Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
“MIO PADRE E’ MORTO PER L’INCAPACITA’ TUA E DI FONTANA”… “HANNO ANCORA IL CORAGGIO DI DIRE CHE DORMONO SONNI TRANQUILLI, ANCHE MIO PADRE GRAZIE A VOI DORME PER SEMPRE”
«Lo dico all’assessore Gallera e al presidente Fontana che anche il mio papà dorme sonni
tranquilli. Purtroppo per la loro incapacità e non per il virus non si sveglia piu». È lo sfogo di Walter Semperboni, vicesindaco di centrodestra di Valbondione, che ha atteso davanti alla procura di Bergamo con addosso la fascia tricolore l’assessore al Welfare Giulio Gallera per dirgli che «deve andarsene». Gallera è stato infatti convocato nel pomeriggio come teste dai pm a Bergamo, e Semperboni intende lamentarsi con lui del fatto che «non ha mai risposto a una mia telefonata».
Ai giornalisti, ha poi raccontato la tragica storia di suo padre paziente Covid-19 all’ospedale di Piario: «Ho avuto la sfortuna di portare là mio papà . Tutti parlano di Alzano, ma a Piario il primo marzo nessuno tra infermieri e medici indossava la mascherina e i guanti», sostiene il vicesindaco.
Semperboni ha spiegato anche che in quei giorni nel presidio sanitario della Val Seriana «la situazione era insostenibile. Nel pronto soccorso un giorno saremmo stati in 200. Eravamo tutti accalcati».
Dal padiglione di Chirurgia «dove hanno messo i pazienti Covid, mio papà mi ha chiamato dicendomi “mi stanno facendo morire”».
Semperboni ha proseguito che «io non chiedo ai politici che mio padre dovesse guarire ma che potesse morire dignitosamente. Da amministratore libero dico che da Nord a Sud abbiamo politici incapaci. Gallera se ne dovrebbe andare e Fontana non dovrebbe permettersi di dire che dorme sonni tranquilli».
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
L’ULTIMA BUFFONATA SOVRANISTA SULLE “TRAME” DEL CSM CONTRO SALVINI PER AVER SOLLECITATO UNA NOTA A DIFESA DEI MAGISTRATI DI AGRIGENTO MINACCIATI DALLA FOGNA SOVRANISTA PER IL CASO DICIOTTI
Matteo Salvini torna ad appellarsi a Sergio Mattarella. Giovanni Legnini si difende e definisce i dialoghi intercettati con Luca Palamara come un “intervento doveroso, che rientra nelle competenze del Csm, svolto esclusivamente a tutela dell’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, e che rifarei esattamente negli stessi termini”.
La pietra dello scandalo è rappresentata per l’ennesima volta dalle intercettazioni pubblicate dal quotidiano La Verità
Ma a cosa si riferiscono l’ex vicepresidente del Csm e il leader della Lega? Ai dialoghi tra Legnini, Palamara ed altri consiglieri del Csm ai tempi in cui Salvini, ministro dell’Interno in carica, era finito sotto inchiesta da parte della procura di Agrigento per la vicenda della nave Diciotti.
La prima chat intercettata riportata da La Verità è della sera del 24 agosto 2018. Legnini scrive a Palamara: “Luca, domani dobbiamo dire qualcosa sulla nota vicenda della nave. So che non ti sei sentito con Valerio (il consigliere del Csm in quota Area Valerio Fracassi — ndr) Ai (Autonomia e indipendenza — ndr) ha già fatto un comunicato, Area (la corrente di sinistra delle toghe — ndr) è d’accordo a prendere un’iniziativa Galoppi idem (il consigliere del Csm Claudio Galoppi — ndr). Senti loro e fammi sapere domattina”.
Palamara risponde: “Ok, anche io sono pronto. Ti chiamo più tardi e ti aggiorno“. E Legnini: “Sì, ma domattina dovete produrre una nota, qualcosa insomma”.
Un minuto dopo Palamara scrive a Fracassi: “hai parlato con Gio (Giovanni Legnini — ndr)?… che dici, che vogliamo fare?”. I due si danno appuntamento per l’indomani. A metà mattina sul cellulare di Palamara arriva questo messaggio Whatsapp (non si dice da chi): “Dobbiamo sbrigarci! Ho già preparato una bozza di richiesta. Prima di parlarne agli altri concordiamola noi”.
