Destra di Popolo.net

L’AZIENDA DOMINION VOTING FA CAUSA A RUDY GIULIANI PER FALSE ACCUSE DI FRODI ELETTORALI: CHIEDE 1,3 MILIARDI DI DOLLARI

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

PER SETTIMANE GIULIANI HA ACCUSATO L’AZIENDA DI AVER FRODATO LE ELEZIONI MANIPOLANDO I RISULTATI DELLE MACCHINE

L’azienda Dominio Voting System, che si occupa di produrre e fornirne sistemi di voto per le elezioni, ha fatto causa all’avvocato di Donald Trump Rudy Giuliani chiedendo 1,3 miliardi di dollari di risarcimento per “la campagna di disinformazione virale” delle accuse infondate di brogli alla società  che gestisce le macchine elettorali
Nel ricorso si afferma che Giuliani ha continuato per settimane in dichiarazioni pubbliche ed ai media ad accusare Dominion di aver frodato le elezioni manipolando i risultati delle macchine. Questo anche dopo che ispezioni indipendenti ed il riconteggio manuale delle schede avevano provato come infondate le sue accuse.
Anzi Dominion sottolinea che Giuliani in più occasioni ha preferito fare le sue accuse di fronte alle telecamere piuttosto che nelle aule di tribunale, dove rischiava sanzioni nell’affermare il falso.
“Come è noto in Pennsylvania sono state usate macchine elettorali di Dominion, ma la campagna di Trump nei suoi ricorsi nello stato non ha incluso nessuna accusa contro la società “, si legge nella denuncia che è la seconda iniziata di questo tipo avviata da Dominion
All’inizio del mese aveva denunciato per diffamazione Sidney Powell, un’altra protagonista della difesa legale della campagna di Trump per “la narrativa falsa” riguardo al fatto che Dominion avrebbe partecipato ad un’operazione di brogli elettorali collegata al Venezuela del defunto leader socialista Hugo Chavez.
Dominion ha lasciato aperto la possibilità  di altre azioni legali, non escludendo di prendere di mira lo stesso Trump.

(da agenzie)

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VERSO GRUPPO COSTRUTTORI IN SENATO PER CONTE TER: SAREBBERO A QUOTA 13-14

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

SI PARLA DI TRE SORPRESE “INSOSPETTABILI”

Dopo le dimissioni del premier Conte, ore concitate per la costituzione di un nuovo gruppo parlamentare autonomo al Senato a sostegno del presidente del Consiglio.
Per tutta la notte le trattative sono andate avanti, allo stato, apprende l’Adnkronos, si sarebbe arrivati a quota 13-14 senatori, pronti a dare una mano alla nascita del Conte ter.
Altri senatori, riferiscono autorevoli fonti di governo, “stanno valutando. I contatti ci sono, lavori in corso”. Per ‘raccogliere’ i cosiddetti volenterosi, dovrebbe essere usato il simbolo del Maie, la lista degli eletti all’estero. L’obiettivo è formalizzare il gruppo prima delle consultazioni
I ‘papabili’ componenti della nuova formazione centrista si sono riuniti stamani in un ‘luogo neutro’, non a palazzo Madama, e torneranno a vedersi nel pomeriggio per provare ufficializzare la nascita del ‘contenitore politico’.
Ancora si starebbe discutendo per il nome, c’è chi vorrebbe inserire un riferimento all’Europa. E non sarebbe stato indicato nemmeno il capogruppo.
Si parla di ‘tre sorprese’, ovvero di tre nomi considerati ‘insospettabili’, riferiscono fonti parlamentari della maggioranza, non ancora usciti sulla stampa e sui quali viene mantenuto il riserbo per non bruciarli.

