Febbraio 16th, 2020 Riccardo Fucile
SOLO UNO SU CINQUE HA FIDUCIA NEL FUTURO E PIU’ DELLA META’ E’ RASSEGNATO AD ACCETTARE UN LAVORO DIVERSO DA QUELLO PER CUI HA STUDIATO
Sembra di osservare due Paesi diversi, lontanissimi nel tempo e nello spazio, quando si confrontano le aspettative di chi è stato giovane prima degli anni ’90 e i millennial di oggi. «La comparazione dei dati è agghiacciante», scrive Antonio Noto, direttore dell’omonimo istituto demoscopico che, per La Nazione, ha realizzato un sondaggio per misurare la fiducia nel futuro dei ragazzi di ieri e di oggi.
Interrogando gli under 25 dei nostri giorni, si scopre che solo il 20% ha ottime aspettative per il domani. Percentuale che scende al 15% per chi si vede con un lavoro stabile da qui a 10 anni. E il risultato di queste incertezze è che il 42% dei millennial immagina che sarà costretto a emigrare per lavorare. Percentuali decisamente più positive, invece, si ottengono interrogando chi è stato under 25 prima degli anni ’90.
«Ci si accorge che il sentiment collettivo era completamente diverso — scrive Noto — e che regnava, pur nella difficoltà di un Paese che è sempre stato borderline da un punto di vista di stabilità economica, una maggiore attesa positiva». Tradotto in numeri? Il 44% degli adulti di oggi, quando era giovane, aveva fiducia nel futuro, il 53% si vedeva con un’occupazione stabile entro 10 anni dall’ingresso nel mondo del lavoro e solo il 10% pensava di dover emigrare per cercare fortuna.
Tra 10 anni…
Il 57% dei millennial italiani, immaginandosi tra 10 anni, pensa che sarà costretto ad accettare un lavoro diverso rispetto alle competenze acquisite nel percorso di formazione. E se un 10% non ha un’opinione a riguardo, solo un giovane su tre, invece, ritiene che riuscirà ad avere un lavoro relazionato alle proprie competenze.
Quando si parla di benessere economico, invece, solo il 7% non ha un’opinione in merito. Un under 25 su quattro, oggi, pensa che la sua ricchezza tra 10 anni sarà in linea con quella dei propri genitori. Il 56% si immagina più povero di loro e solo il 12% ritiene che riuscirà a superare i propri genitori in quanto a ricchezza.
Tutta questa incertezza si riflette anche sul giudizio che i millennial hanno della classe politica attuale: il 67% ha un’opinione negativa, il 28% positiva e il 5% non ha un’opinione a riguardo. «In questo caso — conclude Noto -, la divergenza tra le diverse generazioni è forse anche nel fatto che negli anni ’70-’90 si contestava pubblicamente il potere politico. Oggi invece prevale una sorta di rassegnazione e quindi la critica alla classe politica non si trasforma in protesta giovanile».
(da agenzie)
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Febbraio 16th, 2020 Riccardo Fucile
“ZAKY PRIGIONIERO MENTRE DI MAIO SI FA I SELFIE”… “LE NOSTRE PIAZZE SONO VERE, NON SONO RIEMPITE CON I PULLMAN”
Migliaia di persone si sono radunate in piazza Santi Apostoli, nel centro storico di Roma, per la
manifestazione organizzata delle Sardine in concomitanza con l’evento del leader della Lega, Matteo Salvini, all’Eur.
In piazza centinaia di sardine di carta colorate, sul palco gli striscioni ‘Roma non abbocca’ e ‘L’amore costruisce, l’odio affonda’.
“Noi non parliamo di cambiare i decreti Sicurezza, noi chiediamo di abrogarli. La differenza è sostanziale”, ha detto Jasmine Cristallo, portavoce calabrese delle sardine, a margine della manifestazione.
“Mi rendo conto che è una scelta che i 5 stelle hanno fatto e ritrattarla può essere complicato per loro, però forse potrebbe servire loro per mostrare una volontà reale di discontinuità rispetto alla loro alleanza con Salvini, potrebbe essere utile per ricostruire qualcosa”.
La rappresentante delle sardine ha aggiunto, parlando con i giornalisti che le chiedevano un paragone con la manifestazione di ieri del Movimento 5 Stelle, che “le nostre non sono riempite con i pullman, sono spontanee, sono vere”.
