Dicembre 11th, 2019 Riccardo Fucile
IL GIUDICE HA RESPINTO LA RICHIESTA: “NON VI SONO VOTAZIONI IN SENATO E NESSUNA COMMISSIONE DI CUI SALVINI FACCIA PARTE E’ CONVOCATA PER OGGI”
Ieri doveva celebrarsi la prima udienza del processo che vede imputato il senatore Matteo
Salvini, già ministro dell’Interno nel primo governo Conte.
Il reato è quello di vilipendio all’ordine giudiziario. Il vicepremier e ministro dell’Interno nel febbraio 2016, durante un comizio a Collegno, aveva pronunciato frasi ritenute offensive nei confronti della magistratura italiana.
Queste le frasi pronunciate dal segretario della Lega Nord nel febbraio 2016: «Qualcuno usa gli stronzi che mal amministrano la giustizia. Se so che qualcuno, nella Lega, sbaglia sono il primo a prenderlo a calci nel c… e a sbatterlo fuori — aveva detto Salvini -. Ma Edoardo Rixi è un fratello e lo difenderò fino all’ultimo da quella schifezza che è la magistratura italiana che è un cancro da estirpare. Si preoccupi piuttosto della mafia e della camorra, che sono arrivate fino al Nord”.
Salvini si riferiva all’indagine sulla Rimborsopoli ligure che vedeva l’allora l’assessore del Carroccio, poi sottosegretario ai Trasporti, tra i rinviati a giudizio (in seguito è stato condannato e ha dovuto lasciare il governo).
Ebbene, ieri Salvini ha invocato il legittimo impedimento, che il giudice ha però respinto.
Racconta oggi La Stampa:
Il giudice della sesta sezione penale Roberto Ruscello, dopo aver svolto accertamenti in camera di consiglio, ha respinto la richiesta del legale Claudia Eccher: «Dall’esame del resoconto stenografico dei lavori dell’aula del Senato — ha detto il giudice in aula — emerge che il calendario dei lavori del Senato per la trattazione della legge di Bilancio è stato spostato all’11 dicembre. E — ha aggiunto — come risultasse in corso una commissione permanente bilancio di cui però Salvini non fa parte».
Via al processo dunque, ma solo nel pomeriggio.
Perchè di mattina una decina di sostenitori di Salvini aveva recitato un rosario appena fuori dall’ingresso principale del Tribunale in via Giovanni Falcone. Adesione bassa. Nel merito del processo ieri sono stati ascoltati dirigenti e poliziotti della Digos delegati dall’allora procuratore capo Armando Spataro a ricostruire cosa disse Salvini al convegno della Lega che si svolse a Collegno il 14 febbraio 2016 e che gli costa oggi l’imputazione di vilipendio della magistratura.
E’ stato proiettato un doppio video. Uno in cui Salvini, fuori dalla sala del meeting, parla coi giornalisti di temi politici, un altro, all’interno e in coda al convegno, in cui l’ex ministro attacca pesantemente la magistratura.
Disse: «Qualcuno usa gli stronzi che mal amministrano la giustizia. Difenderò qualunque leghista — disse Salvini — che venga indagato da quella schifezza che è la magistratura italiana che è un cancro da estirpare».
Per il suo legale «le frasi vanno contestualizzate».
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 11th, 2019 Riccardo Fucile
PER L’INPS VIVEVA IN CONDIZIONI DI POVERTA’… AVEVA TRE AUTO E UNA VILLETTA SUL LITORALE CALABRESE
Il Secolo XIX racconta oggi la storia di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia e Guardia di finanza che ieri ha portato anche al sequestro di tre automobili al proprietario di una villetta a Gioiosa Jonica, sul litorale calabrese, appena ristrutturata: per l’Inps l’uomo era «nullatenente», viveva in condizioni di povertà , tanto da meritarsi il reddito di cittadinanza.
