Destra di Popolo.net

LA BORGONZONI COLPISCE ANCORA: ENNESIMA BUFALA SULLE RETTE PER I DISABILI, SBAGLIA I RIFERIMENTI

Dicembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile

BONACCINI HA BUON GIOCO: “NON SA DI COSA PARLA, SE QUESTA E’ LA COMPETENZA CHE VUOLE PORTARE IL REGIONE C’E’ RAGIONE DI PREOCCUPARSI”

La candidata del Carroccio è tornata ad attaccare il governatore uscente sui presunti errori nel calcolo dei redditi Isee per l’accesso ad alcuni servizi diurni e residenziali per i disabili
In occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità , la polemica fra i due più quotati candidati si sposta sulle rette per i cittadini diversamente abili.
«La vicinanza ai disabili si dimostra con i fatti, non con le parole», sottolinea Borgonzoni, che poi spiega: «oggi in assemblea legislativa torneremo a chiedere che quelle persone vengano risarcite».
Bonaccini ha replicato seccamente, parando apertamente di fake news: «Salvini e la Borgonzoni attaccano la Regione sui costi dei servizi per le persone con disabilità  e ancora una volta sbagliano il bersaglio: farebbero bene a informarsi prima, se questa è la competenza che intendono portare nella nostra Regione c’è motivo di preoccuparsi».
Il candidato dem ha spiegato che la legge regionale del 2009 sul calcolo dell’Isee finita nel mirino dei leghisti «venne superata da normative nazionali sulla materia ed è rimasta quindi inattuata per la parte che loro contestano», così come non esiste alcuna sentenza del Consiglio di Stato che l’avrebbe smentita.
«Li sfido a tirarla fuori, in realtà  — ha continuato Bonaccini — il pronunciamento del Consiglio di Stato del 29 febbraio 2016 riguardava il “Regolamento concernente la revisione delle modalità  di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee)”».
Dunque, conclude il governatore, «con ogni evidenza non sanno di quel che parlano».

(da Open)

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LA BUFALA DI SALVINI SUL “PRESEPE VIETATO A MOGLIANO VENETO”: NON E’ VERO NULLA

Dicembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile

LA DIREZIONE DIDATTICA: “MAI VIETATO L’ALLESTIMENTO DEL PRESEPE, LASCIATE I BAMBINI SERENI E FUORI DALLE POLEMICHE POLITICHE”

Noi non sappiamo quando verrà  la fine del mondo, se sarà  all’alba o di notte. Ma di una cosa siamo certi: anche quel giorno Matteo Salvini dirà  una fregnaccia.
Il 30 novembre ad esempio era lì, tutto gasato, a urlare all’attacco alle tradizioni natalizie per una scuola in provincia di Treviso che aveva rinunciato al presepe, secondo lui.
Peccato che non fosse vero niente, come racconta oggi il Corriere del Veneto:
Il Veneto, dove la Regione per il secondo anno di fila promuove un bando da 50mila euro per la «realizzazione ed esposizione dei presepi nelle scuole», esce dalla fake news sull’istituto «Marta Minerbi» di Mogliano Veneto, nel Trevigiano, circa un presunto divieto di allestire i presepi nel plesso di Zerman per rispetto verso gli alunni stranieri.
Notizia che s’era sparsa nei giorni scorsi attirando polemiche e il puntuale tweet del leader leghista Matteo Salvini ma ch’è stata smentita dalla dirigente scolastica, Daniele De Salvatore: «Non abbiamo in alcun modo vietato agli insegnanti l’allestimento del presepe. Abbiamo semplicemente preso atto di una scelta di programmazione didattica delle maestre del plesso di Zerman priva di connotazioni ideologiche o confessionali. Non esiste nessun progetto specifico di“inclusione sociale”, non è presente nessun alunno straniero e le insegnanti unanimemente hanno realizzato una scelta consapevole: il Natale sarà  atteso e celebrato anche quest’anno con attività  didattiche e laboratoriali».
Fatti, scrive la dirigente, che avrebbero dovuto tenere «lontane polemiche e strumentalizzazioni politiche», evitando il «danno per l’educazione dei bambini, privati del diritto ad avvicinarsi alle festività  natalizie in un clima di serenità  e pace».

