Maggio 9th, 2019 Riccardo Fucile
NELL’UDIENZA CON 500 PERSONE DELLA COMUNITA’ UN DURO ATTACCO A “ORGANIZZAZIONI CHE DIFFONDONO ODIO”
Il Papa abbraccia idealmente i rom che sono arrivati in udienza a San Pietro, ribadendo gli ideali della fratellanza.
“E’ vero, ci sono cittadini di seconda classe, ma i veri cittadini di seconda classe sono quelli che scartano la gente, perchè non sanno abbracciare, sempre con gli aggettivi in bocca, e scartano, vivono scartando, con la scopa in mano buttano fuori gli altri”.
Lo ha affermato papa Francesco durante l’incontro di preghiera in Vaticano con 500 rom e sinti. “Invece la vera strada è quella della fratellanza – ha aggiunto il Pontefice – con la porta aperta”.
Francesco ha continuato:- “Lasciarsi dietro il rancore. Il rancore ammala tutto, ammala la famiglia. Ti porta alla vendetta, ma la vendetta io credo che non l’abbiate inventata voi. In Italia ci sono organizzazioni che sono maestre di vendetta, voi mi capite bene. Un gruppo di gente che è capace di creare la vendetta, di vivere l’omertà : questo è un gruppo di gente delinquente, non gente che vuole lavorare”
(da agenzie)
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Maggio 9th, 2019 Riccardo Fucile
“NON LASCEREMO LE PIAZZE IN MANO A RAZZISTELLI CON IL ROSARIO IN MANO”
“Quando ero ragazzo, da figlio di operai, vivevo in una famiglia in cui era considerato un
disonore non rispettare gli impegni presi e non pagare in tempo le spese di casa. Oggi invece ci sono ministri che hanno rubato decine di milioni e nessuno dice niente”.
Gino Strada, il medico che 25 anni fa ha fondato Emergency, parla a tutto tondo ad Avvenire e senza indugio prende posizione. Sia sul clima politico, sia sull’aria che si respira nella società civile
“Quando Salvini apre bocca, gli si dovrebbe dire ‘restituisci i 49 milioni’, invece tutti si accodano al potente di turno. Per non parlare degli esponenti Cinque Stelle, i nuovi giganti del pensiero, e di quel che resta del Pd e della sinistra, che hanno dato per primi il cattivo esempio”.
Anche perchè, secondo Strada, è stato proprio il centrosinistra a generare il clima d’odio che respiriamo in questi giorni:
“Per essere chiari: la criminalizzazione delle organizzazioni non governative è cominciata con i governi di centrosinistra. È stato Minniti a spianare la strada a Salvini. Però, di quest’ultimo anno, mi ha sorpreso la capacità tutta italiana di mandare al macero in pochissimo tempo i principi fondanti della nostra società ”.
E questo ha portato a risultati per lui inattesi
“Non mi aspettavo che si arrivasse a teorizzare il rifiuto dell’altro, a fare propaganda in modo becero soffiando sul fuoco dell’indifferenza totale ai bisogni”.
Strada è d’accordo con chi sostiene che sia una politica che si fonda sul rifiuto e sul disprezzo del più povero: “Si sta sdoganando tutto: l’uso delle armi a scopo personale, la logica della violenza dell’uomo contro un altro uomo, persino le aberrazioni della tortura. Stiamo tornando indietro nel tempo”.
″ C’è il ritorno a pratiche di discriminazione e sopraffazione che non solo non vengono più condannate, ma che oggi vengono osannate in vario modo”.
Ma non tutto è nero:
“C’è molta voglia di una nuova resistenza nella società civile. […] La vedo nel mondo laico e non solo. Mi trovo regolarmente d’accordo con le posizioni assunte da papa Francesco a favore degli ultimi. Mi chiedo perchè non lo si ascolti mai abbastanza. Anche tra i cattolici, e perchè non nasca da questa predicazione una mobilitazione di popolo, quasi che le piazze siano diventate il monopolio soltanto di qualche razzistello con il rosario in mano”.
(da agenzie)
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Maggio 9th, 2019 Riccardo Fucile
“LA PAGANO ANCHE PER ESSERE EDUCATO”… E SUI CONTENUTI SALVINI ANNASPA DISPERATO
L’altro ieri Matteo Salvini si lamentava che gli toccava andare dalla Gruber ad Otto e Mezzo. Difficile questa volta adottare la tattica usata con Fazio per l’intervista a con Che tempo che fa.
A chiedere di andare a Otto e Mezzo però era stato proprio lui e per questo il ministro dell’Interno ha giocato la carta del mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente.
Alla fine, ovviamente, ci è andato ma intanto credeva di aver già vinto, perchè aveva dimostrato ai suoi elettori di saper affrontare le sfide più difficili.
