Destra di Popolo.net

CRESCE LA RIVOLTA DEI PARLAMENTARI GRILLINI CONTRO DI MAIO

Agosto 27th, 2019 Riccardo Fucile

ALLIBITI DALLA PRETESA DI DI MAIO DI VOLERE IL VIMINALE: “VUOLE SOLO FAR SALTARE L’INTESA, TRADENDO IL MANDATO DEI GRUPPI”… “RIDICOLO PRETENDERE DI CONSIDERARE CONTE SUPER PARTES PER POTER RESTARE ANCHE VICE-PREMIER”

Il quadro della situazione a fine mattinata è molto chiaro: con poche eccezioni l’intera compagine parlamentare del M5s comincia a mostrare segni di insofferenza verso la linea, definita irragionevole, con la quale il capo politico Di Maio sta conducendo la trattativa col Pd di Zingaretti.
Come se- è il sospetto- il leader grillino sotto sotto puntasse a far saltare il banco alzando sempre l’asticella.
Il dato che sta lasciando più allibiti è la pretesa di Di Maio, la cui inesperienza politica è sotto gli occhi di tutti, di sostituire Salvini al Viminale, altro dicastero sul quale non ha alcuna competenza se non quella, semmai di aver acriticamente appoggiato tutte le scelte più nefaste di Salvini.
Il Pd ha proposto l’attuale capo della polizia, il prefetto Franco Gabrielli.
Ora se, come anche molti parlamentari M5s fanno notare, la stella polare del movimento dovrebbe essere quella della competenza perchè rifiutare in maniera così perentoria di affidare il Viminale a un servitore dello Stato di lunga data e insistere per metterci Di Maio, che tra l’altro dovrebbe saltare da un ministero all’altro non avendo alcuna esperienza?
Basterebbe mettere i due curricula in parallelo per vedere chi tra Gabrielli e Di Maio potrebbe gestire meglio una fase politica nella quale il ministero dell’Interno dovrebbe essere decisivo per mettere l’istituzione al riparo da strumentalizzazioni politiche e contribuire a non dare alibi a chi cavalca odio, rancore e razzismo.
Ma non solo: ciò che lascia sconcertati molti spettatori (anche nel M5s) e l’altra pretesa sempre di Di Maio di considerare Giuseppe Conte non espressione del M5s, ma una figura super partes. Da qui la richiesta- ultimatum di vedersi riconfermato come vicepremier.
La realtà  è un’altra e anche in questo caso è sotto gli occhi di tutti: Giuseppe Conte era così interno al Movimento da essere stato indicato da Di Maio come possibile ministro di un monocolore grillino. Ed è altrettanto noto che il M5s punti tutto su Conte quale figura da utilizzare in una possibile campagna elettorale. E allora perchè insistere sul fatto che sia super partes?
Le ore passano e cresce il nervosismo soprattutto tra deputati e senatori grillini che vedono avvicinarsi le elezioni anticipate e sfumare un governo che rappresenti una svolta perchè il loro capo politico, reduce da clamorose sconfitte, senta il bisogno di alzare le penne quasi come riscatto per averle tenute abbassate per più di un anno.
Oltre gli umori della base quello che è certo è che la stragrande maggioranza della compagine parlamentare M5s ha sofferto e di molto l’alleanza con Salvini, compresi quelli che si sono tenuti dentro il magone votando a favore del decreto sicurezza, della legittima difesa e il salvatagio della Diciotti.
Però Di Maio e i Di Maio boys sono la minoranza che detiene la golden share. E tutti sperano che non faccia affondare ancora una volta la barca grillina anteponendo la sua poltrona alle sorti del Movimento.

