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BORIS JOHNSON CRITICA GLI ITALIANI, MA UNO DEI MEDICI CHE LO HANNO SALVATO DAL COVID E’ DI CATANZARO

Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile

LO PNEUMOLOGO LUIGI CAMPOROTA CHE LAVORA AL ST. THOMAS DI LONDRA E’ RITENUTO UNA ECCELLENZA IN GRAN BRETAGNA E GLI HA SALVATO LA VITA

Aveva dichiarato che il popolo britannico “ama da sempre la libertà ” e che per questa ragione il Regno Unito sta registrando un numero maggiore di nuovi casi di Coronavirus rispetto ad altri, come Italia e Germania.
Con questa gaffe, tuttavia, il premier britannico Boris Johnson ha rivolto una critica non solo agli italiani in generale, ma anche — indirettamente — a uno dei medici che lo hanno salvato quando ha contratto il Covid-19.
Lo pneumologo Luigi Camporota, originario di Catanzaro, ha avuto in cura Johnson quando il premier è stato ricoverato all’ospedale St. Thomas di Londra dopo essere risultato positivo al Coronavirus.
Camporota, 50 anni, si è laureato in Italia nel 1995 prima di trasferirsi a Londra, dove è diventato uno dei migliori nel suo campo, tanto da essere definito dal Times “un’eccellenza nel campo della terapia intensiva e della cura delle malattie respiratorie”.
Alle critiche di Johnson ha già  risposto — in un contesto informale e privato — il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha dichiarato: “Anche noi italiani amiamo la libertà  ma abbiamo a cuore anche la serietà ”.

(da agenzie)

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ALTRO CHE BORIS JOHNSON, IL MONDO ELOGIA L’ITALIA PER LA GESTIONE DEL COVID-19

Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile

DALL’OMS AL WALL STREET JOURNAL, DAL FINANCIAL TIMES A FOREIGN POLICY PASSANDO PER NEW YORK TIMES

Dall’Oms al Wall Street Journal, dal Financial Times a Foreign Policy passando per il New York Times: il modo in cui il nostro paese ha affrontato la pandemia viene riconoscuto e apprezzato all’ester
Come dice qualcuno, ameremo anche troppo la libertà  (per fortuna, verrebbe da aggiungere) ma che nelle situazioni più complesse proviamo a tirare fuori il meglio di noi stessi è un dato storicamente riscontrabile. Magari commettendo errori, ma la nostra serietà  (da ieri parola dal valore presidenziale) è fuor di dubbio. E, a quanto pare, se ne sono accorti in molti.
È di questa mattina il tweet dell’Organizzazione mondiale per la sanità  (Oms) con il quale ha voluto elogiare “il governo e la comunità ” italiane per il modo in cui “hanno reagito con forza e hanno ribaltato la traiettoia dell’epidemia con una serie di misure”, e questo è importante, “basate sulla scienza”.
Quello dell’Oms è solo l’ultimo in ordine cronologico degli elogi che ha ricevuto il nostro paese in questi ultimi giorni. Ieri, ad esempio, è apparso un articolo su Foreign Policy dove si tessono le lodi alle nostre misure anti-contagio adottate in questi mesi. “Lo shock globale per il tragico destino dell’Italia ha tradito un senso di superiorità : gli italiani disorganizzati stavano gestendo male la crisi, certo, ma il resto di noi avrebbe saputo cosa fare”, si legge all’inizio dell’articolo. La rivista statunitense prende atto dei test rapidi negli aereoporti e nelle stazioni come misure estremamente efficaci nella lotta alla diffusione del contagio, così come siamo stati capaci di organizzare elezioni elettorali a prova di virus. “Dopo i terremoti e ora durante il COVID-19″, scrive FP, “l’Italia ha risposto con sorprendente agilità . In effetti, il resto del mondo potrebbe imparare una o due cose dalla sua risposta.”
Anche dalla capitale statunitense è piaciuto il modo in cui abbiamo gestito l’emergenza. Il Wall Street Journal scrive di una grande intesa tra tutte le forze politiche, nazionali e locali, di destra e di sinistra (vero, ma sempre con una vena polemica che dalle nostre parti non manca mai) e di una capacità  da parte della comunità  civile di adottare le nuove misure adottate: “Circa l′85% degli italiani ha dichiarato di indossare una maschera in luoghi pubblici, più che altrove in Europa ad eccezione della Spagna, che ora sta combattendo il più grande focolaio europeo”. E poi ancora un elogio per la capacità  di tracciamento (“L’Italia ha svolto un lavoro migliore della maggior parte delle persone nel rilevare le persone infette attraverso il suo regime di test e rintracciabilità ”).
Pochi giorni fa sul Financial Times è arrivato un altro endorsment per il nostro modo di fronteggiare il virus. Nella sua edizione online, il giornale britannico ha scritto che “mentre la Spagna, la Francia e il Regno Unito soffrono una ripresa del Covid-19, il Paese ha saputo adattarsi dopo la prima e brutale fase”. Secondo il FT, tre sono state le ragioni principali del nostro successo (per ora): il graduale allentamento delle misure restrittive, un efficace sistema di controlli e il rispetto delle regole da parte dei cittadini con un severo controllo delle autorità .
E questo solamente nell’ultimo periodo. Già  nel marzo scorso, quindi a pandemia appena cominciata, Il New York Times vedeva nella limitazione degli spostamenti e l’isolamento delle aree colpite dal virus fosse una strategia che anche gli altri paesi avrebbero dovuto adottare “immediatamente” mettendole in atto con “assoluta chiarezza e fatte rispettare rigorosamente”. Ci guardavano: vuoi perchè eravamo il primo paese occidentale ad affrontare una simile catastrofe, vuoi perchè avevamo imboccato l’unica strada percorribile, seppur tortuosa. Così, qualche mese dopo e più precisamente a fine luglio, il NYT tornava a descrivere la situazione sul nostro territorio. “Il modo in cui l’Italia è passata dall’essere un paria globale a un modello – per quanto imperfetto – di contenimento virale offre nuove lezioni per il resto del mondo, compresi gli Stati Uniti, dove il virus, mai sotto controllo, ora imperversa in tutto il Paese”, scriveva anticipando poi il grande la collaborazione tra il governo e e comitati scientifici.
Come a dire: la libertà  ci piace, ma siamo capaci di essere seri quando serve.

