Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile
“LA COREA HA CHIUSO CON 70 CASI, IN LOMBARDIA CE NE SONO 20.000”
Secondo Walter Ricciardi non è il momento di permettere la mobilità tra le varie regioni. Il
consigliere del ministero della Salute, intervistato da Repubblica, avverte che i dati sono troppo incerti al momento: “Per varie ragioni, i numeri non sono attendibili. La politica può prendere decisioni se è certa dei dati”
“II sistema di indicatori è stato elaborato a livello centrale, giustamente, ma è alimentato da attività di diagnostica e dalle segnalazioni delle regioni, quindi dipende dalle capacità di gestione dei sistemi regionali”, ha spiegato il professore.
Dalla modifica costituzionale di questi indicatori, avvenuta nel 2001, ”raramente è successo che il sistema abbia funzionato in modo efficiente e tempestivo”. In questa situazione “il flusso dei dati non è solo amministrativo ma riguarda anche l’attività di laboratorio, le diagnosi. Quindi è ancora più complesso”.
Quindi, i dati “potrebbero non essere solidi. Se i numeri non sono certi si finisce per fare scelte che possono non essere corrette”.
In Lombardia “hanno 20mila positivi a domicilio, senza contare gli asintomatici che non sanno di essere contagiati. Questi dati invitano alla massima prudenza. Poi il decisore è politico. La Corea ha chiuso con 70 casi e la Cina 40”. Lo afferma sempre Ricciardi in una intervista a Repubblica. Quanto sta accadendo in Corea, sottolinea, è la “dimostrazione di come il virus continuerà a circolare finchè non sarà eliminato a livello globale.
Ci vuole un’azione mondiale coordinata e anche interventi molto decisi a livello locale”, “dal punto di vista di questa malattia 80 casi sono tanti. Del resto questa pandemia è iniziata da un solo caso. Quando si lascia un focolaio epidemico diffondersi, si passa da 2 positivi a 2mila dopo 15-20 giorni. Se non si controllano i focolai la malattia da un certo momento non si diffonde più in maniera incrementale ma esponenziale. Per questo vediamo interventi come quello della Corea oppure quello della Cina, che per pochi contagiati ha bloccato tutta una zona del Paese e fatto 7 milioni di tamponi in 7 giorni”.
(da agenzie)
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Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile
“HO VERIFICATO SOLO SUCCESSIVAMENTE CHE LA LEGGE VIGENTE LO CONSENTE”… SARANNO VALUTATI I RISVOLTI PENALI DI QUESTA OMISSIONE
L’assessore, ascoltato dalla procura di Bergamo, ha specificato di aver verificato, tempo dopo, che anche la Regione avrebbe potuto procedere alla chiusura di sua iniziativa. Confermando così che non conosceva la legge alla base del suo assessorato
L’assessore alla Sanità in Regione Lombardia Giulio Gallera, già famoso perchè secondo lui bisogna incontrare due infetti per ammalarsi di Coronavirus, ieri è stato ascoltato come testimone dalla procura di Bergamo e ha parlato anche della zona rossa ad Alzano e a Nembro:
Al pool di magistrati che indagano per epidemia colposa nel territorio più martoriato dal coronavirus, l’assessore Giulio Gallera ha ribadito: «Noi aspettavamo Roma, fino all’inizio di marzo avevamo sempre proceduto d’accordo con il governo su quel tipo di provvedimenti». È quello uno dei temi di principale interesse della Procura, la mancata istituzione della zona rossa a Nembro e Alzano, che era invece scattata a Codogno 24 ore dopo la scoperta del paziente 1.
L’assessore ha confermato ai pubblici ministeri che tutti gli indici del contagio, già a partire dal 23 di febbraio e nei giorni immediatamente successivi, erano elevatissimi in quell’area. I magistrati hanno acquisito notizie, che Gallera avrebbe confermato, sul fatto che la stragrande maggioranza di pazienti con sintomi sospetti ricoverati ad Alzano già a metà febbraio erano residenti proprio a Nembro, il paese confinante.
