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SALVINI TIENE IN OSTAGGIO 140 PROFUGHI E 50 MILITARI ITALIANI PER FARE IL BULLO CON L’UNIONE EUROPEA E FAR DIMENTICARE I RUBLI

Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile

SI PROFILA UN NUOVO CASO DICIOTTI: MI RACCOMANDO, SERVI GRILLINI, CONTINUATE A ESSERE COMPLICI CHE POI VI VENIAMO A TROVARE AL TRIBUNALE INTERNAZIONALE DELL’AJA QUANDO SARETE CONDANNATI PER CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ E SEQUESTRO DI PERSONA AGGRAVATO

Forte del salvacondotto garantitogli dal M5S che ha votato a favore dell’immunità  per l’accusa di sequestro di persona anche quest’estate Salvini è pronto per un nuovo “caso Diciotti“. L
a “nuova” Diciotti si chiama Nave Gregoretti (CP 920) ed è un’unità  navale della Guardia Costiera italiana. Ieri Nave Gregoretti ha accolto a bordo i 140 migranti tra i quali i cinquanta salvati dal peschereccio battente bandiera italiana Accursio Giarratano.
Questa volta i migranti non sono stati soccorsi dall’imbarcazione di una Ong ma da un vascello commerciale autorizzato alla pesca d’altura che non ha fatto altro che applicare quanto previsto dal codice di navigazione e dalle convenzioni internazionali. Non che cambi di molto la questione ma si tratta di un dettaglio su cui il ministro dell’Interno ha molto insistito in questi tredici mesi di governo.
I porti sono chiusi per le Ong ma aperti per tutti gli altri. A maggior ragione dovrebbero esserlo per una nave della nostra Guardia Costiera, ma Matteo Salvini è di diverso avviso.
«Ho dato disposizione che non venga assegnato nessun porto prima che ci sia sulla carta una redistribuzione in Europa di tutti i 140 migranti a bordo».
Naturalmente 140 persone non rappresentano un problema per il nostro Paese.
Il 19 luglio ne sono sbarcate 111 e tra il 24 e il 25 luglio sono sbarcate in Italia 152 persone.
Su di loro nessun clamore, nessuna minaccia di tenerle a mollo (in totale sono 810 i migranti sbarcati a luglio).
Ieri 118 persone sono approdate a Lampedusa in quattro distinti sbarchi. Ma purtroppo per coloro che si trovano a bordo di Nave Gregoretti oggi Salvini si è svegliato con la voglia di farci vedere quanto lo rispettano in Europa.
L’unico blocco navale che Salvini sa fare è quello delle navi della Guardia Costiera
Dal canto suo la Commissione Europea ha reso noto che «questa mattina ha ricevuto dall’Italia una richiesta di svolgere un ruolo di coordinamento attivo per facilitare lo sbarco dei migranti soccorsi che si trovano attualmente a bordo della nave della Guardia costiera italiana Gregoretti».
La Commissione ha precisato che «come già  fatto in molti casi simili in passato» Bruxelles «prenderà  ora contatti con gli Stati membri». Al momento infatti la gestione dei flussi migratori è una materia di competenza esclusiva dei singoli stati e il regolamento di Dublino, quello che la Lega e l’attuale Governo non si sono mai presi la briga di voler ridiscutere con i partner europei parla di una redistribuzione dei richiedenti asilo su base volontaria.
Non esiste infatti un meccanismo automatico di quote, anche a causa della ferma opposizione dei paesi del Gruppo di Visegrad, i migliori alleati della destra sovranista italiana da Salvini a Giorgia Meloni.
A complicare la situazione c’è il fatto che che gli altri migranti a bordo della Gregoretti sono stati soccorsi da Nave Monte Sperone della Guardia di Finanza intervenuta su segnalazione di un peschereccio tunisino.
L’operazione di salvataggio è stata completamente italiana. Ma il Viminale si ostina a non assegnare il Place of Safety.
Al tempo stesso però nè Salvini, nè Danilo Toninelli e nemmeno Elisabetta Trenta (per quello che le può competere) stanno dicendo a Nave Gregoretti di portare i 140 migranti in Libia o in Tunisia. Eppure è quello che in genere dicono quando a salvare i migranti sono le imbarcazioni delle Ong.
Nel frattempo già  vediamo iniziare post di persone che vogliono far arrestare per insubordinazione il comandante della Gregoretti, dello stesso tenore di quelli che avevano accompagnato il caso Diciotti.
Salvini senza dubbio è attrezzato a gestire un’altra situazione di stallo, e cosa c’è di meglio che tenere 140 persone a bordo di una nave per giorni? Dal punto di vista della propaganda è una manna dal cielo.
Ma Salvini dimentica una cosa: il 22 luglio i ministri degli Esteri e dell’Interno degli Stati membri dell’UE si sono trovati a Parigi per discutere la proposta di istituire un meccanismo di distribuzione dei migranti salvati nel Mediterraneo.
Primo problema: Matteo Salvini non è andato a quell’incontro.
Secondo problema: c’è un gruppo di 12 — 15 paesi europei (la maggioranza) che sarebbe d’accordo ad una redistribuzione dei migranti ma una delle condizioni che vengono poste è che questa avvenga dopo che è stato indicato un POS.
Del resto le procedure di identificazione iniziano solo dopo lo sbarco e senza che i migranti siano stati identificati non si può procedere ad una redistribuzione.
Se Salvini avesse voluto far sentire le proprie ragioni avrebbe potuto partecipare al vertice. Ma è molto più conveniente lavorare sul consenso interno che sulla reale soluzione dei problemi. Il rischio è sempre quello di essere indagato per sequestro di persona, ma il Capitano sa che il MoVimento 5 Stelle non potrà  far altro che salvarlo, altrimenti smentirebbe sè stesso.