(da Adnkronos)

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CRISI DI GOVERNO: NUMERI VERI O NIENTE REINCARICO

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

PER IL QUIRINALE URGONO CERTEZZE NUMERICHE E CHIARIMENTI POLITICI

Trenta minuti non è il tempo di un colloquio lungo, anche perchè in fondo c’era poco da dire che già  non sia stato detto. Però è un tempo sufficiente per chiarire come Sergio Mattarella intenderà  orientarsi in questa gestione della crisi. E se la domanda è se intenda reincaricare Conte per la terza volta in tre anni, la risposta è che l’incarico sarà  dato a chi è in grado di garantire una “maggioranza coesa” con un “programma definito”.
Il che rende non scontato che possa ottenerlo se, nelle prossime 48 ore, non ci sarà  un fatto politico nuovo, in termini di certezze numeriche e di chiarimenti politici.
Ecco, diciamola con un buon livello di semplificazione e di chiarezza: è impensabile che, nel corso del faccia a faccia tra il premier dimissionario e il capo dello Stato, si sia parlato, nello specifico, del destino di Conte in modo esplicito: il “che cosa” dovrebbe fare l’uno per tornare a palazzo Chigi e le intenzioni dell’altro.
È invece piuttosto ovvio che sia stato ricordato, con eleganza istituzionale, il contesto generale entro cui sarà  gestita la crisi. E cioè ci si atterrà , in una vicenda che ha già  registrato picchi di fantasia politica, incertezze, dilatazioni dei tempi oltre ogni soglia consentita dal momento che vive il paese, al rigore di una consolidata prassi istituzionale.
Con la salita (e la ridiscesa) di Conte al Colle, la crisi passa nelle mani di Mattarella. Da palazzo Chigi al Colle. Cambia cioè regia, baricentro, grammatica.
Chi immagina una sorta di gioco di sponda per arrivare al Conte ter, sbaglia. Il capo dello Stato ascolterà  i partiti, nell’ambito delle consultazioni che iniziano mercoledì pomeriggio, provando a capire quali siano le loro intenzioni, con chi intendano realizzarle, quali nomi indicheranno per palazzo Chigi, e dunque su quali numeri si possa fondare una nuova maggioranza. Poi tirerà  le somme.
Le dimissioni di Conte segnano un “volta pagina”, dal capitolo delle incertezze e dei tentativi di raccattare responsabili a quello delle certezze.
Se davvero ci sono parlamentari intenzionati a sostenere un nuovo Governo guidato da Conte, non dovranno essere ipotesi, ma nomi o gruppi, insomma un sostegno visibile e concreto, tale da assicurare la fiducia davanti alle Camere che dovrà  manifestarsi nelle prossime 48 ore. Altrimenti, senza un fatto politico nuovo, è impensabile che possa essere conferito un nuovo incarico per proseguire in questa sorta di verifica permanente protrattasi sin troppo a lungo.
Se cioè qualche fine stratega o abile propagatore di spifferi immagina che Conte possa avere di nuovo l’occasione di presentarsi alle Camere per cercare lì i numeri avendo in tasca l’alternativa delle elezioni, è fuori strada.
Così come è fuori strada immaginare, al termine delle consultazioni, incarichi a metà  — “pre-incarichi” o “esplorativi”. C’è, in queste indicazioni, l’urgenza del momento che richiede la soluzione di un “mandato pieno” e di un Governo in grado, da subito di operare.
Del resto, se Conte avesse disposto di numeri per andare avanti non si sarebbe dovuto dimettere. O al limite avrebbe potuto riavere subito un pre-incarico.
Invece sono necessarie le consultazioni, nell’ambito di una crisi senza pilota: non di una maggioranza che cerca nuovi assetti, ma di una maggioranza che tale non è e cerca di ritrovarsi nella crisi.
E se, dunque, tutto si gioca alle consultazioni, in questo primo giro, dove è scontata l’indicazione di Conte da parte di Pd, Cinque Stelle e Leu, gli attori cruciali sono, innanzitutto Renzi e Berlusconi, al netto dell’appalesarsi della finora invisibile gamba dei responsabili.
Perchè il primo (Renzi) può essere il protagonista della ricomposizione attorno al Conte Ter o dell’affossamento di Conte.
E il secondo più essere il protagonista di un cambio di schema qualora proponesse non il voto, ma la disponibilità  a una nuova maggioranza senza Conte.
Insomma questo è il “giro” in cui si capisce se sia ancora in campo o meno l’avvocato del popolo. Poi inizia tutta un’altra partita, dall’esito ancora più imprevedibile.