Se Salvini è andato dalla Gruber, avranno pensato i suoi fan e i suoi elettori, di sicuro è uno che non avrà problemi a sconfiggere la mafia.
In fondo il Capitano ha chiuso i porti con un tweet e con una dichiarazione ha smentito sè stesso dicendo che gli immigrati irregolari in Italia non sono 500mila ma appena 90mila.
Sicuramente quindi gli elettori della Lega sono rimasti soddisfatti dalla performance di Salvini, ma hanno visto lo stesso programma che hanno guardato gli altri? Probabilmente no.
Altrimenti avrebbero alzato quantomeno un sopracciglio quando il ministro ha detto che in Italia «ci sono sessanta milioni di presunti innocenti, che sono colpevoli se qualche giudice li giudica colpevoli». Questa frase è stata pronunciata per difendere Armando Siri, che essendo solamente indagato è innocente. Ma è una frase sintomatica della tattica adottata da Salvini ieri. Quella che identifica la Lega con gli italiani e Salvini con il suo elettorato.
Non si può muovere una critica politica a Salvini — ad esempio rinfacciargli una certa contiguità con CasaPound — che Salvini ribatte che così si sta dicendo che i milioni di italiani che lo votano sono neofascisti. Ma non è così, perchè Salvini sa bene che quando dice certe cose — oppure quando si affaccia a certi balconi — si rivolge proprio ad un certo tipo di elettorato, quello di ultradestra.
Ed in ogni caso quando si dice a Salvini che ha detto, scritto o fatto una cosa è perchè è stato Salvini a dirla, scriverla o farla, non il suo elettorato o il popolo italiano che gli paga lo stipendio.
A meno che non si pensi che il ministro in virtù del consenso e del suo ruolo istituzionale sia investito da un non meglio precisato spirito della Nazione che parla, scrive e agisce attraverso di lui.
Salvini ieri si è lamentato che riceve minacce e insulti quotidianamente. Nessuno però in studio gli ha fatto notare che proprio lui è uno dei politici che ha fatto degli insulti e della rabbia contro gli altri uno strumento di lotta politica.
Il ministro dice di essere preoccupato per i suoi figli, è comprensibile. Ma era preoccupato per i figli di Laura Boldrini quando durante la scorsa legislatura la paragonava ad una bambola gonfiabile oppure quando ha definito “una sciocchezza” il rogo di un pupazzo con la faccia della Presidente della Camera da parte di alcuni aderenti al movimento dei Giovani Padani?
Salvini sa giocare bene la carta della vittima, ma sa anche scegliersi bene i suoi bersagli, altrimenti da bravo papà preoccupato per i suoi figli, non metterebbe alla gogna ragazzine minorenni e ragazzi autistici.
Quando poi si passa ai fatti però Salvini scompare.
Ad esempio ieri sera parlando di Quota 100 non ha tirato fuori i cartelli portati da casa sul numero di nuovi assunti. Non ha nemmeno detto quanti sono quelli che sono andati in pensione fino ad ora e soprattutto ha accuratamente evitato di parlare di quanti nuovi assunti prenderanno il posto di chi sta andando in pensione con Quota 100. Fino a qualche settimana fa Salvini diceva che il rapporto era di
uno a uno, ieri sera ha detto che «se l’Inps indica in circa 300mila gli italiani che andranno in pensione è chiaro che al posto di questi italiani, magari non 300mila ma migliaia di italiani troveranno lavoro». Anche quando Salvini dice che con i sindaci della Lega si chiudono i campi Rom racconta una mezza balla, perchè a volte non succede affatto così ed altre semplicemente i Rom si spostano in un altro comune.
Chissà che faccia avrebbe fatto Salvini se gli fosse stato ricordato che i campi Rom della Capitale sono stati finanziati da un ministro dell’Interno leghista.
La grande medicina di Salvini è sempre il voto popolare, il consenso. Come se bastasse avere un consenso ampio per cambiare magicamente la realtà . E visto che siamo a meno di venti giorni dal voto per le europee il ministro dell’Interno ha detto che «l’Europa col voto del 26 maggio cambia, cambieranno i parametri» perchè «il bello della democrazia è che non decidono i burocrati a Bruxelles».
Ma come gli fa notare Lilli Gruber non funziona così «non è che con il voto si possono cambiare i conti e i numeri». Salvini racconta che dal 26 maggio finalmente la Commissione Europea andrà a casa e quindi ci saranno nuovi parametri anche per il bilancio.