(da “NextQuotidiano”)

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COME IRENE TINAGLI HA SMONTATO LE BUFALE DEI SOVRANISTI SUL MES

Dicembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile

I SOVRANISTI VOGLIONO AVERE LA POSSIBILITA’ DI SPUTTANARE MILIARDI PER ASSICURARSI VOTI MA AL TEMPO STESSO AVERLI IN PRESTITO … SE IN FAMIGLIA AVESTE QUALCUNO COSI’, LO AVRESTE GIA’ CACCIATO A CALCI IN CULO

Dopo il dibattito parlamentare di ieri continua la saga del MES.
Il Meccanismo Europeo di Stabilità  che sta appassionando grandi e piccini grazie alla decisione della Lega e di Matteo Salvini di aprire un nuovo fronte nello scontro con il Governo e soprattutto con Giuseppe Conte.
Una scelta incomprensibile ai più visto che la Lega era andata al governo con la promessa di riformare i trattati europei. Sembra davvero assurdo che proprio quel partito, che prometteva addirittura di mettere mano al trattato di Maastricht non si sia accorto della trattativa per la riforma del MES e non abbia fatto nulla per “cambiarlo”.
I fatti ci dicono però chè la Lega sapeva benissimo cosa stava succedendo a livello europeo e che in diverse occasioni abbia deciso di non intervenire.
Se si esclude la richiesta di “sospendere” le trattative in vista delle elezioni europee (ma solo perchè i leghisti speravano che i sovranisti vincessero ovunque) e quella generalissima di non approvare “condizioni peggiorative” per l’Italia (Giovanni Tria, ministro del Conte 1, sostiene non lo siano) la Lega non ha mosso un dito per fermare la riforma del MES. Nè avrebbe potuto: si decide a maggioranza.
Uno dei grandi temi di questo dibattito è l’obbligo per l’Italia di ristrutturare il debito pubblico come pre-condizione per chiedere l’aiuto del Fondo Salva Stati.
Questo però non è vero.
Innanzitutto perchè è abbastanza ovvio che un paese in difficoltà  tali da dover ricorrere al MES debba mettere in atto misure per il contenimento del debito pubblico.
In secondo luogo il trattato prevede la possibilità  di   accedere ad una Enhanced Conditions Credit Line per quei paesi che non sono in linea con i parametri. Mettiamoci nei panni dei creditori (ovvero di coloro che prestano il denaro): chi finanzia il MES vuole delle garanzie sul fatto che lo Stato debitore sia in grado di ripagare il prestito.
L’allegato III della bozza di riforma stabilisce che «possono accedere a una linea di credito soggetta a condizioni rafforzate i membri del MES cui il mancato soddisfacimento di alcuni criteri di ammissibilità  preclude l’accesso a una linea di credito condizionale precauzionale, ma che presentano una situazione economica e finanziaria generale comunque solida e un debito pubblico sostenibile».
Non è poi nemmeno vero che il MES, come sosteneva ieri sera da Lilli Gruber Franco Bechis, deciderà  “al posto” della Commissione Europea.
Nella bozza di Trattato si legge che «la Commissione europea assicura la coerenza con il diritto dell’Unione europea, in particolare con il quadro di coordinamento delle politiche economiche. Il MES effettua l’analisi e la valutazione dalla prospettiva del prestatore».
