Agosto 27th, 2019 Riccardo Fucile
ZINGARETTI: “PASSI CONTE, MA SE DEVO ACCCETTARE DI MAIO NON SOLO VICEPREMIER, MA PURE AL VIMINALE, ANDIAMO A VOTARE SUBITO”
“Se non dicono sì a Conte è inutile vedersi”. Così Luigi Di Maio ai suoi ieri sera dopo l’incontro con la delegazione Pd.
Il Pd risponde ai 5S: “A queste condizioni si va al voto”. “L’accordo di governo – riferiscono fonti dem – rischia di saltare per le ambizioni personali di Luigi Di Maio che vuole fare il ministro dell’Interno e il vicepremier”.
A queste condizioni, è la posizione del Pd, si va al voto.
Prosegue in salita la trattativa tra il Pd e il M5S per mettere in fila le questioni più complicate dal punto di vista del programma, come la manovra 2020, giustizia e decreti sicurezza.
L’incontro tra le delegazioni del Pd e del M5S, che era stato previsto per le 11, è stato ufficialmente annullato con una telefonata da Palazzo Chigi. La rende noto la presidenza del Consiglio.
Le speranze di un accordo Pd-5S non sono ancora del tutto perse, ma la distanza tra le due formazioni è evidente. Come emerge, ad esempio, dal tweet di Francesco Bonifazi: “Sono uno serio e reponsabile. Credo al governo istituzionale. E mi va bene anche Conte. Ma se devo accetare Di Maio al Viminale, per me si può andare a votare subito”.
Intanto Carlo Calenda rompe il silenzio.
“Sono stato zitto, come promesso – ha scritto su Facebook – fino all’inizio delle consultazioni. Ma ora basta. Lo spettacolo è indecoroso. Oggi iniziano e noi stiamo prendendo da giorni schiaffi da Di Maio e soci. C’è un democratico rimasto che si ribelli ai diktat su Conte e a un negoziato che non ha toccato un tema vero (Ilva, Alitalia, Tap, Tav, Rdc, Quota 100..)? Basta”.
(da agenzie)
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Agosto 27th, 2019 Riccardo Fucile
LA TRATTATIVA SI COMPLICA, ZINGARETTI CHIEDE DISCONTINUITA’ SU SQUADRA E AGENDA PER DARE IL SI’ A CONTE… PER DI MAIO PRIMA IL PD DEVE DIRE SI’ A CONTE, COME SE NON CONTASSE PER FARE CHE COSA
C’è un punto fermo in questa “trattativa” che va avanti fino a notte fonda, ma che non produce
(ancora) un accordo, perchè, spiegano alla fine “c’è ancora molto da fare sui programmi”. E c’è molto da fare per trovare una quadra sulla cornice e sulla figura del premier, perchè l’approccio di Di Maio è un diktat: prima il sì a Conte, poi si discute dell’esito.
Il punto fermo, prima ancora della questione del premier, è il “modo”. Prima ancora dell’esito.
Il segretario del Pd “costretto” a subire un negoziato, perchè assediato dall’ansia governista del grosso del suo partito e dalle pressioni dell’establishment italiano ed europeo.
Un negoziato simile a un suk, che parte dalla coda (le poltrone, per dirla in modo un po’ populista) più che dalla testa (uno straccio di visione del paese, nell’ambito di un confronto alla luce del sole).
Un Movimento che fu dei professionisti dello “streaming” e della “trasparenza” che mette in scena un confronto clandestino, imbarazzato, ai limiti del “si fa non si dice” (stiamo parlando del governo del paese) che ha come set le stanze del potere abitate dai Cinque stelle grazie a Salvini, chiuse come una scatola di tonno.
Un aggiornamento sullo stato dell’arte, dopo il vertice, affidato agli spifferi di fonti anonime, senza che nessuno metta la faccia davanti a un microfono.
È questa la fotografia, quando la delegazione del Pd, col segretario e il suo vice Andrea Orlando varcano la soglia a palazzo Chigi alle nove di sera per incontrare Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, i padroni della casa finora abitata con la Lega, dove si inneggiava alla chiusura dei porti.
E quando escono. Due partiti che trattano senza aver spiegato al paese le “ragioni” di questo compromesso assai poco storico, probabilmente perchè non ci sono ragioni che non siano la paura di perdere le elezioni e una legittima brama di potere.
