Giugno 28th, 2019 Riccardo Fucile
SE IL PREFETTO FORZA LA LEGGE NE RISPONDE DI PERSONA, INSIEME A TUTTA LA CATENA DI COMANDO … I PRECEDENTI GIURIDICI E LE LEGGI DANNO RAGIONE A CAROLA
La capitana della Sea Watch Carola Rackete è stata iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione dell’articolo 1099 del codice della navigazione contestato al comandante che non obbedisca all’ordine di una nave da guerra nazionale.
Dalla procura sottolineano che è un atto dovuto dopo l’informativa della Guardia di finanza trasmessa agli uffici giudiziari di Agrigento.
In realtà però ci sono buone probabilità che le due contestazioni non portino a nulla. L’avvocato Giorgio Bisagna, esperto di diritto dell’immigrazione. difese il presidente dell’associazione umanitaria Elias Bierdel e il comandante della nave Cap Anamur, Stefan Schmidt che, nel 2004, dopo aver soccorso un gruppo di migranti in mare, disobbedì al divieto di ingresso in acque italiane e attraccò a Porto Empedocle.
I due vennero arrestati e processati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, insieme al primo ufficiale Vladimir Dachkevitce, ma furono assolti. “La legge italiana — ha ricordato Bisagna — e le norme internazionali impongono l’obbligo di prestare soccorso a chi si trova in pericolo in mare“.
In realtà , come ha spiegato Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, Salvini avrebbe voluto far scattare subito il sequestro della nave e quando si è capito che la magistratura non avrebbe disposto alcun provvedimento, si è deciso di approfondire la possibilità di arrivare al «fermo amministrativo». Una misura che potrebbe essere firmata anche oggi:
Secondo il decreto sicurezza «in caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane, notificato al comandante» scatta la multa da 10 mila a 50mila euro ed è quello che Sea Watch dovrà pagare per non aver rispettato l’intimazione a rimanere nelle acque territoriali dopo che l’Italia aveva negato il rilascio del Pos (il permesso a entrare nel porto sicuro).
Lo stesso provvedimento prevede però che «in caso di reiterazione commessa con l’utilizzo della medesima nave, si applica la sanzione accessoria della confisca della nave, procedendo immediatamente a sequestro cautelare».
Alcuni giuristi ritengono che la «reiterazione» si riferisca ad episodi diversi, mentre al Viminale si pensa sia sufficiente quanto accaduto ieri pomeriggio, quando la nave – dopo essere rimasta per ore alla fonda davanti al porto di Lampedusa – ha acceso i motori e si è ulteriormente avvicinata.
«In questo modo ha ulteriormente forzato il blocco», dicono. Proprio su questo potrebbe essere consegnata al prefetto di Agrigento anche una relazione di servizio della Guardia di Finanza che è salita a bordo proprio per convincere la comandante a desistere, paventando la possibilità di una soluzione imminente.
Nell’informativa verrebbe confermato il tentativo di ingresso creando così le condizioni per mettere i sigilli.
Alessandra Ziniti su Repubblica oggi disegna invece un altro scenario che comprende l’utilizzo del decreto sicurezza bis, che sarebbe però un’arma spuntata:
Salvini ha infatti compreso che, diversamente da quanto ha dichiarato, il pallino non è nelle mani della magistratura ma del prefetto, sua diretta emanazione.
E infatti la Procura di Agrigento sta a guardare. Di più: il decreto sicurezza-bis ha paradossalmente alleggerito le pene per le navi Ong che dovessero violare i divieti di ingresso
La condotta che prima era sanzionata penalmente adesso viene punita solo con una multa e con la confisca della nave, ma solo in caso di reiterazione del reato (e qui siamo alla sua prima applicazione).
Dunque Carola Rackete potrebbe sbarcare i migranti, beccarsi la multa e portarsi via la nave.
Intanto Sea Watch attende una soluzione. “La nave deve entrare, ma non vogliamo farlo senza collaborazione, coordinamento e supporto delle autorita’.
La nave è grande e la struttura portuale di Lampedusa è piccola, c’è molto traffico”, dice Giorgia Linardi, portavoce Sea Watch, in collegamento video da Lampedusa dalla Stampa Estera.
