Destra di Popolo.net

DRAGHI SALVA DURIGON MA IN PRATICA SI TIENE UN MILLANTATORE BALLISTA AL GOVERNO

Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile

“INDAGINI SUI FONDI LEGA COORDINATE DA COLONNELLI, NON DA GENERALI”… MA GLI OBIETTANO: “IN UN PAESE SERIO DOPO UN’ORA IL PREMIER AVREBBE CHIESTO LE SUE DIMISSIONI, COSI’ SI DIMOSTRA COMPLICE”

Il presidente del Consiglio Mario Draghi è intervenuto nell’Aula della Camera per il suo primo ‘question time’. La prima interrogazione a cui ha risposto è quella che parte dall’inchiesta giornalistica di Fanpage.it, che vede coinvolto il sottosegretario dell’Economia Claudio Durigon.
L’esponente leghista, non sapendo di essere ripreso dalle nostre telecamere, a proposito delle indagini sui finanziamenti della Lega, ha detto: “Quello che indaga della Guardia di Finanza, il generale lo abbiamo messo noi…”.
Il deputato Forciniti (L’alternativa c’è) ha chiesto a Draghi se intenda rimuovere il sottosegretario al Mef, braccio destro di Salvini nel Lazio: “Quelle di Durigon sono parole gravissime, sia se millantava con spacconeria, perché gettano discreto sulla Guardia di Finanza e sul Mef, sia se Durigon potesse davvero vantare un credito di riconoscenza nei confronti di qualcuno che sta indagando sul suo stesso partito. In ogni caso tertium non datur, è evidente che Durigon non può rimanere in quel ministero un minuto in più”.
Draghi ha risposto così, senza alludere ad alcuna richiesta di dimissioni da parte sua: “Onorevole Presidente, onorevoli deputati l’interrogazione ha ad oggetto alcune affermazioni dell’on. Durigon verosimilmente riguardanti un’indagine che ha visto coinvolti diversi professionisti e un’istituzione privata. Sentito il Comando generale della Guardia di finanza, si segnala che l’indagine oggetto dell’interrogazione è stata svolta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Milano, nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria, alle dipendenze e sotto la direzione della Procura della Repubblica di Milano”.
“Il codice di procedura penale art. 329 recita al comma 1: gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria, le richieste del pubblico ministero di autorizzazione al compimento di atti di indagine e gli atti del giudice che provvedono su tali richieste sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e comunque non oltre la chiusura delle indagini preliminari. In altre parole gli agenti di polizia giudiziaria possono riferire solo al magistrato titolare dell’indagine. I Reparti della Guardia di finanza che hanno svolto le suddette attività investigative sono comandati da ufficiali con il grado di Colonnello. Nessun ufficiale Generale ha svolto ruoli direttivi nelle investigazioni oggetto dell’interrogazione. Peraltro, si evidenzia che tali ufficiali non rivestono qualifiche di polizia giudiziaria e pertanto non possono ricoprire un ruolo di diretto intervento nell’ambito delle indagini eseguite di iniziativa o su delega dell’Autorità giudiziaria”.
“I Reparti operativi del Corpo, peraltro – ha proseguito Draghi – sono dotati di piena autonomia organizzativa; il carattere gerarchico che connota la struttura del Corpo stesso non altera mai il rapporto di dipendenza funzionale dall’Autorità Giudiziaria delegante, che per legge assume la direzione delle indagini. Infine, la stessa procura di Milano, in data 29 aprile, ha confermato piena fiducia ai militari della Guardia di finanza evidenziandone la professionalità, il rigore e la tempestività negli accertamenti loro delegati”.
Il deputato Colletti ha replicato: “In quale paese civile un sottosegretario potrebbe dire di controllare un generale della Guardia di Finanza che sta indagando sul suo stesso partito. In quale paese un sottosegretario rimarrebbe al proprio posto? Lei non ha detto nulla per più di una settimana? Perché voi, i suoi ministri, siete così omertosi? In un paese serio un presidente del Consiglio specchiato dopo un’ora dalla pubblicazione del servizio di Fanpage avrebbe imposto le immediate dimissioni del sottosegretario, o ne avrebbe decretato la revoca immediata. Il sottosegretario ha giurato nelle sue mani, lei ne ha la responsabilità politica, non la Lega. Questa vicenda dimostra il substrato valoriale del suo governo e della sua maggioranza. Cosa bisogna fare per ottenere la dimissione di un politico? Servono soltanto due parole: ‘revoca immediata’ e con questa risposta lei si è dimostrato complice”.
(da agenzie)

