ci sia uno shock benefico per tutti. Ma lo deve dare il popolo col voto. A quel punto se ne prenderà atto».
La Lega comincia a farsi sentire in maniera sempre più aggressiva nei confronti di Conte, accusandolo di partecipazione attiva alla campagna dei 5 Stelle.
Il problema, anche se nessuno se ne accorge, è che l’atto stesso di Giorgetti è pura campagna elettorale: non ci si lamenta di un premier di cui non si ha fiducia in pubblico, semplicemente se non piace più lo si sfiducia. Non si danno penultimatum a un governo che dovrebbe tornare alla retta via, lo si fa cadere.
Giorgetti non fa nulla di tutto questo ma si limita a minacciare, e minaccia per dare una risposta alle tante realtà produttive che si sentivano rappresentate dalla Lega e oggi potrebbero voler dare un segnale alla elezioni europee votando qualcun altro visto che il Carroccio alla fine da questo governo non è riuscito ad ottenere nemmeno lo sblocco della TAV.
E allora Giorgetti fa la voce grossa a pochi giorni dal voto per ragioni di campagna elettorale, ovvero fa la stessa cosa di cui accusava l’alleato: promette, minaccia perchè sa benissimo che non può fare niente.
Si tratta di una sceneggiata per raccattare voti alle urne esattamente come quelle dei grillini, in cui Giorgetti fa la figura del pupazzo del ventriloquo Salvini, il quale a sua volta recita la parte del poliziotto buono: «Giorgetti è stato più volte attaccato, lo capisco umanamente e politicamente».
In tanti anni di alleanza tra la Lega e Berlusconi abbiamo visto scenette del genere, con i leghisti pronti a minacciare di buttarsi di sotto dal Colosseo un giorno sì e l’altro pure se non si approvava questo o quel provvedimento, salvo poi rimangiarsi tutto alla prima occasione utile. Adesso cambiano (parzialmente) gli interpreti ma alla fine si tratta della stessa farsa.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile
E’ QUESTA LA POLIZIA CHE DIFENDE LA LEGALITA’ O E’ DIVENTATA LA POLIZIA PRIVATA DI UN SEQUESTRATORE DI PERSONE CHE SFUGGE AI PROCESSI?
“Tre agenti mi hanno preso e buttata a terra, presa a manganellate e trascinata lontano dalle telecamere per il collo fino quasi a non avere più respiro, messa a terra, minacciata di infilarmi il manganello nell’ano se non stavo ferma”.
A denunciarlo su facebook, con un post sulla pagina Firenze dal basso, è una ragazza che domenica ha partecipato alla manifestazione di protesta contro la presenza a Firenze del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini.
“Ieri 19 maggio durante una carica di ‘alleggerimento’ delle forze dell’ordine di Matteo Salvini sono stata presa e trascinata fuori dalla folla, dietro ai giornalisti”, si legge nella testimonianza, corredata da foto dei segni sul collo della giovane.
“Sono stata immobilizzata, identificata, sono stata rilasciata perchè ‘il pezzo grosso’ ha dichiarato che non avevo fatto niente e che stavano esagerando — prosegue il racconto — Umiliata, con i vestiti a brandelli sono stata rilanciata nella folla senza nessun rispetto. Quello che è successo ieri fa male al cuore, alla speranza, alla voglia di esserci, di manifestare i propri pensieri e il proprio dissenso dal disastro che si sta creando. Non dimenticherò mai lo sguardo dell’agente che mi ha assalito. Il suo sorriso, la sua soddisfazione nell’esercitare un potere forte, privo di animo , su esseri umani che lottano ogni giorno per un mondo diverso mi ha sconvolto e addolorato più di ogni altra cosa. L’umanità perduta, il sopruso sessuale su una donna, il calpestare la dignità altrui. Se questo è un uomo”.
I video confermano che la ragazza è stata strattonata e portata oltre la linea degli agenti e poi scompare dalle immagini.
Ora vediamo se Gabrielli apre un’inchiesta.
(da agenzie)
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Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile
TAGLIATA UN’INTERVISTA PROPRIO NEI SECONDI IN CUI SI FACEVA RIFERIMENTO AI RAPPORTI CON SALVINI
L’ormai ex vicecancelliere austriaco Heinz-Christian Strache ha fatto una figura di merda
epocale dopo la pubblicazione del video in cui vende l’Austria alla nipote di un oligarca russo e questo lo ha anche costretto a disertare il palco di Piazza Duomo dove era invitato per manifestare insieme a Matteo Salvini sabato.
