Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DI RETE CACCIA IL RAZZISTA
Altra domenica calcistica all’insegna del razzismo. Non erano bastati i cori contro Lukaku a Cagliari prima della sosta per le Nazionali, così come le assurde giustificazioni da parte degli stessi tifosi dell’Inter.
Durante la trasmissione in onda su TopCalcio24, l’opinionista Luciano Passirani, parlando della forza di Romelu Lukaku — paragonandola a quella dell’attaccante dell’Atalanta Duvan Zapata -, considerata inarrestabile per la maggior parte dei difensori della Serie A. Tutto vero, se non fosse che quel pensiero è stato poi chiuso con della becera ironia di stampo razziale.
«Questo nell’uno contro uno ti uccide — ha detto Passirani -. Se gli vai contro, cadi per terra. O c’hai dieci banane da mangiare e gliele dai».
Il conduttore e gli altri ospiti in studio hanno immediatamente condannato le vergognose parole dell’opinionista. Ma a mettere il punto finale sulla situazione è stato Fabio Ravezzani, il direttore di rete.
L’imprevisto in diretta non poteva essere ovviamente previsto, ma ben venga l’esclusione e la cacciata di Passirani da quella trasmissione.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile
LA SOCIETA’ LI DIFENDE ANCORA, PENOSI… SUI SOCIAL SCATTA LA PROTESTA
Ci risiamo. Già nelle scorse settimane abbiamo dovuto affrontare il tema del razzismo negli
stadi parlando degli insulti destinati a Romelu Lukaku da parte dei tifosi del Cagliari.
Ed ecco che, dopo le due settimane di sosta per gli impegni della Nazionale, a Verona sono andati in scena nuovi episodi simili, questa volta nei confronti del centrocampista ivoriano del Milan, Franck Kessiè.
Proprio nella fase finale del match tra Hellas Verona e Milan — concluso con la vittoria dei rossoneri per 0-1 grazie a un calcio di rigore realizzato da Piatek — i telecronisti di Sky e il bordocampista Emanuele Baiocchini hanno denunciato i cori razzisti e i buu discriminatori provenienti dagli spalti del Bentegodi all’indirizzo del centrocampista Franck Kessiè.
E, poco prima, anche insulti di discriminazione territoriale nei confronti di Donnarumma. Ma per la società scaligera tutto questo non è mai accaduto.
Con due tweet dal loro profilo social ufficiale, l’Hellas Verona spiega di non aver udito alcun insulto razzista nei confronti del centrocampista e del portiere del Milan, ma le contestazioni sono state rivolte solamente all’operato dell’arbitro Gianluca Manganiello della sezione di Pinerolo.
«Non scadiamo in luoghi comuni ed etichette ormai scucite. Rispetto per Verona e i veronesi», recita il tweet con cui il club vuole mettere a tacere le critiche.
Ma suoi social è scoppiata la protesta nei confronti dell’Hellas proprio per questa sua presa di posizione in cui ha sminuito e ridotto tutti quei buu piovuti all’indirizzo di Kessiè e Donnarumma.
E poi ci sono quei precedenti dagli spalti del Bentegodi, che forse la società dimentica, arrivando a negare le evidenze. Il calcio, se i protagonisti continueranno a comportarsi così, sta finendo in un vicolo cieco fatto di razzismo giustificato.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile
“ACCORDO MILITARE PER CONTROLLARE LA CURVA”: DECINE DI PERQUISIZIONI IN TUTTA ITALIA
Arrestati 12 capi ultrà della curva della Juve in un’indagine della Digos di Torino.
Questa mattina all’alba è scattata l’operazione “Last banner”, risultato di una lunga indagine nel gruppo criminalità organizzata della procura torinese, che ha fatto finire in manette una dozzina tra i capi dei Drughi, dei Tradizione, dei “Viking” e del “Nucleo 1985”: l’accusa è che ci fosse un accordo tra gli ultrà per mantenere il “controllo militare” della curva bianconera..