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I CINQUESTELLE BUTTANO CANCELLERI GIU’ DALLO STRETTO DI MESSINA

Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile

ALL’ASSEMBLEA CONGIUNTA TUTTI CONTRO IL SOTTOSEGRETARIO CHE HA APERTO ALL’OPERA ALL’INSAPUTA DEI PARLAMENTARI

La scommessa sul Ponte sullo Stretto, rilanciata dal sottosegretario siciliano alle infrastrutture Giancarlo Cancelleri rinnegando tra le altre cose le sue posizioni di un tempo fermamente contrarie all’opera cara a Silvio Berlusconi, è dichiarata perdente dai parlamentari Cinque Stelle.
Un coro di no all’assemblea congiunta da Federica Dieni a Mauro Coltorti. Critico Stefano Patuanelli. “Ci troveremo a doverne discutere con atti parlamentari, quindi è necessario un confronto”, ha spiegato il reggente 5S, Vito Crimi, bollando l’uscita del sottosegretario come “non opportuna”.
Ma Cancelleri non demorde, propone gli Stati Generali delle infrastrutture siciliane e rilancia: “Sono pronto a fare di tutto per la compattezza del Movimento ma per una volta vorrei che quel no che non è ideologico possa essere rimesso al centro del nostro dibattito interno e cominciare a ragionare a quello che può essere un progetto per il Sud”.
E ancora: “Guardiamo con sana invidia l’alta velocità che arriva in Calabria. Ma se vuoi portarla in Sicilia il treno non ci arriva.. sul traghetto non entra!”.
L’altra bomba la spara il capogruppo M5S alla Camera: “Non mi sarei aspettato una fuga in avanti su un giornale prima della discussione con il M5S”, ha detto Davide Crippa. Spara anche il senatore e geologo Ruggiero Quarto: “Avrei preferito parlare del rischio frane, del rischio alluvioni, dei 44 miliardi che servono per mettere in sicurezza il paese dal rischio idrogeologico, di adeguamento del costruito a rischio sismico o del 40% di perdite della rete idrica. Invece ci troviamo ancora a parlare del Ponte sullo Stretto. Non ho preclusioni ideologiche ma oggi parlare di ponte è prematuro perché mancano le necessarie conoscenze scientifiche”.
Affonda la proposta anche il senatore Giuseppe D’Ippolito: “Io non ho competenze tecniche ma faccio presente che la posizione del M5S è un dato acquisito in Parlamento. Noi abbiamo detto no alla proposta di Stefania Prestigiacomo (FI) consacrando la nostra posizione in atti parlamentari su cui non mi sento di tornare indietro. Tu dichiari che si farà in 10 anni se ci sarà il via libera senza problemi al decreto Semplificazioni. Ma se questo testo dev’essere il viatico per fare il Ponte diventa allora un incentivo a non votarlo”.
(da agenzie)

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ORBAN IMPEDISCE LA DICHIARAZIONE DI CONDANNA UE A PECHINO PER LA REPRESSIONE A HONG KONG: AL SOVRANISTA PIACCIONO LE DITTATURE

Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile

IL DISASTRO DEL VINCOLO DELL’UNANIMITA’