(da agenzie)

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IL TAR BOCCIA L’ORDINANZA DI MUSUMECI SUGLI HOTSPOT

Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile

“LA COMPETENZA E’ DELLO STATO, PROVVEDIMENTO ILLEGITTIMO”… A MUSUMECI VA DI TRAVERSO LA MARCHETTA   ALLA LEGA

Il Tar di Palermo ha messo la parola fine sulla querelle scoppiata dopo il ricorso dello Stato contro l’ordinanza 33 del 22 agosto contingibile e urgente del Presidente della Regione siciliana Nello Musumeci che imponeva lo sgombero degli hotspot e dei centri di accoglienza.
“Ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse”: viene confermata la decisione del presidente della terza sezione del Tar che aveva accolto la sospensiva richiesta dalla Presidenza del consiglio dei ministri contro l’ordinanza del presidente Musumeci.
Secondo i giudici del Tar la competenza su queste materie resta dello Stato e il provvedimento del presidente della Regione non è legittimo.
La decisione della presidente della terza sezione del Tar era stata attaccata da Musumeci perchè in passato era stata consulente di Zingaretti nella Regione Lazio. Era anche emerso successivamente che lo stesso presidente era stata anche consulente di Berlusconi e Calderoli.
“Il potere di disciplinare l’immigrazione — scrivono i giudici — rappresenta un profilo essenziale della sovranità  dello Stato, in quanto espressione del controllo del territorio; potere, al quale si correla il controllo giuridico dell’immigrazione di esclusiva competenza dello Stato a presidio di valori di rango costituzionale”.
Vi avevamo spiegato che sarebbe bastato far notare al governatore della Sicilia che le prefetture dipendono dal Viminale, i comuni e le regioni devono chiedere la forza pubblica al ministero dell’Interno per effettuare gli sgomberi e che nessuno ha la minima intenzione di alzare nemmeno un dito per fare nulla di tutto ciò.
E alla fine…

(da “NextQuotidiano”)

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POLITICI LEGHISTI TENTANO DI ENTRARE NELLL’AREA DEDICATA ALLO SBARCO DEI MIGRANTI DALLA ALAN KURDI AD OLBIA, UN PARLAMENTARE VIOLA LA LEGGE PER FARSI LO SPOT SOTTO BORDO

Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile

DEVONO ESSERE TUTTI DENUNCIATI, LA PACCHIA E’ FINITA, IL VIMINALE FACCIA RISPETTARE LA LEGALITA’

Attimi di tensione al molo Cocciani del porto industriale di Olbia, dove il deputato della Lega Eugenio Zoffili, coordinatore regionale del Carroccio in Sardegna, l’assessore regionale dei Trasporti Giorgio Todde e i consiglieri regionali Michele Ennas e Annalisa Mele, tutti della Lega, hanno tentato di entrare nell’area dedicata alle operazioni di sbarco dei 125 migranti che si trovano a bordo della nave Alan Kurdi.
Lo sbarco Alan Kurdi a Olbia c’è stato nel rispetto delle prescrizioni e degli obblighi sanitari. La nave della ong tedesca con a bordo 125 naufraghi era stata assegnata al porto sardo nel rispetto delle regole di accoglienza e del diritto del mare
Stamane, il deputato della Lega Eugenio Zoffoli, insieme ad altri rappresentanti locali del Carroccio, si è recato sul molo per tentare di impedire lo sbarco.
Soltanto lui è riuscito a superare il blocco delle forze dell’ordine, mentre i suoi colleghi leghisti sono rimasti distanziati a occuparsi del sit-in di protesta a ridosso dell’area del porto industriale.
Il deputato Zoffoli si è messo seduto sul molo del porto di Olbia e ha atteso alcuni minuti, giusto per farsi fare una intervista dai medi
Nel frattempo, sulla nave della ong tedesca si stavano effettuando i tamponi e gli opportuni rilievi.

(da agenzie)

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SALVINI DICE CHE NON PUO’ GOVERNARE CHI NON VINCE LE ELEZIONI, MA NEL 2018 SALI’ AL GOVERNO ARRIVANDO TERZO

Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile

M5S E PD OTTENNERO PIU’ VOTI DELLA LEGA

Matteo Salvini ammette di aver preso parte al governo (per poco più di un anno) per colpa di una legge elettorale sbagliata (e che non ha fatto nulla per cambiare durante il suo mandato e il suo ruolo da vicepremier e da Ministro dell’Interno).
È quanto si evince dall’intervista del leader della Lega a Libero quotidiano.
Si parla di prossime elezioni e dell’esigenza di cambiare lo status quo prima di restituire (al più presto, si auspica il senatore) la parola agli italiani per scegliere il prossimo parlamento. E sulle elezioni Salvini tira fuori la carta del governo dato a chi non vince la tornata. Esattamente come accaduto a lui nel 2018.
Parlando della riforma del sistema elettorale, Matteo Salvini ha dichiarato: «Prima si va al voto e prima gli italiani saranno governati da chi le elezioni le vince, e non da chi le perde sistematicamente. Questo per dire che il dibattito sulla legge elettorale non mi appassiona, soprattutto perchè temo possa diventare un pretesto per perdere mesi e allontanare le urne. Detto ciò, se c’è un sistema che funziona è quello delle elezioni regionali, dove la sera dello scrutinio si sa subito chi ha vinto e chi ha perso».
Si tratta, ovviamente, di un attacco al Partito Democratico (e non al M5S, partito di maggioranza parlamentare).
Ma c’è una cosa che il leader della Lega sembra aver dimenticato. Facciamo un passo indietro e torniamo alle elezioni Politiche del 2018.
È il 5 marzo — giorno dopo la chiusura delle urne — quando il risultato elettorale mostra alcuni dati: alla Camera dei deputati i pentastellati ottengono il 32,66% dei consensi (133 seggi), il Partito Democratico il 18,72% (86 seggi) e la Lega il 17,33% (73 seggi). Discorso simile al Senato: M5S al 32,21% (68 seggi), Pd al 19,12% (43 seggi) e Lega al 17,62% (37 seggi). Più staccate tutte le altre forze politiche.
Insomma, in quell’occasione la Lega non vinse la tornata elettorale e neanche arrivò seconda. Nonostante il terzo posto — soprattutto per via del mancato e all’epoca impossibile accordo tra Pd e M5S — fu proprio il Carroccio a entrare nella maggioranza di governo (e parlamentare) dopo l’accordo con i pentastellati.
Insomma, quando si parla di elezioni Salvini dovrebbe ricordare la storia del 2018 e il governo di cui ha fatto parte non vincendo, ma arrivando terzo. Che poi è una contestazione fatta da Giorgia Meloni nei confronti del Carroccio pochi mesi dopo l’entrata in funzione del governo Conte-1.