“Finchè non arrivano a compiere atti disperati o a sentirsi veramente male — spiega Linardi- non hanno il diritto di toccare terra. Abbiamo il dovere di portare queste persone a terra” .
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 28th, 2019 Riccardo Fucile
“IL CALDO E’ ATROCE, FA USCIRE DI SENNO”: LA DENUNCIA DEI TESTIMONI A BORDO
Sotto il sole cocente di Lampedusa, protetti solo da un tendalino che nulla può contro il caldo atroce
che annebbia la vista.
Accampati sul pontile, i quaranta migranti che da più di due settimane vivono sulla Sea Watch non capiscono perchè non li facciano sbarcare. Sono avviliti: vedono di fronte a loro Lampedusa, quasi possono afferrarla con la mano.
L’incomprensione alimenta la disperazione, che aumenta ogni minuto che passa. L’unica idea, chiara, che si fa largo a bordo è che per poter scendere devi stare male. E più stai male più sono le chance di toccare terra. Come il ragazzo trasportato stanotte a Lampedusa per i dolori insopportabili all’addome, “forse è una peritonite o anche peggio”, girava voce sulla Sea Watch.
“Qui gli attimi di normalità si alternano a scoppi di angoscia, la paura è che da un momento all’altro qualcuno si butti in acqua e inizi a nuotare verso il porto”. Matteo Orfini è uno dei cinque parlamentari italiani che hanno trascorso la notte a bordo della nave dell’Ong tedesca: “Questa imbarcazione non è fatta per ospitare persone, è fatta per salvarle e basta. I servizi igienici non bastano per tutti, il caldo è insopportabile, si vedono situazioni davvero critiche. Stress fisico, ma soprattutto psicologico che porta le persone, un attimo prima tranquille, a esplodere in momenti di disperazione straziante”, racconta ad HuffPost.
Ai parlamentari il servizio d’ordine della nave ha chiesto di fare la guardia per controllare che nessuno compia atti estremi: come gettarsi oltre il parapetto o procurarsi lesioni gravi pur di convincere le autorità a farli sbarcare.
A un passo dalla pazzia collettiva: “Il caldo fa uscire di senno, il porto è qui di fronte, lo vedo mentre ti parlo. Le persone a bordo non capiscono perchè. E questo incrementa lo stress psicologico”. Una situazione pronta a esplodere, senza nemmeno un motivo specifico se non l’inerzia di una condizione che va peggiorando.
Negli stessi minuti arriva a bordo la notizia che la capitana della Sea Watch Carola Rackete è indagata dalla procura di Agrigento per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. “Non c’è particolare sconforto per il momento, era una notizia attesa d’altronde”, continua Orfini. Quello che conta ora è che i migranti scendano al più presto.
“Quello che sulla terraferma non si percepisce è che la nave non è attrezzata per tutte queste persone, non ci sono posti per farli dormire, non ci sono bagni a sufficienza, non c’è riparo, se non una tenda, dal sole che fa perdere la lucidità . La situazione è ingestibile”.
“Dopo il caso di stanotte del ragazzo fatto scendere con il fratello per i dolori, sempre più persone si stanno convincendo che l’unico modo per arrivare a terra è stare male”, dice ad HP Riccardo Magi, anche lui membro della delegazione parlamentare a bordo della Sea Watch. “Questo spiega bene lo stato di necessità che ha portato la capitana Carola a forzare il divieto di entrare in acque italiane. Col tempo sarà appurato che la Sea Watch non ha violato il diritto internazionale, ma ora conta solo portare le persone al sicuro. E qui non lo sono”.
Sulla nave si è tornato a sperare in una soluzione dopo che una manciata di Paesi europei si è fatta avanti per la distribuzione delle persone a bordo. “Non possono più stare qui, devono scendere al più presto”, dice ancora Magi. La distribuzione però avverrà solo dopo lo sbarco, fanno sapere da Bruxelles. Una condizione che al ministro dell’Interno Matteo Salvini forse non piacerà : pretende impegni chiari e precisi da parte degli altri Stati Ue prima di autorizzare la nave a entrare nel porto. Nel frattempo i quaranta migranti restano a fissare da lontano Lampedusa, accampati alla meglio sul pontile. Sanno cosa stanno aspettando da 15 giorni: il permesso di scendere. Quello che non sanno è perchè.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 28th, 2019 Riccardo Fucile
RAPPORTO DEI SERVIZI: 12.000 PRONTI ALLA VIOLENZA, TRA LORO ANCHE POLIZIOTTI E MILITARI
Avevano persino ordinato 200 body-bag, cioè sacchi sigillati che servono ad accogliere i cadaveri. E
la calce viva, con tutta probabilità per cancellare le prove.
