Agosto 23rd, 2019 Riccardo Fucile
ALLA FECCIA RAZZISTA NON PIACE LA PRESENZA DEL GIOVANE CARABINIERE ORIGINARIO DEL BRASILE: SONO TANTO PER LA LEGALITA’ CHE INSULTANO ANCHE UN’ ECCELLENZA DELL’ARMA
Lo abbiamo visto anche nel corso della giornata di ieri, nella seconda tornata di consultazioni che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha svolto al Quirinale.
Il corazziere nero, ragazzo originario del Brasile che è entrato a far parte del corpo di guardia del capo dello Stato a inizio 2017, ha sorvegliato per qualche ora la porta d’ingresso della sala delle vetrate, dove Mattarella ha ascoltato le varie forze politiche in vista della probabile formazione di un nuovo governo o, al contrario, di un ritorno alle urne.
Nel 2019, il ragazzo originario del Brasile è diventato corazziere: i requisiti per entrare nel corpo speciale dell’Arma dei Carabinieri riguardano sia l’aspetto fisico (in modo particolare l’altezza), sia il percorso di formazione che è stato affrontato fino a questo momento. Si tratta di eccellenze nell’ambito dell’Arma e come tali dovrebbero essere trattate, senza pregiudizi di sorta.
Invece, nel corso della giornata di ieri sul web si è assistito ai soliti commenti razzisti nei confronti del corazziere nero.
Diversi utenti sui social network hanno parlato con disprezzo della sua presenza in favore di camera, nel corso delle diverse dirette televisive dal Quirinale proposte sui social network.
C’è chi ha parlato di «un corazziere che non mi sembra di buon auspicio», chi ha ironizzato definendolo un «Ferrero Rocher in omaggio ai capigruppo convocati».
Tra i vari commenti si registrano anche quelli di chi, nella migliore retorica sovranista del «ci rubano il lavoro», ricorda che «io sono a casa mentre questo qui sta in quella posizione».
La valanga di commenti non si è arrestata nemmeno in un momento istituzionalmente drammatico come questo. Segno, forse, che non ci meritiamo nulla di diverso rispetto a quello che abbiamo avuto fino a questo momento.
(da agenzie)
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Agosto 23rd, 2019 Riccardo Fucile
“HAI L’ARIA STANCA E POCO LUCIDA, CHIUDI FB E VAI A FARTI UNA PASSEGGIATA”
Laura Boldrini su Twitter sfotte Matteo Salvini, che oggi l’ha chiamata in causa sostenendo che
abbia intenzione di diventare ministra del governo PD-M5S, consigliandogli di andare in vacanza e staccare da Facebook.
Nella sua diretta di oggi Salvini dice: “Piuttosto che veder tornare in queste stanze i Renzi, le Boschi, leggo Casini, leggo Boldrini e nomi di ministri che si stanno spartendo poltrone e poltroncine…”.
In verità nessuno di questi nomi è comparso nel toto-ministri dell’eventuale governo futuro, ma Salvini è abituato a raccontare balle.
La Boldrini ricorda a Salvini di non essere mai stata al governo — è stata presidente della Camera per tutta la scorsa legislatura — e poi ricorda che è lui il poltronista per eccellenza visto che da 25 anni campa con la politica.
L’ormai ex ministro dell’Interno, nel caso, dovrà abbadonare il Viminale. E forse per questo la sta prendendo malissimo.
(da agenzie)
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Agosto 23rd, 2019 Riccardo Fucile
IN 14 MESI SOLO 17 PRESENZE IN UFFICIO, ORA STA INCOLLATO ALLA POLTRONA
Chissà se gli mancherà quell’ufficio. Chissà cosa proverà quando — con un eventuale governo Pd-M5S — Matteo Salvini non varcherà più la soglia del Viminale.
Matteo Salvini nelle settimane di agosto della crisi di governo si è fatto fotografare alla sua scrivania più di quanto non abbia fatto nei precedenti 15 mesi di esecutivo.
L’ultimo tweet è di questa mattina, con il leader della Lega e ministro dell’Interno di un governo dimissionario che sta al telefono e si dice al lavoro per fronteggiare l’emergenza della Ocean Viking quando in realtà la vicenda era stata già risolta da Malta d’intesa con la Ue.
