Dicembre 4th, 2021 Riccardo Fucile
L’ITALIA DELLA SOLIDARIETA’ CHE FA DIMENTICARE QUELLA DEGLI EGOISMI
Nella Giornata Mondiale del Volontariato, Open continua a raccontare la parte
migliore di un mondo che non smette di fare del bene. Il viaggio nella solidarietà senza retorica continua con Lega del Filo d’Oro e con Marta, da anni volontaria, o come ama più chiamarsi lei, «amica di ragazzi e ragazze di cui non posso più fare a meno».
Alla fine del corso da volontaria per la Lega del Filo d’Oro, Marta ha trascorso il grande pranzo organizzato insieme ai colleghi con una grossa benda nera sugli occhi. Nel buio più completo ha cercato di trascorrere quelle ore di svago, rincorrendo un’idea di normalità che di colpo non si è fatta più trovare.
«Quello è stato il momento culmine del mio percorso. Fino a quel punto avevo scelto la strada della solidarietà con la convinzione di voler stare assieme ai ragazzi. Ma mettermi davvero nei loro panni è stata tutta un’altra storia. Da lì mi è stato davvero chiaro quello che io sarei stata per loro e loro per me».
Madre di due bambini, un lavoro impegnativo e i ritmi frenetici di chi ha mille responsabilità, Marta a quel pranzo ci è arrivata per colmare un vuoto.
Nel 2016 aveva appena terminato il suo tirocinio da Oss nella struttura del Centro di Osimo. Tre mesi trascorsi con ragazzi e ragazze sordociechi che hanno lasciato un segno difficile da ignorare. «Talmente tanto indelebile che ho finito il mio percorso con un vuoto nel cuore incolmabile. Volevo e dovevo tornare da loro». Così il corso di formazione per i volontari organizzato annualmente dalla Lega del Filo d’Oro è stato per Marta l’inizio di una storia personale totalmente nuova.
«Non chiamatelo hobby»
Nella sua vita è entrato Cristian. «Un fenomeno di amore e socievolezza» che nel buio della sua cecità e nella rigidità delle sue gambe in carrozzina, è riuscito a travolgerle il cuore, «non come disabile ma come amico».
Questa, dunque, è la storia di un’amicizia vera, di passeggiate, di centri commerciali, di musica e sorrisi. Ma è anche il racconto di una quotidianità piena di mille giornate no, di tristezze condivise, di mani che si stringono e che si danno forza.
«Così come fanno tutti, come fanno gli amici». Ai suoi bambini Marta non ha dovuto spiegare nulla. Cristian davanti a loro si è presentato e un secondo dopo li ha abbracciati. «Non c’è stato bisogno di dire niente che lui non abbia saputo dire da solo». Sarà per questo che Marta non riesce più a immaginare una vita senza Cristian e che attorno alla sua tavola, insieme alla sua famiglia, c’è sempre un posto riservato per lui.
Il regalo che i due si sono fatti a vicenda «è la libertà». Liberi di mettere in pausa tutto il resto del mondo e farsi del bene a vicenda.
Liberi di essere se stessi e di condividere diversità e uguaglianze. «Quando è triste so cosa dire, so quale musica mettere, quali tempi rispettare. E lui fa lo stesso con me».
Il mercoledì mattina Cristian aspetta l’arrivo di Marta per passare la giornata assieme. «La mia mano si poggia sulla sua spalla e senza che io dica niente, tra le tante persone attorno, lui pronuncia immediatamente il mio nome».
Un’intesa fatta di profondo amore che Marta ancora guarda con incredulità. «È incredibile l’affetto smisurato che sono riuscita a provare per questo ragazzo. Fare del bene non è dedicarsi a un hobby. Si tratta di dare spazio alla parte migliore di se stessi, sempre troppo schiacciata dalla frenesia di giorni che passano, uno uguale all’altro. Per questo continuo a spiegare alle persone che la verità è che lui sta aiutando me molto più di quanto io sia riuscita a farlo con lui. Che in realtà quella che non vedeva all’inizio ero io».
«Quanto mi sei mancata»
Di momenti intensi passati insieme, Marta e Cristian saprebbero elencarne molti. «Non mi scorderò più lo scorso 21 dicembre. Causa lockdown e pandemia io e Cristian non ci abbracciavamo da quasi un anno. Ci eravamo fatti compagnia con le video chiamate ma la sofferenza di non potersi incontrare era grandissima».
