Giugno 21st, 2020 Riccardo Fucile
NO VACCINI, NO 5G, NO BANCHE, NO SOROS, NO TUTTO: MA SI’ AL RISCHIO DI CONTAGIARE IL PROSSIMO
Piazza Santa Croce a Firenze è stata invasa dai No-Vax e dalle loro scemenze pericolose, per loro e anche per tutti gli altri dato che non c’era la minima traccia di mascherine o di distanziamento sociale.
Il sindaco Dario Nardella è furibondo: “Una massa di irresponsabili proveniente da tutta Italia ha invaso Santa Croce in spregio ad ogni regola di sicurezza”, ha attaccato il sindaco.
Tra gli obiettivi della manifestazione c’erano la salvaguardia della sovranità popolare contro la “sospensione della Costituzione”, la difesa del lavoro e della scuola pubblica, ma soprattutto la “libertà di opinione” e la “libertà di scelta terapeutica” senza imporre “alcun trattamento sanitario o vaccinale obbligatorio”.
Cosa voglia dire si è capito durante la manifestazione, quando i partecipanti hanno esposto striscioni emblematici: una siringa (simbolo del vaccino) con scritto “Caution, a vostro rischio e pericolo”, oppure “In futuro si vaccinerà per influenzare l’inclinazione spirituale”.
No vaccini, No 5g, No banche, No Soros, No tutto insomma.
Addirittura No Coronavirus, perchè si sa che imbecilli chiamano altri imbecilli.
E in spregio alle persone che continuano a morire e ai 35.000 che sono già morti, alcuni manifestanti sostengono anche che la pandemia non sia mai esistita.
Sul palco sono saliti l’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle, Sara Cunial, che ha ribadito la sua contrarietà alla vaccinazione obbligatoria e poi ha detto che “in questi ultimi mesi” sono stati attaccati “i nostri diritti costituzionali, i nostri diritti umani. Ci hanno fatto credere che con la delega possiamo lasciare la sovranità a questi che ho definito criminali e delinquenti”.
A darle il cambio sul palco il conduttore radiofonico Guido Gheri, condannato per diffamazione nel 2014 e la cui Radio Studio 54 è stata sequestrata per istigazione all’odio razziale, l’esperto di “signoraggio bancario”, Carlo Massaro, ma anche i dottori Maria Antonietta Gatti e Stefano Montanari, punti di riferimento del movimento no-vax che una settimana fa avevano bocciato l’annuncio di Roberto Speranza sull’accordo Ue per 400 milioni di dosi di vaccino: “Questa malattia non è vaccinabile. Gli italiani saranno le cavie per un vaccino che non funzionerà ” hanno scandito.
(da Globalist)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 21st, 2020 Riccardo Fucile
LA NAVE DELLA ONG TEDESCA E’ TORNATA A PORTO EMPEDOCLE UN ANNO DOPO DALL’ACCOSTO DI CAROLA RACKETE
Sono già terminate le operazioni di trasferimento dei 211 migranti arrivati a Porto
Empedocle tramite la Ong Sea Watch 3
Da questa mattina, intorno alle 10, la nave tedesca ha iniziato l’operazione di trasbordo dei migranti sulla Moby Zazà , con la Guardia di finanza a sorvegliare il porto.
La Sea Watch ritorna così a Porto Empedocle dopo quasi un anno dal caso del presunto speronamento della nave ong alla guardia di finanza e il conseguente arresto di Carola Rackete, trasportata nella stessa banchina dove oggi sbarcano i migranti, da Lampedusa. Le 211 persone, partite dalla Libia con piccole imbarcazioni, sono state salvate in mare aperto in 3 diverse operazioni, la prima delle quali circa 48 ore fa.
Dopo aver effettuato i salvataggi, il team della Ong tedesca aveva chiesto un porto sicuro, decidendo infine di sbarcare a Porto Empedocle, dove è stata collocata anche la Moby Zazà , la nave scelta dal governo per la quarantena dei migranti che arrivano sulle coste italiane durante l’emergenza Coronavirus.
Intanto il tema migranti è anche al centro di una prossima missione di una delegazione del Comitato Schengen, che proprio martedì sarà a Porto Empedocle per esaminare il sistema accoglienza siciliano, per recarsi poi nei principali centri di accoglienza dell’isola, compresi anche quello di Lampedusa e di Pozzallo.
Proprio in quest’ultima cittadina portuale è arrivata ieri sera la Mare Jonio, con a bordo 67 migranti soccorsi a 48 miglia da Lampedusa.
(da agenzie)
argomento: Immigrazione | Commenta »
Giugno 21st, 2020 Riccardo Fucile
LA MOGLIE DI ALEX NON SI ALLONTANA DALLA CLINICA: “NON LO LASCIO SOLO”
Ha un bel dire Tolstoj, nell’incipit di «Anna Karenina», che tutte le famiglie felici si somigliano, mentre quelle infelici lo sono ognuna a modo loro.
Se c’è una famiglia felice è quella di Alex Zanardi.
Lui, l’eroe indomito, l’icona dell’Italia che non vuole arrendersi nemmeno quando ha un «debito» di energia, mai una parola, mai un gesto senza ironia e coraggio.