Il governo, anche se dimissionario, resta in carico per il disbrigo degli affari correnti.
Solitamente questa fase resta privata e i ministri non ci tengono a far sapere al grande pubblico quello che stanno facendo nei loro ultimi giorni in carica. Matteo Salvini, invece, insiste e lancia addirittura un tweet:
Fino al 14 maggio 2019, Matteo Salvini era stato soltanto per 17 volte al Viminale. Il resto era stato dedicato ai suoi tour italiani. Nell’ultimo mese, tuttavia, il leader della Lega è stato molto più presente alla scrivania che si trova nell’ufficio al secondo piano del palazzo.
Anche il 13 agosto scorso, in piena crisi di governo, Salvini era lì. E su un noto settimanale è apparso anche un servizio fotografico con tutti gli oggetti che il ministro ha accumulato all’interno del suo ufficio, dalla Champions del Milan a una serie di rosari.
In effetti basta un attimo che ti assenti e qualcuno cambia la serratura.
(da agenzie)
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Agosto 23rd, 2019 Riccardo Fucile
CONTE-BIS E LA SOLITA MENATA DEL TAGLIO DEI PARLAMENTARI… DIAMO UN CONSIGLIO GRATUITO A ZINGARETTI: DICA SI’ A CONDIZIONE CHE DI MAIO ACCETTI GINO STRADA AGLI INTERNI (LO AVEVA PROPOSTO IL M5S PER IL QUIRINALE) E CHE DI MAIO RINUNCI A FARE IL MINISTRO, VISTO CHE “NON GLI INTERESSA LA POLTRONA”
Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti a cena insieme a Roma, in una casa privata. 
Tra i temi sul piatto l’ipotesi di un Conte-bis (richiesto anche da Beppe Grillo oggi sul suo blog) e i tempi della legge sul taglio dei parlamentari.
La notizia trapela dai rispettivi staff, dopo che nel pomeriggio fonti M5s avevano negato che tra i leader dei due partiti fosse previsto un incontro nel week end.
Incontro che per l’appunto è avvenuto questa sera.
In particolare sembra arduo da sciogliere il nodo del premier, dal momento che Zingaretti, subito dopo le consultazioni al Colle, ha chiesto “discontinuità ” rispetto alla precedente esperienza di governo.
Il capo politico M5s porta al tavolo del segretario del Pd i due punti chiave per il Movimento 5 stelle affinchè la trattativa decolli: il taglio dei parlamentari entro settembre e l’irrinunciabilità a Giuseppe Conte nel ruolo di presidente del Consiglio. Freddezza da parte del Pd: così non si chiude.
(da agenzie)
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Agosto 23rd, 2019 Riccardo Fucile
CON L’ATTUALE MECCANISMO VERREBBERO FAVORITI I PARTITI PIU’ GRANDI E INTERE REGIONI SAREBBERO RAPPRESENTATE DA UNA SOLA FORMAZIONE
Il taglio dei parlamentari rimane in testa all’agenda politica, sopravanzando anche il tema della manovra economica che pure ha scadenze più incalzanti.
Il dimezzamento della rappresentanza di Camera e Senato ha tenuto banco anche nel primo incontro tra M5S e Pd; ma nonostante la riforma (che è costituzionale) abbia già ottenuto 3 dei 4 voti parlamentari necessari il rimpicciolimento del parlamento on sarà cosa immediata.
Come da più parti è stato fatto notare il taglio dovrà essere accompagnato anche da una riforma della legge elettorale, altrimenti rischia di avere effetti deformanti sul voto. In particolare sarebbero fortemente penalizzati i partiti più piccoli mentre quello di maggioranza relativa potrebbe ottenere un numero di seggi molto superiore alla sua effettiva forza. Proviamo a capire perchè.
Il punto di partenza
L’attuale legge elettorale italiana (il cosiddetto «Rosatellum») prevede di assegnare sia a Montecitorio che a Palazzo Madama il 37% dei seggi con un meccanismo maggioritario e il 61% con il proporzionale.
Con uno sbarramento del 3% minimo di voti necessari a un partito per varcare la porta delle Camere.