Secondo quanto scrive La Verità a questo punto parte un giro di consultazioni per l’approvazione della bozza e nel pomeriggio del 25 agosto agenzie e giornali online battono la notizia che quattro consiglieri del Csm (Valerio Fracassi, Claudio Galoppi, Aldo Morgigni e lo stesso Palamara) chiedono che il caso Diciotti sia inserito all’ordine del giorno del primo plenum del Csm, sollecitando un intervento del Consiglio “per tutelare l’indipendenza della magistratura e il sereno svolgimento delle attività di indagine” a fronte di “interventi del mondo politico e delle istituzioni” che “per provenienza, toni e contenuti rischiano di incidere negativamente sul regolare esercizio degli accertamenti in corso”.
Poco dopo, sempre secondo la ricostruzione de La Verità , Legnini dichiara che l’istanza sarà trattata nel primo comitato di presidenza, aggiungendo che “il nostro obiettivo è esclusivamente quello di garantire l’indipendenza della magistratura e il sereno svolgimento delle indagini e di ogni attività giudiziaria”.
Legnini, oggi spiega: “I fatti sono noti e facilmente verificabili, e risalgono al 24 agosto 2018 e ai giorni successivi. Il Procuratore della Repubblica di Agrigento aveva avviato un’indagine sulle vicende dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti, ed in conseguenza di tale attività era stato fatto oggetto di aggressioni sulla stampa e sui social da parte di esponenti politici e di governo. La magistratura associata si espresse subito con posizioni a tutela dell’indipendenza delle attività del Procuratore: intervenne pubblicamente l’Anm, il gruppo di Autonomia e Indipendenza, altri gruppi e singoli ed autorevoli magistrati”. Quindi perchè l’allora capo di Palazzo dei Marescialli sollecitò un intevento pure di Palamara? “Le attività del Consiglio Superiore della magistratura erano sospese a causa del periodo feriale, e quale Vicepresidente era mio dovere istituzionale- dice Legnini — , prima di assumere qualsiasi posizione, consultarmi con i componenti del Consiglio. Pertanto chiesi ai rappresentanti individuati dai gruppi consiliari di esprimere la loro posizione. I messaggi che sono stati resi pubblici rendono conto di questa richiesta, il cui significato è esattamente opposto a quanto riferisce La Verità ”. “Il mio lavoro — continua l’ex vicepresidente di Palazzo dei Marescialli — era finalizzato a conoscere l’orientamento dei componenti togati del massimo organo di governo autonomo della magistratura, sulla tutela dell’immagine e delle attività di un Procuratore aggredito ed intimidito. Dopo che tutte le componenti associative si espressero in modo unanime e conforme, quale vicepresidente resi pubblica la posizione del Csm con una nota, esclusivamente indirizzata a tutelare il sereno svolgimento delle attività di indagine da parte della Procura di Agrigento, senza mai entrare nel merito delle stesse e senza esprimere alcun giudizio sulle attività in corso. Preannunciai inoltre che avrei investito della vicenda, come mi era stato richiesto dai gruppi consiliari, il Plenum del Csm alla riapertura”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO 24 ORE DI IMBARAZZATO SILENZIO, LA MELONI PROVA IL DOPPIO SALTO MORTALE CARPIATO E SI SCHIANTA… E METTE IN FILA UNA SERIE DI BALLE IMPRESSIONANTI
Giorgia Meloni parla oggi con La Stampa del Recovery Fund nonostante ieri lei e Salvini avessero
perso improvvisamente la voce e nel colloquio con Francesco Bei riesce nell’impresa di dire che lo stanziamento è (anche) merito suo:
«Se qualcosa si è mosso penso sia stato anche per le nostre critiche e punzecchiature. Detto questo sì, 500 miliardi a fondo perduto sono pochi. Non lo dico io: è stato il commissario Gentiloni a parlare di 1500 miliardi».
Ma si riferiva a tutto il complesso di aiuti, che ammonteranno comunque a duemila miliardi contando Bce, Bei, Sure e Mes. Non rischiate di fare la figura dei Pierini, che dicono sempre: più uno?
