Destra di Popolo.net

BERLUSCONI PUNTA AL COLLE CON L’AIUTO DEGLI ESULI FORZA ITALIA

Dicembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

SETTE EX AZZURRI NEL MIRINO

Grandi manovre di Silvio Berlusconi alla Camera in vista del Quirinale. L’ex Cavaliere ha incaricato il suo capogruppo Paolo Barelli di aiutare Alessandro Sorte – ex pecorella smarrita ora tornata all’ovile – di circuire “6 – 7 colleghi” per farli tornare in Forza Italia.
Intanto ne ha portati due, Stefano Benigni e Claudio Pedrazzini ora in Coraggio Italia! E poi sta puntando Fabiola Bologna e soprattutto l’iconico Emilio Carelli, ex M5S amico di B. da più di venti anni e già vicedirettore del Tgcom, che però smentisce “categoricamente” l’approdo in FI.
Toti e Brugnaro, leader di CI non l’hanno presa bene perché volevano vendere il salame intero e non a fette e cioè i 7 del Senato e i 13 della Camera e soprattutto si vocifera che il pacco dono sia ben più consistente unendo Coraggio Italia! con Italia Viva di Renzi.
Si sa, che vendendo in blocco il prodotto si ha più potere contrattuale di farlo con le fettine e Berlusconi è uno che se ne intende molto bene di acquisti e vendite. Nel frattempo, l’offensiva ha attirato lo sguardo interessato dell’ex ministro Claudio Scajola, famoso per aver ricevuto una casa “a sua insaputa” (comunque assolto al processo), un fenomeno raro quanto il Big Bang, uno si distrae un attimo e zac! si ritrova una casa davanti al Colosseo. Ma questa è acqua passata.
Ora Scaloja torna in pista che se B. si quirinalizza qualcosa scappa pure per lui. Insomma, la dinamica è sempre la stessa.
Ricordate i casi clamorosi di Antonio Razzi e Domenico Scilipoti – eletto alla Camera grazie ai giochini di Leoluca Orlando che lasciarono Antonio di Pietro e Italia dei Valori per salvare il governo Berlusconi? Detto questo resta il fatto che in Italia stiamo assistendo ad uno spettacolo indecente che va oltre il “mercato delle vacche” natalizio per assurgere ad emblema di un metodo e di una prassi politica non solo disdicevole ma imbarazzante.
Desta veramente meraviglia che Carelli vesta le vesti (fintamente) piagate di figliol prodigo per tornare da dove era partito. E fa anche capire come si siano scelti i candidati del M5S che provano inspiegabilmente una misteriosissima attrazione per Berlusconi. Da notare che l’ex Cavaliere è stato sempre il nemico numero uno di Grillo e Di Pietro, ma ora che Conte parla bene di B. forse i tempi stanno già cambiando.
(da agenzie)

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FDI IN SOCCORSO DEL LEGHISTA SIRI, A RISCHIO IL PROCESSO PER CORRUZIONE

Dicembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

VOGLIONO NEGARE AI PM L’USO DELLE INTERCETTAZIONI

Fratelli d’Italia in soccorso dell’ex sottosegretario leghista Armando Siri, indagato dalla Procura di Roma con l’accusa di corruzione
Ieri il relatore Lucio Malan, passato dalla Lega a Forza Italia, per poi approdare il 19 luglio scorso a FdI, ha proposto alla Giunta per le immunità del Senato di respingere la richiesta dell’autorità giudiziaria di concedere il via libera all’utilizzo delle intercettazioni che coinvolgono l’esponente del partito di Matteo Salvini.
Per Malan, non va concesso l’utilizzo delle intercettazioni che riguardano Siri effettuate il 15 maggio 2018, “per la incerta ed implausibile configurazione del requisito della necessità” e per quelle del 17 maggio 2018, del 27 luglio 2018, del 4 agosto 2018 e del 6 agosto 2018, “non sussistendo il requisito della fortuità e occasionalità”. Il salvagente è stato lanciato e con ogni probabilità la settimana prossima la Giunta presieduta dall’azzurro Maurizio Gasparri deciderà se salvare il senatore Siri.
L’inchiesta per corruzione, costata a Siri il posto da sottosegretario al ministero delle infrastrutture e trasporti nel Governo Conte 1, riguarda una presunta tangente da 30mila euro, che sarebbe stata “data o promessa” al leghista tramite Paolo Arata, in cambio di un “aggiustamento” al Def 2018 relativo agli incentivi per il mini-eolico.
In particolare, vengono contestati all’ex sottosegretario sia l’episodio di corruzione relativo al mini-eolico che un secondo episodio relativo al suo presunto impegno per ottenere un provvedimento normativo ad hoc che finanziasse, anche in misura minima, il progetto di completamento dell’aeroporto di Viterbo, di interesse della Leonardo spa per future commesse, oltre che le pressioni che avrebbe fatto sul comandante generale della Guardia costiera, Giovanni Pettorino, per rimuovere il contrammiraglio Piero Pellizzari dall’incarico di responsabile unico del procedimento nell’ambito di un appalto in scadenza per la fornitura di sistemi radar, in quanto, secondo gli inquirenti, quest’ultimo sarebbe stato inviso alla Leonardo spa, perché critico su alcuni aspetti della fornitura.
Su quest’ultima vicenda, sempre per la Procura della Repubblica di Roma, il senatore avrebbe ricevuto “la promessa di ingenti somme di denaro e comunque la dazione di ottomila euro”. E per far luce sul caso del mini-eolico gli inquirenti ritengono fondamentali le intercettazioni delle comunicazioni tra Siri e Paolo Franco Arata, effettuate nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, impegnata sul caso prima che passasse a Roma.
Siri, che ha già ottenuto nel 2014 un patteggiamento a un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta, è indagato anche dalla Procura di Milano per due vicende di presunti finanziamenti illeciti. La prima è relativa a due mutui considerati sospetti, uno da 750mila euro e l’altro da 600mila euro, concessi dalla Banca Commerciale Agricola di San Marino, tra ottobre 2018 e aprile del 2019, e la seconda riguarda un prestito da 220mila euro risalente a giugno 2018.
Il primo prestito, quello da 750mila euro, secondo gli inquirenti, sarebbe servito all’ex sottosegretario leghista per acquistare, senza ipoteca, una palazzina per la figlia a Bresso, Comune alle porte di Milano, mentre quello da 600mila euro sarebbe servito all’esponente del Carroccio a saldare un debito con il Fisco.
(da agenzie)

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L’IRA DEL SINDACO DI PADOVA: “BASTA CON LE MANIFESTAZIONI NO VAX, IL VIRUS RISCHIA DI DILAGARE”

Dicembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

“C’E’ CHI SE NE FREGA DELLE REGOLE”

Ora basta: c’è da garantire la salute della gente e c’è un limite anche alle proteste, visto che i contagi aumentano e tanti sacrifici degli italiani rischiano di essere vanificati dal fanatismo della galassia negazionista e, anche, dalle nuove varianti.
“A Padova e provincia i contagi galoppano e adesso non c’è davvero più nulla da aspettare, serve agire con decisione e mettere un freno drastico alle continue manifestazioni no vax che rappresentano un autentico problema di salute pubblica”.
Così il sindaco di Padova Sergio Giordani, anticipa che nella riunione del Comitato ordine e sicurezza di oggi chiederà di mettere al bando le manifestazioni no vax. “Non sono più tollerabili eventi che mettono a rischio la salute di tutti con il virus che rischia di dilagare e la stragrande maggioranza dei cittadini che fa sforzi enormi, si vaccina e chiede in maniera sacrosanta protezione, salute e futuro”, continua Giordani.
“Le reiterate sanzioni per il mancato uso della mascherina opportunamente elevate dalle Forze dell’ordine parlano chiaro, c’è chi delle regole per proteggerci tutti non ne vuole sapere, serve quindi agire dentro questa consapevolezza per prevenire con forza. Una sanzione amministrativa si paga in posta entro 60 giorni, ma un contagio da Covid può spesso presentare un conto che si salda in ospedale se non peggio, e io non intendo per nessuna ragione che a pagarlo siano magari gli anziani, i più fragili ma anche loro stessi”.
Insomma, “Padova sta con la scienza” e se è vero che “c’è il diritto a manifestare”, è altrettanto vero che “non può esserci per nessuno il diritto di mettere a rischio la salute altrui”, conclude il sindaco.
(da agenzie)

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LE MINACCE DEI NO VAX A MASSIMO GALLI SU TELEGRAM

Dicembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

“ECCO L’INDIRIZZO E IL TELEFONO, SAPETE COSA FARE”

