Maggio 13th, 2021 Riccardo Fucile
LA ONG RIPRENDE L’ATTIVITA’ “NECESSARIO COLMARE DESOLANTE VUOTO”
Medici Senza Frontiere (MSF) è pronta a tornare in mare con una nuova nave, la Geo Barents, per salvare le vite di migranti e rifugiati che tentano la disperata traversata dalla Libia. La ong annuncia oggi il rilancio delle proprie attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, dove da inizio anno sono morti oltre 500 uomini, donne e bambini.
Al momento attuale, come ricordato da HuffPost, non ci sono navi umanitarie nel Mediterraneo centrale.
Sono quasi tutte in fermo amministrativo, per inchieste giudiziarie in corso o per controlli della Guardia Costiera nell’ambito dei cosiddetti ‘Port State Control’, i controlli sul rispetto degli standard di navigazione.
Ma le partenze dalla Libia – a dispetto della teoria basata sul nulla del cosiddetto pull factor – sono aumentate, e le persone continuano a morire annegate, in quello che Claudia Lodesani, presidente di MSF, definisce un desolante vuoto di capacità di soccorso”.
“Come organizzazione medico-umanitaria assistiamo persone vulnerabili ovunque nel mondo da 50 anni. Di fronte alle morti incessanti e alla colpevole inazione degli Stati, siamo obbligati a tornare in mare per portare soccorso, cure e umanità, facendo la nostra parte per fermare queste tragedie evitabili”, spiega Lodesani, presidente di MSF.
Da inizio anno più di 500 uomini donne e bambini sono morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale.
Il terribile naufragio del 22 aprile ha provocato almeno 130 morti, altri sono seguiti nelle settimane successive. Chi sopravvive rischia di essere intercettato dalla guardia costiera libica supportata dall’Unione Europea e riportato con la forza in Libia (7.000 solo quest’anno). La maggior parte di loro finisce rinchiuso arbitrariamente in pericolosi centri di detenzione dove sono esposti a maltrattamenti, stupri, sfruttamento e perfino la morte.
“Il nostro ritorno nel Mediterraneo, per il settimo anno consecutivo, è il risultato diretto delle sconsiderate politiche di non-assistenza da parte dell’Europa, che condannano le persone a morire in mare”, prosegue Lodesani.
“Negli anni i governi europei, in particolare Italia e Malta come stati costieri più coinvolti, hanno progressivamente abbandonato l’attività di ricerca e soccorso, hanno smesso di assistere le persone in pericolo e hanno deliberatamente ostacolato, se non criminalizzato, l’azione salvavita delle organizzazioni in mare. Queste politiche hanno lasciato alla deriva migliaia di uomini, donne e bambini, a rischio di annegare lungo il confine meridionale d’Europa.”
MSF chiede che venga interrotto al più presto il supporto dell’Europa alla guardia costiera libica e al ritorno forzato delle persone in Libia, e che venga ripristinata una efficiente capacità di ricerca e soccorso per fermare le morti in mare.
“Non possiamo restare in silenzio di fronte a questa catastrofe deliberata”, conclude la presidente di MSF. “Il supporto dell’Europa a questo drammatico ciclo di sfruttamento e sofferenza deve cessare al più presto. Gli Stati membri devono garantire che venga riattivato con urgenza un meccanismo di ricerca e soccorso dedicato e proattivo, guidato dagli Stati, nel Mediterraneo centrale.”
La ong è scesa per la prima volta in mare nel 2015 per supplire al vuoto lasciato dalla chiusura di Mare Nostrum e rispondere a un numero inaccettabile di morti. Da allora le équipe mediche di MSF hanno operato su sette diverse navi umanitarie, anche in partnership con altre organizzazioni, partecipando a oltre 680 soccorsi e contribuendo ad assistere oltre 81.000 persone.
La Geo Barents batte bandiera norvegese. È stata costruita nel 2007 e ha operato come nave per le analisi geologiche prima di essere noleggiata da MSF e adeguata alle attività di ricerca e soccorso. La sua lunghezza totale è di 76,95 metri, ha due ponti per accogliere le persone soccorse, uno per gli uomini, l’altro per donne e bambini.
