Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
SOVRANISTI CON I SOLDI DEGLI ALTRI, L’ENNESIMA PRESA PER I FONDELLI CHE IL 34% DI ITALIOTI PERALTRO SI MERITA
Nell’ormai sempre più appassionante saga di Matteo Salvini che propone ricette economiche “studiate al centesimo” senza dire assolutamente nulla di concreto ce n’è una che spicca su tutte.
Durante la diretta Facebook ieri Salvini tra i tanti annunci ne ha dato uno che a quanto pare per i leghisti significa che finalmente l’Italia tornerà ad essere sovrana. «Chiederemo al Parlamento UE e alla Commissione una grande conferenza sul lavoro, la crescita, il debito e il ruolo della BCE come garante della stabilità e del debito». Naturalmente chiedere non costa nulla, così come aprire tavoli e conferenze.
Mettendo in fila le promesse di Salvini non è difficile capire cosa sta dicendo.
Il leader della Lega prima ha promesso 30 miliardi di euro per la Flat Tax, ma non ha detto da dove salterebbero fuori.
In altre occasioni ha detto che l’Iva non aumenterà : solo per il 2020 servono 23 miliardi di euro.
Ha detto anche che non vuole aumentare le tasse, tassare i conti correnti o la casa degli italiani.
Salvini poi ha detto che vuole usare “la ricchezza degli italiani”. Questo perchè lui è un vero sovranista, e quindi ha rassicurato tutti sul fatto che lui «non vuole certo usare i soldi dei tedeschi, dei francesi o dei finlandesi».
Ma è solo il classico gioco delle tre carte dove i soldi che servono a Salvini per mantenere le sue promesse di volta in volta vengono spostati con un gioco di prestigio. Perchè se Salvini non vuole aumentare le tasse nè toccare i conti correnti degli italiani significa che per trovare quei soldi dovrà fare più debito.
Per farlo ci sono due opzioni: la prima è ridiscutere il Trattato di Maastricht, come ci raccontano i leghisti da anni. Il problema è che nessun governo europeo e men che meno il nuovo Europarlamento sembra intenzionato a farlo. Resta la seconda opzione: la grande conferenza.
Non facciamoci distrarre da quel lavoro lavoro lavoro che Salvini ripete ossessivamente (iniziasse ad andare più spesso al Viminale, lui che un lavoro lo ha).
Il punto qui è il ruolo della BCE come garante della stabilità e del debito. Di fatto Salvini vorrebbe che la Banca Centrale Europea comprasse parte del nostro debito pubblico.
Non certo coi nostri soldi, che non bastano, ma con i soldi di tutti i cittadini europei. Quei soldi che Salvini una settimana fa a Bersaglio Mobile ha detto che non voleva toccare (perchè lui è sovranista così).
Immaginate cosa potrebbero rispondere i partner europei, soprattutto i sovranisti? Esatto.
E ora mentre tenete a mente i risvolti della proposta di Salvini ricordate che per cambiare i trattati serve l’unanimità .
Cosa rimane? Per noi italiani rimane che ci tocca trovare i soldi da qualche altra parte (oppure Salvini dovrà rinunciare alle sue promesse).
Di conseguenza cosa faranno i leghisti? Diranno che l’Europa è “irriformabile” e non è democratica.
Naturalmente non si degneranno di spiegare perchè se la maggioranza del Parlamento o degli stati membri si oppone alle ricette della minoranza legista allora questo significa che non esiste la democrazia.
Se la conferenza fallirà allora ecco che Salvini tornerà a frignare contro l’Europa matrigna dei banchieri e dei burocrati, quei cattivoni che non vogliono pagare i nostri debiti per consentirgli di mantenere le sue promesse sovraniste.
I primi a farlo saranno ovviamente i suoi amici sovranisti, i vari Kurz e Orban che sul debito italiano sono più rigidi della Trojka.
Ma vuoi mettere quando è bello il brivido fare i sovranisti coi soldi degli altri?
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
L’AUTHORITY PER L’ENERGIA: “UTILIZZO SOMME DALLA CASSA SIA UNA TANTUM, POI VANNO RESTITUITE”
Evitare ripercussioni negative sulle bollette di famiglie e imprese dal sostegno per Alitalia. 