Un gruppuscolo di neonazisti del nord Germania, radicato in Brandeburgo e in Meclemburgo-Pomerania anteriore, aveva intenzioni pericolose: secondo fonti dell’Ufficio per la difesa della Costituzione (BfV, i servizi di sicurezza interni della Repubblica federale), i militanti della “Croce del Nord” avevano anche compilato una lista di 25mila nomi, con politici della Spd, dei Verdi, della Sinistra ma anche della Cdu, considerati “amici degli immigranti” per l’impegno politico svolto.
L’elemento più preoccupante è la partecipazione di personale della polizia, o di militari della Bundeswehr, che secondo gli inquirenti hanno utilizzato i computer e le informazioni di servizio per compilare la “lista nera”, e hanno accesso alle armi d’ordinanza. Un militante è ancora membro attivo del corpo speciale della polizia.
Il gruppo comunicava con chat criptate sul network Telegram: secondo l’agenzia Rnd, il nucleo centrale dell’organizzazione era composto da una trentina di esperti di survival che si preparavano al “giorno X”, quando l’ordine pubblico fosse crollato per l’arrivo di un’ondata di profughi o per attacchi di matrice islamica.
Per il momento, l’impegno maggiore dei neonazi era quello di ampliare l’organizzazione, cercando persone di ideologia simile in tutto il nord Germania.
Le indiscrezioni sull’indagine della “Croce del Nord” compaiono proprio nelle stesse ore in cui il BfV pubblica il suo rapporto annuale sulle minacce allo Stato: secondo il documento, in Germania sono presenti 24.100 estremisti di destra, di cui 12.700 “orientati alla violenza”, contro 32mila estremisti di sinistra (novemila pronti alla violenza), 30mila stranieri di ideologia estremista e quasi 27mila islamisti radicali.
Dopo la pubblicazione del rapporto, il ministro degli Interni Horst Seehofer ha sottolineato la necessità di usare criteri molto severi con i nostalgici.
Ma in questi giorni il dibattito è forte: l’assassinio del politico dell’Assia Walter Là¼bcke, considerato “amico degli immigrati” ad opera di un neonazista apparentemente in azione da solo, ha rinnovato l’allarme.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2019 Riccardo Fucile
“MI DENUNCI PURE, IO AL PROCESSO CI VADO, NON SCAPPO COME LUI”… RETROMARCIA DI SALVINI: “NON L’HO MAI DETTO”, MA IL TWEET E’ IL SUO
Un tweet di Salvini, che attacca i politici saliti a bordo della Sea Watch (“vanno arrestati”), scatena la reazione del deputato di +Europa Riccardo Magi.
Scrive Magi su Twitter: “Siamo ormai alla follia. Mi denunci pure se vuole. Io al processo ci vado, non scappo come lui”.
“Impossibile ragionare su comuni basi di civiltà giuridica con quel tizio: ha portato disgustosamente il livello del dibattito alla brutale rissa da piazza di paese, tra il compiacimento dei suoi elettori. Non se ne esce. Che schifo infinito” scrive Esedra.
Salvini ha successivamente rettificato:”Non l’ho mai detto. Gli auguro buona gita”.
Peccato che il tweet lo abbia davvero scritto, ecco il testo:
“Solo in Italia ci sono politici che vanno a bordo di una nave che se ne è fregata delle leggi. Vanno arrestati. Ho scritto al mio collega olandese, non mi ha risposto. Non voglio fare la figura del fesso”
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2019 Riccardo Fucile
CRONACA DALLA NAVE BLOCCATA DAVANTI A LAMPEDUSA DAL MINISTRO DELL’ODIO
Alle 4,30 Riccardo Magi mi sveglia. È il mio turno. Stanotte la nostra breve crociera sulla Sea
Wacht3 prevede una rotazione per dare una mano all’equipaggio nella guardia sul ponte.