(da Globalist)

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PER LIBERO “SALVINI PARLA PER CONTO DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE”

Agosto 27th, 2019 Riccardo Fucile

“E’ LA MADONNA CHE GLI CHIEDE DI SVENTOLARE IL ROSARIO”… CHIAMATE UN’AMBULANZA E RICOVERATELI A PSICHIATRIA

Un sostegno che arriva dall’alto. Non da un qualcosa di terreno, ma di ultraterreno.
Ed è così che Antonio Socci, nel suo articolo pubblicato martedì 27 agosto su Libero, spiega come Matteo Salvini sia stato legittimato a ostentare il rosario e il crocifisso nel corso dei suoi comizi politici.
L’endorsement, infatti, sarebbe arrivato direttamente dall’alto dei cieli: dalla Madonna di Medjugorje. Secondo il giornalista, infatti, domenica 25 agosto nel santuario bosniaco è avvenuto un qualcosa di clamoroso.
Citiamo testualmente: «Ebbene, domenica 25 agosto, nel pieno della crisi di governo, da quel santuario è arrivata, a sorpresa, una notizia che ha creato molto malumore a Santa Marta. Perchè, a quanto pare, la Madonna stessa — che era stata al centro del furibondo attacco bergogliano a Salvini sul rosario — ha detto la sua, facendo uno straordinario endorsement proprio a favore del leader della Lega che a lei aveva affidato, a più riprese, se stesso e le sorti dell’Italia».
Ovviamente quale sia stato il segnale non è dato sapere.
E non finisce qui: «Adesso, a meno che Bergoglio non voglia scomunicare anche la Madonna, sarà  molto difficile attaccare Salvini sul rosario».
Endorsement potenti e dove trovarli. Secondo Antonio Socci, dunque, sarebbe stata proprio la Madonna di Medjugorje a venire incontro al Matteo Salvini criticando l’atteggiamento del Vaticano. È lei ad aver fatto una scelta di appoggiare la linea dell’ostentazione fatta dal leader della Lega nel corso di comizi politici di piazza e anche in Parlamento. Insomma, una sorta di ‘ordine’ che viene dall’alto, molto più in alto di quel che si potesse sospettare.
Le parole di Socci su Libero, poi, proseguono con l’attacco alla Sinistra italiana al Vaticano e alla Cei che, secondo lui, adesso non avrebbe più modo di criticare il comportamento di Matteo Salvini a cui la Madonna ha affidato il compito di ostentare il rosario per rafforzare la cultura cristiana.

(da “NextQuotidiano”)

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VOLANO SCHIAFFI NEL M5S

Agosto 27th, 2019 Riccardo Fucile

GALLO ATTACCA DI BATTISTA CHE AVEVA CERCATO DI DIFENDERE IL POLTRONISTA DI MAIO: “STATE TRADENDO GRILLO E IL VOTO DEI GRUPPI PARLAMENTARI”

Subito dopo i lanci di agenzia in cui il Partito Democratico faceva sapere che Di Maio voleva il Viminale oltre che la vicepresidenza del Consiglio e questo stava bloccando la trattativa, Alessandro Di Battista è corso in soccorso di Giggino pubblicando un post in cui si parla di cosiddetti “temi”, che per lui significano i Benetton, Malagò che è stato visto con Veltroni e la legge sul conflitto d’interessi.
Questo, oltre a dimostrare che Di Battista non sa cosa significa “temi”, ha fatto arrabbiare gli eletti grillini.
Luigi Gallo, deputato vicino a Roberto Fico, è andato all’attacco di Di Battista addirittura prendendo il suo post — è la prima volta che un altro deputato attacca il Dibba così apertamente — e ricordando che l’ex onorevole oggi produttore di libri su Bibbiano con Fazi Editore sta andando “contro la volontà  del gruppo parlamentare e di Beppe Grillo”.
Il segnale di guerra è piuttosto chiaro e riguarda proprio Di Battista perchè nel frattempo fonti parlamentari grilline erano partite all’attacco proprio di Di Maio, segnalando che stasera ci sarà  un’assemblea alle 19 e in quella sede a finire sulla graticola potrebbe essere proprio lui.

