Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
LUNA PARK ITALIA: ORA I MEZZI DELLE FORZE DELL’ORDINE SERVONO PER FAR GIOCARE I FIGLI DEL MINISTRO… SALVINI “ERRORE MIO”: BENE, ATTENDIAMO LE SUE DIMISSIONI
A Milano Marittima Federico, il figlio sedicenne del ministro dell’Interno Matteo Salvini, sale su una
moto d’acqua della Polizia di Stato per un giro davanti alla spiaggia.
Due uomini cercano di bloccare il videomaker che filma la scena: “È un mezzo della polizia, non ci mettere in difficoltà ”.
Si qualificano come poliziotti e adducono ragioni di “privacy” in un luogo pubblico. Alle richieste di chiarimenti del giornalista, omettono che sul mezzo delle forze dell’ordine ci sia il figlio del vicepremier.
Il giornalista resta sul posto e i due innervositi lo seguono per l’intera mattinata fino all’ora di pranzo, cercando di oscurare le riprese mettendosi davanti alla telecamera. Poi uno dei due cambia versione: “Non abbiamo mai detto di essere poliziotti, se vieni con me ti faccio spiegare chi sono”.
Mentre a terra c’era questo confronto, qualcuno chiamava il pilota della moto in questione e lo invitava a tornare a riva in un punto della battigia molto distante dal reporter.
Interpellata da Repubblica sull’episodio, la Questura di Ravenna spiega di aver avviato “un accertamento per un eventuale utilizzo improprio dei mezzi dell’amministrazione”.
A due ore dalla pubblicazione del video, il commento del ministro dell’Interno Salvini: “Mio figlio sulla moto d’acqua della Polizia? Errore mio da papà , nessuna responsabilità va data ai poliziotti”.
Bene, attendiamo le dimissioni come avverrebbe in qualsiasi Paese civile.
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
IL PROCURATORE SCAVONE VUOLE CAPIRE LE CONDIZIONI A BORDO: “I MINORENNI SIAMO RIUSCITI A FARLI SCENDERE, PER GLI ALTRI NON CI VORRA’ MOLTO”… “PER I MINORI L’ACCOGLIENZA E’ UN DIRITTO, NON UNA FACOLTA'”… PATRONAGGIO ALL’ANTIMAFIA: “NESSUNA RESPONSABILITA’ PENALE DELLE ONG”
“Questa volta i minorenni siamo riusciti a farli scendere velocemente. Credo che anche per gli altri non ci vorrà molto”. C’è una decisa azione congiunta del procuratore reggente di Siracusa Fabio Scavone e della procuratrice dei minori di Catania Caterina Ajello dietro l’ok del Viminale allo sbarco di 16 dei 131 migranti da cinque giorni a bordo della nave Gregoretti della Guardia costiera italiana ormeggiata dall’alba di domenica al pontile Nato del porto militare di Augusta.
Così come era accaduto a gennaio con la Sea watch, rimasta per diversi giorni alla fonda davanti al porto di Siracusa, anche questa volta il primo obiettivo dei magistrati è stata la tutela dei minori migranti a bordo.
Ma mentre a gennaio c’erano voluti diversi giorni e un braccio di ferro con il Viminale, ieri – a poche ore dalla richiesta delle due Procure – Salvini ha dovuto acconsentire allo sbarco dei 16 ragazzi che hanno dichiarato di avere un’età compresa tra i 15 e i 17 anni.
“Per loro l’accoglienza e la possibilità di chiedere immediatamente asilo è un diritto e non una facoltà “, taglia corto il procuratore Fabio Scavone che, con un passato da ufficiale di Marina, si muove con particolare competenza in questo campo minato.
Il suo primo atto, appena informato dell’approdo ad Augusta della nave Gregoretti, è stato quello di aprire un fascicolo, modello 45, al momento senza ipotesi di reato, quanto basta per potergli consentire un intervento intanto a tutela dei minori e poi anche degli altri migranti trattenuti a bordo su ordine del Viminale fino a quando dagli Stati europei non arriverà la disponibilità ad accogliere tutte le persone salvate il 25 luglio nel Mediterraneo.