Lei, Daniela, la bella bionda su cui mise gli occhi trent’anni fa il ragazzo emiliano che sognava la Formula 1; quando gli comunicò, per prima, che avevano dovuto amputargli le gambe per salvargli la vita, disse anche: «Adesso, allora, ti devo amare il doppio».
Niccolò, frutto del loro amore. A 22 anni, felice per aver trovato una fidanzata a Busto Arsizio, incalzato dal coronavirus dice alla sua ragazza: «Perdona, ma sai, il lockdown voglio farlo con i miei».
Mentre lo raccontava, ancora qualche giorno fa, Alex si proclamava contrito per la fidanzata del figlio, «ma non è mica che non le vuole bene», però si vedeva che gli brillavano gli occhi. Una famiglia felice, quella di Zanardi, ecco tutto. Ma se non è una felicità diversa da tutte le altre questa…
Sorridente e riservato, Niccolò assomiglia molto al suo papà . I due hanno uno splendido rapporto e sono molto uniti, come aveva confessato qualche tempo fa il 22enne su Instagram. In uno scatto postato sul profilo social di Niccolò Zanardi, il ragazzo sorride insieme al padre: “Tutti dicono che mio padre è un esempio di vita in quanto uomo di sport — si legge -. Io penso che lui sia un esempio di vita come padre”.
Daniela ha appena varcato la tenda del triage, dove misurano la febbre, tocca giustamente anche a lei, qui all’Ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena, ai piedi di una collina punteggiata di pini marittimi, dove Alex è stato portato in elicottero venerdì sera, una ventina di minuti dopo il drammatico incidente.
Ed è andata bene, perchè dicono che in campo neurologico questa clinica sia davvero un’eccellenza. Si fatica a lanciare lo sguardo oltre i cancelli, presi d’assalto da giornalisti, troupe televisive, gente comune con gli occhi tristi che sbucano dai volti fasciati dalle mascherine.
Madre, figlio e la mamma di Alex, Anna, una donna con lo stesso piglio del figlio, possono vederlo, uno per volta, oltre il vetro, avvolto nel suo sonno farmacologico, dalle 12,30 alle 14,30, proprio ora che il professor Sabino Scolletta scende tra i giornalisti con l’unica buona notizia: la situazione si è stabilizzata, lasciando ben sperare rispetto alle condizioni assolutamente preoccupanti di quando era arrivato. Doveva passare la notte, insomma, e ce l’ha fatta.
Venerdì sera ha subito un intervento neurochirurgico di tre ore, gli hanno dovuto ricostruire tutta la faccia, frantumata nello scontro, dopo di che è stato portato nel reparto di terapia intensiva.
Daniela era lì, con Niccolò e Anna, a rivivere momenti già vissuti, nella saletta del Pronto soccorso. Con il telefono che riceveva messaggi a raffica da tutto il mondo, da tutti gli amici, finalmente spento.
Alex è piuttosto imbranato con le nuove tecnologie ed è sempre stata lei il tramite tra lui e il mondo digitale. In piedi e seduta, in quella saletta, poteva finalmente avere notizie certe, non quelle che circolavano fin dal primo istante.
Chi l’ha visto, lì sulla strada, è rimasto sconvolto. Ha immaginato e trasmesso impressioni ancora più drammatiche della già grave realtà . «È fuoriuscita materia cerebrale», diceva qualcuno. E la voce rimbalza. Ma qui alle Scotte lo escludono: «No, assolutamente no».
Il cranio doveva essere ricostruito, quello sì, ma l’operazione è riuscita e il suo corpo cinquantenne, ben allenato, incredibilmente tonico, non ha subito danni significativi.
I medici non nascondono a Daniela cheil fiato resta sospeso per l’aspetto neurologico. Se tutto andrà come speriamo, la prossima settimana si potrà verificare se Alex potrà cominciare, con il tempo che occorre, a costruirsi una terza vita. Se potrà comunicarglielo Daniela, come la scorsa volta, siamo certi che Alex risponderà : «Beh, passato il mezzo secolo ci sta anche».
Il timore, l’indicibile è che possa toccargli una sorte come quella di Michael Schumacher, a cui Alex ha pensato tantissimo, quasi tormentandosi per non poter fare nulla per lui.
Ieri pomeriggio Anna, la mamma, la più fragile di questa saldissima catena, lei che ha perso anche il marito, lei che ha perso una figlia bambina in un incidente stradale, è tornata a Bologna, dove attende il momento di poter parlare con suo figlio.
Niccolò è chiuso nel suo dolore in una camera d’albergo a qualche centinaio di metri dall’ospedale. Quando accadde l’altra volta era molto piccolo e crescendo visse suo padre come una specie di supereroe. Daniela non si allontana dalla clinica.
Come quasi vent’anni fa è lei a sorvegliare che il marito «riesca nell’impresa». Quando le dicevano, scherzando: «Bel marito che ti sei scelta», lei rispondeva: «Sì, però a lui è andata bene».
Ora, a chi insiste perchè vada a riposarsi, ripete: «Non lo lascio, non lo lascio solo». Resta lì, inchiodata al vetro, per tenere Alex inchiodato alla vita. Una terza vita.
