Destra di Popolo.net

GIROTONDO ATTORNO ALLA PAROLA FIDUCIA

Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile

D’ALEMA SI FIDA DI CONTE, CONTE SI FIDA DEL PD, DI BATTISTA NON SI FIDA DEL PD… RINCORSA A CAPIRE CHI DA’ CREDITO A CHI

C’è Di Battista che non si fida del Pd, D’Alema che si fida di Conte e Conte che si fida del Pd. E poi Zingaretti che non sa, ma “si augura” che Renzi non sia un problema per il governo.
Un grosso problema di fiducia. Il cielo in effetti è nero quando il leader Maximo arriva alla festa di Articolo1. Roma, popolarissimo quartiere di Testaccio. I
l premier è atteso in un posto che a dirlo a Matteo Salvini appena un paio di mesi fa avrebbe quasi scatenato una crisi di governo: la Città  dell’altra economia. D’Alema lo precede di qualche minuto. Ressa di cronisti: “Le possiamo rubare un secondo?”. Si ferma: “Questo governo può durare e Conte ne è il garante. L’esecutivo però si deve mettere in sintonia con il Paese e mi pare abbia iniziato con il piede giusto”. Fa per andarsene. Ma di Conte si fida? “Sì”. Poi ferma qualsiasi altra domanda con il consueto eloquio tagliente: “Il secondo è finito”.
Passa mezz’ora, ed Enrico Mentana che intervista il presidente del Consiglio insiste sul tema fiduciario. Che ne pensa di Di Battista? “Io mi fido del Pd perchè è una forza che responsabilmente ha deciso di sostenere questa esperienza del governo”.
Metteteci dentro anche una situazione a dir poco magmatica nel Movimento 5 stelle, ed ecco che il quadro della maggioranza di governo si completa in modo assai poco rassicurante.
Conte ha inaugurato oggi un mini tour che lo porterà  sabato alla festa di Fratelli d’Italia e domenica a quello della Cgil.
In modo affabile e avvolgente come ormai sta diventando tipico del personaggio. Ma assai poco trascinante. “Ma che roba piccola è Articolo1? – domanda stupito un suo collaboratore guardando la platea – Mi dispiace quasi per loro”.
L’affermazione di cuore di chi dovrebbe per professione essere imperturbabile fotografa con un certo grado di precisione la realtà . A voler togliere giornalisti, operatori e personale politico, ad ascoltare l’avvocato del popolo italiano non sono più di duecento – a voler essere buoni – astanti.
C’è D’Alema, che con le labbra strette si presta a una stretta di mano in favor di fotografi con il successore. C’è Guglielmo Epifani, ci sono Loredana De Petris e Federico Fornaro, i padroni di casa Nico Stumpo e Arturo Scotto. C’è Roberto Speranza, ministro della Salute e vertice apicale di questo pezzo della sinistra, perfettamente a suo agio in quello che è forse l’unico posto al mondo in cui quindicenni entusiasti gli si avvicinano chiedendo un selfie.
Conte prova a far scattare il feeling: “La mia formazione è di sinistra, affonda le sue radici nel cattolicesimo sociale”. Gli applausi scattano, un po’ timidi, un po’ per l’esiguità  del pubblico, un po’ perchè il premier concede poco. Prendiamo l’immigrazione. Il battimani pronti via: “Le Ong non sono i nemici del popolo”. Sul tasso di argomentazioni di sinistra nello svolgimento giudicate voi: “Comunque dobbiamo controllare i confini e combattere il traffico di esseri umani. Quel che è cambiato è che prima le persone stavano venti giorni in mare, oggi sono subito redistribuite. Prima dovevo chiedere cortesie personali, ora “cortesie” di sistema”. Pubblico freddino.
Improvvisamente gli smartphone si illuminano. Di Maio annuncia una diretta Facebook. Tra cronisti e staff del presidente si pensa a una sola cosa: attaccherà  Di Battista? Non lo fa, sospiro di sollievo (nello staff), taccuini che tornano su Conte (per i cronisti).
Un romantico e nostalgico odore di salsiccia alla griglia avvolge le ultime battute dell’intervista. Conte deve scappare al Quirinale, veloce giro tra gli stand e si infila in macchina. Un’attempata signora afferra per il braccio Rocco Casalino: “Sono io che ho messo insieme Pd e Movimento 5 stelle sul tema delle trivelle”. Un collaboratore lo leva d’impaccio.
Sotto il palco D’Alema racconta di quando andò a trovare il cardinal Carlo Maria Martini quando viveva a Gerusalemme: “Una volta mi disse: non ci sarà  pace nel mondo finchè non ci sarà  pace nella città  santa”. Ogni riferimento a governi e maggioranze attuali sarà  pur casuale ma è azzeccato. In fondo anche in quelle terre è solo un problema di fiducia.