“Al momento a noi compete la verifica della situazione a bordo – spiega a Repubblica il procuratore che sta ascoltanto il comandante della nave per capire quale sia la situazione sulla Gregoretti – Abbiamo ricevuto informazioni dalla Capitaneria di porto che testimoniano condizioni delicate difficilmente tollerabili ancora. I migranti sono tenuti sul ponte scoperto, esposti al sole e al vento, a Catania hanno ricevuto dalla Croce Rossa dei kit di emergenza e un rifornimento di viveri e farmaci che sono già in esaurimento. E sono troppi per essere tenuti a bada in piena sicurezza dagli uomini dell’equipaggio. È evidente che la nave è in un pontile militare ma devono essere portate a terra in tempi rapidissimi”.
Urgenti informazioni” al comandante generale della Guardia costiera, ammiraglio Giovanni Pettorino, sono state chieste dal Garante per i diritti dei detenuti, Mauro Palma, sulle condizioni dei migranti trattenuti sulla Gregoretti nel porto militare di Augusta e “sulle circostanze del negato sbarco”. La situazione delle persone a bordo, sottolinea Palma, si configura “come una privazione de facto della libertà personale”. Il Garante chiede “delucidazioni in relazione alla risposta o meno alla richiesta di un ‘posto sicuro'”.
Oggi intanto la commissione regionale Antimafia, guidata da Claudio Fava, ha ascoltato in audizione il capo della Procura di Agrigento, Luigi Patronaggio, a proposito delle indagini relative ai salvataggi dei migranti, delle minacce ricevute dal magistrato e della situazione di Girgenti acque, la società che gestisce le risorse idriche nell’agrigentino.
“Non è compito mio valutare le politiche migratorie e di contenimento del governo nazionale”, ha detto Patronaggio secondo l’agenzia Adnkronos, che riporta il virgolettato di frasi che sarebbero state pronunciate nell’audizione a porte chiuse.
“I porti della Libia non sono sicuri”, ha continuato Patronaggio secondo l’Adnkronos: “Il porto sicuro non è solo quello dove si mette in salvo la vita umana ma anche quello che assicura i fondamentali diritti umani e della persona”.
Quanto ai rapporti con le Ong “per noi c’è una rilevanza penale solo se c’è un accordo tra chi mette in mare i gommoni e le ong, altrimenti c’è il rischio che si presti a strumentalizzazioni. Ci siamo occupati della zona Sar libica e del comportamento di alcune ong solo per valutare il loro operato, quando si rifiutano di portare in Libia i migranti. Non c’e dubbio che la zona sar libica non è adeguatamente presidiata”.
“Il procuratore Patronaggio – ha detto il Presidente della Commissione regionale antimafia all’Ars Claudio Fava dopo l’audizione del Procuratore capo di Agrigento – ha ritenuto di smentire, alla luce delle inchieste che ci sono state fino adesso, responsabilità penali delle ong, cioè collegamenti organici tra criminalità organizzata libica e le navi che hanno offerto assistenza. Questo fuga ogni ombra e pregiudizio sul fatto che ci sia un accordo tra ong e organizzazioni libiche”.
Molti migranti, quando vengono recuperati dalla Guardia costiera libica “preferiscono ammazzarsi piuttosto che essere riportati in Libia”, ha detto Patronaggio secondo l’agenzia.
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
SI CONTINUA A NEGARE CHE IL PUSHER FOSSE UN CONFIDENTE… LA STRANA PRESENZA DI QUATTRO CARABINIERI “FUORI SERVIZIO” A PASSEGGIO NELLA ZONA, QUATTRO AUTO “DI COPERTURA” TROPPO DISTANTI, UN COLTELLO DI 18 CM DI LAMA CHE NESSUNO NOTA
«Mario Cerciello Rega non aveva l’arma con sè, l’aveva dimenticata»: lo ha detto il comandante
provinciale dei carabinieri di Roma, Francesco Gargaro, nella conferenza stampa sull’omicidio del vice brigadiere.
La circostanza, che finora non era stata mai detta dai carabinieri, spiega solo una delle obiezioni che si facevano sulla ricostruzione dello scontro con Gabriel Natale-Hjorth ed Elder Finnegan Lee.
“Cerciello non aveva arma con sè, ma aveva le manette. La pistola probabilmente l’aveva dimenticata. Solo lui sapeva perchè”, ha detto Gargaro.
