Luglio 21st, 2020 Riccardo Fucile
I PAESI DEVONO DIMOSTRASI ALL’ALTEZZA DEL COMPITO STORICO
Prima li hanno chiamati “paesi del Sud” contro i “paesi del Nord”: erano i tempi in cui si discutevano i piani di aiuti Europei e i possibili impieghi del MES. Poi è arrivata una nuova divisione lessicale: i “frugali” contro gli “ambiziosi”, nella fase di contrattazione del Recovery Fund. Da oggi, però, i Paesi possono essere semplicemente definiti europei. Membri di un processo di integrazione economico, sociale, culturale, politico.
A chiudere mesi di tentativi di divisione, più lessicale, che reale, più social, che politica, è l’accordo sul Recovery Fund: 750 miliardi per aiutare i Paesi più colpiti dal Covid-19. L’accordo è arrivato nonostante le preoccupazioni dei Paesi Bassi, tacciati da molti di essere egoisti, nonostante fosse evidente che le diverse condizioni di conti pubblici, non avrebbero permesso un facile allineamento degli interessi.
L’Italia si porta dietro una difficile condizione dei conti pubblici, con un debito pubblico che ha superato 2.508 miliardi di euro, e un rapporto debito/PIL che passerà dal 138 per cento del 2018 a oltre il 155 per cento.
Numeri del tutto diversi da quelli dei nostri colleghi europei, nell’Unione la media si attesta infatti all’83 per cento. Il nostro Paese ha più volte infranto le regole europee: dagli aiuti di Stato (come nel caso di Alitalia), allo sforamento del deficit, ad alcune mancate liberalizzazioni (ad esempio nel caso della Direttiva Bolkestein). Misure come Quota 100 sono state fortemente criticate in sede europea, a causa delle pesanti esternalità negative che avrebbero creato sulla stabilità dei conti pubblici.
Eppure, nonostante tutto — e nonostante sia mancato un reale piano di riforme — l’Italia, paese fondatore dell’Unione Europea, è stata sostanzialmente accontentata. Di questo risultato, Giuseppe Conte, dovrebbe ringraziare anche Emmanuel Macron, che per primo si è battuto, insieme ad Angela Merkel, affinchè si potesse trovare un accordo condiviso, senza rischiare il veto nel Consiglio dei Paesi Bassi.
Nonostante le differenze, l’accordo sul Recovery Fund dimostra che il progetto di integrazione Europeo è più vivo che mai. La necessità di condividere i rischi ha prevalso sulla possibilità di disgregare lo spirito d’unione dei Paesi. Questo può essere accaduto anche per convenienza sia economica che politica: il veto dei Paesi Bassi avrebbe permesso ai sovranisti anti-Europa di continuare con la retorica della “guerra tra Stati”, e al tempo stesso un tracollo dei Paesi più vulnerabili avrebbe condizionato fortemente anche gli altri stati membri: uno scenario che non avrebbe fatto bene nè al Paese, nè agli equilibri europei.
Rimane da affrontare il tema del MES, il Fondo Salva Stati, da sempre osteggiato da Conte, che in passato ha però dimostrato efficacia come sostegno e coadiuvante ad azioni di riforma, quantomeno nei casi di Spagna, Portogallo e Irlanda. Accettare o richiedere ulteriori fondi, attraverso il prestito MES non sembra, ad oggi, un’opzione gradita al Governo giallorosso, e il fronte del no è esteso anche a forze di opposizione, come Lega e Fratelli d’Italia.
Dal 1945 ad oggi, il processo di integrazione europea ha tagliato numerosi traguardi, con passi avanti e qualche passo indietro. La giornata di oggi, però, porta l’Unione Europea vicina a quell’idea di “Stati Uniti d’Europa” che regnava nei pensieri dei padri fondatori. Un insieme di forze e di Paesi uniti non solo in una condivisione di obiettivi, ma anche in quella dei rischi, perchè è davvero solo così che un continente può vincere le sfide globali del nuovo millennio.
