Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
IL FATTO E’ GRAVE, ALTRO CHE LE BALLE DI SALVINI: E’ COME FARE UN CONCORSO E POI VEDERE CHE QUEL POSTO E’ STATO ASSEGNATO A UN AMICO DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE… IL M5S ATTACCA FONTANA
Il governatore lombardo Attilio Fontana è indagato per abuso d’ufficio nella maxi inchiesta
della Dda di Milano che ieri ha portato a 43 misure cautelari. Lo riporta stamani il Corriere della sera e la notizia è stata confermata da fonti qualificate.
La contestazione riguarda la nomina del suo ‘socio di studio’ Luca Marsico al Nucleo di valutazione degli investimenti della Regione Lombardia.
Fontana è stato convocato per lunedì 13 maggio dai pm milanesi per l’interrogatorio.
Secondo gli inquirenti, facendo nominare Marsico, avrebbe violato il principio di imparzialità perchè quel posto non era di nomina ‘fiduciaria’ ma si trattava di un incarico che era passato per un avviso pubblico a cui hanno partecipato circa 60 persone.
Nell’invito a comparire Fontana viene convocato per un interrogatorio per la prossima settimana.
Secondo il quotidiano, Gioacchino Caianiello avrebbe proposto a Fontana di nominare una terza persona alla Direzione formazione della regione in cambio di consulenze a Marsico.
Fontana declina la proposta, pur senza denunciarla, e risulta quindi ‘parte offesa’ in un tentativo di istigazione alla corruzione, non imputabile per concorso in corruzione.
Il Corriere riferisce però che Fontana abbia in seguito proposto autonomamente alla giunta regionale di nominare Marsico tra i membri esterni di un ‘Nucleo di valutazione degli investimenti pubblici’, un incarico che frutta 11.500 euro l’anno e 180 euro a seduta.
Un fatto che gli vale l’indagine della Procura per abuso d’ufficio.
Secondo il quotidiano inoltre Fontana la scorsa settimana si sarebbe recato in Procura, da solo e senza appuntamento, per chiedere al Procuratore Francesco Greco conferma delle voci su imminenti iniziative giudiziarie in Regione. Il governatore è stato convocato per il prossimo 13 maggio in Procura.
In sostanza, da quanto si è saputo, nell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Alessandra Dolci e dai pm Adriano Scudieri, Luigi Furno e Silvia Bonardi, viene contestato l’abuso d’ufficio a Fontana perchè gli inquirenti sospettano che Marsico sia stato nominato per quell’incarico in Regione solo in quanto ex socio di studio del Governatore, malgrado quella nomina fosse passata per un “avviso pubblico” di
selezione a cui hanno partecipato 60 candidati.
La nomina è stata effettuata con una delibera dello scorso ottobre, che gli investigatori sono riusciti ad acquisire formalmente soltanto ieri.
Lo scorso fine settimana, da quanto si è saputo, hanno avuto il riscontro documentale dell’esistenza di quella nomina, anche perchè gli inquirenti avevano cercato, ma senza risultati positivi, da fonti aperte e tramite accertamenti quale “soluzione alternativa” Fontana avesse trovato come incarico per l’ex socio, dopo che aveva rifiutato, senza denunciare, la proposta corruttiva dell’ex coordinatore provinciale di FI a Varese Gioacchino Caianiello
In alcune intercettazioni effettuate dopo la richiesta di misure cautelari per le 43 persone coinvolte nella maxi indagine della Dda, da quanto si è saputo, lo stesso Caianiello, però, avrebbe fatto proprio riferimento al nuovo incarico di Marsico precisando anche le cifre corrisposte all’avvocato, ossia 11.500 euro come emolumento annuale e 185 euro come gettoni di presenza.
A partire proprio da queste intercettazioni gli inquirenti sono andati a cercare la delibera di nomina e hanno avuto un riscontro già lo scorso fine settimana, hanno iscritto nel registro degli indagati Fontana già nei giorni scorsi, probabilmente lunedì scorso, e poi hanno acquisito la delibera ieri.
Hanno ascoltato anche una serie di testimoni ieri, tra cui anche lo stesso Marsico, e da alcuni testi, stando a quanto si è appreso, sarebbero arrivate anche parziali ammissioni.