(da agenzie)

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“ORDINE CAMICI ARRIVATO”; LE CHAT E GLI SMS DI FONTANA CON MOGLIE E COGNATO

Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile

E MENO MALE CHE AVEVA DETTO DI NON SAPERE NIENTE DELLA FORNITURA DI CAMICI… ORA LA SUA POSIZIONE SI AGGRAVA

Le chat dei telefoni sequestrati dalla Gdf smentiscono Attilio Fontana. Il presidente della Lombardia, che si era mostrato letteralmente caduto dal pero quando la trasmissione Report, a metà  maggio, aveva scoperto che la Regione aveva richiesto una fornitura di camici alla Dama Spa, società  di proprietà  del cognato Andrea Dini e della moglie del governatore Roberta nel pieno dell’emergenza, sapeva di quella fornitura.
A contraddire quanto sempre sostenuto dal governatore leghista, da giugno, non è più solo una inchiesta giornalistica, ma quella della Procura della Repubblica di Milano, che indaga per il reato di frode in pubbliche forniture,   e che ipotizza «il diffuso coinvolgimento di Fontana in ordine alla vicenda relativa alle mascherine e ai camici accompagnato dalla parimenti evidente volontà  di evitare di lasciare traccia del suo coinvolgimento mediante messaggi scritti».
Come si legge sul Corriere della Sera
Il nucleo speciale di Polizia Valutaria della Gdf nell’ambito dell’indagine della Procura di Milano sul«caso camici», ha acquisito, tra gli altri, il contenuto dei cellulari di Roberta Dini, moglie del governatore Attilio Fontana, degli assessori lombardi Davide Caparini, Raffaele Cattaneo e di Giulia Martinelli, capo della segreteria del presidente della Lombardia nonchè ex compagna del leader della Lega Matteo Salvini. L’acquisizione è presso terzi, il che vuol dire che i quattro non sono indagati. L’acquisizione, per parole chiave, e quindi mirata, del contenuto dei telefoni, che riguarda anche quelli dell’ex dg di Aria Filippo Bongiovanni e della dirigente della centrale di acquisti regionale (entrambi sono indagati), si è resa necessaria alla luce delle testimonianze messe a verbale da testi sentiti nei mesi scorsi. E poi dalle prove documentali raccolte dalle Fiamme Gialle, tra cui i messaggi e le chat scaricati dal telefono di Andrea Dini.
Sarà  un consulente incaricato dalla Procura a “far parlare” i telefoni sequestrati utilizzando 51 parole chiave, tra le quali, riporta sempre il quotidiano di via Solferino,   «camici, moglie, fratello, cognato, donazione, tessuti, certificazioni, Trivulzio, mascherine, restituzione, consegna, ordine, Aria, bonifico, Svizzera, Regione, Fontana, Dini, iban e molte altre».
Il messaggio del cognato alla moglie di Fontana
Il 16 aprile, giorno stesso in cui Aria, la centrale acquisti della Regione Lombardia, richiede con affidamento diretto alla Dama spa la fornitura di 75mila camici e 7.000 set di protezione individuale da 513.000 euro, Andrea Dini, cognato del governatore manda un sms alla sorella e moglie del presidente: «ordine camici arrivato», ma «ho preferito non scriverlo ad Atti», e la moglie di Fontana concorda col fratello-socio: «Giusto, bene così».
Possibile che la moglie non ne abbia parlato a Fontana?, si chiedono i magistrati milanese, per i quali la teoria della “fornitura a sua insaputa” non regge e quei messaggini dimostrano piuttosto la «volontà  di evitare di lasciare traccia del suo diffuso coinvolgimento mediante messaggi scritti».
«Ma un altro sms di Dini sembra retrodatare la consapevolezza di Fontana addirittura a prima del contratto (non 16 ma 6 aprile), e persino rivelarne un aiuto diretto a favore del cognato.
I pm, infatti, nello spiegare che l’assessore Raffaele Cattaneo (responsabile della task force regionale) ebbe «un ruolo decisivo per consentire a Dama spa di ri convertirsi e poter formulare una offerta», additano gli sms da cui traspare la sua «intermediazione nel trovare nell’interesse di Dini i tessuti da utilizzare per confezionare i camici», si legge ancora sul Corriere.
La fornitura trasformata in donazione e il conto svizzero di Fontana
Fontana, emerge ancora dalle chat tra Andrea e Roberta Dini, impone di trasformare la fornitura in donazione, provando a risarcire il cognato con un bonifico di 250mila euro dal suo conto svizzero. In uno scambio di messaggi con la sorella, Dini si dice contrario anche perchè non avrebbe potuto emettere fattura.
Dai messaggi emerge un ruolo operativo di Roberta Dini nella gestione dell’azienda, che è presente sul mercato dell’abbigliamento con una griffe nota, Paul&Shark, ma che sta risentendo degli effetti della pandemia, con le collezioni 2020 sono ormai perse e l’ipotesi di taglio del personale.
Scrive Il Fatto Quotidiano:
Il 15 maggio, dopo lo stop del marito, Roberta Dini ordina al fratello di prendere il camion e andare a riprendersi i camici appena consegnati ad Aria (circa 6mila di un’ultima tranche di un totale di 49mila su una fornitura complessiva di 75mila). Durante la vicenda Dama si ritrova senza tessuti per fare i camici.
In aiuto arriva Cattaneo. L’assessore chiede a un’azienda di indirizzare qualche stock anche alla Dama. Richiesta che al momento per i pm non configura alcuna ipotesi di reato