Un attacco ai 5 Stelle è arrivato anche da un altro portavoce, Lorenzo Donnoli, che ha criticato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: “Invece di occuparsi di sciocchezze si occupasse di Patrick Zaki, di tenere alta l’attenzione sul suo caso. È ridicolo, è vergognoso che un ministro degli Esteri, mentre Zaki è in mano ai torturatori, sia in piazza a farsi i selfie a una manifestazione di partito”.
Alla manifestazione nella Capitale non hanno preso parte i leader “bolognesi” del movimento. I quattro fondatori delle Sardine, tra cui Mattia Santori, erano impegnati a preparare il sit-in di domani a Bologna per la liberazione di Patrick Zaki. Santori sarà lunedì a Scampia, a Napoli, in vista dell’incontro nazionale che proprio nel quartiere del capoluogo campano si terrà il 14 e 15 marzo.
(da agenzie)
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Febbraio 16th, 2020 Riccardo Fucile
53 IMMOBILI DELLA FONDAZIONE ALLEANZA NAZIONALE, IN ORIGINE ERANO 70… ALCUNI SONO AFFITTATI A FDI A PREZZO POLITICO
C’è un tesoro immobiliare del valore di 200 milioni di euro per Fratelli d’Italia. Ma che Giorgia Meloni & Co. non possono utilizzare.
Il tesoro è quello della Fondazione Alleanza Nazionale e della Immobiliare Nuova Mancini: racconta oggi Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Daniele Martini che si tratta di 53 immobili sparsi in ogni regione d’Italia, in prevalenza Roma, ma molti anche in Lombardia, Marche, Sicilia, riuniti in blocco nel momento in cui An si sciolse e elencati in una lista aggiornata e molto dettagliata con i dati e le condizioni di ogni singolo bene (locato, occupato, sfratto in corso, libero a disposizione, ecc.).
Fino a qualche anno fa gli immobili erano 70: qualcuno di essi nel frattempo è sparito, venduto o forse finito in altre mani.
Quando gli immobili erano 70 i giornali provarono a fare una stima e Il Sole 24 Ore e Repubblica ipotizzarono che quel patrimonio potesse valere tra i 300 e i 400 milioni di euro. Ora con la crisi del mattone e la scomparsa di 17 case la valutazione va rivista al ribasso, forse il tutto vale la metà di un tempo, ma anche 150 o 200 milioni di euro non sono uno scherzo.
Alcuni degli immobili della Fondazione risultano affittati a Fratelli d’Italia a canoni che è lecito ritenere “politici”, anche se almeno in un caso il partito risulta moroso, come succede per le 6 stanze di via Miceli a Cosenza.
È locato a Fratelli d’Italia un pezzetto (7 stanze) della sede storica del Msi e di Alleanza Nazionale al numero 39 del palazzo di via della Scrofa a Roma.
Qualche appartamento è catalogato come affittato a terzi, come i 9 vani della sezione di via Sommacampagna a Roma che fu del Movimento sociale e del Fuan (Fronte universitario di azione nazionale) o i 6 vani di via Livorno sempre a Roma.
Qualche altro immobile è occupato ed è in corso lo sfratto per morosità (12 stanze in via Paisiello a Roma), altri sono in procinto di esser messi in affitto tipo i 5 vani in Corso Romita ad Alessandria, mentre per i 5 vani in via Dandolo a Venezia Lido ci sono trattative per la vendita.
Alcuni appartamenti sono addirittura inagibili, come gli 11 vani in via della Pescheria a Rieti o i 3 vani in piazza della Libertà a Tolentino, toccati più o meno gravemente dal terremoto.
Infine ci sono due immobili occupati «sine titulo», il primo, assai grande a Bari (11 vani e mezzo) messo a disposizione della Fondazione Tatarella e il secondo occupato da Fratelli d’Italia a Legnano in via Volturno.
Molti dei 54 immobili della Fondazione sono però «liberi a disposizione», cioè sono vuoti e stanno lì a prendere la polvere e a pesare fiscalmente con l’Imu.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 16th, 2020 Riccardo Fucile
“GLI ITALIANI CREDONO DI AVER INGOIATO TROPPA AUSTERITA’, INVECE NE HANNO AVUTA POCHISSIMA”… “SE CI FOSSE UN LEADER CAPACE DI DIRE COME STANNO VERAMENTE LE COSE I VOTI LI PRENDEREBBE”
Si considera un patriota, non un sovranista: “La differenza è che il primo ritiene che gli
interessi dell’Italia siano più garantiti se il Paese assume un ruolo serio e responsabile nella costruzione dell’Unione Europea, anzichè — come fa il secondo — credere che esista una scorciatoia isolazionista in politica estera, che invece danneggerebbe il Paese”.