Secondo i pm, Fontana avrebbe anche violato il dovere di astensione per conflitto di interessi, anche se il Governatore dopo l’elezione al Pirellone aveva ceduto le sue quote dello studio alla figlia.
“Fontana ha la responsabilità politica diretta della nomina dei suoi collaboratori. Stiamo valutando quanto sta emergendo e il presidente ha il dovere di fare totale chiarezza. Il primo anno di legislatura regionale è stato disastroso, ora queste vicende giudiziarie gettano altre ombre su tutta l’attività della giunta regionale e riportano la Lombardia nel fango e agli scandali di Formigoni e alle inchieste sulla sanità di Maroni”. A dirlo è Marco Fumagalli, capogruppo del M5s in Regione Lombardia, commentando la notizia dell’invito a comparire, davanti ai magistrati, al presidente lombardo Attilio Fontana, nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Milano.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
COMUNE E REGIONE HANNO FORMALIZZATO LA RICHIESTA AGLI ORGANIZZATORI DI RESCINDERE IL CONTRATTO
La Città di Torino e la Regione Piemonte, soci fondatori del Salone del Libro, hanno chiesto alla associazione “Torino, la città del libro”, al Circolo dei Lettori e al Comitato di indirizzo del Salone del Libro che organizzano la manifestazione, di rescindere il contratto con la casa editrice AltaForte.
Questo, dicono, alla luce della situazione che si è venuta a creare, che rende impossibile lo svolgimento della prevista lezione agli studenti di Halina Birenbaum, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, e alla forti criticità e preoccupazioni espresse dagli espositori in relazione alla presenza e al posizionamento dello stand di AltaForte.
“E’ necessario tutelare il Salone del Libro, la sua immagine, la sua impronta democratica e il sereno svolgimento di una manifestazione seguita da molte decine di migliaia di persone”.
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
SUI SOCIAL ESPLODE LA SATIRA E ALLORA FA UN’AGGIUNTA AL POST
Nello Angelucci, consigliere M5S dell’assemblea capitolina, ha pensato bene di ricordare
che la metro A Spagna dopo settimane di promesse e rinvii è stata riaperta.
Per rendere indimenticabile il momento ha deciso di immortalarlo con una bella foto della metro di Milano. Sì, proprio così:
Il post si è riempito presto di commenti che facevano notare ad Angelucci l’errore: “Foto di Milano, linea M1, fermata Villa San Giovanni”, “Ma veramente avete pubblicato la foto della metro di Milano per dire che e’ stata riaperta quella a piazza di Spagna??????? Incredibile
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Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
“C’E’ UN BRAVO MURATORE CHE GUADAGNA 40-50.000 EURO IN NERO E HA FATTO LA DOMANDA PER IL REDDITO DI CITTADINANZA”
La scelta fatta è quella di denunciare il meccanismo del lavoro nero. Per questo motivo Domenico Lopresto, segretario provinciale dell’Unione Inquilini Napoli, ha deciso di pubblicare dei «post situazionali» su Facebook.
Con la sua attività ha modo di incontrare diverse persone che hanno fatto domanda per il reddito di cittadinanza. E nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di gente che — oltre ad avere i requisiti previsti dalla legge — svolge anche un lavoro in nero.
Un esempio? Il post del 27 aprile comparso sulla sua pagina Facebook: «È un bravo muratore. A nero lavora con un architetto. Gli passa una ventina di lavori ad opera chiusa all’anno. Prende il reddito di cittadinanza».
Ovviamente, non ci sono indicazioni dettagliate sull’identità di queste persone.
Per questo abbiamo definito i suoi post «situazionali».
Giornalettismo ha deciso di approfondire questa vicenda e ha contattato telefonicamente il segretario provinciale dell’Unione Inquilini di Napoli. Ci ha spiegato che si tratta di una delle più longeve associazioni di inquilinato — nata negli ambienti dell’estrema sinistra degli anni Settanta -, che si batte per il diritto alla casa. All’interno di questa associazione, ci entrano le persone che vivono ai margini
della metropoli, persone che vivono un disagio reale nelle aree, ad esempio, di Miano, Secondigliano, Scampia.