Lo chiede l’Autorità dell’Energia (Arera) in una segnalazione a Parlamento e Governo, in cui afferma che l’utilizzo di 650 milioni dalla Cassa energetica (Csea) a favore della compagnia aerea sia una tantum e che queste vengano poi restituite.
Togliere fondi alla Csea non consente di fatto all’Authority di intervenire per mitigare le variazioni periodiche delle tariffe energetiche, ed evitare rincari per le famiglie.
Secondo l’Authority, sarebbe opportuno che la norma prevista nel Decreto Crescita per la continuità del servizio della compagnia “venisse modificata nell’iter di conversione, per assumere il carattere di straordinarietà (una tantum), con riferimento esclusivo all’anno 2019, introducendo un termine di restituzione delle somme disponibili presso i conti della Cassa per i servizi energetici e ambientali”.
Nella segnalazione inviata a Parlamento e Governo si spiega come all’interno del Decreto Crescita ci siano due articoli (37 e 50) che “prevedono la possibilità di utilizzare 650 milioni di euro”, presenti sui conti della Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA), “per la copertura finanziaria in favore della continuità del servizio di Alitalia”.
Secondo l’Autorità riducendo la disponibilità della CSEA si andrebbero a comprimere “i margini di flessibilità ” utili alle varie “esigenze di copertura finanziaria degli oneri generali di sistema” che potrebbero verificarsi nel caso in cui avvengano dei cambiamenti nei “costi di generazione o di approvvigionamento dell’energia”. In questo caso le ripercussioni andrebbero ad abbattersi sull’intero sistema tramutandosi quindi “in un incremento improprio dei prezzi dell’energia per le famiglie e per le imprese, qualora ciò dovesse tradursi in un aumento dei corrispettivi a copertura degli oneri generali, con possibili effetti sfavorevoli sul ciclo economico generale”.
In conclusione, sottolinea Arera: “L’Autorità continuerà a determinare i corrispettivi a copertura degli oneri generali perseguendo, in via prioritaria, la tutela dei clienti finali e l’efficiente funzionamento del settore elettrico”.
Codacons, si associa all’allarme di Arera: “Gli italiani rischiano di subire un incremento delle tariffe di luce e gas a causa del Decreto Crescita del Governo che, per salvare Alitalia, prevede di ricorrere ai fondi accantonati attraverso le bollette energetiche pagate dalle famiglie”
(da agenzie)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
LA CORRENTE CONSUMATA LA PAGANO GLI ITALIANI IN SINTONIA CON LO SLOGAN “PRIMA GLI ITALIANI”
C’è anche un allaccio abusivo nella storia di Casapound in via Napoleone III.
Lo racconta oggi Repubblica Roma in un articolo a firma di Arianna Di Cori segnalando che c’è un filo sulla facciata del palazzo che non compare negli scatti che risalgono al 2018.
Origina dalla cassetta elettrica, piena di adesivi di tartarughe frecciate, accanto al portone di ingresso del palazzo occupato al civico 8. Poi risale per la facciata, lambendo la scritta in carattere littorio, passa sopra le insegne di due esercizi commerciali al piano strada. Infine s’infila nella scatola di derivazione, ma di un palazzo adiacente.
Da fonti qualificate di Acea non c’è dubbio che si tratti di un impianto «non in linea con uno che avrebbe potuto realizzare la società ».
E Acea il 15 maggio ha dichiarato: «Non possiamo sapere come il palazzo è alimentato, un loro eventuale allaccio non risulta ai nostri sistemi». Ma, almeno a livello locale, è un segreto di Pulcinella.
«Tutti in zona sanno che CasaPound preleva l’elettricità , ma nessun tecnico è mai potuto entrare dentro l’edificio per verificare come», spiegano fonti della partecipata.