(da “NextQuotidiano”)

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SIRI HA INTASCATO OLTRE UN MILIONE DI EURO DA UNA BANCA DI SAN MARINO

Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile

I PRESTITI DI FAVORE SENZA GARANZIE E CON MILLE ANOMALIE: 750.000 EURO DIRETTAMENTE E ALTRI 600.000 EURO ALLA SOCIETA’ DI UN AMICO

Il caso Siri raddoppia.
Dopo le inchieste aperte in Italia dalle procure di Milano, Palermo e Roma, anche le autorità  di San Marino indagano sugli affari proibiti del senatore, ex sottosegretario e consigliere economico della Lega.
La nuova istruttoria riguarda due «prestiti di favore a elevato rischio» concessi da una banca dell’ex paradiso fiscale e caratterizzati da una doppia serie di «violazioni sistematiche» delle regole creditizie: 750 mila euro incassati dal senatore Armando Siri tra ottobre e gennaio scorsi, quando era ancora vice-ministro delle Infrastutture, e altri 600 mila ottenuti appena tre mesi fa da un imprenditore a lui collegato.
Entrambi i finanziamenti bancari sono stati giudicati «contrari ai principi di sana e prudente gestione del credito» dagli ispettori della Banca Centrale di San Marino e dell’Agenzia anti-riciclaggio (Aif), che dopo sette mesi di verifiche e interrogatori riservati hanno deciso di denunciare tutto alla magistratura. E di trasmettere gli atti anche alla procura di Milano.
Ecco i documenti inediti dell’indagine ispettiva della Banca Centrale di San Marino sui prestiti senza garanzie al senatore della Lega.
In ottobre 750 mila euro all’allora sottosegretario. E tre mesi fa altri 600 mila a una ditta presentata dal suo portaborse. Tra incontri segreti, atti cancellati, carte tenute nascoste. Ora trasmesse alla procura di Milano
L’Espresso pubblica in esclusiva i documenti dell’indagine ispettiva. Dagli atti risulta che il prestito non aveva motivazioni finanziarie: è stato deciso dalla banca per avere «scambi e relazioni con il senatore, considerata l’imporante posizione di sottosegretario», in grado di condizionare il governo italiano.
Le anomalie più gravi della pratica di Siri riguardano documenti decisivi che risultano «alterati», «cancellati», «omessi» o «tenuti nascosti»: atti ricostruiti dagli inquirenti dopo uno scontro con la banca per sbloccare il sistema informatico.
Ora anche queste carte sono state trasmesse ai pm italiani.
L’indagine della Procura di Milano sugli affari di Siri a San Marino era nata all’inizio di quest’anno dalla segnalazione anti-riciclaggio di un notaio milanese, rivelata da Report, che riguardava i 585 mila euro utilizzati dal senatore per acquistare una palazzina alla periferia di Milano, intestata però a sua figlia. Il secondo prestito di 600 mila euro che risulta «correlato a Siri» è finora del tutto inedito.
L’ex sottosegretario è sempre stato difeso pubblicamente dal leader della Lega, Matteo Salvini, ma ha dovuto lasciare la poltrona di governo perchè coinvolto in un’altra inchiesta, con l’accusa di corruzione: la «revoca» dalla carica è stata decisa in aprile dal premier Giuseppe Conte su pressione dei Cinquestelle.
Quell’indagine, trasferita da Palermo a Roma, riguarda una presunta tangente di 30 mila euro promessa da un avvocato siciliano all’allora sottosegretario della Lega, in cambio di un emendamento diretto a favorire un imprenditore trapanese arrestato per mafia,   il “re dell’eolico” Vito Nicastri , accusato di aver finanziato la latitanza del boss stragista Matteo Messina Denaro.
Nel 2018, quando è stato candidato al Senato dalla Lega di Salvini come esperto di economia e teorico della “flat tax totale”, Armando Siri aveva già  dovuto patteggiare una condanna per bancarotta fraudolenta per il fallimento di una sua società  milanese accusata anche di evasione fiscale.
Una sentenza definitiva rivelata già  l’anno scorso da L’Espresso, che la banca di San Marino è ora accusata di aver conosciuto, ma «omesso» di inserire nella pratica, per non ostacolare il prestito al politico.

