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IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO HA TAGLIATO I RISARCIMENTI PER I MORTI SUL LAVORO

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

CONDONI AGLI EVASORI MA SI RISPARMIA SUI LAVORATORI MORTI

Il decreto pubblicato il 14 maggio dal ministero guidato da Luigi Di Maio dice che gli aiuti economici per i parenti di chi è morto sul lavoro durante il 2018 saranno i più bassi mai previsti nell’ultimo decennio.
Spiega oggi il Fatto:
I soldi a disposizione sono diminuiti, ma i decessi sono aumentati, quindi le famiglie che hanno vissuto una simile tragedia potranno ricevere, a seconda del numero di componenti, tra i 3 mila e i 13 mila euro. Praticamente è la cifra minima da quando è stato istituito il Fondo per il sostegno alle vittime degli infortuni gravi, strumento che viene gestito dall’Istituto nazionale per l’assicur azione sul lavoro (Inail), ma è il ministero del Lavoro a stabilire anno per anno la quantità  di risorse da assegnare.
Una volta quantificati i soldi disponibili, l’Inailfornisce i dati su quanti hanno perso la vita. Sulla base di questi due fattori vengono preparate le tabelle con i risarcimenti che possono essere concessi alle famiglie.
Per i casi avvenuti tra gennaio e dicembre 2018 ci sono solo 3,9 milioni di euro. In quell’anno, però, i morti sono cresciuti: 1.133 solo quelli emersi dalle denunce all’Inail, che sono sottostimate.
Quindi i contributi si sono ristretti: se il famigliare “superstite ”è solo uno, potrà  richiedere 3 mila euro; 6 mila euro se sono in due, 9 mila se sono in tre e 13 mila se sono di più.
Nel 2017 gli importi erano un po’più generosi e andavano da un minimo di 3.700 euro a un massimo di 17.200 euro.

(da “NextQuotidiano”)

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AGCOM DIFFIDA IL TG2 DI REGIME LEGHISTA: “SERVIZI INCOMPLETI, PARZIALI E NON OBIETTIVI”

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

TELEVISEGRAD DIRETTO DA SANGIULIANO SANZIONATO

Venerdì 17 nero per il Tg2. L’edizione delle 20.30 della testata diretta da Gennaro Sangiuliano è finita nel mirino dell’Agcom che ha diffidato il telegiornale del secondo canale pubblico per i suoi contenuti.
Una violazione dell’articolo 4 comma 2 delle disposizioni della Commissione parlamentare per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, in virtù di motivazioni ben precise che sono state esplicitate nella nota diffusa dall’autorità  Garante delle comunicazioni.
«In particolare, i servizi in questione — viene illustrato nella nota — in ragione della natura incompleta, parziale e non obiettiva delle informazioni riportate (anche per l’omissione di parti significative di dichiarazioni di terzi e la conseguente distorsione del messaggio generale), rischiano di determinare, anche indirettamente, situazioni di vantaggio o di svantaggio, per determinate forze politiche che la normativa citata vieta espressamente all’interno dei notiziari».
In modo particolare, il Tg2 di quella sera oltre ad aprire con le parole del Capo dello Stato Sergio Mattarella, ha mandato in onda la consueta sequenza di servizi politici, centellinati (a quanto pare non correttamente) tra le varie forze politiche in tempi di par condicio in vista delle prossime elezioni europee del 26 maggio.
La nota dell’Agcom fa riferimento anche ai contenuti di Tg2 Post, la rubrica di informazione e intrattenimento che Gennaro Sangiuliano ha fortemente voluto da quando è diventato direttore della testata.
In quella circostanza, il Tg2 ha proposto una intervista al ministro dell’Interno Matteo Salvini, con alcuni spezzoni che erano stati inseriti all’interno dell’edizione delle 20.30.
Un duro colpo per quella che è stata definita dal suo stesso direttore Tele Visegrad: il Tg2 sovranista, dopo il cambio ai vertici, ha imposto una svolta contenutistica molto più sbilanciata a favore del governo giallo-verde. L’indicazione dell’Agcom non fa che andare in questa direzione.