(da “Huffingtonpost“)

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PRIMA I PUTTANIERI E I GUARDONI: IL LEGHISTA CHE PER RILANCIARE IL TURISMO IN TOSCANA PROPONE “LE DONNE IN VETRINA”

Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile

LA PROPOSTA DI ROBERTO SALVINI, CONSIGLIERE REGIONALE DEL CARROCCIO: E QUESTO SAREBBE IL PARTITO DELLA FAMIGLIA TRAZIONALE

Tensione evolutiva. Anzi, blocco evolutivo. Anni e anni di battaglie che poi vengono svilite e cancellate da proposte politiche vergognose che puntano alla messa in vendita (o in mostra) del corpo femminile: le famose donne in vetrina.
Il tutto con l’unico fine di utilizzare una sorta di business da voyeur per rimpinguare le casse delle istituzione.
La mente che ha partorito questa idea da ritorno a un passato che, finora, sembrava esser stato riposto in un cassetto murato in una parete, si chiama Roberto Salvini.
A parte la parziale omonimia con il leader della Lega, il politico è anche lui un rappresentante del Carroccio all’interno del Consiglio Regionale della Toscana.
«Se mezza Europa investe in quell’indirizzo (le donne in vetrina, ndr)… Sono stato vent’anni alle fiere in Germania — ha detto Roberto Salvini nel corso della riunione della commissione sviluppo economico -. In Olanda è uguale, così come in Francia è la stessa cosa: troviamo le donne in vetrina. È turismo anche quello, c’è la gente così, se no non ci starebbero». Il tutto in un’analisi dei progetti e piani futuri per rilanciare il turismo nella Regione Toscana.
Il mare no, le terme neanche, i monumenti giammai, le colline del Chianti sopravvalutate. L’idea del leghista punta non considera di prendere in mano la situazione dal punto di vista culturale o ambientale. Lui, Roberto Salvini, vuole monetizzare — non personalmente, ma a livello di Regione — sfruttando gli appetiti voyeuristici che potrebbero creare una nuova fonte di turismo. E il riferimento principale è, ovviamente, Amsterdam.
Lo fanno gli altri, allora facciamolo anche noi. Questo è il classico refrain di chi pensa di aver avuto un’idea geniale da proporre agli altri, mettendo da parte anni di lotte.
Ma la Lega è quel partito che difende la famiglia tradizionale e vuole il rispetto delle donne. Solo in campagna elettorale, perchè nelle segrete stanze si lanciano idee folli.

(da “Giornalettismo”)

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CAROLA RACKETE DA’ UNA LEZIONE DI POLITICA, VISIONE DEL MONDO E STILE AI RAZZISTI NOSTRANI: “OCCORRE INTERROMPERE LA POLITICA DELL’ODIO”

Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile

“SE DIREI QUALCOSA A SALVINI? NULLA, NON MI INTERESSA, CI SONO COSE PIU’ IMPORTANTI”…”SE MI CHIAMASSERO PRONTA A RIPARTIRE IMMEDIATAMENTE, MAI AVUTO PAURA, IO RISPETTO LA LEGGE INTERNAZIONALE”… “GRAZIE AGLI ITALIANI CHE MI HANNO MOSTRATO SOLIDARIETA'”…”LA VERA BATTAGLIA E’ QUELLA PER COMBATTERE LA CATASTROFE CLIMATICA”… “DA ANNI MI MANTENGO DA SOLA, LAVORANDO, IO HO UNA LAUREA”