«Comunque ora le spiego le mie perplessità . La prima è legata ai dettagli, che ancora non si conoscono. La seconda alla tempistica, perchè a noi quei soldi servono subito, vanno usati ora per salvare famiglie e imprese dal disastro che abbiamo di fronte. Se ce li danno il prossimo anno e magari li spalmano su sette annualità , stiamo freschi! Quello che proveranno a salvare sarà già morto. Poi, se sono vincolati ai programmi europei precovid, vuol dire che lorsignori non hanno compreso che il mondo è cambiato».
E qui vale la pena ricordare che giusto ieri Giorgia Meloni voleva chiedere i soldi al Fondo Monetario Internazionale, come ha proposto lei stessa sul Corriere della Sera. Con due dettagli: i maggiori azionisti sono USA e Cina (ahahah) e quelli, evidentemente, sarebbero arrivati più tardi di questi soldi visto che la trattativa doveva essere ancora intavolata. Questo per dire la lucidità .
Ma non è tutto, perchè nell’intervista prima Meloni si schiera contro le tasse verdi assumendo la stessa posizione critica dei Padroni del Vapore…
“Lorsignori”, cioè Bruxelles? Be’ dalla proposta “Next Generation” si capisce che quelle risorse dovrebbero essere dirottate sulle priorità Ue come il Green deal e il digitale e verso i settori più colpiti dalla crisi. Cosa c’è che non va?
«Prendiamo il Green Deal: è una cosa bellissima, siamo tutti a favore dell’economia verde. Ma con tutte le restrizioni, le plastic tax, le carbon tax, le imprese finisci per ucciderle. Qui va ridiscusso tutto perchè la priorità assoluta è salvare il sistema produttivo. Invece già intravedo il tentativo di inserire condizionalità … A monte sappiamo che c’è una fortissima opposizione dei paesi “falchi” o “frugali” che hanno già avvertito che il negoziato sarà molto lungo.Vedremo».
E poi nega che i suoi alleati siano contrari agli aiuti dell’Europa
Veramente il rischio maggiore per l’Italia arriva proprio dai vostri amici sovranisti negli altri paesi Ue, tutti contro i miliardi a fondo perduto agli “spreconi” del Mediterraneo…
«I nostri amici sovranisti? L’unico partito di governo che fa parte insieme a noi del gruppo Ecr sono i polacchi, che si stanno comportando in maniera corretta. Quello sui presunti amici sovranisti è un dibattito capzioso, ci sono dinamiche nazionali non di schieramento. Tutte le famiglie europee sono spaccate e quelli che più di tutti difendono i loro interessi nazionali sono proprio gli “europeisti” Merkel e Macron» (peccato che siano stati proprio loro a battersi per il Recovery Fund, ma la Meloni fa finta di non ricordarlo… n.d.r.)
Come abbiamo raccontato, ad opporsi agli eurobond in Olanda c’erano anche Thierry Baudet, leader del partito Forum per la Democrazia e “strenuo difensore del MEF”, e poi Geert Wilders, leader del Partito della Libertà . Ovvero il tizio che la Meloni ha invitato con tutti gli onori ad Atreju.
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
PER UN PARTITO CHE IN PARLAMENTO HA SOSTENUTO CHE RUBY ERA LA NIPOTINA DI MUBARAK LA CREDIBILITA’ E’ CONCETTO IMPROPONIBILE, MEGLIO ESERCITARSI SUL CONCETTO DI ATTEMPATI PUTTANIERI
Inadeguato e assolutamente fuori luogo. Non ci sono altre parole per descrivere l’intervento di Giuseppe Moles, vicepresidente dei senatori di Forza Italia, che sceglie di basare il suo discorso per contestare l’operato di Lucia Azzolina durante la crisi coronavirus con frasi sessiste che fanno appello al concetto di verginità , ovviamente femminile.
Una assoluta necessità per la Azzolina sentirsi rivolgere queste parole, considerato che da ieri la ministra dell’Istruzione è sotto scorta per la valanga di insulti e minacce a sfondo sessuale di cui è bersaglio.
Queste le brillanti (secondo il suo parere) parole con cui Moles sceglie di concludere il suo intervento contro la Azzolina. Una scelta assurda e che dice tanto della visione che certi individui hanno delle donne in Italia, considerato che la notizia della scorta per le minacce e gli insulti a sfondo sessuale è solamente di ieri.
