Destra di Popolo.net

LO STRANO CASO DI SALVINI CHE REGALA LE TESSERE DI PARTITO AGLI EX MILITANTI DELLA LEGA NORD

Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile

COSA NASCONDE L’OMAGGIO ARRIVATO VIA POSTA AI VECCHI SOSTENITORI DI UMBERTO BOSSI… FAVA: “HA PAURA CHE CHIEDIAMO UN CONGRESSO E GLI VENGA INIBITO L’USO DELL’ALBERTO DI GIUSSANO”

Fino a qualche anno fa, essere tesserati per la Lega Nord non era così facile. Le card erano rare e non venivano distribuite a tutti quando alla guida del Partito c’era Umberto Bossi. Poi, con l’avvento di Matteo Salvini, la storia è cambiata: quel movimento, nato dietro l’ideologia di una scissione padana dall’Italia, ha cambiato nome, ha modificato il simbolo, ha parzialmente rimodulato i propri slogan.
E, come ultimo passo, ha iniziato a regalare tessere Lega 2020 agli ex militanti storici che, in passato, erano riusciti ad accreditarsi davanti agli occhi del Senatur. Segno di tempi che cambiano. Segno di una ricerca spasmodica di numeri.
La prima a riportare la notizia delle tessere Lega omaggio agli ex militanti è stata Stefania Piazzo, direttrice de La Nuova Padania.
Oggi ne parla anche Il Fatto Quotidiano, che riporta le parole della stessa giornalista che fa un breve excursus storico: «Molto strano. Nel partito di Bossi avere la tessera non era affatto facile». E, infatti, è così. Diventare militante tesserato della vecchia Lega Nord non era molto semplice ai tempi del Senatur.
«Per ringraziarvi dell’impegno dedicato alla difesa della nostra terra e dei nostri valori abbiamo deciso di farvi omaggio della tessera da militante per l’anno 2020. Firmato: il Consiglio federale», si legge nella lettera ricevuta dagli ex militanti della Lega Nord che hanno ottenuto la tessera Lega in omaggio.
E il costo per il tesseramento alla nuova Lega — Salvini Premier per l’anno in corso è, per tutti gli altri, di 50 euro. Ma non per loro.
Perchè questo omaggio
I motivi di questa scelta possono essere tanti e vari. C’è chi, come l’ex deputato del Carroccio Giovanni Fava che, con una stoccata, sostiene che «forse si sono accorti che avremmo potuto chiedere un Congresso e da lì magari eleggere un nuovo segretario, e vietare a Salvini l’uso dell’Alberto da Giussano».
Insomma, una captatio benevolentiae.
Poi c’è chi ritiene primaria l’esigenza di tenere in vita la vecchia guardia del vecchio partito (quello dei 49 milioni di euro di fondi elettorali sottratti).
O forse, più semplicemente, è una questione di numeri: le tessere omaggio rientrano nel computo totale, arricchendo le statistiche del partito.

(da agenzie)

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SALVINI SBROCCA SU TWITTER: TRA SONDAGGI A PICCO E INDAGINI GIUDIZIARIE IL CAPITONE E’ NERVOSO

Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile

LO SPETTRO DELL’INCHIESTA DI MILANO CHE VEDE INDAGATI TRE COMMERCIALISTI VICINI ALL LEGA

“Da oggi querelo chiunque accosti il mio nome a gente mai vista nè conosciuta”: ieri Matteo Salvini è sbottato su Twitter dopo la vicenda della Lombardia Film Commission che ha portato al fermo di Luca Sostegni che secondo gli inquirenti stava scappando in Brasile.
Emanuele Lauria su Repubblica racconta che l’uscita è conseguenza del timore di essere inseguito, nelle sue incursioni estive da un capo all’altro della Penisola, dagli spettri dell’inchiesta di Milano.
La strada è già  più ripida del previsto. Il Carroccio nei sondaggi è in costante calo: nel giro di un anno, da un Papeete all’altro, ha perso quasi 13 punti, dal 38 per cento di inizio luglio 2019 al 24-25%
In mezzo c’è stata l’uscita dal governo, una sconfitta elettorale pesante come quella emiliana e soprattutto il lockdown che, a detta dello stesso Salvini, ha sottratto al leader leghista il campo di battaglia più propizio: le piazze.
In più, Salvini conosce bene le insidie delle Regionali di settembre, da affrontare dopo aver ingoiato il rospo di candidature non proprio gradite in Puglia e in Campania..
E allora è necessario silenziare subito gli attacchi e le polemiche legate alle inchieste giudiziarie. Prendendo le distanze dai personaggi coinvolti nell’indagine dei pm milanesi: Salvini ammette di conoscere solo Alberto Di Bubba e Andrea Manzoni, revisori contabili dei gruppi parlamentari della Lega.
E gli altri? «Non so chi siano», dice ai suoi, facendo sapere di non aver mai visto Luca Sostegni (arrestato ieri) e neanche Michele Scillieri, che pure è il commercialista nel cui studio è stato registrata e domiciliata la “Lega per Salvini premier”.
«Non sono io a curare questi aspetti amministrativi», si giustifica Salvini.
Ma c’è già  chi è pronto a punzecchiarlo: «Ma quando parla di gente mai conosciuta, intende non conosciuta come Gianluca Savoini?», ironizza il sottosegretario grillino Gianluca Castaldi, con un link al Russiagate leghista.
A riprova che i timori del Capitano sono fondati. E che la partita politico-giudizaria è appena cominciata.

(da “NextQuotidiano”)

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LOCATELLI: “NEI NUOVI CONTAGI IL RUOLO DEI MIGRANTI E’ MARGINALE”

Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA SANITA’: “GIUSTO CHIUDERE I VOLI DA PAESI A RISCHIO”

Chi sono i contagiati da Covid-19 in questa fase dell’emergenza coronavirus? “Si tratta di una miscellanea diversa ogni giorno, ma, genericamente, una quota che non supera il 30% è costituita da persone che arrivano dall’estero o transitano per l’Italia (marginale, a oggi, è, invece, il ruolo dei migranti)”.
A tracciare l’identikit in un’intervista al Quotidiano Nazionale ripresa dall’AdnKronos è Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità  (Css), che considerato il dato precisa: “Condivido totalmente la scelta del ministro Speranza di chiudere ai voli provenienti da Paesi ancora, purtroppo, ad alto rischio, per non vanificare i risultati raggiunti”.
Non solo stranieri, però. “Ci sono poi casi che derivano da focolai locali — spiega l’esperto — pazienti (in larga parte asintomatici o paucisintomatici) identificati perchè sottoposti a tampone dopo essere stati sottoposti a test sierologici risultati positivi, quelli che manifestano sintomi acuti anche gravi, come il signore vicentino contagiato in Serbia, e una quota di rilevamenti casuali, come accaduto al bimbo di Nembro, finito in ospedale dopo essersi ferito giocando a calcio e risultato positivo al virus”.
A chi gli chiede se la leggera risalita dei positivi a Sars-CoV-2 in Italia deve allarmarci, Locatelli risponde “no, ma mi preme chiarire un concetto: se da un lato siamo assolutamente soddisfatti dalla flessione verso il basso della curva epidemica, anche grazie ai sacrifici degli italiani che durante il lockdown hanno dimostrato un altissimo senso di responsabilità , deve essere altrettanto chiaro che il virus circola ancora”. “Sono crollati i ricoveri e gli accessi alle terapie intensive (oggi molti soggetti trovati positivi hanno, grazie anche a una precoce identificazione, sintomi meno gravi e una carica virale ridotta) — ammette il numero uno del Css — ma le evidenze molecolari disponibili ci dicono che il coronavirus è esattamente lo stesso: non si è attenuato. Usciremo dalla situazione pandemica in maniera definitiva soltanto quando sarà  messo a punto il vaccino”.
Locatelli poi spiega perchè l’età  media dei contagi si è abbassata: “In primis perchè siamo molto più attenti a proteggere gli anziani, in secondo luogo perchè c’è stato qualche eccesso di rilassamento nella popolazione giovane nel mettere in pratica le misure di prevenzione”.
Quanto al rischio di una seconda ondata di Covid-19, per adesso “la stagione che stiamo vivendo è favorevole a una diminuzione dei contagi”, mentre “da ottobre potrebbe, ma nessuno può dirlo con certezza — precisa l’esperto — aprirsi un’altra fase critica che, tuttavia, non credo proprio sarà  uguale alla precedente. Il sistema sanitario, che ha dato una grande prova di rilevante efficienza in questi mesi così difficili, è in grado d’individuare e circoscrivere eventuali focolai, come accaduto recentemente a Bologna e Mondragone, per esempio”.
Infine Locatelli invita ad aderire ai test sierologici: “Purtroppo gli italiani hanno un po’ dimenticato il dramma che ha caratterizzato la fase calda dell’epidemia”, osserva il medico, convinto che “questo studio resta fondamentale per definire compiutamente la diffusione virale nelle varie aree territoriale, per chiarire la quota dei pazienti asintomatici e il tasso di letalità  del virus”.