«Viziatella, comunista». Così l’aveva definita l’allora ministro dellInterno Matteo Salvini nei giorni del caso Sea Watch. «Vuole rispondere?». «No».
Carola Rackete, la Capitana, rilascia un’intervista esclusiva a Piazzapulita su La7. E non nomina mai Matteo Salvini. A stento parla dell’Italia, riferendosi piuttosto sempre all’Europa.
«Continuo a essere nella lista di emergenza dei contatti della Sea Watch», spiega Carola Rackete. «Se mi chiamassero andrei immediatamente. Sono pronta a salvare altre persone in mare. Sappiamo che la durezza della politica è diminuita in Italia, ma ci sono ancora impedimenti amministrativi».
Bisogna «interrompere la politica di odio, e prevenirla», dice in merito al processo. «Parlerò alle persone. Agli italiani dico grazie a tutti coloro che hanno mostrato solidarietà  e sostenuto i profughi che arrivano nel nostro paese. Un sostegno importante anche per le ong e i volontari: sappiamo che siete lì a sostenerci»
«Ho preso le mie decisioni e non è stato facile. Certamente è stata una decisione ponderata anche con i medici. Ero frustrata nei confronti della Europa ma sentivo la mia responsabilità  nei confronti delle persone che avevo a bordo. La sicurezza delle persone a bordo è primaria». E no, non aveva paura, assicura.
«Di professione faccio l’ecologista, ho un master in conservazione della natura. Non mi interessa la politica italiana», risponde Rackete al conduttore Corrado Formigli. Ricca, comunista, viziata. Così Carola è stata definita. «Sono stata un’ingegnera. Vivo dei miei risparmi da quando sono molto giovane, da diversi anni. Penso di concentrarmi sulle mie passioni e convinzioni».
«Il nostro ecosistema sta per estinguersi, se non riduciamo le emissioni di carbone fossile alla fine del secolo, potenzialmente milioni di persone perderanno la vita nel mondo. Nessuno di noi dovrebbe occuparsi della politica interna. Ma di questo», dice Rackete.
Nella intervista a Piazzapulita la comandante della missione della ong Sea Watch che ha portato a Lampedusa 52 migranti rimasti in mare per giorni in virtù del decreto sicurezza bis ricorda quei momenti. «Per me resta una grande delusione nei confronti dell’Europa. Città  tedesche si erano rese disponibili a venire a prendere i migranti in Sicilia. Ma le persone soccorse sono rimaste in mare per giorni per una disputa con il ministro dell’interno italiano. Ed è colpa dellUnione europea che non è in grado di trovare una soluzione per casi del genere».
Riportare le persone in Libia? «Volevamo mantenere fede alla legge internazionale sui porti sicuri», risponde Carola Rackete. «Così non sono i porti libici che violano costantemente i diritti umani. Riportare queste persone in Libia avrebbe significato violare la Convenzione di Ginevra. Lampedusa era il porto sicuro più vicino».
La rabbia delle persone nei confronti dei migranti? «In Europa la forbice tra ricchi e poveri è inasprita. Non ci può essere questo divario Dobbiamo affrontare disuguaglianze e la povertà  che porta queste persone a lasciare casa loro per cercare un futuro migliore». L’Europa «ha una responsabilità  storica per il passato coloniale. Anche l’Italia. La stessa Germania per la quantità  di emissioni che oggi produce. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità , se loro desiderano venire da noi».
«Dobbiamo accettare e integrare queste persone nella società . L’immigrazione è uno strumento per accettare i cambiamenti portati dalla catastrofe climatica», dice la Capitana. Rackete è in collegamento da Berlino: ha rifiutato l’invito di andare a Roma in studio per evitare di prendere l’aereo per questioni ambientali. «Dobbiamo attivarci, scendere in piazza come fanno i ragazzi con i Fridays for future», dice Carola Rackete. «Adottiamo forme di protesta convincenti».