(da TPI)
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Luglio 21st, 2020 Riccardo Fucile
NON SI POSSONO FINANZIARE TAGLI ALLE TASSE E SPESA CORRENTE… ORA L’ITALIA DIMOSTRI DI MERITARSI LA FIDUCIA E LA FINISCA CON DISTRIBUIRE SOLDI A CANI E PORCI
Mentre Giuseppe Conte in conferenza stampa da Bruxelles fa sapere che l’ammontare italiano del
piano Next Generation EU sarà di 209 miliardi — l’ultima bozza li divideva in 82 di sussidi e 127 di prestiti — ora scatta la corsa alla cassa e il Messaggero si sbilancia in alcuni pronostici, ricordando che le risorse europee non potranno essere utilizzate per sconti fiscali o spesa corrente.
Le grandi linee su cui sarà costruito il Recovery Plan sono state tracciate nel recente Programma nazionale di riforma (Pnr), che deve passare in Parlamento prima dell’invio formale a Bruxelles. Il Pnr — secondo il Mef — è stato messo a punto nelle scorse settimane proprio per tener conto dell’evoluzione dell’emergenza sanitaria .
Un posto di rilievo nella definizione degli investimenti lo dovrà avere la Pubblica amministrazione, in chiave di modernizzazione e digitalizzazione. Gli ambiti di spesa prevedono:
— La sanità : gli obiettivi sono migliorare la qualità dell’assistenza, la capacità ricettiva degli ospedali compresi i letti di terapia intensiva, la risposta alle patologie infettive, la capacità di cura a domicilio per le cronicità . Allo stesso tempo sarà dato impulso al fascicolo sanitario nazionale e in generale alla telemedicina. Una quota degli investimenti verrà destinata alle risorse umane e alla formazione. Infine si punta a rafforzare l’industria dei dispositivi medici.
— L’istruzione: il governo con le risorse europee vuole ridurre il divario di spesa che è evidente soprattutto per quanto riguarda il sistema universitario.La differenza con il resto d’Europa è rilevante anche sul fronte della spesa per la ricerca, sia pubblica che privata. Obiettivo specifico dell’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo sarà il finanziamento di progetti di sostenibilità ambientale e digitalizzazione che abbiano un impatto sulla produttività . Le caratteristiche dello strumento europeo (almeno nella sua versione messa a punto dalla ommissione) permettono di usare le risorse anche per spingere gli investimenti privati
— Energia e acqua: dovrà essere completata la chiusura delle centrali a carbone e verrà incrementata la quota di fabbisogno soddisfatta da reti rinnovabili. Contemporaneamente si punta sull’idrogeno sia per l’integrazione tra le infrastrutture elettriche e quelle a gas, sia per i consumi non elettrici, allo scopo di ridurre le emissioni complessive. Nel settore idrico gli obiettivi sono la sicurezza, la riduzione delle dispersioni e delle reti e un approvvigionamento adeguato a tutte le Regioni. Le reti idriche dovranno essere rafforzate soprattutto al Sud, dove sono più carenti. Investimenti saranno destinati anche alla riduzione del rischio idrogeologico e sismico e alla riforestazione.
— TLC e trasporti: nelle intenzioni del governo sono due direttrici fondamentali del piano di investimenti. Per le telecomunicazioni le priorità sono lo sviluppo della rete 5G e della banda ultralarga, in modo da garantire a famiglie e imprese un accesso effettivo a Internet. Quanto all’infrastruttura ferroviaria la logica è quella dell’estensione della rete ad alte velocità a tutto il Paese e in particolare alle Regioni del Sud (Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia)
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 21st, 2020 Riccardo Fucile
CONTE RINGRAZIA ANCHE LA MELONI E BERLUSCONI CHE, A DIFFERENZA DI SALVINI, FACEVANO IL TIFO PER L’ITALIA
“La verità è che l’approvazione di questo piano rafforza l’azione del governo italiano”: è l’alba quando il premier italiano Giuseppe Conte commenta l’accordo del Consiglio Ue sul Recovery Fund da 750 miliardi
Dopo quasi 5 giorni di trattative, briefing e bilaterali, il presidente del Consiglio è esausto, ma raggiante al tempo stesso perchè consapevole di aver incassato una vittoria importante per l’Italia e per la sopravvivenza del suo esecutivo.
