Giugno 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IL SOGGETTO E’ PURE UN AGENTE DI POLIZIA ISCRITTO AL SAP: IN UNO STATO CIVILE SAREBBE GIA’ STATO CACCIATO DALLE FORZE DELL’ORDINE
Scusate, non volevo. Anzi, non avevo letto bene. Sono queste, in sintesi, le giustificazioni fornite da Luca Caprini dopo le polemiche per quel ‘mi piace’ su Facebook a un post che auspicava i forni crematori nazisti per Sergio Sylvestre, reo di alcune indecisioni mentre cantava l’Inno di Mameli prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Juventus.
Di professione non è solamente consigliere comunale di Ferrara (in quota Lega), ma anche agente della Polizia di Stato e sindacalista del Sap.
Insomma, quel ‘like’ è stato sprovveduto, come ammette lui stesso dopo le polemiche.
A segnalare e a rendere pubblica questa vicenda è stata Ilaria Cucchi che, con un post sulla propria pagina Facebook, ha mostrato quanto accaduto nei giorni scorsi, compreso quel like di Luca Caprini.
Il messaggio è rivolto al capo della Polizia Franco Gabrielli e ha provocato tantissime reazioni, oltre a mostrare al mondo social quanto accaduto.
Il consigliere comunale di Ferrara, infatti, sostiene di aver commesso una svista, cliccando ‘mi piace’ sul quel post social senza neanche leggere quanto scritto dall’utente che aveva postato queste parole: «Ma quel signore coi baffi che adoperava i forni non c’è più?».
Il riferimento, ovviamente, è a Hitler. Il tutto parlando del cantante Sergio Sylvestre e di quanto accaduto poco prima del fischio d’inizio della finale di Coppa Italia
(da agenzie)
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Giugno 22nd, 2020 Riccardo Fucile
NON VA AGLI STATI GENERALI PERCHE’ ODIA LE PASSERELLE, POI SFILA LEI SENZA CONTRADDITTORIO
Giorgia Meloni, come Salvini, non va agli Stati Generali perchè odia le passerelle. Per
questo ieri ha deciso di partecipare a una difficile prova per un politico di prima classe, come gettarsi tra i vietcong in Vietnam nel 1966: andare da Barbara D’Urso.
L’eroica scelta si è transustanziata nella decisione di cantargliele al governatore della Campania Vincenzo De Luca, accusato di fare “monologhi senza contraddittorio” persino “volgari” dopo la frase sul “fondoschiena, peraltro usurato” di Matteo Salvini: la Meloni dice che De Luca è volgare e dovrebbe invece occuparsi della Campania che soffre, nonostante la Regione abbia in effetti destinato bonus affitti, pensioni minime a mille euro, bonus alle famiglie e alle imprese con una velocità superiore a quella del governo centrale per quanto riguarda i contributi a fondo perduto.
(da agenzie)
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Giugno 22nd, 2020 Riccardo Fucile
BASTA GUARDARE LE IMMAGINE E SI CAPISCE CHE SPARA CAZZATE
Secondo Giorgia Meloni, c’è stato un grande pregiudizio dettato dalla malafede sulla manifestazione del 2 giugno a Roma, organizzata dal centrodestra unito nel giorno della Festa della Repubblica.
Ospite a Live-Non è la D’Urso, infatti, la leader di Fratelli d’Italia ha avuto modo di tornare sulle critiche all’organizzazione, dovute ai tanti assembramenti che si sono venuti a creare in quella circostanza in via del Corso a Roma.
Per la leader di Fratelli d’Italia, in realtà , la manifestazione si è svolta nel rispetto delle regole sul distanziamento sociale: «Abbiamo utilizzato il simbolo della bandiera tricolore per favorire proprio il distanziamento sociale. Chi ha avuto l’onestà intellettuale di andare indietro lungo il corteo e percorrerlo oltre la testa , andando lungo tutta via del Corso, scoprirà che le persone erano distanziate un metro».
Se è vero che le persone che reggevano il lungo tricolore in via del Corso erano distanziate dal tessuto di un metro l’una dall’altra, lo stesso non si può dire per gli altri manifestanti.