La riforma su cui spinge il M5S diminuisce i deputati a 400 e i senatori a 200, tagliando complessivamente 345 seggi.
Se questo assetto divenisse legge sarebbe necessario innanzitutto ridisegnare tutti i collegi elettorali con due effetti immediati: da un lato calerebbero i costi della politica (e questo è il primo obiettivo dei promotori) ma dall’altro ogni eletto diverebbe la «voce» di un numero di cittadini di gran lunga superiore dell’attuale.
Ogni deputato rappresenterebbe oltre 151.000 cittadini, contro i 96.000 attuali: la proporzione più alta d’Europa.
«Cittadini più distanti»
Il 28 marzo scorso durante un’audizione alla Camera Gabriele Natalizia, ricercatore dell’Università la Sapienza ha messo in luce un primo effetto di questo cambiamento: «Come conseguenza della maggiore distanza tra cittadini ed eletti presso le due Camere, il Parlamento potrebbe essere gradualmente percepito come un’istituzione ‘distante’ dalle esigenze, dalle aspirazioni e dai problemi che emergono dai territori. La sua percezione di simbolo, ma anche di luogo, della rappresentanza e della coesione nazionale si potrebbe, dunque, affievolire».
In secondo luogo rimarrebbe vivo il cosiddetto «bicameralismo perfetto», l’iter che costringe una legge ad essere approvata nella medesima versione da entrambi i rami del parlamento e che è una delle cause del malfunzionamento della politica italiana.
Una regione, un partito
Ma gli effetti maggiori si avrebbero sulla rappresentanza politica. Il mix di meccanismo maggioritario e proporzionale e il minor numero di seggi a disposizione favorisce i partiti più grandi a danno dei minori, specie al Senato.
Secondo i calcoli di Federico Fornaro, considerato un «mago» di questi numeri la soglia per entrare in Senato in Piemonte e in Veneto non sarebbe più del 3% ma dell’11, in Friuli del 25, in Abruzzo e Sardegna del 33; in molti casi dunque una intera regione finirebbe per essere rappresentata a Roma da un solo partito.
In generale Lega, M5S e Pd farebbero la parte del leone e chi dei tre dovesse prevalere «schiaccerebbe» gli altri due su posizioni minoritarie. In pratica l’intero sistema elettorale prenderebbe una svolta fortemente maggioritaria.
E per eleggere il capo dello Stato?
Alfonso Celotto, docente di diritto costituzionale, ha fatto notare un’altra conseguenza forse non voluta del taglio dei parlamentari. In una dichiarazione all’agenzia Agi ha sottolineato che in occasione dell’elezione del presidente della Repubblica il peso dei parlamentari diminuirebbe a favore invece dei delegati delle regioni.
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 23rd, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI SENZA DIGNITA’ SUPPLICA I GRILLINI PER RITORNARE INSIEME… SPETTACOLO INDECOROSO: PER RITROVARSI DI MAIO, SALVINI O MINNITI AGLI INTERNI, TANTO VALE TORNARE AL VOTO, NON SIAMO AL MUSEO DELLE CERE O A QUELLO DEL CRIMINE… CHI HA GOVERNATO HA FALLITO, VADANO A CASA, ALTRO CHE SPACCIARSI PER SALVATORI DELLA PATRIA
I forni per i 5 stelle restano due. Si è concluso dopo circa un’ora e mezzo il primo tavolo di
confronto sul governo tra le delegazioni Pd e M5s a Montecitorio. Ma Salvini in mattinata e Giorgetti nel pomeriggio tengono apertissima la porta a una pacificazione.
Fra M5S e Pd si è tenuto un vertice senza leader per verificare la possibilità di dar vita a una maggioranza di governo.
All’incontro hanno partecipato per il Pd i due capigruppo, Andrea Marcucci e Graziano Delrio, e il vicesegretario Andrea Orlando. Per i 5 Stelle erano presenti i due capigruppo, Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva, e i due vice, Francesco Silvestri e Gianluca Perilli.