Quel giorno di metà dicembre per il suo compleanno Marta ha avuto un solo regalo da chiedere a Lega. «Volevo incontrare Cristian anche solo per qualche minuto. Sapevo quanto fosse complicato ma la famiglia della Lega del Filo d’Oro ha fatto di tutto per accontentarmi».
Così dopo tamponi e tutte le misure di sicurezza necessarie, la sorpresa a Cristian è riuscita. «Nessuno gli aveva detto che quel giorno sarei arrivata. Ma è bastato un piccolo fischiettìo per farlo esplodere in urlo di gioia. “Martaaaa. Ma quanto mi sei mancata! Dove sei andata tutto questo tempo?”
Io quella gioia non me la dimentico più». Stare per così tanto tempo lontani invece ora è solo un ricordo ma quel il grido di contentezza continua a risuonare nella testa di Marta. «Esattamente lì, in quella gioia esplosa per essersi ritrovati ho toccato con mano tutto il senso del mio volontariato».
(da Open)
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Dicembre 4th, 2021 Riccardo Fucile
“SONO FINITA IN PERICOLO DI VITA IN POCHE ORE, MI VACCINERO’ APPENA POSSIBILE”
Rosanna Fusco è un’impiegata milanese di 48 anni con un marito e un figlio. È una dei 700 mila lombardi che non ha voluto ricevere il vaccino contro il Coronavirus.
Nel frattempo però si è ammalata ed è stata ricoverata in ospedale.
«Ma a marzo, quando saranno trascorsi sei mesi dalla guarigione, lo farò: prendere il Covid, trascorrere dieci giorni con il casco per l’ossigeno e temere per la mia vita, mi hanno fatto cambiare idea», dice oggi all’edizione milanese di Repubblica.
Del vaccino lei in realtà ha «ancora paura: sono sempre stata una persona molto ansiosa, soprattutto per quanto riguarda le questioni di salute. E fare questo vaccino, sviluppato in così poco tempo, mi ha lasciato perplessa sin dall’inizio. Tutto quello che poi è successo con le somministrazioni di AstraZeneca la scorsa primavera, e la possibilità di avere una reazione avversa, certo non ha contribuito a rassicurarmi. Ero spaventata, e lo sono ancora oggi. Però trascorrere dieci giorni in una stanza da sola, al Niguarda nel reparto di Malattie infettive, mi ha fatto cambiare idea».
Rosanna Fusco non aveva patologie pregresse, ma quando è stata ricoverata le hanno diagnosticato una polmonite da Covid-19 e i polmoni compromessi al 30%: «La prima a infettarsi è stata la mia bambina, poi è toccato a me e mio marito. Io, dopo giorni di febbre a 39.5 che non scendeva nemmeno con la Tachipirina, ho iniziato a sentire le dita delle mani intorpidite. È stato un campanello d’allarme: ho chiamato il 118, mi hanno portato al pronto soccorso del Niguarda».
E adesso sul vaccino consiglia «di farlo: il Covid è una malattia insidiosa, puoi rimanere asintomatico o avere pochi sintomi. O puoi ritrovarti, in poche ore, in grave pericolo, come è successo a me. Se il vaccino può evitare tutto questo, è giusto farlo: appena possibile lo farò».
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2021 Riccardo Fucile
L’EFFICACIA CALA DOPO MESI , MA QUELLA CONTRO I RISCHI GRAVI RESTA ALTA
Un non vaccinato rischia nove volte di più la morte in caso di infezione da Covid-19
rispetto a un vaccinato. E 16 volte di più di finire in terapia intensiva. Lo spiega oggi l’Istituto Superiore di Sanità nel report esteso sull’epidemia di Coronavirus oggi in Italia.
«Analizzando il numero dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi negli over 80, si osserva che nel periodo 15/10/2021 – 14/11/2021 il tasso di ricoveri in terapia intensiva dei non vaccinati è circa nove volte più alto di quello dei vaccinati con ciclo completo da oltre di cinque mesi e sei volte rispetto ai vaccinati con ciclo completo entro cinque mesi», spiega l’Iss.