Eppure i legami tra il FPOE e la Lega di Salvini rimangono e sono noti e palesi a tutti.
A tutti, tranne che al Gr1: nell’edizione delle 8.45 del Gr3 di ieri veniva trasmessa un’intervista a Nicoletta Pirozzi dell’Istituto Affari internazionali, durante la quale veniva fatto esplicito riferimento agli stretti rapporti tra la Lega di Salvini e la Fpoe di Strache.
Al Gr1 delle ore 9, però, è stata mandata in onda la stessa intervista senza più alcun riferimento a Salvini.
Alle 9 sono rimasti i legami con la Le Pen ma non con Salvini, sebbene è evidente che i telespettatori italiani siano molto più interessati a un partito italiano che francese.
“Chi ha deciso questa censura? La Rai chiarisca subito, chi ha sbagliato e ha censurato deve assumersene la responsabilità ”, dice la Quartapelle, che aggiunge: “Si tratta di un disservizio grave, una vera e propria disinformazione. E’ opportuno che l’azienda chiarisca. Abbiamo chiesto ai membri PD in Vigilanza RAI di intervenire”.
(da agenzie)
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Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile
ORA EMERGE CHE IL VIDEO DELLO STUPRO GIRAVA SULLA WHATSAPP DI BLOCCO STUDENTESCO, ORGANIZZAZIONE GIOVANILE DEL MOVIMENTO, MA NESSUNO HA DENUNCIATO
C’è un terzo indagato per lo stupro di Viterbo che ha portato in carcere un consigliere comunale di Casapound a Vallerano, Francesco Chiricozzi, e il suo amico Riccardo Licci.
Racconta oggi il Corriere della Sera Roma cosa è successo ieri durante l’incidente probatorio:
Ma a fissare con chiarezza il dopo ci sono i video girati dagli indagati: l’elemento che più li mette in difficoltà , poichè le immagini mostrerebbero plurimi rapporti con una donna «in stato di semi coscienza», secondo il gip Rita Cialoni, sotto l ‘effetto combinato degli alcolici bevuti nel corso della serata e dei farmaci presi prima di uscire.
Dai due indagati invece non una parola, non era previsto.
Nell’inchiesta, intanto, spunta un nuovo indagato: «Daniele de Bracciano», così era memorizzato sul cellulare di Licci.
Si tratta di uno di coloro che avrebbero invitato a cancellare le immagini da Whatsapp: «Rega’ cancellate le chat che ‘sto giro so’ cazzi pe’ tutti». Daniele è finito nel registro degli indagati per favoreggiamento, sospettato di aver tentato di distruggere una potenziale prova decisiva a carico dei due amici.
La Mobile è riuscita a sequestrare il suo e altri cellulari prima che le tracce venissero eliminate: setacciarli, adesso, è compito dell’ingegnere Sergio Civino, lo stesso che sta analizzando i telefoni della gang di Manduria.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile
SI DIMENTICA CHE DOVEVA ESSERE LUI A RIMPATRIARLO E NON L’HA FATTO, I GRILLINI GLIELO RICORDANO: “RESPONSABILITA’ TUA”
Un giovane nordafricano ha appiccato il fuoco alla sede della polizia locale di Mirandola,
nel Modenese, causando la morte di due signore anziane. Quanto basta per Matteo Salvini per ribadire che bisogna “azzerare l’immigrazione clandestina”.
Ci sarebbe una possibile vendetta o ritorsione dietro il gesto. Il bilancio è di due morti, quattro feriti e una ventina di intossicati.
L’incendio ha provocato un’esplosione che ha coinvolto un appartamento adiacente, al primo piano, dove sono morte le due persone, una signora anziana di 84 anni e la sua badante 74enne, mentre il marito sarebbe in condizioni critiche per il fumo inalato.
Matteo Salvini rimanda subito al tema dei migranti: “Altro che aprire i porti! Azzerare l’immigrazione clandestina, in Italia e in Europa, è un dovere morale: A CASA tutti!” twitta il ministro dell’Interno.