In manette sono finiti Dino Mocciola leader dei Drughi, Salvatore Cava, Domenico Scarano, Umberto Toia, leader di Tradizione, Luca Pavarino, Sergio Genre. Per Fabio Trincchero, Giuseppe Franzo, Christian Fasoli, Roberto Drago sono stati disposti i domiciliari. Misura cautelare dell’obbligo di dimora invece per Massimo Toia e Massimo Corrado Vitale.
Secondo la pm Chiara Maina e il procuratore aggiunto Patrizia Caputo, che hanno coordinato le indagini della digos, i capi di questi gruppi avevano costituito un’associazione a delinquere che ricattava esponenti della Juventus per cercare di continuare ad avere biglietti agevolati per le partite all’Allianz Stadium e gestire così il bagarinaggio.
Tra gli arrestati il capo assoluto dei Drughi, Dino Mocciola, già finito in carcere all’inizio degli anni Novanta per aver ucciso durante una rapina un carabiniere e considerato uno dei responsabili delle infiltrazioni della ‘ndrangheta in curva, il suo braccio destro Salvatore Cava, il leader dei Tradizione Umberto Toia.
In manette anche un altro volto storico del tifo, Beppe Franzo, presidente dell’associazione “Quelli di via Filadelfia”. Altre 8 persone sono state arrestate: per tutti le accuse sono a vario titolo di associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata.
Un bassorilievo di Mussolini è stato sequestrato a casa di Mocciola, altro materiale di estrema destra è stato trovato nella sede dei drughi, in via Cimabue a Moncalieri. Sono molte le pubblicazioni che riportano vessilli fascisti e immagini di Mussolini. Altre perquisizioni, 35 in Piemonte, hanno riguardato altri gruppi della tifoseria in un’indagine che ha portato all’arresto dei capi della curva.
Da stamattina però sono in corso altre 39 perquisizioni in giro per l’Italia, coordinate dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e con la collaborazione delle Digos di Alessandria, Asti, Como, Savona, Milano, Genova, Pescara, La Spezia, L’Aquila, Firenze, Mantova, Monza, Bergamo e Biella.
L’inchiesta è partita ufficialmente circa un anno fa quando la Juventus ha denunciato il ricatto cui era sottoposta dai suoi ultrà . Era la fine del campionato 2017/2018 e la società aveva interrotto alcuni privilegi concessi ai gruppi ultrà scatenando la reazione delle tifoserie che hanno cercato di ripristinare la loro posizione di forza nei confronti della Juventus. L’indagine è slegata da un’altra operazione, condotta dalla squadra mobile di Torino, che aveva scoperto le infiltrazioni mafiose della ‘ndrangheta in curva.
Gli uomini della Digos, guidati dal dirigente Carlo Ambra, hanno seguito i capi ultrà per mesi captando i continui tentativi di estorsione cui leader dei principali gruppi della tifoseria organizzata più estrema sottoponevano la Juve.
Dopo anni di pace, infatti, il rapporto tra la società e il tifo organizzato si è incrinato quando per gli ultrà avere biglietti omaggio o, comunque, in numero superiore a quello consentito, è diventato più complicato.
Tutto questo ha scatenato la reazione, anche violenta e minacciosa, degli ultrà : “Se non ci date i biglietti vi facciamo squalificare lo stadio con i cori razzisti” il ricatto più evidente che è andato avanti durante tutta la scorsa stagione.
L’inchiesta ha scoperchiato anche la rete di biglietterie compiacenti in giro per l’Italia che consentiva ai Drughi di recuperare in modo illecito centinaia di biglietti da rivendere poi a prezzi maggiorati. Gli investigatori hanno filmato decine di distribuzioni illecite di biglietti e individuato almeno otto ricevitorie compiacenti tra Torino, Alessandria e Roma.
(da agenzie)
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