Giugno 17th, 2022 Riccardo Fucile
VICTOR ERA APPENA ARRIVATO IN OLANDA ED E’ STATO RIMANDATO IN BRASILE: VOLEVA INTERFERIRE NELLE INDAGINI
Nel mese di aprile, le autorità hanno impedito l’ingresso in Olanda a un
cittadino brasiliano per poi imbarcarlo sul primo volo disponibile per il Brasile.
Victor Muller Ferreira, nato nel 1989, doveva lavorare come stagista presso il Tribunale penale internazionale dell’Aja, dove sono in corso le indagini per i possibili crimini di guerra della Russia in Ucraina e Georgia.
L’uomo, in realtà, era una spia russa. Non si chiamava Victor, non è nato nel 1989 e non è neanche brasiliano. Il suo vero nome è Sergey Vladimirovich Cherkasov, nato nel 1985, ed è un agente dell’intelligence militare russo GRU.
Come riportato nel report dell’intelligence olandese, l’obiettivo del GRU è quello di raccogliere informazioni militari, politiche e tecnologiche, e svolgere operazioni segrete laddove un cittadino russo non potrebbe mai avere accesso, come il Tribunale penale internazionale dell’Aja (CPI).
Per ottenere l’ingresso come stagista, Sergey aveva creato l’identità di un brasiliano dalla storia strappalacrime.
In un documento, dove racconta la storia di Victor, afferma di essere nato a Rio e di aver scoperto che la sua vera madre biologica era morta poco dopo la sua nascita. L’intero racconto pare una telenovela, dove il povero “Victor” ha perso nel tempo i legami con ogni persona a lui cara.
La lettera, scritta in portoghese, presentava alcuni errori per essere scritta da un madrelingua che doveva lavorare come stagista al Tribunale penale internazionale.
L’account Twitter condivideva i contenuti di Bellingcat.
Una volta identificato, l’intelligence olandese ha impedito che l’agente segreto russo potesse entrare negli uffici della Corte dove non solo avrebbe potuto raccogliere informazioni utili per Mosca, ma anche influenzare le indagini e i procedimenti in corso.
Come ricostruito dagli investigatori di Bellingcat, il falso brasiliano Victor aveva un curriculum molto interessante, incluso un master alla Johns Hopkins tra il 2018 e il 2020. Uno dei docenti, Eugene Finkel, ha pubblicato un thread via Twitter dove racconta di come, inconsapevolmente, aveva aiutato “Victor”.
Victor curava un blog personale, “Politics of Us“, incentrato sulla geopolitica e di ideologia filo occidentale. Il sito sembrava visitato e con diversi commenti, probabilmente fasulli. Una copertura “anti-russa”, sostenuta anche attraverso la condivisione delle indagini di Bellingcat, costruita negli anni e conclusa in Olanda.
Il vero nome di Victor, Sergey Vladimirovich Cherkasov, sarebbe stato riscontrato in una lista di agenti del GRU ottenuta da Bellingcat.
(da Open)
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Giugno 17th, 2022 Riccardo Fucile
CONSUMI LIMITATI IN CASA, TRIVELLE IN ADRIATICO E CARBONE… ARRIVANO NUOVI BONUS BOLLETTE
Davanti alle continue minacce di Mosca di ridurre fino a tagliare le forniture di gas verso l’Europa, Italia compresa, torna nella strategia del governo l’idea di puntare su nuove trivellazioni nel mar Adriatico, da cui il ministro Roberto Cingolani spera anche dai aumentare le attuali estrazioni.
È uno degli assi del piano di emergenza energetica, su cui l’esecutivo starebbe lavorando già da prima dell’invasione russa in Ucraina dello scorso 24 febbraio, ma che ora subisce un’inevitabile accelerata.
A sei anni dal fallito referendum contro le trivelle in Adriatico, Cingolani sfida le proteste degli ambientalisti spingendo sull’aumento del gas nazionale per svincolarsi dalle forniture di Mosca.
