Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
L’INCONTRO CON LA LEADER DELL’OPPOSIZIONE E’ AVVENUTO A VILNIUS, IN LITUANIA
“Faremo del nostro meglio per aiutare una mediazione”. Emmanuel Macron incontra a Vilnius la leader dell’opposizione bielorussa Svetlana Tikhanovskaya e le promette aiuto a nome degli europei.
Il presidente francese è da ieri in visita tra Lettonia e Lituania, i due Paesi più esposti agli effetti della crisi politica in Bielorussia. Tikhanovskaya si è rifugiata a Vilnius dopo le contestate elezioni presidenziali del 9 agosto che hanno dato il via alle proteste contro Alexander Lukashenko.
Nelle ultime settimane la donna aveva già incontrato i ministri degli esteri di Polonia e Lituania, oltre ad aver avuto colloqui telefonici con altri esponenti politici europei. Ma l’incontro con Macron è il più importante che ha avuto la leader dell’opposizione bielorussa, il cui marito è rinchiuso in carcere.
Poche ore prima del viaggio nei Paesi baltici, Macron aveva ribadito: “Lukashenko se ne deve andare”. Il leader francese aveva poi annunciato di voler vedere Tikhanovskaya.
L’incontro è durato trentacinque minuti ed è stata lei a fornire subito dopo alcune scarne informazioni. Tikhanovskaya ha detto anche che Macron si sarebbe impegnato per far “rilasciare i prigionieri politici”.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
NON CI SONO MAI STATE DUE PERSONALITA’ COSI DIVERSE
Una cosa è certa. Il dibattito di questa sera fra il presidente uscente Donald Trump e lo
sfidante Joe Biden sarà molto seguito: in tv e su Internet. La scelta di una nuova giudice per la Corte suprema e la pubblicazione delle dichiarazioni delle tasse del presidente poche ora prima dell’evento hanno dato un tocco di drammaticità in più all’appuntamento, assicurandogli un’ampia visibilità .
Il dibattito presidenziale è un’istituzione nella vita politica americana: è cambiato molto nel tempo, ma negli ultimi quattro anni l’accelerazione sembra essere aumentata. Cosa è cambiato da quando Hillary e Donald si insultavano cercando di minare le reciproche candidature? Di primo acchito si potrebbe rispondere non tantissimo: ma non è così. E questo spiega perchè il dibattito di questa sera è molto più atteso di quelli del 2016 e passerà probabilmente alla storia.
La mia America in questi quattro anni è diventata un Paese di persone spaventate, piene di recriminazioni, che si informano ciascuna nella sua bolla e non parlano con chi vive in una bolla diversa: tutti sanno che la scelta che verrà fuori dalle urne il 3 novembre sarà di quelle epiche, destinata a riunirci come nazione o a dividerci ancora di più.
I tre uomini sul palco stasera discuteranno per 90 minuti di 6 argomenti principali di fronte a un’ottantina di persone: altri milioni li guarderanno in America e nel mondo. I temi sul tavolo saranno la storia politica dei candidati, la Corte suprema, il coronavirus, la questione razziale e la violenza nelle città americane e l’economia. Trump e Biden non si stringeranno la mano e non indosseranno la mascherina. Il moderatore, Chris Wallace di Fox News, farà la prima domanda a Trump. Nonostante venga da Fox, Wallace ha la reputazione di giornalista equo e severo, ma non farà fact checking sulle risposte dei candidati alle sue domande: piuttosto, si presenterà come un arbitro, pronto a dividere gli avversati se servirà .
Trump e Biden saliranno sul ring con priorità diverse e useranno tattiche diverse: il presidente è indietro nei sondaggi e cercherà in ogni modo di indebolire il suo sfidante. Il quale a sua volta farà di tutto per presentarsi come una scelta saggia e ponderata e per evidenziare quanti guai potrebbero portare all’America altri quattro anni nelle mani di Trump.
La storia ci insegna che i dibattiti non dicono tanto sui contenuti politici dei diversi programmi, ma dicono molto sul carattere delle persone coinvolte: in questo senso, non ci sono mai stati due candidati più diversi. Biden è generalmente ritenuto una brava persona, capace di mostrare empatia in un momento in cui gli americani sono ansiosi e tesi: Trump è un uomo spesso considerato senza vergogna, pronto a mentire e distorcere la realtà a suo piacimento, che non riesce a mostrare simpatia personale per quelli con cui viene a contatto.