(da agenzie)

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BARI SCHIFA SALVINI: 1200 A CONTESTARLO, NEANCHE 300 AD ASCOLTARLO

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

CONTESTAZIONI IN TUTTE LE CITTA’ PUGLIESI, CENTINAIA DI STRISCIONI APPESI ALLE FINESTRE, GIORNATA TRAGICA PER IL LEGHISTA

Cappello nero, maschera e mantello. In Puglia è andata in scena la protesta degli Zorro contro il ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini.
Da Lecce a Ostuni, da Gioia del Colle a Bari, ovunque il vicepremier ha calcato un palco, la contestazione è stata più forte.
A Bari, in particolare mille manifestanti hanno sfilato in concomitanza del comizio per appena 300 fedelissimi Lega   con altri 200 contestatori che lo hanno subissato di fischi vicino al palco di Bari in via Sparano.
Hanno urlato ‘Buffone, vai via da Bari’. Hanno esposto uno striscione con la scritta ‘San Nicola è un immigrato?’, ‘I terroni non si Lega-no’ In contemporanea un corteo di circa mille persone ha attraversato la città .
In prima fila al corteo antirazzista di Bari hanno sfilato i tanti ragazzi, studenti e cittadini travestiti dall’immaginario giustiziere Diego de La Vega.
A pochi metri di distanza, invece, il comizio di Salvini con i candidati al consiglio comunale: in via Sparano ad ascoltare il vicepremier sono stati appena in 300, molti meno della contromanifestazione.
E una insegnante ha calato da un palazzo a ridosso del palco uno striscione di contestazione “71” che vuol dire nella smorfia napoletana “omm e merd”.
Le proteste hanno accompagnato il leader della Lega anche a Lecce, Ostuni e Gioia del Colle. . Tanti gli striscioni affissi ai balconi delle abitazioni.

(da agenzie)

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NEL DECRETO SICUREZZA BIS NASCOSTO UN COMMA PER TOGLIERE DI MEZZO PATRONAGGIO

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

CASO STRANO, LA COMPETENZA SUI MIGRANTI VANNO ALLE PROCURE DI CATANIA E PALERMO, ESCLUDENDO QUELLA DI AGRIGENTO: E’ LA DEMOCRAZIA SOVRANISTA

Quel magistrato di Agrigento, Salvini lo vive ormai come un nemico personale. La battutaccia dell’altro giorno contro il procuratore Luigi Patronaggio è stata rivelatrice. Quando infatti Matteo Salvini sbotta a raffica, può significare soltanto che c’è un gran nervosismo.
Ora Salvini cerca di sfilargli le competenze sull’immigrazione clandestina.
È quanto è scritto all’articolo 3 del decreto Sicurezza bis: in puro gergo giuridichese, in una selva di articoli e commi, c’è un clamoroso accentramento di competenze in capo a poche procure, quelle distrettuali.
Nel caso siciliano, che è la frontiera avanzata lungo le rotte che arrivano dall’Africa, e che inevitabilmente si trova a trattare navi umanitarie e soccorso in mare, le uniche procure che sarebbero incaricate di trattare i reati del favoreggiamento all’immigrazione clandestina resterebbero Palermo e Catania, una competente per la Sicilia occidentale e l’altra per la Sicilia orientale.
Per dare un nome ai procuratori interessati, Franco Lo Voi è il procuratore capo di Palermo (ora in corsa per divenire procuratore capo a Roma) e Carmelo Zuccaro a Catania sarebbero i soli a gestire la materia.
Salta agli occhi che con questo decreto voluto fortissimanente da Salvini, tutti gli altri magistrati titolari di procure ordinarie sarebbero tagliati fuori anche dalle pratiche ordinarie, quelle senza aggravante.
L’effetto pratico sarebbe che il magistrato divenuto suo malgrado l’antagonista preferito di Salvini, ossia Patronaggio, non toccherebbe più palla.
E’ la sedicente democrazia sovranista

(da “La Stampa”)

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CHE HA DA DIRE IL VIMINALE? NEGLIGENZA DI SALVINI, IL NORDAFRICANO DI MIRANDOLA DOVEVA ESSERE ESPULSO IL 14 MAGGIO