Da ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli — 66 anni, editorialista, saggista — pensa di aver commesso un errore: “Un pezzo della classe dirigente italiana, me compreso, quando ero alla guida del Corriere, ha pensato — sbagliando — che il vincolo esterno europeo potesse servire a correggere i nostri difetti, aiutandoci a fare delle cose che da soli non saremmo riusciti a fare. Le opinioni contrarie a questo milieu europeista sono state marginalizzate, considerate culturalmente non proponibili, indegne di far parte del dibattito politico. Involontariamente, questo tipo di europeismo, troppo esclusivo, aristocratico, lontano dal sentire popolare, ha alimentato un’opposizione sovranista ostile sia all’Europa, sia all’euro, considerati, rispettivamente, una costruzione politica oligarchica e una moneta al servizio degli interessi delle banche”.
Insieme a Salvatore Rossi, ex direttore generale della Banca d’Italia, De Bortoli ha scritto un libro — La ragione e il buon senso. Conversazione patriottica sull’Italia (Il Mulino) — che riflette sulla crisi politica ed economica italiana, uscendo dalla prigione dell’attualità immediata e ragionando, invece, sull’attualità permanente: “È una distinzione che formulò Alberto Ronchey e che trovo pertinente. Noi giornalisti — e questa è un’altra autocritica professionale — ci occupiamo troppo dell’attualità immediata: la frase di un politico, l’episodio curioso, ciò che fa discutere un giorno e poi si dimentica in fretta. La chiamerei, parafrasando Milan Kundera, l’insostenibile leggerezza della cronaca quotidiana”.
Invece, nel suo libro, De Bortoli si occupa dei problemi cronici del nostro paese, quelli che rimangono immutati nonostante cambino i governi, i partiti, le leggi finanziarie, i sussidi.
Il Governo Conte di quale attualità si sta occupando?
Il governo è nato per impedire a Salvini di prendere il potere. Come abbiamo visto negli ultimi giorni, è sostenuto da una maggioranza molto fragile. Non preoccupata più di tanto dalla struttura dei conti pubblici. Se fosse stato il centrodestra a parlare di riduzione del cuneo fiscale e della riforma dell’Irpef, credo oggi saremmo tutti molto più impegnati a domandare: “Dove trovate le risorse?”.
Invece?
Manca un discorso di verità agli italiani. Bisognerebbe avere il coraggio di dire che, se si vuole fare la riforma dell’irpef, allora bisognerebbe ridurre i sussidi, le detrazioni, le deduzioni. Tradotto: significherebbe più tasse.
La verità non paga elettoralmente?
Io credo che se ci fosse un leader capace di dire come stanno veramente le cose in Italia i voti li prenderebbe. Siamo un paese con una grande tradizione, una democrazia compiuta. Dovremmo rimboccarci le maniche e distribuire i sacrifici che ci sono da fare equamente. Sono convinto che non è la verità a non pagare: è l’inganno.
Ma quale sarebbe la verità ?
La verità è che l’Italia continua ad accumulare debito e, allo stesso tempo, a perdere capitale fisico e intellettuale. Non accumuliamo più ricchezza. Al contrario, la de-cumuliamo. È come se il patrimonio nazionale fosse affetto da un osteoporosi economica. Spendiamo più di quello che possiamo permetterci. La popolazione non aumenta. In più, perdiamo i nostri talenti migliori — altro che invasione degli immigrati. Se continua così, l’Italia si condanna a non crescere più.
Ripropone l’austerità ?
Gli italiani credono di aver ingoiato troppa austerità . Invece, ne hanno avuta pochissima — e di cattiva qualità . Il Governo Monti è durato un breve periodo di tempo. La sua ricetta si basava su un aumento delle tasse, anzichè sulla riduzione della spesa pubblica. Non poteva fare altrimenti, perchè il Paese si trovava in una situazione d’emergenza. Ma, nel dibattito pubblico, il termine austerità è stato criminalizzato. E le sue virtù, come la sobrietà e il rigore, sono state buttate nel cassonetto.
Il suo è un discorso anche morale?
Mi appartiene l’idea del cattolicesimo lombardo — quello venato da una certa dose di calvinismo — secondo cui è necessario sacrificarsi oggi per avere di più domani. Rinunciare ad avere tutto subito, per avere dei frutti maggiori in futuro.
L’Italia è troppo cattolico-romana per un discorso del genere?