A Pechino qualcuno starà sorridendo. L’Unione europea è preoccupata, a giusto titolo, per le misure liberticide che il governo cinese continua a adottare e attuare a Hong Kong, oltre che nei confronti della minoranza uigura in Xinjiang.
Per i ministri degli Esteri Ue, riuniti a Bruxelles, l’argomento era inevitabile né deve sorprendere che, dinanzi alla gravità dei recenti sviluppi, dal dibattito sia emersa una condanna pressoché unanime della linea dura imposta dai cinesi.
Oltre che sulle drammatiche violazioni di diritti fondamentali ai danni della comunità uigura, l’attenzione si concentra sulla recente legge di sicurezza nazionale per Hong Kong, che introduce un controllo di Pechino sulla scelta dei candidati alle elezioni della città, limitando fortemente la democrazia e il pluralismo che dovrebbero essere garantiti dalla sua costituzione (basic law). Tra l’altro, la legge ha portata extra-territoriale, consente cioè di perseguire penalmente anche persone fisiche o giuridiche straniere, sul territorio di Stati che abbiano un trattato di estradizione con la Cina, per l’eventuale sostegno da esse offerto a quanti a Hong Kong si oppongono alla repressione realizzata dal regime.
La situazione è indifendibile, anche per chi come la Germania ha solidissimi rapporti economici e commerciali con la Cina e tuttavia non si nasconde quando si tratta di richiamare al rispetto di diritti umani basilari.
Eppure l’Unione europea non è riuscita a pronunciarsi all’unanimità: tutti d’accordo tranne l’Ungheria, sicché si è preso tempo per cercare di superare il veto di Budapest.
Per ora nulla di fatto, se ne riparlerà nei prossimi giorni. Il governo ungherese si era già opposto a sottoscrivere conclusioni del Consiglio Esteri critiche nei confronti della Cina. Pesano le relazioni amichevoli tra i due Paesi, “altamente apprezzate” da Pechino, e l’intensa collaborazione economica e sanitaria. Nei mesi scorsi, ad esempio, l’Ungheria si è precipitata ad acquistare vaccini cinesi anti-Covid, non autorizzati in Europa. Con una certa soddisfazione della Repubblica popolare.
Per carità, ciascuno deve essere libero di perseguire i propri “interessi nazionali”, ma qui si pone un problema di fondo. Se anche per emettere una semplice dichiarazione – non per inviare cannoniere – l’Unione europea resta impigliata nella regola dell’unanimità e quindi nella possibilità di blocco da parte di ogni singolo Paese membro, sarà ancora molto lunga la strada da percorrere perché l’Ue sia considerata un protagonista della politica internazionale.
Esperti autorevoli raccomandano gradualità e prudenza prima di metter mano a eventuali riforme. Certo, le regole vanno ben meditate, come va valutato con cura il quadro fragile in cui ci muoviamo. Però, francamente, qualche dubbio sull’assetto attuale è lecito esprimerlo.
È difficile far funzionare una società se il suo Consiglio di amministrazione è tenuto ad adottare le sue deliberazioni all’unanimità. Altrettanto problematico sarebbe gestire un condominio con quella regola. D’altra parte, se il Consiglio europeo elegge il proprio presidente a maggioranza qualificata (art. 15.5 Tue), è singolare che per una dichiarazione si preveda l’unanimità.
E se al Consiglio europeo di Milano del 1985 ci si fosse adagiati su quel criterio, la storia sarebbe andata in un’altra direzione. Invece, con lungimiranza e coraggio, la presidenza italiana (Craxi, Andreotti) scelse di procedere a maggioranza sul voto per l’apertura della Conferenza per la riforma dei trattati con l’Atto Unico. Si opposero tre Paesi – Danimarca, Grecia e Regno Unito – su dieci, allora eravamo in dieci, ma la decisione fu adottata.
Nel momento in cui si comincia, con tante riserve tra le stesse istituzioni comunitarie, a discutere di futuro dell’Europa, forse potrebbe essere utile riflettere un attimo su come si prendono le decisioni in Europa.
Oggi siamo paralizzati davanti a una mera espressione di solidarietà per chi vede conculcati i propri diritti, domani avremo sul tavolo scelte ancora più pesanti, a impatto diretto. Se penseranno a materie come le risorse per la ripresa o il contrasto all’immigrazione illegale, gli ungheresi (e altri) certamente difenderanno l’unanimità a spada tratta. E’ un dato di fatto. La domanda è se ci si debba fermare qui e continuare a far sorridere i cinesi.
(da Huffingotinpost)

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ISPEZIONI ANTI-COVID DEI NAS NELLE RSA IN TUTTA ITALIA: IRREGOLARITA’ IN UNA SU QUATTRO

Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile

SCOPERTI 87 OPERATORI SANITARI NON VACCINATI, NONOSTANTE SIA UN OBBLIGO DA APRILE

I carabinieri dei Nas, d’intesa con il ministero della Salute, hanno ispezionato in tutta Italia 572 strutture sanitarie e socio-assistenziali per anziani e disabili, Rsa comprese, nell’ambito di una campagna di controlli sull’intero territorio nazionale per verificare la corretta erogazione dei servizi di cura con particolare attenzione alla misure di prevenzione anti-Coronavirus.
In circa il 25% delle strutture ispezionate – 141 su 572 – sono emerse delle irregolarità. Il bilancio complessivo è di 197 violazioni penali e amministrative, 36 persone denunciate all’autorità giudiziaria e 136 segnalate alle autorità amministrative.
Sei residenze sono state sospese o chiuse per abusivismo o altre gravi criticità e 87 operatori sanitari tra infermieri, fisioterapisti, operatori socio-assistenziali e personale destinato al contatto diretto con gli anziani sono stati ritrovati sprovvisti di vaccinazione, divenuta obbligatoria ad aprile sulla base di un apposito decreto del governo. Il fenomeno è stato riscontrato in almeno 42 strutture socio-sanitarie.
Inoltre, alcuni interventi dei carabinieri condotti nelle città di Pescara, Genova, Torino e Catania hanno rilevato situazioni di anziani abbandonati, non accuditi in relazione alle patologie di cui soffrono e alle loro esigenze fisiologiche e motorie. In alcuni casi si è arrivati anche alla mancata somministrazione di farmaci essenziali per garantire le terapie necessarie.
Ulteriori situazioni critiche sono state rilevate a causa del sovraffollamento, della mancanza di trattamenti riabilitativi e per la presenza di personale privo di abilitazioni professionali, nonché per la detenzione di farmaci non idonei o scaduti, per i quali si è proceduto al sequestro di 72 confezioni.
Gli interventi di chiusura o sospensione delle attività irregolari hanno determinato il conseguente ricollocamento degli anziani presso le abitazioni dei propri familiari o il trasferimento in altre strutture idonee.
(da agenzie)

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FANNO L’AMORE SUL PRATO, MULTA DA 10.000 EURO. SE INVECE NON RISPETTI LE NORME ANTI-COVID E CONTAGI GLI ALTRI BASTANO 280 EURO, SIAMO ALLA FOLLIA

Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile

A MONCALIERI GLI INQUILINI DEI PALAZZI DI FRONTE NON AVEVANO DI MEGLIO DA FARE CHE CHIAMARE I VIGILI

Presi dalla passione fanno sesso in un prato pubblico ma l’avventura costa cara.
O almeno per lei: la donna, italiana di 46 anni, è stata multata per 10mila euro mentre lui è riuscito a dileguarsi. È successo domenica scorsa a Moncalieri, in borgata Santa Maria, alle porte di Torino.
La coppia si è fatta trascinare dal momento e si è appartata in un campo di via Juglaris: molti, dai balconi, hanno assistito comodamente alla scena e tanti hanno allertato gli agenti della polizia municipale.
Quando i vigili sono arrivati, l’uomo si è rivestito in fretta ed è fuggito. Lei era ancora lì. Ha provato a negare dicendo di essersi solo sdraiata sull’erba, ma poi ha ammesso tutto. “E’ il mio fidanzato”, ha aggiunto.
Ha anche spiegato che l’uomo, 38 anni, anche lui residente a Torino, era con lei alla vicina fermata del bus ad aspettare il mezzo quando si sono fatti travolgere dalla passione.
Una passione che a lei costerà 10mila euro per atti osceni in luogo pubblico: da quando è stato depenalizzato, si tratta di un illecito amministrativo punibile con una sanzione da cinquemila a trentamila euro, e diventa reato penale solo nell’eventualità che agli atti osceni abbia assistito un minore.
E’ molto probabile, comunque, che la “stangata” da diecimila euro arrivi alla fine anche al poco cavalleresco fidanzato: quando i vigili lo avranno identificato con sicurezza gli manderanno per raccomandata, come una qualunque multa, la sanzione da pagare.
(da agenzie)

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SONDAGGIO IPSOS SU CHI E’ IL LEADER DELLA DESTRA ITALIANA: 32% DICE MELONI, 28% SALVINI, IL 40% (I PIU’ INTELLIGENTI) “NESSUNO DEI DUE”

Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile

LA DESTRA CIVILE E SOCIALE NON HA NULLA A CHE VEDERE CON DUE SOGGETTI DEL GENERE

Giorgia Meloni supera Matteo Salvini. Ieri a DiMartedì Nando Pagnoncelli ha illustrato i risultati di una serie di sondaggi sulle opinioni degli italiani. Il campione di Ipsos si è espresso sul governo Draghi e sulle adozioni alle coppie omosessuali.
Ma anche su Nicola Zingaretti mancato candidato sindaco di Roma. E soprattutto, ha detto la sua su una questione che oggi sembra piuttosto spinosa.
Ovvero: chi è il vero leader della destra italiana? E il responso è stato chiarissimo: per il 32% degli italiani è Giorgia Meloni. Solamente per il 28% questa figura la incarna Matteo Salvini.
Anche se la maggioranza del campione (il 40%) dice che non è nessuno dei due . Ma che Meloni stia sopravanzando Salvini anche nelle preferenze sulla popolarità è un fatto acclarato già da tempo.
Già nei giorni scorsi si era capito che la lotta per la leadership nel centrodestra potrebbe risolversi con una clamorosa e imprevedibile (fino a qualche mese fa) incoronazione a candidato premier della coalizione per Giorgia Meloni.
Per il FT “Giorgia Meloni, l’astro nascente dell’estrema destra italiana sta capitalizzando la decisione della Lega di fare un’inversione di marcia e abbracciare il governo di Mario Draghi”. Questo perché “la collaudata strategia della Lega ‘un piede dentro, un piede fuori’, messa a punto con l’ex leader Umberto Bossi, questa volta affronta un ostacolo preoccupante. Ovvero proprio la Meloni, che ha scelto di restare da solo all’opposizione.
(da agenzie)

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TRA MATTARELLA E GERVASONI LA MELONI SCEGLIE DI DIFENDERE GERVASONI

Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile

FA LA GARANTISTA QUANDO LE FA COMODO

Ha fatto scalpore la notizia della perquisizione del professor Marco Gervasoni nell’ambito dell’indagine sulle minacce a Mattarella. Giorgia Meloni ieri ha difeso il professore, senza farne il nome esplicitamente. Ma in altre occasioni è stata molto meno garantista.
“Mi auguro ci siano ragioni solidissime per una retata con perquisizioni affidate ai Ros nei confronti di 11 persone tra cui giornalisti, professori e professionisti accusati di una ‘rete sovranista’ su internet e forse di ‘vilipendio al presidente della Repubblica’. Attendiamo di conoscere le gravissime accuse alla base di questa azione giudiziaria, in mancanza delle quali ci troveremmo davanti a un episodio che ricorda sinistramente i peggiori regimi autoritari”, ha scritto la leader di Fratelli d’Italia sui social. Cosa è successo? Perché si è arrivati alle perquisizioni dei Ros?
Racconta La Stampa:
I post e i contenuti multimediali offensivi nei confronti di Mattarella risalgono al periodo tra aprile 2020 e febbraio 2021 e prendono di mira le scelte fatte dall’Italia per contrastare la diffusione del Covid-19. Il Reparto indagini telematiche del Ros – coordinato dal procuratore di Roma, Michele Prestipino e dai pm Eugenio Albamonte e Gianfederica Dito – ha ricostruito la rete relazionale e le abitudini social delle persone coinvolte, di età compresa tra i 44 e i 65 anni.
È stata rilevata la diffusione nel web di plurime condotte offensive nei confronti del Capo dello Stato che, stando a quanto scrivono i carabinieri del Ros, appaiono frutto di una elaborata strategia di aggressione alle più alte Istituzioni del Paese.
Secondo quanto apprende La Stampa, non vi sarebbe però una regia comune dietro agli attacchi via web: «Nessuna associazione a delinquere». Anche se alcuni indagati, spiegano, «sono riconducibili a una precisa area di influenza, legata all’estrema destra e ai gruppi suprematisti».
Quindi prima delle perquisizioni è stata “rilevata la diffusione nel web di plurime condotte offensive nei confronti del Capo dello Stato”.
Giorgia Meloni è più tranquilla ora? In ogni caso Gervasoni non è certo stato condannato, anzi non è neanche detto che arrivi in tribunale, dove in ogni caso avrebbe la possibilità di difendersi.
Quello che invece viene da chiedersi è come mai nella stessa situazione, ovvero quella di una persona accusata di un reato ma che è innocente fino a prova contraria, Meloni in altre occasioni è stata molto più tranchant, chiedendo pene esemplari, certe e severe.
Non sono importanti gli episodi in sé, è logico che chi è colpevole di un reato debba scontare una pena, è importante che Meloni quando l’ha chiesta non ha aspettato di sapere se le persone dei post fossero colpevoli.
Mentre per Gervasoni è stata molto più garantista. Coincidenze?
(da La Notizia)