Trump ha già fatto intendere che cercherà di far entrare nel dibattito le questioni personali di Biden, come gli affari con Paesi stranieri di suo figlio Hunter. Non sarebbe la prima volta che usa questa tattica: nel dibattito con Hillary nel 2016 gettò invito le donne che avevano dichiarato di aver avuto incontri sessuali con Bill Clinton.
Alcuni sostenitori hanno incoraggiato Biden a giocare con le insicurezze di Trump per dimostrare che tipo di persona è e a svelare le bugie che dirà : ma un fact checking su ogni risposta del presidente porterebbe al candidato democratico troppo tempo.
Chi appoggia Trump vuole invece che il presidente spieghi che Biden sarebbe un pericolo per l’economia americana e che è troppo anziano per l’incarico: quello che è certo è che Trump sa giocare bene con la televisione e i suoi tempi.
Biden ha un vantaggio in termini di preparazione: ha partecipato a diversi dibattiti prima di diventare ufficialmente il candidato democratico e se l’è sempre cavata abbastanza bene. Trump invece si è circondato di persone che non lo contraddicono e quindi non lo spingono a ribattere. Inoltre, le dichiarazioni dei redditi pubblicate dal New York Times permetteranno a Biden di sfatare il mito del milionario in grado di fare molti soldi per sè come per il Paese: e di dire invece che Trump ha pagato meno duemila dollari di tasse durante i suoi primi due anni di mandato. Naturalmente il presidente ha subito bollato come “fake news” queste rivelazioni.
Come si potrà giudicare il vincitore? Sarà il candidato che avrà fatto meno gaffe? Quello che avrà risposto meglio alle accuse dell’altro? Trump dovrebbe esser giudicato in base al numero di colpi che assesterà o a quanto civile sarà il suo comportamento? E Biden? Dovremmo tenere conto di quello che dirà sui temi importanti o di quante brutte figure riuscirà ad evitare? (l’ex vice di Obama è famoso per le sue gaffe ndt). La sconfitta o la vittoria di stasera segnerà una svolta per i candidati? O ci lascerà a sperare che arrivi presto un’altra puntata della saga? Per non stare con il fiato sospeso di una cosa possiamo stare certi: il dibattito non sarà l’unico, ce ne sono altri due in programma. Restate sintonizzati.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
UN GUADAGNO DI OLTRE 400 MILIONI DI DOLLARI
Il New York Times svela altri dettagli delle carte in suo possesso sulle dichiarazioni dei redditi del presidente americano.
Ieri il quotidiano ha reso pubblico il fatto che Donald Trump per dieci anni, degli ultimi 15, non avrebbe pagato nessuna tassa federale e avrebbe versato alle casse del Paese la cifra di 750 dollari nel 2016, anno in cui si è candidato alle elezioni, e nel 2017, il primo alla Casa Bianca.
Oggi invece il Times rivela il compenso ricevuto da Trump in 11 anni per la partecipazione al reality show The apprentice: 427,4 milioni di dollari.
Una fortuna che il presidente incassò proprio al momento giusto, e cioè dopo una serie di investimenti fallimentari. Era pieno di debiti.
Ma sullo schermo rappresentava il successo, il potere e i soldi. Il programma lo dipingeva come un miliardario in cima al mondo.
Il suo nome risaltava su aerei, grattacieli, bottiglie d’acqua, casinò, e poi lui, intento a guardare una sfilata a Parigi o il suo super orologio. Non era vero niente, raccontano le carte del Nyt. Le sue finanze vennero risante proprio in quegli anni, dal 2004 al 2015, da uno show.
A ritmo di musica scende su una scala mobile scintillante al “suo” casinò Trump Taj Mahal, racconta il Times, che in realtà faceva parte di una società quotata in borsa da un fallimento dei primi anni ’90.
Visita il Trump Place, un progetto di sviluppo urbano che Trump aveva di fatto venduto ai miliardari di Hong Kong, lasciando il suo nome sugli edifici in seguito a un accordo.
La tv è stata il suo trampolino di lancio in politica. Nel 2011 diventa ospite fisso di un programma di Fox News. I repubblicani lo amano e lo corteggiano. Nel 2015, l’annuncio.