Sia che gli assembramenti si siano verificati alla testa del corteo in prossimità dei leader del centrodestra che scattavano selfie (anche con la mascherina abbassata), sia che questi si siano verificati lungo tutta via del Corso, infatti, non si può esattamente dire che, in quella circostanza, le regole siano state rispettate.
Anche perchè, il 2 giugno, quando ancora non era partita la fase 2 con gli spostamenti tra le regioni e con norme senz’altro meno stringenti rispetto a quelle imposte nel periodo del lockdown, le manifestazioni erano consentite soltanto in forma statica e nel rispetto del distanziamento.
Dunque, anche il semplice spostamento da un luogo all’altro della Capitale ha rappresentato una deviazione rispetto a quel tipo di norme.
Curioso, adesso, che Giorgia Meloni — senza contraddittorio — abbia potuto affermare il contrario.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 22nd, 2020 Riccardo Fucile
NELLE LOCANDINE CHE ANNUNCIANO IL SUO ODIERNO TOUR IN LIGURIA LOCALIZZA A BOLZANETO IL NUOVO PONTE, QUARTIERE CHE NON C’ENTRA UNA MAZZA
Matteo Salvini oggi è in tour in Liguria e per farci sapere che non è del luogo sbaglia
l’indirizzo del nuovo ponte di Genova.
Come scrive Liguriaoggi, c’è un manifesto fatto circolare sul web per “invitare” i genovesi a partecipare all’evento organizzato dalla Lega in occasione della visita di Salvini al cantiere per il ponte che sostituirà il Morandi.
Ma nel manifesto si legge che Salvini sarà a Genova alle 12, per la visita al cantiere e per il saluto alle maestranze “a Bolzaneto”.
Ma il quartiere di Bolzaneto, spiega il sito, “è molto lontano dalla zona della Valpolcevera dove si trova il cantiere del nuovo ponte ed è esattamente nello stesso punto dove, un tempo, sorgeva l’ex ponte Morandi”.
Un errore che i genovesi certamente non perdoneranno visto che la tragedia del Ponte Morandi, con 43 vittime e l’anniversario della tragedia alle porte, dovrebbe indurre a qualche controllo in più sulla “comunicazione” degli eventi collegati.
Perplessità anche sul fatto che tutto lo staff che segue Matteo Salvini, di solito molto attento ai messaggi lanciati attraverso il web ed i social in particolare, non si sia accorto dello “svarione”.
Ora, ovviamente, ci si attende che come in altre occasioni arrivi qualcuno a dire che Salvini non ha sbagliato perchè quella è comunque Genova, magari mentre viene sostituita la locandina “ma per altri motivi eh, non crediate”
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 22nd, 2020 Riccardo Fucile
UN’ALTRA NOTTE IN TERAPIA INTENSIVA A SIENA: “BUONI I PARAMETRI MA SERVE CAUTELA”
Stabile, ma con qualche speranza in più. Ancora in coma farmacologico, il campione
paralimpico Alex Zanardi, 53 anni Zanardi ha trascorso la notte in condizioni di stabilità . “La notte tra domenica e lunedì è passata tranquilla, siamo fiduciosi. Il percorso non sarà breve, avremo bisogno di tempo”.
Lo ha detto il responsabile dell’emergenza-urgenza dell’ospedale Le Scotte di Siena, Sabino Scolletta, parlando ad Agorà , in onda su Rai 3. Scolletta ha spiegato che sono “buoni i parametri cardiovascolari, respiratori e metabolici”, ma “serve cautela, il cambiamento potrebbe essere repentino”.
Già da oggi i medici, riuniti in èquipe multidisciplinare, cominceranno a fare le valutazioni necessarie per decidere se è possibile già nei prossimi giorni sospendere la sedazione per verificare il quadro neurologico. Decisiva è la condizione di stabilità delle condizioni cliniche.
Dopo il secondo grave incidente della sua vita avvenuto venerdi pomeriggio 19 giugno mentre partecipava alla staffetta amatoriale Obiettivo 3 lungo la strada 146 in prossimità di Pienza, nel Senese. Sterzando, Zanardi è finito nell’altra carreggiata e si è scontrato con un camion. Il campione ha riportato un politrauma facciale ed ha subito un delicato intervento di neurochirurgia alla testa. Potrebbe avere danni seri alla vista.