(da “Huffingtonpost”)

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RENZI, IL CAVALLO DI TROIA

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

UN GESTO DI CHIAREZZA SAREBBE NON METTERSI IN CASA CHI QUESTA CRISI L’HA PROVOCATA

Oggi basta leggere cosa dice a La Repubblica il ministro Lorenzo Guerini (Pd), per capire cosa (non) si deve fare. “La crisi — spiega il titolare della Difesa — è frutto di incomprensibili scelte di Italia Viva. E quel partito ha la responsabilità  di aver creato una crisi inspiegabile”.
Da questa acuta analisi, però, inspiegabilmente, Guerini trae una conclusione del tutto illogica: “È tempo di costruttori e non di risentimenti, serve un nuovo patto aperto anche a Renzi”.
Merita di essere riportato, questo sconclusionato ragionamento politico, perchè è la sintesi migliore di un sentimento schizofrenico che non è solo di Guerini, ma che in queste ore ha attraversato tutto il panorama politico informativo.
È il tema su cui hanno fatto pressione stampa e attori politici interessati. Il tentativo di Giuseppe Conte e della segreteria del Pd di salvare il governo sarebbe, agli occhi di questi geniali analisti, una strategia inspiegabile. Da un lato, per il premier, si tratterebbe di un “fatto personale”. Dall’altro, per il Pd, di una miope scelta di sacrificio: “Può il Pd morire per Conte?”, chiedeva per esempio Alessandra Sardoni a Goffredo Bettini ieri mattina.
Ma, tuttavia, la difesa della maggioranza giallorossa dalle insidie esterne e dai nemici interni era soltanto la logica protezione di una prospettiva di centrosinistra. Difendere il governo Conte, adesso, significava difendere l’uomo che aveva fatto la trattativa con l’Europa. Ma, soprattutto, difendere in prospettiva una possibile alleanza elettorale.
È esattamente per questi motivi, non per altri, che tutti i nemici del centrosinistra — giornalistici e non — hanno lavorato con metodo in direzione opposta.
Uccidere Conte significa commettere l’ennesimo delitto cannibalistico dal governo Prodi in poi. Uccidere Conte, oggi, e chiedere al premier di fare buon viso a cattivo gioco, tornando a convivere con Renzi (ovvero con il proprio serial killer), come se fosse un gesto di grande magnanimità , serve a chi vuole smontare questa maggioranza, e questo premier, per costruire altri scenari. Non solo oggi, ma in prospettiva.
C’è chi sogna governissimi, chi vuole spaccare il Pd e il M5S, chi desidera incassare — insieme alla testa di Conte — la certezza che si torni alla palude in cui (tagliando le ali) le differenze fra destra e sinistra scompaiono.
Ecco perchè la pretesa di un “reincarico”, da parte di Conte, non è un curioso delirio personalistico, ma un gesto di chiarezza. Ed ecco perchè un altro gesto di chiarezza sarebbe quello di non mettersi in casa chi questa crisi l’ha prodotta.

(da TPI)

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COVID STRAVOLGE LE CONSULTAZIONI DI MATTARELLA, SARANNO IN STREAMING

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

AL QUIRINALE STAMPA CONTINGENTATA, AMMESSA PER SORTEGGIO

Le consultazioni al Quirinale avranno inizio domani, mercoledì 27 gennaio 2021.
Il calendario delle consultazioni sarà  reso noto attraverso l’Ufficio Stampa. Nel rispetto delle disposizioni vigenti sull’emergenza epidemiologica, le consultazioni si seguiranno in diretta streaming sul canale Youtube della Presidenza della Repubblica e sul sito www.quirinale.it.
Su richiesta dell’Ordine dei Giornalisti e dell’Associazione della Stampa Parlamentare si è deciso di ammettere un numero ristretto di giornalisti (senza telecamere) per seguire le dichiarazioni dei gruppi parlamentari e per rivolgere loro eventuali domande. In tal senso si è deciso di procedere mediante sorteggio.