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: radici e valori | Commenta »
Giugno 21st, 2020 Riccardo Fucile
ILARIA CUCCHI SCRIVE A GABRIELLI: “MI CHIEDO SE QUESTI COMPORTAMENTI SIANO CONSONI AD RAPPRESENTANTE DELLE ISTITUZIONI CHE LEI RAPPRESENTA”… TROPPI NEO-NAZISTI NELLE FORZE DELL’ORDINE, E’ ORA DI FARE PULIZIA
È polemica a Ferrara per un like su Facebook del consigliere comunale leghista Luca
Caprini. “Ma quei signore coi baffi che adoperava i forni non c’è più?” è il messaggio un utente.
La frase è scritta a commento di uno scatto di Sergio Sylvestre mentre canta l’Inno nella finale di Coppa Italia.
Caprini ha messo “mi piace” e il suo apprezzamento virtuale è stato notato dalla consigliera del gruppo misto Anna Ferraresi. ”È inquietante e per niente rassicurante che un consigliere della Lega del Comune di Ferrara, e per di più appartenente alla Polizia di Stato, condivida il pensiero dell’utilizzo dei forni crematori, per chi esprime un gesto simbolico, che peraltro in questo caso non è riferito al comunismo. Un atleta come lui dovrebbe sapere che è un gesto molto utilizzato nell’ambito sportivo” commenta – si legge Estense.com, Ferraresi.
Ilaria Cucchi, venuta a conoscenza della vicenda, si è rivolta al capo della Polizia, Franco Gabrielli: “Mi è stato segnalato della consigliera comunale di Ferrara, Anna Ferraresi, questo sconcertante post su Facebook dove si inneggia a Hitler ed ai forni crematori. Ciò che mi allarma come cittadina è l’apprezzamento e la condivisione di tale pensiero, tramite un “like”, di tale Luca Caprini, agente della polizia di Stato, sindacalista del Sap, e consigliere comunale ferrarese della Lega di Salvini, noto per aver difeso ed applaudito coloro che hanno ucciso Federico Aldrovandi. Mi chiedo se questi comportamenti siano consoni ad un appartenente all’Istituzione che Lei rappresenta”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 21st, 2020 Riccardo Fucile
“IN 15 PROVINCE LA CURVA DEL CONTAGIO STA RISALENDO, L’ITALIA E’ UN GRANDE LUNA PARK”… “LA POLITICA ANNACQUA LA VERITA’ PER PRESERVARE LA MACCHINA DEI CONSUMI”
Professor Ricolfi, l’ultimo post che ha pubblicato sul sito della Fondazione Hume – di cui è Presidente e Responsabile scientifico – è abbastanza preoccupante. Sulla base dell’analisi dei dati della Protezione Civile, vien fuori che ci sono ben 15 province in cui ci sono segnali di ripresa dell’epidemia. In altre 7 la curva dei contagi fa fatica a convergere a zero. Cosa sta succedendo?
Che cosa stia esattamente succedendo, in realtà , non lo sa nessuno. Oggi è uscito un paginone del Corriere della Sera con i pareri di una decina di autorevoli esperti, chiamati a commentare le tesi rassicuranti del prof. Remuzzi, secondo cui la maggior parte dei positivi non sarebbe contagiosa: ne sono venute fuori almeno 4-5 interpretazioni diverse della situazione. Quel che posso dire io, che non sono un virologo e mi occupo di analisi dei dati, è che i segnali delle ultime due settimane non sono per niente rassicuranti. Se guardiamo quel che succede a livello nazionale, possiamo anche non accorgerci di quel che sta accadendo, perchè il dato nazionale è una media, in cui le curve epidemiche dei vari territori si mescolano e giocano a rimpiattino fra loro, nascondendo quel che succede nei territori critici. Ma se si scende al livello più basso consentito dai dati della protezione Civile, ossia a livello provinciale, si riesce a vedere quel che a livello nazionale si intravede appena, e cioè che sono una quindicina le province in cui la curva epidemica, anzichè continuare a scendere, ha invertito la sua corsa e ha iniziato a risalire.
Quali sono queste 15 province?
Molte (8) sono in Lombardia, e fra esse c’è Milano. Ma molte (7) sono in altre regioni del Nord o del Centro: Alessandria, Vercelli, Bologna, Arezzo, Rieti, Roma, Macerata. Se poi consideriamo anche un secondo gruppo di province, in cui i segnali di ripresa dell’epidemia ci sono ma sono meno nitidi, se ne devono aggiungere altre 7, fra cui Padova, Firenze e persino una provincia del Sud (Chieti). In tutto fa ben 22 province (su 107) in cui dovrebbero scattare piani per evitare che il contagio torni a dilagare.
A maggio i dati invece sono stati positivi nonostante le prime riaperture, quelle degli esercizi commerciali. Il problema quindi riguarda gli spostamenti della popolazione? Il turismo?