E dove sono finiti tutti questi soldi che ha guadagnato? Le carte dicono in attività fallimentari, tra cui i suoi campi da golf.
In tre anni Trump ha investito 144 milioni di dollari per gestire la sua struttura di Turnberry in Scozia;. Non li ha mai recuperati, ogni anno il campo registrava solo perdite.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
IL COMPAGNO DI MERENDE DI SALVINI E MELONI COME SEMPRE OSTACOLA L’ITALIA… RIBADIAMO: CERTI PAESI DELL’EST SENZA VALORI EUROPEI DOVEVANO RESTARE CON LE PEZZE AL CULO, ALTRO CHE SUCCHIARE SOLDI ALL’EUROPA E CON QUELLI RISANARE LA PROPRIA ECONOMIA
Persino sul recovery fund si pone il dilemma di sempre: si possono sacrificare i diritti in
nome dell’economia? Europa 2020, piegata dalla pandemia, spinta a decidere l’impossibile: un pacchetto inedito di aiuti ai paesi più in difficoltà , a partire dall’Italia. Eppure, ancora oggi, in questo bel quadretto di passi in avanti compiuti e per niente scontati, adesso si pone l’interrogativo che spesso nella storia ha accompagnato le decisioni politiche.
Nella trattativa in corso tra la presidenza tedesca, a nome degli Stati membri, e il Parlamento europeo già si intravede l’altare sul quale potrebbe essere sacrificato lo stato di diritto. Sacrificio necessario, ci dicono, per far partire i fondi del ‘Next generation Eu’.
L’incastro non è facile da spiegare. Eppure l’enigma è antico, persino banale. Qui si tratta di scegliere.
Da una parte, le intimidazioni di Viktor Orban che, pur di continuare a fare il suo comodo in Ungheria sullo stato di diritto e al tempo stesso godere dei fondi europei, minaccia di bloccare il recovery fund.
Dall’altra, il Parlamento europeo, che chiede invece condizionalità stringenti intorno alle nuove risorse europee: vanno bloccate, è la richiesta, anche solo in presenza di “condizioni generali” di violazione dello stato di diritto e non solo di violazioni “accertate”, come propone l’ultima mediazione presentata ieri dalla presidenza tedesca.
Da tempo, il Consiglio europeo ha aperto un’inchiesta sul rispetto dello stato di diritto in Ungheria e Polonia, su richiesta del Parlamento. Ma finora non ha mai aperto una procedura.
Inoltre, il Ppe – la famiglia dei Popolari, primo gruppo al Parlamento europeo di cui fa parte anche la Cdu di Merkel — ancora non riesce a risolvere il ‘problema Orban’, per ora solo sospeso dal partito su richiesta dei nordici che lo vorrebbero fuori.
In questa cornice, l’indomito ungherese continua a puntare i piedi, minacciando il recovery fund se gli toccano l’accordo raggiunto dai 27 leader Ue a luglio, accordo per il quale aveva esultato insieme al collega polacco Mateusz Morawiecki.
Non solo. Proprio mentre scriviamo, la tensione tra Bruxelles e Budapest sta salendo alle stelle.
In una lettera a Ursula von der Leyen, Orban chiede le dimissioni della vicepresidente della Commissione europea Vera Jourovà¡, responsabile della relazione sullo stato di diritto che verrà comunque presentata domani, confermano da Palazzo Berlaymont. Per il premier ungherese, Jourovà¡ ha fatto dichiarazioni “incompatibili con il suo attuale mandato”, quando ha affermato che in Ungheria si starebbe costruendo “una democrazia malata”.
Si tratta di un “attacco politico contro il governo ungherese democraticamente eletto” e “un’umiliazione all’Ungheria e al popolo ungherese”, scrive Orban, “una palese violazione del principio di leale cooperazione” tra Budapest e la Commissione che dovrebbe invece essere “neutrale”.
Per tutta risposta, Von der Leyen ha rinnovato la fiducia a Jourovà¡. Ma lo scontro non si chiude qui. Anzi aggiunge tensione alla già complicata trattativa sul recovery fund.
Pur di non vedersi bloccati i fondi per i dictat di Budapest, le cancellerie europee insieme alla guida tedesca sarebbero disposte a chiudere un occhio sullo stato di diritto in Ungheria.