(da “L’Espresso”)

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I PENDAGLI DA FORCA CHE ESULTANO PER I 150 PROFUGHI ANNEGATI NEL MEDITERRANEO

Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile

SONO TALMENTE CORAGGIOSI CHE SI NASCONDONO DIETRO PROFILI ANONIMI O FASULLI, NEANCHE SANNO CHE VERRANNO UN GIORNO IDENTIFICATI E GLI SPARIRA’ IL SORRISO PER SEMPRE

Due barconi sono affondati davanti alle coste libiche al largo di Khoms, a 120 km dalla capitale. A confermare la notizia è la stessa Guardia Costiera di Tripoli che è riuscita a trarre in salvo 137 migranti.
Secondo UNHCR a bordo dei due natanti c’erano almeno 300 persone, oltre 150 migranti sono dispersi in mare e secondo l’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati sarebbero morti annegati.
La notizia è quella di una delle più grandi tragedie verificatesi nel Mediterraneo nel 2019. Ma per molti utenti di Facebook, commentatori, opinionisti e patridioti la cosa non è assolutamente interessante.
Anzi, potrebbe essere addirittura falsa perchè “nessuno ha contato i morti” (uno dei superstiti ha parlato di un gruppo di una settantina di persone annegate) ed anzi si è quasi sicuramente l’ennesima fake news “per convincerci ad aprire i porti” e intenerire l’opinione pubblica nei confronti dei migranti.
Il fatto che la notizia sia stata confermata dall’UNHCR? Lo sanno tutti che sono finanziati da Soros per favorire l’invasione di migranti nel nostro Paese!
C’è addirittura chi festeggia, come segnala questo post su Facebook, augura buon appetito ai pesci. Chissà  se è una coincidenza che la persona che ha pubblicato quel commento faccia sfoggio sul suo profilo del badge “Verità  sui fatti di Bibbiano“.
Evidentemente ci sono notizie di cui bisogna parlare per mesi anche se non c’è nulla da dire, altre su cui è meglio tacere, oppure fare battutine simpatiche.
È questa la grande umanità  di quelli che si commuovono per Bibbiano, magari senza sapere che cosa sia?
Il solito account con bandierine e tricolore invece la butta sul ridere. A lui fottesega e la spiega così: i migranti “hanno perso la coincidenza con la ONG che sta arrivando dalla Norvegia”. Cose che succedono quando non c’è sufficiente sincronizzazione (quella, mai dimostrata, tra scafisti e Ong).
“Chi le scrive queste sceneggiature” scrive una che dubita che sia davvero avvenuto un naufragio, figuriamoci se addirittura è vera la notizia di un “doppio naufragio”.
Ed in ogni caso perchè dovremmo interessarcene? Non è mica un problema italiano, abbiamo ben altri problemi.
E come ci ha insegnato il ministro Fontana il nostro prossimo è il vicino di casa, al massimo quello che sta in fondo alla strada, non andiamo troppo distanti.
Per la maggiore va l’argomentazione “se non vuoi annegare non parti su un gommone”, magari prendi un comodo aereo e di sicuro non ti affidi ai trafficanti.
C’è chi è in grado di calcolare il numero di morti direttamente via Facebook ed è convinto che al massimo (ammesso che ci sono) possano essere 15 perchè “è nota l’abitudine di aggiungere uno zero per fare più scalpore”. Ma il naufragio è stato inventato. E poi dai “come è possibile che le ONG non siano intervenute?” Non è che gli scafisti “hanno sbagliato numero?”.
C’è chi se la prende direttamente coi naufraghi. Come mai non si sono rifiutati di salire a bordo viste le condizioni dei natanti e l’enorme numero di persone caricate sopra? A nessuno viene in mente che è proprio così che si “viaggia” nel Mediterraneo. I gommoni carichi all’inverosimile e assolutamente non adatti ad affrontare la traversata sono la norma. E la causa delle tragedie.
C’è quello che dice che “questa gente sa bene cosa rischia” e non si sofferma a pensare che se queste persone sono disposte a rischiare così tanto allora significa che sono davvero disperate.
Un altro invece aveva previsto tutto: con le ONG ferme era scontato che prima o poi “ci sarebbe stato un naufragio pilotato”. Un altro invece è sinceramente preoccupato per la notizia che sono morte 150 persone e spera “che sia solo una bufala per distogliere l’attenzione su Bibbiano“.
Ed in fondo è proprio così, non si mette assolutamente in dubbio un’inchiesta della quale a tutti gli effetti si sa davvero poco (ma solo perchè poco è stato rivelato dagli inquirenti) mentre viene considerata assolutamente inverosimile la possibilità  che siano annegate 150 persone. E anche se fosse successo affari loro, se la sono cercata.