Ora è in coma farmacologico assistito con ventilazione articifiale nella terapia intensiva dell’azienda universitaria ospedaliera Santa Maria alle Scotte di Siena. I medici valuteranno nei prossimi giorni se interrompere o diminuire la sedazione per valutare i danni neurologici. Ma, continua Scolletta, “Al cervello serve riposo”. Tuttavia ogni giorno che è passa è un buon segno pur nella gravità della situazione.
(da agenzie)
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Giugno 21st, 2020 Riccardo Fucile
DALLE SCELTE DI DI MAIO ALLE RICHIESTE DI CASALINO: COME E’ CAMBIATA LA CREATURA DI BEPPE GRILLO
Da annotare: chiusi, blindati hanno cominciato. Blindati finiscono.
Loro – quelli dello streaming, della trasparenza – laggiù, dentro lo sfarzo assoluto di Villa Doria Pamphili, distanti e impenetrabili in quel reality dell’economia chiamato Stati generali, e tutti noi, il pattuglione di cronisti, fotografi e cameramen, lasciati fuori dal cancello per una settimana, costretti a cercarci un sentiero che da via Aurelia Antica s’infilasse nella boscaglia, su per lo stesso pratone che nel 1849 risalirono i garibaldini della Repubblica Romana, le camicie rosse con i cannoni da puntare contro i francesi, noi con i teleobiettivi per capire almeno se il premier Giuseppe Conte avesse la pochette.
Ma è poi arrivata anche la polizia a cavallo.
Tutto questo fa molto casta. Proprio quella che Di Maio e Bonafede e tutti gli altri grillini di governo promettevano di combattere. E invece: risucchiati. Dentro fino al collo. Golosi di potere, cacciatori di poltrone, sensibili al lusso.
Eccoli laggiù salire sulle loro auto blu, le scorte armate, i lampeggianti, un corteo dopo l’altro: e quando poi Di Maio l’altro giorno è arrivato a Mendrisio, Svizzera, in visita ufficiale, le autorità elvetiche hanno pensato bene di allestirgliene uno proprio di prima classe, con sette macchine seguite da tre furgoni.
Informalmente, lo scorso fine settimana Di Maio è invece andato a spiaggiarsi con la fidanzata Virginia Saba da Saporetti, a Sabaudia, sotto gli ombrelloni dello storico stabilimento del generone romano.
Giuseppe Conte, qualche chilometro più in là , al Circeo. All’Hotel Punta Rossa, il preferito dagli oligarchi russi in vacanza.
Gli ultimi segnali di una mutazione ormai compiuta. Da valutare con rigore, senza cedere alla meraviglia, e cominciata forse la mattina in cui Rocco Casalino, entrando a Palazzo Chigi, osservò – lo sguardo che era un miscuglio di delusione e fastidio – la stanza che di solito veniva assegnata al portavoce del premier.
«Ma è troppo piccola!», urlò, dopo lunghi secondi. I funzionari, mortificati, chinarono la testa: ora Rocco siede in una stanza adeguata, grande quasi come un campo da calcetto, adiacente a un ufficio dove alloggiano una ventina di collaboratori, alcuni dei quali si definiscono «sottoproletariato dell’informazione»
Dalla sua scrivania, ogni giorno, Casalino spedisce decine di whatsapp a decine di giornalisti. Rocco allude, promette, blandisce, annuncia, rimprovera, drammatizza, poi perdona e, quasi sempre, viene perdonato (ora vediamo come finisce il bisticcio con il sito Dagospia, «sebbene sia chiaro – diceva perfido un ministro grillino l’altra sera in un salotto con vista su piazza Campo de’ Fiori – che Casalino non conosca la barzelletta del “Cavaliere bianco e del Cavaliere nero” di Gigi Proietti»).