Dei 750 miliardi totali messi a disposizione dal pacchetto di aiuti, l’Italia ne ottiene 209, il 28% del totale, di cui 81,4 miliardi in sussidi e 127,4 in prestiti. “Abbiamo anche migliorato l’intervento a nostro favore, se consideriamo la proposta originaria della commissione Ue e della presidente Von der Leyen” afferma Conte, che sottolinea: “Abbiamo conservato 81 miliardi a titolo di sussidi e abbiamo incrementato notevolmente l’importo dei miliardi concessi in prestito, passati da 91 a 127, con un aumento di 36 miliardi”.
Le trattative al Consiglio europeo restituiscono un Conte diverso all’Italia.
Non più attendista e temporeggiatore, ma risolutivo e determinato a portare a casa il risultato contro tutto e tutti, soprattutto contro i Paesi cosiddetti frugali.
Dietro c’è un’ottima strategia comunicativa, che ha visto il premier olandese Mark Rutte ricoprire il ruolo del brutto e cattivo e il premier italiano nei panni del “salvatore della Patria”. Da sempre criticato da stampa e avversari per il suo immobilismo, i tentennamenti e le trattative a oltranza che spesso si sono concluse con delle “non decisioni”, Conte questa volta ha giocato all’attacco, conscio che, per usare un termine calcistico, questa volta non esisteva pareggio, ma una vittoria o una sconfitta.
Fin dalle prime trattative, iniziate in piena pandemia Coronavirus quando l’Italia era ancora in lockdown, Conte ha puntato tutto sul Recovery Fund. Nella famosa conferenza stampa del 10 aprile scorso in cui si rivolse a Matteo Salvini e Giorgia Meloni affermando che il suo governo non lavorava “col favore delle tenebre”, Conte affermò che l’Italia non aveva bisogno del Mes e che l’esecutivo si sarebbe battuto per un piano di aiuti che “sia disponibile subito e sia adeguato dal punto di vista economico”.
Dichiarazioni che il premier ha ribadito anche nelle settimane successive e che lo hanno costretto in un certo senso a battersi per un risultato favorevole. Ne andava della sua sopravvivenza politica. Non a caso, una delle prime dichiarazioni post accordo hanno riguardato proprio il Mes. “La mia posizione non è mai cambiata. Il Mes non è il nostro obiettivo” ha dichiarato Conte subito dopo la fine del Consiglio europeo aggiungendo anche che “Spero che questo possa contribuire a distrarre l’attenzione morbosa attorno al Mes”.
Voluto da Pd e Iv e osteggiato dal M5S, il Meccanismo europeo di stabilità è una potenziale bomba che può far deflagrare il governo Conte. E il premier lo sa bene, motivo per cui adesso, dopo aver ottenuto 209 miliardi dal Recovery Fund, Conte spera di aver accantonato definitivamente il discorso, mettendo la parola fine su un tema potenzialmente mortale per l’esecutivo.
Al contrario, un risultato inferiore alle attese al Consiglio europeo avrebbero messo Conte in un angolo, subissato da attacchi e critiche dell’opposizione e anche della sua stessa maggioranza. Che Conte porti a casa un successo lo si denota anche dai commenti di avversari e non.
È il caso di Matteo Renzi, il cui partito fa sì parte della maggioranza, ma che finora non si è contraddistinto esattamente per gli elogi nei confronti del premier, che ha commentato l’accordo sul Recovery Fund come “Un ottimo risultato per l’Italia e un capolavoro politico per l’Europa”. Anche Giorgia Meloni nella giornata del 20 luglio aveva dichiarato: “Nel complesso negoziato europeo sul Recovery Fund abbiamo chiesto in Parlamento al premier Conte di giocare in attacco, perchè senza l’Italia non c’è la Ue e non può esserci accordo. Se il Presidente del Consiglio difenderà fino in fondo gli interessi del popolo italiano, sappia che ci troverà al suo fianco”.