(da agenzie)

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VERGOGNOSO: LA GUARDIA COSTIERA DI POZZALLO VIETA L’IMBARCO DEL TEAM DI RICERCA E SOCCORSO DELLA MARE JONIO

Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile

SE QUALCUNO VUOLE FARE POLITICA LASCI LA MARINA E SI CANDIDI ALLE ELEZIONI… BASTA CON I PRETESTI PER IMPEDIRE I SOCCORSI IN MARE, CHI VUOLE ESSERE COMPLICE DEI AFFOGAMENTI CI METTA LA FACCIA

No all’imbarco del team di ricerca e soccorso. Con un provvedimento senza precedenti, che si aggiunge alle continue ispezioni seguite da fermi amministrativi delle navi umanitarie, la Guardia costiera blocca la nuova missione della Mare Jonio che avrebbe dovuto partire a giorni dal porto di Pozzallo.
Con un documento firmato dal comandante della Capitaneria di porto di Pozzallo, Donato Zito e notificato questa mattina al comandante della nave della Mediterranea Saving Humans viene vietato di salire a bordo ai tecnici del soccorso indispensabili per svolgere in sicurezza le operazioni di eventuale salvataggio in mare dei migranti. Perchè – è la paradossale motivazione –   ” i loro profili non hanno alcuna attinenza con la tipologia di servizio svolto dalla Mare Jonio”.
Come quasi tutte le navi umanitarie, la Mare Jonio non è registrata come nave di ricerca e soccorso ma come mercantile con funzioni di cargo, monitoraggio e sorveglianza anche se il Rina, il registro navale italiano, le ha riconosciuto una notazione in classe come naviglio attrezzato per search and rescue. Che la guardia costiera invece non riconosce.
E allora ecco che l’imbarco dei “tecnici” Fabrizio Gatti e Georgios Iason Apostolopoulos risulta ingiustificato perchè – si legge nel provvedimento – il primo è “tecnico armatoriale paramedico che presterà  la sua attività  in supporto dell’osservazione e monitoraggio in mare”, l’altro è “ricercatore-osservatore esperto in diritti umani in mare nell’ambito delle attività  di monitoraggio svolte dalla Mare Jonio nel quadro del progetto Mediterranez Saving Humans”.
“Inoltre – si legge ancora nel provvedimento – l’imbarco dei soggetti sopra menzionati risulta in netto contrasto anche con le precedenti diffide notificate”.
Gli avvocati di Mediterranea sono già  al lavoro per presentare ricorso contro il provvedimento che – dice Luca Casarini, uno dei fondatori della Ong italiana -“è il primo diretto contro il soccorso in mare. Si impone che le navi non siano attrezzate per farlo contro tutte le convenzioni Solas, Unclos e Amburgo sulla sicurezza in mare”.
Dal 9 giugno, dalla ripresa delle attività  di soccorso della Mare Jonio, sono già  quattro le diffide notificate. “Si tratta evidentemente di una mirata persecuzione amministrativa e giudiziaria che nasce da una precisa volontà  politica del governo – accusa la Ong – e contiene un messaggio chiaro e terribile e ha un altrettanto micidiale obiettivo. Il messaggio del governo è: vietato soccorrere vite umane che si trovano in pericolo in mare, l’obiettivo del governo è ostacolare ed impedire di fatto la presenza in mare di tutte le organizzazioni civili. Con i provvedimenti adottati da oggi viene di fatto bloccata l’attività  di missione nel Mediterraneo della Mare Jonio”.
E proprio oggi l’Oim dà  notizia di un nuovo naufragio avvenuto nel mare antistante la Libia. Almeno 13 dispersi in mare e tre corpi recuperati. Il personale dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni sta fornendo assistenza medica a 22 sopravvissuti portati a riva da pescherecci.