(da “NextQuotidiano”)

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L’ARMATORE PATRIOTA CHE HA SALVATO 50 PROFUGHI: “MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANO”

Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile

LA “ACCURSIO GIARRATANO” DI SCIACCA E’ STATA LASCIATA 12 ORE PRIMA CHE UNA NAVE DELLA GUARDIA COSTIERA ARRIVASSE

Molto lo denunciano da tempo: c’è una linea sottile tra il detto e il non detto lungo la quale si vuol far passare il messaggio secondo il quale chi soccorre naufraghi – un peschereccio, un mercantile, un rimorchiatore – va incontro a grane e rogne. E danni commerciali ed economico.
Così, magari un’altra volta sarà  meglio tirare dritto ed non ascoltare le richieste d’aiuto.
Ma non tutti la pensano cosi’: “Mi vergogno di essere italiano, Roma non può lasciarci senza soccorsi se chiediamo aiuto: dignitosamente facciamo il nostro lavoro, in mare giorni e giorni a pescare, senza contributi pubblici, solo sacrifici, ma non vogliamo essere abbandonati dallo Stato in queste situazioni”.
Così Gaspare Giarratano, l’armatore del peschereccio “Accursio Giarratano” di Sciacca (Agrigento), protagonista dell’ultimo salvataggio di migranti in acque maltesi.
A bordo c’era l’altro figlio Carlo, al quale dava sostegno da terra mentre i soccorsi hanno impiegato più di 12 ore per intervenire.
“Dopo il no di Malta, l’Italia doveva intervenire subito: battiamo bandiera europea e bandiera italiana – aggiunge – e il salvataggio è nel nostro dna. Rifarei tutto, perchè quella barca porta il nome di mio figlio morto a 15 anni per cancro e salviamo tutti nel suo nome, come farebbe lui”.
Noi soccorriamo con tutto il cuore i migranti in difficoltà , e lo facciamo anche come omaggio alla memoria di mio figlio morto: non ci si gira dall’altra parte davanti a chiunque abbia bisogno”.
Gaspare Giarratano, 63 anni, ha la voce ferma. E’ l’armatore della “Accursio Giarratano”, il motopeschereccio di Sciacca (Agrigento) che ha sospeso le proprie attività  di pesca quando si trovava a circa 50 miglia dalla costa di Malta dopo essersi imbattuto in un gommone carico di migranti disidratati e in evidente difficolt�
Non è la prima volta che a questa imbarcazione, dove al comando c’è Carlo, l’altro figlio di Gaspare, incontra sulla propria rotta barconi o piccole imbarcazioni piene di disperati. Succede spesso, anche perchè l'”Accursio Giarratano” è un natante autorizzato alla pesca mediterranea, che può solcare le acque internazionali.
“Mio figlio Accursio – spiega – è morto nel 2002, dopo una lotta lunga due anni contro un male incurabile che lo aveva colpito. Se n’è andato che aveva appena 15 anni, e la nostra barca oggi porta il suo nome”.
“Come potremmo voltarci dall’altra parte – aggiunge – di fronte alle richieste di aiuto che provengono da esseri umani, che possono essere anche bambini, che magari ci guardano con gli occhi di mio figlio? No, noi li salviamo, e lo facciamo anche pensando al mio ragazzo, perchè lui era come noi, e da lassù ci benedice”. “E tutte le volte noi facciamo il nostro dovere, sbracciandoci e aiutando uomini, donne e bambini, perchè è giusto così”, afferma orgoglioso l’armatore.