(da agenzie)

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ANCHE I RENZIANI NE HANNO LE SCATOLE PIENE DI DI MAIO: “MAI LUI AL VIMINALE”

Agosto 27th, 2019 Riccardo Fucile

IL TWEET DI BONIFAZI, VICINO A RENZI… INSORGE ANCHE CALENDA

“Sono uno serio e responsabile. Credo al Governo Istituzionale. E mi va bene anche Conte. Ma se devo accettare Di Maio al Viminale, per me si può andare a votare subito #CrisiDiGoverno”.
Così in un tweet Francesco Bonifazi, senatore Pd, tesoriere del partito dopo la vittoria di Matteo Renzi alle primarie del 2013.
“Facciamo tutti un passo indietro. Di Maio non si assuma una responsabilità  così pesante. Le sue ambizioni personali rischiano di far saltare un accordo per dare al Paese un governo nuovo. Disinnescare le clausole dell’Iva vale molto di più che salvare un incarico ministeriale”, afferma il presidente dei senatori Pd, Andrea Marcucci, anch’egli renziano.
“Il tempo scadeva ieri. Basta ritrovate un po’ di orgoglio diamine!!!”. Lo scrive su Twitter l’ex ministro.
“Non c’è esito. Ci sono ultimatum da parte di Grillo e Di Maio su un Pdc trasformista che ha firmato tutte le peggiori porcate del Governo giallo verde. Nicola Zingaretti aveva detto no. Calarsi le braghe non si può. Il tempo scadeva ieri. Basta ritrovate un po’ di orgoglio diamine!!!”. Lo scrive su Twitter Carlo Calenda .

(da agenzie)

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NUGNES: “UN CAPO POLITICO NON DEVE AVERE INCARICHI DI GOVERNO, SCRIVIAMOLO NEL REGOLAMENTO DELLE CAMERE”

Agosto 27th, 2019 Riccardo Fucile

QUANDO DI MAIO MI DISSE: “E ALLORA COME CONTROLLO I GRUPPI PARLAMENTARI?”… LA DIVISIONE DEI POTERI E’ ALLA BASE DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA

La divisione dei poteri dello stato è alla base della nostra democrazia, è il pilastro che regge la democrazia.
Ma non si usa più, è cosa sorpassata dalla prassi e dalla esigenza inderogabile dei capibastione di controllare i gruppi e le camere, di sottomettere al volere dell’esecutivo il Parlamento, invertendo le funzioni tra controllore e controllato, in barba a tutti i bei discorsi di insediamento dei vari Presidenti delle Camere e alle chiacchiere vuote dei vari pdc, che declamano pomposamente e impropriamente la “centralità ” del Parlamento! Questo è il fatto, il Parlamento non conta più nulla nel nostro ordinamento.
(Luigi Di Maio un anno fa sgranò gli occhi innocenti e mi chiese sincero “e come controllo i gruppi Parlamentari, Paola?”, mi tremarono i polsi perchè compresi che le funzioni istituzionali erano estranee alla sua formazione culturale, figlio dei suoi tempi, giovane sveglio, pragmatico e veloce si adeguava ad una prassi già  vista e sperimentata da altri prima di lui, immemore che le cose possano essere diverse da così, era sincero e credeva davvero che a sbagliare fossi io che gli ricordavo questa cosa di altri tempi, la divisione dei poteri! )
Per riformare la politica si crede al contrario sia   necessario ridurre ancora il potere e la rappresentanza del Parlamento, con il taglio del numero dei parlamentari.
Fino a farlo scomparire in un prossimo futuro, come è stato ipotizzati dallo stesso Di Maio e da Casaleggio.
Un paradosso, un controsenso intollerabile che fa rivoltare nella tomba i tanto abusati “padri costituenti”, ma si sa le parole non corrispondono più ai fatti, in politica.
Ci vorrebbe invece, sarebbe necessario, perchè rimetterebbe le cose nei giusti binari, un semplice regolamento delle Camere che impedisca di fatto che il capo politico dei gruppi parlamentari possa avere incarichi di governo
Senza scomodare la Costituzione.
Ma questo non lo si ipotizza neanche, non è in nessun punto programmatico e su nessun tavolo. Perchè ai potentati non conviene, ai capi politici non conviene a chi controlla la politica non conviene. E oggi la politica è questo.
Si comincia piuttosto a “cedere”   sul “taglio” dei parlamentari, prima tanto osteggiato, ma sempre più sbandierato,   ipotizzando che una legge elettorale   proporzionale possa riequilibrare il gap di rappresentanza, ma il taglio del numero dei parlamentari sarà  riforma costituzionale mentre la legge elettorale, come mi fa notare qualcuno, va e viene, e potrà  sempre essere cambiata.
Non va bene.