Su Telegram gli utenti di Basta dittatura sono tornati all’attacco, questa volta contro l’infettivologo Massimo Galli. «Sapete cosa dovete fare», è il messaggio dei gestori dell’account agli iscritti corredato di tutti i dati sensibili di Galli.
Il medico è stato preso di mira perché da sempre favorevole alla campagna di vaccinazione contro il Coronavirus.
«Di minacce me ne sono già capitate in passato, quindi dovrei essere preoccupato da mesi. Direi che sono stanco e stufo. Qualsiasi cosa facessero materialmente a uno di noi aumenterebbe solo la condanna generale nei confronti di questa gente. Sono arrivato a 70 anni con la schiena e continuo così», ha detto il medico ad Adnkronos.
E ancora: Mi sento tutelato dalle forze dell’ordine. Non ho bisogno di sporgere denuncia, c’è già chi si muove per me.
Il professore ha poi spiegato che «Queste minacce sono segno di degrado che va avanti da tempo, ma più se ne parla e più si da soddisfazione a determinati individui. Meno i No vax hanno spazio nei media meglio è. Ho dovuto sopportare attacchi di ogni genere, uno più uno meno non fa tanta differenza».
(da agenzie)

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IL MEDICO CHE USAVA FALSE RICETTE DI PAZIENTI ONCOLOGICI PER SPACCIARE OPPIACEI

Dicembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

PRESCRIVEVA FARMACI A BASE OPPIOIDE A TOSSICODIPENDENTI DIETRO LAUTO COMPENSO

È agli arresti domiciliari e dovrà rispondere delle accuse di spaccio di sostanze stupefacenti, corruzione e falsità ideologica in atti pubblici. A casa, con un braccialetto elettronico a controllarlo, è finito un medico spacciatore che ha il suo studio in corso 22 marzo, nella zona Est di Milano.
Il dottore utilizzava, come evidenziato dalle indagini sul suo operato, ricette per pazienti oncologici per prescrivere ad alcuni tossicodipendenti (che avevano saputo della sua “trovata”) dei farmaci a base oppioide che in Medicina vengono utilizzati per la “cura del dolore”.
Il 61enne, inoltre, è anche un recidivo. Durante i dieci mesi di indagine, l’appartamento e lo studio medico del medico spacciatore erano stati perquisiti. All’attenzione delle forze dell’ordine, infatti, erano arrivate alcune segnalazioni da parte dei pazienti del dottore. E c’è di più.
A far alzare le antenne degli inquirenti fu, lo scorso mese di gennaio, un uomo egiziano che – durante un controllo di routine – venne trovato in possesso di 26 scatole di medicinali (Oxycontin e Contramal) a base di oppiacei e 26 ricette elettroniche.
Tutte erano firmate da quello stesso medico che ha il suo studio in corsoi spaccio di sostanze stupefacenti, corruzione e falsità ideologica in atti pubblici 22 marzo a Milano. E lì erano state trovate migliaia di ricette destinate a pazienti oncologici, ma “acquistate” da alcuni tossicodipendenti che facevano parte di quel giro di spaccio. Il medico era stato indagato, ma avrebbe proseguito nella sua attività illecita anche dopo l’intervento della magistratura. Per questo motivo è stato deciso di metterlo agli arresti domiciliari, non consentendogli più di operare nel suo studio e ricevere visite (oltre all’impossibilità di firmare più alcuna ricetta medica).
E il giro d’affare era incredibile. Si parla di ricette vendute tra i 10 e i 20 euro l’una. Per il medico spacciatore tutto ciò ha rappresentato un guadagno di oltre 100mila euro. Mentre per le casse della Regione Lombardia, tuto questo ha provocato un danno da oltre 1,3 milioni di euro. Perché le ricette a falso nome firmate dal dottore di corso 22 marzo sono state oltre 9mila, per l’equivalente di oltre 13mila confezioni di prodotti a base oppioide.
(da agenzie)

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SALVINI ATTACCA LAMORGESE SUL CASO DEL PREFETTO DI BARI CHE HA NOMINATO LUI NEL MAGGIO 2019

Dicembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

IL CAPO DIPARTIMENTO DEL VIMINALE LASCIA DOPO L’INDAGINE PER CAPORALATO A CARICO DELLA MOGLIE (LUI NON E’ INDAGATO)