La realtà però è diversa perchè il mandato dell’attuale Commissione scade il 31 ottobre 2019 quindi significa che per almeno altri cinque mesi il nostro Paese dovrà avere a che fare con l’attuale Commissione e con gli attuali parametri (che in ogni caso non cambieranno entro la fine dell’anno). Quindi sarà con l’attuale Commissione che il governo dovrà lavorare per presentare quest’autunno il Documento programmatico di bilancio e la legge di bilancio. Salvini invece racconta che dando il voto alla Lega sarà possibile sforare il tetto del 3%, fare più deficit e finanziare così la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia sull’Iva e pure la Flat Tax.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
VOTO ALLE DONNE, COSTRUZIONE DI SCUOLE E OSPEDALI, LOTTA ALLA POVERTA’, A FIANCO DEGLI OPERAI NELLE LOTTE SINDACALI, MORTA A 33 ANNI, RESTA ANCORA UN MITO… LA SUA VITA SIA D’ESEMPIO A CERTI CAZZARI SEDICENTI DI DESTRA SOCIALE
Maràa Eva Duarte de Perà³n, per il mondo Evita, ha vissuto solo 33 anni, ma ha lasciato un
segno profondo nella vita politica e sociale dell’Argentina, come dimostra il fervore che ha accompagnato i preparativi per la commemorazione del centenario della nascita, il 7 maggio 1919.
Da giorni i media ricordano l’inaugurazione di mostre, il lancio di opere editoriali, le opere teatrali e i dibattiti, la presentazione di opere d’arte e sculture e, per gli amanti della cucina, perfino l’offerta di un menù speciale nel ristorante “El Santa Evita” nel quartiere di Palermo a Buenos Aires.
Eva Duarte nasce a Los Toldos, in provincia di Buenos Aires. Con la madre Juana Ibarguren e i quattro fratelli forma la “famiglia irregolare” di Juan Duarte, proprietario terriero che muore quando la bimba ha appena sei anni.
Insoddisfatta della vita modesta a Junàn, dove i suoi si sono trasferiti, a 15 anni decide di emigrare a Buenos Aires per diventare attrice. È la radio a regalarle la popolarità ed è sempre grazie alla radio che Eva conosce il colonnello Juan Domingo Perà³n, capo del Dipartimento del Lavoro, che il 22 gennaio 1944 coinvolge molti artisti in un grande evento di solidarietà destinato a raccogliere fondi per le popolazioni colpite dal terremoto di San Juan.
I due non si lasciano più e per la donna è l’inizio di un’ascesa vertiginosa perchè l’anno successivo sposa Perà³n, che nel febbraio 1946 vince le elezioni presidenziali.
A 27 anni la first lady Eva si lancia in politica: si batte per il voto alle donne, inaugura scuole e ospedali, dialoga con i sindacati, trascina le folle e diventa un’icona, con la sua gestualità enfatica, i suoi abiti ricercati e il suo inconfondibile chignon.
La ribattezzano “Abanderada de los Humildes” (Portavoce degli umili) e “Madre de los Descamisados” (così erano chiamati i sostenitori di Perà³n, ad indicare simbolicamente la provenienza dagli strati popolari della società ) consolidando la nascita di un “mito” intorno alla sua persona, immortalato perfino in un musical, diventato film con Alan Parker nel 1996 e interpretato da Madonna. Muore nel luglio del 1952, a soli 33 anni, per un cancro all’utero.
Per molti anni, le spoglie di Evita non trovarono pace. I militari che deposero Perà³n nel 1955 volevano cremare il cadavere imbalsamato della moglie, che invece, con l’avallo del Vaticano, venne sepolto per 16 anni sotto falso nome a Milano. Perà³n riuscì a far portare le spoglie a Madrid dov’era in esilio, per poi trasferirle in Argentina nel cimitero della Recoleta, a Buenos Aires.
Evita è stata anche il controverso volto del “peronismo”, un movimento particolare nella storia della prima metà del XX secolo, epoca nella quale, in Sud America, si svilupparono e presero vigore dittature molto potenti, di carattere militare.
Anche Peròn, colonnello dell’esercito, nominato nel 1943 ministro del lavoro in seguito a un colpo di stato militare, e successivamente divenuto presidente da libere elezioni sembrò prendere il sopravvento al fine di creare una dittatura repressiva.
Ma non fu esattamente così, secondo alcuni storici, forse proprio grazie alla presenza di Evita, che contribuì in modo determinante al forte orientamento di carattere sociale e socialista, vicino ai cosiddetti “descamisados”, della politica del marito. Oltre a gestire in modo populistico l’immagine di
Perà³n, infatti, Evita, diversamente da ciò che avvenne in altri paesi dell’America Latina, tenne per il governo buoni rapporti con la Chiesa cattolica, mitigò la politica di repressione verso gli avversari e fece della classe operaia il fulcro della politica peronista.
(da Globalist)
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Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
“E’ UNA CAZZATA NEGARE CHE LA NASCITA DELLO STATO SOCIALE E LA MODERNIZZAZIONE DEL PAESE AVVENNE DURANTE IL FASCISMO”… “SALVINI CAVALCA INVECE SOLO ODIO E RAZZISMO, ASPETTI CHE SONO INSITI NELLA NATURA UMANA SOTTO TUTTE LE LATITUDINI”
“A Torino io vado per parlare del mio romanzo con Bruno Gambarotta, uno dei pochi dotati di ironia in questo Paese. In Italia, di solito, si preferisce fare sarcasmo”, esordisce Antonio Pennacchi, scrittore ed ex operaio, classe 1950.