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

IL FALLIMENTO DELLA POLITICA SECURITARIA LEGHISTA: NON E’ STATO ESPULSO “PER MOTIVI DI CAPIENZA”, OVVERO INEFFICIENZA DEL MINISTERO

Era stato fermato alla stazione Termini di Roma il 14 maggio il giovane nordafricano che stanotte ha appiccato il fuoco alla sede della polizia locale di Mirandola, nel Modenese, causando la morte di due signore anziane e il ferimento di 20 persone.
Il diciottenne di origini nordafricane avrebbe dovuto essere espulso, ma l’ordine – a quanto apprende HuffPost – non è stato eseguito per problemi di capienza.
Sulla questione il Viminale non si è ancora espresso, ma Matteo Salvini – appresa la notizia dell’incendio – si è limitato ad affermare: “Altro che aprire i porti!”.
L’incendio ha provocato un’esplosione che ha coinvolto un appartamento adiacente, al primo piano, dove sono morte le due persone, una signora anziana di 84 anni e la sua badante 74enne, mentre il marito sarebbe in condizioni critiche per il fumo inalato. Due feriti sono gravi. Coinvolti anche sei minori, tre dei quali sono stati trasferiti in pediatria all’ospedale di carpi. Due sono tuttora in osservazione breve intensiva a Mirandola, nessuno di loro è in pericolo di vita.
L’autore del gesto – si legge sulla Gazzetta di Modena –   ha numerosi precedenti. Era stato destinatario di un ordine di espulsione. È stato arrestato con le accuse di furto aggravato, danneggiamento a seguito di incendio e morte come conseguenza di altro delitto.ravi.
Il M5S chiede che “il Viminale chiarisca perchè quell’uomo con intenzioni omicide era libero di circolare in giro in Italia fin arrivare ad appiccare il fuoco a degli uffici della Polizia locale. Se fosse stato già  rimpatriato oggi non ci troveremmo davanti a questo problema”.
Sulla questione interviene anche il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli: “In queste ore tristi siamo vicini alla città  di Mirandola, che ha proclamato il lutto cittadino e ci chiediamo, insieme ai mirandolesi e a tutte le persone scosse dal tragico evento, come sia stato possibile che uno straniero irregolare, a quanto sembra già  destinatario di un provvedimento di espulsione e tuttavia ancora presente sul territorio nazionale, abbia potuto muoversi liberamente e arrivare indisturbato nel Modenese a compiere il suo criminale gesto”.

(da agenzie)

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RIACE VINCE IL RICORSO, IL TAR ANNULLA L’ESPULSIONE DALLO SPRAR

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

ANNULLATO IL PROVVEDIMENTO DI SALVINI

Il Tar della Calabria ha accolto il ricorso del Comune di Riace annullando il provvedimento del ministero dell’Interno che aveva escluso Riace dallo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.
Il ricorso era stato presentato dal vice sindaco Giuseppe Gervasi il primo gennaio scorso.
La decisione si fonda essenzialmente sulla circostanza, evidenziata dai difensori del Comune, che a Riace sia stato autorizzato il finanziamento per il triennio “2017-2019, in prosecuzione del triennio precedente senza avere comminato penalità , e dall’altro, quasi contestualmente, ha assunto un atto che fonda le penalità  e, dunque, la revoca su criticità  afferenti al precedente triennio”.
“Il Collegio – scrivono i giudici del Tar – reputa che la contraddittorietà  tra la prosecuzione autorizzata a dicembre e la successiva nota di gennaio sia manifesta”
Per il Collegio “il progetto avrebbe dovuto essere eventualmente chiuso alla scadenza naturale. Averne autorizzato la prosecuzione, lasciando la gestione di ingenti risorse pubbliche in mano ad un’amministrazione comunale, per quanto ricca di buoni propositi e di idee innovative, ritenuta priva delle risorse tecniche per gestirle in modo puntuale ed efficiente, appare fonte di danno erariale che dovrà  essere segnalato alla Procura presso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Regione Calabria ed alla Procura presso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Regione Lazio, per i rispettivi profili di competenza”.