L’operato della ministra Azzolina, come noto, è stato molto criticato in queste ultime settimane: dai ritardi nella riapertura delle scuole all’incertezza sulle modalità , c’erano moltissime domande a cui rispondere nel corso del question time al Senato. L’opposizione avrebbe dovuto optare per una replica sensata, non per un vergognoso intervento che mette al centro il concetto di verginità ed è chiaro che si parla di quella femminile.
Domanda: Moles avrebbe mai utilizzato un simile linguaggio e fatto un paragone che ben poco ha a che vedere con la politica se la Azzolina fosse stata un uomo?
La risposta è chiaramente no.
Il permesso di parlare in questo modo a una collega il senatore di Forza Italia se lo è preso esclusivamente in virtù del fatto che lei sia una donna. Il senso dell’accostamento tra verginità e credibilità si ha solo in riferimento all’idea di femminilità della società in cui viviamo, a tratti ancora preda di stereotipi di questo tipo. Concetti che, a quanto pare, Moles e Forza Italia veicolano senza alcun problema.
(da Giornalettismo)
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
CENTRODESTRA CHE VAI, CASINI CHE TROVI… LA DENUNCIA DI CITTADINI E OPERATORI SANITARI: COSTATO 17 MILIONI MA LE DONAZIONI VERSATE SU UN CONTO DELL’ORDINE DI MALTA… E IL PERSONALE SANITARIO SOTTRATTO ALL’OSPEDALE PUBBLICO: “TANTO VALEVA CURARLI IN LOCO”
Il Covid Center di Civitanova, made in Guido Bertolaso, inaugurato da una settimana, è sommerso dalle polemiche.
L’ultima tegola sull’ospedale da 90 posti letto costato 17 milioni, è l’esposto depositato ieri alla Procura di Macerata da un gruppo di cittadini, comitati e associazioni e di cui parla oggi Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Andrea Sparaciari:
Falso in atto pubblico e irregolarità rispetto alle norme sugli appalti pubblici, i reati ipotizzati.
Nel mirino le donazioni confluite sul conto del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (Cisom) — il soggetto scelto da Bertolaso per assemblare la sua “Astronavina” — secondo l’indicazione fornita dal sito della Regione. Tra queste anche cinque milioni bonificati da Bankitalia.
Per i legali “trattandosi di opera pubblica realizzata con donazioni alla Regione (…) essa non è donata dal Cisom alla Regione, ma è la Regione che paga per avere dalle ditte realizzatrici, con una incomprensibile intermediazione del Cisom”.
Ma i problemi arrivano anche dal personale sanitario, che si è visto precettare per lavorare nella struttura:
“Era facile prevedere questo epilogo —attacca Oriano Mercante, segretario di Anaao Assomed Marche — da oltre un mese avevamo anticipato che, stante l’inevitabile difficoltà a reperire volontari disposti a svolgere servizio al Covid Hospital, l’unica strada sarebbe stata l’ordine di servizio”.
Per funzionare, il centro, che da oggi accoglierà ben sei pazienti, necessita di 21 medici, 39 infermieri e otto Oss. Tutte risorse sottratte agli ospedali, come sottolinea l’Intersindacale dei medici e veterinari: “Per coprire il servizio e garantire le cure a un numero ormai esiguo di pazienti, provenienti da ospedali, dove potrebbero tranquillamente essere curati in loco, si rischia di non essere più in grado di dare assistenza sufficiente ai cittadini che soffrono di altre patologie gravi. Il Covid di Civitanova rischia di essere non una risorsa aggiuntiva, ma causa di ulteriore indebolimento delle strutture sanitarie pubbliche”.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
EFFICIENZA PADANA: COME METTERE NEL PANICO DECINE DI CITTADINI CON UN ATTO SCONSIDERATO
Devono essere state 24 ore difficili quelle delle persone che, nella giornata del 25 maggio, hanno
ricevuto un sms direttamente da ATS Milano, l’azienda sanitaria regionale, che comunicava loro la positività al coronavirus.
Un messaggio arrivato via cellulare, una prassi che — lo ricordiamo — risulta essere regolamentata anche dalle leggi sulla privacy, perchè il garante prevede che in casi estremi come l’emergenza sanitaria, i cittadini possano essere informati dalle amministrazioni pubbliche direttamente attraverso i propri contatti personali.