Figlio di una famiglia di coloni trasferitasi dal Veneto nell’Agro Pontino all’epoca della bonifica e Premio Strega 2010 col romanzo Canale Mussolini (Mondadori, 2010), Pennacchi arriva all’ombra della mole antonelliana per presentare il suo ultimo libro Il delitto di Agora (Mondadori, 2018) “Sono un povero vecchio che si muove sempre mal volentieri. Vado al Salone del Libro perchè andarci fa parte del mio mestiere”, confessa.
Lo stesso Salone che quest’anno si apre all’insegna delle polemiche: scosso dalla presenza della casa editrice di estrema destra Altaforte
Chiacchierando con lo scrittore di Latina, è inevitabile chiedergli che idea si sia fatto della vicenda.
Polemiche, dimissioni, defezioni, fascismi e antifascismi alla vigilia del Salone del Libro di Torino. Che ne pensa?
Sto scrivendo il nuovo romanzo e, quando scrivo nuovi romanzi, faccio un’immersione completa nell’universo che sto costruendo. Lavorando sul passato e sulla memoria, il presente mi entusiasma poco, ma posso dirle che il principio fondamentale che distingue la democrazia e la libertà dal mondo degli autoritarismi – e dunque dai fascismi che ci sono stati nel corso della storia – è quello dell’eguaglianza sostanziale tra gli esseri umani. Esiste un diritto-dovere che garantisce la libertà di pensiero, parola ed opinione anche a quelli che non la pensano come te. Lo diceva Voltaire. Quando garantisci la libertà solo ad una parte, hai valicato il limite: sei tra gli autoritarismi. Questo non vuol dire che la democrazia non debba difendersi dai pericoli fascisti. Deve farlo certamente, ma quando questi si traducono nella prassi, nella pratica, nella violenza
C’è chi ha parlato di Resistenza…
È quando una forza di estrema destra, qualsiasi nome essa porti, mette in atto violenza che bisogna reprimerla in maniera assoluta. Lì non si passa. L’esclusivo uso della forza, in un Paese democratico e di diritto, è riservato allo Stato. Il privato cittadino non può e non deve permettersi di usarla, non può contravvenire alle regole. In quei frangenti è necessario intervenire ma, rispetto al libero scambio di opinioni, c’è poco da fare: la democrazia deve valere per tutti e non solo per se stessi
Cosa significa per lei “antifascismo”?
Premetto che il mio giudizio sul fascismo, che emerge anche dai miei libri, è totalmente negativo. Bisogna però dire che l’antifascismo, dal Dopoguerra in poi, ha commesso errori nella costruzione dell’interpretazione del fascismo stesso, utilizzando strutture di tipo manicheo anzitutto tese a rimuovere il senso di colpa complessivo della società italiana. Durante il regime, gli italiani dimostrarono pressochè totale acquiescenza, anche verso gli aspetti più oscuri del fascismo. Fu un’accondiscendenza di massa alla dittatura, alla politica di guerra e perfino alle Leggi Razziali, da cui il popolo italiano si è risollevato solo negli ultimi anni di regime. Da ciò è derivata la tendenza di molti a negare che il 97 per cento dei nostri avi sono stati fascisti. Gli elementi cardine dei fascismi — ossia l’autoritarismo, la violenza, la xenofobia, il razzismo e così via — sono ciò che Claude Lèvi-Strauss definisce universali psichici. Purtroppo fanno parte della natura umana
Difficile, in questi termini, trovare una via d’uscita.
Non è sufficiente, come qualcuno sostiene, cambiare quartiere se nel proprio viene aperta la sede di una forza di estrema destra. Non sarebbe sufficiente nemmeno cambiare città o addirittura galassia: purtroppo i peggiori istinti, per quanto repressi, albergano in ognuno di noi. È questo il vero dramma. L’universo umano è fatto di bene e di male, non si può dividere con l’accetta
Dividere con l’accetta: in molti vorrebbero farlo…
Uno degli errori dell’antifascismo, a questo proposito, è stato negare che nel Ventennio, al di là delle aberrazioni, fossero state realizzate anche cose positive. Facciamo una cazzata se omettiamo che la nascita dello stato sociale avvenne in quel periodo, assieme alla modernizzazione del Paese e alla realizzazione di opere come la bonifica dell’Agro Pontino. Bisogna ammettere certi fatti, precisando però che quelle poche cose positive non bastano all’assoluzione nell’ambito del giudizio storico complessivo. Ci sono state le guerre dichiarate e perse, c’è stata la dittatura e soprattutto ci sono state le Leggi Razziali. Sono questi gli aspetti che pesano sulla coscienza, ma non soltanto su quella dei fascisti e dei neo-fascisti: dovrebbero pesare sulla coscienza dell’intero popolo italiano.