Ieri sera la Capitana Carola ci ha chiesto di farlo. Dopo la nuova evacuazione medica necessaria per fornire cure adeguate ad un ragazzo affetto da una probabile ernia inguinale, c’è qualche preoccupazione in più a bordo. Non è difficile intuirne i motivi.
La motovedetta si allontana con il malato e col fratello minore intorno a mezzanotte. Gli altri naufraghi vedono terra, lì vicino. In mare tra l’altro, le distanze sembrano sempre più corte di quanto non sia in realtà . E dopo oltre 15 giorni dal salvataggio, stress e fatica possono diventare un impasto difficile da gestire.
La paura è che qualcuno, esasperato possa lanciarsi in mare, per forzare i tempi. Per cercare di arrivare a terra in qualche modo. Magari recuperato da una delle motovedette che girano costantemente intorno a noi. La giornata di ieri è passata aspettando, ancora una volta, qualche segnale di ragionevolezza.
Quando la nave si è avvicinata alla costa e l’equipaggio ha cominciato a preparare i gommoni per essere pronto a sbarcare i migranti la guardia costiera e la guardia di finanza sono salite a bordo. Hanno chiesto alla capitana di non forzare ulteriormente la mano. Di aspettare. C’è una soluzione in arrivo le hanno detto.
Oggi vedremo. Certo che questa vicenda non può essere trascinata a lungo. In questi giorni a Lampedusa sono arrivate più di cento persone. Migranti che entrano in porto a bordo di barchini di fortuna. Arrivano spesso nella notte o alle prime luci dell’alba. Oltre cento persone sbarcate mentre le 42 persone che da ieri notte sono rimaste in 40 restano bloccate.
Una situazione surreale che non ha nulla a che vedere con la gestione dei flussi migratori. Nè con la retorica falsa e mistificatoria dell’invasione. I migranti della Sea Wacht3 non sbarcano perchè sono un materiale prezioso. Sono la prima formidabile incarnazione del decreto sicurezza bis. Per il ministro del disordine valgono moltissimo.
Qui si sperimenta per la prima volta questo nuovo stadio della brutalità legislativa. Qui la guerra senza quartiere contro chi organizza e pratica solidarietà , compie un altro formidabile passo in avanti. E così in questo impressionante rovesciamento di senso la propaganda fiorisce sempre di più. Dopo i deliri di Giorgia Meloni che da una terrazza di Montecitorio chiedeva l’affondamento della nave pirata, adesso Salvini chiede di arrestare questa ciurma di canaglie.
Manette. Occorre esibire lo scalpo. In fondo perchè stupirsi. Non vorrete mica pensare che ci si debba preoccupare se a Piacenza arrestano il presidente di un consiglio comunale perchè accusato di essere in odor di ‘Ndrangheta. O se un sottosegretario è costretto a dimettersi dopo un lungo tira e molla per una inchiesta in cui c’è un po’ di tutto, tra corruzione e interessi di altri settori della criminalità organizzata.
O, se un intreccio un po’ fetido tra settori della magistratura e della politica scuote alcune tra le più importanti istituzioni del paese. Dell’evasione poi nemmeno a parlarne. Quei 100 e più miliardi l’anno cosa volete che siano. Cosa è tutto questo di fronte al più infame e terribile dei reati. La solidarietà . Tutte le forze e le risorse siano mobilitate. Combattere questa colpa. Estirparne le radici.
Casomai a qualcuno venisse in mente di provarci ancora. Guerra quindi alle terribili ong. Sea Wacht, Open Arms, la “nostra” Mediterranea. Favoreggiatori di umanità . Finisco di scrivere con l’alba. In attesa che arrivino i delfini a dare a tutte e tutti un buongiorno giusto.
Gli altri parlamentari stanno dormendo dopo aver fatto i loro turni. La notte la abbiamo passata sul ponte. Su tre comodi materassi messi uno accanto all’altro. Abbiamo fatto una specie di “campo largo”. Una di quelle figure mitologiche del dibattito politico e spesso un po’ politicista che occupa la scena italiana a sinistra.