Nell’sms inviato ad alcune persone della provincia di Milano, quindi, si leggeva: «ATS Milano. Gentile Sig/Sig.ra lei risulta contatto di caso di Coronavirus. Le raccomandiamo di rimanere isolato al suo domicilio, limitare il contatto con i conviventi e misurare la febbre ogni giorno. Se è un operatore sanitario si attenga alle indicazioni della sua Azienda».
Insomma, qualcuno deve aver pensato a uno scherzo nella migliore delle ipotesi. Tuttavia, dopo le segnalazioni che sono arrivate ad ATS Milano per una richiesta di spiegazione da parte delle persone che avevano ricevuto questo messaggio, l’ente ha provveduto a una rettifica, rilasciando un messaggio sul proprio sito web.
Il messaggio comparso sul sito di ATS Milano
«Per un errore informatico, alcuni assistiti hanno ricevuto nella serata di lunedì 25/05 un SMS che riportava il testo seguente: “ATS Milano. Gentile Sig/Sig.ra lei risulta contatto di caso di Coronavirus. Le raccomandiamo di rimanere isolato al suo domicilio, limitare il contatto con i conviventi e misurare la febbre ogni giorno. Se è un operatore sanitario si attenga alle indicazioni della sua Azienda”. Agli interessati è stato inviato un ulteriore SMS di rettifica nella giornata di martedì 26/05».
Ci si chiede come sia possibile che, a causa di un presunto errore informatico (che sembra essere la locuzione preferita per spiegare qualsiasi cosa, anche se questa volta non ci si è spinti a definire questo errore ‘un attacco hacker’ — altra locuzione preferita in circostanze come queste), l’ente che sul territorio dovrebbe gestire con attenzione e come primo intervento l’emergenza coronavirus abbia potuto inoltrare una comunicazione del genere, allarmante e fuorviante.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
IN COREA I CONTAGI SONO TORNATI AI NUMERI DI DUE MESI FA
La Corea del Sud torna indietro, con un ripristino delle misure di lockdown per la sua enorme metropoli capitale, Seul. Proprio qui vive circa la metà dei 52 milioni di abitanti che abitano la Corea del Sud. Dopo un nuovo record giornaliero di contagi, il più alto da ben due mesi, la città torna a bardarsi, con i cittadini costretti all’isolamento domestico.
Il ministro della Sanità Park Neung-hoo ha annunciato il nuovo lockdown spiegando le chiusure saranno ripristinate per musei, parchi e gallerie d’arte per almeno due settimane a partire da domani.
Alle aziende è stata fatta richiesta di introdurre e favorire nuovamente lo smart working insieme a tutte quelle misure di lavoro flessibile che consentono il distanziamento sociale. viene fatto divieto anche, ovviamente, agli abitanti della città di trovarsi in gruppo, recarsi e sostare in luoghi affollati — a partire da bar e ristoranti -. Per gli istituti religiosi e i luoghi di culto non vale la chiusura, ma l’invito è quello di rimanere particolarmente vigili perchè chi li frequenta osservi con la massima attenzione le regole imposte per contenere il contagio.
Le scuole riapriranno, senza un’ulteriore rinvio della data stabilita. Le misure erano state allentante lo scorso 6 maggio, dal momento in cui la pandemia sembrava essere sotto controllo.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
LA PERCENTUALE PIU’ ELEVATA DEI TAMPONI POSITIVI E IL MAGGIOR INCREMENTO DEI CASI
Lombardia, Liguria e Piemonte non sono pronte alla riapertura. 
L’altolà arriva dalla Fondazione “Gimbe” il think tank indipendente che si occupa di ricerca in ambito sanitario presieduto da Nino Cartabellotta, che definisce “rischiosa” l’ipotesi di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale, accettando l’eventuale decisione delle Regioni del sud di attivare la quarantena per chi arriva da aree a maggior contagio”. Una presa di posizione basata sulle ricerche effettuate.
“Le analisi post lockdown della Fondazione – si legge in un comunicato diramato in mattinata – dimostrano che in queste tre Regioni si rilevano la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi e il maggior incremento di nuovo casi, a fronte di una limitata attitudine all’esecuzione di tamponi diagnostici”.
