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AFROAMERICANO UCCISO, SCONTRI IN TUTTA AMERICA: MORTO UN POLIZIOTTO A OAKLAND E UN RAGAZZO DI 19 ANNI A DETROIT, IN PIAZZA LA PROTESTA DI PERSONE DI OGNI COLORE, ANCHE BIANCHI

Maggio 30th, 2020 Riccardo Fucile

LA RABBIA ARRIVA ANCHE DAVANTI ALLA CASA BIANCA… LA FARSA DELL’AUTOPSIA CHE ESCLUDE LA MORTE PER ASFISSIA… UN AVVISO PER TUTTI I RAZZISTI: QUANDO IL SEGNO E’ PASSATO SCOPPIA LA GUERRA CIVILE

Il coprifuoco imposto a partire dalla 8 di sera non è servito a niente. Nonostante l’arresto di Derek Chauvin, il poliziotto di 44 anni responsabile della morte dell’afroamericano George Floyd (ma non dei suoi altri tre colleghi coinvolti nella tragedia) roghi e violenze hanno sconvolto Minneapolis per la quarta notte consecutiva. Minneapolis e non solo.
La protesta dilaga in America. Un diciannovenne è stato ucciso a Detroit da spari provenienti da un Suv, indirizzati verso la folla che manifestava. E un agente del Servizio di protezione federale di Oakland, in California, è morto. Un altro che era con lui è rimasto ferito da colpi d’arma da fuoco.
Almeno 7.500 persone sono scese nelle strade della città  californiana per manifestare, ha riferito il dipartimento di polizia di Oakland alla Cnn. “Due agenti dei Servizi di protezione federale di stanza all’edificio federale di Oakland Down Town – ha fatto sapere il dipartimento di polizia – hanno subito ferite da arma da fuoco. Sfortunatamente, uno non ce l’ha fatta”.
Il Servizio federale di protezione, che rientra nel dipartimento di Sicurezza nazionale, presidia le strutture del governo degli Stati Uniti.
Ma il Pentagono, vista la drammaticità  della situazione, ha allertato l’esercito per sedare gli scontri a Minneapolis. La rabbia è arrivata anche davanti alla Casa Bianca, e la residenza presidenziale è stata messa in ‘lockdown’. L’autopsia sulla vittima ha escluso al momento “una diagnosi di asfissia traumatica o di strangolamento”, ma la famiglia ne chiede un’altra indipendente. Ad Atlanta è stato di emergenza.
A Minneapolis una pompa di benzina e un ufficio postale sono stati dati alle fiamme, migliaia di persone hanno continuato a inondare le strade del centro incendiando ad auto e cassonetti, senza che intervenisse nè la polizia nè la guardia nazionale, per ora arroccata in difesa di banche, supermercati e pure farmacie, per impedire la razzia di oppiacei.
La casa di Derek Chauvin, nel sobborgo di Oakdale, fuori Minneapolis, è stata vandalizzata: i manifestanti si sono ritrovati davanti alla casa mostrando cartelli alle auto di passaggio e gridando il nome di Floyd. Chauvin è stato arrestato con l’accusa di omicidio preterintenzionale e omicidio di terzo grado: rischia una condanna massima di 25 anni. Il procuratore della Contea di Hennen, Mike Freeman, l’ha definita “l’incriminazione più veloce in un’indagine contro un agente di polizia”.
La situazione è fuori controllo. E il presidente Donald Trump mobilita pure l’esercito. Sì, dal Pentagono è arrivato l’ordine di allerta ad almeno 1700 uomini della polizia militari. Già  stasera potrebbero marciare sulla città  da quattro differenti basi: Fort Bragg in Carolina del Nord, Fort Drumm nello stato di New York, Fort Carson in Colorado e Fort Riley in Kansas. Alle truppe è stato detto di essere pronti entro 24 ore. Una decisione estremamente rara.
La notte è stata d’altronde lunghissima in tutta l’America. La furia delle proteste si è estesa all’intera nazione: ci sono stati scontri in almeno dieci città , e la lista non fa che aumentare. Ad Atlanta il governatore ha dichiarato lo stato d’emergenza e chiamato 500 uomini della guardia nazionale. A New York la polizia ha picchiato e arrestato decine di dimostranti nei pressi del Barclays Center, nel cuore di Brooklyn, con gli autisti degli autobus, proprio come i colleghi di Minneapolis la sera prima si sono però rifiutati di trasportare i tanti giovani arrestati dalla polizia.
Ad ardere è l’America intera. Da Houston, Texas a Denver, Colorado. E poi Las Vegas, Dallas, Chicago. A Los Angeles sono state arrestate almeno 200 persone. E ci sono stati disordini e fermi pure a Washington: dove la folla ha intonato lo slogan che rimbomba in tutto il paese, “no justice, no peace” senza giustizia nessuna pace, proprio davanti alla Casa Bianca, portando la protesta fin nel salotto di Trump. I servizi segreti, per sicurezza, hanno deciso di chiudere la residenza presidenziale Usa anche alla stampa dotata di ‘hard pass’.
Dopo Minneapolis, gli   scontri più duri sono quelli di Portland, Oregon, dove la folla ha prima provato a dare alle fiamme un commissariato proprio come fatto dai dimostranti a Minneapolis la sera prima. Poi ha assalto uno Starbucks, la Apple, un Microsoft store. La polizia è intervenuta con i lacrimogeni e lanciato granate stordenti, quelle che fanno molto fumo e rumore.
A Detroit, Michigan, il ragazzo di 19 anni è stato ucciso da un colpo sparato sulla folla da un’auto in corsa. A Louisville, Kentucky, un reporter e il suo cameramen sono stati presi di mira, in diretta, dalla polizia che sparava con gas urticante. In questa città  la protesta non riguarda solo la morte di Floyd: qui si ricorda pure Breonna Taylor, uccisa nel suo appartamento lo scorso 13 marzo dopo che la polizia vi era penetrata per errore.
L’America che fino a ieri litigava su lockdown e mascherine si risveglia fra le macerie di un paese più diviso che mai.
L’odio non è più solo razziale, in piazza ci sono ragazzi di ogni colore. Il coprifuoco di Minneapolis ora potrebbe essere esteso a tutto il paese. Ma non servirà  a niente. Se nella giornata di oggi non si farà  qualcosa di concreto.