Questo accampamento in ogni caso serve a qualcosa. Ora magari proviamo a dargli un senso. La prossima settimana si vota la proroga delle missioni. Basta con la missione in Libia. Basta con i regali di motovedette e con la collaborazione con la cosiddetta guardia costiera libica. In fondo non serve molto a capire che non si può affidare il salvataggio di chi fugge dall’orrore a chi quell’orrore lo organizza e lo gestisce.
In fondo anche questa storia nasce un po’ da lì.
Nicola Fratoianni
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 28th, 2019 Riccardo Fucile
SCRIVE INFAMIE SULLE DONNE DELLA SEA WATCH E PIOVONO INSULTI E MINACCE SULL’ISTIGATORE SERIALE
Lo spin doctor di Matteo Salvini, l’uomo responsabile della comunicazione del Capitano (lui ha inventato il termine) e autore insieme alla sua squadra della quasi totalità dei tweet del Ministro, è praticamente l’ombra del leader della Lega, lo segue ovunque ma non si vede spesso.
Il suo posto, ossia all’ombra del suo signore e padrone. E per un compenso annuo di 65mila euro, un posto all’ombra torna comodo.
Ma qualche volta anche Morisi vuole i suoi cinque minuti di gloria. Ma a differenza del Capitano, la sua figura non è poi così amata.
Sarà che ai fan sfegatati non piace ricordare che quelle battutine, quei ‘bacioni’ e quegli ammiccamenti non sono certo farina del sacco di Salvini, che anzi le poche volte che si mostra per come è davvero riesce a raggiungere livelli sempre più bassi di cafonaggine, fatto sta che Morisi non ha il successo social del suo amatissimo Salvini. E la sua ultima uscita lo dimostra.
Morisi ha infatti ritwittato un’immagine che mostra le donne della Sea Watch, impegnate a salvare vite umane e a combattere contro l’ignoranza al potere, scrivendo l’infelice didascalia “Pronte per le primarie del Pd”. La rete però ha reagito con forza alla sua squallida provocazione e su twitter è cominciata una sassaiola contro l’infelice post.
!Sei proprio un imbecille senza un minimo di umanità ”
“La vostra fortuna è che il pd non ha le palle di candidare gente così
“Il miracolo è che ti pagano pure…
“Parla un mercenario al soldo di un signorotto.
“Che c’è, non ti bastano i 6.500 euro al mese che ti paghiamo per fare il napalm66 del web, aspiri anche a fare il deputato? Come si è potuto ridurre così questo paese…”
“ridi con i nostri soldi stammerda”
“vorrei incontrarti di persona per vedere il tuo coraggio”
“Lei è proprio una persona triste, la verità è che tra 20 anni tutti si ricorderanno di loro mentre lei sarà caduto nel dimenticatoio”
(da Globalist)
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Giugno 28th, 2019 Riccardo Fucile
“NON HA PAURA DI NULLA, HA GIRATO IL SUDAMERICA IN AUTOSTOP, E’ STATA IN ANTARTIDE, HA FATTO LA VOLONTARIA PER OTTO MESI IN KAMTCHATKA, HA GIRATO IL PAKISTAN DA SOLA, FA SEMPRE LA COSA GIUSTA E NON LA FERMA NESSUNO”
La famiglia della Capitana della Sea Watch risiede a Ovelgà¶nne, frazione di Hambà¼hren, in Bassa
Sassonia. Il signor Ekkehart risponde al telefono con la voce serena: «Se sono orgoglioso di mia figlia? Certo che sì. Preoccupato per lei? Ma no, se la sa cavare».
L’ingegner Ekkehart, 74 anni, è il papà di Carola Rackete, la capitana della Sea Watch, la ragazza che Matteo salvini ha definito una «sbruffoncella», e di sua figlia dice: «Si possono non condividerne i modi, ma sta facendo la cosa giusta».
Racconta tutto Sandro Orlando sul Corriere.it.