Se le dico “lotta politica” cosa risponde?
La lotta politica la faccio con i libri, sperando che i lettori colgano il messaggio. Le storie che scrivo sono testimoni del mio pensiero e della mia azione, che è ancora politica. Resto uno scrittore che viene dalla galassia operaia, fortemente legato al movimento operaio. Potrei addirittura aggiungere che sono tuttora marxista-leninista-maoista. Detto questo, io vado a Torino per parlare con Bruno Gambarotta del mio romanzo e gli altri facessero ciò che vogliono. La presenza di case editrici con un certo orientamento politico durante eventi importanti non è una novità : in molte fiere, anche in quella della Piccola e Media Editoria di Roma, è facile scorgere croci celtiche, stand con libri sul fascismo e su Mussolini. Si tratta di qualcosa che è sempre esistito e che fa parte della nostra storia.
Molti parlano del rischio di un ritorno del fascismo. Lei cosa ne pensa?
Io credo che la storia non si ripeta mai in questi termini. Onestamente non sono tanto preoccupato dal ritorno del fascismo per come l’abbiamo conosciuto storicamente. Sono invece impensierito dalle forme di Matteo Salvini e dal costante richiamo all’odio, alla xenofobia e al razzismo. Ma questi aspetti non derivano dal fascismo storico, derivano dalla natura umana. I lati oscuri dell’uomo, di tanto in tanto, riemergono: è un fenomeno che vediamo in America, o in altri Paesi del mondo, con vari nomi. Il mio ultimo libro, Il delitto di Agora, parla di questo: bene e male albergano dentro di noi e chiunque è un potenziale assassino. Bisogna che a dominare sugli impulsi più bassi dell’essere umano siano la ragione e la cultura.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI DELIRA: “SULLA DROGA PRONTO A MANDARE A CASA IL GOVERNO”…FORSE SI RIFERIVA A QUELLA CHE GIRAVA NEI CENTRI SOCIALI CHE HA FREQUENTATO DA GIOVANE
“Chiuderò uno a uno tutti i negozi di cannabis legale” perchè “sono un incentivo all’uso e
allo spaccio”, dice il ministro dell’Interno.
“Non bisogna dare informazioni sbagliate, perchè nei canapa shop non si vende droga“, replica la titolare della Salute.
Avviene tra Matteo Salvini e Giulia Grillo l’ultimo scontro tra le due anime che compongono il governo M5s-Lega. Con il segretario del Carroccio che davanti alle telecamere di Otto e mezzo avverte: “Sulla droga sarei pronto a mandare a casa il governo. Io con i Cinque Stelle su questo sì che ci litigo, perchè qualcuno vorrebbe che lo Stato diventasse spacciatore”.
Salvini ha indicato a elettori e media la nuova “emergenza nazionale” su cui intende puntare: “Da domani stesso darò indicazione a tutti i responsabili della pubblica sicurezza delle forze dell’ordine di andare a controllare uno per uno, con l’obiettivo di chiuderli tutti i presunti negozi turistici di cannabis”
In serata è arrivata la risposta del ministro della Salute. “Non bisogna dare informazioni sbagliate, perchè nei canapa shop non si vende droga — ha esordito la Grillo a margine di un evento del M5s
“Come ministro della Salute — ha proseguito — posso dire che il Consiglio superiore di sanità vecchio — ha concluso il ministro Grillo — aveva dato indicazioni di tipo giuridico, che non spettano al Css ma all’Avvocatura dello Stato, a cui abbiamo chiesto il parere tempo addietro e che contemplerà tutti i ministeri, primo di tutti il ministero dello Sviluppo economico”.
“Io valuto l’aspetto relativo alla salute. Va comunque ribadito — aveva precisato — che la concentrazione del principio attivo Thc nei prodotti non è tale da avere un effetto stupefacente. In Italia non c’è la droga libera“.
L’Italian Population Survey on Alcohol and other Drugs realizzato dal Cnr stima che nel 2017 in Italia “un terzo della popolazione residente di età compresa tra i 15 e i 64 anni abbia assunto almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita”: il 39.5% sono uomini e 27.2% donne. Una percentuale che “scende al 10,6% quando si fa riferimento al consumo nel corso del 2017″.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
VUOLE SPACCIARE QUESTI PRODOTTI COME DROGA, SOLO QUALCHE VECCHIO RINCOGLIONITO E IGNORANTE PUO’ CASCARCI
La Cannabis Light, piaccia o no, è legale. Lo ha ribadito qualche tempo fa anche la ministra della Salute Giulia Grillo spiegando in un’intervista alla Stampa che «non c’è alcuna emergenza che giustifichi» il divieto di vendita e che tra le priorità del governo al momento «non c’è la chiusura dei canapa shop, caso mai una loro regolamentazione».