(da agenzie)

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IL MATEMATICO DEL CNR: “SULLE RIAPERTURE ANDREI CAUTO, ALCUNE REGIONI HANNO ANDAMENTI ANCORA ALLARMANTI, CI SONO DATI CHE NON POSSONO ESSERE IGNORATI”

Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile

MA GLI INTERESSI ECONOMICI E LE LOBBIE DEL TURISMO FARANNNO APRIRE TUTTO IL 3 GIUGNO, PRIMA I QUATTRINI DELLA SALUTE

Nella serata di oggi, 29 maggio, l’Istituto superiore di sanità  ha reso noti i risultati del monitoraggio degli indicatori per la fase 2 — tra il 18 e il 24 maggio — esprimendo sostanzialmente parere favorevole dal punto di vista sanitario rispetto all’ipotesi della riapertura dei confini per gli spostamenti tra le regioni a partire dal 3 giugno.
Secondo l’Iss, in Italia non ci sarebbe una situazione critica e il monitoraggio dell’epidemia da Coronavirus nei giorni successivi alla fine del lockdown fornirebbe un quadro tutto sommato incoraggiante.
Ma secondo Giovanni Sebastiani — matematico del Cnr che sta lavorando allo sviluppo di modelli matematici in grado di effettuare previsioni sull’andamento dei contagi — è ancora tempo di cautela.
«Stando ai dati, per alcune Regioni i livelli di incidenza sembrano in realtà  essere ancora alti», spiega. «Quello che più mi allarma è che, dopo circa una decina di giorni dalle riaperture del 4 e del 18 maggio noto dei cambiamenti nell’andamento dell’incidenza: la velocità  con cui sta calando sembra essere diminuita. Penso ai casi della Lombardia, del Piemonte, della Liguria e della provincia di Trento (dove la curva, almeno in una prima fase, è addirittura risalita). Sono dati che lasciano un po’ in allarme».
«Da quello che possiamo osservare, c’è un’Italia a 3 velocità », insiste Sebastiani.
Tra le Regioni che a oggi risultano ancora a “rischio” alto ci sono appunto la Lombardia (oggi quasi al 70% dei contagi totali), la Liguria, il Piemonte e la provincia di Trento (che ha numeri assoluti bassi ma una curva in risalita).
Le Regioni a medio rischio sono invece Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Toscana e Veneto. Quelle a basso rischio Basilicata, Calabria, Campania, Sicilia, Sardegna, Puglia, Umbria, Bolzano e Valle D’Aosta.
«Nelle tre Regioni che hanno i valori più alti dell’incidenza ho visto un cambiamento nell’andamento — e non in positivo».
Secondo il matematico, questi risultati suggerirebbero cautela: «Se non ritardare le riaperture, si potrebbe pensare a un’apertura all’interno dei tre gruppi che hanno più o meno le stesse condizioni. Aspettare due o tre settimane e poi decidere se aprire anche tra gruppi diversi».