Parole che non sono sfuggite al premier che subito dopo l’accordo sul Recovery Fund ha affermato: “Devo ringraziare anche le forze di opposizione, soprattutto alcuni esponenti che, pur tra legittime critiche, hanno ben compreso l’importanza storica della posta in gioco”.
Nonostante le divisioni interne, le tensioni su Autostrade, le varie anime del M5S che agitano l’esecutivo a seconda dei temi affrontati, le voci di un governissimo con Mario Draghi presidente del Consiglio e le tensioni sulle mancate alleanza in Puglia e nella Marche tra Pd e M5S in vista delle Regionali, il governo ottiene 209 miliardi, risultando il Paese che beneficerà più di tutti del pacchetto di aiuti destinato ai Pesi maggiormente in difficoltà a causa dell’epidemia di Coronavirus.
Un successo che potrebbe aver blindato l’esecutivo fino al termine della legislatura.
(da TPI)
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Luglio 21st, 2020 Riccardo Fucile
IL PREMIER: “ORA POSSIAMO CAMBIARE VOLTO ALL’ITALIA”… L’ITALIA RICEVERA’ 209 MILIARDI (82 A FONDO PERDUTO E 127 DI PRESTITI)… SPERANDO CHE LI SPENDA MEGLIO DI QUANTO HA FATTO FINORA
Ci sono voluti quattro giorni e quattro notti, ma alla fine un lungo applauso ha sancito l’accordo al
vertice europeo sul Recovery Fund ed il Bilancio Ue 2021-2027. Sintomo che “l’Europa è solida, è unita” ha esultato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel dopo una maratona negoziale di oltre 90 ore che ha fatto del summit il più lungo della storia dell’Unione.
All’Italia l’intesa porta una dote di 209 miliardi. Un piatto ancora più ricco (82 miliardi di sussidi e 127 di prestiti) rispetto alla proposta della Commissione di maggio, che destinava al nostro Paese 173 miliardi (82 di aiuti e 91 di prestiti).
Una quota “davvero molto consistente: il 28% – dice molto soddisfatto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – Abbiamo anche migliorato l’intervento a nostro favore, se consideriamo la proposta originaria della Commissione Ue e della presidente von der Leyen. Avremo una grande responsabilità : con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre”, rimarca Conte, affermando di aver conseguito questo risultato “tutelando la dignità del nostro Paese”.
â€³È un momento storico per l’Europa e per l’Italia” dice ancora, “siamo soddisfatti: abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso e adeguato alla crisi che stiamo vivendo”.
Ora il ritorno in patria, con la convinzione che “il Governo italiano è forte: la verità è che l’approvazione di questo piano rafforza l’azione del Governo italiano”.
Uno dei temi che riemergeranno è quello del ricorso al Mes, ma Conte ribadisce ora con più forza che “non è il nostro obiettivo, l’obiettivo è valutare il quadro di finanza pubblica e le necessità e valutare gli strumenti nel migliore interesse dell’Italia. Il piano che oggi approviamo ha assoluta priorità nell’interesse dell’Italia. Ci sono prestiti molto vantaggiosi”. Anzi la speranza di Conte è che il Recovery Fund possa “contribuire a distrarre l’attenzione morbosa attorno al Mes”.
L’Italia si trova ora davanti a uno dei suoi punti deboli: saper spendere. “Abbiamo già lavorato al piano di Rilancio, elaborato progetti e condiviso con tutte le componenti della società . Rimane un ultimo confronto con le opposizioni, dopodichè avremo un quadro definito dei progetti. Dovremo declinarne la priorità e individuare quelli da selezionare in prospettiva europea – dice ancora Conte – La costruzione di una task force operativa, al di là di uno staff che ha già lavorato al piano di Rilancio, sarà una delle priorità che andremo a definire in questi giorni perchè dovrà partire al più presto”.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di “giornata storica per l’Ue”, che per la prima volta mette in comune il suo debito per rafforzarsi e reagire alla crisi seminata dal Covid-19.
Un “buon segnale” per Angela Merkel, mentre per il commissario Paolo Gentiloni il Next Generation Eu ”è la più importante decisione economica dall’introduzione dell’euro”.