E aggiunge che «mentre, nel periodo 8/10/2021 – 7/11/2021, il tasso di decesso nei non vaccinati (99,5 per 100.000) è circa nove volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da oltre cinque mesi (12 per 100.000) e sette volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo entro cinque mesi (14 per 100,000)».
L’istituto fa sapere che dopo 5 mesi dal completamento del ciclo vaccinale «si osserva una forte diminuzione dell’efficacia nel prevenire le diagnosi in corrispondenza di tutte le fasce di età».
In generale, su tutta la popolazione, l’efficacia vaccinale passa dal 73,5% nei vaccinati con ciclo completo entro cinque mesi, al 43,9% nei vaccinati con ciclo completo da oltre cinque mesi.
Ma nel caso di malattia severa «la differenza fra vaccinati con ciclo completo da oltre e da meno di cinque mesi risulta minore. Si osserva, infatti, una decrescita dell’efficacia vaccinale di circa otto punti percentuali, in quanto l’efficacia per i vaccinati con ciclo completo da meno di 5 i mesi è pari al 92,5%, mentre risulta pari all’84,8% per i vaccinati con ciclo completo da oltre 5 i mesi, rispetto ai non vaccinati»
Intanto cresce l’incidenza della malattia sugli under 19. «Nell’ultima settimana si osserva un aumento dell’incidenza in tutte le fasce d’età – si legge nel report – in particolare nella popolazione di età inferiore ai 12 anni, attualmente non eleggibile per la vaccinazione e che mostra un’incidenza più elevata rispetto alle altre fasce d’età. Nella classe di età 6-11 anni si evidenzia, a partire dalla seconda settimana di ottobre, una maggiore crescita dell’incidenza rispetto al resto della popolazione in età scolare, con un’impennata nelle ultime due settimane.
Si evidenzia, inoltre, un aumento del tasso di ospedalizzazione nella fascia (3 anni (poco sopra i 2 ricoveri per 100.000 abitanti) nelle ultime settimane, mentre nelle altre fasce di età risulta stabile». Infine «si conferma l’andamento osservato nella precedente settimana, con il 27% dei casi totali diagnosticati nella popolazione di età scolare ((20 anni). Il 51% dei casi in età scolare è stato diagnosticato nella fascia d’età 6-11 anni, il 33% nella fascia 12-19 anni e solo il 11% e il 5% sono stati diagnosticati, rispettivamente tra i 3 e i 5 anni e sotto i 3 anni».
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2021 Riccardo Fucile
LEZIONI DI MACHISMO DA CAPEZZONE? VIEN DA RIDERE
Zerocalcare ha risposto al giornalista de La Verità Daniele Capezzone che lo aveva provocato definendolo “uno dalla lagna e disagio come dimensione esistenziale”Zerocalcare gela con una battuta Daniele Capezzone, che provava a cavalcare il trend, pur con qualche giorno di ritardo, gettandosi sul famoso fumettista che ha ampliato il suo successo dopo la pubblicazione su Netflix della sua serie animata “Strappare lungo i bordi”.
Nella trama, Michele Rech (il nome reale di Zerocalcare) tratteggia con ironia diversi lati introspettivi del carattere umano, inserendo diverse scenette all’interno di una storia di fondo che parla del viaggio suo e di due suoi amici storici.
“Voi con Zerocalcare – ha twittato Capezzone, giornalista de La Verità – noi con Clint Eastwood. A ciascuno il suo, e ciascuno contento: chi con la lagna e il disagio come dimensione esistenziale; chi invece con la lotta, la sfida, l’affermazione dell’individuo contro ogni potere”.
Una dimostrazione non richiesta di machismo in riferimento a “Cry Macho”, l’ultimo film dell’attore e regista 91enne, uscito nelle sale italiane il 2 dicembre.