L’Unione Inquilini ha offerto supporto anche per la presentazione delle domande per il reddito di cittadinanza: «Nelle nostre sedi — dice Lopresto a Giornalettismo — sono arrivate in tutto circa 400 richieste d’aiuto per la presentazione della domanda per ottenere il reddito di cittadinanza. L’80% di queste richieste proviene da un’utenza che ha già un lavoro in nero».
Lopresto descrive alcune situazioni, come quelle illustrate nei suoi post di Facebook. «Il muratore molto bravo, che percepisce uno stipendio — in nero — molto dignitoso. Arriva a guadagnare anche 40-50mila euro all’anno. Tuttavia, presenta lo stesso la domanda per il reddito di cittadinanza. Ma ci sono decine di casi come questo. Quando poi chiediamo: ‘ma sei disposto ad accettare il lavoro che lo Stato ti metterebbe a disposizione?’, la loro risposta è sempre negativa».
L’Unione Inquilini rappresenta soltanto una piccola goccia nel mare delle richieste per ottenere il reddito di cittadinanza.
Eppure, la sua esperienza è significativa. Lopresto vuole denunciare le situazioni di lavoro nero e la loro presenza all’interno della città : «Non c’è nessuna provocazione nei post che scrivo. Voglio semplicemente denunciare il problema vero di questa città , che vive di lavoro nero. È il retaggio di un popolo che vede lo Stato come un nemico».
Una testimonianza significativa, che dovrebbe far riflettere
(da “Giornalettismo”)
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Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
E ORA LA POLIZIA FACCIA IL SUO DOVERE: SU 2000 ABITANTI NON SI PUO’ PERMETTERE CHE 30 RAZZISTI ROMPANO I COGLIONI, BASTA UNA CARICA DELLA POLIZIA E TORNANO NELLE FOGNE… E PER CHI FOMENTA ODIO RAZZIALE APPLICARE LA LEGGE LASCIANDO DUE OPZIONI: TRENTA GIORNI AL REPARTO ORTOPEDIA O DUE ANNI IN GALERA… “CUOR DI LEONE” CHE HA INSULTATO LA FAMIGLIA OGGI SI DICE PENTITO: UN ALTRO RIVOLUZIONARIO DELLA DOMENICA
“Questa famiglia risulta legittima assegnataria di un alloggio. Ha diritto di entrare e la
legge si rispetta. Siamo andati a conoscerli e sono terrorizzati. Abbiamo avuto modo di far conoscere questa famiglia ad alcuni condomini. Chi insulta i bambini e minaccia di stuprare le donne forse dovrebbe farsi un esame di coscienza. Non è questa una società in cui si può continuare a vivere”.
Sono le parole che ha pronunciato la sindaca uscendo dalla casa popolare assegnata alla famiglia nomade a Casal Bruciato dove è stata accolta da una raffica di insulti e offese sessiste da parte di una cinquantina di residenti (su duemila) che da due giorni protestano contro l’assegnazione del Comune di un alloggio popolare a una famiglia bosniaca di 14 persone.
Momenti di tensione quando Raggi è stata letteralmente scortata da due cordoni del reparto mobile della polizia all’interno del piazzale condominiale dove si trova l’appartamento assegnato martedì scorso a una famiglia rom.
Insieme a lei, ci sono alcuni vicini di casa, il direttore della Caritas diocesana di Roma, don Benoni Ambarus, e un delegato del vicariato.
Raggi è stata contestata da circa una trentina di persone che hanno seguito il cordone di polizia che accompagnava la prima cittadina. “Salvini, Salvini” ha urlato un gruppetto di donne che manifestano.
Intanto sono al vaglio della Digos le immagini degli insulti alla donna nomade, tra cui la frase ‘ti stupro’, al suo ingresso ieri nella palazzina di Casal Bruciato a Roma scortata dalla polizia.