Domani il Ministro della Salute, Roberto Speranza valuterà il monitoraggio dei dati del contagio da parte dell’Istituto Superiore di Sanità , i cui risultati saranno decisivi per formalizzare la decisione sulla ripresa della mobilità interregionale, fissata dal Governo a partire dal 3 giugno.
Scadenza che secondo la Fondazione “con i dati che riflettono le riaperture del 4 maggio, ma non ancora quelle molto più ampie del 18, mette il Governo davanti a una decisione che, oltre a essere guidata dai dati, deve avvenire sotto il segno della solidarietà tra Regioni e dell’unità nazionale”.
“Occorre accantonare ogni forma di egoismo regionalistico – precisa Cartabellotta – perchè la riapertura della mobilità deve avvenire con un livello di rischio accettabile e in piena sintonia tra le Regioni. Una decisione sotto il segno dell’unità nazionale darebbe al Paese un segnale molto più rassicurante di una riapertura differenziata, guidata più da inevitabili compromessi politici che dalla solidarietà tra le Regioni, oggi più che mai necessaria per superare l’inaccettabile frammentazione del diritto costituzionale alla tutela della salute”.
L’analisi è stata effettuata sul periodo post lockdown compreso tra il 4 e il 27 maggio, i dati analizzati “riflettono quasi interamente le riaperture del 4 maggio, ma non quelle molto più ampie del 18 maggio che potranno essere valutate nel periodo 1-14 giugno”, precisano dalla Fondazione.
Gli esiti della ricerca.
Quanto ai risultati, la percentuale di tamponi diagnostici positivi risulta superiore alla media nazionale (2,4%) in 5 Regioni: in maniera rilevante in Lombardia (6%) e Liguria (5,8%) e in misura minore in Piemonte (3,8%) Puglia (3,7%) ed Emilia-Romagna (2,7%).
Per quel che riguarda i tamponi diagnostici per 100.000 abitanti, rispetto alla media nazionale (1.343), svettano solo Valle d’Aosta (4.076) e Provincia Autonoma di Trento (4.038).
Nelle tre Regioni ad elevata incidenza dei nuovi casi, la propensione all’esecuzione tamponi rimane poco al di sopra della media nazionale sia in Piemonte (1.675) che in Lombardia (1.608), mentre in Liguria (1.319) si attesta poco al di sotto. E poi ci sono i nuovi casi. L’incidenza per 100.000 abitanti rispetto alla media nazionale (32), è nettamente superiore in Lombardia (96), Liguria (76) e Piemonte (63).
A tal proposito, la Fondazione “Gimbe” lancia un avvertimento sulla situazione in Emilia-Romagna. “Se il dato del Molise (44) non desta preoccupazioni perchè legato a un recente focolaio già identificato e circoscritto – si legge nel comunicato – quello dell’Emilia-Romagna (33) potrebbe essere sottostimato dal numero di tamponi diagnostici (1.202 per 100.000 abitanti) ben al di sotto della media nazionale (1.343)”.
I tre scenari. Sulla base delle valutazioni del Comitato tecnico scientifico “il Governo – commenta il presidente della Fondazione – si troverà di fronte a tre possibili scenari: il primo, più rischioso, di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale, accettando l’eventuale decisione delle Regioni del sud di attivare la quarantena per chi arriva da aree a maggior contagio; il secondo, un ragionevole compromesso, di mantenere le limitazioni solo nelle 3 Regioni più a rischio, con l’opzione di consentire la mobilità tra di esse; il terzo, più prudente, di prolungare il blocco totale della mobilità interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore”.
Di qui, per Cartabellotta, la necessità di arrivare “a una decisione sotto il segno dell’unità nazionale”, mettendo da parte “ogni forma di egoismo regionalistico perchè la riapertura della mobilità deve avvenire con un livello di rischio accettabile e in piena sintonia tra le Regioni”.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DELLA FONDAZIONE GIMBE CHE OGNI GIORNO ANALIZZA I DATI: “SOGGETTI DIMESSI CHE VENGONO COMUNICATI COME GUARITI, NUMERI CHE VANNO E VENGONO, RITARDI NELLA COMUNICAZIONE”
“C’è il ragionevole sospetto che la Regione aggiusti i dati sul Coronavirus, anche perchè in Lombardia si sono verificate troppe stranezze sui dati nel corso di questi tre mesi: soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti andando ad alimentare il cosiddetto silos dei guariti; alternanze e ritardi nella comunicazione dei dati, cosa che poteva essere giustificata nella fase dell’emergenza quando c’erano moltissimi casi ma molto meno ora, eppure i riconteggi sono molto più frequenti in questa fase 2. È come se ci fosse una sorta di necessità di mantenere sotto un certo livello quello che è il numero dei casi diagnosticati”.