(da Open)

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IL VICESINDACO DEL BERGAMASCO: “GALLERA NON MI HA VOLUTO INCONTRARE, AMMINISTRAZIONE LOMBARDA SPOCCHIOSA”

Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile

“SI NASCONDE COME UN TOPO”… “LA ZONA ROSSA NON L’HA VOLUTA LA CONFINDUSTRIA, LO SANNO TUTTI”

A sentirlo parlare in questo modo dell’amministrazione Fontana e della gestione del coronavrius in Lombardia, non si direbbe mai che sia di centro-destra.
Abbiamo raggiunto telefonicamente Walter Semperboni, vicesindaco di Valbondione, un comune della val Seriana — tra le zone in assoluto più colpite dall’emergenza coronavirus nel bergamasco — per farci raccontare di quanto è accaduto ieri, fuori dalla procura di Bergamo.
Gallera nel pomeriggio è stato sentito come teste dai pm e il vicesindaco lo ha atteso all’uscita per potergli parlare. L’assessore alla sanità  e il welfare non ha voluto parlare con Semperboni, che ha perso suo padre a causa del coronavirus e ha rischiato anche di perdere la madre.
Cosa ha provato ieri, davanti alla procura di Bergamo, quando Gallera si è rifiutato di parlare con lei?
«Ieri è stata una giornata che dire pessima è un eufemismo perchè vedere politici che, quando hanno bisogno di voti, cercano i giornalisti e cercano il contatto umano e quando invece sbagliano, pur dicendo di non averlo fatto, si nascondono come topi è veramente una cosa che non dà  una bella rappresentazione della politica.»
Cosa avrebbe voluto dire ieri a Gallera?
«Da amministratore di centro-destra e vicesindaco del comune di Valbondione, tra le zone più colpite perchè siamo comunque nella val Seriana, avrei voluto chiedergli perchè, dopo mille telefonate, non avesse risposto nemmeno una volta. Ho continuato a chiamarlo e richiamarlo quando il comune di Valbondione era in piena crisi. A Valbondione, un piccolo paese di mille abitanti, abbiamo avuto 17 morti per coronavirus mentre negli stessi due mesi dell’anno passato ne abbiamo avuto 1. Noi a Valbondione avevamo gente che non aveva bombole di ossigeno, non avevamo mascherine, non avevamo nulla. Un amministratore come sono io, come è la mia sindaca, che comunque doveva guardare tutti i vari decreti da Roma e dalla regione perchè non andavano d’accordo, siamo rimasti in balia degli eventi. Fortunatamente abbiamo avuto — come ormai noto a tutti in bergamasca   — quel volontariato che ci ha tolto dall’impasse.»
È stato in qualche modo contattato da Gallera dopo ieri o da Fontana per avere conforto in qualche modo?
«Assolutamente no. Ho dovuto arrangiarmi con le mie forze. Avevo anche mia mamma che, nei giorni dopo la perdita di mio papà , stava male. Ho dovuto fare il prepotente e per fortuna ho potuto farlo, anche se me ne dispiaccio, perchè qualcuno non ha potuto. Essendo un amministratore ho potuto farlo e mi sono rivolto ad Ats dicendogli che se nella sera che è morto mio papà  e che mia mamma era veramente messa male non fosse salito un dottore a visitarla, avrei denunciato tutti. Dopo di questo la sera, a casa mia, avevo il dottore. Nei giorni poi dopo mi sono rammaricato e mi sono detto che io ho salvato mia mamma perchè ho avuto la possibilità  di salvarla, qualcuno invece non ha potuto salvarla. Una regione Lombardia che dice di avere la sanità  migliore e uno stato democratico dove bisogna essere prepotenti per ottenere cose che andrebbero ottenute con il semplice richiamo…è veramente stata dura. Un privato cittadino che avesse fatto quello che ho fatto io non avrebbe ottenuto nulla ed è proprio quello che mi ha dato più fastidio, perchè veramente nelle nostre vallate è morta gente che non aveva una bombola di ossigeno, è morta gente che chiedeva aiuto e non abbiamo potuto darlo. Ho ovviamente il mio dispiacere per mio padre, ma da amministratore ce l’ho per quelle persone che sono morte. Noi nei nostri piccoli paesi conosciamo tutti, quindi se muore un padre o muore un amico, viviamo lo stesso lutto.»
Secondo lei, dato il suo ruolo nell’amministrazione di centro-destra, dove è stato l’inghippo nella gestione dell’epidemia della sanità  in Lombardia? Perchè non si è ammessa la situazione per quel che era?
«La situazione è stata indicibile e sentire Gallera fare dichiarazioni stupide, sentire il presidente della regione che dice che dorme sonni tranquilli, come ho scritto nella mia pagina Facebook: sicuramente lui dorme sonni tranquilli, anche mio papà  e le nostre vittime. Peccato che però non si possano risvegliare per l’incapacità  loro, non per il virus. Perchè 15 mila vittime, 4 mila vittime a Bergamo, non sono solo colpa del virus. Sono colpa dell’incapacità  e della spocchiosità  che regione Lombardia continua ad avere nonostante le vittime perchè io, da amministratore di centro-destra, sentendo voi dico: ho sbagliato, purtroppo. La prendo in un altro modo. Ma sentire Gallera e sentire il presidente Fontana che continuano a dire che non avrebbero cambiato nulla di quello che hanno fatto dà  veramente fastidio. Poi vediamo che, comunque, la gente può