Paola Nugnes
(ex parlamentare M5s)

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COSPIRAZIONE URSULA: LA DEMENZIALE TEORIA DEL COMPLOTTO CHE AVREBBE MANDATO A CASA SALVINI

Agosto 27th, 2019 Riccardo Fucile

COGLIONARE L’ELETTORATO E’ IL MANTRA DI SALVINI DA UNA VITA

Nella diretta di ieri Matteo Salvini ha continuato a indicare il complotto di Bruxelles come responsabile del ribaltone italiano
Nell’immaginario del leghista che ha fatto presentare una mozione di sfiducia nei confronti del governo in cui tutti gli portavano l’acqua con le orecchie il responsabile della sua caduta ha un nome e cognome: si chiama Ursula Von der Leyen, neo-presidente della Commissione Europea.
E la teoria del complotto che Salvini ha enunciato senza farsi scappare dal ridere ma con il chiaro obiettivo di coglionare l’elettorato che gli aveva dato fiducia e che ha cominciato a voltargli le spalle — come indicano i sondaggi che il Capitano non cita più da quando sono negativi — parte dal voto del Parlamento per l’ex ministra tedesca che ha visto riuniti PD, M5S e Forza Italia e la Lega all’opposizione: solo qualche giorno fa Romano Prodi l’aveva indicata come esempio per costituire una nuova maggioranza in Parlamento sotto il nome di Coalizione Orsola, e questo basta all’ormai ex ministro dell’Interno per gridare alla pistola fumante.
Basta, sì, ma soltanto a quelli che si sono già  scordati com’è andata: il giorno del voto per Von der Leyen il capogruppo del gruppo della Lega a Strasburgo aveva annunciato in un’intervista alla Stampa il voto per Ursula in cambio di un commissario.
Ovvero, per una di quelle poltrone che ieri Salvini ha indicato come unico collante della nuova maggioranza che sta per nascere. E già  questo dovrebbe far scoppiare a ridere in faccia al leader della Lega chiunque sia dotato di senno.
Ma la circonvenzione di elettore incapace di Salvini non prevede un discorso che rispetti almeno la logica delle cose e la storia dei fatti.
Per questo nella Narrazione Tossica non c’è spazio per queste quisquilie: il Capitano è stato mandato a casa da un complotto dei Poteri Forti contro Bruxelles, e pazienza se il Grande Politico con 25 anni di esperienza a questo punto dovrebbe anche ammettere che gliel’hanno fatta sotto il naso e lui non s’è accorto di nulla.