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LA SOLITA BRUTTA FIGURA DI BELPIETRO SUL DDL ZAN: STRAPARLA DI UTERO IN AFFITTO E POI SI SMENTISCE

Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile

IL GIORNALISTA SI CONTRADDICE IN PIU’ PASSAGGI

“L’utero in affitto!”. Anzi, no perché non c’è. Ma va bene lo stesso.
Ancora una volta, la paradossale propaganda contro il ddl Zan offre uno spaccato della società e dei media.
A ergersi protagonista nella serata di martedì 11 maggio è stato Maurizio Belpietro, ospite di Cartabianca per parlare, tra le tante cose, anche del tanto contestato (dalla destra) disegno di legge sull’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo.
Una serie di posizioni contraddittorie da parte del direttore de La Verità e di Panorama, che vanno in conflitto tra di loro e svelano una grande confusione sul tema. Alla fine la discussione Luxuria Belpietro mette in evidenza una vulgata sovranista che ha il sapore della bufala.
Il tema è molto delicato, soprattutto per la narrazione che viene fatta da chi continua a sostenere che il ddl Zan sia una legge liberticida e oppressiva nei confronti della libertà di espressione. Il fulcro del confronto si arrovella attorno ad alcune bufale che vengono spacciate per verità, nonostante non siano minimamente contemplate nel testo che attende l’approvazione del Senato. Una di queste è sostenuta da Belpietro (video visibile qui, a partire da 1H e 45” di trasmissione) e si è svolta seguendo questo canovaccio.
Prima Vladimir Luxuria ha sottolineato come ci sia un problema tangibile nel nostro Paese: “Oltre all’aspetto punitivo è giusto che ci sia un aspetto educativo. Sarei più felice di avere meno omofobi adulti domani che avere omofobi oggi che vengono puniti col carcere”. Allorché, Bianca Berlinguer cita la giornata mondiale contro l’omotransfobia per sensibilizzare anche i più giovani sul tema.
Ed è lì che Belpietro inizia a prendere una posizione che lui stesso smentirà: “Siccome in questo Paese non è mai stata istituita una giornata contro il bullismo, contro quelli che commettono degli atti gravi, non si è mai istituita una giornata per l’educazione: perché istituire una giornata per questo? Nelle scuole non c’è un’educazione sessuale. Voi volete introdurre nelle scuole una giornata per un altro tipo di educazione e questo è il tema”.
Di cosa parla? a che tipo di educazione fa riferimento?
“L’utero in affitto rischierebbe di essere sanzionato”. Ovviamente Bianca Berlinguer sottolinea come non ci sia alcun riferimento nel testo della legge.
Ed è una verità assoluta che porta Belpietro a fare un mezzo passo indietro: “Non c’è, ma se tu critichi le adozioni fatte tramite l’utero in affitto (che è vietato in Italia ma è consentito a’estero), che potrebbe costituire discriminazione. Dietro questa organizzazione ci sono persone che hanno interesse a propagandare queste cose”.
Insomma, non c’è traccia nel testo della legge di questa bufala detta e ripetuta ieri dal direttore de La Verità e nei giorni passati da leader politici come Giorgia Meloni e Matteo Salvini.
Ed è qui che arriva la stoccata di Vladimir Luxuria: “Mi conforta anche quando viene tirato fuori la questione dell’utero In affitto perché vuol dire che non ci sono argomenti seri e quindi si tirano in ballo cose che non c’entrano nulla. Abbiamo avuto un periodo in cui non si potevano esprimere le opinioni. Diritto alle opinioni sì, alla discriminazione no. Parole che istigano all’odio, parole che invogliano una mano a colpire gay. tran quello no”.
Ma Belpietro non demorde: “È già chiaro adesso, c’è già. Se qualcuno domani mattina incita all’odio è già sanzionato”. Ennesima contraddizione messa in luce da Luxuria: “Prima dice che c’è bisogno di estendere la legge Mancino, poi dice di no”.
La polemica Luxuria Belpietro prosegue con il direttore de La Verità (in palese difficoltà) che prova una difesa stoica della sua posizione: “Chi stabilisce quando c’è un discrimine: se io continuo a ritenere che l’utero in affitto sia un abominio, perché non posso continuare a dirlo?”.
Ma la replica di Luxuria è perfetta: “Facciamo una scommessa: scommettiamo che quando verrà approvata (perché verrà approvata) lei potrà continuare a parlare dell’utero in affitto?”.
(da “NextQuotidiano”)