(da agenzie)

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CLIMA INFUOCATO AL PIRELLONE, CONSIGLIERE IN GINOCCHIO E PALLOTTOLIERE REGALATO A FONTANA CHE CONTINUA A NEGARE L’EVIDENZA

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

LA PROTESTA DEL CONSIGLIERE USUELLI: “RENDA PUBBLICI I DATI DISAGGREGATI SUJLL’EPIDEMIA, PERCHE’ CONTINUA A NASCONDERLI?”… INTERVIENE LA DIGOS

Toni accesi e caos durante la seduta odierna del Consiglio regionale della Lombardia al Pirellone. C’era da aspettarselo, considerando il duro scontro in atto tra governo e Regione in merito ai dati “rettificati” e al pasticcio sulla zona rossa in cui la Lombardia è finita per errore.
Mentre il governatore Attilio Fontana, durante il suo intervento, ha continuato a mantenere la propria linea imputando a Roma l’errore che ha tenuto la Lombardia nella fascia di rischio più alta, dai banchi dell’opposizione la protesta nei confronti della giunta ha assunto toni a tratti anche teatrali.
Il momento clou si è verificato quando il consigliere regionale di +Europa Michele Usuelli si è inginocchiato al centro dell’aula per chiedere che vengano resi pubblici tutti i dati sull’epidemia in Lombardia in forma disaggregata, mentre gli altri consiglieri d’opposizione esponevano cartelli con le scritte “Verità  per la Lombardia”, “Basta bugie” e “Ora basta”, che era anche lo slogan di una manifestazione che si è tenuta ieri sera sotto Palazzo Lombardia.
Il consigliere regionale del Pd Pietro Bussolati, in segno di protesta, ha consegnato al presidente Fontana un pallottoliere “per evitare che ci mandi ancora in zona rossa per sbaglio”, come ha spiegato.
Per sedare le proteste e cercare di riportare la calma è dovuto intervenire il presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi, che ha sospeso la seduta e ha prima censurato e poi espulso il consigliere Usuelli.
Il capogruppo di + Europa non ha però abbandonato l’aula, rimanendo in ginocchio per circa un quarto d’ora fino all’intervento della Digos: “Mi sono messo in ginocchio, i responsabili della sicurezza si sono avvicinati, ho comunicato che mi sarei alzato immediatamente se il presidente Fontana e la vice presidente Moratti mi avessero detto che avrebbero pubblicato questi dati e mi è stato riferito che Fontana avrebbe detto ‘per me può restare anche in ginocchio'”, ha poi spiegato Usuelli ai cronisti presenti al Pirellone.
“Così ho fatto finchè è arrivata la Digos e a loro gentile richiesta sono uscito”. Usuelli ha poi aggiunto che nessun esponente della giunta gli si è avvicinato: “Mi si sono avvicinati i consiglieri della Lega a darmi monetine, tra l’altro quella di più valore era da 20 centesimi”.
La protesta del consigliere Usuelli era stata anticipata da lui stesso sui social: “Questa la mia interrogazione in aula il 4 giugno 2020 — aveva scritto pubblicando il testo — chiedevo a Fontana come si giustificavano le anomalie indicate per i casi di insorgenza primo sintomo. Dati necessari a calcolare Rt. E proponevo: mettete a disposizione della comunità  scientifica il vostro intero database con i dati disaggregati. Oggi glielo chiederò in ginocchio”. E così ha fatto.

(da Fanpage)

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IL GRANDE GESTO DI KOULIBALY: REGALA GIACCONI DEL NAPOLI PER STRADA AI CONNAZIONALI

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

IL CAMPIONE AZZURRO, SIMBOLO DELLA LOTTA AL RAZZISMO, NON E’ NUOVO A GRANDI GESTI DI SOLIDARIETA’

Sono le ore 13.30 circa ad Agnano (Napoli). Da una fuoriserie scende Kalidou Kolulibaly, senegalese di nascita e passaporto ma napoletano d’adozione, fuoriclasse della difesa del Napoli da sette stagioni e, tra le altre cose, simbolo suo malgrado della lotta contro il razzismo.
Si avvicina a cinque o sei connazionali che sostano davanti ai semafori e tira fuori dalla portiere dei giacconi del proprio club e li distribusce ad ognuno di loro per proteggerli dal freddo.
Un gesto semplice, spontaneo, lontanissimo da microfoni e telecamere. E nessuno avrebbe mai saputo nulla se non fosse stato per un tifoso, Paolo Leccia, che, proprio in quel momento passava di lì e si è avvicinato al campione senegalese per salutarlo.
Quando l’uomo ha capito quello che Koulibaly stava facendo, ha tirato fuori lo smartphone e ha fotografato la scena, pubblicando sui social un gesto che, nel giro di poche ore, è diventato virale e che sarebbe rimasto nel più completo anonimato se non fosse stato per quella coincidenza casuale. La dimostrazione di come si possa essere campioni anche, e soprattutto, restando in silenzio.
KK, o K2, come è stato ribattezzato a Napoli per via delle sue iniziali, non è nuovo a gesti di solidarietà  e a slanci di generosità .
Come quando, l’anno scorso, regalò 500 euro a un senzatetto in un centro commerciale, mentre non si contano le maglie donate in beneficenza e le donazioni spontanee verso chi è stato meno fortunato, con un occhio particolare ai tanti connazionali che vivono a Napoli. Due anni fa, nel dicembre del 2018, durante un Inter-Napoli, Koulibaly con un gesto eclatante e pieno di rabbia aveva abbandonato il campo in seguito ai vergognosi e continui fischi e ululati razzisti da parte dei cosiddetti “tifosi” nerazzurri, diventando un’icona mondiale della lotta al razzismo negli stadi.
A chi gli chiedeva se, dopo quell’episodio, se ne sarebbe andato dall’Italia, KK aveva risposto senza esitazioni: “Non ci penso neanche, se ne vadano i razzisti”.