Al messaggio social di Capezzone ha replicato in prima battuta Elio Vito, deputato di Forza Italia ormai star di Twitter viste le sue prese di posizione progressiste in controtendenza rispetto alla linea del centrodestra. “Ma che, ora per dire “io” usi il plurale maiestatis del “noi” non è che ti stai montando un po’ la testa?”, gli ha chiesto ironicamente Vito
Poco dopo è arrivata la risposa anche di Rech, in romano: “A me me fa volà che DANIELECAPEZZONE se sente come CLINT EASTWOOD”.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO POCHI MESI LUI HA SCOPERTO DI ESSERE AFFETTO DA UNA RARA PATOLOGIA: ORA E’ LEI AD AIUTARLO
Era lo scorso aprile, a Pasquetta, quando Francesco Somma aveva salvato una
ragazza di vent’anni caduta in un pozzo artesiano. Lui, vigile del fuoco, aveva partecipato ai soccorsi. A distanza di pochi mesi la situazione di è completamente ribaltata. Ora Francesco è affetto da una rara malattia che necessita di trasfusioni settimanali. Ed è Carla che ora ha risposto all’appello donando il suo sangue per aiutarlo.
Francesco Di Somma ha 42 anni: sposato con due figli si è ammalato di emoglobinuria parossistica notturna, una patologia che in attesa di un trapianto di midollo deve essere curata con trasfusioni settimanali. Francesco non può lavorare: rischia di procurarsi ferite ed emorragie potenzialmente letali.
Qualche mese fa il vigile del fuoco che fa parte del nucleo Saf (Speleo-alpinofluviale), ovvero quei pompieri che cercano dispersi nei posti più inaccessibili, si era calato in un pozzo artesiano per salvare Carla a Casaluce, in provincia di Caserta.
Poi l’arrivo della malattia: Di Somma qualche mese dopo ha scoperto dopo delle normali analisi del sangue di avere un ridotto numero di piastrine, sintomo che ha portato alla diagnosi della sua rarissima patologia “emoglobinuria parossistica notturna”.
E il fratello Yari ha raccontato che all’inizio il pompiere ha provato a migliorare il suo stile di vita, anche con un’alimentazione più sana, ma le piastrine non accennavano a risalire. “Così abbiamo girato tanti ospedali per capire cosa avesse e al Cardarelli di Napoli, al reparto di ematologia guidato dal dottore Felicetto Ferrara, hanno diagnosticato questa patologia rarissima”, spiega secondo quanto riportato dal Messaggero.
Così Yari ha lanciato un appello per donare il sangue necessario per le trasfusioni settimalali a cui si deve sottoporre. Carla non si è tirata indietro: con la madre andrà all’ospedale Cardarelli di Napoli per aiutarlo.
Il fratello del vigile del fuoco racconta, come riporta il Corriere: “Fino a prima dell’estate stava bene, poi da una semplice analisi del sangue ha scoperto che aveva le piastrine in diminuzione e al Cardarelli gli hanno diagnosticato questa patologia rarissima”. Una patologia che può portare a emorragie letali. Carla si è messa a disposizione”. Oltre alla ragazza anche i colleghi del Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Caserta hanno donato il sangue per Francesco.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2021 Riccardo Fucile
E’ GIA’ INDAGATO PER CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ PER AVER CAUSATO LA MORTE PER COVID DI CENTINAIA DI MIGLIAIA DI BRASILIANI
“Chi si vaccina sviluppa l’Aids”. Per queste parole, pronunciate durante una diretta social, il presidente del Brasile Jair Bolsonaro è indagato per aver diffuso notizie false. Alexander de Moraes, giudice della Corte Suprema brasiliana, ha ordinato un’inchiesta sulle affermazioni del presidente che risalgono allo scorso 24 ottobre in occasione dell’appuntamento settimanale che Bolsonaro tiene su Facebook, YouTube e Instagram, che hanno già rimosso il contenuto per violazione dei regolamenti interni.
Per giustificare la sua posizione contro l’immunizzazione, che in patria gli è costata un’accusa per “crimini contro l’umanità” da parte di una commissione del Senato, nella trasmissione il presidente aveva citato alcuni rapporti del governo britannico, in realtà mai esistiti, secondo i quali ad alcune persone vaccinate contro il Covid-19 era stato diagnosticato l’Aids.
Secondo il Programma congiunto delle Nazioni Unite su HIV e AIDS, i vaccini approvati dai regolatori della salute sono sicuri anche per le persone che vivono con il virus dell’HIV, che causa la sindrome da immunodeficienza acquisita nota come Aids. Una evidenza che mostra quindi, come se ce ne fosse bisogno, la falsità delle affermazioni di Bolsonaro, che per sua stessa ammissione non si è mai vaccinato e si è spesso lamentato del fatto che le restrizioni finalizzare a contenere l’espansione del virus facciano “più male che bene”. È risultato positivo nel luglio 2020, dopo aver minimizzato per mesi la gravità del virus, che nel Brasile da lui governato ha fatto più di 615.000 morti, rendendolo il Paese con più vittime al mondo dopo gli Stati Uniti.