Questo è quello che diceva la ministra a giugno dello scorso anno. Oggi Salvini, dopo aver incassato la revoca di Armando Siri a sottosegretario ai Trasporti da parte di Giuseppe Conte se ne è uscito con una brillante idea delle sue: chiudere i negozi di canapa light.
«Da domani stesso darò indicazione a tutti i responsabili della pubblica sicurezza delle forze dell’ordine di andare a controllare uno per uno, con l’obiettivo di chiuderli tutti i presunti negozi turistici di cannabis, che per quanto mi riguarda vanno sigillati perchè sono un incentivo all’uso e allo spaccio di sostanze stupefacenti».
Lo ha annunciato oggi Salvini durante una conferenza stampa al Viminale assieme al ministro della Famiglia Lorenzo Fontana.
«Identico approccio avrò per tutte le iniziative di feste delle cannabis in giro per l’Italia — ha aggiunto — l’ultimo scempio è avvenuto nella mia Milano, so che ci sono iniziative in programma a Pisa e a Torino. Chiederò che siano vietate tutte. Proibite tutte. Sigillate tutte. Lo Stato spacciatore non è lo Stato di cui faccio il ministro».
Dimenticando che lo Stato spacciatore lucra sulle sigarette e lo Stato biscazziere sul gioco d’azzardo.
Salvini dice che non vuole aspettare la sentenza delle Cassazioni riunite sulla cannabis light. Ma non dice che si dovrà andare alle sezioni riunite della Cassazione perchè a febbraio scorso la sesta sezione della Corte di Cassazione — discostandosi va detto da un precedente orientamento della Suprema Corte — ha emanato una sentenza che considera lecita la commercializzazione di Cannabis Light.
La sentenza era arrivata in seguito al ricorso di un titolare di un negozio che era stato chiuso (e la merce sequestrata).
La Cassazione ha rilevato che visto che la coltivazione della Cannabis light (vale a dire con un contenuto di THC inferiore allo 0,6%) è legale — in base alla legge 242 del dicembre 2016 — è legale anche la sua commercializzazione.
Non ci sono quindi i presupposti per sequestrare della merce che è coltivata legalmente. Ma del resto Salvini ha già dimostrato in passato, si vedano le dichiarazioni sui “porti chiusi” e le direttive ministeriali annesse, che è più semplice e conveniente fare annunci che impegnarsi a modificare la legge, a integrare le tabelle delle sostanze lecite e illecite in accordo con AIFA e Ministero della Salute o a regolamentare il settore.
Curiosamente Salvini ha detto che in quanto ministro non ha tempo per aspettare i tempi della giustizia «esercito i poteri del ministro dell’Interno»; eppure quando si tratta di decidere se cacciare Siri dal governo i leghisti si sgolano a spiegare che l’ex sottosegretario “è solo indagato” e che bisogna
aspettare la sentenza.
Prudenza vorrebbe, onde evitare di perdere una miriade di ricorsi (ma tanto pagano i cittadini) di attendere il nuovo pronunciamento della Cassazione. Ma Salvini non ha tempo, ci sono le elezioni europee e deve far vedere che sta facendo qualcosa contro la droga. Anche perchè mettersi a parlare di droga sotto le elezioni nuoce gravemente alla propaganda. Meglio invece chiudere tutto, subito. E così dopo le perquisizioni nelle aule scolastiche tocca ai negozi di Cannabis light.
Qualcuno potrebbe dire che in fondo ci sono droghe ben più pericolose, frutto di una catena di traffici illegali in mano alla ‘Ndrangheta e alla criminalità organizzata. Ma sono dettagli.
La spinta securitaria salviniana però potrebbe avere un effetto controproducente. Perchè questo significa costringere alla chiusura centinaia (Salvini dice mille) esercizi commerciali che operano in tutto il Paese (e non risolvere il problema della coltivazione della cannabis light che rimarrebbe in ogni caso legale ed è legale in Europa).
Si tratta di un giro d’affari non di poco conto visto che nel 2017 — a pochi mesi dall’approvazione della legge — era stato calcolato valesse 44 milioni di euro l’anno e circa un migliaio di posti di lavoro. Ad agosto dello scorso anno Coldiretti parlava di un boom del settore che era passato 950 ettari coltivati nel 2013 a 5mila, con la Lombardia è la prima regione con 152 ettari e le aziende attive in totale sono circa un migliaio.