Riguardo invece al fatto che siano state salvate le banche spagnole e non quelle italiane questo è dovuto al fatto che l’Italia (legittimamente) ha scelto di non chiedere l’aiuto del Fondo per evitare di avere la famigerata troika in casa. Avrebbe potuto farlo, con le conseguenze del caso.
Ieri ad Otto e Mezzo la Presidente della Commissione problemi economici e monetari del Parlamento Europeo Irene Tinagli ha ribadito che «in nessuna parte del Trattato è previsto alcuna forma di costrizioni alla ristrutturazioni del debito nè tantomeno mettere le mani nei conti correnti».
Se si confronta la precedente versione del trattato con quella della bozza di riforma si noterà  che già  con il trattato del 2012, quello la cui trattativa venne condotta dal Governo Berlusconi a partire dal 2010, si parla della necessità  di «valutare la sostenibilità  del debito pubblico».
Chi oggi si preoccupa che un organismo comunitario (e non un ente privato come dice Salvini) possa fare delle valutazioni sulla sostenibilità  del debito evidentemente non ha mai avuto la necessità  di chiedere un prestito o accendere un mutuo.
Perchè è esattamente il tipo di valutazione che viene fatta. E non ci si illuda che un genere di “calcolo” non venga fatto ogni qualvolta che il nostro Paese emette dei titoli di Stato e li colloca sul mercato.
In quel caso sono i mercati stessi a valutare la sostenibilità  del nostro debito pubblico. Il “famigerato” spread o il giudizio delle agenzie di rating servono proprio a misurare la capacità  dell’Italia di ripagare i prestiti fatti dagli investitori.
Pensare che il Fondo Salva Stati non debba fare questo genere di valutazioni, o che addirittura — come proponeva ieri Franco Bechis dalla Gruber — la partecipazione italiana al MES sia subordinata ad un attestato di “sostenibilità ” del nostro debito (valido per quanti mesi o anni?) è un’assurdità .
Anche perchè da anni i sovranisti chiedono che la BCE sia il prestatore di ultima istanza (Salvini lo diceva proprio in occasione delle europee), come è che quando il prestatore di ultima istanza si chiama “MES” la cosa non va più bene?
Anche perchè se il nostro debito pubblico è sostenibile dovremmo preoccuparci del problema inverso; vale a dire di avere la certezza che i paesi cui il Fondo presterà  i soldi (tra cui quelli messi dall’Italia) siano in grado di onorare il debito contratto con il MES.
E soprattutto evitare che una nuova crisi possa contagiare i membri dell’Eurozona come è già  successo in passato.
I sovranisti non si capisce bene cosa vogliano: se risparmiare sui soldi versati al MES, avere la possibilità  di far saltare i conti pubblici e poter lo stesso chiedere un prestito agli altri oppure evitare di salvare gli altri se e quando sarà  necessario.
Il MES è come una scialuppa di salvataggio, finchè la barca galleggia non ne hai bisogno.
Quando inizia ad affondare però è meglio averla.

