Dicembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
L’ATTUALE PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA E’ NOTO PER ESSERE CRITICO VERSO DI MAIO… SI ERA ANCHE BATTUTO PER SI’ AL PROCESSO A SALVINI SULLA DICIOTTI
Nicola Morra è stato indicato nei giorni scorsi come il probabile successore di Lorenzo Fioramonti, che ieri ha rassegnato le dimissioni e secondo i rumors sarebbe pronto a uscire dal MoVimento 5 Stelle insieme a una pattuglia di deputati e senatori per formare un gruppo a sostegno del governo Conte.
Nei totoministri degli scorsi mesi Morra, attuale presidente della Commissione Antimafia, laureato in filosofia e insegnante alle scuole superiori, era indicato in alternativa per la poltrona di viale Trastevere. Ora dovrebbe essere il suo momento.
Morra negli scorsi mesi è stato dipinto come leader interno al M5S anti-Di Maio ma non ha mai polemizzato apertamente con l’attuale proprietà grillina, anche se era tra i fautori del governo con il Partito Democratico.
Da presidente della Commissione Antimafia si era anche battuto per il sì al processo a Salvini sulla Diciotti, perdendo alla fine il voto “popolare”.
(da agenzie)
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Dicembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
DA TEMPO NON CONDIVIDE LA LINEA DI DI MAIO E SI RITIENE PIU’ VICINO AL PREMIER CONTE… PROBABILE CHE ESCA DAL M5S CON UNA DECINA DI DEPUTATI E FORMI UN GRUPPO AUTONOMO
Dopo averlo fatto sapere a tutti grazie alla presidenza del Consiglio, l’ex ministro della
Pubblica Istruzione Lorenzo Fioramonti annuncia sulla sua pagina facebook di aver rassegnato le dimissioni già dal 23 dicembre scorso, confermando di aver deciso di dimettersi a causa dei fondi non stanziati dal governo:
“Non è stata una battaglia inutile e possiamo essere fieri di aver raggiunto risultati importanti: lo stop ai tagli, la rivalutazione degli stipendi degli insegnanti (insufficiente ma importante), la copertura delle borse di studio per tutti gli idonei, un approccio efficiente e partecipato per l’edilizia scolastica, il sostegno ad alcuni enti di ricerca che rischiavano di chiudere e, infine, l’introduzione dell’educazione allo sviluppo sostenibile in tutte le scuole (la prima nazione al mondo a farlo).
La verità , però, è che sarebbe servito più coraggio da parte del Governo per garantire quella “linea di galleggiamento” finanziaria di cui ho sempre parlato, soprattutto in un ambito così cruciale come l’università e la ricerca. Si tratta del vero motore del Paese, che costruisce il futuro di tutti noi. Pare che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e della ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c’è la volontà politica.
Alcuni mi hanno criticato per non aver rimesso il mio mandato prima, visto che le risorse era improbabile che si trovassero. Ma io ho sempre chiarito che avrei lottato per ogni euro in più fino all’ultimo, tirando le somme solo dopo l’approvazione della Legge di Bilancio. Ora forse mi criticheranno perchè, in coerenza con quanto promesso, ho avuto l’ardire di mantenere la parola.
Le dimissioni sono una scelta individuale, eppure vorrei che — sgomberato il campo dalla mia persona — non si perdesse l’occasione per riflettere sull’importanza della funzione che riconsegno nelle mani del Governo. Un Governo che può fare ancora molto e bene per il Paese se riuscirà a trovare il coraggio di cui abbiamo bisogno.
Il tema non è mai stato “accontentare” le mie richieste, ma decidere che Paese vogliamo diventare, perchè è nella scuola — su questo non vi è alcun dubbio — che si crea quello che saremo.”
E chiude con una promessa che sa di minaccia
“Il mio impegno per la scuola e per le giovani generazioni non si ferma qui, ma continuerà — ancora più forte — come parlamentare della Repubblica Italiana”.