Nel luglio scorso i finanzieri, guidati dal pm Federico Manotti e dal colonnello Maurizio Cintura, hanno sequestrato 368 chili di cocaina e un milione di euro in contanti, il pagamento per la spedizione.
Alvaro è finito in manette, mentre era riuscito a fuggire il suo braccio destro Domenico Romeo.
Erano stati arrestati Rodolfo Militano, panettiere incensurato assoldato a Reggio Calabria e Ierinò, mediatore spedito a Sanremo per la prima tranche del pagamento, denunciato qualche giorno fa per «indebita percezione del reddito di cittadinanza».
«È stata immediatamente disposta — spiega un investigatore — la sospensione del sussidio, circa 500 euro mensili, che venivano erogati dall’Inps di Reggio Calabria». Dettaglio: in una delle tre auto sequestrate in questi giorni è stato trovato un doppiofondo, «occultato dalla moquette e dal poggiapiedi, che avrebbe potuto contenere una pistola», chiariscono i finanzieri.
Faceva parte della banda di sospetti affiliati alla ‘ndrangheta arrestati nel luglio scorso con l’accusa di aver portato in Italia, passando per il porto di Genova, 368 chili di cocaina provenienti dalla Colombia, che sul mercato avrebbero fruttato circa 150 milioni di euro.
In più, è risultato essere il proprietario di una villetta a Gioiosa Jonica, sul litorale calabrese, appena ristrutturata.
Invece per l’Inps Filippo Ierinò era «nullatenente», un uomo che viveva in condizioni di povertà , tanto da meritarsi il reddito di cittadinanza.
(da agenzie)
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Dicembre 11th, 2019 Riccardo Fucile
IL RICICLAGGIO COINVOLGEREBBE UN’AZIENDA IL CUI TITOLARE E’ PARLAMENTARE DELLA LEGA E CHE SI E’ OPPOSTO AL SEQUESTRO DELLA CONTABILITA’ FACENDO VALERE IL SUO STATUS
La nuova inchiesta sui 49 milioni della Lega parte dall’Associazione Maroni e dal suo presidente,
l’assessore lombardo Stefano Galli, e arriva fino in parlamento, dove siede l’onorevole Fabio Massimo Boniardi, socio della Boniardi Grafiche SRL.
Nel mirino c’è la cifra di 450mila euro, che sarebbe una fetta dei “famosi” 49 milioni occultati dal Carroccio secondo l’ipotesi della procura di Genova per non restituirli allo Stato.
La tesi degli inquirenti è che la Boniardi Grafiche SRL e la Nembo SRL, nel frattempo chiusa, abbiano ricevuto quei soldi in pagamento di servizi mai effettuati e li abbiano poi in qualche modo “restituiti” al Carroccio: per questo gli investigatori indagano per riciclaggio.
Ieri la Finanza ha compiuto perquisizioni che, oltre a Galli — toccato dall’inchiesta in quanto presidente dell’Associazione Maroni Presidente —hanno riguardato le società Boniardi Grafiche srl e Nembo srl.
È stato sequestrato materiale contabile, ma gli investigatori non hanno potuto acquisire il contenuto del pc e dei server aziendali perchè Boniardi ha fatto valere le sue tutele in quanto la tipografia rientra tra le sue “residenze ”e nella memoria sarebbero collocati file riservati relativi ad attività parlamentari.
Spiega oggi Il Fatto Quotidiano:
ECCO L’IPOTESI dei pm: tra il 2013 e il 2018 parte del tesoro della Lega, depositato presso la banca Aletti, sarebbe passata all’Associazione Maroni Presidente. Di qui quasi 500 mila euro sarebbero andati alle due società tipografiche per la realizzazione di campagne elettorali (soprattutto per il “sì”al referendum per l’autonomia di fine 2017). Ma, sostengono i pm, poster e volantini non sarebbero stati stampati e il denaro sarebbe tornato nelle casse della Lega; sarebbe il provento della truffa ai danni del Parlamento. Di qui l’ipotesi di riciclaggio.