No, i comportamenti della famiglie italiane non corrispondono affatto a quelli di chi li governa. Al contrario del nostro stato, gli italiani sono poco indebitati rispetto al reddito che hanno a disposizione, e hanno un risparmio privato elevatissimo. Non riesco a spiegarmi come un Paese del genere si riconosca in una politica che non gli assomiglia affatto. È come se si riflettesse in uno specchio deforme.
Il paese è migliore di chi lo rappresenta?
Io penso che se gli italiani fossero messi nella condizione di scegliere se continuare a spendere i loro soldi per pagare Alitalia, oppure smettere di farlo, risponderebbero: “Basta”. Il fatto è che non c’è più nessuno che parli di concorrenza. Si discute solo di intervento pubblico nell’economia. Senza che nessuno si scandalizzi più
I populisti sono i primi a non scandalizzarsi, eppure hanno guadagnato voti.
Il populismo dà risposte sbagliate a domande che sono legittime. Fornisce soluzioni fasulle a problemi che sono reali. È una forma di inganno della buona fede degli elettori. Per questo, ritengo sia necessario un discorso di verità al Paese. Chi avrà il coraggio di farlo, potrebbe anche conquistare il consenso.
È vero che il sistema sta restaurando i privilegi come hanno detto ieri in piazza i 5 stelle?
I 5 stelle si aggrappano ai residui simboli della loro demagogia, come il taglio dei vitalizi, per resistere alla fase 8 settembre in cui sono precipitati. Se la prendono con i poteri forti, che starebbero arrestando la loro rivoluzione. Pongono un problema di quantità , mentre il vero problema è la qualità . Io sarei lieto di pagare per la politica ancora di più se chi mi rappresenta fosse ancora più all’altezza.
Il movimento delle sardine va in questa direzione?
Le sardine hanno dimostrato, pur nella loro ingenuità , che in Italia esistono degli anticorpi alle derive populiste. Rappresentano una parte del paese che vuole partecipare e dire la propria. Dovrebbero piacere anche a coloro che le sardine contestano. Poichè la cosa veramente da temere è l’indifferenza, la rassegnazione.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 16th, 2020 Riccardo Fucile
TRA RETROSCENA E SMENTITE
Tommaso Ciriaco su Repubblica torna oggi sullo scenario di diaspora da Italia Viva dopo la storia dei sei senatori che potrebbero mollare Renzi per reggere la maggioranza di Giuseppe Conte.
Al Quirinale il presidente del Consiglio ha specificato di essere convinto di avere ancora una maggioranza in Senato e in questa guerra pare avere l’appoggio totale del Partito Democratico
La cautela del Nazareno, si spiega solo con il timore di “regalare” a Renzi tre anni di opposizione tranquilla, lasciando ai giallorossi l’onere di alcune misure impopolari all’orizzonte. «Bisogna che sia chiaro che è lui a rompere e non noi che lo cacciamo», è la linea dettata dal ministro della Cultura. Bene, ma su quale terreno consumare la rottura? Sarà la fretta, ma per Conte sarebbe tutto più semplice del previsto: basterebbe concludere il nuovo programma di governo, forzare la mano con un ruvido intervento in Aula, verificare i numeri delta maggioranza chiedendo ai senatori di Italia Viva un sostegno che Renzi potrebbe invece negargli.
E se invece il fondatore di lv non cade nella trappola e vota per l’avvocato? È lo scenario che continua a temere Franceschini. Per questo, Il piano è se possibile ancora più complesso: serve un passaggio politico per staccare alcuni senatori da Renzi e riportarli nel Pd. E soprattutto, serve un pretesto. Così va letto il ragionamento che Conte fa trapelare a sera, quando si dice certo che «nonostante gli scarti manifestati dal vertice di Italia Viva negli ultimi giorni», prevarrà «il senso di responsabilità » dei parlamentari renziani. Ecco la parola chiave: «E non intendo i “responsabili” dell’opposizione — precisa il premier — ma i senatori che con la loro fiducia hanno dato vita a questa esperienza di governo».
Conte, d’altra parte, sa bene che chi vuole abbatterlo — Renzi in testa — spingerà per una soluzione istituzionale, giustificata dalla crisi economica e da una finestra elettorale ormai sostanzialmente chiusa a causa dell’imminente referendum costituzionale.
È il pallino di Renzi, è il timore dell’inquilino di Palazzo Chigi. Proprio per questo, il premier promette iniziative per «rilanciare l’occupazione e gli investimenti». E aggiunge: «Ci sono motivi di preoccupazione perla flessione della produzione industriale e per l’effetto economico del coronavirus».