Ospita una clinica, una stanza ostetrica e una per le visite, dove le équipe di MSF svolgeranno le attività di assistenza medica. La nave è dotata di due gommoni veloci (rhib) che verranno utilizzati durante le operazioni di soccorso. A bordo 20 operatori di MSF e 12 persone per l’equipaggio marittimo. La nave dovrebbe arrivare nel Mediterraneo tra circa due settimane.
MSF è un’organizzazione medico-umanitaria internazionale indipendente che da 50 anni fornisce soccorso medico a popolazioni vulnerabili, oggi in 87 paesi. Dalla fine degli anni ’90 è attiva anche in Italia, in particolare agli sbarchi, in centri di accoglienza e in aree ad alta marginalità sociale. Da marzo 2020 ha supportato le autorità sanitarie italiane contro la pandemia di Covid-19, negli ospedali lombardi, tra i medici di base, in strutture per anziani, carceri e comunità vulnerabili.
(da agenzie)
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Maggio 13th, 2021 Riccardo Fucile
CONTESTATO LO STIPENDIO DI 10.000 EURO AL MESE… LA DIFESA: “LE MIE PRESTAZIONI VALUTATE DA UNA SOCIETA'”
La Fondazione degli studi progressisti (Feps) ha intentato una causa contro il suo
penultimo presidente, Massimo D’Alema, per la restituzione di circa mezzo milione di euro. Lo riporta Repubblica, secondo cui la citazione è stata depositata una settimana fa presso il Tribunale civile di Bruxelles.
Secondo i nuovi vertici della Feps, D’Alema avrebbe intascato illegittimamente oltre 500mila euro. A confermare tutto è proprio l’Associazione in questione attraverso il suo segretario generale, Laszlo Andor: “Abbiamo presentato l’azione legale venerdì scorso”.
E l’ex leader dei Ds, ascoltato al telefono, risponde: “Iniziativa immotivata. Andremo in giudizio e poi sarò io a chiedere i danni. Di certo è una vicenda che davvero mi amareggia”
L’ex segretario diessino – scrive ancora Repubblica – viene eletto presidente della Fondazione legata al Pse nel giugno del 2010.
Per tre anni quella carica viene svolta senza percepire alcuna remunerazione. Del resto tutti i suoi predecessori e l’attuale successore, la portoghese Maria Joao Rodrigues, non hanno mai ricevuto compensi. Dal 2013 però – da quando D’Alema non è più parlamentare – e fino al 2017 – quando abbandona la Fondazione dopo uno scontro con l’allora segretario del Pd Matteo Renzi- viene introdotta una novità.
Un contratto siglato insieme all’allora Segretario Generale della Fondazione, il tedesco Ernst Stetter, per circa 120mila euro l’anno. Di quel contratto, però, nessuno sa niente: non viene mai sottoposto all’attenzione dei suoi organismi dirigenti, né al Bureau né all’Assemblea. Da notare che la Feps è registrata in Belgio come Associazione senza scopo di lucro e il Bureau equivale ad un Consiglio di amministrazione di una società.
Per D’Alema – che si è affidato allo studio legale Grimaldi – tutto è regolare: “Non è vero che [il contratto] doveva passare all’esame del Bureau. Non hanno nemmeno voluto ascoltare il segretario dell’epoca, Stetter. Lui aveva proposto di pagare le mie prestazioni intellettuali. Che ho fatto valutare da una società ad hoc: valgono di più di quel che mi hanno dato. E alla Feps ho anche regalato un libro senza pagare i diritti”.
(da agenzie)
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Maggio 13th, 2021 Riccardo Fucile
LA COSA SAREBBE NOTA ALLE AUTORITA’ ITALIANE… TRA I LATITANTI NEGLI EMIRATI ANCHE IL BOSS DELLA DROGA RAFFAELE IMPERIALE E IL COGNATO DI FINI… ESTRADIZIONE PRATICAMENTE IMPOSSIBILE
Il superboss Matteo Messina Denaro, potrebbe nascondersi a Dubai. Lo scrive il settimanale OGGI, che pubblica un’inchiesta sui latitanti italiani nella città degli Emirati.