La pistola era nel suo armadietto in caserma, spiegano i carabinieri, mentre Varriale aveva l’arma che gli è stata ritirata dopo il fatto per accertamenti. Questo spiega perchè Mario Rega Cerciello non si è difeso. Non ha fatto in tempo, per l’aggressione fulminea e non aveva con sè la pistola d’ordinanza che aveva invece il collega Andrea Varriale, impegnato in una colluttazione distante da lui con Natale Hjorth e impossibilitato a correre in aiuto del vicebrigadiere fin quando i due non si sono dati alla fuga. “Non c’è stato tempo di reagire, Andrea Varriale non poteva sparare a un soggetto in fuga altrimenti sarebbe stato indagato per un reato grave” spiega Gargaro.
“Non immaginavano di trovarsi di fronte una persona con un coltello di 18 centimetri, e non si aspettavano neanche di essere aggrediti nel momento in cui si qualificavano come carabinieri”, ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Roma, Francesco Gargaro, aggiungendo che “si trattava di un servizio che a Roma si fa ogni giorno, o quasi”.
Gargano ha anche smentito l’assenza di pattuglie di appoggio ai due carabinieri: “Nella zona c’erano 4 pattuglie nei paraggi che non dovevano essere visibili per non pregiudicare l’operazione. Pattuglie che sono intervenute dopo l’allarme dato”. I due carabinieri, aggiunge Cerciello, non immaginavano che sarebbero stati aggrediti.
I giornalisti poi chiedono in conferenza stampa perchè c’è un omissis nella risposta di Brugiatelli e ricevono una risposta disarmante: “A noi non risultano omissis”.
Sull’intervento di quattro militari liberi dal servizio, stranamente insieme in zona poi, il generale ha aggiunto che “non è biasimabile ma apprezzabile che dei carabinieri liberi dal servizio si preoccupino di individuare spacciatori e ladri nei loro quartieri o in quelli limitrofi, si è carabinieri anche quando si è liberi dal servizio”.
Il generale ha poi spiegato che l’indicazione sul fatto che i due responsabili fossero “due maghrebini”, come in un primo momento erano stati definiti gli autori del delitto, è stata “data da Brugiatelli” e non dal carabiniere Andrea Varriale, che “era sotto shock”.
Riferendosi alla foto scattata venerdì 26 luglio in un ufficio del Reparto investigativo dei carabinieri di via In Selci, in cui si vede Natale Hjorth a capo chino, ammanettato dietro la schiena, con un foulard sugli occhi che gli impedisce la vista, Prestipino ha spiegato che vi è stata “tempestiva segnalazione da parte della stessa Arma”, che i vertici “hanno definito il fatto grave e inaccettabile” e che la Procura sul punto ha avviato “indagini necessarie per accertare quanto accaduto, per darne una qualificazione giuridica, senza pregiudizio, con determinazione e rigore, già dimostrati in altre vicende”.
Ai giornalisti americani presenti, che facevano domande sul trattamento riservato ai propri concittadini, come l’assistenza linguistica, e ipotizzava paralleli con il caso di Amanda Knox, gli inquirenti hanno risposto lapidariamente “la procura di Roma è abituata a trattare con indagati di ogni nazionalità “.
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
“SIAMO ALLA BARBARIE, NORME PER IMPEDIRE AI CITTADINI DI MANIFESTARE”
Lei lo ha detto chiaro e tondo. Il decreto sicurezza bis no. Proprio non si può: “Non lo voterò.Ci si avvia verso uno stato di polizia. Mancano solo le leggi razziali. Siamo alla barbarie”.
Parole di Elena Fattori, la senatrice dissidente M5s che è sospesa da diversi mesi ma non è stata ancora espulsa.
Ma stavolta con lei, vista la deriva reazionaria, ci potrebbero essere una decina di senatori e i numeri risicati ballan
Fattori spiega il suo dissenso: “Innanzitutto per il reato di chi soccorre gente in mare. Chiederò l’abolizione o la riduzione della pena nel caso in cui vengano soccorsi minori. Poi c’è la norma sulle manifestazioni che non va bene.
E aggiunge: “So che alle manifestazioni vanno reparti speciali, con caschi e scudi. Credo, invece, che si dovrebbero inasprire le pene in situazioni ordinarie. Se attacchi un agente che ti chiede i documenti è molto più grave. Penso alla vicenda del carabiniere ucciso, anche se non voglio strumentalizzarla. Credo che la norma sia una scusa per impedire ai cittadini di manifestare”.