Ha toccato il punto chiave, non solo della situazione attuale, ma di tutta la storia del Covid-19. Il turismo, o meglio la pretesa della politica di proteggere il turismo a qualsiasi prezzo, ci è costato prima (nelle 2 settimane a cavallo fra febbraio e marzo) un imperdonabile ritardo nelle chiusure, a partire dalla tragica vicenda di Nembro e Alzano. E rischia di costarci ora una ripartenza dell’epidemia, perchè nessuno vuole vedere che il famigerato parametro Rt (che dovrebbe stare sotto 1) potrà pure essere ancora sotto 1 a livello nazionale, ma quasi certamente è tornato sopra a 1 in molti territori: i nostri grafici provinciali lo mostrano chiaramente, ma sono convinto che se avessero la benevolenza di farci accedere ai dati comunali, scopriremmo delle curve di risalita ancora più ripide, anche se più circoscritte. E’ perfettamente verosimile, infatti, che l’aumento dei contagiati in una provincia sia concentrato solo in alcuni comuni, che sarebbe fondamentale individuare, anche per non chiudere tutta la provincia o addirittura tutta la regione.
Quel che stiamo scoprendo, in queste settimane, è che la riapertura delle attività economiche, avvenuta essenzialmente a maggio, ha provocato conseguenze molto meno gravi di quelle che sta producendo la riapertura delle attività “ricreative”, che è in corso in questo mese di giugno.
Lei vuole dire che il ritorno al lavoro dei produttori ha fatto meno danni (sanitari) dell’andata in vacanza dei loro familiari?
Sì, fondamentalmente voglio dire proprio questo. Fino a che le scuole sono rimaste chiuse e i ragazzi sono stati tenuti in casa, fino a che sui mezzi di trasporto sono state in vigore limitazioni strettissime (e raccomandazioni asfissianti), fino a che i flussi turistici da e verso l’estero sono rimasti bloccati, finchè alle famiglie è stato impossibile muoversi fra regioni per i fine settimana, finchè la ristorazione, le spiagge e tutta l’industria del divertimento sono state tenute in stand-by, il Covid-19 ha avuto vita dura, ed è stato costretto a rallentare la sua corsa. Il ritorno al lavoro di milioni di persone, attentissime a non contagiarsi vicendevolmente e sorvegliate da datori di lavoro preoccupati di incorrere in sanzioni, ha avuto un impatto minore del “ritorno alla vita” (possiamo chiamarlo così?) dei protagonisti di quella che io chiamo la “società signorile di massa”. Anche grazie all’arrivo della bella stagione i tavolini dei bar, i parchi cittadini, i locali della movida, le spiagge (specie nei weekend) si sono improvvisamente animati. Finite le scuole, i giovani hanno cominciato a sciamare per le città , le mamme hanno cominciato a portare al mare e nei centri vacanze i loro pargoli, i tifosi hanno finalmente potuto riprendersi il calcio e gli altri sport più popolari, e l’Italia tutta è tornata — quasi di colpo — ad essere luogo di attrazione turistica, sia dall’interno che dall’estero.
Insomma, dopo il 2 giugno siamo tornati ad essere il gigantesco luccicante lunapark che da qualche decennio siamo sempre stati. Il Covid ringrazia.
Chi governa l’epidemia, dal premier Conte fino ai vertici dell’Iss, è consapevole di questo andamento? A me non sembra che finora sia stato inviato questo messaggio “prudenziale” agli italiani. Anzi, la comunicazione delle istituzioni è ormai molto rilassata.
Difficile essere nella testa del premier. Una persona che, dopo aver commesso errori tragici, dalle mancate o tardive chiusure fino alla scellerata lotta contro i tamponi, ha la faccia tosta di dire “rifarei tutto”, sfugge alla mia personale capacità di comprensione e immedesimazione nella mente altrui. Quindi sul premier le rispondo: non ne ho la minima idea, può persino darsi che creda sinceramente di aver fatto bene. La psicologia e le scienze umane insegnano che le vie dell’autoinganno e della falsa coscienza sono infinite.
E sulle autorità sanitarie?
Diverso è il discorso sui membri del Comitato tecnico-scientifico e sul ministro Speranza. I primi hanno detto chiaramente che Conte ha ignorato le loro raccomandazioni sull’opportunità di chiudere Nembro e Alzano ai primi di marzo. Il secondo ha avuto un sussulto di onestà intellettuale, o forse semplicemente di pudore, quando, in un’intervista, ha lasciato intendere che, con l’esperienza maturata fino a oggi, forse non rifarebbe le scelte che fece allora. La mia impressione è che, avendo molti più dati di chiunque, sappiano perfettamente che la situazione si sta deteriorando e che, con le ultime riaperture e la scelta di chiudere un occhio sulle violazioni delle regole, il premier sta facendoci correre il rischio di una seconda ondata epidemica. Il loro problema è che, come chiunque ha accettato di condividere incarichi di governo, non sono liberi di dire la verità .