(da Open)

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ANZIANA VIOLENTATA DA DUE MINORENNI ITALIANI: IL DELIRIO DEGLI PSICOPATICI RAZZISTI SUL WEB

Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile

PER GLI ANALFABETI FUNZIONALI “DEVONO PER FORZA” ESSERE STATI DUE IMMIGRATI

La notizia è stata data da Ansa condividendo l’articolo sulla pagina Facebook così come le testate fanno ogni giorno, come da copione.
E, come da copione, sono arrivati anche loro: gli analfabeti funzionali. Ma partiamo dall’inizio. La notizia: in Sicilia due ragazzi minorenni, rispettivamente 17 e 14 anni, sono indagati per rapina e per aver abusato di una signora di 90 anni. La donna li avrebbe lasciati entrare in casa perchè amici del nipote. I due sono stati arrestati e condotti in un CPA, Centro di Prima Accoglienza presso il tribunale per i minorenni di Messina. Vediamo come hanno reagito gli analfabeti funzionali alla notizia dell’anziana violentata.
Le reazioni sono state immediate, come riporta Analfabeti Funzionali, che ha deciso di approfondire quello che è l’«approccio verso notizie come questa, dove davanti alla tastiera si piazzano i “perfetti” Analfabeti Funzionali».
Molti dei commenti sono la prova che gli analfabeti funzionali non fanno altro che limitarsi a dare un’occhiata al titolo e, le poche volte in cui decidono di leggere il contenuto di un articolo, selezionano accuratamente le parti da riportare per dimostrare di non avere capito nulla.
Gli analfabeti funzionali in questione, nonostante sia chiaro nell’articolo che si tratta di italiani, si ritrovano a discutere di quale sia la nazionalità  dei due ragazzi.
I Centri di Prima Accoglienza, infatti, sono luoghi in cui vengono ospitati minorenni in stato di fermo, arresto o accompagnamento in attesa dell’udienza di conferma o del fermo e in nessun modo viene specificato che siano luoghi destinati alla prima accoglienza di minorenni stranieri.
Ci sono poi quelli che gridano al complotto accusando chi scrive di aver deliberatamente evitato di dire che i due adolescenti sarebbero non solo stranieri, ma anche clandestini:
E per non farci mancare davvero nulla c’è anche chi decide di tornare indietro nel tempo e riportare il discorso sul piano Nord-Sud, supponendo che i due ragazzi siano siciliani, quindi non c’e’ da stupirsi visto che sono “terroni”, insomma.
Un delirio di coglioni razzisti e ignoranti psicopatici.

(da agenzie)

argomento: Razzismo | Commenta »

ROMA, AGGRESSIONE RAZZISTA A UN TASSISTA INDIANO: ARRESTATI DUE RAGAZZI DI 18 ANNI

Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile

INSULTATO, RAPINATO DEL CELLULARE E DELL’INCASSO … I FERMATI SONO DUE SPACCIATORI ITALIANI

È iniziato tutto con un inseguimento in via Satrico. I ragazzi a bordo di un’auto, hanno tagliato la strada ad un tassista, gli si sono affiancati insultandolo e, dopo aver percorso contromano la circonvallazione Appia, sono riusciti a raggiungerlo in piazza Finocchiaro Aprile, dove l’uomo, un 57enne di origine indiana, è stato costretto a fermarsi in prossimità  di un semaforo rosso.
I tre ragazzi hanno iniziato a prendere a calci e pugni il taxi, per poi aggredire anche l’autista tirandolo a forza, fuori dall’auto. La vittima è stata anche insultata con epiteti razzisti, nonchè rapinata del cellulare e dell’incasso giornaliero.
La pattuglia del commissariato San Giovanni che, grazie ad un video acquisito da un passante è riuscita a risalire alla targa della macchina utilizzata per la rapina. Scoperto che l’auto era stata noleggiata, gli agenti sono risaliti all’identità  del noleggiatore e hanno iniziato a seguirne gli spostamenti.
Individuata l’auto in via Praia a Mare in prossimità  di un hotel, gli agenti sono riusciti a rintracciare due degli aggressori, due fratelli d.L. Di 19 anni e d.M di 18 anni.
All’interno della loro stanza i poliziotti hanno sequestrato un panetto di hashish, mentre all’interno della vettura, è stato trovato un secondo panetto di hashish e uno di marijuana, nonchè il cellulare rapinato.
Nel prosieguo delle indagini, nell’abitazione dei due fratelli,   gli agenti hanno sequestrato oltre 15 barattoli contenenti fertilizzante minerale per un peso complessivo di quasi 5 kg, un estrattore di fumo e altri panetti di hashish e marijuana per un peso complessivo di circa 1.173 grammi.
Inoltre, dall’analisi dei cellulari dei due ragazzi, gli investigatori hanno trovato numerosi messaggi che facevano riferimento all’attività  di spaccio e foto di un’ingente somma di denaro. Pertanto, alla fine di effettuare approfonditi accertamenti, i due fratelli sono stati sottoposti al fermo per i reati di rapina con l’aggravante dell’odio razziale e detenzione e spaccio   di sostanze stupefacenti. Le indagini proseguono per rintracciare il terzo rapinatore.