Dichiarazioni che i 5 stelle contestano subito: “Ci auguriamo che quel criminale paghi quel che deve, ma ci sorprende ascoltare dal Viminale esortazioni da campagna elettorale, quando dovrebbe essere proprio il Viminale a chiarire perchè quell’uomo con intenzioni omicide era libero di circolare in giro in Italia fin arrivare ad appiccare il fuoco a degli uffici della Polizia locale. Se fosse stato già rimpatriato oggi non ci troveremmo davanti a questo problema”.
I fatti di Mrirandola dimostrano per l’ennesima vola che la sicurezza di Salvini è di cartone, e lui è così bravo che riesce a fare campagna elettorale sui danni provocati da lui stesso.
Peccato che il responsabile della sicurezza sia lui e peccato che il famoso decreto sicurezza, come tanti avevano detto, è destinato a creare solo più insicurezza perchè spinge verso la clandestinità e l’irregolarità persone che lavoravano su un percorso di integrazione.
Il tutto in un contesto in cui l’isolamento internazionale dell’Italia non riesce a risolvere il problema dei rimpatri. E’ ovvio che chi è in mezzo alla stada diventa uno sbandato incline al crimine.
(da agenzie)
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Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile
UN PASSATO NELLA GUARDIA COSTIERA, POI NELLE GRANDI NAVI DELLA GRIMALDI LINES E INFINE LA SCELTA IDEALE DI GUIDARE L’EQUIPAGGIO DELLA ONG
“Non siamo scafisti, siamo volontari”. Poche parole, una risposta secca alle accuse del ministro Salvini. Arturo Centore, il comandante della Sea Watch ora indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dopo essere riuscito a portare a terra i 65 migranti soccorsi la scorsa settimana a 30 miglia dalle coste libiche, è un duro.
Sa bene cosa significa ricerca e soccorso, sa che un soccorso si deve ritenere concluso solo quando i naufraghi sono a terra in un porto sicuro.
La sua carriera da marinaio l’ha cominciata vent’anni fa proprio sulle unità Sar ( ricerca e soccorso) della Guardia costiera italiana, lavorando fianco a fianco con quegli ufficiali ai quali pochi giorni fa ha chiesto l’autorizzazione a sbarcare in un porto sicuro in Italia.
Era il 1996 quando Centore, come racconta lui stesso spiegando i suoi trascorsi professionali ” ha servito l’Italia” per un anno su una nave della Guardia costiera.
Poi il passaggio alle navi commerciali e l’impiego a bordo delle grandi navi della Grimaldi lines sulle rotte di lunga percorrenza del Nord America, Africa e sud America prima di scegliere di guidare l’equipaggio della Sea Watch 3.
E’ stato lui a sollecitare una rapida soluzione dell’ultimo contestato soccorso, prima decidendo di far rotta verso Lampedusa, “la rotta più vicina e meno vessatoria” dopo aver ricevuto l’intimazione delle motovedette libiche a lasciare l’area Sar e poi domenica, dopo 24 ore di stazionamento davanti al porto, a comunicare l’intenzione di entrare in banchina se entro le 21 non si fosse trovata una soluzione.
“Le persone a bordo sono in condizione di emergenza – la sua ultima comunicazione che ha spinto ad una soluzione veloce – e alcuni minacciando di gettarsi in mare o di fare gesti di autolesionismo”.
(da agenzie)
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Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile
“IL NOSTRO LAVORO E’ APPLICARE LA LEGGE, NON CI INTERESSA IL COLORE DELLA PELLE”
I magistrati della Procura di Agrigento si lasciano scivolare addosso le accuse del ministro
Salvini: “Abbiamo agito in stretto coordinamento con la polizia giudiziaria. Erano tutti informati, tutti – dice il procuratore aggiunto Salvatore Vella, titolare dell’inchiesta – Quello che sorprende è la reazione del ministro. Il nostro lavoro è prendere i cattivi, bianchi o neri che siano. Se, oltre ai trafficanti africani e libici, ne individueremo di europei abbiamo tutte le capacità , la forza e il coraggio di andare avanti. Ma questo clima di tensione, disancorato dalla conoscenza dei fatti, non aiuta”.
Le indagini sul caso SeaWatch ripartono questa mattina al Palazzo di giustizia di Agrigento.