(da “NextQuotidiano”)

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SENTENZA STORICA DEL TRIBUNALE DI ROMA: “I RESPINGIMENTI SONO ILLEGALI”

Dicembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile

CHI LI SUBISCE PUO’ CHIEDERE I DANNI E PRESENTARE DOMANDA DI PROTEZIONE… PICCOLO INCISO: I DANNI DOVREBBERO ESSERE A CARICO NON DELLO STATO MA DI QUEI MINISTRI CHE VIOLANO LA LEGGE E CHE NE DEVONO RISPONDERE PERSONALMENTE

I respingimenti sono illegali e chi li subisce ha diritto a vedersi risarcire il danno, ma soprattutto a presentare domanda di protezione internazionale in quel Paese.
E’ una sentenza importante quella emessa nei giorni scorsi dal tribunale civile di Roma che, accogliendo un ricorso dell’Asgi e da Amnesty international Italia, ha deliberato che un gruppo di migranti soccorsi da una nave militare italiana nel 2009 e respinti hanno diritto al risarcimento del danno e all’ ingresso in territorio italiano per presentare domanda di asilo.
I fatti sono del 27 giugno 2009 quando un gommone con 89 persone a bordo (quasi tutti eritrei) partito dalla Libia fu intercettato da una nave militare italiana con il motore in avaria ma i migranti vennero tutti riportati in Libia.
Il ministro dell’Interno era Roberto Maroni che disse: “Svolta storica contro i clandestini, è un nuovo modello di contrasto in mare per chi cerca di arrivare illegalmente”.
Nel 2016 per loro conto Asgi e Amnesty international Italia hanno presentato ricorso al tribunale civile di Roma che il 28 novembre scorso ha emesso questa sentenza destinata a costituire un importante precedente.

(da agenzie)

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LE 26 VOLTE CHE LEGA E M5S HANNO PARLATO DEL MES MA CHE ORA DI MAIO E SALVINI FINGONO DI NON RICORDARE

Dicembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile

IL FATTO FA UN ELENCO MINUZIOSO DI TUTTE LE VOLTE CHE SALVINI E DI MAIO NON HANNO ALZATO UN DITO CONTRO IL MES QUANDO ERANO AL GOVERNO: SE C’ERANO DORMIVANO

“Quando ha deciso il Parlamento di dare un atto di indirizzo suil MES”? In altri termini: il governo ha trattato sulla base del mandato parlamentare come previsto dalla risoluzione del 19 giugno 2019 oppure no?
Questa è la domanda più importante sul Meccanismo Europeo di Stabilità  che è improvvisamente diventato un problema per il MoVimento 5 Stelle e la Lega e su cui Matteo Salvini continua a raccontare balle e Luigi Di Maio prosegue a fare lo gnorri.
Ebbene, il Fatto Quotidiano ha contato ieri nell’intervento di Giuseppe Conte 26 volte in cui il precedente governo ha saputo della riforma del MES e dei dettagli che conteneva.
Ad esempio a dicembre e a marzo:
DICEMBRE 2019
Dopo le comunicazioni di giugno l’11 dicembre2018 Contecomunica alle Camere “sugli sviluppi del negoziato in materia di rafforzamento dell’U ni on e economicae monetaria”. Interventi rilevanti non se ne registrano.
19 MARZO DEL 2019
Anche questa volta, nonostante non sarà  il tema chiave del Consiglio, Conte decide di richiamare “i temi del budget dell’Eurozona, dello schema europeo di garanzia dei depositi (il cosiddetto Edis) e degli emendamenti al Trattato sul meccanismo europeo di stabilità ”.