(da agenzie)

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IL GESTO EROICO DI SUFIEM CHE A PALERMO HA SALVATO UNA MAMMA E IL BIMBO DAL FIUME DI FANGO DURANTE IL NUBIFRAGIO: “DOBBIAMO AIUTARCI TRA DI NOI”

Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile

“URLAVA PRENDIMI NON VOGLIO ANNEGARE, NON SO NUOTARE, MI SONO TUFFATO ANCHE SE ALCUNI MI DICEVANO CHE ERA TROPPO PERICOLOSO, HO RISCHIATO DI MORIRE MA CE L’HO FATTA”

Durante il violento nubifragio che ha colpito Palermo, tra chi è riuscito a mettersi in salvo c’è anche Sufien Saghir, 23 anni, palermitano di origine marocchina.
Il ragazzo, non solo è riuscito a sottrarsi alla furia dell’acqua, ma a sua volta ha messo in salvo una mamma col suo bambino. Se un minuto prima si trovava in auto incolonnato su un ponte, quello dopo si è gettato nel fango senza esitare un istante.
In lontananza ha sentito piangere un bambino e con lui la mamma che disperatamente cercava qualcuno che li aiutasse. Se ne stavano aggrappati a una tavola di legno, in mezzo a un fiume di fango, perchè la loro auto era bloccata nel sottopasso di viale Regione Siciliana. «Non so nuotare, salvatemi», urlava la donna.
È stato allora che Sufien si è tuffato, portandoli in salvo. «Sentivo urlare, la situazione era apocalittica», ha detto il ragazzo a Palermo Today. La mamma «urlava come una disperata, “prendimi sennò muoio, prendimi non so nuotare, non voglio annegare, non voglio annegare!”. Era terrorizzata. Ho immediatamente messo in salvo il bambino. Poi lei. Ma l’acqua andava troppo forte, dal ponte scendeva giù a cascata, era un fiume di fango. Ho avuto paura». Sul web circola l’immagine simbolo di questa vicenda: Sufien che stringe tra le mani il body ancora sporco di fango del piccolino.
Infine, il ragazzo racconta: «Appena ho sentito piangere quel bambino non c’ho pensato su due volte. Qualcuno diceva di attendere le cime per resistere alla corrente. Potevamo essere risucchiati, è vero. Ma ho temuto che attendere potesse essere troppo tardi. Stavano annegando, lei si aggrappava a me, ho rischiato di morire».
Sul suo profilo Instagram, Sufien ha pubblicato invece uno scatto della madre che tiene in braccio il bambino. Poi il messaggio: «sei stato tu a darmi la forza piccolo. Grazie a tutti per i tanti messaggi. Dobbiamo aiutarci tra noi, visto che chi dovrebbe farlo non ne è capace».

(da agenzie)

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LA VERGOGNA DEL MIGRANTE DA 15 GIORNI ABBANDONATO IN MARE SENZA CHE NESSUNO VADA A RECUPERARE IL CADAVERE

Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile

L’EX MEDICO DI LAMPEDUSA: “FATE ANDARE ME A RECUPERARLO, E’ UN ESSERE UMANO, SI E’ PERSO IL SENSO DELLA MISURA”