anche impazzire e devono dare la scorta al presidente. Ritengo che Fontana non sia una persona stupida, ma penso che non abbia avuto la capacità  di prendere una decisione dicendo a Gallera: “I morti ci sono, io non so se hai colpa o non hai colpa, però non ritengo di confermarti la nomina”. Facendo così le cose sarebbero risultate un po’ più serene per tutta la gente. E poi continuano a dire sul problema della sanità  lombarda: sappiamo comunque che la sanità  privata viaggia bene, perchè il privato mette a dirigere persone capaci. La sanità  pubblica non va bene perchè abbiamo direttori generali nominati, questa è la verità . È inutile nascondere le cose. Abbiamo un direttore sanitario che è stato spostato da Varese, il dottor Cosentina, perchè è stato condannato in primo grado a due anni e sei mesi e ce lo siamo ritrovati a Bergamo con lo stesso identico incarico. Io mi chiedo: se io, che faccio il manovale, dovessi combinare qualcosa, il giorno dopo nella mia impresa non mi vogliono più.»
Quindi il problema è che la sanità  privata funziona per merito e quella pubblica no.
Assolutamente. Io ritengo che tutte le nomine sui direttori generali vadano azzerate e, se fossi stato il presidente Fontana, avrei tolto la nomina a Gallera, avrei tolto la nomina al dottor Cajazzo — che è il direttore del welfare di regione Lombardia — e avrei rinominato altre persone nei vari direttorati generali facendo dei bandi dove avrei selezionato per meritocrazia, non cercando la bandiera di partito. Io purtroppo, pur essendo un amministratore di questa fazione, ritengo — ed è così — che queste nomine siano state fatte dal centro-destra e dalla Lega in particolare non per meritocrazia. Come non hanno fatto nemmeno prima. E poi i risultatati sono questi, purtroppo.
Codogno, Alzano, Nembro: perchè non è stata fatta una zona rossa prima?
Abbiamo visto dove sono i problemi. A Codogno e ad Alzano sono stati chiusi i pronto soccorsi perchè i responsabili avevano capito che c’era un problema. Poi si è subito riaperto perchè c’erano le forze dell’ordine mandate dallo stato e si doveva fare la zona rossa, ma poi dopo tre giorni non si è fatto nulla. Perchè? Il perchè è chiaro: la Confindustria, sotto pressione dei vari imprenditori che ci sono in val Seriana — e io ho scritto a uno degli imprenditori più grossi, Persico — hanno fatto pressioni affinchè non si facesse la zona rossa. Queste qua sono verità  che se le conosce un piccolo amministratore che fa il manovale, tutti dovrebbero conoscerle.
«Io sono sereno, lo dico a tutti: mio papà  aveva 80 anni, è andato in pensione a 50. La sua vita l’ha fatta. Però io avrei voluto ancora sfogliare le pagine della vita di mio padre. Come altri avrebbero voluto sfogliare quelle dei suoi genitori, magari morti anche più giovani di mio papà . Io ho in mente il funerale di papa Wojtyla, che c’era il Vangelo sopra la bara e una leggera brezza girava le pagine. Purtroppo per l’incapacità  di qualcuno — che se lo ammettesse non sarei così rabbioso — e di questa politica io non ho più potuto rileggere le pagine di mio papà . Questo è un dispiacere enorme, ma comunque mi ritengo fortunato. Lui non era un vecchio — tutti sottolineano che muoiono i vecchi -, era sanissimo e stava benissimo. In quindici giorni me l’hanno ucciso e questo non va bene. Io il 1° marzo ero all’ospedale di Piario, perchè tutti parlano dell’ospedale di Alzano o di Nembro, e sono stato sedici ore al pronto soccorso. Gli infermieri e di dottori giravano senza mascherina; entrava gente la mattina del 2 marzo con il pronto soccorso strapieno di gente che tossiva e gente che starnutiva. È stata un’ecatombe e mio padre quel lunedì in cui gli ho portato le cose mi ha detto: “Mi stanno lasciando morire”. Non pretendevo che mio padre uscisse vivo dall’ospedale, ma almeno che morisse dignitosamente. Così non è stato per chi era in ospedale, pensi per chi era a casa in cerca di una bombola di ossigeno. Qualcuno deve pagare e io ritengo sia Gallera, non il commissariamento della regione perchè è l’unica istituzione votata dai cittadini. Lui e tutto il giro di direttori generali che sono nominati. Se non impareremo in tutti i ruoli pubblici (non nel privato, perchè quando il privato spende vuole gente capace) a mettere gente in maniera meritocratica, avremo sempre questi problemi. Quello che racconto l’ho vissuto, non sono stupidaggini e non ho bisogno di visibilità . Son anche membro della comunità  montana della Val Seriana e mi sono tolto dal gruppo della Lega perchè ho visto troppa incapacità  e troppa politica. Quando ci sono si mezzo 19 mila vittime credo che la politica debba essere unita e questa cosa non è successa, come abbiamo visto anche dalla presidenza della commissione istituita in regione, dove hanno fatto vari giochetti che fanno rabbrividire la gente. Io ho vissuto personalmente una storia tragica, da amministratore ho assistito ad altre storie tragiche e questa tragicità  è data dal cincischiare di Conte e, non meno, del presidente Fontana.»

