Dicembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
IL NUOVO CENTRO DI POTERE CHE DOVREBBE GESTIRE GLI AIUTI EUROPEI TAGLIA FUORI GLI STORICI ALTI DIRIGENTI DEI MINISTERI
Dietro allo scontro sulla cabina di regia che dovrebbe guidare l’attuazione del Recovery Plan c’è anche un forte contrasto tra burocrazie dello Stato. Ovvero tra la consolidata burocrazia dei ministeri e quella nascente di Palazzo Chigi.
Naturalmente questo conflitto è solo una delle componenti del braccio di ferro politico all’interno del governo, ma il tema non va affatto sottovalutato e, negli ultimi giorni, soprattutto tra le leve delle burocrazie efficienti e tecnocratiche formatisi negli ultimi vent’anni alla scuola del rispetto dei vincoli europei e di Maastricht, e che sovente fanno riferimento all’area progressista, è scoppiato un malumore che ha fatto la differenza.
Il problema è che la bozza dell’emendamento, poi forse decreto, che istituisce la cabina di regia presenta una serie di snodi che di fatto mettono fuori gioco le burocrazie dei ministeri a tutto vantaggio di quelle nascenti di Palazzo Chigi.
Il primo tema è la nomina dei 6 manager che dovrebbero guidare le sei missioni della task force. La designazione viene effettuata dal comitato esecutivo (premier più due ministri di spesa) senza che il provvedimento preveda un profilo, nè una selezione nè tantomeno un concorso. Ci si affida al semplice intuitu personae.
Il secondo tema è costituito dai poteri dei sei manager. E’ la questione centrale. I sei, nominati dal comitato esecutivo di carattere politico, nel caso di inerzia o gravi ritardi possono esercitare un “potere sostitutivo”. Sostitutivo di chi? Dei “soggetti attuatori”, cioè dei vari ministeri.
Il terzo tema si lega al secondo ed ha aumentato il mal di pancia delle normali burocrazie. Come è evidente dunque il potere di mettere in atto, gestire e di fatto determinare i progetti del Recovery Fund, passerebbe con facilità dai ministeri alla nuova struttura di Palazzo Chigi.
Qui i sei manager, per eseguire il lavoro di gestione, dovrebbero comporre e dar vita ad un organismo dai 90 ai 300 tecnici o funzionari, anche in questo caso scelti senza concorso e pescati nella pubblica amministrazione. Si metterebbe in piedi una squadra che, per quanto composta di bravi, giovani e competenti, avrebbe bisogno, si dice citando i manuali di management, almeno di un anno per cominciare ad agire in sintonia.
Il quarto aspetto riguarda le strutture di Palazzo Chigi che sono già gravate di molti compiti, da Investitalia alle nomine dei commissari per le opere pubbliche e per la sanità . Sarebbero in grado, ci si chiede nelle tecnocrazie di Stato, di farsi carico anche di questa ulteriore incombenza.
Ultimo elemento che bisogna pur prendere in considerazione. Il tetto agli stipendi: oggetto di una contesa pluriennale alla fine è stato fissato per le burocrazie dello Stato in 240 mila euro. La nuova struttura di Palazzo Chigi agirebbe invece in deroga. L’establishment si chiede perchè e si prepara alla guerra.
(da agenzie)
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Dicembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
“CHI HA DECISO SOLO 9 MILIARDI PER LA SANITA’ E 3 PER IL TURISMO?”
Per Matteo Renzi è il momento di “dirsi le cose in faccia perchè serve”. Parla così in Senato il
fondatore di Italia Viva in replica alle comunicazioni del premier Giuseppe Conte sul Mes. “I 18 senatori di Italia Viva la invitano” a schierare l’Italia dalla parte dell’Europoeismo. La riforma del Mes ”è una piccola parte ma va nella giusta direzione”, ha continuato l’ex premier.
“I duecento miliardi – continua – sono una conquista ma anche una grande responsabilità : noi non scambieremo il nostro si alla proposta di governance con uno strapuntino. Non stiamo chiedendo che nella cabina di regia ci sia uno nostro. Il 22 luglio abbiamo chiesto una cosa: di fronte ai 200 miliardi da spendere o il parlamento fa un dibattito vero, oppure perdiamo la dignità delle istituzioni”.