Potenzialmente la coltivazione della cannabis in Italia potrebbe generare un giro d’affari da 1,4 miliardi e garantire almeno 10mila posti di lavoro.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
INTERVISTA ALL’ARCH. ENRICO PUCCINI, ESPERTO DEL SETTORE
“Il 70 per cento delle case popolari di Roma, costruite negli anni ’60 e nel decennio
successivo, è stato pensato, in gran parte per ospitare famiglie numerose, come erano quelle italiane all’epoca. Si tratta di alloggi in prevalenza grandi che, nel rispetto della legge regionale che ne vincola l’assegnazione, devono essere date a nuclei familiari numerosi”.
Ecco il motivo per cui “c’è stata quella che, anche a causa della stigmatizzazione e di una certa strumentalizzazione, potrebbe apparire come un’accelerazione nell’assegnazione degli alloggi popolari a famiglie rom”, spiega Enrico Puccini.
Quarantanove anni, architetto, un passato da docente di progettazione architettonica all’Università “La Sapienza”, poi capo segreteria dell’assessorato alla Casa e al Lavoro di Roma Capitale ai tempi dell’amministrazione Marino, oggi Puccini affianca alla sua attività professionale l’aggiornamento di un blog dedicato alla questione alloggiativa.
A Roma tornata d’attualità in seguito alle proteste esplose in alcuni quartieri delle periferie per l’assegnazione di alcuni alloggi popolari a famiglie rom. Prima Torre Maura – dove i primi malumori esplosi con l’arrivo di 70 rom in un centro di accoglienza sono cominciati con l’arrivo in una casa del rione di una famiglia rom con undici figli – poi, in questi giorni, a Casal Bruciato.
Puccini prova a fare chiarezza, a sgomberare il campo da equivoci che rischiano di alimentare il conflitto sociale. Con una premessa: “La questione non riguarda solo Roma, ma tutta Italia”.
Quindi, Puccini, non c’è un’accelerazione nell’assegnazione degli alloggi alle persone rom?
“No, non c’è nessuno che li fa passare avanti. Come dicevo, le case popolari italiane sono state realizzate prevalentemente per accogliere nuclei familiari grandi. Nel frattempo, la dinamica demografica del nostro Paese è cambiata. Oggi chi ha la stessa struttura familiare degli italiani degli anni ’60? Immigrati e minoranze, i poveri di oggi come gli italiani che allora vivevano nelle case popolari. Ecco perchè, presentando la domanda, ottengono l’alloggio popolare. Le graduatorie scorrono male”.
In che senso?
“Ci sono ancora nuclei formati da una sola persona che attendono l’alloggio sulla base delle graduatorie relative al bando del 2000, proprio perchè mancano le case piccole. Mentre l’ultimo bando, quello del 2012, presentato durante l’amministrazione Alemanno, è ancora aperto”.
E quindi?
“Quindi, chiunque può presentare domanda, e se ha i requisiti in termini di punti, passa davanti a chi magari aspetta da anni. Le graduatorie sono inchiodate sui nuclei familiari piccoli e vanno veloci su quelli più numerosi”.
Quanti sono gli stranieri che risiedono in una casa popolare a Roma?
“Allo stato attuale è impossibile avere un dato preciso, visto che il patrimonio è suddiviso fra Comune e Ater che non rilasciano statistiche, ma possiamo, in base alle assegnazioni, fare delle proiezioni. Da 2011 sono stati assegnati 2mila alloggi che rappresentano il 2,7 per cento delle 74mila case popolari di Roma. Anche se tutti gli alloggi fossero stati assegnati a stranieri avremmo un totale di 5,3 per cento nelle case popolari. Bisogna considerare che gli stranieri a Roma dal 2011 al 2018 sono invece passati dal 10,7 al 13,4 per cento. In buona sostanza dati e proiezioni ci mostrano come il basso tasso di ricambio degli alloggi, da 250 a 500 all’anno, ha funzionato da sbarramento all’accesso degli stranieri che si sono organizzati con altre soluzioni abitative”.
Quanti sono gli stranieri in graduatoria?
“La graduatoria del comune di Roma viene pubblicata criptata, per cui il dato è impossibile da estrapolare. Però si può far riferimento ai dati nazionali diffusi da Federcasa. La maggior parte di coloro che fanno richiesta per ottenere un alloggio eÌ€ di cittadinanza italiana (54,4%), mentre il restante 45,6% eÌ€ straniero (8,2% appartenente alla Ue, 37,3% extracomunitario). Quindi la presenza è rilevante. Questo sta destando preoccupazione e ci si sta organizzando per frenare l’ingresso degli stranieri nelle case popolari”.
Cioè?
“In diverse regioni del Nord a trazione leghista, per esempio, hanno modificato i criteri per ottenere l’assegnazione innalzando il limite di residenza in Italia da tre a dieci anni. Secondo me invece bisognerebbe concentrarsi su un altro aspetto della questione”.
A cosa si riferisce?
“Innanzitutto al fatto che se non si affronta il tema dell’emergenza abitativa sarà difficile risolvere quello della rigenerazione urbana delle periferie, i luoghi in cui sono concentrate prevalentemente le case popolari. E poi si deve abbinare la rigenerazione urbana a quella umana”.