(da Giornalettismo)

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LA GRECIA DAL 15 GIUGNO RIAPRE AL TURISMO, MA PER ORA ITALIA, GRAN BRETAGNA, SPAGNA E SVEZIA RESTANO FUORI ( E LO CREDO)

Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile

LA LISTA VERRA’ AMPLIATA A LUGLIO SE   MUTERANNO LE SITUAZIONI SANITARIE… PER LA MELONI E’ “INACCETTABILE”, PER ZAIA “NON SIAMO UN LEBBROSARIO”, MA CON 100 MORTI AL GIORNO E 600 NUOVI CONTAGI (QUELLI DICHIARATI) UN PAESE NORMALE SI COMPORTA COSI’, NON APRE TUTTO E A TUTTI

La Grecia accoglierà , a partire dal prossimo 15 giugno, i turisti provenienti da 29 Paesi, ma non dall’Italia.
Il provvedimento, preso anche per mitigare gli effetti finanziari della crisi da coronavirus, in un Paese dove la voce vacanze contribuisce per il 20 per cento al Pil, è stato annunciato dal ministero del Turismo di Atene.
La lista verrà  aggornata il 1° luglio, quando verosimilmente verranno aggiunti altri Paesi alla lista. Secondo il ministero, i turisti internazionali potranno entrare in Grecia dagli aeroporti di Atene e di Salonicco
L’apertura ha come target i cittadini di una buona parte dei Paesi Ue – ma restano escluse anche Svezia e Spagna – e quelli dei vicini stati balcanici; tra le nazioni extra Europa, Israele, Cina e Giappone.
Confini aperti, quindi, per turisti provenienti da Albania, Australia, Austria, Nord Macedonia, Bulgaria, Germania, Danimarca, Svizzera, Estonia, Giappone, Israele, Cina, Croazia, Cipro, Lettonia, Libano, Lituania, Malta, Montenegro, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud, Ungheria, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca e Finlandia.
“Il nostro fine è riuscire a dare accoglienza a qualunqu turista abbia superato le sue stesse paure e sia in grado di viaggiare attraverso il Paese” – ha spiegato il ministro Harry Theoharis. Gli ospiti potrebbero essere sottoposti a tampone.
Tra le misure di prevenzione e sicurezza, limitazioni della capacità  di hotel e resort. Ogni struttura si avvarrà  di un medico designato, e dovrà  interagire con il ministero della sanità , che ha potenziato strutture sanitarie dedicate negli ospedali regionali, inclusi quelli di numerose isole.
La Grecia ha imposto il lockdown sin dalle prime avvisaglie della pandemia, riuscendone a limitare gli effetti. Al momento, il Paese ha registrato poco meno di 3mila casi di Covid-19 con 175 decessi.
Complice sicuramente anche la bassa stagione, la stragrande maggioranza delle isole – incluse quelle più conosciute nella mappa del turismo globale, sono Covid-free.
“Ci stiamo aprendo, ma allo stesso tempo monitoriamo da vicino la situazione. Protocolli sanitari molto rigidi proteggeranno sia i turisti che gli addetti delle località  che li ospiteranno”, ha detto Theoharis.
Le recenti aperture “differenziate” in seno alla Ue hanno ancora una volta scatenato polemiche in Italia. Il presidente della regioene Veneto, Luca Zaia è molto duro con il ministero degli esteri. “Si deve dare da fare – ha detto Zaia -, perchè non può passare l’idea che siamo un lebbrosario”
Sulla stessa lunghezza d’onda la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “I corridoi turistici europei sono inaccettabili e devono essere contrastati in ogni modo . dice Meloni –
Nel pomeriggio arrivano i segnali di una possibile apertura verso sud da Sebastian Kurz a stemperare – forse – gli umori. – L’Austria, che il 15 giugno aprirà  definitivamente i confini con Germania, Liechtenstein e Svizzera, cerca anche accordi con altri Stati per consentire agli austriaci il rientro senza i 14 giorni di quarantena. “La situazione in Italia è quella più difficile. Cerchiamo comunque a breve una soluzione. I dettagli non saranno presentati prima di mercoledì”, ha precisato il cancelliere.