L’annuncio dell’intesa è arrivato intorno alle 5.30 del mattino, dopo che i leader hanno trascorso ore e ore a ricontrollare tutti i documenti concordati. L’ultimo tema più controverso – il rispetto della condizionalità sullo stato di diritto – invece, è stato risolto per acclamazione contraddicendo le più fosche previsioni.
La soluzione è stata individuata dopo un meticoloso lavoro di cucitura, a piccoli gruppi, svoltosi nella giornata di lunedì, per modificare la proposta presentata sabato. Un testo in cui la condizionalità è stata così tanto diluita che lo stesso leader ungherese, Viktor Orban (pronto alla guerra totale assieme al polacco Mateusz Morawiecki) ne ha addirittura applaudito con entusiasmo l’adozione, arrivando a congratularsi con Macron per gli input risolutivi.
Sul Recovery Fund la dotazione complessiva del piano per sostenere i Paesi più colpiti dal passaggio del Covid-19 è rimasto fissato a 750 miliardi. Dopo varie oscillazioni, rispetto ai 500 miliardi iniziali l’asticella della quota di sussidi si è fermata a 390 miliardi di euro, con la Resilience e Recovery Facility, il cuore del Fondo per il rilancio economico, allocato direttamente ai Paesi secondo una precisa chiave di ripartizione, a 312,5 miliardi.
La sforbiciata ha ridotto invece i trasferimenti spacchettati tra i programmi, 77,5 miliardi (rispetto ai 190 mld pensati dalla Commissione). I
n particolare, è stata azzerata la dotazione di Eu4Healt, il nuovo programma europeo per la sanità . A farne pesantemente le spese, anche il Just Transition Fund e il Fondo agricolo per lo sviluppo rurale.
Il bilancio europeo 2021-2027 è rimasto a 1.074 miliardi di impegni. Ma sono stati accontentati i Frugali con succulenti rebates, i rimborsi introdotti per la prima volta su richiesta del Regno Unito ai tempi di Margaret Thatcher, che con la Brexit molti leader Ue avrebbero voluto cancellare.
In alcuni casi sono stati raddoppiati. Alla Danimarca sono andati 322 milioni annui di rimborsi (rispetto ai 222 milioni della proposta di sabato); all’Olanda 1,921 miliardi (da 1,576 miliardi) ; all’Austria 565 milioni (da 287), e alla Svezia 1,069 miliardi (da 823 milioni).
Risolta anche la spinosa questione della governance sull’attuazione delle riforme dei piani nazionali che dovranno essere presentati dai Paesi per avvalersi delle risorse. La chiave di volta è stato un super-freno di emergenza emendato, oggetto di un negoziato durissimo tra Giuseppe Conte e Mark Rutte durato fino all’ultimo minuto, del quale il coriaceo olandese alla fine si dice soddisfatto
In sostanza, i piani presentati dagli Stati membri saranno approvati dal Consiglio a maggioranza qualificata, in base alle proposte presentate dalla Commissione. La valutazione sul rispetto delle tabelle di marcia e degli obiettivi fissati per l’attuazione dei piani nazionali sarà affidata al Comitato economico e finanziario (Cef), gli sherpa dei ministri delle Finanze. Se in questa sede, “in via eccezionale”, qualche Paese riterrà che ci siano problemi, potrà chiedere che la questione finisca sul tavolo del Consiglio Europeo prima che venga presa qualsiasi decisione.
Per quanto riguarda il bilancio Ue, sarà il Parlamento europeo a doversi esprimere sul bilancio da 1.074,3 miliardi. Per ricevere gli aiuti, invece, in autunno il governo italiano dovrà proporre un Piano di riforme che sarà valutato dalla Commissione entro due mesi. A pesare saranno il tasso di rispetto di politiche verdi e digitali e delle raccomandazioni Ue 2019-2020. Le riforme riguarderanno pensioni, lavoro, giustizia, pubblica amministrazione, istruzione e sanità .
I fondi inizieranno ad arrivare nel secondo trimestre del 2021, ma potranno essere usati retroattivamente anche per coprire le misure prese dal febbraio 2020, purchè compatibili con gli obiettivi del Recovery Fund.
(da agenzie)
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