Il rapporto del M5S con i giornalisti è profondamente cambiato. Gianroberto Casaleggio teorizzava che se ne potesse fare a meno. Vito Crimi – ossequioso – esplicitò: «Mi stanno sul cazzo!». Beppe Grillo lanciò una vera fatwa contro i talk show. «Chi vi partecipa sarà scomunicato».
Vabbè. Era per dire
Ormai, ogni volta che cambi canale, trovi un grillino. Alcuni passaggi restano memorabili. Tipo quello dell’ex ministro per il Sud, Barbara Lezzi, che andò da David Parenzo su La7 a spiegare «come il Pil dell’Italia sia cresciuto grazie ai condizionatori d’aria».
Solo nell’ultima settimana, Alessandro Di Battista è stato ospite sulla Nove e poi due volte a Retequattro. Dalla cronista di Quarta Repubblica ha finto di farsi sorprendere in strada, molto piacione come sempre, dico e non dico, ma poi dice, certo che dice, ormai tutti i cronisti conoscono la debolezza del Dibba, che adora comparire, sia pure in ruoli diversi: dissidente polemico, poi rivoluzionario in Chiapas, scrittore di reportage modesti, quindi aspirante falegname, provocatore e però eccolo subito di nuovo ragionevole e mansueto, non appena ascolta le promesse di Crimi e Patuanelli, Bonafede e Spadafora, tutti perfettamente a loro agio negli abiti scuri, nel caminetto da Prima Repubblica. Dove si decidono strategie, alleanze e – soprattutto – poltrone.
Gli specialisti sono Stefano Buffagni e Riccardo Fraccaro.
Buffagni gira proprio con una cartellina rossa. Dentro ci sono i dossier per decidere, o condizionare. Eni, Enel, Poste, Terna, Leonardo, Alitalia. E Rai.
I vertici del Movimento ormai vengono interpellati anche per la nomina di un caporedattore qualsiasi. Così è ripartita la vecchia liturgia romana inaugurata dai satrapi socialisti al tempo dorato (per loro) che fu. Li trovavi seduti ai Due Ladroni in piazza Nicosia, o da Fortunato al Pantheon. Li salutavi, un sorriso da tavolo a tavolo, c’è gente che ci ha costruito carriere.
Adesso conduttori ambiziosi e showgirl disoccupate sperano di incontrare la nomenklatura grillina nei locali della movida, da Maccheroni o da PaStation, il ristorante del figlio di Denis Verdini, a sua volta suocero di Matteo Salvini.
Incurante delle parentele ingombranti, ci capita anche la senatrice Paola Taverna, quella che si alzava nell’emiciclo di Palazzo Madama e urlava: «Io so’ der popolo e ve lo dico in faccia: a zozzoniiiii!» – vestita come se stesse al Tibidabo di Ostia, zatteroni di sughero e jeans strappati, mentre oggi invece gira tutta in ghingheri, con la sua Louis Vuitton d’ordinanza.
All’inizio, nemmeno entravano alla buvette di Montecitorio. «Noi – dicevano schifati i deputati a 5 stelle – il caffè ce lo andiamo a bere al bar, come cittadini normali». Però dopo qualche settimana erano già tutti lì al leggendario bancone, perchè il caffè in se è una ciofeca, ma poi le papille iniziano a sentire un certo retrogusto dolciastro e stordente, sorseggi e sai di poter fare cose importanti: per esempio, sistemare nella tua segreteria i vecchi compagni di scuola (Di Maio li fa arrivare quasi tutti da Pomigliano d’Arco e Acerra).
Così adesso nessun parlamentare vuole tornarsene a casa. Secondo il sacro limite dei due mandati, a fine legislatura dovrebbero trovarsi un posto di lavoro in tanti: da Bonafede a Fico, dalla Castelli a Fraccaro, a Di Stefano, Crimi, Ruocco, Toninelli, Taverna e Di Maio. Che infatti ha cercato di scardinare la regola cominciando a introdurre per i consiglieri comunali il «mandato zero».
«Giggino, scusa, ma cos’è?», chiese, ingenuo, Crimi. «Che cos’è? Semplice: il primo mandato non lo contiamo più», rispose Giggino (con freddezza andreottiana).