La teoria, immaginiamo, sarà elaborata pret a porter, dopo aver trovato la quadra su ministri, viceministri, sottosegretari, dai cantori della “responsabilità nazionale”.
Del resto è difficile ammantare di profondità culturale, visione e passione, un’operazione che, citando Berlinguer, assomiglia a un atto osceno in luogo pubblico. Basta raccogliere le voci, gli spin, le liste di ministri, zeppe di gente che fino a due settimane fa si insultava, “quelli del partito di Bibbiano” e quelli del “mai con voi cialtroni”.
Il punto è questo. All’incontro del tardo pomeriggio Di Maio, non si capisce se per far saltare tutto o per alzare la posta, chiede Interni per sè (con tanto di ruolo di vicepremier), commissario europeo e dice che Conte va conteggiato come figura terza, come fosse un tecnico.
Zingaretti se ne va e chiede un incontro tra delegazioni, che inizia alle 21,00. Dove lo stesso nodo non viene sciolto.
Il segretario del Pd è disponibile a dire di sì a Conte purchè il nuovo governo non sia un rimpasto del precedente, coi rossi al posto dei verdi, ma ci sia una nuova agenda e un nuovo assetto, in discontinuità rispetto ai 14 mesi che abbiamo alle spalle.
Tradotto, bene Conte ma è in quota Cinque Stelle, poi vicepremier unico e caselle chiave al Pd. E nuovo programma.
Per il ruolo di vicepremier è già partita, nel Pd, la gara tra Orlando e Franceschini. Chi dei due non lo fa vorrebbe andare al posto di Giorgetti, come sottosegretario a palazzo Chigi.
Se nascerà , nel nuovo governo ci saranno renziani duri (Marcucci ambisce), renziani morbidi (Guerini), ministri che sono stati con Salvini, da Bonafede a Fraccaro, qualcuno di Leu, dove si segnala il grande attivismo di Piero Grasso che vorrebbe Giustizia o Difesa.
Questa è la cronaca degli appetiti. Da incrociare con quelli dei Cinque stelle. A notte fonda l’accordo è lontano. Il Pd chiede di discutere tutto l’insieme. Di Maio, invece, prima il “via libera a Conte, poi il resto”.
È così che finisce, con un possibile nuovo round tra poche ore. La notizia politica è che Zingaretti non ci sarà . Lo ha spiegato ai suoi, con fermezza e decisione: “Non farò il vicepremier”.
Anche a quelli più vicini al suo cuore, come Goffredo Bettini, che gli hanno suggerito di entrare perchè un’accozzaglia del genere ha bisogno di un perno di governo, anche per non essere nelle mani di Renzi, il cui disegno lo hanno capito anche le creature: facciamo la proporzionale poi ho le mani libere, per fare la scissione o se ci sono le condizioni per riprendere il Pd, visto che si farà un congresso prima della fine della legislatura. In fondo, ha portato il Pd sulla sua linea, riprendendoselo “politicamente”.
Merita qualche parola Zingaretti, in queste giornate eterne.
La sua linea è stata sconfitta. L’idea cioè di costruire una alternativa alla destra, intercettando, nella battaglia nella società , la crisi Cinque stelle. I suoi lo hanno spinto all’arrocco col ceto politico pentastellato che il popolo lo ha perso in questo anno, certificando per l’ennesima volta che il Pd è un partito retard, nato con dieci anni di ritardo, poi approdato all’abbraccio con i Cinque stelle fuori tempo massimo di sei anni (ricordate il 2013) o di uno (ricordate il 2018). E ci arriva quando le periferie e il “popolo” ha salutato Di Maio per andare con Salvini. Però, nell’ambito di questa sconfitta, una cosa Zingaretti la sta rendendo plastica.
Diciamola in modo un po’ grezzo: io, è il senso del suo ragionamento, ce la sto mettendo tutta per fare un governo decente, come voi del mio partito mi avete chiesto, come vedete sono gli altri (i Cinque Stelle) che rendono complicato farlo, divisi tra Conte e Di Maio, Grillo e Di Battista.
Anzi ancora non si capisce se Di Maio lo vuole fare o vuole far saltare il tavolo. È questa l’impressione quando a tarda notta finisce l’incontro.