Come riporta Repubblica, il programma sulle trivellazioni rientra tra quelli a medio termine, con una revisione del Pitesai, la mappa che raccoglie le zone considerate idonee per le trivellazioni. Un lavoro che sarebbe portato avanti con «tecniche serie e dettagliate», ma anche con una certa fretta visto che nel frattempo la Croazia sta già sfruttando da tempo importanti giacimenti nello stesso specchio d’acqua.
Il ritorno del carbone
Chiusi negli ultimi mesi diversi accordi con nuovi fornitori per colmare le riduzioni dei flussi russi, dall’Algeria all’Azerbaijan, il piano del governo non esclude il ricorso anche alle centrali a carbone. Un’eventualità che potrebbe diventare concreta nel caso di blocco dell’import russo e che permetterebbe di sostituire 5 miliardi di metri cubi di gas dalle sei centrali ancora in attività in Italia, a Venezia, Monfalcone, Civitavecchia, Brindisi e due in Sardegna.
Gli impianti sarebbero destinati a chiudere entro il 2025, ma gli operatori sarebbero stati già pre-allertati per una possibile proroga.
I limiti nelle case
Al di là delle decisioni del Cremlino se interrompere o meno le forniture di gas, il governo punterebbe comunque a una riduzione strutturale dei consumi, con misure più drastiche nel caso di stop immediato da Mosca. I provvedimenti riguardano per forza di cose la prossima stagione invernale, durante la quale è prevista la limitazione del riscaldamento nelle case e negli uffici, con una temperatura massima imposta assieme al numero delle ore per l’accensione durante la giornata. I limiti riguarderanno anche l’illuminazione pubblica, tanto in città quanto lungo la rete extra-urbana.
Nuovi bonus bollette
Le riduzioni già in corso da parte di Gazprom dei flussi verso l’Europa hanno già portato all’aumento importante dei prezzi del gas, e di conseguenza delle bollette dell’energia elettrica. Non fa eccezione la benzina, considerando le riduzioni delle importazioni per le sanzioni contro la Russia.
Grane per le famiglie e imprese contro cui il governo starebbe preparando un nuovo pacchetto di aiuti, a cominciare da un decreto che dovrebbe rinnovare gli sconti in bolletta per il terzo trimestre. Previsto anche un ulteriore taglio delle accise sui carburanti, con l’obiettivo di aumentare l’attuale sconto di 30 centesimi al litro.
(da Open)
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Giugno 17th, 2022 Riccardo Fucile
“È LO STESSO CHE PRIMA ATTACCAVA DRAGHI E ORA LO IDOLATRA. CHE A GENNAIO HA SABOTATO LA TRATTATIVA DEL SUO LEADER PER IL QUIRINALE CON RENZI E GUERINI. E CHE, QUANDO NON È IN PIZZERIA CON GIORGETTI, COMIZIA CON LA SIGNORA MASTELLA”
Dice Di Maio che “il nostro elettorato è disorientato e non ben consapevole di
quale sia la visione”. E noi, per quel che vale, siamo totalmente d’accordo con lui. Basti pensare che c’è un ministro M5S che, mentre la base respira di sollievo per la vittoria di Conte al Tribunale di Napoli, si affretta a riaprirgli la guerra in casa e a regalare ai media il pretesto per parlare di nuovi casini interni, anziché di salario minimo e stop al riarmo.
Lo stesso ministro che disorienta gli elettori scattando come un misirizzi al solo annuncio del voto degl’iscritti sui 2 mandati dopo averli sempre difesi: “Dopo il secondo mandato lascio la politica. Da noi c’è una regola: dopo due mandati, a casa. Non solo per la corruzione, ma per la perdita di entusiasmo. Perciò ci votano: siamo persone serie” (6.2.2017);
“La regola dei due mandati non si tocca, né quest’ anno né il prossimo né mai. È certo come l’alternanza delle stagioni e come il fatto che certi giornalisti continueranno a mentire scrivendo il contrario” (31.12.18); “I due mandati mai messi in discussione, ma si fa politica anche senza cariche” (21.11.19).