La discussione non è accesa nemmeno stavolta e il, peraltro puntuale, senatore Alberto Bagnai della Lega esordirà  nel suo intervento con un rilassato: “Dio è morto, Marx è morto, e anch’io non mi sento molto bene”.
Salvatore Cannavò poi ricorda che il 19 giugno 2019 è arrivato il primo mandato parlamentare. La risoluzione Molinari e D’Uva n. 6-00076 viene riformulata in aula dallo stesso Conte che già  pensa al l’approccio “pacchetto ”e chiede “la valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto”e cioè il Mes, la garanzia sui depositi bancari (Edis) e il bilancio dell’area euro. Nel dibattito M5S e Lega sono nettamente contrari al Mes.
L’impegno assunto è formale, il governo assicura che si manterrà  dentro le indicazioni delle Camere. E in quell’occasione il senatore Bagnai ringrazierà  Conte per aver assicurato che ci sarà  “l’approfondimento tecnico” che il Parlamento chiede.
Ancora: dopo il 19 giugno il Parlamento discute ancora di Mes il 4 luglio, con l’audizione di Giovanni Tria alle Commissioni riunite Bilancio e Finanze.
Radio Radicale, ieri mattina, ha rimandato un brano di questa audizione dove gli esponenti di Lega e Fratelli d’Italia non sollevano alcuna questione “vitale”.
Tria interviene di nuovo il 31 luglio rispondendo a un’interrogazione a risposta immediata presentata dal deputato leghista Claudio Borghi, ribadendo che “nei prossimi mesi si dovrà  seguire un approccio complessivo in una logica di pacchetto”. Anche in questo caso, Borghi non si fa saltare in aria.
Tria invia la bozza di riforma del Mes ai presidenti delle Camere, con lettera del 9 agosto, ma ormai siamo al Papeete.
LA RELAZIONE SAVONA
Incalzando ancora Salvini, il premier ricorda anche la “Relazione sull’attività  dell’Italia in Europa”presentata dall’ex ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, il 27 febbraio 2019. In quella relazione si legge che “l’Eurosummit del 14 dicembre ha sostanzialmente approvato quanto deciso dall’Eurogruppo del 3 dicembre”in merito al Fondo di risoluzione unico sui salvataggi bancari.
Il 27 febbraio l’archivio dell’Ansa ricorda di una “cena cordiale”tra Di Maio—Conte—Salvini con il premier che ha offerto un vassoio di frappe.
Gli smemorati del MES
In totale ci sono almeno 15 passaggi parlamentari tralasciando i meno importanti e Conte ha fatto riferimento ad almeno 11 tra riunioni tecniche interministeriali. Matteo Salvini non ha ribattuto nemmeno a uno di questi.
Il vero punto di attacco riguarda l’audizione alle Camere del 27 novembre da parte di Roberto Gualtieri: “Non ci sono margini di modifica del Mes ”, ha detto il ministro dell’Economia. La prova che tutto è stato fatto “alle spalle degli italiani”.
Ma Conte anche su questo assicura: “Valuteremo all’esito del negoziato” lasciando intendere che ci sono lievi margini di riformabilità  delle clausole di azione collettiva. Nel pomeriggio “fonti Ue” hanno assicurato due mesi di ulteriore negoziato e Angela Merkel apre qualche spiraglio. Per tenere in piedi il governo potrebbe bastare.
C’è però un punto che è importante.
Se tutto questo vale per i leghisti, allo stesso modo vale per il MoVimento 5 Stelle, oggi schierato compatto insieme a Di Maio nella strategia del Cascare dal Pero.
Anche loro c’erano. E dormivano.