Da qui la mediazione morbida proposta ieri da Merkel e respinta dal Parlamento Ue. Oggi il ministro degli Affari europei Enzo Amendola è a Berlino per cercare una mediazione. Ma il paradosso è quello di una Europa che rischia di imbrattare il suo nuovo ‘gioiello’, il recovery fund appunto, con ulteriori passi indietro o semplicemente ignavia sul tema dei diritti e la salvaguardia dei fondamenti della democrazia liberale.
Colpisce che in questa partita i governi nazionali siano più vicini a Orban che alle richieste dell’Europarlamento, vissute quasi come un ‘fastidio’ che può far traballare l’intesa raggiunta a luglio dopo 4 giorni di consiglio europeo.
Stando a fonti parlamentari protagoniste del negoziato in corso, fonti che vogliono restare anonime, la prima carta che la presidenza tedesca ha messo sul tavolo è stata: non tirate la corda, non si può far saltare l’intesa di luglio. Non proprio una mediazione, ecco.
Ma in palio ci sono i soldi per risollevare l’economia, obiettivo giusto e legittimo. Fino al punto di indietreggiare rispetto al ‘sogno’ dei padri fondatori dell’Ue, di soprassedere sui valori cui dovrebbe ispirarsi questa comunità sbocciata nel dopoguerra?
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
BONOMI: “SE SI FALLISCE SUL RECOVERY FUND ANDIAMO TUTTI A CASA”… AUSPICA “UNA RIFORMA PROFONDA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI, SMONTANDO PARTE DEL REDDITO DI CITTADINANZA”
“Presidente, lei ha detto: ‘se sbaglio sull’utilizzo del Recovery Fund, mandatemi a casa’. No, signor presidente. Se si fallisce, nei pochi mesi che ormai che ci separano dalla definizione delle misure da presentare in Europa, non va a casa solo lei. Andiamo a casa tutti. percepisci il danno per il Paese sarebbe immenso”.
A dirlo, nel suo intervento all’Assemblea di Confindustria è il leader degli industriali, Carlo Bonomi, rivolgendosi a Giuseppe Conte. “Non ce lo possiamo permettere. E’ tempo di una azione comune, oppure non sarà un’azione efficace”.
“Servono scelte per l’Italia del futuro. Scelte anche controvento. Serve il coraggio del futuro” avverte Bonomi.
“Ripeto oggi, signor presidente del Consiglio, quanto ho detto due mesi fa agli Stati generali: il compito che vi spetta è immane, nessuno può e deve sottovalutarne le difficoltà ”, perchè il Paese è “reduce da 25 anni di bassa crescita e bassissima produttività ” e serve “un quadro netto di poche decisive priorità ”, “strumenti e fini per indirizzare la politica economica e industriale dell’Italia”. Serve, dice ancora Bonomi, “una rotta precisa per dare significato complessivo alle misure, e per tracciare la rotta serve un approdo sicuro”.
Un grande patto per l’Italia.
Confindustria chiede “un nuovo grande patto per l’Italia”, dice il leader degli industriali, un patto che richiede “una visione alta e lungimirante”. Dopo “25 anni di stasi” bisogna puntare su una “nuova produttività ”; “È su questo concetto ampio di produttività che si devono concentrare le azioni e le politiche dei prossimi anni, con l’obiettivo di massimizzare il ruolo di motore dello sviluppo del sistema delle imprese e del lavoro, e dare nuova centralità alla manifatture”.
L’Italia non diventi un Sussidistan, smontare parte del reddito di cittadinanza. “Aderire allo spirito Ue significa una visione diversa dai sussidi per sostenere i settori in difficoltà ” spiega il presidente di Confindustria nella sua relazione all’assemblea dell’associazione degli industriali.
“I sussidi non sono per sempre, nè vogliamo diventare un Sussidistan”. Serve “una profonda” riforma degli ammortizzatori sociali, tema sul quale “abbiamo inviato a metà luglio a governo e sindacati una proposta dettagliata, cui finora non abbiamo visto seguito. Essa si ispira al varo di vere politiche attive del lavoro, smontando la parte di Reddito di cittadinanza non destinata al contrasto alla povertà ma destinata in teoria alle politiche del lavoro che però, di fatto, per constatazione ormai unanime non funziona”.