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DRAGHI DA TRE MESI A PALAZZO CHIGI, MA LA TRASPARENZA RESTA UN OPTIONAL

Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile

NON HA ANCORA PUBBLICATO COMPENSI E DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Per alcuni è un santo, per altri è l’uomo del fato, per altri ancora è il super-uomo che risolleverà le sorti di un Paese intero.
Vada come vada, soltanto il tempo di rivelerà quanto Mario Draghi possa incidere sul nostro Paese facendoci definitivamente uscire dalla pandemia Covid-19.
Quel che è certo a quasi tre mesi dal suo insediamento (avvenuto il 13 febbraio) è che in fatto di trasparenza l’ex banchiere non brilli particolarmente.
A rivelarlo è la pagina che lo riguarda sul sito istituzionale della presidenza del Consiglio, sezione – fa quasi sorridere dirlo – “amministrazione trasparente”.
Al di là del rinvio all’articolo 5 della legge n.400 del 1988 che disciplina “l’attività del Governo e l’ordinamento del Consiglio dei ministri” – riferimento utile per comprendere le competenze del premier – e al di là, ancora, dell’atto di nomina (del 13 febbraio per l’appunto), quello che resta è una sequela di riferimenti vuoti di contenuto. Curriculum? Nessun link o rinvio.
“Compensi connessi all’assunzione della carica”? Idem. “Altre cariche / incarichi”? Nulla di nulla. “Dichiarazioni patrimoniali e reddituali”? Niente ancora.
Ed è curioso considerando che scrivere quale sia, ad esempio, la retribuzione di Draghi non dovrebbe essere così difficile essendo arrivati al terzo mese in carica. A maggior ragione se si pensa che, finora, sono ad esempio state aggiornate le “spese per missioni e viaggi di servizio”.
E cosa emerge? Poco o nulla: il presidente del Consiglio nei pochi giorni di febbraio in carica ha speso zero euro, mentre a marzo neanche un migliaio di euro per un solo viaggio istituzionale.
Resta però la domanda: perché dalla pagina risulta l’ultimo aggiornamento il 13 aprile (verosimilmente per aggiornare le spese di viaggio) e nessun dato aggiuntivo riguardo cv, reddito e retribuzione?
Certo, formalmente la legge dà tempo novanta giorni per pubblicare tali dati, dunque siamo, ancora per qualche giorno, in regola. Resta tuttavia il fatto che un atto di maggiore trasparenza in questo periodo non sarebbe certamente vissuto in maniera negativa dai cittadini. C’è da dire, però, che Draghi non è l’unico a non brillare per trasparenza.
Se volessimo conoscere gli stessi identici dati anche delle new entry a Palazzo Chigi – dal sottosegretario Roberto Garofoli al ministro per l’Innovazione Vittorio Colao finendo con gli ex parlamentari Renato Brunetta e Mariastella Gelmini – risulta allo stesso modo impossibile.
Nessun link, nessun rimando, nessun riferimento. Nulla di nulla. Finita qui?
Certo che no. Altro dato che sarebbe curioso conoscere sono i consulenti e i collaboratori (parliamo di centinaia di incarichi come minimo) di premier, sottosegretari alla presidenza del Consiglio e ministri senza portafoglio.
Il dubbio che si nascondano fedelissimi, amici ed ex parlamentari è forte. Vedremo, quando ci si deciderà a pubblicare l’aggiornamento (fermo guarda caso al 13 febbraio, l’ultimo giorno di Conte a Palazzo Chigi), se al dubbio seguiranno alcune certezze.
Finita qui? Certo che no. Fino a pochi giorni fa a non aver pubblicato neanche l’organigramma dei suoi collaboratori, era anche il commissario per l’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo.
Il nostro giornale aveva sollevato il caso settimane fa. Finalmente da qualche giorno il generale a colmato il gap e ne siamo felici. Speriamo ora che anche chi l’ha nominato possa seguire il suo esempio. Magari in tempi anche più celeri.
(da La Notizia)

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