(da agenzie)

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GIORGIA MELONI SI INDIGNA PER LA RIVISTA OLANDESE PIENA DI LUOGHI COMUNI SULL’ITALIA

Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile

NESSUNO L’HA AVVISATA CHE ELSEVIER E’ IL PUNTO DI RIFERIMENTO CULTURALE DELLA DESTRA CONSERVATRICE OLANDESE (QUELLA A CUI LA MELONI APPARTIENE A LIVELLO EUROPEO)

L’avete vista la copertina di Elsevier Weekblad? Si tratta di un settimanale olandese che, solitamente, esprime le opinioni e le voci più illustri in patria della destra conservatrice. Giorgia Meloni — che, per sua stessa definizione rappresenta LA destra in Italia — si è indignata perchè nell’ultimo numero, per trattare l’argomento del Recovery Fund, ha utilizzato una doppia immagine, farcita di luoghi comuni sull’Italia e sugli italiani, ma non solo. In realtà  la presa in giro era nei confronti di tutti i Paesi del sud dell’Europa.
Quali? I soliti. Il vino, le vacanze, le donne avvenenti, i baffi alla super Mario, l’atteggiamento scanzonato e menefreghista rispetto al lavoro.
L’immagine degli italiani è stata contrapposta, invece, a quella più schematica dell’operosità  dei paesi dell’Europa del nord.
Secondo Elsevier, sarebbe questa la sintesi del Recovery Fund: il lavoro dei cittadini olandesi pagherà  gli aiuti ai cittadini italiani in questa emergenza economica post coronavirus.
La prima a scattare sull’attenti è Giorgia Meloni che si indigna e che chiede spiegazioni, sollecitando — ancora una volta — il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ad alzare la voce contro una testata giornalistica europea (un po’ come era successo con il video satirico della Pizza Corona, vi ricordate?): «Ripugnante copertina del settimanale olandese Elsevier Weekblad con italiani raffigurati come parassiti nullafacenti. Non accettiamo lezioni da chi ha creato un paradiso fiscale in Europa e drena risorse ad altri Stati. Di Maio pretenda scuse immediate».
Ora. Il cortocircuito avviene per due motivi.
Uno: non è che il ministro degli Esteri italiani può avere come sua attività  principale quella di chiedere scuse immediate a ogni testata che proponga un articolo pieno di luoghi comuni sull’Italia (l’elenco sarebbe sin troppo lungo anche per lo stesso Di Maio).
Due: la testata è il punto di riferimento culturale della destra olandese, quella che — in più di un’occasione — ha trovato convergenze anche con Fratelli d’Italia in sede europea.
Poi, potremmo aggiungere anche una terza opzione: ma se non era d’accordo con lo strumento del Recovery Fund, perchè Giorgia Meloni si indigna così tanto?
Saperlo…

(da Giornalettismo)

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SALVINI HA SALUTATO BUGLIANO, IL PAESE CHE NON ESISTE, IN DIRETTA INSTAGRAM

Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile

RACCOGLIE L’INVITO DI UN ASCOLTATORE E SALUTA PURE IL COMUNE INVENTATO CHE E’ UNA DELLA PARODIE PIU’ FAMOSE DI TWITTER

Chissà  come si starà  esaltando Matteo Doroteo, il consigliere di minoranza leghista del comune di Bugliano, visto che Matteo Salvini — nel corso di una diretta Instagram— ha rivolto un saluto caloroso al comune inventato in provincia di Pisa.
Inventato, avete capito bene.
Perchè il Comune di Bugliano è uno degli account parodici più famosi di Twitter, che ha costruito una vera e propria realtà  parallela al suo interno, fatta di bizzarri consigli comunali, di ordinanze strampalate e di iniziative al confine della realtà .
L’azione di trolling è una delle più incisive dell’intera bolla di Twitter in Italia. Molto spesso, diverse testate giornalistiche o diversi politici prendono molto sul serio i tweet del comune inventato in provincia di Pisa, amministrato dall’infallibile sindaco Fabio Buggiani, sempre attento a bilanciare le iniziative della parrocchia con quelle del locale circolo Arci. Lo ha fatto anche Matteo Salvini, quando un followers della sua diretta su Instagram, lo ha invitato a salutare Bugliano (Pisa).
Il leader della Lega, che con il territorio ha un rapporto viscerale, che conosce benissimo l’Italia per averla girata in lungo e in largo nel corso della sua campagna elettorale permanente, non se l’è fatto ripetere due volte: «Saluto gli amici del comune di Bugliano, in provincia di Pisa».
Ovviamente, l’account parodico del comune non aspettava altro e ha risposto con la solita ironia, proponendo il video dei saluti di Matteo Salvini: «Anche se in ritardo e se siamo di diversa visione politica — scrivono dalla fantomatica Sala consiliare Romeo Anconetani — salutiamo anche lei, sig. Salvini e le auguriamo ogni bene». Sipario.