Occorre, sostiene Bonomi, “aprire alle Agenzie per il lavoro che conoscono, a differenza dei Centri pubblici per l’impiego, le competenze richieste dalle imprese, e serve collegarvi nei nuovi contratti l’assegno di ricollocazione, coinvolgendo direttamente le imprese nelle procedure dell’outplacement e gli enti bilaterali di formazione imprese-sindacato nella grande opera di riaddestramento a nuove competenze, che è la vera sfida dell’industria”.
Con lo spirito di Alex Zanardi.
Per il Paese “servono scelte difficili, ma non impossibili” dice Bonomi, citando Alex Zanardi. Servono scelte, dice, “come le sfide affrontate e vinte da un grande sportivo come Alex Zanardi. E’ del suo spirito che oggi c’è bisogno”.
Dipendenti come autonomi.
“Perchè passare alla tassazione diretta mensile solo per i 5 milioni di autonomi? Facciamo lo stesso per tutti i lavoratori dipendenti, sollevando le imprese dall’onere ingrato di continuare a svolgere la funzione di sostituti d’imposta addetti alla raccolta del gettito erariale e di essere esposti alle connesse responsabilità ” è la proposta. “Sarebbe una bella prova che lo Stato metta tutti sullo stesso piano – dice Bonomi facendo riferimento agli evasori di autonomi e dipendenti – senza più alimentare pregiudizi divisivi a seconda della diversa percenzione del reddito”.
Superamento quota 100 non pesi sui giovani.
Le nuove norme sulle pensioni, per il superamento di Quota100, non pesi sulle spalle dei più giovani. È l’indicazione, in tema previdenziale, di Carlo Bonomi. “Significa all’esaurirsi di Quota 100 tra un anno – ha detto parlando di riforme che guardino a giovani e donne – non immaginare nuovi schemi previdenziali basati su meri ritocchi, come leggiamo quando si parla di Quota 101. Cioè nuovi regimi che continuerebbero a gravare sulle spalle dei più giovani”
Mai pensato al blocco dei contratti.
Confindustria “sta subendo una serie di accuse sindacali, e non solo, sulla nostra presunta contrarietà ” al rinnovo dei contratti, ma “nessuno di noi ha mai pensato nè parlato di blocco, il problema sono le regole da rispettare” dice Bonomi, parlando all’assemblea generale dell’associazione delle imprese, augurandosi che “il fraintendimento si superi presto, con dialogo, rispetto e ragionevolezza. Confindustria vuole contratti che siano compresi nello stesso spirito della svolta che vogliamo costruire insime, nel Patto per l’Italia”.
Quelle regole, sottolinea Bonomi, “fissano principi chiari sulla rappresentanza, per combattere la diffusione dei contratti pirata. E su come si calcolano le retribuzioni”. Il trattamento economico minimo, ribadisce, “si stabilisce bilateralmente nei contratti e non imponendo un salario minimo per legge enormemente superiore alla media retributiva come vorrebbero alcuni parti politiche, violando l’autonomia delle parti sociali”. E il trattamento economico complessivo, prosegue, per “dare spazio alla retribuzione di produttività , welfare aziendale, formazione e assegno di ricollocazione”.
(da “Huffingtonpost)
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Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
NONOSTANTE AVESSERO PRECEDENTI PER REATI MAFIOSI LA DOMANDA ERA STATA ACCOLTA
Nonostante avessero precedenti per reati legati alla criminalità organizzata di tipo
mafioso, percepivano indebitamente il reddito di cittadinanza.
Lo ha scoperto la guardia di finanza che ad Agrigento ha sequestrato 11 social card ad altrettante persone. Secondo una prima stima, il danno accertato per le casse pubbliche sarebbe di 300mila euro. Gli indagati sono in tutto 69.
Segnalati all’Inps
Gli inquirenti hanno accertato che gli indagati avevano avanzato e ottenuto, senza averne titolo, istanza per il reddito di cittadinanza. Queste persone sono state, inoltre, segnalate all’Inps, che ha fornito una preziosa collaborazione, per la revoca dell’erogazione del contributo illecitamente riscosso.
L’indagine prosegue
Sono in corso, secondo il procuratore capo Luigi Patronaggio, ulteriori indagini per identificare altri illegittimi percettori del reddito di cittadinanza, sia per l’esistenza di condizioni soggettive ostative alla erogazione sia per l’esistenza di concomitanti rapporti di lavoro “in nero”. Al momento gli indagati sono 69 ma le ulteriori indagini, se dovessero confermare le ipotesi investigative formulate dalla procura, porterebbero a numero maggiore di indagati.