Per quanto riguarda l’incriminazione a suo carico chiesta dal Senato, la commissione a ottobre ha consegnato il suo rapporto di circa 1.300 pagine all’ufficio del procuratore generale, anche se pochi si aspettano azioni significative dato che l’attuale procuratore capo della nazione è stato nominato dallo stesso Bolsonaro. Morales ha dichiarato che “supervisionerà da vicino” l’indagine del procuratore, poiché la Corte Suprema non può condurre indagini in proprio, ma può controllare che quelle che vengono fatte non subiscano ingerenze.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2021 Riccardo Fucile
“STATE PORTANDO ACQUA AL MULINO DEI SOVRANISTI”
Giacomo Marramao, uno dei più raffinati filosofi italiani, è appena tornato da Siviglia,
precisamente dall’Università di Huelva dove, affacciato sull’Oceano Atlantico, ha partecipato a un Convegno internazionale tenendo una prolusione sui populismi. Prossimo alla terza dose di vaccino, a distanza siderale da chi l’8 dicembre terrà a Torino il primo Think tank per il no al green pass, ha dovuto rispondere agli amici intellettuali di sinistra (statunitensi, inglesi, francesi e tedeschi), che gli hanno chiesto conto delle incomprensibili posizioni di Agamben e Cacciari.
Il professore non si scompone: “Siamo tutti amici, ma ciò non mi impedisce di dire che Giorgio e Massimo portano avanti tesi aberranti dal punto di vista fattuale. Sono completamente fuori strada. In più, stanno portando acqua al mulino delle destre. Devono capire che siamo in presenza, da circa due anni, di una vera pandemia, che si è sviluppata ovunque in tempi rapidissimi. Le precedenti, nel corso dei secoli, erano a misura continentale. Questa no. Questa è universale. E il cosiddetto potere fatica a fronteggiarla, altro che crearla e guidarla. Il vero problema è l’impotenza del potere. Il potere è spiazzato nel prevedere gli effetti perversi di una violenza estrattiva su forme di vita animali e vegetali. Il potere, quello tanto temuto, non riesce a decifrare le tendenze delle maggioranze delle popolazioni. Poi, come si fa a parlare di Unione Europea autoritaria? Come si fa a definire Biden autoritario?”.
Già, come si fa? E a parlare di Stato d’eccezione come si fa?
Il professore sorseggia il caffè e continua: “Bisogna distinguere lo Stato d’emergenza dallo Stato d’eccezione, ma Agamben e Cacciari vedono il primo trasformarsi nel secondo. Io non vedo nulla di tutto ciò. Quale sarebbe il dramma, lo scandalo, la materia del contendere? Il green pass? Il super green pass? Ma questa è una colossale sciocchezza! Quando il cosiddetto potere ha in mano il green pass mio, tuo, di Agamben e di Cacciari, che cosa se ne fa? Sa che tra poco andremo nel tal ristorante? Be’, qual è il problema? Saremmo spiati e controllati? Da chi? Dovremmo sentirci confinati come in un campo? Per favore! Come si può arrivare a tanto!”.
Allora che cosa spingerebbe autorevoli studiosi ad assumere posizioni così strane? Non sono certo a caccia di visibilità… Marramao non cade nel tranello: “Ma no, certo che no. Conosco Massimo da decenni. Nella loro mente c’è l’idea foucaultiana o neo foucaultiana del controllo, ma che cosa vuoi controllare più con i nuovi mezzi tecnologici? Paradossalmente, l’idea neo foucaultiana del controllo diventa consolatoria. Il potere sarebbe sporco, farebbe le cose sporche e noi intellettuali ci opponiamo resistendo, riunendoci a Torino per decidere come organizzare la protesta. Non lo posso condividere né accettare. Io a Torino andrei ad abbracciare il mio amico Gianni Vattimo. Non posso andare a Torino per prendere parte a qualcosa di incomprensibile. Loro temono una riduzione della libertà. Ma la libertà non è mai stata individualismo. È sempre stata effetto di gruppi di comunità che hanno lottato per determinare progressi e conquiste, mai con il rischio di danneggiare altri”.