(da agenzie)

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IL SEQUESTRATORE DI PERSONE CI RIPROVA: SALVINI NON CONCEDE IL PORTO ALLA GUARDIA COSTIERA ITALIANA CHE HA SOCCORSO 141 PROFUGHI

Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile

“NON SCENDONO FINO A QUANDO L’EUROPA NON LI PRENDE IN QUOTA”: BRAVO VALLO A DIRE AI TUOI COMPAGNI DI MERDA UNGHERESI E POLACCHI… IMPEDIRE A UNA NAVE MILITARE ITALIANA L’ACCOSTO E’ SEQUESTRO DI PERSONA E CHI REITERA IL REATO VA ARRESTATO… MA GRAZIE AL M5S QUESTO SOGGETTO GODE DI IMPUNITA’

La strategia di Salvini è nota: creare un problema, non risolvere il problema, dare la colpa agli altri del problema e fare propaganda e campagna elettorale sul problema.
Così all’indomani del vertice in Francia sulla redistribuzione dei migranti che l’Italia ha disertato ipotizzando soluzioni fuori dalla realtà  (porti sicuri a rotazione) adesso il Viminale è tornato a fare i soliti giochetti: ossia non far sbarcare una nave (della Guardia Costiera come la Diciotti) in attesa di discutere sulla redistribuzione.
Ossia quel ‘mercato’ che il ministro degli esteri tedesco aveva pochi giorni fa stigmatizzando auspicando un accordo chiaro e automatico sulla redistribuzione
Adesso nave ‘Gregoretti’ della Guardia costiera, con a bordo 141 migranti, è ancora in attesa di destinazione del porto dove potere sbarcare i naufraghi.
Cinquanta migranti sono stati trasbordati da un gommone, dopo il soccorso del peschereccio ‘Accursio Giarratano, mentre gli altri 91 erano su un altro gommone segnalato da un peschereccio tunisino. Adesso la nave Gregoretti è in attesa di un ordine per potere sbarcare i migranti.
Lo stesso Capitan Nutella ha rivendicato questa decisione: ”C’e un soccorso di 140 immigrati con le nostre motovedette e ho già  dato indicazioni che non venga assegnato un porto prima che non ci sia sulla carta la redistribuzione in tutta Europa di tutti i 140 a bordo”.
La richiesta è stata confermata da Bruxelles: la Commissione europea fa sapere che “questa mattina ha ricevuto dall’Italia una richiesta di svolgere un ruolo di coordinamento attivo per facilitare lo sbarco dei migranti soccorsi che si trovano attualmente a bordo della nave della Guardia costiera italiana Gregoretti”. Un portavoce della Commissione ha precisato che   “come già  fatto in molti casi simili in passato” Bruxelles “prenderà  ora contatti con gli Stati membri”.
Così una nave militare italiana viene di fatto tenuta in ostaggio.

(da agenzie)

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OMICIDIO CARABINIERE ROMA: ASCOLTATI SIA UN ITALIANO E UN ALBANESE CHE DUE AMERICANI

Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile

I PRIMI DUE RIPRESI IN ZONA DA UN VIDEO ALLOGGIAVANO IN UN HOTEL DI LUSSO NELLA ZONA

Li hanno trovati in un albergo del centro, i due ragazzi ascoltati questa mattina come persone informate dei fatti nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Mario Cerciello Rega, il carabiniere colpito a morte con varie coltellate nella notte tra il 25 e il 26 luglio a Roma.
Cerciello era intervenuto per una segnalazione per furto con cavallo di ritorno: i due malviventi avrebbero rubato una borsa, poi avrebbero richiamato la vittima chiedendole soldi per averla indietro.
In un video la scena dello scambio: nelle immagini i due ragazzi compaiono insieme a un uomo senza capelli che sarebbe l’autore della denuncia per furto.
In mattinata, in una nota interna dei carabinieri pubblicata dalle agenzie di stampa, i due presunti assassini erano stati descritti come due «nord africani di età  compresa tra i 20 e i 25 anni, uno dei due ha i capelli mesciati».
I due ragazzi ascoltati questa mattina in caserma sono in realtà  un italiano e un albanese e uno dei due ha i capelli mesciati, come nella descrizione.
Tra le persone ascoltate questa mattina, tuttavia, ci sarebbero due cittadini americani.
Nelle prime ore successive all’aggressione del carabiniere si era parlato di due nordafricani come autori materiali

(da agenzie)

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LA MAIL DEL VIMINALE SMENTISCE SALVINI: “SAVOINI VA ACCREDITATO”

Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile

I DOCUMENTI DI PALAZZO CHIGI SVELANO I CONTATTI TRA SALVINI E L’AMBASCIATA RUSSA

Il ministro Salvini ha sempre negato che il presidente dell’Associazione Lombardia Russia facesse parte della sua delegazione, ma i documenti “allegati alla relazione consegnata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Parlamento ricostruiscono ogni passaggio.
E rivelano il ruolo di primo a piano a lui assegnato per quella missione, proprio su richiesta del Viminale”.
Lo scrive il Corriere della Sera, in un articolo sui documenti che svelerebbero i contatti tra il ministero dell’Interno e l’ambasciata in occasione del viaggio di Salvini a Mosca, a luglio di un anno fa.
Si tratta del bilaterale dei ministri dell’Interno italiano e russo, quest’ultimo accompagnato da alcuni membri del Consiglio di Sicurezza.
È la visita del 16 luglio 2018 del leader della Lega a Mosca, quella della foto del tavolo istituzionale alla cui estremità , non si sa a quale titolo, sedeva Gianluca Savoini.
Scrive il Corriere:
Cinque giorni prima, l′11 luglio parte la richiesta del Viminale. Il 13 luglio “con una nota verbale dell’Ambasciata italiana a Mosca indirizzata al Ministero degli affari esteri della Federazione Russa veniva comunicata la lista della delegazione ufficiale e dei partecipanti agli incontri in programma e in entrambe le liste erano presenti l’onorevole Claudio D’Amico e il dott. Gianluca Savoini, indicati nello ‘staff del Ministro Salvini’”

(da agenzie)

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SALVINI HA PAURA DI COSA E’ STATO TROVATO NEL CELLULARE DI SAVOINI

Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile

NON SOLO E’ CERTO CHE SALVINI HA MENTITO, MA ORA HA BISGNO DI SAPERE COSA HA IN MANO LA PROCURA

La difesa di Gianluca Savoini chiede la restituzione del telefonino sequestrato all’indagato per corruzione internazionale.
Mentre si ha la certezza che Salvini ha mentito su Gianluca Savoini e sulla sua presenza nella delegazione ufficiale del ministero dell’Interno a Mosca il 16 luglio 2018, il vicepremier sta disperatamente giocando una partita in cui ha bisogno di tempo non tanto per portare il Paese sotto l’ombrellone e fargli dimenticare questa storia, ma per riuscire a ottenere un qualche straccio di indicazione su ciò che ha in mano oggi la procura di Milano che indaga per corruzione internazionale sui convitati del Metropol (Gianluca Savoini, l’avvocato d’affari Gianluca Meranda, il suo consulente Francesco Vannucci). Raccontano Fabio Tonacci e Carlo Bonini su Repubblica:
Non a caso ieri ha fatto capolino in procura l’avvocato di Savoini, Lara Pellegrini, per depositare una richiesta di riesame del sequestro del cellulare e dei documenti rinvenuti durante la perquisizione.
Una mossa che evidentemente, visto il momento dell’anno (di qui a pochi giorni comincerà  per il Tribunale il periodo feriale) non ha certo lo scopo di rientrare in possesso dello smartphone, ma di costringere i magistrati della pubblica accusa a depositare atti coperti dal segreto istruttorio.
Per la truppa Salvini-Savoini-D’Amico, infatti, il problema, con tutta evidenza, gira intorno all’urgenza di dare risposta ad alcune domande che la tormentano.
Cosa ha scoperto, per esempio, la Guardia di Finanza, esaminando in questi mesi i conti dell’Associazione Lombardia-Russia, sulle operazioni finanziarie con controparti russe?
Fin dove l’analisi del telefono ha consentito di ricostruire, nel dettaglio, i contatti tra Salvini e Savoini immediatamente precedenti e immediatamente successivi al 17 e 18 ottobre 2018, i giorni della trasferta a Mosca per il convegno di Confindustria Russia, con la cena al Rusky e l’incontro riservato al Metropol?
Detta altrimenti, fin dove è dimostrato che Salvini fosse al corrente di quello che si sarebbe discusso ai tavoli del Metropol in nome e per conto del partito di cui è Segretario federale?