(da agenzie)

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LA BALLA DELLA MELONI SUI PIGNORAMENTI DEI CONTI CORRENTI PREVISTI NELLA MANOVRA

Dicembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile

QUALCUNO LA AVVISI CHE LA POSSIBILITA’ ESISTE DA ALMENO 10 ANNI (GRAZIE AL GOVERNO BERLUSCONI DI CUI FACEVA PARTE)… SE POI LA MELONI VUOLE PROTEGGERE GLI EVASORI, BASTA CHE LO DICA PUBBLICAMENTE

«Il Governo ha inserito nella manovra la possibilità  di pignorare i conti correnti dei cittadini», lancia l’allarme la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
Ma quella che presenta come una novità  in realtà  è una possibilità  che esiste da almeno dieci anni.   Leggendo il tweet dell’onorevole Meloni non è ben chiaro per quale motivo il Governo abbia «permesso allo Stato di mettere le mani nei conti degli italiani». Si tratta di una patrimoniale, di un prelievo forzoso? Di cosa sta parlando Giorgia Meloni?
La risposta è molto più semplice
Si tratta dell’articolo 96 della Legge di Bilancio apre al pignoramento dei conti correnti da parte dei comuni nei confronti di chi non paga i tributi locali IMU, Tari e Tasi.
Una volta sarebbe stato compito di Equitalia procedere al recupero delle somme. Ma molti comuni, per la gioia di chi ha detto per anni che Equitalia era il male assoluto, hanno deciso di farne a meno e si trovano nella non facile situazione di non poter esigere il dovuto dai cittadini.
A volte ci vogliono anni per recuperare le somme dovute, e nel frattempo il Comune spesso deve fare i conti con una cronica mancanza di risorse economiche
Ora vale la pena di far notare che questi strumenti, il pignoramento dei conti correnti, sono già  a disposizione dell’Agenzia delle Entrate e prima ancora da Equitalia che se ne può avvalere già  dal 2005 e che già  consente il pignoramento dei crediti verso terzi e il pignoramento di cose del debitore in possesso di terzi.
Stiamo quindi parlando di un sistema già  in uso che ora sarà  nelle possibilità  di azione degli Enti Locali qualora volessero recuperare i tributi locali non pagati.
Si tratta, per fare un esempio, di quelle tasse che consento alle nostre città  di dotarsi dei servizi pubblici che tutti i cittadini vogliono o vorrebbero.
Per fare un esempio concreto: quando l’attuale Presidente dell’Umbria (eletta con i voti di Fratelli d’Italia) Donatella Tesei era sindaco di Montefalco la Corte dei Conti la Corte dei Conti di Perugia intervenne su «entrate fittizie per un milione e mezzo» nella gestione del 2014 facendo notare che sarebbero stati messi a bilancio «per fingere che fosse in equilibrio».
Quel milione e mezzo di entrate fittizie non sarebbero altro che 1,4 milioni di euro di tasse locali (TARI, IMU e TASI) inseriti alla voce “residui attivi” ma che non sono mai arrivati nelle casse del Comune.
Secondo l’opposizione la maggioranza ha iscritto a bilancio il gettito teorico totale delle imposte e non quello reale, da qui la differenza tra il gettito reale e quello “previsto” che però non teneva conto della quota di evasione (che mediamente è nota).
Questo accadeva in un piccolo comune. Questi sono i danni prodotti da chi non paga le tasse.
Ora secondo Giorgia Meloni questa sarebbe una “vergogna”.
Ma non è più vergognoso non pagare i tributi locali e quindi danneggiare direttamente il tuo vicino di casa, che invece le tasse le paga?
Perfino i sovranisti tedeschi sono arrabbiati per il lassismo italico nel non esigere il pagamento delle tasse.
Ma c’è di più, il grande scandalo scoperto dalla Meloni non esiste perchè, come spiegava il Sole 24 Ore la settimana scorsa, i Comuni possono già  pignorare i conti correnti e a fare le prime mosse fu il Governo Berlusconi nel 2010 (governo, lo ricordiamo, sostenuto da Giorgia Meloni).
I sindaci semplicemente dovranno aspettare meno tempo, qualora il contribuente non contesti l’accertamento, e i Comuni non potranno accedere all’anagrafe dei conti correnti prima dell’autorizzazione del Tribunale che consentirà  loro di andare all’Agenzia dell’Entrate e — finalmente — procedere al recupero del dovuto.
Ora c’è solo una cosa da chiedersi: che interesse ha Giorgia Meloni a proteggere quelli che non pagano le tasse?

(da “NextQuotidiano”)

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QUANDO ERA MINISTRO SALVINI IN EUROPA NON CI ANDAVA MAI, IERI SERA ERA AD ANVERSA DAGLI “AMICI” DEL VLAAMS BELANG

Dicembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile

ERA OSPITE DEL PARTITO DI ESTREMA DESTRA FIAMMINGO EREDE DELLA FORMAZIONE SCIOLTA ANNI FA PER RAZZISMO (TANTO PER CAMBIARE)