Al suo posto è pronto ad andare Nicola Morra, mentre vedremo presto se è vero che Fioramonti si muove per creare un raggruppamento di parlamentari che vuole uscire dal MoVimento 5 Stelle per formare un altro piccolo gruppo o partitino che andrà ad appoggiare il governo Conte senza però rimanere sotto l’egida di Di Maio.
Questo si raccontava nei giorni precedenti e questo sarebbe l’obiettivo a cui tende l’ormai ex ministro, che alcuni indicavano anche come possibile successore del M5S al posto di Di Maio in caso di addio.
(da agenzie)
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Dicembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
LA DISSONANZA CON IL M5S PARTE DA LONTANO… PROSSIMO PASSO UN GRUPPO PRO-CONTE ALLA CAMERA
Il disamoramento di Lorenzo Fioramonti parte da lontano. Forse prima ancora della sua nomina a ministro dell’Istruzione. E culmina oggi con una lettera ai suoi fan su facebook nella quale assicura che continuerà a battagliare sulle tematiche delle scuola anche da deputato semplice della Repubblica.
In sostanza, anche senza la casacca del Movimento che gli ha consentito di farsi eleggere e di varcare l’ingresso di Montecitorio.
A tutti infatti era apparso quanto meno fuori luogo comunicare prima ancora di giurare da titolare del dicastero di viale Trastevere, con una serie di interviste ai principali quotidiani, che si sarebbe dimesso nel caso non avesse ottenuto tre miliardi di fondi per la scuola.
“Ma come ha potuto fare, in quel contesto, con un governo appena nato?”, si domandano oggi con insistenza i suoi detrattori dentro a un gruppo parlamentare, quello dei cinquestelle, le cui chat ribollono.
Ecco, Fioramonti, romano, classe ’77, una laurea in filosofia con tanto di dottorato, una cattedra in economia politica all’Università di Pretoria in Sud Africa, ha sempre tenuto un atteggiamento all’interno del Movimento da battitore libero, con posizioni dissonanti dal mainstream di Di Maio e company, al punto che qualcuno lo aveva ipotizzato leader alternativo al capopolitico dei cinquestelle.
Già , i cinquestelle. Nella war room dei grillini se l’aspettavano che sarebbe finita così. “Era un’operazione studiata a tavolino, mirata a crearsi un personaggio”, è l’accusa che gli rivolgono gli ex compagni nel giorno di Santa Stefano.
Pian piano, dichiarazione dopo dichiarazione, Fioramonti si è sempre più allontanato dalle istanze pentastellate. Con alcune uscite che hanno fatto traballare l’esecutivo, leggi alla voce sugar tax. Oppure sottolineando con forza gli errori sul caso Diciotti, sulla legittima difesa, sui famosi decreti sicurezza Salvini. Soltanto venti giorni fa, nel bel mezzo della bufera sulla manovra di bilancio, in un’intervista a Vittorio Zincone sul settimanale “Sette” del Corriere della Sera, Fioramonti aveva attaccato nientepopodimeno che Casaleggio e la società : “Mi chiedo — dice – che relazione c’è tra noi e un’azienda privata che non si capisce a quale titolo gestisce parte delle nostre risorse e che si inserisce nell’agenda politica?”.
E ancora: “Va benissimo un server provider che ci fa il sito web, ma questa situazione dimostra che il problema più che la leadership, è l’organizzazione del Movimento”. Tutti erano rimasti basiti, ma tutti non avevano proferito verbo. Perchè l’esecutivo stava attraversando una fase non facile ed era preferibile non alimentare polemiche.
Ora, dopo aver fatto il viceministro dell’esecutivo gialloverde e il ministro del governo giallorosso, Fioramonti si prepara ad uscire dal Movimento.
D’altro canto, basta leggere il suo post su Facebook e accorgersi che il percorso politico dell’ex ministro dell’Istruzione non si fermerà oggi. Lui infatti la mette così: “Il mio impegno per la scuola e per le giovani generazioni non si ferma qui, ma continuerà – ancora più forte – come parlamentare della Repubblica Italiana”.