(da “NextQuotidiano“)

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L’INCOSCIENZA AL POTERE

Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile

M5S E LEGA NON SONO D’ACCORDO SU QUASI NULLA, MA NON VOGLIONO   LE ELEZIONI

Povero Mattarella, e povera Italia. Proprio ieri, alla cerimonia del Ventaglio, tradizionale saluto all’informazione prima delle vacanze, il presidente della Repubblica aveva esortato le forze politiche a evitare conflittualità , ricordando come la collaborazione favorisca le decisioni. Intanto che le sue parole uscivano dal Quirinale (“evitare conflittualità “, “collaborazione nelle istituzioni”), Matteo Salvini rifilava un ceffone, l’ennesimo in verità , al suo e nostro presidente del Consiglio: “Del discorso di Conte mi interessa meno che zero”.
Si riferiva all’intervento del giorno prima del premier su Moscopoli. Intervento per altro molto cauto, recitato in un Senato dimezzato dall’assenza dei parlamentari grillini, posto che abbia ancora un senso chiamarli così, cioè la parte politica che virtualmente rappresenta la maggioranza di governo e di cui il premier stesso è espressione.
In ogni altra democrazia del mondo, giunti al punto in cui siamo, il presidente del Consiglio avrebbe già  decorosamente rimesso il suo mandato, le Camere sarebbero state sciolte, il voto anticipato alle viste.
Al di là  di ogni appartenenza o simpatia politica, la situazione ha da settimane superato il punto di un possibile ritorno a un minimo di dignità , dove per dignità  si intende che le forze di governo, avendo perso per via ogni punto di contatto e di condivisione, ne prendono responsabilmente atto e stracciano il risibile contratto che le ha artificialmente tenute insieme per un anno di travagliata convivenza.
Non c’è tema dove ci sia un minimo d’unità  d’intenti: dalle autonomie regionali alle alleanze internazionali, dall’ineludibile legge di bilancio all’illiberale decreto sicurezza, dalle multe capestro a chi salva i migranti in mare ai balletti deprimenti su Tav, Tap, Ilva, Alitalia.
Il risultato è che, giorno dopo giorno, assistiamo attoniti a scambi sanguinosi di accuse tra i due partiti che avrebbero la responsabilità  di guidare da qualche parte un Paese sfibrato da ondate d’odio inattese, frustrato nelle sue ambizioni di crescita, mai così in bilico sul crinale che divide la decadenza, non solo economica ma anche sociale, da una qualsiasi ipotesi di ripartenza.
Giorno dopo giorno, sembra sempre di essere arrivati all’ultimo giorno. Arriva invece un vertice a sorpresa, una dichiarazione a buttare la palla in tribuna, un compromesso notturno all’estremo ribasso.
E la mattina dopo si ricomincia, per ora andiamo avanti che il futuro prossimo è nella mani di dio, senza che nessuno dei commedianti in causa abbia un soprassalto di onestà  e dica per primo “basta, io non ci sto più”. Sia esso il ministro dell’Economia, o quello degli Esteri, o lo stesso presidente del Consiglio, costretto com’è a mediare ciò che mediabile non è più, e forse non lo è mai stato.
Sui leader dei rispettivi schieramenti, e corti annesse, inutile fare affidamento. Luigi Di Maio teme che la spirale al peggio del suo Movimento lo inghiottisca in caso di ritorno alle urne e quindi, pur di evitarle, si consegna, e consegna il proprio patrimonio di valori, all’acerrimo alleato.
Matteo Salvini, che invece dalle urne uscirebbe trionfatore, gioca in proprio una partita dove l’unica vera incognita sono le mine vaganti ordite da qualche procura impertinente (su Moscopoli, sui 49 milioni scomparsi dalle casse del partito, sugli eventuali 65 trattati nelle opache sale dell’Hotel Metropol).