(da agenzie)

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SENATORE M5S DENUNCIA RADIO PADANIA PER TRUFFA AGGRAVATA: “E’ FUORILEGGE”

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

HA UNA LICENZA LOCALE MA TRASMETTE ABUSIVAMENTE SUL TERRITORIO NAZIONALE, TRASMETTE SUL CANALE 740 SENZA AVERNE AUTORIZZAZIONE, NON HA RISPETTATO L’ORDINE DI NON TRASMETTERE SUL DIGITALE TERRESTRE

M5S e Lega non litigano solo su decreti sicurezza, leggi su autonomia regionale e agevolazioni fiscali per le famiglie.
Al centro dello scontro tra le due forze al governo c’è ora anche Radio Padania. Un senatore pentastellato infatti, Alfonso Ciampolillo, ha deciso di denunciare l’emittente leghista.
A parlarne è oggi Repubblica.
Ciampolillo ha deciso di denunciare ai carabinieri di Roma Radio Padania “per i reati di falso, truffa aggravata e, comunque, per tutti i reati che emergeranno o saranno rilevati sia a carico della predetta emittente, sia per l’eventuale abuso di ufficio a carico degli uffici ministeriali competenti”.
L’iniziativa del parlamentare del Movimento 5 Stelle è partita dopo che è emersa la storia, raccontata proprio da Repubblica, in cui si dava conto di tre abusi commessi dalla radio del partito di Matteo Salvini.
Come ricostruito Radio Padania pur avendo una licenza locale, trasmette su territorio nazionale utilizzando una piattaforma digitale che l’Autorità  garante per le Comunicazioni ha autorizzato esclusivamente per il trasporto delle radio nazionali. Inoltre, la radio della Lega trasmette sul canale 740 del digitale terrestre televisivo, un canale mai formalmente assegnato.
Terzo: la cooperativa Radio Padania è socia insieme a Lorenzo Suraci, patron di Rtl 102.5 del consorzio EuroDab Italia, riservato alle radio nazionali (operatore di rete autorizzato dal Ministero competente per la diffusione di segnali radiofonici in tecnologia DAB-T, Digital Audio Broadcasting).
“Solo di recente — ha scritto Ciampolillo — e a seguito di numerose sollecitazioni dello scrivente, il ministero dello Sviluppo economico ha intimato a Radio Padania la sospensione immediata della trasmissione in digitale”. Una richiesta però inascoltata.
Non è la prima volta che Radio Padania diventa terreno di scontro tra il Movimento 5 Stelle e la Lega. Solo qualche settimana fa il ministero dello Sviluppo Economico e del Lavoro guidato da Luigi Di Maio ha ordinato all’emittente di interrompere immediatamente tutte le trasmissioni sulla rete digitale dell’EuroDab.

(da agenzie)

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MODENA, LA DIGOS SI PRESENTA ALLA CONFERENZA STAMPA DEL PD CONTRO SALVINI: SUPERATI I LIMITI

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

DUE PARLAMENTARI (PINI E FASSINO): “SIAMO ALLE INTIMIDAZIONI”

“Un nuovo brutto episodio di una campagna elettorale molto cupa”.
Così ne parla Democratica — il sito dei dem — che racconta cosa è accaduto a Modena il 20 maggio.
I parlamentari del Partito Democratico Piero Fassino e Giuditta Pini avevano convocato una conferenza stampa per annunciare la presentazione di un’interrogazione per chiedere conto al Ministro Salvini dei dati errati sui reati relativi alla città  di Modena diffusi dal Viminale.
Un incontro certamente dai toni polemici ma pacifico. Eppure all’incontro si presenta la Digos.
“La vicenda, che a questo punto verrà  chiarita dalla risposta ad un’altra interrogazione (se il Ministro avrà  la bontà  di rispondere al termine di questo infinito tour elettorale), è solo l’ultima di una serie di episodi a metà  tra l’intimidatorio e il muscolare”, scrivono su Democratica.
Nel corso della conferenza stampa, il segretario Fava ha denunciato altri episodi avvenuti sul territorio
Ha citato “i giovani che contestavano pacificamente fotosegnalati a Modena e a Sassuolo, il leghista Soranna indagato per aver contribuito a diffondere un dossier falso diffamatorio nei confronti del sindaco Bellelli, il ministro Salvini venuto in provincia tre volte nel giro di 10 giorni ignora totalmente le richieste di incontro ricevute dai sindaci”.
Sull’episidio anche Fassino ha espresso perplessità  e preoccupazione: “Il ministro Salvini avvelena ogni giorno il clima elettorale, usando l’aggressività  come cifra della sua campagna, senza alcuna attenzione al merito delle questioni. I dati sui reati evocati da Salvini non hanno avuto riscontri nella realtà , anzi la stessa questura ha poi certificato che i reati nella città  di Modena sono in calo costante da alcuni anni. Il Viminale deve certificare i risultati veri, è inaccettabile questo modo di usare i dati per fare campagna elettorale”.