(da NextQuotidiano”)

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CONTE HA RASSEGNATO LE DIMISSIONI, LA REGIA PASSA A MATTARELLA, NASCE IL GRUPPO RESPONSABILI AL SENATO, PER ORA SONO DIECI

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

PD, M5S E LEU PUNTANO SUL REINCARICO A CONTE… “GRAZIE A OGNI SINGOLO MINISTRO”

È ufficiale: Giuseppe Conte ha rassegnato le dimissioni. Trenta minuti al Colle per comunicare al capo dello Stato la decisione di lasciare il governo.
Prima, alle 9, l’ultimo Consiglio dei ministri dell’esecutivo giallorosso. “Ringrazio ogni singolo ministro, per ogni giorno di questi mesi insieme”, ha detto il premier alla sua ormai ex squadra di governo. “Sostegno e compattezza”, hanno risposto i capi delegazione delle forze di maggioranza, Alfonso Bonafede (M5S), Dario Franceschini (Pd) e Roberto Speranza (Leu). Poi un lungo applauso ha chiuso il Consiglio dei ministri.
A mezzogiorno la seconda tappa della giornata di Conte: puntuale è salito al Colle   aprendo così una delicata crisi di governo. Da questo momento in poi, tutti gli scenari che dovrà  valutare il capo dello Stato sono possibili.
Prima però Sergio Mattarella avvierà  consultazioni lampo con tutte le forze politiche, dal reincarico al premier uscente per un “ter”, come sperano Pd, M5s e Leu, fino alla soluzione estrema dello scioglimento delle Camere.
Su Renzi, solo un breve commento della vicepresidente del Pd, Deborah Serracchiani: “Nessuno può mettere veti a nessuno e in politica mai dire mai”.
Intanto, l’avvocato deve trovare una soluzione in tempi rapidi. Conte spenderà  le prossime 48 ore nel tentativo di sopravvivere anche a questa crisi. Sa di avere soltanto due giorni per favorire la nascita di un gruppo di “costruttori” e ottenere l’incarico a formare un esecutivo di “salvezza nazionale”. Sostiene di aver parlato personalmente con dodici responsabili. Ma è consapevole anche che finora nessuno si è manifestato alla luce del sole. Se non dovessero farlo prima di mercoledì pomeriggio, l’impresa diventerà  quasi impossibile.
L’avvocato giocherà  al buio la sua partita più rischiosa. Lo scenario che si apre porterebbe, almeno nelle intenzioni dei giallorossi, a un Conte ter, sostenuto da una maggioranza parlamentare più ampia. Il Movimento 5 stelle ‘blindà  il premier. Anche il Pd fa quadrato attorno a lui, stessa cosa Leu. Matteo Renzi al momento tace: ed è in programma per questa sera una riunione dei gruppi parlamentari
Nasce nuovo gruppo dei Responsabili in Senato
Si sta per costituire un nuovo gruppo parlamentare al Senato. Si tratta dell’ormai famosa componente dei Responsabili. Sarà  composto da dieci senatori e utilizzerà  il simbolo del Maie, la lista degli eletti all’estero. Tra gli aderenti al momento ci sono: l’ex M5S Maurizio Buccarella, Adriano Cario (Maie), Saverio De Bonis (Maie), l’ex M5S Luigi Di Marzio, Ricardo Merlo (Maie) gli ex Fi Sandra Lonardo, Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin. In trattativa l’ex Grillino Alfonso Ciampolillo. Il capogruppo dovrebbe essere Causin. Allo stato si tratta di senatori che hanno già  votato la fiducia la settimana scorsa. E quindi non aggiungono numeri alla maggioranza. La costituzione sta avvenendo per consentire al nuovo gruppo di partecipare domani alle consultazioni.