Inoltre, all’impossibilità di fare un controllo della sede romana del partito di ultradestra si aggiunge un altro particolare:
Il lavoro, si apprende, «è stato fatto da tecnico bravo. Staccare la corrente a CasaPound provocherebbe problemi anche ad altre utenze». Cittadini forse ignari di essere allacciati abusivamente. Ma, anche in questo caso, non sono ancora state effettuate verifiche. Non è nemmeno chiaro quando il cavo abbia fatto la sua comparsa. Confrontando con le immagini disponibili su Google street view, nel giugno 2018 non risultano anomalie davanti al palazzo.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
IL PROCURATORE CAPO: “LE INDAGINI POTREBBERO ESSERE ESTESE AD ALTRI COMPORTAMENTI ANALOGHI”… CI SONO VOLUTI SEI GIORNI PER FARLI PRESENTARE “SPONTANEAMENTE”? COME NO, CI CREDIAMO TUTTI
Sono quattro i poliziotti del reparto Mobile di Genova che si sono presentati oggi in procura
per fornire la loro versione in merito alle lesioni al giornalista di Repubblica Stefano Origone avvenute durante gli scontri tra polizia e manifestanti in piazza Corvetto, giovedì scorso.
I quattro sono indagati per lesioni aggravate e sono stati sentiti dal sostituto procuratore Gabriella Dotto anche per ricostruire i fatti che hanno preceduto e seguito il pestaggio che lo stesso procuratore definisce un “comportamento non accettabile”.
Il procuratore capo Cozzi ha affermato che c’è stata un’ampia collaborazione dei dirigenti della polizia di Stato nel consentire di arrivare a far chiarezza su due aspetti, da un lato la ricostruzione della scena e della dinamica dei fatti di piazza, in secondo luogo degli autori dei comportamenti violenti da entrambe le parti.
(da agenzie)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
“QUELL’INCUBO TRA MANGANELLATE E CALCI CON GLI ANFIBI”… E STAMANE GLI AGENTI COINVOLTI SI SONO PRESENTATI FINALMENTE IN PROCURA, VISTO CHE ORMAI ERANO STATI IDENTIFICATI
“Sono un giornalista, sono un giornalista”. L’ho gridato subito, mentre i poliziotti mi venivano incontro alzando i manganelli. È stata una frazione di secondo. Mi sono girato, ho cercato di scappare, ma non ne ho avuto il tempo. Sono stato accerchiato, hanno cominciato a colpirmi sulla schiena, la testa e le braccia. D’istinto mi sono chinato per proteggermi. Sono passati cinque giorni da quel pomeriggio di Piazza Corvetto a Genova e dagli scontri tra polizia e antifascisti per una manifestazione di CasaPound.
L’ospedale, l’operazione alle due dita frantumate, la costola rotta che non mi fa respirare e che a ogni colpo di tosse mi fa vedere le stelle e mi impedisce di dormire. Solo ora riesco a fare ordine nei ricordi e ricostruire quegli attimi. Di pura follia. “Stavo solo facendo il mio dovere di cronista”. Nella mia mente in questi giorni me lo sono ripetuto in continuazione perchè cercavo di capire quale errore avessi commesso. “Nessuno”, continuano a ripetermi mia moglie Stefania e quasi tutto il resto del mondo.
Ero appostato a pochi metri dal cordone di poliziotti perchè un ragazzo vestito di scuro era stato bloccato dagli agenti e veniva picchiato selvaggiamente. Mi sono detto: che questo sia un altro G8? È meglio stare qui e vedere con i miei occhi quello che sta succedendo.
Pochi minuti prima mi ero seduto su una panchina proprio perchè la situazione era molto più tranquilla, finalmente, dopo due ore di tafferugli. Mi sono acceso una sigaretta, ho guardato le foto della mia nipotina Frida che mi erano arrivate su WhatsApp e mi sono guardato attorno per cercare con gli occhi dove fossero gli altri miei colleghi.
Alle mie spalle, sulla collinetta del Parco dell’Acquasola, la gente osservava quello che stava succedendo in piazza. Mi sono alzato e mi sono diretto verso il cordone di agenti che, usando i lacrimogeni, aveva disperso un gruppo di manifestanti spingendoli in fondo a via Santi Giacomo e Filippo, l’unica via di fuga predisposta dal servizio di sicurezza della questura. I poliziotti erano allineati proprio all’inizio della strada per creare una zona cuscinetto e isolare i più violenti. Ero a pochi metri dagli agenti, tranquillo, mi sentivo quasi protetto. Mi sbagliavo.