Gli investigatori sono al lavoro per accertare con esattezza l’accaduto e stabilire eventuali responsabilità . “Purtroppo ancora oggi, in molti Paesi d’Europa – anche in Italia, nella stessa città di Roma – assistiamo a episodi di riprovevole violenza, che costituiscono il sintomo di un progressivo arretramento dei presidi di civiltà , di un drammatico affievolimento della sensibilità collettiva di fronte all’emersione di antiche e nuove forme di razzismo, spesso di matrice antisemita”, ha detto il premier Giuseppe Conte incontrando 800 ragazzi russi, di origine ebraica, nel Tempio Maggiore di Roma.
“Quello che è successo ieri, di aver detto a quella signora rom, quello che tutti i giornali scrivono, ovvero che le avrei detto ‘ti stupro’, io non lo ho mai detto – si difende Daniele, il giovane cui è stata attribuita la frase – Gli ho detto tante altre brutte parole e mi scuso con lei per averle dette, il momento era quello che era, non si ragionava tanto bene. Io non appartengo a CasaPound, a nessun loro movimento, non sono iscritto, stavo lì da semplice cittadino. Ho preso parte a determinate iniziative con loro ma io non sono un militante di CasaPound, ma ho partecipato ad alcune loro iniziative” come dimostrano alcune immagini diffuse in rete.
Peccato che le immagini smentiscano questo “cuor di leone”: indossava un giubbetto con i simboli di Casapound ed era sempre vicino al segretario del Movimento.
Pure bugiardo, oltre che razzista “pentito del giorno dopo”
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
IL MESSAGGIO INTERNO INVITA A COMMENTARE IN MASSA UN ARTICOLO PER ORIENTARE L’OPINIONE PUBBLICA… IN PASSATO DIVERSE CONDANNE PER LE QUALI E’ PREVISTA LA NON MENZIONE NEL CASELLARIO GIUDIZIARIO_
Non è un bel periodo per la Lega.
Dopo il caso Siri e l’indagine a carico di Attilio Fontana in Lombardia i leghisti non hanno voglia di passare per quelli sporchi e cattivi. Questo a qualsiasi livello.
E così a Ferrara il responsabile comunicazione della Lega ha pensato bene di diramare via WhatsApp delle direttive agli attivisti per “rispondere” ad un’inchiesta portata avanti dal quotidiano Estense.com circa i trascorsi di Nicola ‘Naomo’ Lodi, segretario provinciale della Lega e candidato per un posto in Consiglio Comunale alle amministrative del 26 maggio.
A denunciare il tentativo di oscurare e screditare il lavoro dei giornalisti dell’Estense con tramite una “strategia Web” e una “strategia Facebook” è lo stesso quotidiano che pubblica lo screenshot di un messaggio fatto circolare su WhatsApp nel quale si invitano gli attivisti a commentare in massa subito dopo la pubblicazione dell’articolo su Lodi in modo da “monopolizzare” i commenti per influenzare quelli successivi.
In questo modo gli utenti che dopo aver letto l’articolo si trovassero a scorrere i commenti si troverebbero di fronte ad una reazione negativa a sostegno del segretario provinciale della Lega.
L’operazione di “shitstorming” (inondare una pagina o un sito di commenti) si compone di tre fasi. Ma la fase tre non viene al momento rivelata agli attivisti che devono impegnarsi a “contrastare un articolo” che secondo la Lega getta fango sulla persona di Lodi.
«Domani dobbiamo essere compatti e soprattutto incazzati contro una stampa che, con un colpo di coda, vorrebbe condizionare il voto dei ferraresi» conclude il comunicato che lascia capire che un conto sono gli avversari politici, un altro sono i “nemici”.
E a quanto pare per la Lega i giornalisti ricadono nella seconda categoria.
Ma cosa ha scritto di tanto pericoloso l’Estense? Ha scritto che il segretario provinciale della Lega ha avuto più di qualche guaio giudiziario.
Non si tratta di “informazioni personali”, visto che Lodi è una figura pubblica, ma di fatti la cui divulgazione è tutelata dal diritto di cronaca.
L’Estense ha infatti scoperto che Lodi ha patteggiato — tra il 1994 e il 2018 in cinque differenti procedimenti giudiziari — una serie di condanne per reati lievi come ad esempio l’usurpazione di funzioni pubbliche oppure quello manifestazione non autorizzata.