Alla fine questa roba ve la porto in direzione, ma io non ci sarò dentro. Not in my name. E in questo c’è già un giudizio sul governo che nascerà . Renzi si tiene le mani libere, Zingaretti a sua volta non ci entra. Nasce già , se nasce, come un governo debole.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 27th, 2019 Riccardo Fucile
IL PD NON HA ANCORA DATO VIA LIBERA AL CONTE BIS… CI SONO DIFFERENZE SU CONTENUTI, PROGRAMMA E LEGGE DI BILANCIO
E’ durato quattro ore l’incontro a Palazzo Chigi tra le delegazioni del Pd e del M5s in vista di un possibile nuovo governo.
Lo annunciano fonti dem che precisano: “Siamo al lavoro, ma c’è ancora molto da fare su contenuti e programmi. E non c’è ancora il via libera a Conte. La strada è in salita, differenza di vedute sulla manovra”. Si prosegue comunque questa mattina.
Il Pd non ha ancora dato via libera al Governo Conte 2. Il confronto tra M5S e Pd proseguirà martedì.
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2019 Riccardo Fucile
GLI “INVASORI” HANNO VIOLATO I SACRI CONFINI DELLA PATRIA SENZA ESSERE AVVISTATI DA SALVINI
Sbarco di migranti a Pantelleria. 
Ventiquattro migranti sono stati rintracciati lungo la strada perimetrale dell’isola dai carabinieri. Sono tutti maschi e 22 sembra che siano minorenni.
I migranti sono stati notati nella zona di Nicà , a sud ovest dell’isola, quando già erano a terra
Sono stati tutti sottoposti ai controlli di rito e rifocillati. Trascorreranno la notte nell’ex caserma dell’esercito Barone e domani mattina partiranno a bordo di una motovedetta della Guardia di Finanza per essere trasferiti a Trapani in un centro di prima accoglienza.
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2019 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DEL PEDALO’ E IL SET ALLESTITO AL VIMINALE… MA SBAGLIA UN PAIO DI DETTAGLI
L’art director del Ministro dei Pedalò ha un gran daffare: smonta set, allestisce set, e le luci e i costumi e la scenografia. In queste ore frenetiche, d’altronde, mentre tutti si riuniscono con tutti e le contrattazioni assumono ritmi da suk, il Ministro delle Mozioni Ritirate (non si interrompe mai una Mozione…) contribuisce come può, come ha sempre fatto, come sa fare meglio: si mette in posa.
Un giorno, forse, studieremo le fasi artistiche della sua carriera come si fa con Picasso: periodo blu (nelle spiagge), periodo rosa (lo smalto sulle unghie della figlioletta) (ma non era stato lui, scandalizzato, a dire che “i bambini non si usano”?), periodo verde (una volta era la camicia, ora piuttosto il mojito). O anche periodo della ruspa (rude, diretto ai garretti del Paese), periodo del panino (conviviale, diretto alla pancia del Paese), periodo della felpa (identitario, diretto al petto del Paese), periodo del rosario (trascendente, diretto alla superstizione del Paese). Non poteva mai immaginare — nella costruzione della sua personale fiction istituzionale, una sorta di “Un posto al sole” dalle infinite puntate — che gli sarebbe toccato un periodo Viminale (romanzo Viminale): l’unico luogo in cui non lo avevamo mai visto. Lo scenario che ci ha sorpresi tutti, e ci ha fatto esclamare: “Diavolo d’un ministro dei Porti Socchiusi, guarda cosa ti escogita: si mette la camicia ed entra in ufficio! Pazzesco!”.
E così eccolo alla scrivania. Sottotesto: sono qui a lavorare per voi, io, mica sono in spiaggia come quei debosciati del Pd (glielo aveva pure detto, in aula: “Invidio un po’ di abbronzature”, che sarebbe stato come se Trump avesse invidiato l’acconciatura di Minniti).
C’è tutto. Lo sceneggiatore ha pensato proprio a tutto: l’immancabile rosario appeso al quadro, i fogli, i telefonini, lo schermo acceso (ma il mouse è in un posto davvero strano: sarà che quando si usano troppo, le cose, poi si mettono in disordine…), le foto dei bambini e l’icona della Beata Vergine Maria. Certo, a lavorare in fretta a volte si sbaglia (tipo quando al banchetto del Trono di Spade si è visto un bicchiere di carta di Starbucks, ma sui set può succedere).
E così lo scenografo si è dimenticato di girare la foto dei bambini e le icone della Madonna dalla parte giusta: è l’unica scrivania al mondo in cui sono rivolte verso chi guarda, e non verso chi a quella scrivania lavora (!).