Di qui la contraddizione insanabile della comunicazione nella fase 3. Per evitare una nuova esplosione dell’epidemia veniamo ancora, ma sempre meno convintamente, invitati alla prudenza, al distanziamento sociale, all’uso delle mascherine. Nello stesso tempo, assistiamo a un continuo rilassamento delle regole, che veicola il messaggio opposto: se ci lasciano salire sui treni e sugli aerei senza rispettare i 2 metri di distanza, se sui mezzi pubblici e nei negozi non ci sono controlli, se gli assembramenti sono sistematicamente tollerati, la gente non può non pensare che il peggio è passato. E quindi abbassa la guardia, e si autorisarcisce del periodo di lockdown riappropriandosi delle vecchie abitudini. Inutile girarci intorno: il rilancio del turismo e dell’economia del divertimento (ristorazione, calcio, sale giochi, eccetera) è incompatibile con un discorso di verità sull’andamento dell’epidemia. E la politica ha scelto: in questo momento meglio annacquare la verità , se no la macchina dei consumi non riparte, e la società signorile di massa implode.
Il problema di questa fase mi sembra più puntuale che generale: gestire i singoli focolai sul territorio più che seguire l’andamento nazionale. Il caso di Roma, con i suoi due focolai a Garbatella e al San Raffaele, insegna. Bisognerebbe quindi monitorare l’epidemia partendo dai dati comunali e non da quelli aggregati per regione?
Sì, è quello che, implicitamente, suggerisce il prof. Crisanti, quando denuncia che stiamo perdendo l’occasione di debellare il virus, e che così facendo esponiamo l’Italia al rischio di una seconda, potenzialmente catastrofica, ondata epidemica in autunno. L’idea è che, se vogliamo sconfiggere il virus, dobbiamo approfittare della brevissima stagione in cui è debole, che è esattamente questa. Poi, quando arriverà il freddo, se avremo consentito che in Italia circolino ancora migliaia di soggetti contagiosi, sarà troppo tardi per fermare la valanga.
Forse però c’è anche un problema di lettura dei dati più complessivo. Lei che è uno studioso e docente proprio di questa materia, che ne pensa?
Penso che dei dati è stato fatto un uso folle, per non dire demenziale. Già la qualità dei dati della Protezione Civile è pessima, ma proprio per questo ci sarebbe voluta una grande attenzione, un grande rigore, una grande pazienza nello spiegare correttamente il loro significato.
Ci fa un esempio di uso improprio dei dati?
Gliene potrei fare almeno una decina, dal più banale al più sofisticato. Un esempio banale è questo: per settimane ci si è compiaciuti che certe regioni avessero zero morti, e ancora oggi ogni sera si sente dire che un certo numero di regioni ha zero morti o zero contagi, dimenticando di osservare che, quasi immancabilmente, le regioni esenti sono semplicemente quelle più piccole (Valle d’Aosta, Molise, Basilicata ecc.).
E l’esempio sofisticato?
Il numero di guariti o dimessi. Immancabilmente presentato come una buona notizia, è invece per lo più anche, se non soprattutto, una pessima notizia.
Perchè mai?
Provo a spiegarlo a partire da un dato di questi giorni, ovvero il fatto che il numero di pazienti in terapia intensiva è pressochè costante. In una situazione di costanza degli ospedalizzati, un alto numero di guariti implica logicamente un elevato numero di ingressi in ospedale, perchè — se il numero di ricoverati resta costante — vuol dire che i pazienti che escono (guariti Covid) sono sostituiti da pazienti che entrano (nuovi malati Covid). L’ospedale è come un lago, con un fiume immissario e un fiume emissario: se il livello delle acque del lago è costante, e ci dicono che c’è un emissario che lo sta svuotando (i guariti o dimessi), allora deve per forza esserci a monte un immissario che lo alimenta (i nuovi pazienti).
Insomma: per mesi ci hanno inondato di buone notizie sui guariti, che a ben guardare tanto buone non erano.
Un’ultima domanda: anche in altri paesi, penso alla Cina e alla Germania, si nota una certa recrudescenza del virus. In Italia nota lo stesso trend o abbiamo una nostra specificità ?
Chi si occupa di dati non dà alcuna importanza alle cifre che vengono comunicate dalle autorità di paesi totalitari (Cina) e/o troppo arretrati (Iran, Brasile). Diverso il discorso sui circa 30 paesi avanzati e più o meno occidentalizzati, come la Germania e l’Italia. Come Fondazione Hume abbiamo un dossier, non ancora pubblicato, che compara l’andamento delle curve epidemiche di 30 paesi avanzati con la curva epidemica dell’Italia. Ebbene, il risultato della comparazione è impressionate, e mortificante per l’Italia.
Cominciamo dalla Germania. In realtà la recrudescenza è stata solo una piccola fluttuazione, e il numero di morti per abitante è 5 volte più basso di quello dell’Italia. Quanto agli altri paesi, se si eccettuano 4 casi (Usa, Regno Unito, Belgio, Svizzera), tutti gli altri hanno avuto una curva epidemica molto più rassicurante, o perchè sistematicamente più “bassa” di quella dell’Italia, o perchè più rapidamente convergente verso la meta degli zero contagi. Soprattutto, colpisce il fatto che, pur avendo subito l’epidemia dopo di noi, quasi tutti gli altri paesi avanzati ne siano usciti prima, e molti di essi abbiano già oggi un numero di morti vicinissimo a zero. Fra questi paesi già sostanzialmente liberati dal Covid troviamo Spagna, Germania, Austria, Danimarca, Lussemburgo, Portogallo, Grecia, Norvegia, Israele, Finlandia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Estonia, Lituania. Bisognerebbe studiarli a fondo, questi casi a lieto fine, per capire come hanno fatto a debellare il virus, e provare a imitarli.