Fino a ieri, quando ha cominciato a strillare con lo scolapasta in testa “Vojo ‘a democrazia, vojo ‘er referendum popolare su di me” come se tutto questo bastasse a far dimenticare che è stato lui ad annunciare la sfiducia a Conte ed è stato sempre lui, da Ferragosto, a strisciare verso i grillini chiedendo perdono, perdono perdonooo dopo averli additati al pubblico ludibrio.
E invece no. Salvini grida alla Cospirazione Ursula mentre i suoi ascari, terrorizzati da una genuina ansia di perdere il posto, lo status e gli stipendi che la fortuna del Capitano gli ha garantito, continuano a ripetere — a quelli che notano che il Re è nudo — che è tutto un complotto “che parte da lontano“.
Cercando di convincere l’elettorato che quando Salvini chiede il rimpasto perchè sennò se ne va non sta mica puntando alle poltrone, mentre se gli altri fanno un patto allora se le stanno spartendo
Nella costruzione dell’immaginario complotto contro di lui che serve a giustificare la sua dabbenaggine politica un ruolo chiaro e preciso ce l’ha il ministro dell’Economia Giovanni Tria. Che viene chiamato in causa da molti per le sue dichiarazioni sulla legge di bilancio 2020, perchè anche lì c’è un’altra pistola fumante: via XX Settembre aveva rassicurato che non si sarebbe fatto deficit a uffa (come volevano i leghisti) e quindi stava già  costruendo una finanziaria invotabile per noi che invece volevamo tagliare le tasse ai cittadini aumentando il debito da far pagare ai cittadini stessi nel prossimo futuro, è la loro narrazione.
Un racconto che non fa una grinza per chi ha la memoria storica d’una farfalla che muore dopo 24 ore.
Per farlo crollare basta ricordare chi è quel Traditore della Patria che ha fatto il nome di Tria per il ministero dell’Economia e l’ha fatto arrivare a via XX Settembre: non ci crederete, ma si tratta proprio di Matteo Salvini.
Come ricordano tutti quelli che c’erano, infatti, colui che oggi viene additato come il guardiano dell’ortodossia di Bruxelles è stato indicato come ministro dalla Lega su suggerimento di quel Paolo Savona che, secondo la narrazione di un’altra branca di intellettuali di grosso calibro come i noeuro, avrebbe dovuto portarci fuori dall’euro grazie alla sua clamorosa capacità  dialettica e invece se n’è andato alla Consob lasciandoli tutti in brache di tela.
Tria è stato scelto da Salvini: se è lui a capo del complotto che li ha mandati a casa, allora Salvini è un cialtrone di prima categoria perchè si è fatto vendere la fontana di Trevi dal primo scemo che passava di lì.
La teoria del complotto della Lega fa acqua da tutte le parti: potete scommetterci quindi che ci crederanno tutti.