Ma dai, il prossimo scatto verrà meglio, ne siamo certi. Magari quando si dovranno fare gli scatoloni per il trasloco. Una scena che nei film viene sempre benissimo.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 26th, 2019 Riccardo Fucile
RICHIESTA IRRICEVIBILE PER IL PD CHE FORSE HA CAPITO CHE IL BIBITARO VUOLE FAR SALTARE TUTTO… TUTTO COME PREVISTO: FINCHE’ IL M5S SI FARA’ RAPPRESENTARE DA UN INFAME CHE HA DEFINITO LE ONG “TAXI DEL MARE” NON CI PUO’ ESSERE DIALOGO
C’è un motivo se il faccia a faccia tra Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio è durato solo 25 minuti,
un po’ pochi per un incontro andato bene.
Ed è che la trattativa si è incagliata sulle richieste esose del vicepremier dell’era gialloverde. Detta in modo brutale: il leader del Pd ha aperto anche sulla possibilità di ragionare di Conte bis, a determinate condizioni, a patto che venga sancita una “discontinuità ” di agenda e di assetto complessivo del governo.
Non una sostituzione dei ministri della Lega con quelli del Pd. Raccontano fonti degne di questo nome che è di fronte alle richieste di Di Maio che l’incontro si è sospeso.
Il capo dei Cinque stelle, come condizioni dell’accordo, ha chiesto il Viminale, mantenendo l’attuale schema di due vicepremier (uno per se stesso, l’altro per il potenziale alleato). Nè, per quanto riguarda il commissario europeo, ha dato assicurazioni che sarà del Pd.
Ecco perchè ci sarà un nuovo incontro: “Che altro vuole? — sussurrano al Nazareno — che gli puliamo anche i vetri della macchina?”.
La sensazione, nel Pd, è che Di Maio stia giocando una sua partita “per far saltare il tavolo”, perchè in fondo questo schema di accordo lo ha subito sin dall’inizio.
Mai una dichiarazione pubblica che attesti la chiusura del doppio forno con la Lega, mai quella frase “disponibili al confronto col Pd” (auspicata anche dal Colle), una gestione quasi clandestina dei rapporti e della trattativa, senza mostrare tante convinzioni: “A che gioco gioca? — si chiedono al Nazareno — Lui mette condizioni insostenibili, mentre i suoi spifferano alle agenzie che c’è il sì all’accordo”.
È per questo che è stato fissato un nuovo incontro, con la presenza di Conte.
Incontro tra “delegazioni” come recita il comunicato ufficiale. Da un lato Zingaretti e il vicesegretario Andrea Orlando. Dall’altro Di Maio e, appunto Giuseppe Conte che, a tutti gli effetti, non è figura terza, ma esponente di spicco del Movimento.
E questo è l’incontro della verità , nell’ambito di un negoziato che segna quasi un ribaltamento dei ruoli, col Pd disponibile a un accordo, sia pur a certe condizioni, e i Cinque Stelle che, finora, non hanno parlato con una sola voce, tra le dichiarazioni aperturiste dell’ex premier e le ambiguità di Di Maio, i cui canali con Salvini sono ancora aperti, almeno a sentire fonti leghiste.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 26th, 2019 Riccardo Fucile
OVVIAMENTE NON SI DIMETTEREBBE DAL PARLAMENTO, LA POLTRONA NON LA LASCIA
“Nel caso di accordo con la Lega resto nel gruppo parlamentare M5S. Nel caso di un accordo con il Partito democratico vediamo. Lo voglio vedere questo governo”. Gianluigi Bombatomica Paragone aveva detto che avrebbe lasciato i grillini per tornare a fare il giornalista, dimettendosi quindi da senatore della Repubblica italiana, in caso di accordo tra Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle.
Oggi ad Agorà ha fatto sapere di aver cambiato idea: vuole prima vedere il governo in azione e poi deciderà se dimettersi.
Il che significa tecnicamente rimandare tutto alle Calende greche. Paragone ha anche detto che il PD è il partito del liberismo, anche se a voler segare i medici di base è Giancarlo Giorgetti della Lega.
E ha voluto dire la sua anche su Giuseppe Conte: “Gli manca forse un po’ di malizia e credo che anche nel discorso dell’altro giorno alla Camera forse mi sarei coperto un po’ di più… In politica mai dire mai”.