“Non ci sono problemi insormontabili” dicono alla fine tra i dem. “La riunione si è svolta in un clima positivo e costruttivo, che ci fa ben sperare sulle prospettive” aggiunge il capogruppo Pd Andrea Marcucci al Senato. “C’è stata un’ampia convergenza sui punti dell’agenda ambientale e sociale. C’è un lavoro molto serio da fare sulla legge di bilancio, sulle priorità ” dice invece Graziano Delrio, capogruppo dem alla Camera.
Sul fronte pentastellato, fonti fanno trapelare che l’incontro si è svolto in un “clima costruttivo”. Il M5S “ha posto sul tavolo il taglio dei 345 parlamentari. Per noi è un punto fondamentale e propedeutico. Servono garanzie su questo aspetto” spiegano le fonti.
La Lega è convinta che la partita non sia chiusa. Matteo Salvini in diretta Facebook lancia un nuovo appello a Luigi Di Maio: “Le porte e le vie della Lega sono infinite” dice all’ex alleato. Anche Giancarlo Giorgetti fa notare che i 10 punti di Di Maio “sono quasi tutti o tutti parte integrante del contratto con la Lega: cosa voglia dire questo non lo so, però e un dato di fatto” dice il sottosegretario alla Presidenza, rispondendo a una domanda sull’ipotesi che sia ancora possibile un’intesa di governo con il M5S. D’altra parte sono fonti pentastellate a rivelare che il Carroccio “ci corteggia con grande insistenza”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 23rd, 2019 Riccardo Fucile
DI BATTISTA PENSA AL VOTO E AI BENETTON, TRAVAGLIO GUARDA IN CASA D’ALTRI INVECE CHE NELLA SUA… LA DEMAGOGIA IMPAZZA, LE TRATTATIVE SERIE SI FANNO DIVERSAMENTE (E TRA PERSONE SERIE)
Mentre le delegazioni di Movimento 5 stelle e Partito democratico sono chiuse in una sala del gruppo pentastellato della Camera, fuori, sotto la canicola, il clima improvvisamente si arroventa.
È Alessandro Di Battista a dare il là a un generale indurimento dei toni: “Io sono convinto che andando al voto adesso prenderemmo valanghe di consensi”, dice l’ex deputato, subito prima di specificare la necessità che comunque la legislatura vada avanti.
E subito prima di affiancare un altro pre-requisito all’interlocuzione con il Nazareno, la revoca della concessioni autostradali ai Benetton. Di Battista alza la posta. “Vuole far capire a tutto il Movimento che abbiamo un enorme potere contrattuale”, spiega un parlamentare a lui molto vicino.
L’ala vicina a Roberto Fico ribolle: “Di Battista fa di tutto per sabotare la legislatura, vuole il voto”, tuona Luigi Gallo
L’entourage di Di Maio accredita una sintonia tra i due, il capo politico uscendo dopo aver mangiato in un ristorante vicino Montecitorio ci va con i piedi di piombo: “È un concetto legittimo”. E nello specifico, sul richiamo ai Benetton, si limita a dire: “I nostri dieci punti li abbiamo detti ieri”.
Il commensale di turno del leader, il sottosegretario Manlio Di Stefano, pigia invece sull’acceleratore: “È chiaro che in questa fase siamo noi che dettiamo l’agenda necessariamente: i numeri in parlamento parlano chiaro: le concessioni a Benetton vanno eliminate subito”.
La lunga giornata di ieri, il timore che Nicola Zingaretti non sia il solo interlocutore, il fantasma di Matteo Renzi agitano i 5 stelle.
E il partito del voto subito sta riprendendo fiato tra gli eletti. Nelle chat interne è girato all’impazzata l’editoriale mattutino del direttore del Fatto quotidiano Marco Travaglio. “Trattare col Pd è come trattare con la Libia — scrive il giornalista che forse ha più influenza sulla classe dirigente del Movimento — Se il M5s non vuol proprio suicidarsi, tra un Governo modello Libia e il voto subito, ha molto meno da perdere nella seconda opzione”.
Un ragionamento che ha fatto breccia, alimentato come paglia sul fuoco dallo stato caotico con il quale il Nazareno si è approcciato alla trattativa. Entrambi i partiti fanno filtrare spin costruttivi sul primo incontro. “Clima costruttivo”, dicono i 5 stelle. “Nessun ostacolo insormontabile”, fa eco il Pd.