(da Globalist)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
ESPONENTI M5S POTREBBERO VOTARE EMENDAMENTI CONTRARI AL DECRETO, PAURA CHE SALTI TUTTO
Il vero banco di prova per la maggioranza sarà sul dl sicurezza, nodo che si aggiunge a quelli sul
dossier autonomia, sulla manovra e sulla riforma della giustizia.
Il provvedimento andrà nell’Aula del Senato il 5 agosto per il passaggio finale: la Lega punta a blindare il testo, riproponendo quello uscito dalla Camera, il Movimento 5 stelle valuta il da farsi. “Dipende dal numero degli emendamenti”, viene riferito. A palazzo Madama però persiste il malessere di diversi esponenti pentastellati che mirano a modificare il decreto che scade il 13 agosto.
Altri presenteranno emendamenti soppressivi, mentre Forza Italia vincola il proprio sì allo stanziamento di un miliardo per le forze di polizia. Dal Pd si spiega che non ci sarà alcun accordo con la maggioranza. Ecco il motivo per cui alla fine è molto probabile che il governo faccia ricorso alla questione di fiducia.
Nonostante i dubbi del Movimento 5 stelle che teme un’ulteriore frattura interna. A pesare in ogni caso non è solo il numero degli emendamenti (il termine scadrà mercoledì alle 9) ma soprattutto il timore che ci possano essere dei voti segreti. Voti segreti che metterebbero seriamente a rischio la tenuta dell’alleanza M5s-Lega, anche se a palazzo Madama le procedure sono più snelle e l’iter potrebbe essere più veloce.
La Lega ha già lanciato l’aut aut al Movimento 5 stelle: se si mette di traverso salta tutto, il messaggio. Dai vertici pentastellati arriverà l’ordine di essere compatti, di non rispondere a quelle che vengono ritenute delle vere e proprie provocazioni da parte della Lega.
Ma nonostante eventuali minacce di fuoriuscite dal gruppo al momento ci sono alcuni senatori che ‘resistono’. Sono perlomeno una decina, secondo quanto viene riferito, i senatori pentastellati che potrebbero non votare la fiducia.
La Lega ritiene che il dl sicurezza non sia a rischio, che si potrà giocare sulle assenze – anche nelle file dell’opposizione -, che il ‘partito del non voto’ farà di tutto per far passare il dl. Fi e Fdi sono favorevoli al dl sicurezza bis ma dicono no alla fiducia.
“Al Senato cambia lo schema, c’è un voto unico, quindi questo ci costringe a votare contro”, ha sottolineato il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
C’è poi un altro tema ad accendere gli animi a palazzo Madama. Ed è la Tav. “Se il M5S vuole sfiduciare il premier che ha indicato, lo dica molto chiaramente. Una mozione sul tema non è un atto ostile alla Lega, ma un atto ostile contro Conte”, ha spiegato il capogruppo della Lega alla Camera Molinari.
Nella Lega c’è sempre la tentazione – che da tempo viene accreditata anche a Giorgetti – di approvare il dl sicurezza alla Camera e al Senato per poi passare all’incasso con le elezioni anticipate. Finora Salvini ha frenato ma anche un ‘big’ della Lega fa notare il ‘silenzio’ del vicepremier sulla tenuta o meno del governo.
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
DELITTO ARCE: PROCESSO PER I CINQUE INDAGATI, IN PRIMIS IL COMANDANTE DELLA STAZIONE, IL FIGLIO, LA MOGLIE E ALTRI DUE CARABINIERI…DOPO 18 ANNI DI DEPISTAGGI FORSE SERENA AVRA’ GIUSTIZIA
A distanza di diciotto anni dai fatti la verità sull’omicidio di Serena Mollicone, uno dei principali cold case italiani, questa volta potrebbe essere finalmente vicina.
La Procura della Repubblica di Cassino, al termine della nuova inchiesta sul l’uccisione della diciottenne di Arce, piccolo centro in provincia di Frosinone, ha chiesto cinque rinvii a giudizio. A rischiare un processo l’allora comandante della stazione dell’Arma, la moglie, il figlio e altri due carabinieri. Gli inquirenti non hanno dubbi: la studentessa sarebbe stata uccisa proprio in caserma, nel luogo dove i cittadini dovrebbero essere protetti e nel quale sono state svolte le prime indagini che non sarebbero state altro che un enorme depistaggio.