La storia era scritta in un esposto di 30 pagine depositato alla procura di Milano nel febbraio 2018. A firmarlo l’ex consigliere regionale Marco Tizzoni eletto nel 2013 con la lista Maroni Presidente. Si leggeva: “Nello statuto dell’Associazione Maroni Presidente sono segnalati gli scopi e nessuno di questi risulta essere mai stato perseguito dai suoi membri… Vi è il sospetto che l’associazione sia stata tenuta nascosta a noi consiglieri dovendo servire quale soggetto occulto di intermediazione finanziaria in favore della Lega o di terzi”.
Il fascicolo fu aperto e nel registro degli indagati venne iscritto Galli (appropriazione indebita) che poi ottenne l’archiviazione.
Nei bilanci dell’associazione si parla di quasi mezzo milione che risulta restituito al partito, senza che siano specificati i passaggi bancari. Ora i pm genovesi vogliono ricostruire il percorso del denaro che, in due fette da oltre 200 mila euro, è andato alle società perquisite (soci e amministratori non sono indagati). Da qui sarebbe tornato al partito.
Secondo i pm di Genova, che hanno aperto un’indagine da qualche tempo, i soldi della Lega sono arrivati in Lussemburgo tramite la Sparkasse di Bolzano, rientrando ai primi mesi del 2018 in Italia attraverso una rete di altre scatole vuote.
Il segmento che chiama in causa l’Associazione Maroni presidente riguarderebbe insomma la prima fase, quella della «spoliazione» ad arte dei depositi affinchè non fossero bloccati.
Secondo Repubblica Boniardi a metà pomeriggio ha eletto il proprio domicilio parlamentare proprio in tipografia, impedendo così la copia degli hard disk dei computer e obbligando i finanzieri a lasciare in azienda tutto il materiale trovato: «La documentazione fiscale che hanno chiesto è stata presentata, tutte le fatture emesse e i relativi bonifici — ha detto a Repubblica lo stesso Boniardi — ed era tutto in ordine. Ma sui pc c’erano dati relativi alla mia attività da parlamentare».
A questo punto la Procura potrebbe chiedere l’autorizzazione a procedere al Parlamento.
Secondo Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera per la Finanza i soldi depositati sui conti della Lega presso Banca Aletti sarebbero finiti all’Associazione e poi, grazie all’attività di Galli, «utilizzati per acquistare materiale a sostegno della campagna elettorale del Carroccio». In realtà , questa è l’accusa, le fatture erano per operazioni inesistenti e servivano soltanto a giustificare le uscite. «Non ho mai avuto alcun ruolo gestionale e operativo – dice Maroni – ma sono certo della correttezza dell’operato di Galli».
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 11th, 2019 Riccardo Fucile
PARTITI IN LIZZA, FAVORITI, SONDAGGI E FATTORI DECISIVI
Sono considerate le elezioni più importanti della storia recente del Regno Unito. Perchè decideranno la Brexit, il futuro del Paese e dunque anche quello dell’Unione Europea. Si vota domani 12 dicembre, fatto eccezionale, visto che da queste parti non si tenevano elezioni in questo mese addirittura dal 1923, perchè è una stagione in cui è difficile fare campagna elettorale oltremanica a causa di poca luce, freddo e tanta pioggia, se non neve. Ma sono tempi straordinari, cruciali e delicatissimi e dunque anche quest’ultimo tabù è stato rotto.
Che cosa c’è in gioco?
Innanzitutto la Brexit. Dovesse spuntarla Boris Johnson, con il suo ossessivo motto “Get Brexit Done” (“realizziamo la Brexit”), l’uscita dall’Europa sarebbe presto sancita e inappellabile perchè il premier conservatore avrebbe una maggioranza tale da far passare senza troppi problemi il suo accordo Brexit in Parlamento e quindi dire ufficialmente addio all’Ue e iniziare i delicatissimi negoziati sui rapporti futuri Ue-Uk.