Alcuni espatriati italiani, uno dei quali vicino ad ambienti governativi, hanno detto che Messina Denaro un tempo conosciuto col soprannome di U Siccu, il magro, oggi all’età di 59 anni sarebbe ingrassato, quasi completamente calvo, e impossibile da riconoscere.
La presenza a Dubai del capo dei capi di Cosa Nostra, secondo una delle fonti del settimanale, sarebbe risaputa anche a Roma in ambienti investigativi e politici.
Il boss disporrebbe di un autentico passaporto italiano a controllo biometrico, in cui sarebbero riportate ovviamente false generalità, viaggerebbe molto, e da quando è iniziata la pandemia, nessuno più lo avrebbe visto in circolazione a Dubai.
Gli altri latitanti italiani invece preferiscono non muoversi.
Un trattato per l’estradizione tra Italia ed Emirati esiste dal 2018, ma le condizioni per applicarlo sono talmente complesse che finora è rimasto lettera morta, lasciando praticamente invariate le condizioni per la permanenza di personaggi come il trafficante di droga Raffaele Imperiale, il cognato di Fini Giancarlo Tulliani inseguito da ordini di cattura per riciclaggio, o il nobile milanese Alberico Cetti Serbelloni, condannato per un’evasione fiscale da un miliardo di euro.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile
GAFFE DEL DEPUTATO RENZIANO NOBILI: RADDOPPIA I PARTECIPANTI CON PHOTOSHOP
Tutto si è svolto nella giornata di martedì 11 maggio con Luciano Nobili, deputato
di Italia Viva, che sul suo profilo Twitter ha pubblicato uno screenshot di una riunione degli iscritti al partito, che si è svolta online, scrivendo: “Partecipatissima l’Assemblea in cui gli iscritti di Italia Viva Roma hanno incontrato Carlo Calenda e progettato il futuro della Capitale. La sfida è tra chi vuole cambiare e i mille interessi che vogliono lasciarla com’è. Dopo anni di disastri Roma può tornare grande. Al lavoro!”.
Agli utenti, però, non è sfuggito il fatto che nella stessa foto molti dei partecipanti alla riunione apparissero più volte nei riquadri, probabilmente nel goffo tentativo di accrescere il numero effettivo dei partecipanti all’assemblea.
Nell’istantanea, infatti, si vede lo stesso Nobili, ma anche Carlo Calenda e altri partecipanti, letteralmente “sdoppiarsi”.
Poco dopo il tweet è stato rimosso dallo stesso Nobili, ma la foto, nel frattempo, era già divenuta virale sul web provocando l’ironia e lo scherno degli utenti.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile
ORA CERCANO DI AIUTARLO AD ACQUISTARE UN ABBONAMENTO ANNUO
«La dignità ha un sapore bellissimo» scrive su Facebook l’autista del bus che racconta questa vicenda. Che è una storia di viaggi, perché la vita dei migranti che arrivano in Italia è tutta una storia di viaggi, ma al tempo stesso di orgoglio, del proprio lavoro, dei propri doveri e del proprio ruolo in una società.
Un migrante, probabilmente africano, di cui non si conosce né il nome né il preciso tragitto quotidiano, al termine del suo viaggio a bordo di un mezzo pubblico, la linea R6 Anm che collega i quartieri napoletani di Fuorigrotta e Pianura, nella zona Occidentale, poco prima di scendere si avvicina al lato del guidatore e lascia lì una moneta da un euro. Col suo gesto intende pagare il viaggio.
L’uomo è stato più volte rimproverato per il suo comportamento: gli autisti dei mezzi pubblici non possono accettare denaro da nessuno, ovviamente. Dovrebbe semmai fare il biglietto, il ragazzo. O meglio, un abbonamento che a conti fatti, visto lo spostamento giornaliero, gli costerebbe molto meno di un euro a corsa. Niente da fare. Non si sa se per incapacità materiale o per altri problemi non lo fa.