(da agenzie)

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TRADITORE, NON PATRIOTA: SALVINI SI INDIGNA PER L’ITALIA SENZA BANDIERA ALLE OLIMPIADI MA LA RIFORMA DEL CONI L’HA FATTA LA LEGA

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

LA TRATTATIVA ERA STATA GESTITA DAL BRACCIO DESTRO GIORGETTI CON IL FINE DI FAR SOTTRARRE AL CONI LA GESTIONE DEI FONDI ECONOMICI

Qualcuno dovrebbe dirglielo. Eppure, a volte, i trending topic prevalgono nettamente sul buonsenso.
Matteo Salvini e le Olimpiadi rappresentano i due principali hashtag su Twitter, accanto alle dimissioni di Giuseppe Conte.
Tuttavia, sin da ieri sera, il leader della Lega ha provato a posizionarsi (e a posizionare il proprio elettorato) sulla questione della mancata esposizione della bandiera dell’Italia (e dell’inno nazionale che dovrebbe accompagnare gli atleti trionfatori) ai prossimi Giochi Olimpici di Tokyo, come punizione che sembra ormai decisa dal CIO per la riforma della governance del comitato olimpico nazionale.
Una riforma che mette a rischio anche l’organizzazione dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026.
Matteo Salvini ha attaccato il governo (o quel che ne resta, vista la giornata di oggi): «L’Italia che ospiterà  le Olimpiadi invernali del 2026, non può non veder sventolare la sua Bandiera ai prossimi Giochi Olimpici! Evviva lo Sport libero e pulito!».
Matteo Salvini dimentica (volontariamente) di spiegare nel suo tweet perchè l’Italia rischia di andare ai Giochi Olimpici in Giappone senza la sua bandiera.
Grazie al governo giallo-verde (il braccio destro di Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, era sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport) Coni Servizi non esiste più, dopo l’approvazione della legge di bilancio 2018.
Era stata creata la società  ‘Sport e Salute’ che, praticamente, sottrae autonomia sia decisionale, sia economica al Coni.
Un elemento in violazione con la carta olimpica internazionale, che prevede questa autonomia — soprattutto per quanto riguarda gli sport diffusi sul territorio — all’articolo 27. In caso di violazione di questo aspetto della carta, è prevista la sospensione del comitato nazionale. E, quindi, la partecipazione degli atleti alle olimpiadi senza bandiera.
Dunque, torniamo al tweet di Matteo Salvini con la bandiera tricolore. Tutto sembra essere partito proprio da una decisione del governo giallo-verde, tra l’altro diventata legge dello stato qualche settimana prima della caduta del Conte-uno.
Successivamente, è vero, il governo giallo-rosso ha soltanto promesso un ritocco di questa riforma dello sport, senza mai riuscire (anche a causa dei veti del Movimento 5 Stelle) a intervenire in maniera organica.
Bisogna tuttavia prendere in considerazione che il 2020, ovvero l’anno in cui questa modifica doveva essere effettuata, è stato l’anno della pandemia globale, dove la priorità  era salvare il Paese dall’emergenza coronavirus. Insomma, qualche attenuante c’è, ma la responsabilità  è di tutti.
Compreso della Lega di Matteo Salvini che, ora, vorrebbe provare a trasformare in consenso anche quest’onta per lo sport nazionale.
Tra le altre cose, nel consiglio dei ministri di oggi — quello che ha certificato le dimissioni di Giuseppe Conte — è stato approvato un decreto-lampo basato sulle proposte di autonomia per il Coni che erano state avanzate dal ministro Spadafora negli ultimi mesi di governo.
Un tentativo in più per poter salvare la bandiera dell’Italia alle olimpiadi, nonostante le parole di Salvini sui “Signor No”. Non è detto, comunque, che basterà .

(da agenzie)

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