Fonti qualificate raccontano che starebbe lavorando a un partito ecologista italiano. Sul modello dei verdi di Germania che veleggiano in doppia cifra. Non a caso prima di strappare ripeteva ad amici e fedelissimi: “Fino all’ultimo cercherò di portare avanti i contenuti del Movimento, che nacque progressista e ambientalista”.
Il primo passo sarà quasi certamente un gruppo parlamentare a Montecitorio, che voterà a favore del governo, e che vedrà al suo interno altri cinquestelle. Fra gli altri, dieci in totale, Rachele Silvestri, Andrea Vallascas, Massimiliano De Toma. Quest’ultimo viene considerato l’amico di Fioramonti.
“Quando Lorenzo si presenta a Montecitorio parla solo con De Toma”, confessa un deputato. E poi ancora potrebbero cedere alle sirene di Fioramonti Mara Lapia, Paolo Giuliodori, Felice Mariani, Roberto Rossini, Paolo Lattanzio, Nadia Aprile e Roberto Cataldi. Tutti indiziati speciali anche se ancora non si ha la certezza.
E se su queste potenziali uscite la cabina di regia di Di Maio e company minimizza, “non ci sono prime linee”, allo stesso tempo c’è chi prova a gettare veleno. Il sospetto è che dietro a questa fuga in avanti di questo professore che si vanta di possedere una casa tutta ecosostenibile si nasconda la questione rendicontazione.
L’accusa suona più o meno così: “Fioramonti lascia il ministero e il gruppo perchè i suoi rimborsi sono fermi al 2018, Restituisca prima i 70 mila euro e ne parliamo”.
In effetti, spulciando nel sito tirendiconto.it, ci si accorge che Fioramonti non versa i rimborsi dal dicembre dello scorso anno. Assieme a lui anche diversi fra gli indiziati del nuovo gruppo ecologista non avrebbero versato le quote dovute nel 2019. Non è dato sapere se sarà un caso. Certo è che si tratta di un’altra scossa che investe il M5S.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
AL RUOLO DI “MEDIATORE EUROPEO” HANNO PROPOSTO UN CONDANNATO PER RIVELAZIONE DI SEGRETO D’UFFICIO…GIUSEPPE FORTUNATO E’ UN EX POLITICO DELLA PRIMA REPUBBLICA CONDANNATO CON SENTENZA DEFINITIVA
Matteo Salvini e Giorgia Meloni al Parlamento europeo hanno proposto per la nomina di
Mediatore europeo Giuseppe Fortunato, un ex politico della Prima Repubblica, condannato con sentenza definitiva per rivelazione del segreto d’ufficio.
Come può un politico difendere davvero i cittadini se ha infranto la legge?
L’attacco contro Lega e Fratelli d’Italia arriva dall’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Eleonora Evi, secondo cui “il ruolo del Mediatore europeo è fondamentale per il buon funzionamento della macchina europea”, in quanto “indaga sulle denunce relative a casi di cattiva amministrazione da parte delle Istituzioni e sui casi di discriminazione, abuso di potere, ritardi ingiustificati o irregolarità amministrative”.
Per questo, secondo l’europarlamentare, Fortunato non potrebbe essere l’uomo giusto a ricoprire quel ruolo.
“Nel 2005 il Movimento 5 Stelle aveva già denunciato sul blog il fatto che Giuseppe Fortunato era stato nominato membro dell’Autorità garante per la privacy. Dopo quella nomina calata dall’alto, Salvini e Meloni ci riprovano e dimostrano ancora una volta di voler cambiare l’Europa in peggio”, continua Evi.
L’eurodeputata ha anche ricordato che è stato “anche grazie al lavoro del Mediatore europeo che il tedesco Martin Selmayr”, potente funzionario Ue ed ex braccio destro di Jean-Claude Juncker, “non spadroneggia più in Commissione europea e che è stato scoperchiato il caso Barroso, l’ex presidente della Commissione europea che oggi lavora per la grande banca d’affari Goldman Sachs, un caso enorme di porte girevoli”.
Le votazioni per il nuovo Mediatore si sono tenute nella prima giornata della Plenaria a Strasburgo. Il risultato del primo scrutinio ha visto l’attuale Mediatore Ue, Emily O’Reilly, in netto vantaggio sugli altri candidati, con 240 voti.