Vale a dire?
“I dati delle criticità dei quartieri si incrociano a quelli dei nuclei familiari in modo da procedere ad assegnazioni ragionate, che limitino i rischi di aggiungere disagio a disagio. In altri Paesi, penso all’Olanda, si comincia a farlo. Da noi, invece, per le assegnazioni si procede su basi quantitative, meramente numeriche. È il caso, a mio avviso di aprire una riflessione su questo punto”.
Torniamo all’emergenza abitativa di Roma. Da dove si deve cominciare per affrontare la questione?
“Dai frazionamenti. Nel 2016 consegnammo all’assessore a Casa e Patrimonio di Roma Capitale, allora Mazzillo, una ricerca realizzata dal Dipartimento di Architettura e Progetto dell’Università “La Sapienza”, iniziata ai tempi dell’amministrazione Marino, dalla quale risulta che il 72 per cento degli appartamenti grandi, superiori ai 100 metri quadrati, di proprietà del Comune è frazionabile. La Regione ha iniziato a procedere in questa direzione”.
E il Comune?
“Ci aspettiamo faccia altrettanto”.
Quindi con i frazionamenti si risolverebbe?
“Non del tutto. Si tratta di una soluzione a lungo termine, alla quale vanno abbinati altri interventi”.
Quali?
“Siccome le case popolari vengono destinate prevalentemente ai nuclei familiari cosiddetti critici servono delle politiche di integrazione. Dai dati Federcasa risulta che delle aziende che gestiscono case popolari in Italia e che tentano di attuare politiche di integrazione post assegnazione, solo una parte minima lo fa in maniera strutturale. Eppure c’è una legge del 1963 – precisamente all’art.82 – che lo prevede”.
Insomma, pare di capire, a Roma la soluzione è lontana.
“Come nel resto del Paese. E tuttavia a mio avviso, proprio per quello che sta accadendo in questi giorni e per quello che abbiamo detto circa l’opportunità di collegare il tema della casa a quello delle periferie, a Roma si potrebbe cominciare a discutere delle soluzioni possibili”.
In che modo?
“Penso a un tavolo inter-istituzionale, con Regione, Comune, sindacati, esperti e tutti i soggetti coinvolti in quella che è una sfida certo non facile, ma che non possiamo esimerci dall’affrontare”.
A proposito di soluzioni, al Campidoglio il M5S starebbe vagliando la possibilità di tagliare l’extra di 18 punti destinato, con i vecchi criteri, datati 2012, “a chi proviene dai campi rom e dai centri d’accoglienza”. Può essere una soluzione?
“Assolutamente no, è una soluzione semplicistica e simmetrica a quella delle regioni del Nord che innalzano la soglia di accesso da 3 a 10 anni. Non si affronta il problema e si tampona impedendo l’accesso a chi ne ha diritto. Oltretutto cambiare i parametri ad un bando “sempre aperto” può dare vita a numerosi ricorsi amministrativi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
CIOE’ PRIMA SI PERMETTE, SENZA INTERVENIRE, CHE VENGA COMMESSO UN REATO E POI SI DENUNCIANO I RESPONSABILI… MA SE ARRIVA UNA CHIAMATA PER UNA RAPINA IN BANCA CHE FACCIAMO? SI ASPETTA CHE I RAPINATORI SI SPARTISCANO IL BOTTINO E DOPO UN PAIO DI GIORNI ANDIAMO A TROVARLI A CASA CON COMODO PER CONTESTARGLI IL REATO?
In una nota, il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio Michele Azzola ci rende edotti che ha incontrato il Questore di Roma
“Nell’incontro abbiamo evidenziato come sia inaccettabile tollerare manifestazioni che impediscono l’assegnazione delle case secondo le procedure previste dalla legge. Manifestazioni, abbiamo ribadito, caratterizzate da ripetute minacce, aggressioni verbali e intimidazioni nei confronti di una donna rea di essere la legittima assegnataria di una casa popolare e dei suoi figli. Usufruire di un diritto garantito dalla Costituzione, come quello di manifestare, per impedire con la violenza il rispetto delle leggi è intollerabile”
“Il Questore- precisa Azzola- sottolineando come sia dovere della Polizia difendere il sistema democratico del paese e il rispetto delle legittime assegnazioni di alloggi sulla base della normativa e confermando che la manifestazione di Casa Pound, autorizzata in un luogo lontano dall’appartamento interessato, si è svolta al di fuori delle regole democratiche, ci ha informato che tutti i partecipanti sono stati deferiti all’autorità giudiziaria e che i membri di Casa Pound autori di minacce e intimidazioni sono stati denunciati. Ci ha inoltre assicurato che la Polizia imporrà il rispetto dei principi democratici e che nessuna violazione verrà tollerata.”
(da agenzie)
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