Sul Recovery fund il fondatore di Italia Viva continua: “La task force non può sostituire il parlamento: dov’è il sindacato?”. In merito alla divisione dei fondi che arriveranno continua: “Ma non è solo un problema di metodo, anche di merito. Come si fa a dare 9 miliardi alla Sanità ”. Un riferimento poi alla sua esperienza da premier: “Io al governo misi 7 miliardi alla Sanità e si parlò di tagli, per me ce ne vogliono il doppio, il triplo”. “Dico una cifra: 36, quelli del Mes…”.
Poi l’affondo: “Dica ai suoi collaboratori che chiamano le redazioni dei giornali per dire che Iv è in cerca di poltrone che se ha bisogno di qualche poltrona ce ne sono 3 a sua disposizione, due da ministro e una da sottosegretario”.
(da agenzie)
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Dicembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
“ERO ASSENTE GIUSTIFICATA”… MA C’E’ CHI SI CHIEDE: “ATTO DI DISOBBEDIENZA O MESSAGGIO DEL CAVALIERE?”
“Berlusconi, come sempre, ne sa una più del diavolo”. Sorride divertito l’onorevole del Pd scorrendo i tabulati della Camera che, a metà pomeriggio, restituiscono i nomi dei deputati di centrodestra che hanno deciso di non partecipare al voto sul via libera al Mes inserito nella risoluzione di maggioranza.
Nell’elenco dei 16 azzurri che, disobbedendo agli ordini del Cavaliere, hanno preferito disertare l’Aula anzichè unirsi a Lega e FdI nella bocciatura del documento giallorosso c’è pure lei: la fidanzata del Capo. Marta Fascina, con l’accento sulla “i” se non volete farla arrabbiare: la giovane e affascinante parlamentare che da almeno nove mesi ha preso il posto di Francesca Pascale nel cuore dell’ex premier.
Distratti dall’ammutinamento annunciato di Brunetta e Polverini, nessuno poteva immaginare che la prima amazzone del berlusconismo militante non si presentasse a Montecitorio per dare esecuzione agli ordini del “suo” presidente.
Una scoperta che lascia basiti in tanti, fra gli scranni del palazzo diradati dal distanziamento sociale. Basta infatti che sui tabulati compaia quel nome, Fascina, per scatenare una ridda di ipotesi e illazioni fra chi pensa a una rottura della coppia (“Magari si sono lasciati”) e chi invece a un fantomatico messaggio che il Cavaliere voleva forse spedire agli alleati, innanzitutto, e poi anche ai possibili compagni di viaggio, semmai il governo dovesse cadere.
Boatos talmente insistenti da obbligare il gruppo forzista a diramare a stretto giro una nota stampa per precisare che “oltre a Brunetta Polverini, non ci sono altri deputati di Forza Italia a non aver partecipato al voto per ragioni politiche. Le altre assenze registrate questa mattina erano preannunciate e giustificate per motivi di salute o personali”.
Nessun retroscena, nè retropensiero, dunque. Se la bella Marta non era in Parlamento non dipende certo dalla fine di un amore nè dalla dissimulazione di Berlusconi: costretto a dire no alla maggioranza per far contenti Salvini e Meloni, ma in realtà più propenso a seguire le colombe trainate da Gianni Letta sulla strada giallorossa.
No. Niente di tutto questo. “Sono mesi che Fascina non partecipa ai lavori d’aula”, conferma un collega per fugare ogni dubbio, “ormai non fa un passo senza il Cavaliere, lo segue come un’ombra”. E siccome Berlusconi dovrebbe essere ancora nella villa di Marina a Valbonne, è probabile che sia lì anche lei.