(da agenzie)

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TONINELLI DICE DI ESSERE “IL MINISTRO CHE HA FATTO DI PIU’ NELLA STORIA”

Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile

LA MODESTIA DEL GRILLINO IN UNA INTERVISTA AL “MATTINO”

Il virgolettato arriva direttamente da un’intervista al quotidiano Il Mattino. Nell’ultima domanda del colloquio di Danilo Toninelli con Valentino Di Giacomo, l’attuale senatore del M5S ha fatto un bilancio decisamente parziale della sua esperienza di governo, nell’anno dell’alleanza giallo-verde: «Credo di essere il ministro che ha fatto di più nella storia: la ricostruzione del ponte di Genova, l’aumento degli investimenti nelle infrastrutture e lo sblocco dei cantieri».
La frase arriva al termine di quella che, a leggerla, sembra essere un’intervista molto serrata, in cui intervistato e intervistatore non si sono risparmiati scambi di battute.
Un colloquio a tutto campo, che ha preso in esame anche l’attuale compagine di governo e l’attuale situazione del Movimento 5 Stelle, diviso nella faida interna con Di Battista, uscito malconcio dalle elezioni regionali e infastidito anche dalla questione dei mancati pagamenti per il sostentamento della piattaforma Rousseau.
Quello che resta di più, se il virgolettato fosse confermato dallo stesso interlocutore del giornalista del Mattino, è comunque il giudizio che Toninelli si attribuisce per il suo operato da ministro.
In effetti la sua esperienza come titolare delle Infrastrutture e dei trasporti è stata molto intensa, nonchè segnata dalla grande tragedia del Ponte Morandi.
Dopo due anni, tuttavia, l’infrastruttura è già  di nuovo in piedi e l’ex ministro non ha mai mancato di sottolineare i suoi meriti per l’avvio di un iter che, due anni fa, sembrava essere piuttosto complesso da proseguire.
Tuttavia, dare un giudizio così estensivo della sua azione di governo rispetto a suoi illustri predecessori sembra un tantino esagerato.
La sua esperienza è stata in ogni caso limitata e Toninelli è stato uno dei ministri del M5S che sono stati “sacrificati” nella seconda esperienza di governo pentastellata, quella con l’alleato Pd.

(da agenzie)

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PROCESSO CUCCHI, I PM ACCUSANO: “TRA I CARABINIERI QUALCUNO PASSA ANCORA GLI ATTI AGLI IMPUTATI”

Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile

“SIAMO STANCHI DI INQUINAMENTI PROBATORI CHE VANNO AVANTI DA 11 ANNI”

“Ancora oggi nel 2020 nel Reparto operativo dei carabinieri c’è qualcuno che passa gli atti a qualche imputato. Siamo stanchi di questi inquinamenti probatori che vanno avanti da 11 anni e vogliamo identificare gli autori”.
A dirlo in aula oggi il pm Giovanni Musarò nel processo sui depistaggi, che si svolge a porte chiuse, seguiti alla morte di Stefano Cucchi in cui sono imputati 8 militari dell’Arma accusati di falso.
Il riferimento è ad alcuni documenti depositati la scorsa udienza dal difensore di uno degli imputati che non erano stati formalmente richiesti.
“Il pm Musarò si alza e denuncia depistaggi in atto e documenti in possesso all’imputato Testarmata che non poteva avere. ‘C’è un Giuda, un cavallo di Troia che speriamo di identificare che fornisce atti e documenti per una verità  parziale e fuorviante’.
Come dire: non abbiamo finito e non finiremo mai di subire interferenze illecite”, scrive sul suo profilo Facebook l’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia di Stefano Cucchi, in riferimento alle parole espresse in aula dal pm Musaro’.

(da agenzie)

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