(da agenzie)

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LA DIGOS PUO’ FERMARE ZORRO, MA NON IL DILUVIO DI FISCHI DI LECCE A SALVINI

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

ERANO PIU’ QUELLI A CONTESTARLO CHE QUELLI SOTTO IL PALCO, DOPO DIECI MINUTI DI BORDATE DI FISCHI HA PENSATO BENE DI TOGLIERE IL DISTURBO

Questa mattina il ministro dell’Interno Matteo Salvini era in Piazza Sant’Oronzo a Lecce. Ma la piazza era divisa a metà  e il palco con il pubblico salviniano ne occupava solo una minima parte.
Al centro le forze dell’ordine hanno preferito lasciare tutto vuoto, perchè in fondo alla piazza dietro le transenne e una fila di agenti c’erano i manifestanti che per tutta la durata dell’evento hanno fischiato e intonato cori contro Salvini.
A giudicare dai video e dalle immagini erano più quelli che sono andati in piazza per contestare il ministro dell’Interno che quelli radunati sotto al palco per salutarlo ed applaudirlo.
Per fortuna che il leghisti erano radunati nella parte più stretta della piazza, altrimenti si sarebbe visto quanta poca gente c’era ad accogliere il Capitano.
E questa volta a quanto pare la Lega non potrà  raccontare del bagno di folla del Ruspa in Puglia come aveva fatto a Bari qualche tempo fa.
Che le contestazioni siano normali e scontate e che anche “quelli di prima” venissero criticati rumorosamente dalla folla è fuori discussione. Ma Salvini è riuscito a portare la cosa su un livello decisamente superiore.
A quanto pare i contestatori (“maleducati” li apostroferebbe il ministro) erano così rumorosi che non si riuscivano a sentire le parole del leader della Lega.
L’unico aspetto positivo è che contrariamente a quanto accaduto a Firenze non si sono registrati momenti di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine. Un peccato per Salvini che non potrà  prendersela con i “deliquenti” che picchiano i poliziotti. Anche perchè nel capoluogo toscano i violenti non stavano tra le fila di quelli che fischiavano il ministro.
Unica nota di colore è stato il divieto di accesso ad un uomo travestito da Zorro. L’uomo, che emulava le gesta di Riccardo Germani,   ha cercato di entrare in piazza per assistere al discorso di Salvini dicendo che il ministro “lo stava cercando”.
Da piccolo Salvini ha subito il furto del suo pupazzetto preferito e da allora non è più lo stesso. Ma la Digos forse non ha letto il libro di Chiara Giannini e non si è lasciata impietosire: Zorro non può avvicinarsi al vicepremier.
Poco male. Tra magliette con scritto “prima mammata”, i soliti striscioni appesi alle finestre che ormai non possono mancare e bordate incessanti di fischi Lecce ha dimostrato che Salvini è persona non grata.
Il ministro lo sa che al Sud fare campagna elettorale per lui è più difficile. In fondo ai leghisti i terroni non sono andati a genio per vent’anni e l’antipatia è reciproca anche se Salvini ha dichiarato il suo amore per il Salento (anche se preferisce Milano Marittima).
Fortunatamente dopo dieci minuti il discorso di Salvini era finito. Non prima di lamentarsi perchè «qua c’è qualche centro sociale da chiudere» accusando i “violenti” che di violento non hanno fatto nulla.
Ma quello è il disco che si deve suonare alle europee.

(da agenzie)

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