Quando era ministro dell’Interno Matteo Salvini non aveva molto tempo da dedicare ai vertici europei. Infatti durante il suo mandato al Viminale ha partecipato a sole due riunioni dei ministri dell’Interno della UE su otto.
Il leader della Lega aveva sempre qualcosa di meglio da fare, magari un comizio elettorale. Ma non si può certo dare la colpa al suo lavoro dal Ministero. Anche quando era un semplice europarlamentare non è che Salvini si facesse molto vedere a Bruxelles o a Strasburgo.
Per fortuna che oggi Salvini è libero dal fardello del comando. E in Europa ci può andare quando vuole.
Ad esempio ieri sera il capo del Carroccio è volato ad Anversa “ospite degli amici di Vlaams Belang”, come ha scritto su Facebook. Vlaams Belang (in italiano Interesse Fiammingo) è un partito di estrema destra che alle elezioni europee del maggio scorso ha conquistato tre seggi all’Europarlamento e che fa parte del gruppo Identità  e Democrazia assieme alla Lega, al Rassemblement National di Marine Le Pen, al FPà– di Strache e ai tedeschi di Alternative fà¼r Deutschland.
Una toccata e fuga quella di Salvini nelle Fiandre per ribadire che «in Italia un presidente del Consiglio servo dei poteri forti dell’Europa e nemico degli italiani». Nessun timore a farsi vedere sul palco assieme ai leader del partito nato dalle ceneri del Vlaams Blok, formazione politica separatista (in Belgio ci sono da sempre attriti tra la comunità  fiamminga e quella francofona) scioltasi nel 2004 dopo una condanna per razzismo (ma che sarà  mai).
E Salvini lo sa bene, perchè ha detto che quella con il Vlaams, è una delle amicizie più lunghe perchè hanno molti amici nel popolo e «anche qualche nemico nel sistema problemi con il politically correct, vi hanno fatto cambiare nome, vi hanno indagato, vi hanno perquisito ma siete qua».
Un concetto quello del nome che “vi hanno fatto cambiare” che Salvini ha ribadito due volte
La presenza di Salvini ad Anversa ha suscitato l’ironia del parlamentare europeo Brando Benifei (PD) che ha fatto notare come il leader della Lega si veda più in Belgio oggi che è senatore di quando era parlamentare europeo.
Oggi il leader della Lega andrà  al Parlamento Europeo per una conferenza stampa, prima di tornare a Roma. Ma non dobbiamo lamentarci, se Salvini ha trovato il tempo di andare in Belgio significa che in Italia la situazione non è così disperata come la racconta la Lega.
Altrimenti il leader dell’opposizione non andrebbe all’estero, anzi sarebbe sulle barricate contro il MES.
Ma quelle barricate la Lega non le ha fatte nemmeno quando era al governo, figuriamoci ora.

(da “NextQuotidiano”)

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SONDAGGIO IZI REGIONALI EMILIA ROMAGNA: BONACCINI IN TESTA DI CINQUE PUNTI

Dicembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile

REGGIO EMILIA NUOVO OHIO… BONACCINI 45,4% BORGONZONI 40.6%, GRILLINI 9,9%

Reggio Emilia sarà  decisiva nella sfida tra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni in Emilia Romagna. Matteo Salvini sta concentrando lì le sue incursioni, il Pd ha un margine risicato L’ultimo sondaggio dà  la Lega in testa ma Bonaccini davanti di 5 punti. Il presidente della Regione ha convocato in Piazza Maggiore una grande manifestazione per sabato 7 dicembre. Tanti i pullman pronti da ogni provincia.
Spiega oggi Silvia Bignami nell’edizione bolognese di Repubblica:
Qui si gioca la partita delle regionali del 26 gennaio, nella terra di frontiera che fa da cerniera tra il granaio rosso del triangolo Bologna, Modena e Carpi e la bassa che s’inclina e scivola nella Lombardia leghista di Piacenza e Parma. È la terra di Bibbiano e delle polemiche, che alle Europee vide il Pd in vantaggio. Nella provincia reggiana, al 34,8% contro il 29,9% della Lega: non male, ma nemmeno benissimo, se si considera che mettendo insieme le coalizioni il centrosinistra sarebbe ora davanti solo di un punto e mezzo, al 40,5% contro il 39% del centrodestra. […]
La concentrazione della Lega su Reggio è del resto nota anche al Pd. «I flussi elettorali che abbiamo analizzato – ragiona il parlamentare Pd reggiano Andrea Rossi – mostrano che soprattutto nelle zone periferiche di Reggio c’è qualche debolezza, che la Lega vuole sfruttare. Diversa la situazione in città , dove noi siamo ampiamente avanti. I risultati del Pd a Reggio Emilia e Ravenna sono stati tra i migliori alle Europee di maggio».
Nel partito si tengono quindi gli occhi aperti. Tanto che l’impegno di quell’area nella rielezione di Bonaccini viene monitorato pure nelle iniziative interne.
Il M5S, che nel reggiano ha raccolto il 14,3% alle Europee, potrebbe pescare proprio da lì il suo candidato presidente, inserendosi come terzo incomodo nella battaglia tra Pd e Lega e dando un vantaggio a Salvini.
Ieri la rilevazione di Izi (Istituto indipendente di ricerca guidato da Giacomo Spaini) dava Bonaccini in vantaggio di cinque punti, al 45,4%, rispetto a Borgonzoni, al 40,6%, nonostante il M5S corra da solo (9,9%) e nonostante la Lega sia di gran lunga il primo partito, col 29,9% contro il 24,7% del Pd.
Anche per questo Bonaccini prosegue a testa bassa la sua campagna elettorale.

(da “NextQuotidiano”)

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SONDAGGIO BLOCCO PRESCRIZIONE: 57% FAVOREVOLI, 23% CONTRARI

Dicembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile

TRA I PARTITI, SOLO GLI ELETTORI DI FORZA ITALIA E ITALIA VIVA SONO PERPLESSI

Il Fatto Quotidiano pubblica oggi i risultati di un sondaggio dell’istituto demoscopico Noto Sondaggi effettuato lo scorso 29 novembre su un campione “Panel Omnibus” rappresentativo della popolazione italiana.
La consistenza numerica è di mille intervistati, con una percentuale di risposte del 94%: solo il 23% degli intervistati si è detto contrario alla “spazzacorrotti” e alla norma sulla prescrizione.
L’apprezzamento più alto è tra i Cinque Stelle (80%) e Fdi (68%). Interessante il giudizio degli elettori danno sulle posizioni dei propri partiti in Parlamento: il 53% dei dem e il 41% di quelli di Italia Viva non condividono la battaglia contro il blocco della prescrizione.
In relazione alla legge Spazzacorrotti si registra una particolare tendenza, cioè che la maggioranza degli elettori di tutti i maggiori partiti (tranne Forza Italia) è a favore del blocco della prescrizione.
Pertanto i favorevoli sono il 57% ed i contrari il 23%.
Se si analizzano le opinioni dei singoli elettorati si evidenzia che tra i votanti Pd i favorevoli arrivano al 58% e aumentano all’80% tra i pentastellati.
Anche tra gli elettori della Lega e di Fdi prevalgono quelli a favore: 51% tra chi vota Salvini e addirittura il 68% tra i simpatizzanti della Meloni.
Solo tra gli azzurri le cose cambiano leggermente, nel senso che la maggioranza relativa è comunque favorevole al blocco della prescrizione ma si ferma al 41%.
È interessante notare dunque come tra i votanti i partiti dell’area di governo prevalgono nettamente i favorevoli.
Questo clima di opinione spiega anche il fatto che la maggioranza dei votanti dem (53%) non condivida il comportamento di alcuni parlamentari del Pd che invece chiedono di rinviare il blocco della prescrizione auspicando di approvare con Lega e Forza Italia una nuova legge che di fatto farebbe ritornare il vecchio sistema della prescrizione.
Invece i votanti di Italia Viva si dividono a metà  tra chi condivide il comportamento dei parlamentari che vorrebbero rinviare il blocco della prescrizione e chi invece non lo condivide (41%).

(da agenzie)

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