Lodi risponde su Facebook esibendo il certificato penale del Casellario Giudiziale che riporta come la sua fedina penale sia intonsa. E risponde anche via mail alla redazione dove lamenta che nei suoi confronti sia tata «attivata la macchina del fango che si riserva ad un avversario particolarmente temuto».
Lodi continua dicendo che le accuse nei suoi confronti sono «peraltro false e tendenziose riguardanti reati bagatellari, compiuti oltre 20 anni fa e per i quali avrei potuto chiedere ed ottenere la riabilitazione».
E se è vero che i procedimenti per cui ha patteggiato riguardano reati bagatellari ovvero di poco conto e di minima lesività sociale è lo stesso Lodi a confermare che quei piccoli guai con la giustizia ci sono stati.
Vero è del resto che il solo fatto di aver riportato — o in questo caso patteggiato — una pena non significa che una persona deve smettere di impegnarsi in politica o ritirarsi a vita monastica. I famosi “conti con la giustizia” sono stati chiusi. Ma si sa che l’elettorato a volte la vede diversamente.
Il fatto che non risultino sul certificato penale del casellario giudiziario è perchè per quei reati era prevista la non menzione (anche tenuto conto dell’entità minima della pena, estinta con una multa).
Il certificato penale contiene infatti i provvedimenti penali di condanna definitivi ad eccezione di quelli per i quali il T.U. non prevede la menzionabilità .
Naturalmente si tratta in ogni caso di reati che non impediscono a Lodi di candidarsi, ed infatti la sua candidatura è stata accolta. Ma il compito del giornalista è un altro ed è quello di raccontare i fatti. Tornando per un attimo alle vicende di attualità e facendo le dovute proporzioni anche la pena patteggiata da Armando Siri per bancarotta fraudolenta (un reato ben diverso da quelli che riguardano Lodi) non era menzionata nel casellario giudiziale. Non per questo è stata considerata irrilevante ed è anzi uno degli elementi “extra giudiziari” del caso Siri.
I reati saranno anche bagatellari, ma la shitstorm è un metodo assai poco democratico. Ed è questo il problema.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
INVECE DI DIFENDERE IL FIGLIO, FAREBBE BENE A SPUTARGLI IN FACCIA
“Lo stupro è stupro, ma quando è fatto da chi accogli ha un sapore ancora più infame”. Così
scriveva su Facebook Lorenzo Chiricozzi, padre di Francesco, il 19enne arrestato insieme al 21enne Riccardo Licci con le pesantissime accuse di violenza sessuale di gruppo e lesioni ai danni di una 36enne viterbese. Come si ricorderà , i due, con un tranello, attirarono la donna in un locale a disposizione di CasaPound, la bloccarono, la picchiarono, la violentarono fotografandola e riprendendola col telefonino. Immagini agghiaccianti che condivisero con familiari e amici.
Immagini che li inchiodano alle loro pesanti responsabilità . Tutto accade tra l’11 e il 12 aprile. La donna, violentata per ore, Filmata e fotografata per diventare trofeo dei due giovani..
A scriverlo, “Viterbo News24”.
“Lo stupro è stupro, ma quando è fatto da chi accogli ha un sapore ancora più infame”, come dicevamo, è una frase che il padre del più giovane dei due militanti di CasaPound accusati della violenza scrisse sul suo profilo poco più di un anno fa.
Riletta oggi, alla luce della vicenda nella quale è pesantemente coinvolto il figlio, ha un suono sinistro, amaro
La bacheca di Lorenzo ”Nenne” Chiricozzi, conosciuto come “Nenne”, dopo i fatti di aprile è accessibile soltanto agli ”amici”. Una bacheca fitta di post che riportano notizie di aggressioni e stupri. Ma solo quando a violentare erano stranieri e immigrati.
Ora il violentatore è suo figlio.
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
FIN QUANDO DOVREMO SOPPORTARE LE MENZOGNE DI UN MINISTRO CHE GETTA FANGO SUI DEBOLI E MANIPOLA I DATI REALI?
Salvini è arrivato a Firenze. Si è presentato come suo solito con la sicumera di chi sa che
questo Paese ormai è avvezzo alle bugie senza vere nessun strumento culturale per poter riconoscere la retorica dalla realtà .