Il comandante della nave Arturo Centore spiegherà come e dove ha salvato i 65 migranti presi a bordo e la rotta seguita fino all’Italia al procuratore aggiunto Salvatore Vella che ha iscritto il suo nome sul registro degli indagati per favoreggiamento all’immigrazione clandestina, il titolo di reato classico di ogni sbarco, ma non per la violazione della direttiva Salvini, cioè l’articolo del codice della navigazione che impone l’obbedienza ad un ordine impartito da una nave militare, in questo caso la motovedetta della Guardia di finanza che al suo arrivo al limite delle acque territoriali italiane notificò al comandante della Sea Watch la diffida ad entrare.
L’interrogatorio di Arturo Centore avverrà alla presenza dei suoi avvocati Alessandro Gamberini e Leonardo Marini. Le indagini dei pm di Agrigento mirano, come sempre, anche all’individuazione di eventuali scafisti tra i 65 migranti a bordo.
Accertamenti in particolare su due telefoni cellulari trovati ad uno degli immigrati. Uno sembra un satellitare e potrebbe essere quello fornito dai trafficanti per comuunicare la posizione. Di solito questi telefoni vengono buttati via durante la traversata. Dal suo esame e dagli interrogatori degli altri migranti, tutti ospitati nell’hot spot di Lampedusa, potrebbero venire spunti interessanti.
La nave resta nel porto di Licata sotto sequestro probatorio e non preventivo, dunque a disposizione della Procura per la ricerca e la valutazione della documentazione di bordo, compresi le registrazioni delle conversazioni con le sale operative della Guardia costiera.
(da agenzie)
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Maggio 20th, 2019 Riccardo Fucile
GELO TRA SALVINI E DI MAIO… CONTE SI TRINCERA DIETRO IL COLLE PER FERMARE IL DECRETO SICUREZZA BIS… GIORGETTI ASSENTE
Sala stampa di Palazzo Chigi, il livello di tensione è il seguente: i cronisti in attesa si affastellano intorno a un televisore, metaforici pop corn in mano guardano Silvio Berlusconi in diretta a Quarta Repubblica.
Due piani più sopra un Consiglio dei ministri il cui esito è annunciato da giorni si trascina faticosamente tra “prime letture”, “necessità di approfondimenti”, “salvo intese”, “veti incrociati” e quant’altro offra il più classico repertorio della repubblica gialloverde.
“Vabbè, ma rispetto a questi Silvio era un gigante”, ironizza ridendo uno dei presenti.
Il decreto sicurezza e quello natalità , issati come vessilli dalle delegazioni di Lega e M5s, hanno il più classico degli epiloghi: se ne riparlerà , se se ne riparlerà , dopo le elezioni.
L’atmosfera è elettrica. De visu le delegazioni ministeriali non si incontravano da dopo lo show down sul caso Siri. Lì Matteo Salvini perse la battaglia, oggi non la vince. Luigi Di Maio arriva a Palazzo Chigi con un’oretta di anticipo, riunisce i suoi per un punto.
Il collega vicepremier si collega a Facebook, tra le altre cose informa i suoi “amici” che si cambia camicia e giacca e va a infilare il medesimo portone. A qualche corridoio di distanza si preparano le rispettive battaglie, le armi di tutti sono spuntate.
In mezzo Giuseppe Conte, che deve ritrovare il baricentro da sofisticato mediatore dopo le feroci critiche della Lega (“Solo un burattino”, lo apostrofa Berlusconi dal piccolo schermo un paio di piani più giù). Giancarlo Giorgetti, con il quale per tutto il corso della giornata si era rincorso scontrandosi non c’è. L’agenda del sottosegretario, comunicata domenica in tempi non sospetti, lo ha portato lontano da Roma per impegni di campagna elettorale.
5 stelle e Lega vivono una rispettiva difficoltà ad avvicinarsi alle elezioni da azionisti di un governo che non governa, sballottato dalle turbolenze elettorali.
E si trincerano dietro fattori esogeni per bocciarsi a vicenda.
I dubbi del Colle sul decreto sicurezza bis, fatti filtrare da M5s da giorni e avanzati dal premier stesso nell’illustrare il perchè nell’ordine del giorno la specifica che limitava il tutto a un “inizio esame”.
La mancanza di coperture, solo eventuali, per il decreto natalità , su cui si è infuriato Lorenzo Fontana, braccio destro di Salvini, per lo scippo di competenze dal suo ministero della Famiglia e per l’approssimazione con cui il testo è stato formulato.