(da agenzie)

argomento: criminalità | Commenta »

MOTO D’ACQUA FIGLIO SALVINI, INDAGATI TRE AGENTI DELLA SCORTA PER PECULATO D’USO E VIOLENZA PRIVATA NEI CONFRONTI DEL GIORNALISTA LO MUZIO

Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile

SALVINI IPOCRITA, “SE LA PRENDANO CON ME”: BASTA CHE VAI DAI GIUDICI E DICE CHE HAI DATO TU L’ORDINE ILLEGALE, RINUNCI ALL’IMMUNITA’, TI BECCHI LA CONDANNA E TACI… FORZA CUOR DI LEONE: FATTI, NON PAROLE

Sono indagati e sono stati interrogati ieri in Procura a Ravenna, alla presenza dei loro avvocati, i tre poliziotti della scorta dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che il 30 luglio si trovava a Milano Marittima: quel giorno il figlio del leader del Carroccio fece un giro in mare su una moto d’acqua della Polizia pilotata da un agente.
Nei confronti dei tre agenti, formalmente identificati dopo richiesta al Viminale, i reati ipotizzabili sono il peculato d’uso (cioè per l’utilizzo dell’acquascooter) e la violenza privata, tentata o consumata, nei confronti del giornalista di Repubblica Valerio Lo Muzio che girò il video.
I poliziotti hanno risposto fornendo la loro versione dell’accaduto. Il fatto che altri due poliziotti, in servizio alla Questura di Livorno e impegnati con le moto d’acqua, non siano stati interrogati, lascia pensare che non siano formalmente indagati o che comunque la loro posizione possa essere stata chiarita sul piano penale.
Nelle scorse settimane, comunque, la Questura di Ravenna aveva concluso un accertamento interno scattato sin da subito, inviando per competenza gli atti alle Questure di Roma e di Livorno alle quali appartengono i cinque poliziotti coinvolti nella vicenda, così da valutare l’aspetto disciplinare della condotta.
“Poliziotti indagati e interrogati dal procuratore. Manco fossero spacciatori o stupratori… Se ve la dovete prendere con qualcuno, prendetevela con me, non con altri che non c’entrano niente. Lo dirò a quel procuratore, se la prenda con me. Se c’è stato un errore è stato mio. D’altronde da un Paese che si inventa governi di venduti cosa aspettarsi? Questo Paese ha bisogno di essere sistemato”, ha detto Salvini che, quando la vicenda deflagrò, diventò un bersaglio anche per come era stato trattato il giornalista autore del video.
Nei confronti del reporter erano arrivate molte manifestazioni di solidarietà . Lo stesso Lo Muzio è stato sentito nell’ambito delle indagini e il video girato è stato acquisito agli atti.

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

LA ROSICATA DEI FAN DEL CONIGLIO SALVINI CHE DIFENDONO LA FUGA DEL CAPITONE DAL CONFRONTO TV CON CAROLA

Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile

MA NON ERA IL CAPITONE A NON VEDERE L’ORA DI RITROVARE LA VERA CAPITANA IN TRIBUNALE?