Da più di 15 giorni il corpo di un migrante, sorretto da un relitto di gommone, vaga nel Mediterraneo, senza che nessuno vada a recuperarlo. Un’immagine che ha scosso, tra gli altri, anche Pietro Bartolo, ex medico di Lampedusa, oggi Europarlamentare in quota Pd. «È una vergogna, nemmeno un cane si lascia in quelle condizioni. Sono incredulo. Abbiamo superato ogni limite», dice Bartolo in un’intervista a Repubblica.
E si offre di andare a recuperare quel cadavere: «Se mi portano, lo prendo io con le mie mani. È un essere umano ed è morto, non ruba il lavoro a nessuno, non mette a rischio la sicurezza del Paese».
«Abbiamo perso il senso della misura», continua. E si appella alla ministra Luciana Lamorgese affinchè «mandi le motovedette della Guardia Costiera».
Bartolo si offre di eseguire lui l’ispezione cadaverica, anche se non è un medico legale: «Quando ero a Lampedusa mi occupavo delle ispezioni cadaveriche, era il mio modo per ridare dignità  a quelle persone. I migranti sono persone non sono numeri: li ho toccati, li ho visitati, li ho ascoltati. Il colore non è un problema, è solo un vestito».
L’appello alla ministra dell’Interno: dia alla Guardia Costiera l’ordine di uscire con le motovedette. Abbiamo perso il senso della misura. Mi offro io di recuperare quel corpo, se necessario vado a fare l’ispezione cadaverica. Quando ero a Lampedusa mi occupavo delle ispezioni cadaveriche, era il mio modo per ridare dignità  a quelle persone. I migranti sono persone non sono numeri: li ho toccati, li ho visitati, li ho ascoltati. Il colore non è un problema, è solo un vestito.
Ripercorre con la mente il naufragio del 2013: «Andammo sott’acqua a 60 metri di profondità . Trovammo due corpi che non erano nemmeno sul barcone naufragato». Infine, sul voto alla Camera sulle missioni militari, su cui ieri, 16 luglio, si è spaccata la maggioranza: «Ammiro chi ha votato contro. Vergognoso che il governo continui a pagare i libici che hanno dei centri di detenzioni che sono dei veri e propri lager. La dignità  umana non si baratta».

(da agenzie)

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FECCIA SOVRANISTA: SPUTI E INSULTI A DUE RAGAZZINE AL SIT-IN DI PROTESTA CONTRO LA LEGGE SULL’OMOFOBIA A CUI ERA PRESENTE SALVINI

Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile

AGGRESSIONE OMOFOBA IN PIAZZA MONTECITORIO DURANTE LA MANIFESTAZIONE DEGLI INTREGRALISTI CATTOLICI

La Stampa racconta oggi di un’aggressione omofoba a due ragazze durante il sit-in di protesta contro la legge sull’omofobia organizzato da Massimo Gandolfini del Family Day a cui era presente anche Matteo Salvini:
La battaglia sulla legge sull’omotransfobia si combatte dentro e fuori dal Parlamento sulla pelle di ragazzi e di ragazze come Anna e Alessia (i nomi sono di fantasia), insultate e aggredite in piazza   Montecitorio solo perchè si tengono per mano.
Anna ha 15 anni e piange lacrime di rabbia dietro le ciglia finte e il trucco arcobaleno: «Siamo andate davanti alla Camera perchè pensavamo che la contromanifestazione convocata via social si tenesse lì, ma quando siamo arrivate un uomo sui quaranta si è avvicinato e ci ha detto che gli facevamo schifo perchè ci tenevamo per mano, voleva sputarci addosso e ci sarebbe riuscito se non si fosse messa in mezzo quella ragazza lì che non avrà  neppure 17 anni, come Alessia, che si è presa lo sputo al posto nostro. Un adulto che sputa addosso a una ragazzina, e per che cosa? Che sarebbe successo se non fosse arrivata lei, ci avrebbe menato? Ma che cosa abbiamo fatto di male io e la ragazza mia?».
A confermare il racconto è Beatrice, 17 anni: «È arrivato questo che ha cominciato a insultare: levatevi dal c… Parlano di difendere la libertà  di opinione, ma l’omofobia non è un’opinione».
Alessandro ha 14 anni ed è transgender. Da piazza Santi Apostoli, dove si tiene l’iniziativa promossa da Circolo Mario Mieli, collettivi studenteschi, associazioni Lgbt, centri antiviolenza,   ricostruisce: «Quando siamo arrivati questo tizio ha iniziato a mandarci a quel paese, ha sputato alla ragazza e poi ha tirato un calcio a un signore che era con la figlia. Un uomo, forse un agente in borghese, ha colpito un altro col manganello alle gambe».
Quando le due ragazze si allontanano assieme ai loro amici, piazza Montecitorio è già  affollata per il flash mob #Restiamoliberi, convocato dall’associazione Pro Vita & Famiglia per contestare il disegno di legge contro l’omotransfobia che dovrebbe arrivare in aula il 27 luglio appesantito da 1017 emendamenti.