Come a dire, soltanto un irresponsabile come Renzi può precipitare il Paese nel caos. Ormai è chiaro: trai due, non vince chi attacca per primo, ma chi colpisce più forte.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 16th, 2020 Riccardo Fucile
GIGGINO CONTINUA A STORPIARE LE PAROLE LATINE PRONUNCIANDOLE COME SE FOSSERO INGLESI: DITEGLI DI SMETTERLA
L’aveva già detto prima: coronavairus al posto di coronavirus. E una volta passi. Potrebbe
essere stata una disattenzione.
Ma invece no. Anche oggi, in diretta da Monaco di Baviera ai microfoni della Rai Giggino Di Maio, uno dei più improbabili ministri dell’Italia repubblicana ha insistito. Vairus e non virus.
Per carità , già nel mondo dello sport assistiamo allo scempio di telecronisti che decantano la bellezza dello Juventus Stadium, che loro pronunciano Stedium, con la E, perchè fa più fico e perchè appartengono alla categoria di persone che non sanno riconoscere una parola latina da una inglese perchè tutte e due a loro suonano straniere.
E quindi le povere parole latine che vengono usate anche in altre lingue vengono sistematicamente storpiate quando vengono pronunciare da italiani approssimativi e provinciali, ma così provinciali che non riescono – ad esempio – a dire la parola super senza farla diventare una sorta si “soppaaar”
Ora, va bene che dopo la sua incredibile nomina alla Farnesina Giggino Di Maio è stato preso in giro per la sua scarsa conoscenza dell’inglese. Ma la risposta non è quella di ‘inglesizzare’ parole latine per darsi un tono.
Altrimenti fa la figura dell’Arrio preso in giro da Catullo: Chommoda dicebat, si quando commoda vellet dicere, et insidias Arrius hinsidias, et tum mirifice sperabat se esse locutum, cum quantum poterat dixerat hinsidias…
Mettere l’acca per darsi le arie faceva ridere fin dai tempi dell’antica Roma. Qualcuno avverta per pietà Giggino e con grande tatto lo renda edotto che ci sono parole che lui e tanti come lui pensano siano inglesi. Ma sono latine. Virus, non vairus.
Le radici, la storia, la cultura. Ma soprattutto le basi.
(da Globalist)
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Febbraio 16th, 2020 Riccardo Fucile
“PAGATO DA VERSAMENTI VOLONTARI CON CROWDFUNDING SUL WEB DOVE SONO RACCOLTI 6.200 EURO”… IL LIVORE GRILLINO PORTA ANCHE A QUESTO
A due mesi dalla grande manifestazione di piazza San Giovanni, le Sardine tornano a manifestare oggi a Roma in piazza Sant’Apostoli.
È tutto pronto per l’evento “Roma città aperta”, che fa da contraltare all’incontro elettorale in contemporanea all’Eur di Matteo Salvini con il mondo produttivo in vista delle comunali del prossimo anno.
Ma in mattinata, dopo che il palco è stato appena finito di montare nella stessa piazza dove ieri si è tenuta la manifestazione contro i vitalizi del M5s, scoppia la polemica.
All’attacco delle Sardine va, ancora una volta, il viceministro cinquestelle allo Sviluppo economico Stefano Buffagni, che già aveva accusato il movimento bolognese di “collusioni” con i poteri forti dopo lo scatto con Benetton.
Questa volta Buffagni su Facebook solleva dubbi sui costi della manifestazione, allegando diverse foto del palco (prese dal basso verso l’alto) messo a confronto con quello dei 5s, a suo dire “più esiguo”: “È il palco degli U2 o delle Sardine? Chi paga? Ieri il Movimento 5 Stelle, che governa il paese, che ha più di 300 parlamentari e 100 consiglieri regionali, era in piazza, con un palco esiguo… Oggi nella stessa piazza ci saranno le sardine con un palco costosissimo ed una regia che nemmeno Bono degli U2. La domanda è: Chi paga? Chi hanno dietro? I Benetton?”.
Immediata la risposta delle Sardine romane, raccolta da Repubblica. Juri Antonozzi, tra gli organizzatori dell’evento, replica a Buffagni: “Palco degli U2? Magari! Il viceministro stia tranquillo ed eviti nuove strumentalizzazioni. Il palco è costato 2800 più Iva tutto compreso, anche il lavoro di chi lo ha montato. I soldi li abbiamo raccolti con il crowdfunding, in tutto ci hanno donato 6200 euro. Faremo una dettagliata rendicontazione anche per questo evento, così come abbiamo già fatto per quello di San Giovanni”.