“Disastro Viminale, il ministro riferisca immediatamente in Parlamento”. Coglie la palla al balzo la Lega che chiede a Luciana Lamorgese di presentarsi alle Camere dopo le dimissioni del capo dipartimento dell’Immigrazione del Ministero dell’Interno, Michele Di Bari.
Confermato nel suo ruolo dall’attuale titolare del Viminale, ma voluto lì – il suo incarico inizia a maggio 2019 – da Matteo Salvini. Che oggi, avendo cura di non citare Di Bari, torna ad attaccare la ministra sugli sbarchi dei migranti.
Le dimissioni di Di Bari sono arrivate sulla scia di un’inchiesta sul caporalato in Puglia. Di Bari non è coinvolto a nessun titolo. Sua moglie, però, è tra i 16 indagati in un fascicolo della Procura di Foggia che ha portato all’arresto di cinque persone, due delle quali in carcere.
La donna – sottoposta a obbligo di firma e dimora – è socia di una delle 10 aziende coinvolte nell’indagine. Ed è accusata, come gli altri, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Benché il prefetto non sia indagato, la notizia deve aver creato non poco trambusto nelle stanze del Viminale. Ma soprattutto si è rivelata una grande occasione per i nemici giurati della ministra
Fratelli d’Italia si spinge oltre e chiede le dimissioni: “Non basta che il capo del dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Viminale si dimetta dal proprio incarico. Dopo anni di continue criticità, serve una vera svolta per mettere la parola fine alla scandalosa gestione dei dossier in capo al Ministero dell’Interno che ha in Lamorgese la principale responsabile
Dal canto suo, Michele Di Bari, difende la posizione della moglie che, dice, “ha sempre assunto comportamenti improntati al rispetto della legalità. Mia moglie, insieme a me, nutre completa fiducia nella magistratura ed è certa della sua totale estraneità ai fatti contestati”.
Classe 1959, Di Bari prima di arrivare al dipartimento Libertà civili e l’Immigrazione è stato prefetto a Modena, Vibo Valentia e, dal 2016 fino all’arrivo a Roma, a Reggio Calabria.
Fu lui a firmare, mentre ricopriva quest’ultimo ruolo, la sospensione di Mimmo Lucano, allora sindaco di Riace, dopo l’arresto. Era l’autunno del 2018 e quell’atto faceva seguito a un’inchiesta della procura di Locri, che poi ha portato alla contestatissima condanna in primo grado di Lucano.
Sullo sfondo della polemica politica, e del passato lavorativo di uno dei protagonisti di questa storia, resta l’inchiesta della procura di Foggia. L’accusa degli inquirenti è che gli indagati abbiano utilizzato sfruttato decine di lavoratori venuti dall’Africa “approfittando del loro stato di bisogno derivante dalle condizioni di vita precarie e dalla circostanza che essi dimoravano presso baracche e ruderi fatiscenti della baraccopoli dell’ “ex pista” di Borgo Mezzanone”, uno dei ghetti presenti sul territorio ormai da tempo. I braccianti, sostiene il gip nella sua ordinanza, avrebbero lavorato senza che fossero loro garantiti i diritti previsti dalla legge. Il riferimento, in particolare, è all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, alla retribuzione e al fatto che non erano messi a loro disposizione neanche dei servizi igienici idonei.
(da agenzie)

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CON 38 DI FEBBRE E LA MASCHERINA ABBASSATA: A MANTOVA UN NO VAX VA AL SUPERMERCATO POI SI VANTA IN RADIO, ORA E’ INTUBATO

Dicembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

SI ERA DEFINITO CON ORGOGLIO “UNTORE”

|Si era vantato in radio di essere andato ad infettare un supermercato a Mantova con 38 di febbre e la mascherina abbassata sotto il naso.
Adesso il no vax Maurizio Buratti, reo confesso untore no vax, è intubato in condizioni gravissime per il Covid. Per tutta la durata della pandemia il crociato anti-vaccino conosciuto dal pubblico della Zanzara come “Mauro da Mantova” è intervenuto frequentemente nella popolare trasmissione di Radio 24 con deliranti discorsi cospirazioni contro la campagna di immunizzazione.
L’ultima sua telefonata è andata in onda poco prima del suo ricovero in terapia intensiva dove adesso è intubato in in condizioni gravissime.
Sfida al Covid Da “untore” a ricoverato in terapia intensiva, riferisce Tele Mantova. Ai microfoni di Radio24 il racconto di quanto accaduto ad uno degli ospiti più assidui, “Mauro da Mantova”.
Pochi giorni fa aveva raccontato di avere provato estrema soddisfazione nell’essersi recato, febbricitante, in un supermercato del capoluogo. I microfoni aperti del la Zanzara, trasmissione quotidiana di Radio24 co-condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo, riportano quanto accaduto ad uno degli ospiti più assidui.
A sessantadue anni Mauro da Mantova, così come si è sempre presentato, nei mesi è divenuto uno dei simboli delle posizioni negazioniste riguardo il covid, e antivacciniste.
Poi gli improvvisi aggiornamenti: il carrozziere no vax si trova intubato, in ospedale, solo pochi giorni dopo avere visitato orgogliosamente febbricitante un supermercato del capoluogo. In quella occasione lui stesso si era definito con soddisfazione “untore”.
Tra gli ascoltatori della trasmissione radiofonica c’è chi propone l’ipotesi di epidemia colposa. I numeri dei contagi corrono e dopo Castiglione un altra amministrazione delle provincia di Mantova dispone le contromisure. Da Corte Spagnola, a Curtatone, sono stati rinviati a data da destinarsi tutti gli eventi pubblici organizzati dal comune fino al 18 dicembre.
(da agenzie)