Di Maio aggiunge che “i nostri elettori sono molto disorientati per l’ambiguità sulle alleanze internazionali”. Sante parole: deve avercela con l’ex capo politico che nel 2019, da ministro e da vicepremier, abbracciava i Gilet gialli e ora si scappella ai piedi di Macron.
E come non condividere il disorientamento degli elettori per la minaccia contiana di dire basta alla cobelligeranza con invii di armi sempre più pesanti all’Ucraina “mettendo nella risoluzione, che impegna il premier in Consiglio Ue, frasi o contenuti che ci disallineano dalle nostre alleanze storiche”, magari con la scusa dell’art. 11 della Costituzione?
Queste magliarate può farle solo quell’ex capo politico disallineato che il 15.4.18 condannò il raid missilistico di Usa, Uk e Francia contro la Siria: “Bene ha fatto Gentiloni a non partecipare all’attacco, bisogna continuare con la diplomazia. Per me il faro rimane l’articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra”.
Da applausi poi le parole di Di Maio sull’assenza di un organo democratico del M5S per discutere la sconfitta alle Comunali. Ma, più che a Conte che di organi e comitati ne ha creati fin troppi, la polemica pare rivolta a quell’ex capo politico che, mentre il M5S crollava dal 33 al 17%, ne discuteva nella sede più democratica mai vista: lo specchio.
È lo stesso che prima attaccava Draghi e ora lo idolatra. Che a gennaio ha sabotato la trattativa del suo leader per il Quirinale con Renzi e Guerini. E che, quando non è in pizzeria con Giorgetti, comizia con la signora Mastella. È una fortuna, per Di Maio, che quel capo politico si sia dimesso: sennò l’avrebbe già espulso da un pezzo.
Marco Travaglio
(da il “Fatto quotidiano”)
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Giugno 17th, 2022 Riccardo Fucile
SEMPRE PIU’ LONTANI… SULLO SFONDO IL VOTO DEGLI ISCRITTI SUL SECONDO MANDATO CHE FAREBBE FUORI IL MINISTRO DEGLI ESTERI CHE POTREBBE FONDARE UN NUOVO PARTITO
La data che hanno tutti davanti agli occhi è quella del 21 giugno, quando il presidente del Consiglio Mario Draghi sarà in Parlamento per le sue comunicazioni e la maggioranza sarà chiamata a votare una risoluzione in cui il presidente M5S Giuseppe Conte vorrebbe inserire lo stop all’invio di altre armi all’Ucraina.
Potrebbe essere quello lo scenario a fare da sfondo a uno strappo con l’area governista del Movimento, rappresentata da Luigi Di Maio: l’ipotesi appare molto più probabile rispetto alle scintille tra i due leader dopo l’elezione del presidente della Repubblica, tanto che l’ex premier a La Stampa è arrivato a dichiarare: “Non lo cacciamo via, in realtà Di Maio si sta cacciando da solo”.
Il riferimento è all’imminente voto della base grillina sull’obbligo dei due mandati, che di fatto farebbe fuori il ministro degli Esteri e altri esponenti di spicco come Roberto Fico: i nomi di eventuali “deroghe” sarebbero in capo a Conte, che in questa partita ha il coltello dalla parte del manico.
Per adesso però preferisce non affondarlo, limitandosi a rispondere a tono alle critiche arrivate dalla Farnesina per la mancanza di democrazia interna e di autocritica: “Quando Di Maio era leader – osserva l’ex premier – come organismo del M5S c’era solo il capo politico. Che oggi ci faccia lezioni di democrazia fa sorridere”.
Al Foglio l’ex premier ha poi aggiunto: “Dire che la posizione del M5s è antiatlantista e fuori dalla Nato, dire che il Movimento mette in difficoltà il governo significa dire stupidaggini. Significa anche offendere la sensibilità di un’intera comunità”.
Di Maio fonda un partito tutto suo?
Sullo sfondo di una possibile “epurazione”, Di Maio si guarda intorno, e tra Camera e Senato si fanno largo diverse indiscrezioni che lo vedrebbero attivamente coinvolto nella creazione di un nuovo soggetto politico. Secondo quanto riporta Agi potrebbe abbracciare “un’area trasversale” che vada da Sala ai ministri governisti di Forza Italia, tenendone dentro alcuni della Lega, ad esempio Giorgetti, che con Di Maio ha un ottimo rapporto.