Intanto la rete del partito della Rete si sta stringendo intorno al collo dei vertici.
I post delle pagine Facebook di Di Maio e del Movimento 5 stelle in cui si lanciavano i 10 punti per l’accordo sono inondati da insulti, nella peggiore delle ipotesi, o da commenti molto duri contro la nuova coalizione allo studio.
“Le condizioni le dettiamo noi”, spiega Di Stefano dopo aver mangiato con il leader. La suggestione del voto è l’unica brezza che accarezza le giacche sudate di un venerdì di fine agosto, che brulicano senza pace intorno ai Palazzi romani infuocati dal caldo e dalla crisi.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 23rd, 2019 Riccardo Fucile
I LEONI DA TASTIERA PRONTI ALLA RIVOLUZIONE? LI ASPETTIAMO
Parola d’ordine “voto subito”, o sarà “guerra aperta”. 
Nessun giro di parole, nessun tentennamento: il popolo leghista si prepara “alla rivolta” se il presidente della Repubblica Sergio Mattarellanon indicherà nelle urne la soluzione alla crisi di governo. La promessa arriva nei commenti di incoraggiamento al leader Matteo Salvini, salito ieri al Quirinale per le consultazioni.
“Invasione di Roma da parte di tutti gli italiani” il grido di battaglia, con una dura promessa diretta proprio al Presidente della Repubblica: “Si metterà male per Mattarella – scrivono-, saliremo anche al Quirinale” perchè “stavolta non ci ferma nessuno”.
A far tremare i polsi dei sostenitori del Carroccio, ovviamente l’ipotesi di un governo ‘giallorosso’: “Se si finisce con il Pd e M5S mi armo di una cassa di pomodori e vado a Roma”, “se sale la sinistra tutti in piazza” nella Capitale, dicono, mentre minacciano una “ribellione di massa” e “guerra aperta se non si vota”.
“Riempiamo le strade di Italia”, la proposta fatta da chi mette in guardia da “milioni”, “legioni” di militanti pronti a “alla rivolta contro chi vuole negarci un diritto”.
“La parola al popolo o scenderemo in piazza”, insistono spalleggiandosi l’uno con l’altro, tra fiumi di ‘like’ e reaction ‘arrabbiate’ contro “questi comunisti perdenti” che vogliono “fregarci tutti come sempre”.
L’alternativa? Certamente “Salvini premier”, unica “via percorribile” contro chi vuole “imporci una dittatura rossa”. “Salvini siamo con te fino alla morte”, incoraggiano fiduciosi il leader, promettendo quanto chiesto dal leghista – con tanto di lunghissima coda di polemiche – solo qualche giorno fa: “Vai Matteo, ti daremo pieni poteri”.
Fino alla morte? Diciamo fino al primo scoppio di petardo, poi tutti di corsa a casa a contare i soldi nascosti nel materasso sottratti al fisco.
(da agenzie)
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Agosto 23rd, 2019 Riccardo Fucile
I “SINCERI DEMOCRATICI” ESPERTI IN DIRITTO
Rivolgendosi ai giornalisti nella Sala alle Colonne del Quirinale per la consueta conferenza stampa dopo le consultazioni con il Presidente della Repubblica, Matteo Salvini si è preso il merito di aver fatto esplodere la crisi di governo.
Secondo Salvini la scelta di «portare davanti agli italiani, nelle case degli italiani i problemi che la vecchia politica avrebbe tenuto al chiuso nelle stanze» ha pagato perchè tanti elettori si sono appassionati della crisi d’agosto dagli esiti così indecifrabili da essere più appassionante dei rebus della Settimana Enigmistica.
Ma cosa significa “portare nelle case degli italiani” la crisi di governo?
Quando si parla di un tema così complesso sarebbe bene dare agli elettori tutti gli elementi per valutare quanto accade. Ma questo non è successo. Anche e sopratutto grazie al fatto che Salvini dopo aver chiesto pieni poteri (che non sono costituzionalmente previsti) ha subito cominciato a martellare per il ritorno al voto per dimostrare che lui sì è un sincero democratico, uno che non ha paura di chiedere il giudizio popolare.