Ma il tam tam alla Camera è impazzito e non si ferma. Deve uscire Fascina in persona per cercare di arginare il mare di voci e congetture. E già questa è una notizia, visto quanto poco ami dichiarare. “La mia assenza non è in alcun modo assimilabile a un dissenso dalla linea politica del presidente Berlusconi e di Forza Italia”, puntualizza secca. “La mia indisponibilità a partecipare al voto di oggi era nota e comunicata con anticipo al gruppo”. Giallo risolto. Almeno fino al prossimo gossip. Sentimentale e politico.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
COSI E’ CHIARA LA DIFFERENZA TRA DESTRA E SOVRANISMO, TRA CHI LA LEGGE LA RISPETTA E CHI ISTIGA A VIOLARLA… CON UN DETTAGLIO: IN UNA DEMOCRAZIA SERIA GLI EVERSORI FINISCONO IN GALERA
Eppure una volta erano a favore del rigore e del rispetto delle regole. Ma Giuseppe Conte è riuscito
nell’impresa di far riposizionare il quotidiano fondato da Vittorio Feltri e diretto da Pietro Senaldi che questa mattina si è risvegliato anarchico e allergico alle leggi.
Libero invita alla disobbedienza nei confronti delle stringenti regole inserite nel Dpcm in vista delle festività natalizie.
E lo fa utilizzando come sponda le recenti dichiarazioni del Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. E il titolo di oggi, che appare in apertura sull’edizione del 9 dicembre del 2020, è il simbolo di questa svolta eversiva.
«Ha ragione il governatore della Lombardia: importante è disobbedire». Poi, nel sommario, si sciorinano le varie dichiarazioni rilasciate da Attilio Fontana a Libero: un atto di comprensione nei confronti di chi vìola i divieti, definiti incomprensibili e assurdi.
E c’è un richiamo al buon senso degli italiani. Secondo lui — e Libero — basterebbero degli avvisi ai cittadini e non le leggi.
Ovviamente il giochetto è presto fatto: l’importante è contestare quel che fa il governo (giusto o sbagliato) e posizionarsi in base agli umori della platea.
Ed è così che il prodotto finale è un Libero invita alla disobbedienza civile contro le regole del Natale e contro le decisioni del Consiglio dei Ministri e del Presidente del Consiglio. Oramai è una pratica sempre più diffusa sui quotidiani, in particolar modo su quelli che strizzano l’occhio al centrodestra e ai sovranisti.
(da agenzie)
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Dicembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
UN GIORNO LA RAGAZZA “E’ INGENUA”, UN ALTRO ” CI GUADAGNA”: LA VITTIMA DIVENTA IL POVERO STUPRATORE CHE “VIENE MASSACRATO” DAI MEDIA E ORA DEVE PURE PAGARE… E’ LA MORALE SOVRANISTA
Abbiamo già avuto modo di leggere Libero sul caso di Alberto Genovese. In un editoriale, Vittorio Feltri aveva affermato che la vittima della violenza (in base a questa accusa, l’imprenditore si trova attualmente in carcere) era stata “ingenua” perchè «pensava forse di andare a recitare il rosario entrando nella camera da letto di Genovese?».
Ma il modo di trattare l’argomento di cronaca del momento, in realtà , è stato sempre oggetto di molte critiche: basti pensare all’articolo di Azzurra Barbuto sul tema o all’intervista all’avvocato Annamaria Bernardini de Pace che ha focalizzato la propria attenzione sulla maggiore attenzione che dovrebbero avere le donne «nell’evitare lo stupro».
Nel tweet di oggi, l’editorialista di Libero ritorna nuovamente sul caso Genovese, ancora una volta con una posizione più che discutibile sullo stupro e sulla sua denuncia: «Procede il massacro di Genovese — scrive Feltri — mentre inizia la corsa ai risarcimenti. Ho il sospetto che lo stupro sia una ricca fonte di reddito».
Occorre ricordare all’ex direttore e attuale editorialista della testata che lo stupro non è una “fonte di reddito”, ma un reato contro la persona disciplinato dagli articoli 609 bis e seguenti del codice penale.
Non solo: si tratta di un trauma psicologico dal quale è difficilissimo riprendersi e, in quanto tale, avrebbe bisogno di una trattazione molto più opportuna sugli organi di informazione e sui social media.