(da agenzie)
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Giugno 16th, 2022 Riccardo Fucile
DI MAIO: “NON SI PUO’ IMITARE SALVINI E ATTACCARE IL GOVERNO”… CONTE: “DA LUI LEZIONI DI DEMOCRAZIA INTERNA FANNO RIDERE”
Ha deciso di parlare dopo qualche giorno dal flop delle amministrative. “È
normale che l’elettorato sia disorientato ma alle elezioni amministrative non siamo andati mai così male”, ammette il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, parlando con i cronisti davanti alla Camera. “Non si può risolvere l’analisi del voto facendo risalire i problemi all’elezione del presidente della Repubblica”, precisa. Poi con una serie di dichiarazioni mette Giuseppe Conte sul banco degli imputati: “Non credo che possiamo stare nel governo e poi, per imitare Salvini, un giorno sì ed uno no, si va ad attaccarlo. Serve la massima compattezza”, commenta.
Parte da piazza del Parlamento il processo al leader del Movimento, dopo la batosta delle amministrative.
“Ambiguo” e “autoreferenziale”, dopo la sconfitta nelle urne Conte dovrebbe “assumersi le sue responsabilità”, per Luigi Di Maio che, nel piazzale posteriore di Montecitorio, ha convocato i giornalisti per partire all’attacco, senza mai nominare l’attuale presidente 5S. Per Di Maio i Cinquestelle “non sono mai andati così male”. Lo riconosce. E spiega anche il perché: “Siamo andati male alle amministrative perché il nostro elettorato è disorientato, non è consapevole di quale sia la visione. Credo che il M5S dovrebbe fare un grande sforzo di democrazia interna, non veniamo da una storia che si è distinta per democrazia interna. Rispetto anche a un nuovo corso servirebbero anche più inclusività, dibattito interno, includere nel Movimento persone esterne, portarle in questa grande esperienza: ci sono tante persone che chiedono di essere coinvolte”. Per il ministro degli Esteri “non si può dare sempre la colpa agli altri. Credo che bisogna anche un po’ assumersi delle responsabilità rispetto a un’autoreferenzialità che andrebbe un po’ superata. Lo dico a voi – sottolinea – perché non esiste un posto dove poterlo dire oggi”.
Giuseppe Conte non lo nomina mai, ma il riferimento è ovvio. Tanto che l’ex premier qualche ora più tardi convoca un punto stampa sotto la sua casa romana e risponde punto per punto alle accuse di Di Maio.
“Quando è stato leader, c’era un solo organo politico: il capo politico. Che faccia lezioni adesso a questa comunità di democrazia interna fa sorridere. Negli ultimi giorni ho riunito un consiglio nazionale e ho fatto due conferenze stampa in cui abbiamo analizzato il risultato del voto: io so come assumermi le responsabilità”.§Di Maio prima aveva accusato ancora: “Non è nessun processo interno, però noi siamo una forza politica che ambisce a guardare al 2050 ma in realtà sta guardando a prima del 2018, che era un altro mondo. C’è una radicalizzazione in corso che sinceramente anche rispetto a un tema come la politica estera e le alleanze storiche vede in questo momento un’ambiguità su cui io non concordo”.