Lei mi chiede se l’andamento dell’Italia abbia una sua specificità , rispetto a quello degli altri paesi. Tenderei a rispondere che sì, la curva epidemica dell’Italia è molto diversa da quella della maggior parte dei paesi occidentali, ma non è un unicum. Almeno altri due paesi hanno una curva epidemica simile: gli Stati Uniti, che però presentano un picco più basso del nostro, e il Regno Unito, che ha un profilo quasi identico a quello dell’Italia.
E’ casuale questa somiglianza con Stati Uniti e Regno Unito?
Forse è casuale, o meglio è frutto di un complesso di fattori, che insieme hanno prodotto il medesimo risultato. Ma potrebbe anche non essere del tutto accidentale, se riflettiamo su un punto: Italia, Stati Uniti e Regno Unito, fra i paesi di tradizione occidentale, sono i soli con un governo populista.
E almeno una cosa la abbiamo imparata, in questa pandemia: il primo istinto dei governi populisti è negare o minimizzare la realtà , il secondo è tardare a prenderne atto, il terzo è rassegnarsi al lockdown quando è troppo tardi. E’ questo che è successo negli Stati Uniti, è questo che è successo nel Regno Unito, è questo che sta succedendo in Brasile.
L’Italia non fa eccezione: quando è arrivato il momento delle decisioni difficili, a partire dalla chiusura di Nembro e Alzano, si è preferito temporeggiare, perdendo settimane preziose, e così fornendo al virus un insperato vantaggio. Ora stiamo ripetendo il medesimo errore. Per sostenere il turismo, e risarcire gli italiani della lunga quaresima imposta nei lunghi giorni della segregazione, stiamo mettendo a repentaglio i sacrifici di ieri, e facendo correre a tutti il rischio di una nuova ondata, che non solo farebbe altri morti, ma — per ironia della sorte — infliggerebbe il colpo di grazia all’economia, ovvero precisamente al bene che la dottrina della riapertura presume di proteggere.
Che Dio ce la mandi buona!
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 21st, 2020 Riccardo Fucile
IL GENERALE FU A CAPO DELLE TRUPPE ITALIANE NEL 1888 INVIATE DAL GOVERNO CRISPI A COLONIZZARE L’ERITREA
A casa ha ancora una sciabola del trisavolo in cantina: «Il razzismo? Stiamo andando in
una direzione preoccupante: proprio per questo parlarne, e parlare anche della nostra storia coloniale, è importante»
Quando ha visto il busto del suo trisavolo, il generale Antonio Baldissera ricoperta di vernice rossa per l’azione di alcuni attivisti anti-razzisti a Roma, ha alzato le spalle.
E sorriso. «In un momento come questo, le azioni simboliche e non violente sono da capire», dice Luca Baldissera, trisnipote del generale che fu a capo delle truppe italiane nel 1888 e la cui effige — uno dei 229 busti di italiani illustri della passeggiata del Pincio a Roma — è stato ricoperto di vernice rossa dagli attivisti della Rete Restiamo Umani sulla scia del movimento Black Lives Matter.
«Se questi gesti fanno riflettere lo scopo è raggiunto, e vale più di un busto che — tra l’altro — con 10 minuti di idropulitrice ritorna come nuovo», sorride. Antonio Baldissera «era il fratello del mio trisnonno».
50 anni, Luca si occupa della comunicazione per un’azienda di abbigliamento sportivo. Scrive anche per testate specializzate nel tennis, sport di cui è anche allenatore. È di Udine, lì dove la famiglia ha le sue origini, e oggi vive a Trieste. «Il generale ha avuto due figlie che a loro volta non hanno avuto figli. Suo fratello invece sì e ora quella linea Baldissera finisce con me, non ci sono altri discendenti», racconta. «Ai figli — che non ho — racconterei quello che si sa. Contestualizzando ma non edulcorando, ecco».
Cosa ha provato quando ha visto ha visto il busto del trisavolo ricoperto di vernice rossa?
«Ho pensato che la storia di quel periodo andrebbe studiata di più: Antonio Baldissera non era il negriero peggiore. Anzi, per il suo approccio più volto alla diplomazia con le tribù, rispetto al cieco massacro a occhi chiusi che andava tanto di moda, era stato pesantemente criticato in Italia. Però, come ho scritto su Facebook: alla fine chi se ne importa. Pure se illuminato per l’epoca, il trisavolo sempre un negriero restava. Se passa il messaggio, per me va bene così. E pace per le statue: è un gesto, quello degli attivisti, che capisco perfettamente».
In famiglia avete parlato di quell’epoca storica, dell’Eritrea, del passato colonialista italiano?
«Poco. Più che altro al liceo ho avuto professori di storia molto interessati a questo mio avo illustre. Ho letto qualche documento originale dell’epoca che avevamo a casa, per capire personalmente come si erano svolte le vicende. Ma alla fine non era un grande argomento».
Cosa ha scoperto da quei documenti?