(da Globalist)
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Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
EMERGE IL FOLLE MOVENTE DELL’OMICIDIO DI ELEONORA E DAVIDE
Ha confessato nella notte Antonio De Marco, lo studente di Scienze infermieristiche arrestato nella serata di lunedì 28 settembre con l’accusa di essere l’assassino di Daniele De Santis ed Eleonora Manta.
Voleva legarli, torturarli e poi ucciderli. Era questo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, il piano del 21enne. Dalle indagini che hanno portato alla svolta sul duplice omicidio emergono nuovi particolari.
Antonio De Marco è di Casarano, paese della provincia, ma fino allo scorso agosto “era stato un coinquilino” perchè aveva abitato in affitto in una stanza nella casa che poi Daniele De Santis aveva deciso di ristrutturare per andarci a vivere con Eleonora.
“Ho fatto una cavolata. So di aver sbagliato. Li ho uccisi perchè erano troppi felici e per questo mi è montata la rabbia”.
Sarebbero queste le parole con le quali Antonio De Marco avrebbe motivato agli investigatori il duplice omicidio. Lo si apprende da fonti investigative. Lo stesso comandante provinciale dell’arma dei carabinieri Paolo Dembech ha escluso il movente passionale “che al momento non si evidenzia” spiegando che le ragioni andavano a ricercarsi nel periodo di convivenza con la coppia la cui felicità potrebbe aver infastidito il presunto omicida, che è un ragazzo “introverso, chiuso, con poche amicizie”.
LA FESTA IL GIORNO DEI FUNERALI
Sorridente e sereno a tavola con i colleghi a poche ore di distanza dai funerali di Daniele ed Eleonora. E’ così che Antonio De Marco ha trascorso la serata di sabato26 settembre quando in un locale ha partecipato alla festa di compleanno di una sua collega tirocinante presso la scuola infermieri del Vito Fazzi di Lecce
Il giovane appare così in alcune foto scattate dagli amici colleghi di corso. Gli stessi che lunedì 28, intorno alle 22 lo hanno visto mentre veniva arrestato dai carabinieri nel nosocomio salentino. Alla vista dei militari il 21enne di Casarano si sarebbe dimostrato tranquillo e sorridento avrebbe chiesto: “Da quanto mi stavate seguendo ?”.
L’ORDINANZA DI FERMO
“L’azione è stata realizzata con spietatezza e totale assenza di ogni sentimento di pietà verso il prossimo”. E’ quanto si legge nel provvedimento di fermo nei confronti di Antonio De Marco. “Nonostante le ripetute invocazioni a fermarsi urlate dalle vittime – è scritto ancora nel provvedimento – l’indagato proseguiva nell’azione meticolosamente programmata inseguendole per casa, raggiungendole all’esterno senza mai fermarsi. La condotta criminosa, estrinsecatasi nell’inflizione di un notevole numero di colpi inferti anche in parti non vitali (il volto di De Santis) e quindi non necessari per la consumazione del reato, appare sintomatico di un’indole particolarmente violenta, insensibile ad ogni richiamo umanitario”.
Il delitto, ha spiegato il procuratore di Lecce, Leonardo Leone De Castris, sarebbe stato a lungo premeditato e definito nei minimi dettagli. In alcuni bigliettini che l’assassino ha perso nella fuga, è stata trovata non solo la mappa che indicava come evitare le telecamere di sicurezza della zona, ma anche i dettagli “delle attività prodromiche” che avrebbero dovuto procedere l’omicidio.
In altri termini il 21enne avrebbe progettato di immobilizzare i due fidanzati per seviziarli e, infine, di lasciare una scritta a suggello del suo gesto. È quanto emergerebbe dalle indagini dei carabinieri. È stato lo stesso procuratore della Repubblica di Lecce, Leonardo Leone De Castris, a fare cenno a delle fascette stringitubo ritrovate in casa, materiale che poteva probabilmente servire all’omicida per legare le due vittime e, forse, torturarle, seguendo un macabro disegno.
LE CHIAVI DI CASA
Antonio De Marco aveva fatto una copia delle chiavi di casa in quanto ex inquilino. Lo ha rivelato il comandante dei carabinieri di Lecce Paolo Dembech in una conferenza stampa in cui sono stati forniti alcuni dettagli sulle indagini che hanno portato alla svolta delle indagini.
Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, il 21 enne è entrato in casa dove i due giovani stavano cenando e ha sferrato le prime coltellate contro Daniele in cucina. Il giovane aveva preso in fitto una stanza dell’appartamento e per brevi periodi aveva convissuto con la coppia che a volte si fermava a dormire nella casa. Su richiesta del proprietario, Daniele De Santis, il giovane aveva lasciato l’appartamento ad agosto e si era trasferito in un’altra casa sempre a Lecce. Da allora avrebbe cominciato a pianificare l’omicidio. Gli stessi carabinieri hanno escluso l’esistenza di complici.
IL PIANO DEL KILLER
“Scendo dalla fermata attraversi e ria-attraversi in diagonale poco prima del bar in via V. Veneto c’è il condominio a dx a fine strada attento di fronte passare velocemente suul muro a sx”. In questo modo Antonio De Marco, secondo i magistrati aveva pianificato il proprio disegno criminoso in quel che l’ordinanza di custodia cautelare, ha definito il “cronoprogramma” del delitto. “Il percorso ricostruito dalle immagini – afferma l’ordinanza – acquisite nel corso delle indagini… appare inequivocabilmente compatibile con il contenuto di uno dei cinque foglietti manoscritti rinvenuti nel corso dei rilievi effettati sulla scena del crimine”. In questi fogli, afferma ancora l’ordinanza, erano “descritti il percorso adducente al condominio di via Montello n.2, nonchè le modalità e l’arma con cui (De Marco, ndr) intendeva consumare l’intera azione criminosa”.
IL TESTIMONE
Tra le testimonianze ritenute fondamentali per risolvere il caso c’è quella di Andrea Laudisa, un inquilino che abita nel palazzo dove vivevano Eleonora e Daniele. “Attorno alle 20.45 – racconta – sentivo delle urla provenire dall’abitazione sopra la mia… in particolare sentivo dei forti rumori di mobili che cadevano e delle urla di una donna e di un uomo… sentivo che pronunciavano delle frasi tipo ‘aiuto, che stai facendò Ahi!’ Le urla erano tali che capivo subito che non si trattava di una semplice lite”. Laudisa sente la voce di Eleonora implorare l’assassino. “Che stai facendo? Ci stai ammazzando”.
Poco dopo l’uomo vede l’omicida inseguire per le scale l’arbitro Daniele De Santis che aveva anche cercato di chiedere aiuto col cellulare. “Notavo una persona che si trascinava per le scale” e un’altra “che si avvicinava e lo colpiva più volte e sentivo la persona per terra che implorava il soggetto che lo stava colpendo dicendogli più volte ‘basta, basta, basta’”. Subito dopo, conclude, “ho notato questa figura che, con passo normale e apparentemente tranquillo, scendeva le scale”.
Laudisa e la sua fidanzata fanno complessivamente 3 telefonate alle forze di polizia. “C’è qualcuno che sta accoltellando qualcun altro sulla scala, dovete arrivare velocemente, non si apre il portone dovete sfondarlo, perchè io non posso scendere ad aprilo, c’è un pazzo sulle scale che sta accoltellando qualcuno”.
IL PROCURATORE
“Da oggi la città di Lecce esce da un incubo – ha detto il procuratore – l’accaduto è una rarità nella criminologia penale”. L’assenza di un movente – ha spiegato ancora – ha rappresentato una grossa difficoltà iniziale nelle indagini perchè senza un movente è difficile capire qual è la pista da seguire e questo mi ha ha spinto a seguire la vicenda con quattro magistrati, oltre ad un sostituto anche i due aggiunti e il lavoro di polizia giudiziaria del carabinieri è stato eccellente”.
Alla identificazione dell’assassino si è giunti attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza, intercettazioni e una perizia grafica sui bigliettini sporchi di sangue che erano stati persi dall’assassino nella fuga. Nei giorni scorsi erano stati acquisiti anche i contratti di affitto della casa del giovane arbitro, dai quali verosimilmente si è risaliti all’identità di De Marco.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
UN GRUPPO DI LEGHISTI URLAVA MINACCE E INSULTI: PERCHE’ SI E’ PERMESSO? PERCHE’ NON SONO STATI IDENTIFICATI E DENUNCIATI? CI DEVONO PENSARE GLI ITALIANI LA PROSSIMA VOLTA A FARE PULIZIA?