Racconta l’autista testimone del gesto:
Poco prima di scendere, per evitare di ottenere il giusto e netto rifiuto da parte degli autisti, lascia furtivamente un euro sul cruscotto dell’autobus e poi scende.Un euro la mattina ed un euro il pomeriggio. Non riusciamo a fermarlo per spiegargli che non può e non deve farlo! Una volta un collega lo ha rimproverato anche bruscamente, ma lui si è incazzato ancor più del collega!
Tra l’altro, gli costerebbe molto meno un abbonamento mensile o addirittura uno annuale. Se qualcuno lo riconoscesse dalle immagini, per piacere, gli spieghi che lui è costretto a munirsi di titolo di viaggio prima di salire sul bus e che, soprattutto, gli autisti non possono percepire soldi.
Questa storia è così ricorrente, quotidiana, che uno dei dipendenti della società di trasporto napoletana, l’Anm, ha deciso di immortalarla con un video e di girarlo a Francesco Borrelli, uno dei politici napoletani più “social” in assoluto, insieme al re dell’informazione radiofonica napoletana Gianni Simioli. Obiettivo: cercare questo ragazzo, magari aiutarlo con una colletta per acquistare un abbonamento annuale.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile
LE GRANDI PERSONALITA’ SI SFILANO DALLE LISTE DEL CENTRODESTRA PERCHE’ NON LO RITIENE AFFIDABILE
Albertini ha ringraziato e declinato l’offerta di candidatura a sindaco di Milano per il
centrodestra. Bertolaso non ha neppure ringraziato, e ha passato la mano.
Delle altre città si sa meno, per la regola mediatica che ‘zooma’ solo i grandi centri: ma la tendenza è la stessa, le grandi personalità si sfilano alla prima invocazione del tavolo di centrodestra.
Certamente influisce lo sputtanamento dolosamente indotto dai media sulla figura del politico: una volta l’elezione a sindaco coronava il corso di onori di un professionista, di un imprenditore, di un cittadino. Oggi no.
Chi vive bene, difficilmente si infila nel tunnel della lotta barbara di questa stagione, con annesso odio social senza risparmio di dosi.
E il tutto per cinque anni di grane da affrontare in Comune, con danni professionali ed economici, e per quattromila euro netti al mese, senza considerare la probabilità di un successivo decennio di giudizi amministrativi, civili e penali, inevitabile indotto di una prestazione amministrativa. Davvero fare il sindaco è un’avventura spericolata per una persona di successo.
Ma non è solo questo a mettere in fuga i migliori candidati. Esiste una remunerazione morale che ancora può motivare un cittadino a rinunciare a qualcosa per la propria comunità: è il gusto di lasciare un segno, sentendosi parte di un progetto di Patria, di Paese, di Comunità. È quello che il giurista campano Ettore Fiore chiama ‘reddito psichico’, una soddisfazione che va oltre il calcolo dei propri interessi economici. Per anni la borghesia italiana è stata mossa dal ‘reddito psichico’.
La Dc fu fondata a Milano, dalle grandi famiglie borghesi riunite in casa di Enrico Falck, che mai volle candidarsi, ma aprì la strada all’impegno politico di una generazione di avvocati, medici, imprenditori. Il celebre avvocato genovese Acquarone, scomparso da poco, confessava che l’impegno parlamentare gli costava come una barca di trenta metri, ma non vi rinunciò mai.
Anche il centrodestra ha coinvolto la borghesia illuminata di questo Paese: Albertini stesso ne è stato una bandiera, non la sola. Berlusconi ha immesso nelle istituzioni migliaia di sindaci, amministratori, parlamentari tratti dalla borghesia professionale e produttiva.
È accaduto anche a sinistra, per carità, ma questa spinta a destra è il ‘core business’, non se ne può fare a meno. È la ragione sociale, e oggi manca.
La classe dirigente diffusa di questo Paese snobba il centrodestra. Non lo stima, non lo considera affidabile, né preferibile -negli argomenti, nelle parole d’ordine- allo sgangherato populismo che fortunatamente e velocemente declina a sinistra.
Ecco perché non si trovano i candidati: semplicemente perché il centrodestra non è come dovrebbe essere. Ed è un problema per il Paese, non per i politici.