«Avevo a casa una prima pagina della Domenica del Corriere con una vignetta satirica che raffigurava il generale come un re nero, con le collane di oro e tutto, e le schiave con i ventagli di pavone, per criticarne l’atteggiamento non abbastanza intransigente. Anche la famosa filastrocca citata da Silone in Fontamara (“Non ti fidar della gente nera, o Baldissera”) era figlia delle posizioni politiche di Francesco Crispi e compagnia bella. E poi a casa ho ancora qualche cimelio del Generale, conservato da mio padre. La sciabola da parata, per esempio, che credo sia in cantina», spiega».
E perchè secondo lei se ne parlava poco?
«Per me era interessante. Per altri in famiglia — per esempio per i nonni che avevano fatto due guerre — forse meno. Non so perchè, alla fine. In generale il colonialismo italiano è sempre passato sotto traccia, anche a livello di divulgazione. I militari però sanno tutto. Ricordo quello che mi è successo alla visita di leva: ‘Beh, Baldissera, vista la storia della tua famiglia, farai sicuramente la carriera militare, vero?’, mi ha chiesto un colonnello. Ho dovuto trattenermi dal ridergli in faccia».
Cosa pensa di tutta la polemica che si è sviluppata intorno al movimento Black Lives Matter e delle statue abbattute?
«Per lavoro mi capita di andare per alcuni mesi all’anno negli Stati Uniti: seguo il tennis professionistico, vado a New York, California, Florida. Il razzismo è evidente e impressionante. Non vedi mai, mai, una persona che non sia nera o messicana a girare hamburger, fare le stanze e le pulizie negli alberghi, stare alla cassa dei 7-Eleven nei turni di notte. C’è anche molta ghettizzazione: i quartieri bianchi e belli stanno da una parte, i “black neighbourhoods” dall’altra, così ben separati che è capitato che ci fossero incidenti anche gravissimi (hanno sparato) solo perchè un nero “passava dove non doveva”. Parlo di Miami, Los Angeles… Nel Midwest non sono mai stato, ma mi dicono sia anche peggio. Sono al 100% un sostenitore di BLM, e francamente ci mancherebbe altro».
E cosa pensa del dibattito in Italia sulla statua di Indro Montanelli, pure imbrattata da un collettivo di studenti?
«Trovo Montanelli e quello che racconta di avere fatto stomachevole, così come chi lo difende. Le statue… Mah, dipende dal contesto. In ogni caso una statua è nulla rispetto alla vita reale della gente. In Italia il razzismo mi sembra più un discorso di propaganda per la destra che un problema reale: proprio perchè i numeri sono ben diversi. Certo, stiamo andando su una strada preoccupante anche noi: proprio per questo parlarne, e parlare anche della nostra storia coloniale, è importante».
(da “Open”)
argomento: Costume | Commenta »
Giugno 21st, 2020 Riccardo Fucile
L’ACCORDO CON AZIONE E + EUROPA FINIRA’ PER DANNEGGIARE EMILIANO
La corsa per le Regionali in Puglia riporta nuovi tumulti tutti interni alla maggioranza di governo tra Pd e Italia viva.
Che le distanze tra Matteo Renzi, e Michele Emiliano, attuale presidente in carica, fossero siderali era cosa ben nota dai tempi delle faide interne al Pd.
La discesa in campo di Ivan Scalfarotto lo conferma. Italia Viva, in Puglia, sarà alternativa al Partito democratico e correrà contro il governatore uscente. Per guastare il piano di rielezione di Emiliano, Renzi punta sull’attuale Sottosegretario agli Affari Esteri.
Classe 1965, deputato del Pd dal 2013, vicepresidente del partito tra il 2009 e il 2013, Scalfarotto ha ricoperto i ruoli di Sottosegretario di Stato per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento e, successivamente, quello di Sottosegretario allo Sviluppo economico.
Nel 2017 è stato il primo esponente di Governo in carica a usufruire della Legge Cirinnà , che regola le unioni civili, sposando a Milano il compagno Federico Lazzarovich.
Ed è la lunga esperienza come attivista in difesa dei diritti LGBT, la sua vicinanza ai temi sociali, che lo rendono un avversario temibile per Emiliano perchè, all’interno di Italia Viva, Scalfarotto è probabilmente il candidato più di sinistra per rappresentare un’alternativa all’attuale presidente della Regione.
Non per nulla lo stesso Scalfarotto, in una intervista rilasciata a la Repubblica, ha rivendicato per sè il ruolo di «vero progressista”
Alla notizia della discesa in campo di Scalfarotto il leader di Azione, Carlo Calenda, ha subito teso la mano al candidato renziano: «La Puglia merita la possibilità di scegliere un riformista. Populisti e sovranisti non possono essere gli unici in campo», ha twittato questa mattina Calenda.
Sull’altro fronte invece, quello del centro-sinistra, non sembra al momento replicabile il laboratorio Liguria, con il M5s che non mostra alcuna intenzione di voler sostenere Emiliano e trovare un’intesa con il Partito democratico.