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FOCOLAIO COVID ALLA SCALA DI MILANO NEL CORPO DI BALLO CAUSATO DA NO VAX

Dicembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

E CI SONO NO VAX INFAMI CHE SUI SOCIAL ESULTANO

Hanno esultato, convinti del trionfo delle proprie idee, all’idea che la Prima della Scala di Milano avesse generato un focolaio di Covid. I no vax hanno rapidamente mandato in trend l’hashtag #Scalainfetta alla notizia che alcuni componenti del corpo di ballo del teatro sono risultati positivi, credendo che questo implicasse l’inefficacia del Super Green Pass, necessario per assistere allo spettacolo.
I contagi alla Scala partiti una settimana fa
La presenza in sala di esponenti considerati responsabili dagli scettici del vaccino di aver imposto la “dittatura sanitaria” in Italia, tra i quali il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il virologo Roberto Burioni, agli occhi degli odiatori della rete è sembrata un’occasione ghiottissima.
Peccato che le cose siano, ovviamente, più complicate di quanto un hashtag su Twitter possa esprimere.
Il focolaio sarebbe infatti partito una settimana fa, ben prima dell’evento di gala avvenuto martedì. Inoltre, beffa delle beffe, a generare il tutto sarebbero stati tre maître de ballet no vax. Dal teatro filtra infatti la notizia che più di un quarto del corpo di ballo, formato complessivamente da 80 persone, non si è ancora vaccinato. In totale, dei 12 positivi registrati, 9 non hanno ricevuto il farmaco.
Nessun contagiato tra gli spettatori in platea
Nessun focolaio tra gli invitati, dunque, come si auspicavano i più radicali. Loro, peraltro, erano tenuti ad esibire il Super Green Pass, mentre per i lavoratori dello spettacolo, ballerini inclusi, bastava il Green Pass base, ottenibile anche con un tampone.
Solo oggi si conoscerà l’esito del nuovo giro di test molecolari a cui sono stati sottoposti non solo i danzatori ma anche sarte, truccatori e tutti i lavoratori che si sono trovati ad avere a che fare con questa produzione. Fino a pochi giorni fa infatti il tampone ogni giorno era obbligatorio solo per i ballerini e non per gli insegnanti, che però indossano la mascherina durante le prove.
(da NextQuotidiano)

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TRA I NO VAX PENTITI IN TERAPIA INTENSIVA: «ABBIAMO SBAGLIATO A NON VACCINARCI, ADESSO SALVATECI»

Dicembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

LA STORIA DI UN PENTITO

All’ospedale San Martino di Genova le terapie intensive sono in sofferenza. Un problema che ha tutta la Liguria, dove in un solo giorno sono entrati 37 pazienti in ospedale. Attualmente la regione ha un indice di contagio Rt pari a 1,2. E su 259 ricoverati totali, 28 sono in terapia intensiva. Di questi, 24 sono No vax.
Oggi l’edizione genovese di Repubblica racconta chi sono i ricoverati in terapia intensiva, di cui parla Eleonora Abroscello, responsabile del pronto soccorso e dell’area medica critica dell’ospedale.
«Non ho mai fatto i vaccini e ho paura degli effetti collaterali — ha confessato uno di questi —. Non ho mai fatto la vaccinazione contro l’influenza stagionale».
Anche una donna di 61 anni è ricoverata: «Tutti, in famiglia, avevamo deciso di rifiutare la vaccinazione». Ma ora ha cambiato idea. Così come gli altri:
«Tanti anziani soli, senza parenti, che non hanno trovato un interlocutore di fiducia per convincerli», spiega Abroscello.
Poi ci sono i veri pentiti. Un genovese di 70 anni appena giunto in pronto soccorso ha detto ai medici: «Vaccinatemi subito, mi sono pentito di quello che ho fatto finora». «Prima dobbiamo pensare a salvarti la vita – gli ha risposto uno dei medici – poi penseremo al vaccino».
Successivamente è stato parzialmente immunizzato con la prima dose di Moderna. Il 90% dei ricoverati sono anziani. Tutti hanno comorbosità cardiologiche, patologie respiratorie e oncologiche. Uno di questi ieri si è strappato la mascherina».
(da agenzie)

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