L’appello per il crowdfunding è pubblicato sulla pagina facebook #6000sardineRoma e la raccolta fondi avviene tramite il sito gofundme.com.
(da agenzie)
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Febbraio 16th, 2020 Riccardo Fucile
BUONE NOTIZIE SUI PAZIENTI RICOVERATI
“Il giovane italiano (Niccolò, il 17enne di Grado, ndr) proveniente dalla città di Wuhan, preso
in carico dal nostro istituto nella mattinata di ieri, continua ad essere in buone condizioni di salute. Il tampone naso-faringeo effettuato nella giornata di ieri, 15 febbraio, è risultato negativo per la ricerca del nuovo coronavirus e di altri eventuali agenti patogeni. Il ragazzo continua ad essere sereno e di ottimo umore”.
Così l’ultimo bollettino medico dell’ospedale di Roma Spallanzani. “Attualmente Niccolò non ha la febbre” hanno aggiunto i medici.
“I due cittadini cinesi provenienti dalla città di wuhan, casi confermati di infezione da nuovo coronavirus, continuano a essere ricoverati nella terapia intensiva del nostro istituto. Le loro condizioni cliniche sono in miglioramento. La prognosi resta invariata”, prosegue la nota dell’ospedale.
Nel complesso sono stati valutati dalla struttura 68 pazienti. Di questi, 59, risultati negativi al test, sono stati dimessi. Solo tre sono casi confermati: la coppia cinese attualmente in terapia intensiva ed il giovane proveniente dal sito della Cecchignola. Poi ci sono sei pazienti sottoposti a test per la ricerca del nuovo coronavirus in attesa di risultato.
Il ministro della Salute Roberto Speranza, si apprende da fonti del ministero, ha sentito telefonicamente Niccolò, il ragazzo rientrato ieri dalla Cina: sta bene ed è sereno. Continuano i controlli sul diciassettenne che, al momento, sono tutti negativi. Niccolò, nella telefonata con Speranza, ha ringraziato tutti, dal personale dello Spallanzani a tutti quelli che l’hanno assistito per il volo. Il ministro ha sentito anche il ricercatore italiano ricoverato rientrato da Wuhan: le sue condizioni “sono buone, lavora, si riposa ed è tranquillo”
(da agenzie)
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Febbraio 16th, 2020 Riccardo Fucile
SUL “CORRIERE” L’EX SINDACO DI ROMA RACCONTA LA STORIA DELL’ASSASSINIO DEL MILITANTE DEL FRONTE DELLA GIOVENTU” NEL 1975 PER RACCONTARE “QUEGLI ANNI BALORDI E BASTARDI”… E’ ORA CHE SIA A DESTRA CHE A SINISTRA SI RICORDINO TUTTI I CADUTI, SENZA DISTINZIONI DI PARTE, OGNUNO COMBATTEVA PER DEGLI IDEALI
Ricordare Sergio Ramelli per ricordare quei troppi morti innocenti, a destra e a sinistra, negli anni 70. È quanto si prefigge Walter Veltroni nel lungo articolo sul Corriere della Sera dedicato al militante del Fronte della Gioventù – organizzazione giovanile dell’Msi – ucciso nel 1975 a Milano da estremisti di sinistra.
“Bisognerebbe scrivere l’antologia di Spoon River di quegli anni balordi e bastardi” scrive l’ex sindaco di Roma. Anni di odio che divisero i ragazzi di una generazione.
“Uno dei momenti più belli della mia vita fu quando ero sindaco di Roma e, in una manifestazione pubblica, si abbracciarono Giampaolo Mattei – fratello dei due ragazzi di Primavalle figli del segretario di una sezione del Msi bruciati vivi da militanti di Potere Operaio che non hanno fatto carcere – e Carla Verbano, mamma di Valerio, che ascoltò, legata e imbavagliata col marito, i suoni della morte di suo figlio, un ragazzo dell’area dell’autonomia al quale dei killer fascisti, mai trovati, spararono alla schiena nel salotto di casa” scrive Veltroni.
“I morti di quegli anni non devono oggi essere rivendicati, scagliati, usati per protrarre l’odio. Il conflitto, in una democrazia, è vitale. Anche il più duro. Senza conflitto non c’è libertà . Ma l’odio è una patologia. E quegli anni sono stati un’epidemia di questo male”.
(da agenzie)
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