Non a caso il Presidente Mattarella ha distinto tra libertà e licenza. Il professore annuisce: “Certo, ed è stato esemplare. Come occorre distinguere sul pensiero critico. Sai bene che io sono allergico a ogni forma di coercizione, sai bene che sarei stato il primo a reagire se ne avessi colto il minimo accenno. Il pensiero critico, però, deve essere rivolto a obiettivi analiticamente ben delineati. Perché non diciamo, visto che siamo sempre molto critici verso il nostro Paese, che l’Italia, soprattutto grazie a Mattarella e a Draghi, ha avuto un riscatto eccellente, proprio sul controllo e la gestione della pandemia, nei confronti di altri Paesi? Perché non esaltiamo per una volta l’enorme senso di responsabilità degli italiani? Chi avrebbe mai detto che la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, si sarebbero trovate come si trovano, in grande difficoltà? Noi abbiamo mostrato una lodevole resilienza comunitaria”.
Il professore, mentre tende il green pass al proprietario del ristorante, chiude sull’obbligo vaccinale: “Lo avrei posto sin dall’inizio. Sabino Cassese ha spiegato molto bene come la Costituzione non lo impedisca affatto, anzi lo consenta. Purtroppo, il Governo ha tante anime diverse al suo interno e Draghi, grande mediatore, non ha potuto andare fino in fondo”.
Però potrà andare fino al Colle. Marramao sorride: “Io e te ce lo auguriamo, ma io e te non votiamo. Se non dovesse andare lui, mi auguro che sia la volta buona per una donna, oppure per il mio caro amico Giuliano Amato. Ha tutte le qualità, l’esperienza politica e la stima internazionale per ricoprire quel ruolo. Quando Giuliano parlava da Presidente del Consiglio, Clinton e Blair prendevano appunti. Sono cose che non dimentico”.
Anche quando parlava Emanuele Severino prendevamo appunti. Che cosa avrebbe detto della nostra amata filosofia? Sarebbe andato a Torino? Marramao si commuove: “Per carità! Emanuele avrebbe scritto sulla scienza, avrebbe invitato a tenere un comportamento adeguato al tragico momento che viviamo. Mi manca. Mi mancano la lucidità del suo pensiero, i nostri dialoghi, i suoi articoli, le cene con le nostre mogli, con la sua dolce Esterina, la nostra amicizia. La filosofia ha perso l’ultimo gigante”.
(da Huffingtonpost)
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Dicembre 4th, 2021 Riccardo Fucile
WASHINGTON POST: “PUTIN PRONTO A IMPIEGARE 175.000 SOLDATI, L’OFFENSIVA A GENNAIO”
Il Cremlino sta pianificando un’offensiva in Ucraina su più fronti all’inizio del prossimo anno utilizzando 100 gruppi tattici di battaglione con un numero stimato sino a 175 mila soldati, insieme a blindati, artiglieria e altro equipaggiamento.
Lo scrive il Washington Post citando dirigenti Usa e documenti non classificati dell’intelligence americana, tra cui immagini satellitari.
Documenti da cui emergerebbe l’ammassamento di forze russe in quattro posti lungo il confine ucraino e la presenza attualmente di 50 gruppi tattici di battaglione.
“Non accetterò la linea rossa di nessuno”: Così Joe Biden ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se accetterà quella di Vladimir Putin sull’Ucraina, contro il suo eventuale ingresso nella Nato.
“Conosciamo da molto tempo le azioni della Russia e la mia previsione è che avremo una lunga discussione”, ha aggiunto il presidente Usa riferendosi al futuro summit virtuale con il suo omologo russo, secondo quanto riferisce il pool dei reporter al seguito di Biden.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2021 Riccardo Fucile
IL RAPPORTO DELLA UK HEALTH SECURITY AGENCY
Come evidenziato nei giorni scorsi dal dottor Trevor Bedford, ricercatore presso la
divisione vaccini e malattie infettive e del programma di biologia computazionale del Fred Hutchinson Cancer Research Center, la minaccia principale della nuova variante Omicron emersa in Sudafrica non sarebbe la maggiore trasmissibilità, bensì la capacità di eludere i vaccini (fuga immunitaria).