Non si può assolutamente paragonare il risarcimento dei danni — esattamente, tra l’altro, come quello per altri reati — che le vittime possono ottenere con il fine ultimo della denuncia di un caso di stupro, nè si può pensare che — una volta ottenuto il risarcimento — la questione possa essere considerata chiusa senza ulteriori conseguenze per l’autore.
Parole come queste, che contribuiscono ad alimentare una versione sempre più devastante della narrazione pubblica dello stupro, non fanno altro che innalzare ulteriori barriere nel già accidentato percorso che porta le vittime di violenza sessuale alla denuncia.
(da Giornalettismo)
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Dicembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
“LONDRA HA FATTO UNA VALUTAZIONE SOLO SU UN LOTTO”.. “LE AUTORITA’ SANITARIE NON E’ CHE DEVONO PRENDERE I DATI CONSEGNATI DALL’INDUSTRIA E METTERE UN TIMBRO, DEVONO FARE LE VERIFICHE”
Secondo Guido Rasi, la procedura d’emergenza adottata da Londra comporta «un rischio basso, ma
da non prendere mai»
L’ex direttore dell’Ema, Agenzia europea per i medicinali, bacchetta il Regno Unito per la scelta di anticipare la somministrazione del vaccino Pfizer-Biontech contro il Covid-19: «Non è una buona idea quella di prendere i dati consegnati dall’industria, mettere il timbro e distribuire, anche se ci sono tutti i presupposti affinchè i dati siano buoni e confermati», ha spiegato infatti Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Ema, intervistato da SkyTg24.
Rasi ha poi aggiunto: «Così viene meno l’aspetto di garanzia. Se c’è una sola cosa che non è stata vista, i 300 esperti che ci stanno lavorando all’Ema è molto probabile che la troveranno, o che daranno un’indicazione più precisa. Ad esempio diranno su chi non va usato e su chi è meglio usarlo. Tutto questo ha una grossa importanza nel tempo lungo. Il mio personale parere è che siano stati incauti». Perchè se è vero che la procedura d’emergenza scelta dal Regno Unito «ha un rischio molto basso», si tratta pur sempre di «un rischio da non prendere mai».
Le criticità non finiscono qui. Infatti, come sottolineato da Rasi, Londra «ha fatto la valutazione solo su un lotto del vaccino, quindi dovranno rifare lo stesso lavoro per i lotti successivi. Venti giorni non cambiano nulla se poi consentono alla campagna di essere svolta in modo efficace, continuo e veloce. Dobbiamo cercare di non peggiorare le cose appena inizia a circolare il vaccino, pensando che sia tutto finito. Ci vorranno sette o otto mesi, ma sarà sicuramente la soluzione. È l’inizio della fine della pandemia».
(da Open)
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Dicembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
APPENA IL 4% DELLA CIFRA DESTINATA ALL’ITALIA
“Troppo pochi”, “un fatto grave”, “uno schiaffo in faccia a tutti gli italiani”.
La notizia che nel Recovery plan per la Sanità sono stati previsti 9 miliardi sta sollevando proteste e polemiche. Diverse le reazioni contrarie alla scelta che, a quel che è dato sapere, ha scontentato prima di tutto il ministro della Salute, Roberto Speranza.
“Spiace considerare che a un settore così vitale, specie in questo momento, come quello sanitario non sia stata riservata la centralità che meriterebbe. Va bene un finanziamento generale, ma le disuguaglianze che esistono sul fronte della sanità tra le varie regioni resteranno invariate”, spiega Filippo Anelli.
Per il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, “9 miliardi non sono una somma trascurabile, ma non sono tantissimi”. Specie se si considerano “i tagli inferti alla sanità dalle Regioni negli ultimi vent’anni”. Sforbiciate che hanno reso ancora più profonde le distanze tra i sistemi sanitari dei vari territori “per cui oggi tra quello della Puglia e quello dell’Emilia Romagna, ad esempio, c’è una differenza di ventimila operatori sanitari”. Quello che serve davvero, quindi, oltre i 9 miliardi “che comunque spero siano distribuiti in maniera uguale per tutti ovviamente sulla base alla popolazione” è un fondo ad hoc per colmare il divario tra le varie parti d’Italia aggravato dalla pandemia in corso”.