L’ex comandante della stazione dell’Arma di Arce, Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie Annamaria sono accusati di omicidio aggravato e occultamento di cadavere, l’appuntato scelto Francesco Suprano di favoreggiamento personale in omicidio volontario, e il luogotenente Vincenzo Quatrale di concorso in omicidio volontario e istigazione al suicidio di un collega brigadiere.
Serena Mollicone scomparve da Arce il primo giugno 2001 e il suo corpo senza vita, con le mani e i piedi legati e la testa stretta in un sacchetto di plastica, venne trovato due giorni dopo in un boschetto ad Anitrella, una frazione del vicino Monte San Giovanni Campano. Nel 2003, con le accuse di omicidio e occultamento di cadavere, venne arrestato Carmine Belli, un carrozziere di Rocca d’Arce, poi assolto dopo aver trascorso da innocente quasi un anno e mezzo in carcere.
L’omicidio della 18enne sembrava destinato a restare un mistero, ma la Procura di Cassino non ha mollato e le indagini hanno ripreso vigore nel 2008 quando, prima di essere interrogato, il brigadiere Santino Tuzi si tolse la vita.
Gli investigatori ipotizzarono a quel punto che il militare si fosse ucciso perchè terrorizzato dal dover parlare di quanto realmente accaduto nella caserma dell’Arma di Arce.
Alla luce dei nuovi accertamenti compiuti dai carabinieri di Frosinone, dai loro colleghi del Ris e dai consulenti medico-legali, andati avanti per undici anni, il sostituto procuratore Maria Beatrice Siravo si è convinta che la diciottenne il giorno della sua scomparsa si fosse recata proprio presso la caserma dei carabinieri, che abbia avuto una discussione con Marco Mottola e che lì, in un alloggio in disuso di cui aveva disponibilità la famiglia dell’allora comandante, la giovane sia stata stata aggredita.
Avrebbe battuto con violenza la testa contro una porta e, credendola morta, venne portata nel boschetto. Vedendo in quel momento che respirava ancora, sarebbe quindi stata soffocata e sarebbero iniziati i depistaggi. Ora le cinque richieste di giudizio e la speranza che finalmente tutta la verità venga fuori.
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
CONTINUA IL SEQUESTRO DI 115 PROFUGHI E 40 MILITARI ITALIANI… IN QUALSIASI PAESE CIVILE SCATTEREBBE IL MANDATO DI ARRESTO PER LA REITERAZIONE DEL REATO DI SEQUESTRO DI PERSONA… IL COMUNICATO DELLA GUARDIA COSTIERA CHE INGUAIA SALVINI
Sulla nave Gregoretti Matteo Salvini rischia l’indagine. 
Ieri il procuratore reggente di Siracusa Fabio Scavone e la procuratrice dei minori di Catania Caterina Ajello hanno costretto il Viminale allo sbarco di 16 dei 131 migranti da cinque giorni a bordo della nave della Guardia costiera italiana ormeggiata dall’alba di domenica al pontile Nato del porto militare di Augusta.
Spiega oggi Repubblica nell’articolo di Alessandra Ziniti che ieri è stato aperto un fascicolo, modello 45, al momento senza ipotesi di reato, ma che ha consentito l’intervento intanto a tutela dei minori e poi anche degli altri migranti trattenuti a bordo su ordine del Viminale fino a quando dagli Stati europei non arriverà la disponibilità ad accogliere tutte le persone salvate il 25 luglio nel Mediterraneo.
Ieri la commissione europea ha confermato di avere avviato una serie di contatti con gli Stati membri per sostenere la richiesta italiana ma al contempo ha specificato che «spetterà ai singoli Stati comunicare la propria disponibilità ». C’è certamente il sì della Germania. Un portavoce di Berlino dice: «Il governo federale è sconvolto di fronte all’ultimo naufragio con probabilmente oltre 100 morti ed esprime le sue più profonde condoglianze. Al tempo stesso vale il ringraziamento verso la guardia costiera libica che ha salvato oltre 100 persone».