(da Huffingotonpost)
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Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile
“BISOGNA DIRE CHE L’ITALIA E’ SOLO QUINTA IN EUROPA PER RICHIESTE DI ASILO, NON ESISTE ALCUNA EMERGENZA, IN ITALIA SOLO IL 5% DELL’INTERA RICHIESTA DI ASILO IN EUROPA”
La freddezza con cui è stata accolta in Europa la richiesta di solidarietà dell’Italia sui migranti “è un’ennesima doccia fredda che certifica il fallimento dell’intesa del 2019 a Malta” e l’assenza di una “prospettiva per rendere le frontiere esterne dell’Ue veramente europee”.
“Abbiamo un club di 27 Stati membri, ma – quando parliamo di richiedenti asilo o cittadini di Paesi terzi che fanno ingresso in modo irregolare – tutto si concentra a una manciata di Paesi. Il vero scandalo – se si guardano le statistiche dell’Unione Europea – è che ci sono tanti Paesi dove non arriva pressoché nessuno”.
Christopher Hein, docente di Diritto e politiche di immigrazione e asilo presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Luiss Guido Carli, direttore per 25 anni del Consiglio italiano rifugiati (Cir), commenta con HuffPost il deludente esito dell’appello alla solidarietà lanciato martedì dal governo italiano nella doppia sede del vertice europeo con i Paesi africani a Lisbona e al Consiglio Affari generali a Bruxelles.
Di fronte ai grandi sbarchi dei giorni scorsi a Lampedusa, nessun Paese finora si è fatto avanti per accogliere una parte dei richiedenti asilo. Come commenta questo silenzio?
“È un’ennesima doccia fredda che certifica il fallimento del tentativo che si è fatto nel settembre 2019 a Malta: un’intesa politica – non un accordo – tra pochi Stati (Italia, Malta, Germania, Francia). Questo gruppo, nei fatti, non si è mai consolidato né allargato in modo significativo. Non sorprende, dunque, che la proposta della ministra Lamorgese – peraltro già avanzata a marzo – di un ricollocamento strutturale non abbia avuto accoglienza”.
Ancora una volta, l’Italia si ritrova sola nella gestione di un flusso migratorio che in realtà dovrebbe riguardare a tutta l’Ue...
“Questo è vero solo in parte. Bisogna soffermarsi a vedere la situazione anche dall’altra parte: non abbiamo solo Lampedusa. Abbiamo anche le isole Canarie, le isole greche, la rotta balcanica dove c’è un aumento del flusso migratorio proveniente dalla Grecia; poi c’è una situazione di nuovo molto incerta che è quella dell’Ucraina. Non bisogna essere troppo italo-concentrati: l’immigrazione è un fenomeno che riguarda altri Paesi europei. È importante conservare la lucidità, e in questo aiutano le statistiche”
E cosa dicono queste statistiche?
“Dicono, ad esempio, che la Germania ha ricevuto lo scorso anno 122mila richieste d’asilo; quest’anno già 57mila. In Italia lo scorso anno sono state presentate poco più di 21mila richieste: come vediamo, c’è una grande differenza. Se mettiamo a confronto la situazione italiana con altri Paesi come Spagna, Francia e Grecia, vediamo che nel 2020 l’Italia era solo al quinto posto nel numero di richieste d’asilo, con molta distanza non solo dalla Germania ma anche dagli altri tre.
L’Italia ha ricevuto lo scorso anno un 5% della totalità dei richiedenti asilo nell’Unione europea, che erano 416mila. La popolazione italiana, con i suoi 60 milioni di abitanti, corrisponde circa al 12% della popolazione dell’Ue a 27. Questi sono alcuni dati di cui bisogna tener conto per inquadrare – non certo per giustificare – la fredda accoglienza alla richiesta italiana”.
Resta il fatto che qui ci arrivano per mare, dopo viaggi terribili, che troppo spesso finiscono in tragedia…
“A rendere urgente la situazione italiana è certamente questa modalità di arrivo, così tragica. È una modalità che riguarda soprattutto l’Italia, ma anche, in misura minore, Spagna, Grecia, Malta, Cipro. Non a caso questi cinque Paesi si sono messi insieme nel cosiddetto Med5, così da presentare ove possibile una posizione unica. La drammaticità degli arrivi, come abbiamo visto questo fine settimana con oltre duemila sbarchi a Lampedusa in 48 ore, è indubbiamente una questione che investe l’Italia più di ogni altro Paese”.