La signora Siglinde, dalle sue spalle, gli fa eco: «Quello che sta facendo esprime pienamente il suo carattere, Carola fa sempre quello che ritiene giusto». Solo che mentre la mamma ammette di aver paura, il papà , un ingegnere elettronico in pensione dopo 30 anni di lavoro nell’industria militare, si mostra tranquillo: «Mia figlia ha 31 anni, e sa quello che fa». Aggiungendo poi divertito: «Carola parla cinque lingue e conosce anche un po’ di italiano, speriamo solo che non abbia il modo di perfezionarlo in qualche vostro carcere»
«Quando era più piccola ha girato tutto il Sudamerica in autostop. È stata in Antartide e al Polo Nord, ha fatto per otto mesi la volontaria in una riserva in Kamtchatka, e andata in Pakistan da sola e non ci ha mai dato preoccupazioni», continua il signor Ekkehart, spiegando di aver sentito sua figlia l’ultima volta domenica scorsa, quando era già vicino Lampedusa: «Ma la linea era molto disturbata, e abbiamo comunicato poi via mail».
Lui è stato un ex ufficiale della Marina, «colonnello», aggiunge in italiano. Se questo ha influito sulle scelte di Carola? «Ma no, io al massimo ho navigato su una barca a vela». Eppure mentre la più grande, Barbara, ha seguito le sue orme, studiando ingegneria all’università di Hannover, l’altra ha deciso dopo le superiori di intraprendere la carriera marittima, e si è iscritta alla scuola nautica di Elsfleth, vicino Brema. «All’epoca era miope, e con quel difetto visivo non poteva essere ammessa. Così decise di farsi l’operazione col laser».
Dopo otto semestri di corsi ed esercitazioni Carola comincia così ad imbarcarsi come ufficiale di complemento sulle navi da crociera in Sudamerica. «Lavorava dai tre ai sei mesi, ma poi il resto dell’anno viaggiava». È un po’ una mania di famiglia questa, perchè anche Barbara gira molto in Sudamerica come volontaria di Ong cristiane, prima di essere assunta nella filiale della Volkswagen in Messico, e poi in quella in Brasile
(da Globalist)
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Giugno 28th, 2019 Riccardo Fucile
IL PREFETTO POTRA’ COMMINARE SOLO UNA MULTA, IL SEQUESTRO DELLA NAVE NON E’ POSSIBILE PERCHE’ MANCA LA REITERAZIONE DEL REATO… E MENTRE IL GOVERNO FA IL BULLO CON LA SEA WATCH, ALTRI 36 ARRIVANO STAMANE CON UN BARCHINO
La procura di Agrigento ha iscritto Carola Rackete, capitana della Sea Watch, nel registro degli indagati per favoreggiamento e violazione dell’articolo 1099 del codice della navigazione contestato al comandante che non obbedisca all’ordine di una nave da guerra nazionale.
Mercoledì scorso nel pomeriggio la capitana della Sea Watch non aveva rispettato l’alt imposto dalla Guardia di finanza all’ingresso della nave nelle acque territoriali.
Dalla Procura sottolineano che si tratta di un atto dovuto dopo che la Guardia di finanza questa mattina ha presentato una denuncia con queste ipotesi di reato. La procura vaglierà questi eventuali reati come sta vagliando anche le condotte delle autorità che non hanno ancora consentito lo sbarco dei migranti.
La Gdf ha presentato una informativa anche al prefetto di Trapani, Dario Caputo, che, a questo punto, nelle prossime ore dovrebbe firmare la multa per la Sea Watch.
Sta sempre al prefetto disporre l’eventuale sequestro della nave in caso di reiterazione del reato. Che non dovrebbe poter essere contestata visto che è la prima volta, dall’applicazione del decreto sicurezza bis, che Carola Rackete viola la legge. L’interpretazione ridicola del Viminale è che avendo rifiutato Carola più volte di fermarsi all’alt ci siano gli estremi per il sequestro della nave. Quindi il prefetto di Agrigento Dario Caputo potrebbe anche decidere di forzare la mano e firmare il sequestro. A questo punto i migranti dovrebbero essere sbarcati gioco forza.
Dalla Sea Watch ancora bloccata all’ingresso del porto di Lampedusa intanto sono stati fatti scendere altri due migranti.
Ieri a tarda sera, una persona e un ragazzo minore che lo accompagnava sono stati trasferiti a terra per un’urgenza medica. Sulla nave, che lo scorso 12 giugno aveva soccorso 53 migranti in zona Sar libica, la situazione sta diventando sempre più difficile, come ha denunciato l’equipaggio.