Non abbastanza, però, per raggiungere i 295 voti necessari per ottenere la maggioranza assoluta dei voti espressi.
A seguire, Julia Laffranque (162 preferenze), Cecilia Wikstroem (73), l’italiano Giuseppe Fortunato (67) e Nils Muiznieks (47).
Se neanche nella prossima tornata non si riuscirà a raggiungere la maggioranza dei voti espressi, si passerà a un terzo scrutinio con i due candidati che hanno preso più preferenze.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
IL GRILLINO ANDREBBE A COSTITUIRE UN GRUPPO AUTONOMO ALLA CAMERA A SOSTEGNO DEL PREMIER CONTE… AL SUO POSTO ANDREBBE MORRA
Neppure il giorno di Natale si fermano le fibrillazioni nel governo. Stavolta addirittura con le voci di possibili dimissioni di un ministro, quello dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti.
Rumor che in realtà durano da giorni e sono legati all’approvazione della manovra, con il mancato stanziamento dei fondi attesi per l’Istruzione.
D’altra parte il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, intervistato da Repubblica, ha ammesso: “Abbiamo inserito circa due miliardi aggiuntivi per scuola, università e ricerca. Avrei voluto destinare ancora più risorse a questi settori fondamentali. L’impegno è per la prossima manovra”.
Lo stesso Fioramonti era stato esplicito sulla volontà di un passo indietro in caso di fondi insufficienti per scuola, università e ricerca.
Oggi a parlarne è l’agenzia Agi: l’esponente 5Stelle avrebbe addirittura già consegnato al premier le dimissioni e attenderebbe le prossime ore per ufficializzarle.
Le dimissioni però non avrebbero un sapore antigovernativo. Fioramonti andrebbe a costituire un gruppo alla Camera a sostegno del premier come embrione di un nuovo soggetto politico.
Nei giorni scorsi si sono fatti i nomi di alcuni deputati che potrebbero seguirlo, tra cui Nunzio Angiola e Gianluca Rospi, ma anche l’ex M5s Andrea Cecconi.
Insomma, si moltiplicano le voci su possibili gruppi contiani nei due rami del Parlamento. Per la successione al ministero dell’Istruzione il nome in pole è quello di Nicola Morra, attuale presidente della commissione parlamentare antimafia.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
LUNEDI IL MOSE SAREBBE DOVUTO ENTRARE IN FUNZIONE, MA SI E’ DECISO DI NON PROCEDERE, TROPPI RISCHI E POCHI BENEFICI
“I rischi sarebbero stati più dei benefici, per questo alla fine abbiamo deciso di non alzare le
paratoie del Mose”. Cinzia Zincone, provveditore alle Opere pubbliche del Triveneto (che ha assorbito le funzioni del Magistrato alle Acque), rompe l’imbarazzante silenzio che si era creato ieri, vigilia di Natale, dopo un misterioso test del Mose al Lido durante l’emergenza acqua alta di 150 cm di lunedì notte. Innanzitutto il test — segreto, visto che nessuna comunicazione in merito era stata data — c’è stato, o meglio, era in programma, ma poi è stato annullato.
In extremis, visto che la Capitaneria di Porto era stata avvisata soltanto alle 20.30 di un possibile innalzamento lunedì 23 notte.
Fino a ieri però non si avevano comunicazioni ufficiali su questo test, nè sul perchè alla fine fosse stato annullato, ma ecco che il provveditore — che subentra a Roberto Linetti, travolto nel 2014 dallo scandalo delle tangenti Mose — spiega al Fatto Quotidiano:
“Nella serata di lunedì è arrivata un’ultima relazione in cui i benefici erano indicati come piuttosto modesti. Potendo innalzare solo la barriera di Treporti, era stato calcolato un beneficio limitato all’abbassamento del livello d’acqua di circa 5 centimetri. Ma considerando altri fattori si poteva arrivare solo a uno-due centimetri. Anche perchè con una marea prolungata l’acqua avrebbe avuto il tempo di entrare in laguna dalle altre bocche”.