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 21st, 2020 Riccardo Fucile
SOLO CONFINDUSTRIA HA PRESO A CUORE IL PROBLEMA (A MODO SUO)
Mentre il governo conclude la kermesse degli Stati Generali, avanza a grandi passi nella
politica italiana un tema di grande rilevanza, accantonato nei mesi del lockdown, ma destinato ad esplodere nell’autunno economicamente più difficile della storia della Repubblica, cioè il prossimo.
Il tema ha un titolo preciso, cioè “Questione Settentrionale”, uno svolgimento tutto da conoscere e dei protagonisti solo in parte noti al momento.
Cominciamo dal titolo (e quindi dal tema), perchè è di tutta evidenza che questa sarà la questione più scottante per l’intera nazione.
Dalla fine della Prima Repubblica a oggi il nord ha contato moltissimo, soprattutto a destra. È infatti profondamente, intimamente “nordista” la storia di Silvio Berlusconi e di Umberto Bossi, cioè i due uomini che hanno contato di più da quelle parti tra il 1994 e il 2013, al punto che (non casualmente) per superarne in via definitiva la stagione viene chiamato a guidare il governo il Presidente della Bocconi Mario Monti.
Ma è, tutto sommato, “padana” anche la storia del bolognese Romano Prodi, incrocio di tutti i movimenti che contano a sinistra dal 1995 al 2008 (e forse anche oltre).
Insomma il nord ha contato e, per molti versi, dominato nella Seconda Repubblica, tanto è vero che le istanze di autonomia regionale hanno avuto grande spazio sotto il profilo politico, legislativo e costituzionale.
Siccome però il nord è innanzitutto il motore dell’economia nazionale, ecco che nell’Italia post pandemia da lì si dovrà ripartire, a meno che si decida di uscire definitivamente dalla “squadra” dei paesi industriali per entrare in quella senza vocazione alcuna, tipo Argentina (per capirci).
Ed eccoci quindi allo svolgimento, che per il momento resta non solo ignoto a tutti ma anche condizionato da segnali poco incoraggianti, compresi gli Stati Generali a Villa Pamphili, luogo meravigliosamente simbolico di un’Italia con lo sguardo al passato che cerca di arrancare nel futuro aggrappandosi alla sua bellezza e non a uno straccio di progetto strategico (con buona pace del Piano Colao).
Qui dobbiamo dirci la verità con franchezza, pena il fatto di svegliarci l’anno prossimo in condizioni ancora più precarie sotto ogni profilo. La pandemia dell’anno in corso sta rimescolando le carte da gioco del mondo intero e nessuno si troverà in futuro nella stessa posizione di prima.
In ballo c’è la competitività di ogni sistema nazionale, in ballo c’è l’esistenza stessa dell’Europa e della sua atipica moneta, in ballo c’è la supremazia planetaria nel secondo quarto del secolo, in ballo c’è la sopravvivenza dei regimi democratici assediati dalle oligarchie plebiscitarie che dominano in Asia, in Africa e nel Medio Oriente. Sotto questo profilo l’Italia rischia più di altri, perchè ha sulle spalle ataviche debolezze (debito pubblico, divario nord/sud, burocrazia micidiale, giustizia lenta) che possono costarci moltissimo: ecco perchè la stagione che sta per aprirsi è per noi decisiva.
Veniamo allora ai protagonisti, anche perchè alcuni di loro hanno preso la parola proprio in queste ore.
Cominciamo da destra, dove Salvini e Meloni hanno grande forza elettorale e solido controllo dei loro partiti. Però sono espressione di un tipo di leadership totalmente diversa da quella del Cavaliere e dell’Umberto: il loro legame (anche sentimentale) con il nord è assai più flebile e politicamente meno rilevante per la loro azione politica.
Poi c’è l’area di governo, che attualmente è dominata da figure che con il nord hanno ben poco a che fare per storia personale e inclinazioni culturali.
Basti considerare che sono (siciliano il primo, campano il secondo e pugliese il terzo) meridionali la prima, la terza e la quarta carica dello Stato, con l’aggiunta della comune formazione giuridica del Presidente della Repubblica e del Primo Ministro.