(da agenzie)

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LA SVIZZERA NON PROTEGGE PIU’ GLI EVASORI FISCALI ITALIANI

Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile

CON I SOLDI SPORCHI DEPOSITATI OLTRE CONFINE AVREMMMO POTUTO PAGARE TUTTE LE SPESE DELL’EMERGENZA CORONAVIRUS IN ITALIA… E ORA GLI EVASORI SCELGONO DUBAI, PANAMA E DELAWARE

Il segreto bancario, per i clienti italiani, non esiste più: “la Svizzera ha firmato una serie di accordi internazionali e si è impegnata a collaborare con le autorità  fiscali”. In pratica, basta con l’evasione fiscale.
Queste le parole di Davide Corti, un avvocato di Lugano, specializzato in fisco e banche. Da anni, in Italia, si tenta di lottare con le unghie e coi denti contro l’evasione fiscale. Gli irriducibili evasori, ricchissimi e anonimi, che hanno nascosto miliardi in banche oltreconfine, sono nel panico: le banche Svizzere hanno inviato lettere particolarmente loquaci ai propri clienti, avvisandoli dell’imminente collaborazione col fisco italiano.
“Gentile cliente, l’agenzia delle entrate ha inviato alla competente autorità  elvetica una formale richiesta di assistenza fiscale. In tale contesto, l’amministrazione federale ha richiesto al nostro istituto una serie di dati sulla sua relazione bancaria”.
Questo lo stralcio di una lettera inviata dalla Bsi (Banca della Svizzera Italiana) a un presunto evasore lombardo. Tradotto in parole povere: caro evasore, il fisco ti ha scoperto e noi siamo costretti a collaborare.
Molte altre banche Svizzere hanno inviato ai propri clienti delle lettere simili, tra cui il colosso Ubs. L’evasione fiscale, forse, può essere davvero bloccata.
Nonostante numerose leggi e condoni, tra cui gli scudi approvati dal 2002 al 2010 dal governo Berlusconi-Tremonti,   che offrivano vantaggi favolosi in cambio del 5%, in Italia non si è visto neanche un soldo.
Di pagare le tesse onestamente proprio non se ne parla.   Ovviamente, non hanno aderito nemmeno alle “voluntary disclousure” del 2016, che prevedeva sanzioni più severe.
Da qualche anno, però, tutto e cambiato e dal 2017 la Svizzera è costretta a scambiare informazioni fiscali con le agenzie italiane, che ricevono ogni anni dei report sui dati bancari e ricchezze conservate gelosamente nelle banche elvetiche.
Come hanno risposto gli evasori?
La contromossa degli evasori italiani, ovviamente non s’è fatta attendere. Se la Svizzera collabora col fisco, allora meglio nascondere i tesori in paradisi fiscali offshore prima dell’entrata in vigore delle nuove norme.
Via a Dubai, Panama e Delaware (il favorito anche di Trump), dove le leggi europee di certo non possono raggiungerli. Si paga un prestanome italiano per il proprio conto, si chiede una residenza fiscale svizzera (o comunque estera) e il gioco è fatto.
Tuttavia, in questo giochetto c’è un comunque un rischio. I soldi devono essere portati contati, fisicamente. La banca elvetica, infatti, registra i prelievi in contanti e i bonifici verso i paradisi offshore. Dunque, perchè rischiare galera e sanzioni per un cliente perduto? La Svizzera non copre più nessuno.
E allora gli irriducibili spostano la propria residenza in Svizzera, che deve essere “effettiva” , cioè comprovata. Basta un regolare contratto di locazione o, addirittura, basta presentare le bollette del gas o dell’acqua.
Dunque, per i bravi italiani basta pagare un custode che vada a sperperare acqua luce e gas in una casa vuota.   In più, le banche elvetiche hanno rifiutato le “indagini indiscriminate” (cioè si pesca gente a caso) sui propri clienti, approvando però quelle di “gruppo”, anche su milioni di individui che però devono essere specificati e segnalati.
Dunque, la lettera inviata dalle banche Svizzere ai propri clienti ha fornito l’espediente adatto e il fisco italiano, il 6 dicembre 2018, ha potuto richiedere i dati di tutti coloro che non avevano risposto alla richiesta di dimostrare la loro “regolarità  fiscale”.
Anche se gli evasori ricorressero ad appelli e proroghe, fortunatamente non c’è la possibilità  di scampare alle indagini. Dato che noi siamo un paese cordiale e ben disposto, le leggi approvate nel 2019 garantiscono l’immunità  penale a chi si ravvede prima delle indagini. Il sistema delle lettere elvetiche e le successive indagini hanno fatto incassare allo stato italiano 5,6 miliardi in tre anni. Si spera che la lotta all’evasione fiscale continui con durezza, senza più condoni.
Questi irriducibili evasori continuano a usufruire dei servizi del paese, non versando neanche un centesimo. Sono gli italiani onesti che pagano l’assistenza sanitaria, l’istruzione, e ogni tipo di servizio anche per loro. Non è più tollerabile.
I dati mostrano che sono circa 13 mila italiani a evadere le tasse con 14 miliardi oltre confine. Solo il loro contributo avrebbe potuto coprire tutte le spese dell’emergenza coronavirus.
Se gli italiani onesti lavorano e pagano tasse su tasse, chi si ostina a evadere deve essere sottoposto a sanzioni molto più severe: la confisca dell’intero patrimonio.