La comandante della Sea Watch 3 Carola Rackete questa sera sarà  a Piazza Pulita su La 7. Ieri Corrado Formigli aveva fatto sapere di aver invitato in trasmissione anche Matteo Salvini, per un confronto, ma il “Capitano” della Lega ha detto che aveva altri impegni e che quindi non poteva andare.
Oggi, immancabili, ci sono quelli che difendono l’ex ministro dell’Interno e ci spiegano che Salvini ha fatto benissimo a non andare.
Da mesi Salvini nelle sue dirette Facebook, nei comizi e nelle sue apparizioni televisive se la prende con Carola Rackete definendola di volta in volta comunista viziata, figlia di papà , vicescafista, sbruffoncella, fuorilegge, pirata, traghettatrice di migranti, delinquente che ha tentato di ammazzare dei militari italiani, complice dei trafficanti. Proprio per le ultime accuse, quelle che hanno un carattere diffamatorio e non sono semplici offese o sfottò (che hanno dato la stura ad insulti ben più pesanti) Salvini è stato querelato da Carola Rackete e successivamente indagato.
Salvini al tempo stesso ha spesso detto di non vedere l’ora di rivedere Carola Rackete in tribunale. Cosa che non è affatto scontata.
In primo luogo perchè non è detto che venga rinviato a giudizio e in secondo luogo perchè sarà  il Parlamento a decidere su un eventuale processo a carico del senatore della Lega. Che si è già  fatto salvare dai colleghi una volta. E anche in quel caso il nostro era smanioso di farsi processare.
I più furbi tra gli avvocati d’ufficio ci spiegano quindi che in realtà  Salvini voleva vedere Carola Rackete ad un processo e quindi ha ragione lui a non voler andare ad un confronto televisivo.
Certo che se passi i tuoi giorni ad insultare ed attaccare una persona si suppone che tu frema dalla voglia di mostrare a tutti gli italiani che quella persona ha torto marcio. Strano che Salvini preferisca un processo, visto che generalmente non ci va.
Altri, che forse hanno visto troppe puntate di Un giorno in pretura ritengono che la sede per un dibattito tra Carola Rackete e Salvini sia “un tribunale di competenza” e non una trasmissione televisiva.
In realtà  un eventuale tribunale sarebbe la sede di un dibattimento tra le parti in causa su un tema specifico (ad esempio l’eventuale diffamazione) e non di un dibattito.
Su La 7 Salvini avrebbe potuto invece confrontarsi con una versione diversa dalla sua circa il ruolo delle ONG. Una cosa che in tribunale non potrebbe fare. Anche perchè le inchieste per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico delle ONG fino ad ora sono stati archiviati.
Ci sono ovviamente quelli che non appena hanno saputo che Carola Rackete sarà  in televisione si sono indignati. Perchè il suo posto è in “carcere” o in “custodia cautelare”, non certo in uno studio televisivo. In fondo lei è tedesca e quindi al contrario dei sessanta milioni di italiani non è innocente fino a prova contraria, come ricorda sempre Salvini
C’è chi ci tiene a farci sapere che cambierà  canale o che non si sintonizzerà  nemmeno. Altri invece ci informano che andranno a portare a spasso il cane o che si dedicheranno ad altre attività  di vario tipo.
Una particolare cateogoria di persone è quella rappresentata dai commenti sopra: quelli che insultano Carola Rackete consigliando di “distribuire frontline in studio” (un noto antiparassitario per cani contro zecche e pulci) e quella che invece suggerisce “una doccia e una ceretta” prima di andare in onda per la capitana dei suoi…
Ma perchè cambiare canale? Quello che su Twitter ha due bandierine e due belle manine che fanno il saluto romano ci spiega che “si sta parlando troppo di questo avanzo dei centri sociali” che non merita nessun commento “solo il nostro disprezzo”.
Un altro invece è sinceramente preoccupato dall’imparzialità  del conduttore (capirai, uno che in studio ha portato razzisti di ogni risma) che quindi avrebbe condizionato il dibattito. Salvini ha fatto la scelta giusta quindi.
E non sia mai che Salvini si possa un giorno a dover parlare, senza insultare, con una persona che la pensa in maniera diametralmente opposta alla sua. Perchè in fondo che cosa potrà  mai dire Carola Rackete oltre a raccontare la sua versione dei fatti sull’attracco a Lampedusa e lo speronamento della motovedetta della Guardia di Finanza?
Potrebbe parlare ad esempio di una cosa che ha visto da vicino: i salvataggi in mare dei migranti. Potrebbe addirittura proporre una soluzione, dal suo punto di vista, e confrontarsi con quella di Salvini. Succederà  lo stesso anche senza il senatore della Lega che magari in contemporanea lancerà  una diretta su Facebook.