Dopo diversi permessi a scendere per questioni mediche a bordo rimangono ora 40 migranti. A 48 ore dall’ingresso nelle acque territoriali italiane, la Sea Watch resta ancora bloccata a mezzo miglio dal porto di Lampedusa e la situazione rischia di rimanere in stallo ancora a lungo.
Ieri a margine del G20 di Osaka c’è stato un lungo colloquio sul caso fra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il premier olandese Mark Rutte. Al termine di una incontro preliminare al summit fra i membri europei presenti a Osaka, Conte e Rutte si sono isolati per discutere della questione della nave battente bandiera olandese. Ieri Conte, al suo arrivo a Osaka, aveva espresso la “forte irritazione” italiana e annunciato l’avvio di contatti diplomatici con l’Olanda.
“Con il premier olandese Rutte ho manifestato l’invito da parte dell’Italia di avviare iniziative. Lui non si sente responsabile sui comportamenti singoli. Stiamo completando le operazioni sulla redistribuzione”, ha riferito Conte. “Tre o quattro Paesi sono disponibili. Si è attivato un meccanismo da parte dell’Europa per la procedura della distribuzione”, ha aggiunto.
Quanto al ruolo dell’Olanda e al rifiuto di accogliere la Sea Watch la portavoce della ong, Giorgia Linardi, ha chiarito: “Ci sono stati dei contatti con l’Olanda. Abbiamo preso diretto contatto con il governo. Sea Watch si è rivolta all’Olanda molto prima del ministero Salvini e ha chiesto responsabilità , ma lo stato di bandiera non è stato collaborativo, come gli altri stati”.
Proseguono intanto gli sbarchi di migranti che arrivano con barchini a Lampedusa: questa mattina sono arrivati sull’isola al largo della Sicilia 16 persone provenienti dalla Tunisia.
I migranti, che erano su una piccola imbarcazione di legno, sono stati notati all’ingresso del porto da una motovedetta della Guardia di Finanza che li ha raggiunti e ‘scortati’ sulla terra ferma.
Una ventina di migranti è inoltre sbarcata ieri sera nella zona di Capo Feto, a Mazara del Vallo (Tp); solo in tre sono stati rintracciati, gli altri sono al momento irreperibili. Due minorenni sono stati bloccati dalla polizia e un maggiorenne dalle Fiamme gialle. Il barcone con i migranti a bordo era stato avvistato dalla Guardia di finanza in mare aperto.
(da agenzie)
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Giugno 27th, 2019 Riccardo Fucile
MA NON ERA QUESTO IL GOVERNO CHE DOVEVA ABBASSARE LE TASSE? SVEGLIA, POPOLO ITALIANO
Mentre Luigi Di Maio e Matteo Salvini giocano con le barchette e pensano agli affaracci loro, la
pressione fiscale in Italia è arrivata al 38%.
Ieri l’ISTAT ha pubblicato il conto delle Amministrazioni pubbliche (AP), e le stime relative alle famiglie e alle società del primo trimestre del 2019. I dati non sono incoraggianti.
Secondo l’Istituto di statistica la pressione fiscale è risultata del 38,0%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Questo significa che quando c’erano quelli del governo precedente la pressione fiscale era leggermente inferiore a quella attuale.
Ma questo non era il governo che aveva abbassato le tasse anche a costo di andare contro la Commissione Europea?
Non solo, secondo l’Istat anche le società non se la passano benissimo: «la quota di profitto delle società non finanziarie è scesa al 40,7%, 0,6 punti percentuali più bassa rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento del settore, pari al 21,1%, è diminuito di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente».
Salvini sa bene che i migranti e le Ong sono un “nemico” a buon mercato: costa poco attaccarli ed accusarli dei mali del Paese.
Ma allora com’è che nonostante il calo degli sbarchi l’Italia non sta meglio di prima, di quando c’era la terribile “invasione” che ha fatto le fortune politiche del Capitano?
I leghisti diranno che è tutta colpa dell’Europa, ma la verità è che questo governo non sa cosa fare per aiutare davvero gli italiani nel concreto ha provato a far credere che la flat tax aiuterà le famiglie povere.
Oggi continua a raccontare la fregnaccia dei migranti che mettono in pericolo la sicurezza del Paese.
(da “NextQuotidiano”)
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