A dirlo oggi è Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe, ospite di 24 Mattino su Radio 24.
Secondo Cartabellotta “La Lombardia probabilmente ha avuto questa enorme diffusione del contagio in una fase precedente al caso 1 di Codogno e le misure di lockdown, come avevamo chiesto noi all’inizio di marzo, dovevano essere più rigorose e restrittive. Noi avevamo chiesto la chiusura dell’intera Lombardia, un po’ come Wuhan, perchè era evidente che quel livello di esplosione del contagio non poteva che essere testimonianza di un virus che serpeggiava in maniera molto diffusa già nel mese di febbraio. Non è stato fatto, sono state prese tutta una serie di non decisioni, come la non chiusura delle zone di Alzano Lombardo e Nembro, che hanno determinato tutto quello che è successo nella bergamasca, e poi una smania ossessiva di riaprire”.
“La nostra grossa preoccupazione è che in questo momento la situazione lombarda sia quella che uscirà per ultima da questa tragedia, perchè se si chiude troppo tardi e si vuole riaprire troppo presto, e si combinano anche dei magheggi sui numeri, allora è ovvio che la volontà politica non è quella di dominare l’epidemia ma è quella di ripartire al più presto con tutte le attività , e questo non lascia tranquilli”, dice il presidente di fondazione Gimbe per il quale “non si sta effettuando un’attività di testing adeguato”.
“E’ evidente che i casi sommersi sono 10-20 volte quelli esistenti — aggiunge Cartabellotta — e se non li vado a identificare, tracciare e isolare questi continuano a girare e contagiare. E’ un cane che si morde la coda: da una parte non si vogliono fare troppi tamponi per evitare di mettere sul piatto troppi casi, dall’altro non identificando questi casi si alimenta il contagio tanto che, secondo la valutazione che pubblichiamo oggi, negli ultimi 23 giorni, dal 4 al 27 maggio, la Lombardia ha il 6% di tamponi diagnostici positivi, e sottolineo ‘diagnostici’ perchè se mettiamo al denominatore tutti i tamponi fatti è chiaro che questa percentuale artificiosamente scende. La Liguria è al 5,8%, il Piemonte al 3,8%”.
Per quanto riguarda i tamponi, “Le uniche due regioni che stanno facendo un’attività di testing massiccio sono Valle d’Aosta e provincia di Trento che dal 4 maggio stanno facendo circa 4.200 tamponi per 100mila abitanti. Un numero abbastanza consistente. Subito dopo ci sono Basilicata e Friuli che stanno a 2.200-2.300 mentre le regioni più colpite, Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, stanno intorno ai 1.200-1.500 al giorno”, dice Cartabellotta anticipando i dati della ricerca che verrà pubblicata stamattina. “E’ evidente — sottolinea — che questo si riflette anche sul numero dei casi diagnosticati. Poi ci sono alcune regioni del sud come Puglia, Sicilia e Campania, che è vero che hanno pochi casi ma è anche vero che fanno un numero di tamponi per 100mila abitanti che si colloca tra i 250 e gli 800. Il concetto è: il virus, per trovarlo lo devi cercare; se non lo cerchi non è certo che non ci sia”.
Per quanto riguarda il passaporto sanitario e la patente di immunità , “citerei la scena di Fantozzi e la Corazzata Potemkin, per una serie di ragioni: intanto ogni test che viene effettuato ha una validità legata al momento in cui viene effettuato, posso fare il tampone oggi e contagiarmi domani mattina; e poi la patente viene spesso attribuita ai test sierologici che di fatto hanno una specificità molto bassa con troppi falsi positivi, ma in ogni caso anche se uno è negativo può contagiarsi il giorno dopo”.
(da “NextQuotidiano”)
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