Ma a lui, visto il consenso di cui gode, basta mentire a ripetizione (Savoini chi?) o dispiegare la forza atomica della sua propaganda per sviare l’attenzione su temi ad alta intensità  emotiva ( il dramma degli affidi controversi dei bambini di Bibbiano, Comune rosso, guarda caso) o anche provocatoriamente popolari (la campagna per dare una casa ai poveri cani rimasti vagabondi dopo lo sgombero forzuto del Centro di Cara di Mineo, sgombero che è costato tragedie immaginabili a centinaia di “invisibili” che però, essendo umani di serie B, si arrangino).
La strategia della bugia e quella della distrazione di massa: per ora pagano, e anche bene. L’uomo forte per un’Italia debole. Il paradosso, piuttosto sconveniente per le sorti nazionali, è che l’ulteriore rafforzamento del primo passa per l’aggravarsi della debolezza della seconda. Forse il peggior difetto di un governo nato difettoso è l’incoscienza.
Solo ai bambini è concessa. Per gli adulti è un vizio pericoloso. Per chi ha ottenuto i voti per comandare un Paese, l’incoscienza è il peccato più grave, che non si emenda fingendo di baciare crocifissi o barattando i propri ideali con le convenienze del potere.
Salvini e Di Maio hanno scambiato la vittoria in due turni elettorali, sia pure con esiti capovolti (le Politiche del 2018 ai 5Stelle, le Europee del 2019 alla Lega) per una cambiale in bianco da esibire in nome e per conto del popolo italiano.
Col risultato, a poco più di un anno dal loro insediamento, che il marchio Italia ha perso credibilità , e di conseguenza rilevanza.
Per responsabilità  diretta dei partiti vincitori, e con la complicità  di un’opposizione incapace di ritrovare un’anima e un’unità  d’azione, aggiungerei anche un linguaggio, capaci di contrastare con efficacia il racconto dominante di chi, insieme al governo del Paese, si è preso le postazioni strategiche per creare e mantenere il consenso, compresa la Rai e le piazze ormai rilevantissime del mondo parallelo più influente, quello dei social network, il nuovo impero dei sentimenti e dei risentimenti.
Promesse sbandierate e poi rinnegate, senza mai passare per un accenno di mea culpa. Risultati economici catastrofici, pure in una contingenza difficile, senza che l’altalena tra recessione e stagnazione inducesse a un minimo di revisione dei programmi. Strappi continui con l’Europa, fino all’isolamento di cui patiamo ora tutte le conseguenze. Spericolate manovre di avvicinamento con le grandi potenze lontane, dalla Russia di Putin all’America di Trump fino allo sfioramento con la Cina di Xi Jinping, accendendo debiti di sudditanza di cui pagheremo i conti per molti anni a venire.
Sono alcuni, soltanto alcuni, dei frutti velenosi prodotti da un sistema partorito da due forze nate come anti-sistema, che invece di lavorare per cambiare l’Italia nel senso disegnato dai rispettivi impegni annunciati ai propri sostenitori, hanno invece scelto di continuare in una specie di campagna elettorale permanente, dove il dichiarare vale infinitamente più del fare, finendo per fare poco (e quel poco, specie in materia di diritti civili, in maniera barbara) e annunciare molto (e quel molto, giudicato troppo anche dagli osservatori internazionali, in crescente e insanabile contrasto tra improbabili alleati).Solo l’incoscienza dei contraenti di questo patto di legislatura vieta di ammettere che il sessantacinquesimo governo della Repubblica italiana, nato il primo giugno 2018, è politicamente e clinicamente morto.
Tra i vantaggi collaterali di questa sopravvivenza fasulla, gli onorevoli fantasmi potranno fingere di non vedere, o addirittura vantarsi, di una breve in cronaca: naufragio al largo della Libia, oltre 100 persone disperse, cioè annegate, in salvo 140, ricomincia un altro balletto acchiappavoti sui porti chiusi. Nel suo piccolo, la Lega non ha votato la riforma del Trattato di Dublino e continua a disertare i vertici europei sull’immigrazione.
Un problema di coscienza, per chi ancora ne conserva una.

(da “La Repubblica”)

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