(da “NextQuotidiano“)

argomento: Costume | Commenta »

IL SINDACO DI LAMPEDUSA SBUGIARDA SALVINI SUGLI SBARCHI “AUMENTATI CON IL NUOVO GOVERNO”

Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile

“IL FENOMENO DEGLI SBARCHI E’ UGUALE A PRIMA, L’UNICA DIFFERENZA E’ CHE PRIMA NON SE NE POTEVA PARLARE”

Matteo Salvini da giorni ci ripete che ora che lui non è più al Viminale è aumentato il numero degli sbarchi. Tutta colpa del nuovo governo che, zitto zitto, ha riaperto i porti che lui aveva chiuso.
Il senatore della Lega però sta raccontando un sacco di fregnacce, perchè nonostante i proclami dei 14 mesi di governo i migranti hanno continuato a sbarcare.
Sia dalle navi delle ONG cui veniva temporaneamente vietato l’accesso per ragioni di propaganda sia dai barchini degli scafisti che arrivavano indisturbati sulle nostre coste.
A smentire la narrazione di Salvini non ci sono solo i dati ma anche la dichiarazione del sindaco di Lampedusa Salvatore Martello che oggi intervenendo nella trasmissione “Cosa succede in città ” su Radio Cusano Campus ha spiegato che «il fenomeno degli sbarchi è identico a prima, con una differenza che prima non se ne poteva parlare. Nessuno poteva raccontare se c’era o non c’era uno sbarco. Oggi invece gli arrivi vengono comunicati a tutti gli italiani».
Martello ha denunciato «un’assenza dell’informazione nel 2018 e nel 2019» mentre oggi che è cambiato il governo tutti vogliono sapere e documentare «ma il problema degli sbarchi è rimasto lo stesso, è uguale a prima».
Martello ha detto che «il precedente governo ci aveva cancellati dalla geografia politica, ora invece ci interpellano, vuol dire che siamo tornati ad essere italiani. Gli italiani sono convinti che con il precedente Governo i porti fossero chiusi, che gli sbarchi non ci fossero più. Invece non è così: c’erano comunque gli sbarchi e i porti erano aperti. C’è stato solo un cambiamento mediatico».
Ed è proprio su questo cambiamento mediatico che Salvini vorrebbe puntare la sua strategia di leader dell’opposizione.
Ma i dati non mentono: i porti non sono mai stati chiusi e i migranti hanno continuato a sbarcare anche mentre il Viminale e Toninelli facevano la guerra alle ONG.
Le imbarcazioni delle Organizzazioni non governative sono state usate come specchietto per le allodole per far credere agli elettori che il Decreto Sicurezza la strategia dei porti chiusi davvero avesse fermato “l’invasione”.
Non è stato così, i migranti hanno continuato a partire dalla Libia e a morire in mare durante la traversata.
Quelli che non venivano intercettati dalla Guardia Costiera libica riuscivano ad arrivare in Italia. Ma di loro Salvini non ha mai parlato fino a questi giorni perchè avrebbe dovuto ammettere che la sua politica di deterrenza non stava funzionando.
Ora anche il sindaco di Lampedusa, l’isola che è in prima linea sulla questione degli sbarchi dei migranti alza la voce per dire che quello che è stato raccontato agli italiani in questi ultimi quattordici mesi è stata una colossale menzogna.
E così quel politico che ha così tanto a cuore gli interessi del popolo e vorrebbe che gli italiani tornassero al voto si scopre essere uno che per un anno ha raccontato balle agli italiani.
È così che si fanno gli interessi del Paese?