(da agenzie)

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L’IGNORANZA DI DI MAIO SU CONCETTI QUALI PROPRIETA’ PUBBLICA, SOCIETA’ QUOTATE E LOGICHE DI MERCATO

Luglio 16th, 2020 Riccardo Fucile

IL BESTIARIO AUTOSTRADALE DEL M5S

Luigi Di Maio, 15 luglio 2020. Post su Facebook. “Se Autostrade verrà  quotata in Borsa come sembra, dobbiamo lavorare affinchè la nuova società  non sia assoggettata alle logiche di mercato, bensì affinchè lavori per assicurare investimenti e tariffe autostradali più basse”.
Nota 1. “Se Aspi verrà  quotata in Borsa come sembra”. Sembra o sarà  quotata in Borsa? Il comunicato di palazzo Chigi diramato al termine del Consiglio dei ministri che ha tracciato la strada per la nuova Autostrade parla di “quotazione di Aspi in Borsa”. La quotazione è certa. L’ha deciso la riunione del Consiglio dei ministri a cui Di Maio ha partecipato.
Nota 2. “Se Aspi verrà  quotata in Borsa come sembra, dobbiamo lavorare affinchè la nuova società  non sia assoggettata alle logiche di mercato, bensì affinchè lavori per assicurare investimenti e tariffe autostradali più basse”.
Definizione di Borsa (dal sito di Borsa Italiana): “Mercato destinato alla negoziazione di strumenti finanziari. Con il termine Borsa si intende normalmente un mercato regolamentato, ovvero un luogo economico nel quale avviene, seguendo precise regole, l’incontro di interessi di negoziazione di strumenti finanziari e la conseguente negoziazione”.
La Borsa è il luogo per eccellenza delle logiche di mercato.
Nota 3. “Lo Stato diventerà  il primo azionista di Autostrade, la famiglia Benetton avrà  meno del 10% delle quote ed entro qualche mese uscirà  definitivamente da Aspi”.
Alla fine di tutto il processo di riorganizzazione della società , che impiegherà  circa un anno, i Benetton saranno dentro Autostrade. E con l′11 per cento, non con meno del 10 per cento.
Sempre Luigi Di Maio, seconda parte. “Dovremo assicurarci che Cassa depositi e prestiti porti con sè investitori sani che abbiano a cuore il futuro delle nostre reti infrastrutturali”.
Nota 4. Cassa depositi e prestiti è una società  per azioni a controllo pubblico e il ministero dell’Economia è l’azionista di maggioranza. Ha però un suo Statuto, un suo Cda, precisi e inderogabili vincoli di spesa visto che gestisce il risparmio postale degli italiani. L’assicurazione di cui parla Di Maio in che chiave è declinata? Un obbligo per la Cassa di attenersi alle indicazioni del Governo?
Nota 5. Di Maio parla di “investitori sani” da far entrare dentro Autostrade e quindi di una cernita da fare, dando per scontato che esistano anche gli investitori malati o cattivi. Secondo un primo schema, questi investitori avranno in mano inizialmente il 22% di Autostrade. Le compreranno da Atlantia, la società  che ha permesso ai Benetton di controllare di fatto Autostrade.
Stando alle dichiarazioni di interesse manifestate fino ad ora, sia in modo ufficiale che non, la cernita è un concetto alquanto astratto. L’ingresso di Cassa depositi e prestiti ha portato a un passo indietro del fondo F2i. Generali e Unipol, secondo quanto riferiscono fonti industriali di primissimo livello, non ne vogliono sentire parlare. I tre indiziati sono i fondi americani BlackRock e Blackstone e quello australiano Macquarie.
Dal blog di Beppe Grillo, 4 maggio 2014. Compare un post dal titolo “De Benedetti, BlackRock e la svendita dell’Italia”. Si fa riferimento all’incontro tra l’allora premier Matteo Renzi e il numero uno del fondo Larry Fink. Il post critica questo faccia a faccia.
Nota 7.
Novembre 2019. In questo magazine scaricabile sempre dal blog di Grillo si parla di Autostrade. In un passaggio Grillo parla del “1999, anno dell’inizio della grande abbuffata per la galassia finanziaria dei Benetton”. Scrive sempre il fondatore del Movimento 5 stelle: “Viene di fatto imbastita una “non gara” che porta la cordata Schemaventotto Spa, capeggiata proprio dai Benetton, ad avere la strada spianata di fronte ai grandi investitori stranieri, che infatti non si presentano nemmeno, eccezion fatta per un gruppo australiano Macquarie, chiamato a fare la vittima sacrificale”. Il fondo Macquarie viene definito una “vittima sacrificale”. Tra qualche mesi potrebbe essere dentro Autostrade come azionista.
Nota 8.
29 aprile 2014, assemblea di Monte dei Paschi di Siena. Interviene Grillo. BlackRock viene definito un “inquietante mostro della finanza Usa”. Anche BlackRock potrebbe essere tra qualche mese un socio di Autostrade. Quantomeno si è già  affacciato.
Rientra anche lui nell’attenzione invocata da Di Maio?