Improvvisamente la polizia con caschi e maschere antigas è schizzata sul lato destro della strada e ha bloccato il ragazzo vestito di nero con il casco in testa. È stato un attimo impercettibile. Un secondo dopo sono piombati su di me. Una gragnuola di colpi, senza soluzione di continuità . Sono stato schiacciato per terra. E da quel momento ho capito che poteva essere la fine. La mia.
“Sono un giornalista”, continuavo a gridare disperatamente. Niente, non si fermavano. Possibile che non sentissero? D’istinto mi sono coperto la testa con le mani. Non so quanto sia durato, probabilmente una ventina di secondi, ma interminabili. E sempre d’istinto mi sono ritrovato in posizione fetale con le mani sul capo e la faccia per terra. Vedevo anfibi neri. Tanti, intorno a me.
Mi rimbombavano nel cervello i colpi dei loro manganelli e delle loro suole. Calci alla schiena, manganellate sulle braccia, sulle gambe, sugli stinchi. Le mani non bastavano a difendermi. Mi stavano ammazzando di botte come nei film che avevo visto sul G8. Sentivo dolore, pregavo che smettessero. Non gridavo più “sono un giornalista”, ma supplicavo: “Basta, basta”.
Un colpo di anfibio al costato mi ha tolto il fiato, ho abbandonato quella posizione e ho allungato le gambe. Ho teso i muscoli di tutto il corpo perchè non sopportavo più il dolore. Ho pensato: non ce la faccio più. Proprio in quel momento ho sentito un corpo sul mio. Era un poliziotto. “Fermi, è un giornalista”. Era Giampiero Bove, un caro amico che negli anni della cronaca nera andavo a trovare in commissariato per cercare di strappare qualche notizia.
“Stefano, sono Giampiero, stai tranquillo, ci sono io”. Ricorderò per sempre quelle parole e il suo sguardo rassicurante. “Alzati, spostiamoci”. Non ci riuscivo. Mi girava la testa. Avevo dolori ovunque. Ho cercato di prendere il cellulare, ma le dita non si piegavano. “Lo prendo io, fai uno sforzo, alzati Stefano”.
Mi guardavo attorno, la polizia caricava un gruppo di persone vicine alla panchina dove mi ero seduto. Mi hanno appoggiato al muretto, proprio nel punto dove avevano arrestato il ragazzo vestito di nero. “Ho due dita rotte”, ho detto a Giampiero. Erano scure e con una forma a fisarmonica. Una collega mi ha sorretto. Poi un poliziotto mi ha aiutato a raggiungere Via Assarotti, ma non sapevo dove mi trovassi. Altri giornalisti hanno chiamato il 118, mi hanno dato dell’acqua.
Il viaggio in ambulanza a sirene spiegate fino all’ospedale Galliera. Interminabile, perchè le strade principali erano state chiuse per via della manifestazione. Mi veniva da vomitare, avevo perso lucidità mentre al telefono avvisavo mia moglie. “Sono sull’ambulanza, la polizia mi ha massacrato”. Ma lei non mi credeva.
Nei due giorni di ricovero sono state tante le manifestazioni di solidarietà . Mi ha chiamato il presidente della Camera, Roberto Fico, ma non il ministro dell’Interno Matteo Salvini
Stefano Origone
(da “La Repubblica”)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
ZAIA LANCIA L’ALLARME: “E’ UNA TRAGEDIA, IN VENETO MANCANO 1300 MEDICI”… MA SE VOGLIONO L’AUTONOMIA SE LI TROVINO DA SOLI
Solo tre candidati hanno sostenuto, e superato, un concorso per ottenere uno degli 80 posti
disponibili per diventare medici dell’urgenza-emergenza.
Come riporta Il Corriere della Sera, il governatore del Veneto Luca Zaia ha commentato l’accaduto:
“Un concorso per 80 medici dell’urgenza-emergenza bandito da Azienda Zero ha visto presentarsi, e superarlo, solo tre candidati. Ecco l’autentica tragedia in Italia: mancano circa 56mila medici, 1.300 nel Veneto. Un problema che si supera aumentando i posti nelle Scuole di specialità e aprendo un percorso parallelo, cioè permettendo ai neolaureati di essere assunti e di fare la specializzazione direttamente in ospedale. La gavetta si può affrontare anche al fianco dei professionisti”.