E lui stesso, l’assessore, ha specificato di aver verificato, tempo dopo, che anche la Regione avrebbe potuto procedere alla chiusura di sua iniziativa. «Ma in quella fase ci eravamo sempre relazionati con l’esecutivo e con l’Istituto superiore di sanità ».
In una parola, e al netto delle dichiarazioni di Fontana e Salvini, l’assessore ha quindi confermato che non sapeva fino a dopo lo scoppio dell’emergenza che una Regione, così come un Comune, può istituire una zona rossa per questioni sanitarie, come del resto dice l’articolo 32 della legge 883/1978, che stabilisce al comma 1 la possibilità per il ministero della Sanità di emettere ordinanze di carattere contingibile e urgente in materia di igiene, sanità pubblica e polizia veterinaria; al comma 3 si stabilisce che il presidente della Giunta Regionale o il sidnaco hanno le stesse facoltà .
Compito dei magistrati sarà comprendere eventuali risvolti penali della questione. Dal punto di vista politico, il giudizio su un assessore si basa anche su queste evidenze.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile
ANCORA NESSUNA MISURA PER GLI AGENTI CRIMINALI CHE SONO A PIEDE LIBERO… ORA TRUMP MINACCIA DI SPARARE SUI MANIFESTANTI
Le proteste dopo la morte dell’afroamericano di 46 anni George Floyd a Minneapolis arriva al terzo
giorno di scontri e devastazioni, e si allarga in altre città degli Stati Uniti, con arresti a New York e tensioni a Denvers.
Dopo la richiesta di aiuto al governatore del Minnesota del sindaco di Minneapolis, è intervenuta la Guardia nazionale per fronteggiare il ripetersi di violenze attorno alle proteste per il caso che vede la polizia locale sotto accusa.
I manifestanti sono tornati davanti al commissariato di polizia dove lavoravano gli ormai ex agenti coinvolti nella morte di Floyd.
All’esterno è esploso un incendio, che ha costretto gli agenti ad abbandonare l’edificio. Secondo i media locali, diversi manifestanti sono riusciti a entrare nel distretto di polizia, vandalizzando gli uffici e appiccando un incendio anche all’interno.
A surriscaldare il clima di scontro si aggiungono le notizie sul fronte delle indagini a carico degli ex poliziotti coinvolti nel caso. I quattro hanno deciso di non collaborare con gli investigatori, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Al momento non è stato emesso nessun capo d’accusa per gli agenti licenziati. Nell’inchiesta è intervenuta ora anche l’Fbi, che sta visionando tutti i video disponibili relativi al fermo nel quale Floyd viene schiacciato per terra con il ginocchio da un agente mentre dice: «Non riesco a respirare».
Proteste scoppiano anche a New York, dove sono scese in strada a Manhattan centinaia di persone. 30 sono state arrestate, dopo che vicino alla sede del municipio è partito un lancio di bottiglie e vari oggetti contro la polizia.
L’agente Derek Chauvin, in 19 anni di carriera era stato protagonista di numerosi altri episodi razzisti e violenti,
“No Justice, No Peace”, nessuna pace senza giustizia: i quattro poliziotti che hanno gestito l’arresto finito in tragedia sono ancora a piede libero mentre nei loro confronti si sta conducendo un’inchiesta. E sono in tanti a chiedersi il perchè.
Donald Trump invece di cercare di placare gli animi, attacca i manifestanti, già bollati come “criminali”. “Se iniziano i saccheggi noi dobbiamo iniziare a sparare”, minaccia su Twitter. Sparare sulla folla. Come se di caos, in America, in questo momento, non ce ne fosse già abbastanza.
Ma lo stesso social network ha segnalato il post del presidente americano perchè viola le regole di Twitter sull’esaltazione della violenza. “Questo tweet ha violato le regole di Twitter sulla esaltazione della violenza. Tuttavia, Twitter ha stabilito che potrebbe essere di interesse pubblico che il tweet rimanga accessibile”, afferma l’avviso.
(da agenzie)
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