(da “Huffingtonpost”)

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INTERVISTA A COTTARELLI: “IL M5S ERA CONTRO I POLTRONIFICI, ORA VUOLE LO STATO IMPRENDITORE”

Luglio 16th, 2020 Riccardo Fucile

“PENSARE CHE ALL’IMPROVVISO UNO STATO CHE NON SA GESTIRE BENE LA SANITA’ E L’ISTRUZIONE DIVENTI UN GRANDE IMPRENDITORE NEL CAMPO AUTOSTRADE LASCIA PERPLESSI”

Se ha vinto lo Stato, come ha detto il presidente Conte, perchè le azioni di Atlantia sono volate in borsa?
Erano crollate a un punto tale per cui un rimbalzo era in qualche modo naturale. Credo che siano volate perchè la soluzione peggiore, cioè la perdita della concessione, è stata evitata. Da questo non si deve concludere che sia stato fatto un favore ai Benetton. Secondo si erano prospettate due possibilità : una era la revoca della concessione, l’altra era quella di vendere alla società  Aspi, ovviamente ad un prezzo molto basso. Forse la seconda alternativa, quella che si è utilizzata, è stata considerata dal mercato meno dannosa. Non mi sembra ci sia stata la vittoria di una parte piuttosto che di un’altra. Tra l’altro, non conoscendo il prezzo di vendita è un po’ difficile dare un giudizio. Però si può presumere che, visto che la vendita a Cassa depositi e prestiti è probabilmente avvenuta sotto la minaccia di togliere la concessione, il prezzo deve essere stato inferiore al prezzo di mercato.
Quali sono le sue perplessità  su questo accordo? Il fatto che non sia stato stabilito un prezzo?
La tragedia del ponte Morandi risale a due anni fa e purtroppo, come avviene al solito in Italia, non c’è ancora un giudizio legale sulla vicenda e sulle responsabilità . Di per sè questa è una cosa inaccettabile, è inaccettabile che per un fatto così grave si debbano attendere anni e anni perchè si raggiunga una soluzione. Questa è la prima considerazione. In secondo luogo, si fanno proclami senza fornire tutte le informazioni. Forse non si sa ancora qual è il prezzo di vendita, però allora non si può dire che si è fatto l’interesse pubblico. La terza perplessità  è che fin dall’inizio la questione è stata estremamente politicizzata. Prima di accertare quali fossero le responsabilità  si è cominciato a fare proclami. E una volta lanciatisi su quella strada, poi è diventato quasi inevitabile che si considerasse come equivalente all’interesse pubblico l’uscita dei Benetton dalla società . C’è anche un’altra cosa da notare: prima della tragedia comunque i contratti di concessione erano secretati, e anche questa è una cosa inaccettabile: non è un rapporto equilibrato tra il pubblico e il privato. Questa è una vicenda che illustra i problemi tra il pubblico e il privato in Italia.
Secondo lei quindi ci sono ancora importanti distanze tra quello che a livello istituzionale è stato comunicato sull’accordo e su quello che effettivamente avverrà ?
Come ho detto, la cosa fondamentale che ancora non sappiamo, forse perchè non è stato ancora determinato, è il prezzo di acquisto a cui verrà  acquisita Aspi dalla Cassa depositi e prestiti.
Cassa depositi e prestiti entrerà  al 51% in Autostrade e si dovrà  affrontare la questione dell’abbassamento dei pedaggi, il risarcimento per il crollo del ponte Morandi e la fuoriuscita dei Benetton da pagare. Questi soldi ci sono?