Anche il segretario generale della Fials, Giuseppe Carbone, ha sottolineato la necessità di “una revisione strutturale del Servizio sanitario regionale” e di “risorse per un piano straordinario di assunzioni e per valorizzare gli infermieri e le professioni sanitarie”. Indice puntato contro i tagli lineari degli ultimi dieci anni che hanno portato al blocco del turn over e a un depauperamento progressivo dell’offerta, come ha messo in evidenza – si pensi al numero dei posti letto e agli organici ridotti all’osso – la pandemia.
Quanto al Recovery plan, prevedere per la sanità 9 miliardi su un totale di 196 è “uno schiaffo agli operatori sanitari e agli italiani stessi”, “è offensivo per gli operatori sanitari, dopo tutto quello che hanno fatto e continuano a fare per lottare contro questo virus”, ha aggiunto Carbone augurandosi che lo stanziamento venga rivisto al più presto, a meno che non abbiano deciso di avvalersi del Mes”.
Sul Fondo salva-Stati concentra l’attenzione l’Associazione dei medici e dirigenti sanitari italiani Anaao Assomed, ricordando, in una nota diffusa stamattina, di aver chiesto “da subito, ma invano, i 37 mld del Mes, temendo che nella ripartizione del fondo generale la sanità pubblica avrebbe fatto, tra tanti vasi di ferro, il vaso di coccio, cui destinare le briciole, se non gli avanzi”. Sul Recovery plan – â€³È un fatto grave che nel piano si preveda di destinare alla sanità appena il 4,3% delle risorse del programma europeo Next Generation” – la bocciatura è netta.
Per l’Anaao “il Governo non ha la percezione di quanto sta accadendo negli ospedali, della stanchezza, dello stress fisico e psichico, dell’angoscia e della frustrazione che accompagnano il triste corteo delle morti. Nè ha a cuore le insopportabili attese dei cittadini malati di altro, spinti nelle braccia di un privato che si va riorganizzando come pilastro paritario. Se questa è l’attenzione, politica ed economica, che il Governo riserva alla sanità pubblica e ai suoi operatori, non resisteremo nè alla seconda nè alla terza ondata della tremenda sfida imposta dalla pandemia”. E dunque, conclude l’Anaao “se vogliamo tutelare la salute come ‘fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività ‘ come recita la Costituzione non è possibile prescindere, come proposto dal Ministro Speranza in una recente audizione alla Commissione Sanità del Senato, da un consistente incremento delle risorse, senza il quale il futuro di un Servizio sanitario pubblico e nazionale, e con esso il destino del diritto alla salute di tutti i cittadini, non esiste”.
(da agenzie)
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Dicembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
IL MINISTRO CHIEDERA’ PIU’ RISORSE
“Nove miliardi per la Sanità proprio non bastano, servono più soldi”, avvertirà Roberto Speranza nel
prossimo Consiglio dei ministri, secondo quanto scrive il Corriere della Sera. I numeri del virus sono ancora “molto alti” e il ministro della Salute è convinto che nessun allentamento sia ancora possibile: “Il pericolo non è scampato, allargare dai Comuni alle province il divieto di spostamento non esiste”.
Il piano di riforma del Sistema sanitario nazionale, che per il ministro della Salute innescherà una “rivoluzione della medicina del territorio”, costa sulla carta 65 miliardi. Speranza aveva proposto nel Recovery fund progetti per 25 miliardi, ma leggendo la bozza ha avuto conferma che ce ne saranno 16 di meno, un gap che il capo delegazione di Leu ritiene inaccettabile: “Io non pongo una questione di governance, su cui ho fiducia in Conte e nei ministri competenti. Pongo una questione di merito. Chiederò con forza ulteriori risorse, la cifra di 9 miliardi deve assolutamente crescere”.