La storia della Alan Kurdi, sbarcata nel porto di Olbia tre giorni fa, è stata accompagnata
da una serie di immagini che hanno spiegato molto su quella circostanza e, in generale, sul vero sentiment di istituzioni e comuni cittadini nei confronti del tema dell’accoglienza.
Le 125 persone a bordo, tra cui 50 minori, sono state sottoposte ad accertamenti sanitari — nell’ambito dei controlli per l’emergenza Covid-19 — e sono successivamente sbarcati in Sardegna. Nelle ore che si sono rese necessarie per queste operazioni, un piccolo gruppo di militanti e di figure istituzionali della Lega ha voluto protestare per quanto stava accadendo nel porto di Olbia.
Sono diventate subito virali le immagini, ad esempio, del deputato Zoffili, che si è seduto sul molo per cercare di ritardare le operazioni di sbarco.
Ma le cronache hanno raccolto anche le testimonianze di chi, al di fuori del cordone di sicurezza organizzato dalla prefettura di Sassari, ha voluto esprimere una forma di dissenso, molto spesso offensivo, nei confronti dei migranti arrivati in Italia sulla nave della ong tedesca.
Ma al di là di questi episodi, se ne registrano altri di segno opposto. È diventata virale, ad esempio, l’immagine di una dottoressa — resa irriconoscibile dalle tute di contenimento e dalle mascherine di protezione — che avrebbe messo le sue mani sulle orecchie di un bambino prossimo allo sbarco. In tanti hanno interpretato questo gesto come un atto di rispetto nei confronti del piccolo: quasi a volergli tappare le orecchie per impedire di sentire gli insulti che arrivavano dal molo.
In realtà , consultando alcune fonti qualificate presenti sul posto, siamo in grado di ricostruire la storia che sta dietro a questa immagine, diffusissima sui social network con la spiegazione che abbiamo descritto prima.
Gli operatori dell’Ats Sardegna, infatti, nonostante le difficoltà oggettive come il maltempo che imperversava nell’area, hanno operato con la massima umanità , così come le forze dell’ordine coinvolte nella circostanza. In altre immagini, ad esempio, si vedono cenni d’intesa tra il personale sanitario e delle forze dell’ordine e gli stessi migranti, soprattutto con i tanti bambini presenti a bordo.
Il gesto di cui stiamo parlando, in realtà , potrebbe essere stato semplicemente un abbraccio: i pochi contestatori presenti, infatti, hanno effettivamente urlato delle frasi razziste, ma si trovavano piuttosto distanti (si veda il cordone di protezione di cui abbiamo parlato in precedenza) e non è detto che i loro slogan arrivassero sulla nave. In ogni caso, il bambino ritratto nell’immagine non avrebbe potuto comprendere la natura di quegli insulti, dal momento che non aveva alcuna conoscenza dell’italiano. Un gesto d’affetto, insomma, come ce ne sono stati tanti, probabilmente non collegato alla circostanza degli slogan e degli insulti rivolti — da molto lontano — all’indirizzo della nave. Perchè, non lo dobbiamo dimenticare, una forma di umanità è ancora possibile, nonostante tutto.
(da Giornalettismo)
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Settembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
TUTTI RICORDANO LE IMMAGINI, ORA CUBA LI CANDIDA
Tutti ricordano le immagini dei medici cubani arrivati in Italia per dare una mano contro il Coronavirus. Ora Cuba li candida al Nobel per la Pace.
I medici della ‘brigata Henry Reeve’, che sono intervenuti in diversi Paesi del mondo. A dare l’annuncio su Twitter il presidente cubano, Miguel Diaz-Canel Bermudez. “Cuba per il mondo: medici e non bombe”, ha scritto, spiegando che “il Consiglio mondiale per la pace ha formalmente presentato la candidatura della brigata medica Henry Reeve di Cuba per il Nobel per la Pace”.
Diaz-Canel linka poi un articolo del quotidiano Granma, in cui si precisa che la richiesta è già stata mandata al Comitato norvegese per il Nobel. Il Contingente internazionale di medici specializzati in situazioni di disastri e gravi epidemie ‘Henry Reeve’ fu costituito il 19 settembre del 2005, voluto da Fidel Castro, e allora portò aiuto alla popolazione Usa colpita dall’uragano Katrina.
(da agenzie)
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