Il concorso per i medici di Pronto Soccorso era stato indetto da Azienda Zero, il centro della sanità regionale, lo scorso febbraio.
Dopo che quello bandito a gennaio per 81 specialisti dello stesso settore aveva registrato appena 12 candidati.
Ogni volta che le gare non ottengono i numeri relativi al fabbisogno delle 9 Usl, delle due Aziende ospedaliere di Padova e Verona e dell’Istituto oncologico veneto, vengono ripetuti.
Sono in corso bandi per 294 medici, in più il 15 maggio sono state avviate ulteriori procedure per trovare neuropsichiatri infantili, pediatri, ortopedici, dirigenti di presidio ospedaliero, geriatri, gastroenterologi, otorinolaringoiatri, nefrologi e ancora specialisti di Pronto Soccorso. Sono le figure più «rare» e ricercate, insieme agli anestesisti.
.Nel frattempo il ministero della Salute ha aperto i concorsi agli specializzandi dell’ultimo anno, che possono essere assunti con contratti a tempo determinato fino alla conclusione del tirocinio, e aumentato da 6200 a 8mila le borse di studio per l’accesso alle Scuole di specialità nel triennio 2019/2021. Al Veneto ne spetteranno altre 200, oltre alle attuali 500, alle quali si aggiungono le 90 pagate dalla Regione con 10 milioni di euro.
(da agenzie)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
LA MAGISTRATURA CONTABILE METTE IN GUARDIA SUI RISCHI DEI CONTI PUBBLICI E BOCCIA IL GOVERNO DELLE MARCHETTE
Il reddito di cittadinanza rischia di scoraggiare il lavoro legale e il suo finanziamento, tutto in deficit, mette a rischio l’equilibrio dei conti pubblici. È una bocciatura senza fronzoli quella che la Corte dei Conti mette in atto nei confronti del cavallo di battaglia dei 5 stelle. Ma anche sulla quota 100, misura cara sia ai pentastellati che alla Lega, la magistratura contabile ha un giudizio severo: per il sistema pensionistico serve una soluzione ben diversa, cioè “strutturale e permanente”.
Il quadro generale dell’economia non è incoraggiante: le incertezze sulla riduzione del debito “rischia di incidere negativamente sulle prospettive di crescita del Paese”.
L’attenzione alla tenuta dei conti pubblici porta la Corte dei Conti a indicare quale dovrebbe essere la destinazione d’uso degli eventuali risparmi che potrebbero venire da una minore spesa per il reddito di cittadinanza: devono andare a ridurre il disavanzo. Recita così uno dei passaggi del Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica presentato in Senato: il reddito di cittadinanza “risponde all’esigenza, acuita dalla crisi, di contrasto alla povertà . Tuttavia, il finanziamento in deficit di tale misura è motivo di preoccupazione per gli equilibri di bilancio di medio termine, date le condizioni di elevato debito pubblico. La previsione di un meccanismo di salvaguardia, il ‘blocco’ delle domande e la rimodulazione dell’ammontare del beneficio in caso di esaurimento delle risorse disponibili per l’esercizio, è quindi importante per il controllo dei saldi. Un eventuale minor esborso rispetto alle stime originarie andrebbe utilizzato, almeno sotto lo stretto profilo della sostenibilità dei conti pubblici, per ridurre il disavanzo e rientrare dal debito”.Anche qui una linea differente rispetto a quella del governo: i 5 stelle, infatti, vogliono destinare 1 miliardo (il risparmio previsto ndr) a misure per la famiglia.
Sulla quota 100, la misura introdotta dal governo che prevede la possibilità di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro, la Corte è netta: “L’introduzione di quota 100 ha comunque posto sotto i riflettori una reale esigenza: quella di un maggior grado di flessibilità del requisito anagrafico di pensionamento. A riguardo sarebbe necessaria una soluzione strutturale e permanente, più neutra dal punto di vista dell’equità tra coorti di pensionati e tale da preservare gli equilibri e la sostenibilità di lungo termine del sistema”. “Qualunque scelta – aggiunge – pone un problema di cassa non indifferente, ma una ‘correzione attuariale’ della componente retributiva dell’assegno, in caso di pensioni ‘miste’, non comporterebbe la creazione di debito pensionistico implicito”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
PRIMO PASSO DI UNA PROCEDURA DI INFRAZIONE PER DEFICIT ECCESSIVO… IL GOVERNO HA 48 ORE PER RISPONDERE
“Sulla base dei dati notificati per il 2018, è confermato che l’Italia non ha fatto progressi
sufficienti per rispettare il criterio del debito nel 2018”.