Proviamo a inquadrare la situazione degli sbarchi di questi giorni. Siamo di fronte a un’emergenza?
“A Lampedusa c’è un ovvio problema di gestione che avrebbe qualsiasi Paese nell’accogliere in una piccola isola in mezzo al mare più di duemila persone in due giorni. In termini di numeri assoluti, non siamo a livelli così alti: dal primo gennaio 2021, in totale, sono arrivate 13mila persone. Non è un numero totalmente non gestibile o da emergenza: in passato sono stati affrontati numeri molto maggiori (nel 2016 erano più di 180mila). Sono le modalità a essere drammatiche: se queste persone fossero arrivate all’aeroporto di Fiumicino o di Palermo con un documento di viaggio o un visto d’ingresso per motivi di richiesta d’asilo, nessuno griderebbe all’emergenza. Il problema è che queste persone non possono entrare in modo regolare: devono fare questi viaggi infernali perché nessuno dà loro un visto d’ingresso”.
Ora a raccoglierle dal mare non ci sono più neanche le navi delle ong. Pensare che c’è chi le chiamava taxi del mare…
“È un aspetto che tengo moltissimo a sottolineare: in questo momento non c’è nessuna nave di soccorso delle ong a navigare nel Mediterraneo centrale, e in 48 ore abbiamo visto arrivare più di duemila persone. Se ci voleva ancora un’evidenza che la teoria del pull factor del soccorso in mare è basata sul nulla, eccoci accontentati”.
Il tema dell’immigrazione mette a nudo le fragilità del progetto europeo?
“Assolutamente sì. Il vero scandalo – se si guardano le statistiche dell’Unione europea – è che ci sono tanti Paesi dove non arriva pressoché nessuno. Si tratta del Gruppo di Visegrád (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia), di Austria e piccoli Paesi baltici, ma ormai anche di Danimarca e Finlandia, che hanno pochissime richieste d’asilo e pochissimi ingressi. Abbiamo un club di 27 Stati membri, ma – quando parliamo di richiedenti asilo o cittadini di Paesi terzi che fanno ingresso in modo irregolare – tutto si concentra a cinque Paesi.
Il nucleo del problema, in fondo, è che l’Unione europea non ha una competenza per dire: tu, Olanda, devi prendere 10mila persone. Questa competenza non c’è perché non è prevista dal Trattato di Lisbona. La Commissione europea può appellarsi, può chiedere, ma non può prescrivere: tutto resta sempre su base volontaria perché il principio della sovranità nazionale, su questa materia, resta invariato”.
Si parla tanto di superare il Regolamento di Dublino, ma alla fine siamo sempre fermi lì…
“È proprio così. Adesso abbiamo la nuova proposta – che non si chiama più Dublino ma Regolamento sulla gestione dell’asilo e dell’immigrazione, all’interno del nuovo Patto che la Commissione ha presentato il 23 settembre dell’anno scorso e adesso è in fase di dibattito. Se guardiamo il testo, però, ci accorgiamo che lo spirito di Dublino – secondo cui la competenza per la richiesta d’asilo è sempre del primo Paese di approdo – rimane sostanzialmente invariato: non c’è un vero superamento, per niente. Sui Paesi esposti al Mediterraneo, di frontiera esterna sensibile come l’Italia, resta la pressione di dover gestire una grandissima parte dei richiedenti asilo. Si prevede una correzione attraverso un meccanismo di ricollocamento che però resta molto timido, sempre su base volontaria. Nella sostanza, il principio della responsabilità del primo Paese di arrivo è rimasto. La ministra Lamorgese, insieme ai suoi colleghi del Mediterraneo, ha giustamente chiesto di più. Lo ha detto anche Draghi nel suo discorso al Parlamento, quando ha commentato il Patto proposto dalla Commissione europea”.