I calcoli preliminari dello scienziato avevano rilevato che, con una popolazione immunizzata attorno all’80-90 percento contro i precedenti ceppi del coronavirus SARS-CoV-2, la nuova variante emersa in Sudafrica avrebbe potuto manifestare una capacità di evadere le difese immunitarie fino a oltre l’80 percento.
Un dato drammatico, solo lievemente attenuato dal fatto che al momento i sintomi scatenati sembrerebbero essere lievi (ma la casistica è ancora troppo bassa). I dati provenienti dal Regno Unito sui primi casi di variante Omicron sembrano confermare la capacità della variante Omicron (B.1.1.529) di “bucare” lo scudo immunitario nei vaccinati.
Come evidenziato nell’ultimo rapporto pubblicato dalla UK Health Security Agency, al 30 novembre 2021 sono stati registrati 22 casi di variante Omicron, grazie al sequenziamento genomico dei campioni virali ottenuti dai pazienti positivi.
In poco più della metà dei casi, ovvero 12 su 22, il contagio si è verificato in persone vaccinate con almeno due dosi di vaccino anti Covid, con la seconda fatta almeno da 14 giorni.
Com’è noto, infatti, per ottenere il massimo della protezione immunitaria è necessario attendere un paio di settimane dopo la seconda inoculazione. Due casi sono stati osservati in pazienti che avevano ricevuto la prima dose oltre 28 giorni fa; sei hanno riguardato persone non vaccinate e per due non erano invece disponibili informazioni sullo stato di immunizzazione.
Tenendo presente che al momento, in base ai dati Our World in Data, nel Regno Unito c’è poco meno del 70 percento della popolazione totalmente vaccinata e che i vaccini non hanno un’efficacia contro l’infezione al 100 percento, è inevitabile che alcune persone vaccinate vengano comunque contagiate; tuttavia il fatto che oltre la metà dei casi riguardi proprio chi ha ricevuto le due dosi è significativo. “Numeri piccoli ma che confermano in qualche misura la fuga immunitaria”, ha specificato su Twitter l’epidemiologo americano Eric Topol.
Il dato si allinea al rischio di reinfezione nei guariti evidenziato dai ricercatori sudafricani dell’Istituto Nazionale per le Malattie Trasmissibili – Divisione del National Health Laboratory Service, dopo aver messo a confronto i tassi dei contagi nelle diverse ondate della pandemia di COVID-19 (tra il 4 marzo del 2020 e il 27 novembre 2021).
Gli scienziati hanno osservato che la variante Omicron ha una capacità di infettare i guariti “sostanzialmente superiore” rispetto alle varianti Beta e Delta, pari a ben 2,4 volte. Lo sfondamento delle difese innescate da una precedente infezione naturale non significa automaticamente che ciò si verifichi anche con quelle derivate dalla vaccinazione; per questa ragione gli scienziati sono alacremente impegnati a condurre test di neutralizzazione in laboratorio con il sangue dei vaccinati, sia con 2 che con 3 dosi.
Come ipotizzato dall’amministratore delegato di BioNTech Ugur Sahin, il creatore del vaccino anti Covid a mRNA “Comirnaty” di Pfizer, ci si aspetta che la variante Omicron possa contagiare anche i vaccinati, tuttavia si resterebbe sostanzialmente protetti dal rischio di COVID-19 grave, ricovero in ospedale e morte. I dati sulla sintomatologia, come sottolineato, fino ad ora sembrano fortunatamente incoraggianti.
Alla luce di questa capacità di fuga immunitaria, legata alle numerosissime mutazioni che caratterizzano la variante Omicron (ben 32 delle quali sulla proteina S o Spike), si fa sempre più concreta la necessità di un vaccino aggiornato contro di essa, sul quale sono già al lavoro le principali case farmaceutiche.
Considerando che la vaccinazione contro il coronavirus SARS-CoV-2 potrebbe diventare periodica come quella contro l’influenza, il booster con l’aggiornamento anti Omicron potrebbe essere somministrato in una delle prossime fasi di richiamo della campagna vaccinale. Non a caso già si parla di quarta dose “molto probabile”.
(da agenzie)
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