Insomma, alzare le paratoie del Mose parzialmente, non serve a nulla. Troppi rischi. “La marea sarebbe durata molto tempo e mancando i compressori si sarebbe impiegato molto tempo a sollevare le paratie. Inoltre, mancando pure i generatori di emergenza, l’opera sarebbe diventata ingovernabile in caso di calo di corrente elettrica”.
Insomma, il Mose, non essendo pronto al 94% come era stato detto, semplicemente non è pronto per entrare in funzione. Ed è bene che non si rischi nulla.
Quello che preoccupa è l’assenza di trasparenza nella comunicazione delle operazioni relative a questa gigantesca opera costata già sei miliardi e che attualmente non è stata mai messa in condizioni di funzionare, nemmeno parzialmente.
E intanto Venezia è sommersa, anche a Natale.
(da Fanpage)
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Dicembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
“NON E’ UN NUOVO ROUSSEAU, ABBIAMO ALTRI OBIETTIVI”: ECCO QUALI
Era inevitabile il silenzio, un momento di tranquillità mediatica dopo che le Sardine, dal 14 novembre al 23 dicembre, sono state al centro della politica e del dibattito pubblico anche oltreoceano.
Torneranno in piazza presto — ad Agrigento e Matera i flash mob più vicini — ma il punto è questo: cosa stanno combinando le 6.000 Sardine in questa fase di penombra?
«Una delle nostre urgenze primarie — dice a Open una persona del nocciolo bolognese -, è imparare a gestire la comunicazione tra di noi ed è esternamente importante. Ancora, dobbiamo avere una linea comune negli incontri con la stampa. Dobbiamo tutelarci il più possibile da ogni sorta di strumentalizzazione: ci sentiamo sotto attacco da una parte dei media e della politica».
Il team comunicazione
Un ordine ai referenti locali, per continuare a muoversi nel banco comune delle sardine, è arrivato: coordinare i movimenti con l’organizzazione centrale.
Sia dal punto di vista della programmazione di flash mob ed eventi, sia per quanto riguarda le apparizioni sulla stampa e sui social network.
«La libertà viene prima di tutto, non si sta imponendo una linea per ottenere un tornaconto personale. Facciamo un esempio: se in Sicilia una sardina parla a nome di tutti noi dicendo che vuole impegnarsi per ottenere un diritto “x”, è giusto che lo si decida tra di noi, prima che qualcuno faccia una dichiarazione a favore del diritto “y” smentendo “x”?», spiega uno di loro a Open.
Anche per queste dinamiche è stato costituito un “team comunicazione”.
Ci dicono che sono in tre persone a gestirlo. Questo gruppo dovrebbe, tra l’altro, raccogliere tutte le segnalazioni che le Sardine locali vogliono portare all’attenzione dell’organizzazione centrale.
«Da quanto ho capito io — ci dice una sardina locale — dobbiamo mandare a una mail specifica le richieste di tv, giornali e radio che ci contattano: ci penserà il team a smistarle ai portavoce nazionali».
Una nuova piattaforma online
La vera novità — dovrebbe essere resa pubblica prima di Capodanno -, riguarda un sito internet ufficiale delle Sardine. In realtà , è molto di più di una semplice pagina web: la piattaforma è stata sviluppata «quasi ultimata, manca poco» con due forti obiettivi.
Primo, «servirà a coordinarci tra di noi — ci spiega Roberto Morotti -. Adesso il nostro unico canale comunicativo per parlare con i referenti e organizzare le piazze è Whatsapp. Ma una chat con 150 persone non è facile da utilizzare».
Dunque uno scopo è quello di creare un ambiente di lavoro e di confronto online costruito appositamente per le 6.000 Sardine.
Secondo, «servirà a diffondere i contenuti su una piattaforma nostra, ufficiale», conclude Morotti.
Diventerà la principale fonte di informazione dalla quale apprendere gli spostamenti delle Sardine e tutte le iniziative in corso. Organizzazione interna e comunicazione esterna, sullo stesso sito.