Se invece Jeremy Corbyn riuscisse nella clamorosa rimonta, potrebbe formare un governo di minoranza e approvare un nuovo referendum Brexit. Non solo. In ballo ci sono due idee radicalmente differenti per il futuro del Paese. Da una parte il neo-thatcherismo di Johnson e la vocazione neo-liberista del premier. Dall’altra, la soluzione socialista e anti neoliberismo di Corbyn, con la promessa di numerose nazionalizzazioni e una sensibile espansione del welfare e dello Stato nella vita dei cittadini
I partiti in lizza
In primis i conservatori del premier Boris Johnson, che lo scorso novembre ha voluto fortemente queste elezioni in quanto aveva perso la maggioranza in Parlamento: di conseguenza si era impantanato sulla Brexit e sul suo controverso accordo con l’Ue, che secondo i suoi critici spaccherebbe il Regno Unito lasciando pericolosamente l’Irlanda del Nord nell’orbita europea. Il partito di opposizione più pericoloso per Johnson è il Labour di Jeremy Corbyn, che però sembra in declino dalle elezioni del 2017 quando ci fu una clamorosa rimonta laburista segnando per sempre il destino politico di Theresa May). A seguire, tra i principali partiti, ci sono i liberal democratici della giovane leader Jo Swinson, anch’essi però in forte calo nelle ultime settimane; il partito nazionalista e indipendentista scozzese della premier locale Nicola Sturgeon; i Verdi; il partito nazionalista gallese Plaid Cymru e i nazionalisti repubblicani nordirlandesi di Sinn Fèin, che però per convenzione e protesta contro Londra non siedono in Parlamento.
Chi è favorito
I “tories”, principalmente per due motivi. Il primo: con l’accordo in tasca con l’Ue sulla Brexit, che finalmente potrebbe terminare – con costi e conseguenze ancora ignoti – uno psicodramma nazionale durato tre anni e mezzo; molti britannici voteranno tory soltanto per chiudere definitamente la Brexit, turandosi il naso su altri temi. E poi, come seconda ragione, Boris Johnson: un politico di indubbio fascino e carisma, seppur molto più polarizzante di quando era sindaco di Londra. Soprattutto per la borghesia medio-alta potrebbe risultare il più rassicurante di tutti. Ma attenzione: Johnson è inviso a molti e alcuni suoi aspetti destano ampia preoccupazione, come la scarsa empatia per i ceti popolari (vedi l’ultimo rifiuto di guardare la foto di un bambino a terra in un ospedale di Leeds senza letti), ma anche un apparente schiacciamento nei confronti di Donald Trump che potrebbe pesare dopo l’uscita dall’Ue, la quale inoltre potrebbe rivelarsi rovinosa se Uk e Ue non trovassero un accordo commerciale nei loro rapporti futuri. Infine, il governo Johnson di brexiter radicali, come l’anti-europeista ministra dell’Interno Priti Patel, conquista ma aliena anche molti elettori.
Il Labour di Corbyn invece è sembrato per lunghi tratti della campagna elettorale in fase calante per due motivi: la lunga ambiguità sulla Brexit, risolta solo all’ultimo dalla promessa di un secondo referendum; e poi la sensibile perdita di popolarità del leader Jeremy Corbyn, criticato per il suo atteggiamento ampiamente giudicato freddo e distaccato nei confronti dello scandalo antisemitismo ma anche per varie posizioni discutibili e controverse, come sulla politica estera, vedi l’equidistanza sul Venezuela di Maduro o la grande prudenza verso la Russia dopo l’avvelenamento di Salisbury.
I liberal-democratici di Swinson, invece, sono forse la più grande delusione sinora. Dopo il grande successo delle europee di maggio quando veleggiavano oltre il 20%, il partito ha commesso molti errori, su tutti quello di puntare alla revoca unilaterale della Brexit, soluzione estremista persino per molti europeisti. La leadership di Swinson, accusata tra l’altro dei danni dell’austerity quando anni fa era sottosegretario nel governo di coalizione Tory e lib-dem, ora è già in bilico.