(da agenzie)
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Dicembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
BRUNETTA E POLVERINI ESCONO DALL’AULA… 314 SI’, 239 NO
A Montecitorio passa la risoluzione della maggioranza sulla riforma del Mes “bancario” che conferisce mandato pieno al premier Giuseppe Conte in vista del Consiglio Europeo di domani, salvando la faccia dell’Italia in Europa e il futuro (se non altro prossimo) del governo.
Con 314 sì, che scendono a 297 sul punto preciso del Mes: votano in dissenso almeno 8 grillini, 3 ex di quel partito, mentre Forza Italia si limita all’uscita dall’aula di Renato Brunetta e Renata Polverini.
Ma gli interventi — da Italia Viva al Pd, da M5S a Fi — sono già proiettati sull’utilizzo dei 209 miliardi di euro l’anno prossimo.
Sarà quello il “momento storico” ed è la partita di cui tutti vogliono fare parte e su cui nessuno farà sconti. A partire dai Dem, stufi della gestione protagonista di Conte e consapevoli della posta in gioco, per cui il capogruppo Graziano Delrio lo strattona sulla task force: “Sia umile come Papa Francesco. Ascolti parti sociali ed enti locali, no a commissariare il Parlamento”. Mentre il prossimo punto dell’agenda Pd-M5S sarà la revisione “radicale” del Patto di Stabilità .
La risoluzione giallorossa si vota per parti separate: il grosso passa con 314 sì e 239 no, 9 astenuti. Ma sul punto preciso che impegna il governo “a finalizzare l’accordo politico raggiunto all’eurogruppo e all’ordine del giorno dell’eurosummit sulla riforma del trattato del Mes” i consensi scendono a 297 con 256 voti contrari e 7 astenuti.
Tra i no ci sono sei Cinquestelle, che parlano in dissenso uno dopo l’altro — Andrea Colletti, Fabio Bernardini, Francesco Forciniti, Pino Cabras, Alvise Maniero, Mara Lapia – per chiarire che non si tratta di una sfiducia a Conte (secondo il richiamo all’ordine usato da Luigi Di Maio e Vito Crimi) ma di un “voto di coerenza”.
Fanno poi sapere di aver votato contro anche Andrea Vallascas e Raphael Raduzzi, che accusa: “E’ stata una Caporetto, Crimi si dimetta”.
No anche da parte di tre ex grillini, ora nel Misto: Antonio Zennano, Raffaele Trano, Lorenzo Fioramonti.
Forza Italia tiene o, come dice l’ala “governista”, vive la quiete prima della tempesta. Maria Stella Gelmini annuncia il voto contrario voluto da Silvio Berlusconi, ma avvisa Salvini e Meloni: “Bene il centrodestra unito, ma Fi non si fa dettare la linea dal governo o dagli alleati”.
E sul Mes sanitario i berlusconiani, a differenza di Lega e FdI, voteranno sì, perchè la Sanità ha bisogno di risorse in un modo o nell’altro. Lo hanno già ribadito Antonio Tajani e il fedelissimo del Cavaliere Valentino Valentini.
Segno che sui 37 miliardi per la Sanità si giocherà il prossimo round. Ma ce ne saranno altri: il Mes definitivo dovrà tornare in aula, poi ci sarà la legge di Bilancio, il nuovo probabile scostamento di gennaio.
Ogni fazione affila le armi. Intanto, però, il dissenso è contenuto. Grazie anche alla mossa di Salvini che ha convinto Giovanni Toti a virare i suoi (tutti fuoriusciti da Fi) per il sì: lo annuncia in aula Maurizio Lupi un po’ acrobaticamente, dopo le aperture al sì di Gaetano Quagliariello e Paolo Romani.
A smarcarsi è Renato Brunetta, che però ha preventivamente ricucito con Berlusconi: “Lo ringrazio per l’onore di parlare in dissenso, un’attestazione di fiducia che penso di aver meritato in 26 anni di militanza leale”. Si duole che abbia “prevalso lo spirito di parte, schieramento e propaganda sullo spirito di unità . Così si indebolisce il Paese, è un gioco a somma negativa. Questo no non sarà in mio nome”. Più laconica Polverini: “Non faccio passi indietro sul sogno europeo, fa parte della storia di Fi”.
(da agenzie)
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