Che non c’entra nulla con Rousseau — tendono a precisarlo in molti — nessuno sarà chiamato a votare qualcosa sulla piattaforma delle Sardine, «per votare ci sono le urne. È lì che dobbiamo vincere».
(da Open)
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Dicembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
MILLE VOLONTARI, 50 PRANZI IN DIVERSE ZONE DELLA CITTA’, 8000 LE PERSONE INDIGENTI ASSISTITE
25 pranzi in città e 400 persone nella basilica dell’Annunziata per il tradizionale pranzo di
Natale che tutti gli anni la comunità di Sant’Egidio offre ai poveri e agli homeless.
Al pranzo di oggi ha portato un saluto il card.Angelo Bagnasco.
Grazie anche da parte del cardinale per “la vicinanza che vedo in questa basilica e che si svolge in tanti altri luoghi di Genova. Oggi, che è Natale, la vedo in modo particolare ma so che continua lungo tutto l’anno”.
“In un mondo difficile come il nostro – ha ricordato Andrea Chiappori, responsabile della Comunità in Liguria – i pranzi di Natale di Sant’Egidio sono segno di contraddizione, speranza e al tempo stesso possibilità per tutti quelli che non vogliono rassegnarsi a un mondo pieno di solitudine e tristezza. Mettere i più deboli e fragili al centro è un bene per tutti”.
Un impegno che dura tutto l’anno non solo a Natale. “Sono tutte situazioni che noi conosciamo persone che frequentiamo e con cui ci accompagniamo tutto l’anno. Indirizziamo ognuno al suo pranzo, dove troverà persone che conosce, un tavolo con un posto con il suo nome, invitiamo uno per uno. Così come il regalo che facciamo, che è personalizzato, come in ogni famiglia succede”
(da agenzie)
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Dicembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
DA SETTE MESI NON RICEVEVANO LO STIPENDIO, VITTIME DEL LAVORO NERO, CON TURNI DI LAVORO DI 12 ORE PER 7 GIORNI LA SETTIMANA, SENZA FERIE E DIRITTO ALLA MALATTIA
“Abrogate il decreto sicurezza». Lo scrivono con un post su Facebook gli amministratori della pagina ufficiale delle Sardine, ricordando che a Prato alcuni lavoratori si sono trovati in pochi giorni a dover pagare una multa di 4.000 euro a testa per aver scioperato lo scorso settembre contro l’azienda che da sette mesi non erogava il loro stipendio. Partecipando allo sciopero indetto da Si Cobas gli operai avrebbero bloccato una strada pubblica.
«Sono gli effetti di quei “decreti sicurezza” che tra le tante virtù hanno quella di aver reintrodotto il reato di blocco stradale (depenalizzato nel 1999)», spiegano nel post le sardine.
In effetti si tratta di una delle prime applicazioni della norma contenuta nel decreto sicurezza emblema di Matteo Salvini. Anche i pastori sardi che protestavano contro il prezzo del latte, che sanziona chi «limita la libera accessibilità e fruizione» di «aree destinate allo svolgimento di fiere, mercati e pubblici spettacoli», ma anche zone di interesse turistico.
«Insomma, uno dei tanti regali che la politica della demagogia e dell’odio è riuscita a farci spacciandolo sotto il nobile termine “sicurezza” che con quelle leggi non c’entra affatto. Ecco che allora il nostro Natale lo vogliamo passare con quei lavoratori e con le tante vittime, passate e future, di quei decreti vergognosi», scrivono le Sardine. §
I ventuno lavoratori della tintoria Superlativa hanno scioperato anche contro «il lavoro nero, i turni di 12 ore per 7 giorni la settimana, la negazione delle ferie e delle malattie e di tutti i diritti minimi previsti dalle leggi italiane».
La multa, notificata pochi giorni fa, sarebbe scattata perchè nel protestare gli scioperanti avrebbero bloccato una strada. «Ma quella dove è avvenuta la manifestazione non è un’arteria di grande scorrimento e non è possibile pensare che quegli operai rappresentino una minaccia alla sicurezza» conclude Si Cobas.
(da Open)
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