In uno dei comunicati dedicati al tema la Guardia Costiera ha spiegato che quei migranti sono a bordo della sua nave «su indicazioni del Ministero dell’Interno», lo stesso che poi non ha dato il «pos», il «place of safety» ovvero il porto sicuro che le spetta.
Davanti alla Libia ieri è tornata la “Alan Kurdi” della ong tedesca Sea-Eye, suscitando l’ira di Salvini. Nei prossimi giorni arriverà anche la “Ocean Viking”, la nuova nave di soccorso di Medici senza frontiere e Sos Mèditerranèe.
Ma ci sono alcune analogie tra il caso della Diciotti e quello della Gregoretti. Francesco Grignetti sulla Stampa spiega che sono entrambe navi militari, in quanto la Guardia costiera è un’articolazione della Marina militare. Battono bandiera italiana. Il ponte di quelle navi è suolo italiano a tutti gli effetti. Come un anno fa, il ministro dell’Interno sta negando l’autorizzazione allo sbarco.
Il mancato sbarco secondo la magistratura è una forma di trattenimento indebito. Secondo il tribunale dei ministri di Catania si trattò addirittura di un sequestro di persona, un reato che può portare a una condanna fino a 15 anni. Per questo la procura inoltrò al Senato una richiesta di autorizzazione a procedere (indispensabile per celebrare un processo) contro il ministro dell’Interno. Che fu respinta sulla base di un voto a maggioranza dei senatori, come si ricorderà .
Per la nave Diciotti il caso arrivò al tribunale dei ministri di Catania. Stavolta, la nave Gregoretti è ferma al molo del porto di Augusta. Un porto militare a cui non è concesso ad alcuno di avvicinarsi.
Secondo Toninelli si è trattato di una scelta logica «in quanto la nave della Guardia costiera è una nave militare». Finora però era sempre stato scelto un porto civile. Augusta è in provincia di Siracusa: occhio alle mosse di quella procura
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
L’EX CAPO DI STATO MAGGIORE: “RICEVETTI PRESSIONI PER DEPOTENZIARE “MARE SICURO” E RISPOSI NO”… “HANNO GENERATO UN CLIMA DI ODIO VERSO I NOSTRI MILITARI CHE COMPIONO IL LORO DOVERE DI MARINAI”
Intervistato da Avvenire, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ex Capo di Stato Maggiore della Marina militare che già ieri si era duramente scagliato contro il Governo sulla questione della nave Gregoretti, è tornato a criticare aspramente l’esecutivo per la gestione dell’emergenza ad Augusta: “Confondere il dovere di salvare la vita umana in mare con il diritto di ogni Stato a esercitare il controllo dei flussi migratori ha generato un clima d’intolleranza e di ostilità che rischia d’isolare e svalutare chi in mare compie quotidianamente il proprio dovere per salvare esseri umani in pericolo di morte. Si tratta di due temi diversi che devono essere trattati su piani distinti, anche per arginare l’onda di odio che in troppi si sentono in diritto di riversare senza vergogna sui ‘social’, arrivando in alcuni casi a ostentare gioia per la morte in mare di donne e bambini, commentando i recenti naufragi avvenuti al largo della Libia”.
Alla domanda se è vero che ricevette pressioni per depotenziare ‘Mare Sicuro’ e che rispose ‘signornà³’, l’ex capo di Stato Maggiore della Marina Militare risponde: “È vero. Mi sono sempre battuto contro chiunque volesse privare i Comandanti in mare dei mezzi necessari ad assolvere in sicurezza la missione assegnata”.
Per prevenire le tragedie in mare, secondo De Giorgi, è necessario “da un lato occorre che si aprano canali legali d’immigrazione direttamente dai Paesi d’origine con procedure d’ingresso in Italia accettabili, sia sotto il profilo della sicurezza che della sanità ; dall’altro si deve incidere con vigore sulle organizzazioni internazionali che gestiscono il traffico di esseri umani. Occorrerebbe anche facilitare il rientro periodico dei lavoratori stranieri nelle loro terre d’origine per visitare le famiglie e per mantenere i legami con il loro ambiente, come accadeva per i lavoratori italiani emigrati in massa in America e in Nord Europa”
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile
IN EUROPA E’ BOOM DI MGRANTI ECONOMICI, UTILI A IMPRESE E FAMIGLIE… ITALIA FANALINO DI CODA, PERSINO ORBAN NE HA ACCOLTI DI PIU’
Frontiere chiuse, ma non per tutti. In Europa aumentano i lavoratori stranieri regolari. Soprattutto
tra i “duri” di Visegrad, ossia i Paesi che più alzano la voce contro i migranti, Polonia e Ungheria in testa.