Non sono mancati poi i richiami alle piazze che invocano il leader del Carroccio e l’avvertimento ai suoi di “stare pronti” a scendere in piazza.
Il risultato della propaganda salviniana sono le orde di utenti che sono andati a commentare sulla pagina Facebook o sul profilo Twitter del Quirinale per dire al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che cosa dovrebbe fare.
Si tratta di elettori e simpatizzanti del Capitano che ritengono che Mattarella dovrebbe fare una cosa sola: sciogliere le camere. C’è chi dice che la volontà del popolo è chiara anche senza andare al voto.
Quello che è certo è che non c’è spazio per maggioranze e governi alternativi a quello che è stato in carica negli ultimi 14 mesi. Un governo nato proprio su iniziativa del Presidente della Repubblica dal momento che il 4 marzo 2018 nessun partito o coalizione era risultato vincitore.
Ed è curioso che ai leghisti sia andata benissimo fino ad ora l’ipotesi di andare al Governo pur essendo arrivati terzi alle politiche (dove la Lega ha preso il 17%) e ora ritengano assolutamente inaccettabile la possibilità che nasca un governo con M5S-PD, che un anno e mezzo fa ha preso il 18%
Questi grandissimi esperti di Costituzione hanno letto ovviamente solo la prima metà dell’Articolo 1 della nostra Carta fondamentale e chiedono di andare al “voto sovrano” perchè “l’Italia è degli italiani”.
Non siate troppo severi e crudeli nel giudicarli, in fondo durante la scorsa legislatura abbiamo avuto fior fiore di giornalisti che hanno ripetuto a più non posso la storiella di Renzi (o Letta, o Gentiloni) premier “non eletto dal Popolo” e che sono stati colti da improvviso mutismo quando è comparso sulla scena l’Avvocato del Popolo Illustrissimo signor Giuseppe Conte.
Grazie a Salvini — perchè lui per primo non ha voluto fare chiarezza su quali siano i passaggi di una crisi — ci tocca leggere dotte opinioni come quella del tale che ci spiega che siccome “nessuno ha sfiduciato il governo” ma si è solo dimesso il Presidente del Consiglio allora il governo c’è ancora perchè rimangono in carica i due vicepresidenti “in regime di diarchia“.
È incredibile come un docente di diritto parlamentare e diritto costituzionale come Mattarella non se ne sia accorto.
Ci sono poi quelli che chiedono al Presidente di lasciare “un bel ricordo del suo mandato” e di tornare al voto — come impone la “saggia Costituzione” — perchè lo chiede il 70-75% degli italiani.
Chissà se tra costoro ci sono anche quelli che qualche anno fa si pulivano metaforicamente il culo con il Tricolore.
Ma non ci sono solo quelli che rivolgono accorati appelli stile Amistad e dare noi liberi. Perchè il popolo sovrano ha un gran problema di pazienza: ne ha davvero poca.
E allora c’è la tizia che dice che se non si andrà al voto si “scatenerebbe la guerra civile”.
E non è la sola che ritiene che la guerra civile sia l’unico modo per esercitare la democrazia. Avremo finalmente i gilet gialloverdi anche in Italia? Chissà ! Quel che è certo è che sarà colpa di Mattarella che non ha studiato abbastanza la Costituzione come l’utente medio di Facebook.
l popolo sovrano ordina ma Mattarella non ascolta!
E se il popolo è sovrano allora le richieste devono essere precise e chiare, lo dice la Costituzione. Che non va mica interpretata a piacimento — dagli altri eh — in base agli sporchi comodi della casta.
E guai a Mattarella se si azzarderà a non acconsentire a nuove votazioni: diventerà lo zimbello degli italiani.
Questo è quello che succede quando si porta la crisi “nelle case degli italiani” come fosse un set di pentole in acciaio inox o la mountain bike con il cambio Shimano a 14 rapporti.
Salvini ha convinto i suoi, non senza l’aiuto del buon lavoro fatto dai 5 Stelle nei cinque anni precedenti, che la democrazia funziona come dice lui, quando lo vuole lui. Non male per essere uno che rivendica di essere sinceramente e profondamente democratico.
(da “NextQuotidiano”)
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