(da agenzie)

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FINALMENTE ARRESTATO L’AGENTE ASSASSINO DI MINNEAPOLIS

Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile

LO AVESSERO FATTO SUBITO CI SAREMMO RISPARMIATI LA RIVOLTA

“I can’t breathe”. Risuonano in tutta l’America le ultime parole di George Floyd, il 46enne afroamericano morto soffocato dopo che un agente di polizia, che l’aveva fermato, ha fatto pressione col ginocchio sulla sua nuca. Provocando il soffocamento.
E quel “non riesco a respirare” risuona a Minneapolis, la città  dove il fatto è successo e dove da tre giorni ci sono manifestazioni, ma si allarga in tutti gli Stati Uniti.
Derek Chauvin, l’ex poliziotto accusato di aver provocato la morte, è stato arrestato e messo sotto custodia dagli investigatori che seguono il caso.
L’arresto arriva dopo che per tutto il giorno in molti – dai manifestanti al sindaco di Minneapolis – si chiedevano perchè fosse ancora a piede libero. Il magistrato competente aveva spiegato che erano in corso valutazioni. Ma che l’incriminazione sarebbe arrivata. E l’accusa è di omicidio colposo.
Inoltre è emerso che i due si conoscevano ed hanno lavorato insieme per molto tempo come addetti alla sicurezza di un night club. Lo afferma Andrea Jenkins, vicepresidente del consiglio comunale della città , in un tweet ripreso dai media Usa. Una conferma – secondo alcuni media locali – è arrivata anche dal proprietario del locale.
Nella città  del Minnesota è stato dato alle fiamme nella notte il commissariato dove gli ex agenti, quattro, che hanno fermato Floyd lavoravano. La protesta però dilaga anche a Louisville, a Denver, a New York e in altre città . In nome di George ma anche di tutti gli altri afroamericani uccisi. E contro il razzismo, che puntualmente riemerge e che gli Stati Uniti non riescono a lasciarsi alle spalle.

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LA PROCURA DI BERGAMO CHE PARLA DI PRIMI PASSI NELL’INDAGINE SUI MORTI AD ALZANO MA POI SI AFFRETTA A DIRE ALLA RAI CHE LA CHIUSURA DELLA ZONA ROSSA SPETTAVA AL GOVERNO

Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile

PREMESSO CHE AVREBBE FATTO BENE A NON ANTICIPARE ALCUNA CONCLUSIONE E CHE LO STESSO GALLERA HA AMMESSO CHE LA DECISIONE POTEVA ASSUMERLA ANCHE LA REGIONE LOMBARDIA, VI IMMAGINATE SE AVESSE DETTO L’OPPOSTO?   AVREBBERO SUBITO DETTO A CHE CORRENTE DELLA MAGISTRATURA APPARTIENE

“Da quello che ci risulta è una decisione governativa”. Ha risposto così, ai microfoni Rai, il procuratore facente funzione di Bergamo Maria Cristina Rota alla domanda su chi poteva istituire la zona rossa nella Bergamasca per l’emergenza Covid-19.
“Noi — ha aggiunto Rota — vogliamo lavorare serenamente, abbiamo bisogno proprio di pace. C’è un dovere da parte nostra di rendere questa giustizia e in questo momento siamo al primo gradino: ricostruzione dei fatti”. Il procuratore poi non ha voluto rispondere alla domanda se ci fossero indagati per la vicenda della Valseriana.
Prendiamo atto con sorpresa di quanto segue:
1) Dopo aver detto che “siamo al primo gradino dell’indagine” il magistrato ha ritenuto di trarre “da quel che ci risulta” una conclusione, esternandola ai microfoni della Rai, forma poco consona alla riservatezza che il momento avrebbe richiesto
2) La dichiarazione appare in ogni caso in contrasto con l’ammissione dell’assessore Gallera sul fatto che “ho scoperto successivamente che anche la Regione Lombardia poteva dichiarare la zona rossa” ad Alzano e Nembro. Ma di questa opzione nulla trapela dalla dichiarazione della Procura di Bergamo
3) Secondo diversi media la zona rossa non si aprì per pressione del mondo imprenditoriale bergamasco che temeva ripercussioni negative sui propri affari. Domani dovrebbe essere sentito proprio il presidente di Confindustria Bergamo. Forse non era opportuno attendere la sua testimonianza prima di trarre conclusioni?
4) Non è forse opportuno ascoltare anche la versione dei rappresentanti dello Stato e del governo sulla mancata chiusura della zona rossa prima di fare dichiarazioni?
5) Immaginate se la procuratrice di Bergamo avesse detto che la responsbilita era della Regione e non del governo. Domani i media sovranisti avrebbero già  vivisezionato la carriera del giudice, con tanto di appartenenza alla corrente giudiziaria di riferimento per poter sostenere la tesi del complotto.
Meglio così, lasciamo lavorare la Procura in pace, confidando di leggere quanto prima i risultati reali delle indagini e meno dichiarazioni ai microfoni su “quel che risulta finora”

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