E da noi? Persi dietro l’emergenza sbarchi, che emergenza non è più da tempo, abbiamo chiuso le porte a migliaia di lavoratori regolari, funzionali alla nostra economia.
Dai 350mila permessi di lavoro concessi nel 2010, siamo crollati a meno di 14mila l’anno scorso: oggi siamo gli ultimi in Europa.
A fotografare i Paesi Ue che più attraggono manodopera straniera è uno studio della fondazione Leone Moressa.
Si comincia dall’Italia: nel nostro Paese lo scorso anno i permessi di soggiorno rilasciati sono stati 239mila. Fino al 2010 i nuovi permessi erano oltre 500mila all’anno, per poi subire un drastico calo a partire dal 2011 con la riduzione della portata dei decreti flussi. Ma la notizia è un’altra: gran parte degli attuali permessi sono per ricongiungimento familiare o richiedenti asilo. Si assiste infatti al crollo dei permessi per motivi di lavoro: erano oltre 350mila nel 2010, si sono fermati a 13.877 nel 2018. Non solo.
Tra i 13.877 permessi dell’ultimo anno, ben il 40,5% è costituito da lavoratori stagionali, mentre solo il 10,6% è dato da lavoratori altamente qualificati.
Insomma l’Italia, occupata a fare la “guerra” alle Ong del Mediterraneo, ha voltato le spalle ai flussi di lavoratori stranieri regolari.
E il resto d’Europa? Al di là dei proclami, pare pensarla diversamente: “Gli altri Paesi europei, compreso il gruppo di Visegrad – scrivono i ricercatori della Moressa – continuano a far entrare migranti economici, evidentemente funzionali allo sviluppo dell’economia locale”. I numeri sono lì a dimostrarlo.
Nel 2018 in Europa sono stati rilasciati complessivamente 3,2 milioni di permessi di soggiorno: record in Polonia, con 683mila, seguita da Germania (544mila) e Regno Unito (451mila).
E ad aumentare sono proprio i permessi per lavoro: mezzo milione in più rispetto a dieci anni fa. A differenza dell’Italia, dunque, gran parte del Vecchio continente continua ad attirare manodopera extracomunitaria: in Polonia, per esempio, i permessi per lavoro sono passati da 87mila nel 2010 a quasi 600mila nel 2018.
Anche l’Ungheria del muro anti-immigrati di Orban lo scorso anno ha concesso 31mila permessi per lavoratori stranieri: 26mila in più di dieci anni prima.
E tra i grandi, Germania e Francia hanno aperto ancor più le loro porte al lavoro degli immigrati. Non è tutto.
L’anomalia italiana appare ancora più chiara rapportando il numero di permessi di lavoro alla popolazione residente. Il nostro Paese, infatti, registra il tasso più basso di tutta l’Ue: i 13.877 permessi del 2018 equivalgono ad appena 0,23 ingressi ogni mille abitanti, contro una media Ue di 2,24. Dal lato opposto, Malta ha rilasciato 21,40 permessi ogni mille abitanti. In doppia cifra anche Polonia (15,72), Cipro (11,31) e Slovenia (10,17).
“Negli ultimi anni l’immigrazione è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica e del dibattito politico – conclude lo studio della Moressa – in realtà oggi in Italia arrivano molti meno immigrati rispetto a 10 anni fa, quando i permessi per motivi di lavoro superavano quota 350mila.
Gli altri Paesi europei, invece, sono molto più attivi per quanto riguarda gli ingressi per motivi di lavoro. La Polonia ne ha rilasciati quasi 600mila, il Regno Unito 108mila, la Germania 68mila. L’Italia, appunto, meno di 14mila. Rispetto alla popolazione residente, registriamo il tasso più basso di tutta l’Ue. Una chiusura difficilmente compatibile con uno scenario di crescita economica”.
(da “La Repubblica”)
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