Il governo ha stanziato nel decreto Rilancio diversi miliardi per il patrimonio designato di Cassa depositi e prestiti. Direi che i soldi adesso ci sono: finanziati in deficit, prendendoli a prestito, ma ci sono.
Cdp è fuori dal perimetro del debito pubblico. C’è il rischio che questo scenario possa cambiare?
È fuori dal perimetro delle pubbliche amministrazioni, sì. È uno scenario possibile, ma per ora si conta sul fatto che organizzazioni simili come KfW in Germania non siano considerate allo stesso modo parte del settore pubblico. Certo, potrebbe cambiare. Però non sembra che la cosa al momento sia a rischio. Dipende però dalle operazioni future che farà  la cassa.
Oltre ad Autostrade, rimane aperto il dossier Alitalia e la questione Ilva: su questi casi, come ora anche su Telecom, si parla della possibilità  di un ingresso dello Stato. Stiamo aprendo a una fase di nazionalizzazioni in cui l’intervento dello Stato sarà  sempre più preponderante?
Sembra che ci sia l’intenzione, perlomeno da una parte del governo, cioè i Cinque Stelle, di avere una presenza più forte dello Stato nell’economia. Cosa paradossale che i Cinque Stelle per tanti anni, giustamente, hanno criticato i poltronifici delle municipalizzati. Cioè il capitalismo degli enti locali è stato criticato e questi venivano chiamati poltronifici. Non c’è lo stesso rischio a livello statale? Non c’è un rischio che le società  pubbliche vengano usate per fini politici? Bisogna tenerlo a mente prima di muoversi in quella direzione. Io non ho nessun pregiudizio verso le società  pubbliche. Però pensare che adesso tutto ad un colpo lo Stato, che non è in grado di gestire bene la sanità , la pubblica istruzione e la giustizia, diventi un grande imprenditore… beh, qualche dubbio in proposito ce lo avrei.
Considerando il parere dell’Avvocatura dello Stato, ma anche il peso di una società  come Atlantia, secondo lei l’eventualità  di una revoca è mai stata davvero sul tavolo?
Sì, io credo che questa ipotesi sia stata messa sul tavolo. E che sia stata utilizzata come strumento di pressione.
Nei prossimi anni si dovrebbe aprire sempre più a nuovo capitale. Secondo lei chi potrebbero essere i nuovi investitori? Forse la Cina che di fatto è già  presente in Aspi e mostra molto interesse nelle infrastrutture a livello mondiale?
Non saprei. Su questo non ho alcuna informazione. I cinesi potrebbero sicuramente essere interessati, ma tutto è possibile.
Due anni lei è stato premier per qualche giorno: se oggi ci fosse stato lei al posto di Conte, che cosa avrebbe fatto?
Avrei cercato di far sì che il processo terminasse nel più breve tempo possibile. La riforma della giustizia è fondamentale in Italia. Se non funziona rapidamente la giustizia poi si creano una marea di situazioni strane. La riforma della giustizia e la riforma della burocrazia sono le due riforme principali che devono essere fatte in Italia perchè se non funzionano quelle non funzioneranno mai le altre cose. Si accertano le responsabilità , si puniscono i colpevoli e poi si decide come andare avanti: questo è quello che si dovrebbe fare in uno Stato di diritto.