Dunque, stiamo aspettando un Patto che comunque riteniamo insufficiente. Non c’è la prospettiva di proporre qualcosa di un po’ più ambizioso
“Purtroppo, è una prospettiva che non si intravede, e non vedo neanche come si possa concludere questa partita, date le posizioni molto molto divergenti tra il Med5 da un lato e il gruppo di Visegrád dall’altro estremo. La Commissione si è arrampicata sugli specchi per trovare un complicatissimo meccanismo di solidarietà intra-europea che include, ad esempio, la famosa sponsorship per il ritorno, dove i Paesi invece di accettare un richiedente asilo dal primo Paese d’arrivo possono scegliere di facilitare il ritorno del richiedente che non ha ottenuto la protezione. Francamente, però, è tutto campato in aria, non potendo obbligare gli Stati membri. L’altro problema è che abbiamo tutt’ora il principio di unanimità su queste questioni, per cui tutti devono essere d’accordo: cosa praticamente impossibile”.
La frontiera marittima italiana è destinata a non diventare mai una vera frontiera europea?
“Mai dire mai, tutto può cambiare, anche nei Paesi dell’est che per ora bloccano qualsiasi reale cambiamento. Per ora, la frontiera marittima italiana resta italiana. Bisognerebbe trovare un gruppo di Stati all’interno dell’Unione – i cosiddetti volenterosi – che si mettano insieme per fare le proprie regole, secondo il modello dell’Europa a due velocità. Certo, il contesto politico oggi non aiuta”.
Quale impatto avranno le elezioni dei prossimi mesi in Germania e poi in Francia?
“La situazione in Germania cambierà, il 26 settembre ci saranno le elezioni politiche. Con alta probabilità il partito Verde entrerà nel futuro governo federale; non si sa ancora se arriveranno a presentare il cancelliere, ma è una possibilità concreta. Questo comporterà dei cambiamenti: sull’immigrazione i Verdi tedeschi hanno un’idea molto più vicina a quella italiana. In questi mesi di campagna elettorale, però, Berlino ha le mani legate: in questo momento nessuno vuole esporsi più di tanto su un tema che viene considerato caldo. Questo discorso vale anche per la Francia, dove abbiamo madame Le Pen determinata a prendersi l’Eliseo, e per la Spagna, dove il premier Sánchez fa i conti con la batosta di Madrid”.
Nelle ultime ore si è menzionata la possibilità che l’Ue sigli con la Libia un accordo sull’immigrazione come quello voluto dalla Germania con la Turchia: in sostanza, soldi (6 miliardi nel caso dell’intesa Bruxelles-Ankara firmata nel 2016) in cambio dell’impegno a fermare i flussi… Cosa ne pensa?
“La commissaria Ylva Johansson ha subito smentito un’idea di questo genere: è un totale non senso perché Libia e Turchia sono due Paesi non comparabili – già era difficile la costruzione che la Turchia fosse un cosiddetto Paese terzo sicuro, figuriamoci la Libia. Non si può pensare di replicare ciò che si è fatto nel 2016 con la Turchia perché la Libia – come è stato ampiamente dimostrato – non è un porto sicuro. Già il fatto di aver delegato, con l’accordo del 2017, la questione alle guardie costiere libiche lascia aperti molti punti. È impossibile che la Libia diventi un Paese stabile nel giro di un anno: mi auguro che diventi uno Stato di diritto, ma ci vorrà del tempo. Con questo non voglio dire che la Turchia sia uno Stato di diritto, ma rispetto alla Libia in un certo senso lo è. Dobbiamo anche ricordare che l’Ue si è resa ricattabile firmando l’accordo con Ankara: si è messa nelle mani di Erdoğan, delegando a lui la questione”.
(da Huffingtonpost)
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Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile
DON CARMELO: “NON SI PUO’ CHIAMARE EMERGENZA A MENO DI NON VOLERSI SOTTRARSI ALLE PROPRIE RESPONSABILITA'”
Una terra, quella di Lampedusa, da sempre soggetta agli sbarchi dei migranti. Le
soluzioni provate negli ultimi anni, con diversi governi, sono state molte, ma ogni anno la situazione sembra incontrollabile.