(da agenzie)
argomento: elezioni | Commenta »
Giugno 21st, 2020 Riccardo Fucile
SONO GIA’ MIGLIAIA I BIGLIETTI CANCELLATI PERCHE’ LA COMAGNIA AEREA NON HA AVVERTITO LA CLIENTELA CHE LE DESTINAZIONI NON SONO RAGGIUNGIBILI
Il Messaggero racconta un’altra “impresa” di Alitalia che è stata sussidiata con tre miliardi
di euro dei cittadini italiani nell’ennesimo tentativo di rilancio dopo quelli falliti negli ultimi venti anni: il team guidato dal direttore generale Giancarlo Zeni ha venduto biglietti per voli che sono stati cancellati pochi giorni dopo la prenotazione.
Un danno grave per una compagnia che punta al rilancio in grande stile e che vede in queste ore il call center preso d’assalto dai viaggiatori imbufaliti.
I biglietti cancellati, a causa dell’ emergenza Covid, sarebbero già migliaia perchè la gestione Zeni ha inspiegabilmente evitato di avvertire la clientela che la maggior parte delle destinazioni servite non sono al momento raggiungibili.
E questo per le ben note restrizioni legate alle quarantene e al dilagare del virus nelmondo.
Così nei mesi di aprile, maggio e giugno il vettore ha continuato ad accettare le richieste, scommettendo su riaperture che poi non sono giunte. In altre parole, nonostante l’allarme lanciato dai sindacati interni, la pianificazione messa a punto a settembre scorso è rimasta inalterata.
Con conseguenze gravi sia sul fronte dei costi che su quello dell’immagine. Alitalia tenterà infatti di rimborsare con voucher (dopo aver percepito denaro sonante) i passeggeri di tutti i voli cancellati in extremis e caricare di super lavoro gli uffici interni, chiamati a gestire il dissenso, tanto per usare un eufemismo, di migliaia di utenti.
Quello che colpisce di più i sindacati è che questa strategia del “lasciar andare” viene portata avanti anche ora, alla vigilia cioè della nomina di un nuovo ad e del varo della Newco. Una iniziativa singolare che rischia, tra l’altro, di aggravare i conti, vista la mole di rimborsi che si sta accumulando.
Di fatto sarebbe stato più logico, in attesa del cambio al vertice, adottare una politica prudente, riducendo al minimo l’azzardo: un errore intollerabile per un manager che si dice esperto come Zeni. Il quale, tra l’altro, in questi giorni ha inspiegabilmente incontrato i vertici delle piccole compagnie italiane per discutere di slot, accordi commerciali, code sharing: iniziative che non rientrano nel perimetro dell’amministrazione straordinaria e che potrebbero indebolire ulteriormente la posizione del vettore e pregiudicare il nuovo piano industriale.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Alitalia | Commenta »
Giugno 21st, 2020 Riccardo Fucile
IL DOTTOR SCOLLETTA SULLE CONDIZIONI DEL CAMPIONE: “SIAMO FIDUCIOSI, CONFIDIAMO NELLA SUA CAPACITA’ DI RECUPERO”… LA PROCURA SMENTISCE QUALSIASI DISTRAZIONE ALLA GUIDA
“Rispetto a quando Alex Zanardi è arrivato al pronto soccorso le condizioni sono veramente cambiate. Il dato positivo è che più passa il tempo e le condizioni restano stabili, questo ci fa ben sperare”.
Lo ha detto Sabino Scolletta, direttore del Dipartimento emergenza urgenza dell’ospedale Santa Maria delle Scotte di Siena.
“Vuol dire – ha detto Scolletta – che non c’è un passo indietro e questo ci dà grande fiducia. Siamo fiduciosi come ieri. Siamo a due giorni dal trauma, confidiamo che le condizioni cliniche rimangano stabili e questo ci può dare in settimana la possibilità di pensare di valutarlo neurologicamente”.
Alex Zanardi tornerà il campione di prima? “Lo auspichiamo e lo speriamo. Siamo qui per questo motivo”, ha risposto Scolletta. “Confidiamo nella sua possibilità di recupero, siamo tutti fiduciosi – ha aggiunto – È un grande atleta e lo ha dimostrato e auspichiamo che questo valga anche in questa situazione così impegnativa”.
In Procura non risulta alcuna distrazione che possa aver causato instabilità . “A noi non risulta che Zanardi avesse in mano il cellulare al momento dell’incidente”, ha dichiarato il pm di Siena Salvatore Vitello. Da alcuni filmati acquisiti e già visionati, risulta infatti che poco prima dello scontro Alex stringeva le mani sui suoi manubri mentre percorreva in discesa la strada vicino a Pienza dove è stato poi travolto.
La conferma arriva da Alessandro Maestrini, il videomaker di Perugia che ha visto con i suoi occhi e ha ripreso l’incidente: “Alex Zanardi non teneva il cellulare in mano al momento dello schianto. Dopo aver affrontato una salita pedalando con le mani, al momento della discesa, ha preso il telefonino e fatto alcune riprese a bassa velocità , poi lo ha riposto, lo ha messo via, e ha continuato la discesa fino al punto dell’incidente. Diverso tempo dopo l’impatto il cellulare squillava dal vano dell’handbike ed è stato preso dai carabinieri”.
(da agenzie)
argomento: radici e valori | Commenta »