(da “Fanpage”)

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ANDREA CRISANTI: “MOLTI CREDONO DI VIVERE IN UNA BOLLA, MA NON NE SIAMO FUORI”

Luglio 16th, 2020 Riccardo Fucile

IL VIROLOGO: “COMMESSI ERRORI NELLA STRATEGIA ANTI-COVID”… “FERMARE ARRIVI ANCHE DAGLI USA, NON FARLO E’ UNA FORMA DI SUDDITANZA POLITICA”

La risposta poco convinta degli italiani all’indagine di sieroprevalenza “significa che è stato commesso qualche errore. Hanno sbagliato la comunicazione e l’approccio. Il test doveva essere accompagnato dal tampone, allora sì che sarebbe stato un successo. A Vo’ abbiamo testato tremila persone in tre giorni”.
Andrea Crisanti parla con la franchezza solita, che abbiamo imparato a conoscere nei suoi interventi, nelle repliche fulminanti al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.
Il virologo, direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell’Università  di Padova e del laboratorio di Virologia e Microbiologia dell’Università  AO di Padova, fa riferimento a quel “modello Veneto” da lui ideato che proprio partendo dall’indagine realizzata a Vo’ Euganeo ha aiutato la Regione a evitare la crisi in cui rischiava di precipitarla la pandemia. Alla strategia del Governo, basata sull’indagine di sieroprevalenza e la App “Immuni”, non ha lesinato obiezioni.
Professore, il ministro Speranza ha appena inserito nella black list dei Paesi a rischio anche Serbia, Montenegro e Kosovo per fermare gli arrivi in Italia.
Mi sembra una cosa di assoluto buon senso, considerando quello che sta succedendo nel resto del mondo
Proprio a tale proposito: nella lista mancano gli Stati Uniti. Nei giorni scorsi sia Ricciardi che Galli hanno detto che bisognerebbe chiudere i voli anche agli Usa. Lei che pensa?
Sono d’accordo, l’ho detto da tempo. Mi chiedo: il mancato inserimento degli Stati Uniti nella lista è forse una dimostrazione di sudditanza politica?
L’indagine sierologica promossa dal Governo e conclusa ieri ha ricevuto una risposta inferiore alle aspettative, come la App “Immuni”. Insomma, la strategia del Governo rischia di rivelarsi un flop?
La risposta all’indagine significa che è stato commesso qualche errore. Hanno sbagliato la comunicazione e l’approccio. Il test doveva essere accompagnato dal tampone, allora sì che sarebbe stato un successo. A Vo’ abbiamo testato tremila persone in tre giorni. Sarebbe interessante sapere qual è la potenza statistica dello studio.
Uno studio italiano ha rivelato che i raggi ultravioletti disattivano Covid in pochi secondi. Quali ricadute pratiche potrebbe avere, oltre al fatto di non dover indossare la mascherina in spiaggia e di impiegare lampade a raggi Uv per disinfettare gli ambienti chiusi?
Il fatto che i raggi Uv disattivano i virus è pacifico. Sarebbe stato strano se questo virus fosse sfuggito a tale regola. Quanto alle ricadute pratiche, credo che questo strumento possa risultare utile per disinfettare ambienti e materiali, a livello industriale ad esempio.
Sempre a proposito di studi, in questi giorni si discute della ricerca secondo cui l’immunità  acquisita con la malattia da coronavirus potrebbe non solo non essere protettiva, ma rivelarsi addirittura controproducente. Gli anticorpi avrebbero dunque un effetto boomerang.
Ci sono malattie infettive nelle quali gli anticorpi non migliorano, anzi peggiorano la situazione. Non si sa se il nuovo coronavirus faccia parte di questa categoria. I dati per esprimersi in un senso o in un altro sono ancora troppo pochi.
Tuttavia, se così fosse, il vaccino potrebbe rivelarsi poco efficace.
Nessuno lo sa. Il dramma è che tutti parlano di cose che si conoscono ancora molto poco.
Intanto andiamo verso l’autunno e l’annunciata seconda ondata. Lei ha previsto nuovi focolai a ottobre e novembre e ha definito “inutili” le misure di prevenzione per il rientro tra i banchi dei ragazzi dai 6 ai 13 anni. E allora che si deve fare nelle scuole?
Nelle scuole bisogna incoraggiare, se non rendere obbligatoria, la vaccinazione antinfluenzale che semplificherebbe la situazione proprio in vista dell’autunno e della stagione influenzale e ci aiuterebbe a evitare la confusione tra malattie. E poi bisogna misurare la temperatura agli studenti, ma farlo a scuola, non a casa, e con termometri standardizzati. Ancora bisogna far sì che i presidi non facciano andare a scuola i bambini provenienti da aree in cui si sono registrati focolai.
Per il resto, si continua con mascherine, distanziamento fisico di almeno un metro e lavaggio delle mani.
Per ora sono gli unici strumenti che abbiamo a disposizione.
Nel valutare la risposta del Paese all’indagine di sieroprevalenza da ambienti governativi si è detto “sembra di essere di fronte a una rimozione collettiva”. Lei nota un allentamento nell’attenzione alle regole?
Credo possa derivare anche dal fatto che sono passati messaggi contraddittori e bisogna evitarlo, altrimenti si rischia che le persone scelgano la versione più confortante. Invece è stato dato spazio a dieci ricercatori che sostenevano una tesi molto rassicurante.
Qual è per lei il messaggio da lanciare?
Che non ne siamo ancora fuori, purtroppo. Basta guardare i nuovi focolai e quello che succede nei Paesi vicini, penso alla Spagna. L’Italia non è in una bolla, non dobbiamo sentirci, per qualche ragione divina, diversi.

(da “Huffingtonpost”)

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