Sono poi espressione dell’ambiente politico romano il Presidente del Parlamento Europeo Sassoli (pur fiorentino di nascita), il Commissario Europeo Gentiloni, il ministro dell’Economia Gualtieri, così come il segretario del PD Zingaretti, mentre è del tutto a trazione meridionale la leadership del M5S, con evidente preminenza del campano Di Maio e del siciliano Bonafede (con all’opposizione il romano Di Battista).
Ebbene, cosa produce tutto ciò?
Produce che sul lato opposto al governo la bandiera del nord che produce l’ha presa da qualche mese il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi (già alla guida di Assolombarda), anche alla luce del fatto che il Governatore del Veneto Zaia si premura di farci sapere un giorno sì e l’altro pure che lui sta bene dove si trova.
Mentre invece sul fronte PD-M5S produce (proprio in queste ore) due uscite molto interessanti e convergenti, cioè quella del sindaco di Bergamo Gori che contesta a Zingaretti un deficit d’iniziativa e quella del sindaco di Milano Sala che reclama un rapido ritorno al lavoro “normale”, volendo così introdurre “a bomba” l’attualità economica nell’agenda nazionale.
L’autunno sarà roba di numeri, statistiche, calo del PIL, posti lavoro (persi), imprese (che rischiano di chiudere), agenzia di rating.
Tutta roba che si gioca al nord, al massimo compresa l’Emilia di Stefano Bonaccini.
Chi non lo capisce resta indietro.
(da “Huffingtonpost)
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Giugno 21st, 2020 Riccardo Fucile
DESTINATO AI LAVORATORI DIPENDENTI A TEMPO DETERMINATO CHE OPERANO NEL SETTORE DEL TURISMO CHE ABBIANO LAVORATO ALMENO 30 GIORNI NEI DUE ANNI PRECEDENTI
“Sto lavorando a un decreto rivolto ai lavoratori del settore turismo che, pur lavorando come stagionali, sono stati assunti con contratti a tempo determinato e per questo non hanno avuto accesso agli strumenti di sostegno al reddito stanziati dal Governo. Non appena questo provvedimento passerà al vaglio della Ragioneria generale dello Stato e della Corte dei Conti, il bonus di 600 euro per i mesi di marzo, aprile e maggio potrà essere richiesto e percepito da quei lavoratori dipendenti a tempo determinato che operano nel settore turismo e degli stabilimenti termali che hanno lavorato sia nel 2018 sia nel 2019 per almeno trenta giornate”.
Lo scrive la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo in un post su Facebook.
“Stiamo lavorando a una riforma organica degli ammortizzatori sociali che renda l’istituto più snello e più idoneo a rispondere tempestivamente alle esigenze di imprese e lavoratori. Un ruolo centrale in questo progetto sarà riservato al profilo della formazione e al potenziamento delle politiche attive del lavoro”. Così la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo su Facebook.
“Continuiamo a lavorare con impegno e determinazione per costruire il rilancio del nostro Paese”, ha aggiunto.
(da agenzie)
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Giugno 21st, 2020 Riccardo Fucile
IL VIROLOGO STRONCA L’INDAGINE SUI RISULTATI DEI TAMPONI DELLA REGIONE
“Chi parla dell’infettività di questo virus non sa quello che dice, perchè l’infettività si
misura sperimentalmente e sull’uomo non è possibile fare nessun esperimento e non esiste un modello animale. Senza numeri e senza misura non è scienza, sono solo chiacchiere”.
Così il professor Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di microbiologia e virologia di Padova, stronca, sul ‘Corriere Veneto’, l’indagine sui risultati dei tamponi realizzata dalla Regione e presentata ieri dal collega Roberto Rigoli, coordinatore delle microbiologie del Veneto, secondo la quale il Coronavirus si starebbe in sostanza “spegnendo”.
“Siccome non è possibile fare sperimentazioni di infettività sull’uomo – aggiunge Crisanti -, nessuno sa qual è la dose infettiva di questo virus e non c’è nulla da commentare: non si può commentare con un argomento scientifico una cosa che non è Scienza”.
(da agenzie)
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