E’ quanto si legge nella lettera inviata dal vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, e dal commissario all’Economia, Pierre Moscovici, al ministro dell’Economia, Giovanni Tria.
Secondo la lettera, pubblicata da Repubblica, Dombrovskis e Moscovici confermano l’intenzione di preparare un rapporto sul debito in virtù dell’articolo 126.3 del trattato, che costituirebbe il primo passo di una procedura per deficit eccessivo.
Sul rapporto il Comitato Economico e Finanziario (dove sono rappresentati i governi) “dovrà dare la sua opinione”, si legge nel testo.
Con la lettera Dombrovskis e Moscovici chiedono all’Italia di presentare i “fattori rilevanti” che giustificherebbero la violazione delle regole e di ricevere una risposta “entro il 31 maggio 2019”.
(da agenzie)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
IL GRUPPO GRILLINO IN COMUNE NON CI STA
Il presidente del consiglio comunale di Torino, il 5stelle Francesco Sicari, si scaglia contro la decisione di votare sulla piattaforma Rousseau la “fiducia” a Luigi Di Maio. “Sono sconcertato” scrive su Facebook l’esponente pentastellato. E come lui altri consiglieri torinesi sembrano molto critici sulla scelta fatta dal capo politico: “Il voto non ha insegnato nulla”, tuona Aldo Curatella, anche lui in Sala Rossa, non certo un dissidente.
“Si avvia lo specchietto per allodole su Rousseau, per come si pone la questione il risultato è ovvio — ragiona sempre via social – Invece di avviare una seria discussione e analisi sul territorio di cosa è successo non nelle urne ma negli ultimi anni in cui si è demandato ai ‘clic’ l’azione politica, perdendo contatto con i cittadini ma chiudendosi nelle comode stanze di potere”.
La sindaca Chiara Appendino, in trasferta a Roma, difende invece la scelta del capo politico: “Credo sia un atto di coraggio chiedere il voto. Confermerò la fiducia a Luig” dice annunciando già cosa voterà domani. “Credo sia giusto riflettere su cosa abbiamo fatto e come si può fare di meglio – spiega la sindaca – Gli attacchi continui e il clima da forconi non aiuta a fare una riflessione serena”.
L’analisi più articolata sulla vicenda però arriva dal rappresentante più alto in Sala Rossa: “Direi che non abbiamo capito nulla, analizzeremo un giorno anche questa — sostiene Sicari – A 3 giorni dall’esito del voto, ancor prima di approfondite analisi di cosa abbia funzionato e cosa no, si va di pancia al voto, solo ed esclusivamente sulla persona. Una persona che nel momento stesso in cui parla polarizza la discussione”. Una scelta sbagliata nel merito perchè, “il passo indietro, le dimissioni, sono atto puramente personale, secondo me — spiega Sicari – Se pensi di aver sbagliato, ti dimetti. Se pensi di non aver sbagliato, vai avanti”.
E anche nel metodo perchè, secondo il presidente della Sala Rossa, la domanda posta su Rousseau è sbagliata: “Ammesso che abbia sbagliato tutto lui, un voto di conferma legittimerebbe la persona che ha sbagliato tutto ad andare avanti, e quindi non verrebbe identificato come quello che ha sbagliato — ragiona il pentastellato – Ovviamente avrebbe piena libertà di fare ciò che vuole. Strutture e chi più ne ha più ne metta. Ammesso che invece non abbia sbagliato nulla, un voto di sfiducia apre una crisi politica, apre uno scenario incerto mentre sei forza di Governo, apre le porte a un eventuale successore, ma non me ne vogliano gli altri, pur sapendo che la voglia di quel posto è grande in tanti altri, non vedo figure spendibili nel breve periodo”.
(da agenzie)
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