Il riferimento è al secondo forno con la Lega ancora aperto in casa MoVimento 5 Stelle, dal quale però l’attuale premier si è autoescluso prima con l’attacco a Salvini (concordato con il M5S) e poi con le dichiarazioni di sabato.
Poi, dopo aver chiesto di dare tempo fa l’Economia a Salvini, oggi è tornato a dare consigli non richiesti: “Cari colleghi del Movimento vi sfido a sinistra sull’ipotesi gialloverde e sfido anche il Partito democratico. Vogliamo proprio fare un’alleanza? Bene. Vi do io allora il nome della discontinuità . Prendete Stefano Fassina come Ministro dell’Economia. O Emiliano Brancaccio. Quella sì che sarebbe discontinuità profonda”. Infine ha concluso con una profezia: “Avviso e cerco di mettere tutti in guardia. Il blocco moderato si sta organizzando molto bene. Ecco perche’ il Movimento, secondo me, deve tornare a essere il Movimento che ha caratterizzato gli ultimi anni della politica italiana. Un Movimento che e’ contro il sistema. State attenti perche’ il blocco moderato non si coagulera’ attorno all’asse Pd — M5S, ma attorno a questi nuovi personaggi tra cui sicuramente vedremo, non so quando, ma in un tempo non lontano, Urbano Cairo”.
Magari se Cairo gli offrisse un suntuoso cotratto a La7 forse cambierebbe di nuovo idea?
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 26th, 2019 Riccardo Fucile
“STA SABOTANDO L’ALLEANZA CON IL PD PER FREGARE CONTE E DIVENTARE PREMIER CON LA LEGA”
Luigi Di Maio si trova in una curiosa situazione: da dominus assoluto nel governo Lega-M5S,
rischia di diventare comprimario nella trattativa con il Partito Democratico.
Per questo la sua insistenza sul nome di Conte è sospetta: perchè potrebbe usare l’ex premier e il bis per far saltare la trattativa con Zingaretti per poi diventare premier con un nuovo accordo con la Lega.
E di questo sono consapevoli gli eletti grillini, a cui non è piaciuta la gita a Palinuro con la fidanzata durante la crisi.
Racconta La Stampa:
Il timore di Di Maio che intorno a sè molto si stia muovendo senza che lui abbia davvero il controllo trova una prima conferma già in mattinata. Voci insistenti arrivano da dentro il Movimento fino all’orecchio del capo. Lo dipingono come un doppiogiochista: si starebbe impuntando su Conte per mettere in salita la trattativa con il Pd e poi puntare a scalzare il premier proponendo se stesso a palazzo Chigi. Di Maio è furioso. Nella girandola di telefonate assicura ai suoi colonnelli e allo stesso Conte che si tratta solo di fantasie ma nel Movimento c’è un’ambiguità di fondo che rende difficile ogni cosa.
Se il gruppo parlamentare spinge per trovare un accordo, gli uomini più vicini a Di Maio tifano perchè si torni al voto. Tra di loro ci sarebbero i più vicini collaboratori del leader, tra cui Pietro Dettori, Alessio Festa, Massimo Bugani, Cristina Belotti; in altre parole, l’emanazione di Davide Casaleggio a Roma.
Ed è anche per questo che lo Stato maggiore grillino è perplesso quando vede Zingaretti impegnato tra vertici e conferenze stampa, mentre Di Maio va al mare a Palinuro in compagnia della fidanzata Virginia Saba. L’impressione su Di Maio, che circola ormai da giorni tra i big del partito, è durissima: «Chi sta trattando con il Pd è lo stesso che vuole sabotare la trattativa».
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 26th, 2019 Riccardo Fucile
“MINACCIATI DALLA GUARDIA COSTIERA LIBICA” … MEDITERRANEA CORRE IN SOCCORSO
Eleonore batte bandiera tedesca: la Lifeline ha quindi informato le autorità della zona e il comandante, Claus-Peter Reisch, ha chiesto, secondo la ong, un porto sicuro al governo federale della Germania
La nave Eleonore della ong tedesca Lifeline ha operato il soccorso di 101 persone a bordo di un gommone che stava affondando a 43 miglia da Homs, città e porto della Libia settentrionale.