(da “NextQuotidiano”)

argomento: denuncia | Commenta »

MARA CARFAGNA INGROSSE LE SUE FILE E CORRE VERSO LE ORIGINI DI FORZA ITALIA: “VOGLIO UN PARTITO LIBERALE, LIBERISTA, EUROPEISTA, ANTI-SOVRANISTA E ATTENTO AI DIRITTI CIVILI”

Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile

ALLA CENA DA LEI ORGANIZZATA INVECE CHE 30 PARLAMENTARI NE SONO ARRIVATI 55 E QUALCUNO AVVERTE: “LA PROSSIMA VOLTA CON MARA SAREMO IN 80”

Martedì sera, al ristorante «Gina» ai Parioli, la vicepresidente della Camera e ospite invitante si aspettava di trovare una trentina di parlamentari azzurri. Ne sono arrivati oltre 55, tra i quali Renato Brunetta. Tutti smentiscono che si sia trattato di una riunione di corrente, dallo stesso Brunetta all’ex direttore del Quotidiano nazionale Andrea Cangini: «Solo un incontro per conoscerci meglio».
La realtà  è opposta e proprio la frase di Brunetta al momento del commiato rende al meglio il senso della serata: «Oggi eravamo 50. La prossima volta saremo 80».
Una vera e propria corrente dunque, con un forte radicamento elettorale nel Sud e soprattutto in Campania, dove Mara Carfagna è popolarissima, e con un santo nel paradiso azzurro di primissima grandezza, Gianni Letta in persona.
Di fatto per la prima volta nella storia di Forza Italia è in campo un delfino, anzi una delfina, non scelta e cooptata dal capo ma autonominatasi tale. Ma con quale strategia, per fare cosa l’area di Mara serra i ranghi? Non per raggiungere Renzi.
Su questo la scelta è chiara. Tanto meno per virare la barra verso Matteo Salvini. L’obiettivo è conquistare Forza Italia, con l’approvazione dello stesso re-fondatore, per farne una formazione centrista antagonista rispetto agli umori leghisti, antisovranista, europeista, liberale e liberista in economia ma attenta ai diritti civili. Vincendo la battaglia contro Giovanni Toti, i «maratei» hanno imposto già  questa linea a Forza Italia. Ora vogliono completare l’opera conquistando, e trasformando, il partito azzurro.
Proprio l’uscita allo scoperto di Mara Carfagna ha però messo in evidenza il primo e principale elemento di confusione: l’indecisione e le oscillazioni del sovrano. Silvio Berlusconi, probabilmente pressato anche dalle due capogruppo Gelmini e Bernini che ovviamente non gradiscono affatto la scalata di Carfagna, aveva telefonato a numerosi esponenti forzisti invitandoli a disertare la cena o comunque a mantenersi tiepidi. Carfagna lo ha chiamato per spiegare l’iniziativa ma anche per chiedere spiegazioni e il Cavaliere sarebbe apparso ancora una volta confuso e incerto. Tanto che ieri mattina, in una nuova telefonata tra i due, si sarebbe quasi scusato, avrebbe garantito il suo schieramento a favore del proporzionale, punto per la vicepresidente della Camera dirimente, e avrebbe persino avanzato l’ipotesi di affidare di nuovo alla stessa Carfagna l’incarico di coordinatrice unica, in precedenza condiviso con Toti.
Non sono gli unici segnali dell’indecisione del leader azzurro, che non ha ancora deciso se partecipare alla manifestazione di piazza organizzata da Salvini per il 18 ottobre a Roma. «Manifesteremo di certo. Se il governo metterà  le mani nelle tasche degli italiani», dichiara sibillino. Ma soprattutto Berlusconi non riesce, e forse non può, scegliere tra l’alleanza con Matteo Salvini, che gli va strettissima ma è necessaria, e l’appoggio a Carfagna, che si è connotata come alternativa al salvinismo nella destra. Specchio dell’indecisione del leader è l’ambiguità  sui referendum che Salvini mira a proporre, accentuata dai dubbi su quale modello elettorale adottare.
In una situazione simile non c’è da stupirsi se le spinte verso la dissoluzione, ancora tenute a freno, acquistano di giorno in giorno più forza. Berlusconi dovrà  scegliere presto se tentare la carta indicata dalla vicepresidente della Camera o rassegnarsi all’alleanza con Salvini. Altrimenti saranno elettori e parlamentari a scegliere per lui.

(da agenzie)

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