È salito sul palco curando di essere ripreso dalla parte migliore per la sua diretta Facebook e studiando con i suoi collaboratori l’angolo della piazza per la fotografia in cui sembrasse più piena.
Ha cominciato con il suo solito profluvio di Patria, confini, clandestini e poi ci ha buttato la bomba: dice Salvini che in Italia sono calate drasticamente le violenze sulle donne.
Strano, ho pensato, eppure i dati della cronaca si susseguono giorno dopo giorno, non mi pare che sia così. E infatti.
I dati Istat (mica qualche pericoloso radical chic di sinistra) indicano l’esatto contrario. Leggere per credere.
Non solo: gli organismi che monitorano l’applicazione della Convenzione di Istanbul hanno ripreso l’Italia, proprio poco tempo da, accusandola di fare troppo poco per combattere i femminicidio (ma va?) e per difendere le donne.
Ora ci potrebbe stare tutta la retorica sugli stranieri che invadono e stuprano ma anche questa è una cagata pazzesca: l’80 per cento delle donne uccise sono vittime del proprio partner o comunque di una persona che conoscono molto bene
Non sta in piedi nemmeno questa, di retorica. Una donna su tre, lo dice sempre l’Istat ha subito una
forma di violenza (che sia fisica, psicologica, o di qualsiasi altro tipo) durante la sua vita.
Una su tre. Numeri da inferno. E negli ultimi anni i casi sono aumentati.
L’inferno s’è fatto ancora più caldo. Sulle questioni di genere l’Italia continua a non applicare le leggi e Salvini continua bellamente a presentare rivoluzioni che non esistono.
Ma c’è un’altra questione di fondo: fino a quanto possiamo sopportare un ministro in perenne campagna elettale-gastronomica che inverte i numeri, getta fango sulla realtà , calpesta i violentati e i fragili e i disperati raccontandogli come se fossero allarmisti, proprio lui che sull’allarmismo ha costruito la sua intera carriera da nullafacente (come dice chiaramente una sentenza del tribunale)?
Fino a quanto funzionerà un ministro a forma di pifferaio magico che incanta le folle con una narrazione che non trova nessuna corrispondenza con il Paese reale?
Per dirla tutta: fino a quando sopporteremo tutto questo e non ci sarà qualcuno, giornalista o avversario politico, che riuscirà a inchiodarlo di fronte alla realtà dei numeri?
(da Globalist)
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Maggio 8th, 2019 Riccardo Fucile
IL NUOVO ORDINE PUBBLICO: TOLLERANZA ZERO E CONNIVENZA CENTO
Una ragazza chiede di farsi un selfie con Salvini, poi lo contesta. Il ministro reagisce male e
subito intervengono servizio d’ordine e polizia che strappano il telefono della donna per tentare di cancellare il video non gradito.
Una donna appende uno striscione contro la Lega (la Lega è una vergogna, frase della canzone O Scarrafone di Pino Daniele, ndr) arriva la polizia a casa e le intima di toglierlo se non vuole passare guai.
A Roma, nel mezzo della calca, un razzista urla ad una donna che con un bambino in braccio cerca di entrare nella casa che legittimamente le è stata assegnata “troia, ti stupro” e nessuno dice nulla, nè lo identifica
L’impressione è che ormai si viaggi su un doppio livello. Da una parte la tolleranza zero e dall’altra la connivenza cento
Un po’ come gli sgomberi. Mano dura con chi non ha nulla e con i disperati mentre CasaPound continua a farsi gli affari suoi nella sede occupata senza nemmeno aver pagato anni di bollette, generosamente fatte pagare da #primagliitaliani.
Una situazione insostenibile che, se dovesse continuare, ci farebbe lentamente ma inesorabilmente scivolare verso le pratiche che vediamo nei paesi autoritari e non pienamente democratici.
Contestare i porti chiusi e la xenofobia dilagante è un dovere. Ma è un dovere altrettanto importante protestare per questa gestione dell’ordine e della sicurezza che non appare nulla affatto equanime. Di esempi se ne potrebbero citare tanti.
Prove tecniche di regime?
(da Globalist)
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