(da “NextQuotidiano“)

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IL GOVERNO RAZZISTA BLOCCA GLI AEREI CHE AVVISTANO I BARCONI DEI PROFUGHI IN DIFFICOLTA’: VOGLIONO FARLI AFFOGARE

Agosto 27th, 2019 Riccardo Fucile

SEA WATCH: “NON VOGLIONO TESTIMONI AI CRIMINI CONTRO L’UMANITA'”… NEGATO IL PERMESSO DI DECOLLO A   MOONBIRD E COLIBRI: PER CHI AVESSE ANCORA DUBBI SUI FUTURI IMPUTATI AL TRIBUNALE DELL’AJA

L’Italia tarpa le ali alle vedette volanti. Da quasi un mese, Moonbird e Colibrì, i due aerei leggeri delle ong che sorvolano il Mediterraneo per avvistare i gommoni dei migranti, non possono decollare da Lampedusa nè da altri scali del nostro Paese.
“Le norme nazionali impongono che quei velivoli possano essere usati solo per attività  ricreative e non professionali”, sostiene infatti l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile. Qualche sorvolo riescono ancora a farlo, ma con grande difficoltà , e partendo da aeroporti più lontani, in altri Stati.
Dopo la desertificazione di un pezzo di mare davanti alla Libia a colpi di decreti sicurezza, si rischia dunque la desertificazione del cielo.
Chiunque abbia partecipato a missioni di Search and Rescue sulle navi delle ong (ieri la tedesca Lifeline ha soccorso un centinaio di migranti a 31 miglia dalla costa libica, sa   quanto sia importante avere due occhi che scrutano dall’alto.
È il modo più efficace, talvolta l’unico, per individuare i gommoni e segnalarne tempestivamente la posizione ai soccorritori.
Le coordinate sono trasmesse via radio dall’equipaggio di Moobird (un Cirrus Sr22 che vola per la no profit svizzera Humanitarian Pilote Initiative, in collaborazione con la ong tedesca Sea-Watch) e di Colibrì (un Mcr-4S a elica costato 130.000 euro ai francesi di Pilotes Volontaires).
Secondo un’inchiesta del Giornale, dal primo gennaio agli inizi di giugno Colibrì e Moonbird hanno accumulato 78 missioni, 54 delle quali partite dallo scalo di Lampedusa. L’aeroporto a loro interdetto.
“Colibrì — sostengono i tecnici dell’Enac – non è un aeromobile certificato secondo standard di sicurezza noti ed è in possesso di un permesso di volo speciale che non gode di un riconoscimento per condurre operazioni su alto mare. Quelle di Search and Rescue sono operazioni professionali che richiedono un regime autorizzativo, non compatibile con gli aeromobili di costruzione amatoriale”.
Moonbird presenta caratteristiche simili a quelle di Colibrì. “Ha chiesto di venire a Lampedusa, siamo in attesa di ricevere documenti e motivazioni”.
Rilievi respinti dalla Sea-Watch, forte di un parere legale di uno studio di esperti di aviazione che smonta l’approccio dell’Enac. “Ci viene da pensare che dietro a queste complicazioni burocratiche — dice Giorgia Linardi, responsabile di Sea-Watch Italia — ci sia la volontà  politica di fermare le attività  di ricognizione. Evidentemente dà  fastidio che gli occhi della società  civile siano tanto in mare quanto in aria”.
La desertificazione del cielo, in atto in queste ore, completa un processo già  in corso da mesi nel Mediterraneo centrale.
Ancora ieri i volontari di Mediterranea a bordo della Mare Jonio hanno potuto raccontare come nelle sole ultime 24 ore, a fronte di almeno sei casi conclamati di gommoni in distress — avaria grave — le autorità  competenti, cioè la cosiddetta guardia costiera libica (coordinata come noto dalla Marina italiana), non abbiano emesso nemmeno un allarme Navtext, come invece sarebbe prassi.
Una scelta perfettamente coerente con quanto da tempo fanno i comandi militari e i centri di coordinamento europei che non rilanciano le segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà , come sarebbe invece loro dovere fare, ma interloquiscono direttamente ed esclusivamente con le autorità  libiche.
Una collaborazione — quella tra Ue e forze di Tripoli – che viene comunque sempre smentita, anche perchè i respingimenti (di questo si tratterebbe a tutti gli effetti) sono considerati una seria violazione delle norme internazionali.
Non solo. Le autorità  di Tripoli sembrerebbero aver attivato attraverso l’utilizzo di droni, una sorta di schermatura magnetica — Mediterranea parla apertamente di “jamming militare” — che manda in tilt le strumentazioni di bordo appena superato il 12° parallelo, quello che segna il confine tra Tunisia e Libia. Una mossa, l’ennesima, per non avere testimoni.

(da agenzie)

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COME DI MAIO TENTA DI TORNARE CON LA LEGA E FAR SALTARE L’ACCORDO CON IL PD

Agosto 27th, 2019 Riccardo Fucile

MA IL RISCHIO E’ CHE I GRUPPI PARLAMENTARI LO PRENDANO A CALCI IN CULO (SAREBBE ORA)

Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Luca De Carolis ci racconta come, mentre Don Travaglio benedice il governo M5S-PD, ieri Luigi Di Maio abbia tentato fino all’ultimo di tornare all’alleanza con la Lega invece di “sporcarsi” con il Partito Democratico, spalleggiato in questo da quel sant’uomo di Alessandro Di Battista.
Perchè i dem aspettano il vertice dei 5Stelle, previsto nel pomeriggio. E ascoltano i sussurri che arrivano dall’altro fronte. “Luigi sta soffrendo molto, questo accordo gli pesa”, raccontano due big del Movimento. Il vicepremier, bermuda e camicia, si palesa sotto casa con la fidanzata per andare a pranzo immortalato dai fotografi. E mentre passeggia sotto i flash il Carroccio gli fa arrivare ancora offerte tramite intermediari vari: “Ti diamo la presidenza del Consiglio e sui temi ci metteremo d’accordo”.
Alle 15 Di Maio riunisce tutto il gotha del Movimento per prendere la decisione definitiva. Sa che ormai il sì a Conte c’è, le varie anime e cariche del Pd gli hanno dato ampie rassicurazioni. Però in silenzio spera che nella riunione più d’uno protesti, chiedendo una via per ricucire con la Lega. Ma dentro la casa sul Lungotevere del suo strettissimo collaboratore Pietro Dettori gli rispondono con l’evidenza dei numeri. Non si può tornare con il Carroccio, i gruppi parlamentari esploderebbero. Protesta solo Alessandro Di Battista. Non può bastare. Così Di Maio sale su un taxi e se ne va a Chigi per incontrare Zingaretti.
Di Maio ci ha provato fino all’ultimo ma si è dovuto rassegnare perchè altrimenti avrebbe spaccato i gruppi parlamentari

(da “NextQuotidiano”)

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ACCATTONAGGIO MOLESTO: CON IL DECRETO SICUREZZA DI MAIO DOVREBBE RICEVERE IL FOGLIO DI VIA

Agosto 27th, 2019 Riccardo Fucile

“DOVETE RICONOSCERE CONTE COME PREMIER, SU MANOVRA E PROGRAMMA DECIDIAMO NOI”: DI MAIO FA FALLIRE L’ACCORDO CON IL PD… BRAVO, VAI CON I TUOI COMPAGNI DI MERENDE RAZZISTI E VEDIAMO SE TORNI AL GOVERNO O A POGGIOREALE

Più che un incontro sembrava un capestro. Il giogo cui sottomettere il Pd. Questo è stato l’incontro di ieri tra Conte, Di Maio, Zingaretti e Orlando. Un atto di guerra più che di pace.
Le condizioni dettate dal capo politico grillino hanno infatti lasciato senza parole il segretario e il vicesegretario dem. Il primo paletto li ha subito messi sulla difensiva. Una richiesta che non si aspettavano.
“Dovete riconoscere con una dichiarazione pubblica e ufficiale che Conte è anche il   vostro premier”. Più che una rivendicazione è stata la prima stazione di una via crucis. Il no di Zingaretti è stato netto ma l’incontro si è subito messo sulla strada della tentata “grillizzazione” del Pd.
Poi si è   passati alla squadra di governo. Non solo Conte e Di Maio hanno rivendicato lo schema del doppio vicepremier ma hanno sbarrato la strada a qualsiasi ipotesi di dare un segnale di cambiamento radicale.
Tra i ministeri più importanti solo Economia e Esteri sarebbero stati riservati al Pd. Tutti gli altri, compreso l’Interno, all’M5S. L’atmosfera nella sala di Palazzo Chigi è diventata plumbea.
La sorpresa si trasformava velocemente in sbigottimento. Lo schema di confronto totalmente stravolto. Più che la ricerca di una alleanza, la definizione di una resa. Orlando tentava di rasserenare il clima con la via del confronto politico. Ma gli altri erano attestati su quella dello scontro. I pentastellati però non si sono fermati qui. Quando la discussione si è trasferita sui temi programmatici, gli attuali premier e vicepremier sono andati persino oltre.
Non hanno voluto parlare di come preparare la prossima legge di Bilancio spiegando che “di fatto” è già  pronta. Cioè quella predisposta dall’esecutivo uscente con le direttrici dell’esecutivo uscente.
E il resto? “Ci sono i nostri dieci punti, bastano quelli”. A quel punto la risposta di Zingaretti che aveva mantenuto la calma fino alla fine della riunione è stata secca: “non farò umiliare il mio partito”.
La strada per il nuovo governo ad oggi è diventata ripidissima. Ma incredibilmente un partito uscito pesantemente bastonato dalle ultime elezioni europee, sull’orlo della estinzione, tramortito dalla crisi di governo, riesce a dettare le sue condizioni.

(da agenzie)

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