“Ho visto uomini e donne molto provati, c’erano anche dei bambini. Tutti nei loro corpi portavano i segni della sofferenza”, dice don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, che lunedì insieme ai volontari della parrocchia San Gelardo, ha portato acqua, succhi di frutta e coperte termiche ai migranti rimasti per ore sul molo Favaloro prima di essere trasferiti nell’hotspot di contrada Imbriacola, al collasso dopo la raffica di arrivi che ha portato sulla più grande delle Pelagie oltre 2mila persone.
Un flusso consistente ma non inaspettato secondo il parroco.
“Con l’arrivo del bel tempo le partenze aumentano – dice -, è un fenomeno che si ripete puntuale ogni anno, eppure ancora ci si ritrova impreparati, colti alla sprovvista da qualcosa che non si può chiamare emergenza a meno di non volersi sottrarre alle proprie responsabilità”
Immagini, quelli dei migranti ammassati sul molo, che colpiscono dritte al cuore.
“Qualcuno cercava di riparo dal sole sotto i cartoni, qualcun altro tentava di dormire in mezzo ai rifiuti. Chiedevano acqua, erano assetati, e camminavano a piedi scalzi tra la sporcizia”. Stipati in una striscia di cemento in condizioni igienico-sanitarie disumane.
“Sul molo ci sono solo due bagni, molto sporchi già prima degli ultimi sbarchi perché nessuno ne cura la pulizia”, racconta. Sui social il prete ha postato le immagini delle bottiglie di plastica piene di urina e sotto ha scritto: “Governo dei migliori vergogna”.
“Centinaia di persone. Sarebbero bastati anche solo cinque italiani lasciati in quelle condizioni per poche ore a suscitare lo sdegno di un’intera nazione”.
E ancora: “Manca la volontà politica di affrontare il fenomeno – conclude don Carmelo -. Lo si tratta da un punto di vista economico, sanitario, di sicurezza, ma mai si lavora a un’accoglienza vera. Nessuno propone soluzioni, vedo solo tanta propaganda”.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile
E CI MANCHEREBBE PURE QUELLO, LO PREVEDE IL CODICE PENALE E QUELLO DELLA NAVIGAZIONE… “DIALOGO IN CORSO CON GERMANIA E FRANCIA” PER LA RICOLLOCAZIONE
“A fronte di questa complessa e drammatica realtà politica, sull’ immigrazione il governo vuole seguire una politica equilibrata efficace e umana, nessuno sarà lasciato solo in acque territoriali italiane, il rispetto dei diritti umani è una componente fondamentale nella politica migratoria”. A dirlo il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel rispondere al leghista Maurizio Molinari sul tema migranti durante il question time alla Camera dei deputati.
Nella gestione dei flussi migratori l’Italia, prosegue Draghi, è “impegnata a promuovere opportune iniziative bilaterali” con i Paesi del Nord Africa, mentre a livello europeo il governo si impegna a chiedere a Bruxelles una “redistribuzione credibile e efficace” dei migranti.
Il presidente del Consiglio aggiunge: ”È in corso un fattivo dialogo con Germania e Francia per rivitalizzare” l’accordo di Malta “questa forma di cooperazione, applicata con regolarità sino all’esplosione della pandemia e in virtù della quale è stato possibile ricollocare circa mille richiedenti protezione”.
“Il nostro obiettivo – continua – è attivare subito un meccanismo temporaneo di emergenza per il ricollocamento dei migranti soccorsi in operazioni Sar, basato sugli stessi principi di condivisione e di solidarietà dell’Accordo di Malta”.
Pronta la risposta della Germania. “L’Italia non può essere lasciata sola” per quanto riguarda il flusso di migranti, “non deve essere lasciata sola. La Germania ha partecipato alla ricollocazione dei profughi e lo faremo anche in futuro” ma “ci aspettiamo lo stesso comportamento dagli altri partner dell’Ue”.
Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, al termine dell’incontro con il titolare della Farnesina Luigi Di Maio, aggiungendo di aver già contattato la commissione per dare la disponibilità.
(da agenzie)
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