I due vicepremier si sfiorano prima, si siedono a distanza poi. La freddezza è grande, il chiarimento non arriva, il governo non decide.
Salvini fa filtrare la soddisfazione per l’approvazione del decreto sulla riforma della giustizia onoraria. Approvata, sì, ma “salvo intese”, ovvero ancora tutta da scrivere. Poco prima il via libera alle nomine: Biagio Mazzotta è il nuovo Ragioniere generale dello stato, Pasquale Tridico presidente Inps e Giuseppe Zafarana il capo della Guardia di finanza. “Almeno questi li abbiamo approvati davvero, non salvo intese”, si fa sfuggire un uomo di governo.
Una battuta. Ma forse nemmeno troppo.
(da”Huffingtonpost”)
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Maggio 20th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI AL VOTO CI ANDRA’ SOLO CON IL PUPAZZO DI ZORRO SE RIESCE A RITROVARLO (E LE PERNACCHIE DEGLI ITALIANI)
Dopo le liti e gli attacchi a distanza è ricominciato alle 21 l’atteso consiglio dei ministri “in
due fasi” chiamato ad avviare l’esame del decreto ‘Sicurezza bis’ e di quello con le misure per la famiglia.
Il primo cavallo di battaglia di Matteo Salvini, il secondo voluto da Luigi Di Maio, i due vicepremier e alleati che a sei giorni dalle elezioni europee non hanno smesso di attaccarsi a distanza prima dell’incontro a Palazzo Chigi.
Il leader M5s ha sostenuto di non aver mai visto il testo messo a punto dal collega e ha auspicato che “ci siano i soldi e le norme per permettere all’Italia di avviare gli accordi sul rimpatrio di decine e centinaia di migliaia di migranti” e non si tratti solo di una “trovata elettorale” perchè in quel caso “si stanno prendendo in giro gli italiani”.
E il leghista, commentando le proposte dell’omologo, ha storto il naso: “Un miliardo per la prima infanzia, per carità … è meglio un miliardo di un pugno in un occhio“, ma “io volo alto, punto in alto”.
La resa dei conti però non c’è stata nemmeno questa volta, nel primo cdm dopo quello in cui il premier Giuseppe Conte ha “dimissionato” il sottosegretario leghista Armando Siri indagato per corruzione.
Non si è presentato a Chigi il sottosegretario del Carroccio Giancarlo Giorgetti, che in un’intervista alla Stampa aveva “sfiduciato” il premier affermando che “non è una persona di garanzia, è espressione del M5S”, incassando come risposta l’invito ad affrontare la questione “nelle sedi ufficiali” ovvero proprio in cdm.
Dei due decreti, inviati “per conoscenza” al Quirinale, restano solo gli annunci: nessun via libera, nemmeno salvo intese.
Del resto Conte ha fatto presente come alcune criticità del Decreto Sicurezza bis siano state segnalate anche dal Colle che si riserva più approfondite valutazioni.
Il premier Conte avrebbe proposto in cdm solo “l’inizio dell’esame” del dl soffermandosi su “vari profili critici” emersi già in fase di prima lettura.
Criticità che, avrebbe chiarito, sono state segnalate anche dagli uffici del Quirinale e rispetto ai quali il Colle si riserva una più approfondita valutazione.
Per il decreto Famiglia dubbi sulle coperture
La bozza di decreto Famiglia invece istituisce un fondo per le politiche per la natalità da finanziare con i risparmi del reddito di cittadinanza. L’obiettivo è introdurre un assegno unico per le famiglie con maggiori difficoltà . Nei giorni scorsi la Ragioneria generale dello Stato ha espresso dubbi sulle coperture osservando che “dal punto di vista tecnico-contabile l’utilizzo delle risorse, una volta affluite nell’istituendo fondo, deve avvenire con pagamenti entro l’anno di competenza dell’originario stanziamento di bilancio, altrimenti se utilizzati in anni successivi comporterebbero nuovi e maggiori oneri in termini di fabbisogno e di indebitamento dello da compensare sui saldi di finanza pubblica”.
La ragioneria mette in guardia anche sull’entità dei risparmi rispetto agli stanziamenti per il Reddito, che saranno chiari solo a fine anno.
(da agenzie)
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