I nazionalisti scozzesi (Snp) di Nicola Sturgeon, che invece chiedono un secondo referendum sull’appartenenza della Scozia al Regno Unito (dopo quello del 2014), invece sono in forma proprio per il loro europeismo e l’opposizione a Johnson. Potrebbero aumentare i loro seggi fino a schierare quota 20 in Parlamento.
Che cosa dicono i sondaggi
Due sono gli scenari possibili. Una vittoria dei conservatori di Boris Johnson, che innescherà dunque il completamento della Brexit e le altre conseguenze spiegate sopra. Oppure, un nuovo “hung parliament”, ossia un parlamento “appeso”, bloccato, a causa di una rimonta di Corbyn nei seggi decisivi. A quel punto, l’unica soluzione per uscire dal pantano della Brexit, sarebbe un secondo referendum.
Tutti i sondaggi hanno sempre dato sinora a Johnson una maggioranza più o meno netta. Ma il distacco si è ridotto sempre di più, è sceso a meno di 9 punti su base nazionale. Secondo l’ultima rilevazione di YouGov un nuovo parlamento bloccato è assolutamente possibile. Questo perchè non contano i voti totali nell’intero Paese, ma quanti seggi dei 650 a disposizione si vincono, collegio per collegio. Essendo molte circoscrizioni in bilico di pochi voti, è stato calcolato che potrebbe rivelarsi decisiva la scelta di soltanto 10mila britannici indecisi sparsi nei vari collegi in cui sarà battaglia all’ultimo respiro.
Il sistema elettorale britannico
Viene chiamato in gergo “first past the post”, ossia “colui/colei che arriva primo/a, vince”. È un maggioritario uninominale secco. In pratica, il candidato del singolo collegio che prende più voti vince il seggio in Parlamento. Dunque non si tratta di una sfida sul numero di voti a livello nazionale, bensì di una lotta elettorale capillare e locale, composta dunque di 650 piccole sfide che comporranno il Parlamento e la sua maggioranza. Per questo si tratta di elezioni estremamente imprevedibili, a maggior ragione quest’anno, con la Brexit di mezzo e tanti altri fattori in gioco.
I fattori decisivi
Saranno quattro. Il primo: gli elettori laburisti brexiter nel Nord dell’Inghilterra e nelle Midlands. Se questi voteranno in massa Johnson puramente in nome della Brexit, allora per Corbyn potrebbe essere una disfatta storica e un trionfo per Boris. Secondo: quanti europeisti delusi ed ex elettori laburisti torneranno nelle braccia di Corbyn. Potrebbero essere molti, vista la susseguente e probabile delusione subita con i lib-dem (da molti considerati poco credibili visto che il loro fondamentalismo anti-brexit) e il fatto che il leader Labour, nonostante la sua annunciata “neutralità ” in un secondo referendum, comunque offre un’altra consultazione popolare sulla Brexit e sondaggi alla mano guida il partito nella posizione migliore per ottenerlo. Terzo: il voto giovanile. Quest’anno c’è stato un record di nuove registrazioni alle elezioni e, a differenza del passato, le scelte degli under 30 potrebbero essere decisive.
Quarto: la possibilità del voto tattico, ossia, come ha spiegato di recente l’attore e attivista Hugh Grant a Repubblica, votare in ogni collegio il candidato che ha più chance di sconfiggere l’esponente conservatore, qualsiasi sia il suo colore politico, in modo da fermare la Brexit. Ufficialmente, i partiti Labour e Lib-Dem hanno assolutamente escluso alleanze in tal senso. Ma a livello locale gli elettori anti-Boris potrebbero autonomamente decidere di adottare questa tattica.
(da “La Repubblica”)
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