Ad annunciarlo è la stessa ong tedesca su Twitter e ne dà conferma anche la ong italiana Mediterranea Saving Humans, la cui imbarcazione, la Mare Jonio, si trova da tre giorni in zona Sar (Search and Rescue, ricerca e soccorso) e comunica di aver offerto la sua assistenza: ora si sta dirigendo dall’area a ovest di Tripoli verso est.
È di oggi la notizia, riportata da Alarm Phone, che potrebbe esserci un altro barchino con 50 persone a bordo a largo della Libia. Il sospetto è che sia stato intercettato dai libici e le persone riportate indietro.
Durante il soccorso si sarebbe avvicinata anche la guardia costiera libica, che ha terrorizzato le persone soccorse e che poi si è allontanata. A bordo anche 30 minorenni, di cui la metà senza genitori o parenti. «I libici li hanno terrorizzati», spiegano a Open dalla ong.
Erano alla deriva da due giorni, raccontano i naufraghi. Eleonore batte bandiera tedesca: la Lifeline ha quindi informato le autorità della zona — i centri di coordinamento e soccorso di Italia e Malta — e il comandante, Claus-Peter Reisch, ha chiesto, secondo la ong, un porto sicuro anche al governo federale della Germania.
«Abbiamo autonomia per poco, diciamo 36 ore», spiegano a Open da Lifeline. «La nostra imbarcazione è molto piccola: le persone hanno già il mal di mare e sul ponte entra acqua. Abbiamo bisogno di un porto scuro, subito».
«Il nostro capitano e il suo equipaggio sono stati in grado di salvare oggi circa 100 persone in emergenza al largo della costa libica», spiega la ong in una nota. «Le camere d’aria del gommone erano già rotte e svuotate». E Frontex «non ci ha inviato alcun allarme», dicono a Open da Lifeline.
Un aereo spagnolo, apparentemente dell’operazione Frontex, stava volando sopra di noi. Stavamo navigando da nord a sud. «Ma non ci hanno inviato alcuna chiamata di emergenza. Hanno chiamato solo i libici: è uno scandalo».
Il gommone blu «stava affondando e non c’era tempo da perdere». Secondo la ong, nel corso del trasbordo dal gommone in affondamento alla nave di Lifeline, la Eleanore, sul luogo sarebbe giunta un’imbarcazione Guardia costiera libica «a tutta velocità », a 50 metri e minacciando l’equipaggio.
I migranti soccorsi avevano «molta paura di dover tornare in Libia». Secondo Lifeline, la Guardia Costiera libica ha ignorato la disposizione di mantenere una distanza di sicurezza di 500 metri e disturbato l’azione di salvataggio.
Salvo poi rinunciare alla fine, convinti dal capitano della Lifeline Claus-Peter Reisch, le milizie hanno finalmente rinunciato. «Siamo lieti che tutti i nostri ospiti ora siano al sicuro». La Eleonore, spiega Mediterranea, sta facendo rotta verso nord alla ricerca di un porto sicuro per lo sbarco dei naufraghi.
Il comandante della Eleonore, Claus-Peter Reisch, è stato sotto processo a Malta lo scorso anno dopo che la nave Lifeline aveva attraccato nell’isola a fine giugno con a bordo 234 migranti.
L’uomo non era accusato di traffico di esseri umani ma di vari reati, tra cui la registrazione impropria dell’imbarcazione. Condannato a pagare una multa di 10mila euro a maggio scorso, Reisch ha fatto appello. La condanna è sospesa e la decisione dovrebbe arrivare entro il prossimo mese.
Alle accuse del ministro Toninelli, la ong aveva risposto pubblicando i documenti che dimostravano, dal loro punto di vista, la correttezza del loro operato e della registrazione della nave in Olanda.
Eleonore è la nuova nave a motore di 20 metri di Lifeline, al momento impegnata nel Mediterraneo centrale in una missione indipendente. Lifeline è anche coinvolta in una missione di supporto alla Mare Jonio, la nave madre del progetto Mediterranea che ha ripreso il largo il 22 agosto scorso dopo che la procura di Agrigento ha disposto il dissequestro della imbarcazione.
Lifeline «ha deciso di supportare questa missione con l’apporto di una ulteriore barca a vela», la «Matteo S.», e l’ong tedesca, secondo quanto ricostruisce Avvenire, ha in mare ha anche la «Sebastià¡n K.». I nomi evocano, evidentemente, quelli di Salvini e del cancelliere austriaco Kurtz, tra i leader europei più ostili ai salvataggi in mare.
(da agenzie)
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