A proposito delle sfide grilline della transizione ecologica e del salario minimo, aggiunge il ministro: “Stiamo gestendo una guerra in Ucraina, causata dalla Russia, che richiede il massimo sforzo diplomatico. Non credo che sia opportuno assumere decisioni che di fatto disallineano l’Italia dall’alleanza Nato e dall’alleanza dell’Unione europea – dice nel punto stampa a Roma – Non credo sia opportuno, ad esempio, mettere nella Risoluzione che impegna il premier ad andare in Consiglio europeo frasi o contenuti che ci disallineano di fatto dalle nostre alleanze storiche – aggiunge -, perché l’Italia non è un Paese neutrale: è all’interno di alleanze storiche grazie ai nostri Padri fondatori”. Per concludere: “Questo non è nessun processo interno o altro, io però credo che il nostro Paese debba stare nella Nato, credo che il nostro Paese debba stare nell’Unione Europea, credo che il nostro Paese debba abbracciare la transizione ecologica ma non la deve pagare la parte più debole del nostro Paese, non la devono pagare le classi meno abbienti – osserva Di Maio – Come credo fortemente nel fatto che serva un salario minimo e facciamolo anche con contrattazione sindacale: l’importante è arrivare ad alzare gli stipendi a persone che stanno guadagnando meno di 9 euro all’ora. Credo che abbiamo di fronte un Paese che ha bisogno di massima compatezza per vincere le sfide di un momento storico così difficile”.
Replica ancora Conte: “Dire che la posizione del M5S è anti-atlantista, fuori dalla Nato, che mette in difficoltà il governo significa dire stupidaggini perché significa anche offendere la sensibilità di una intera comunità del Movimento 5 Stelle che peraltro ha ribadito questa posizione in varie occasioni. Non abbiamo mai messo in discussione la nostra collocazione atlantica, la nostra vocazione europeista”, insiste l’ex premier.
(da La Repubblica)
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Giugno 16th, 2022 Riccardo Fucile
SONO SCATOLE VUOTE, SENZA RADICAMENTO, CHE ALLE ELEZIONI SI AGGANCIANO A CACICCHI LOCALI SENZA SCRUPOLI E SCHIZZINOSITÀ, TANTO POSSONO CONTARE SU UNA CAMPAGNA ELETTORALE PERMANENTE E GRATUITA
Dopo le amministrative, è tornato il mito del Grande Centro Riformista, schizofrenicamente scisso tra i due suoi maggiori (si fa per dire) rappresentanti: Renzi, che da quando si è ritirato dalla politica viene intervistato da tre quotidiani al giorno, e Calenda, l’ex di Confindustria, Ferrari, Sky, Montezemolo, Monti, già viceministro di Letta e Renzi, poi da questi fatto Rappresentante permanente presso la Ue (con disappunto dei veri diplomatici), dunque creato ministro neoliberista dell’Eccellenza. Prende la tessera del Pd, si fa eleggere al Parlamento europeo coi voti del Pd, ma con un simbolo proprio (Siamo europei), e pochi mesi dopo, alla formazione del governo coi 5Stelle, lascia il Pd, cambia nome al suo partito personale (Azione), ma non si dimette da europarlamentare; si candida a sindaco di Roma, perde e annuncia che non farà il consigliere comunale, buttando a fiume 220mila voti di romani, salvo poi ripensarci e giurare di restare, salvo poi ri-ripensarci e dimettersi (il suo slogan era: “Roma, sul serio”).
Rabelais lo avrebbe preso ad archetipo del personaggio garrulo, pasticcione, inaffidabile, fallimentare, cazzaro per sua stessa dichiarazione (“Ho sostenuto per 30 anni le cazzate dei neoliberisti”), invece per i nostri giornali è un leader di ragguardevole carisma e autorevolezza
Come ha dimostrato Youtrend, Calenda ha appoggiato candidati arrivati secondi o terzi insieme ad altre liste, o non ha presentato il simbolo, e ha preso lo 0,4% a livello nazionale.
Passiamo a Renzi: Repubblica lo intervista in qualità di vincitore morale e ago della bilancia, alimentando la sua mitomania elettorale; in realtà s’ è presentato col simbolo del suo non-partito in sole 9 città sulle 971 al voto; in altre, ha adottato la solita strategia parassitaria: a Genova ha appoggiato Bucci, candidato di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia; a Lodi il candidato di centrosinistra; a Rieti quello di centrodestra; in nessun caso è stato determinante.
Eppure, queste due schiappe della politica sono gli idoli dei giornali
Da anni pompano gente “di centro” che nella realtà fisica non esiste (Pisapia – che doveva “federare” il Pd con Renzi – Monti, Passera, Bonino, Gori, Sala, etc.).
Ci si guarda bene dal dire la verità: Azione e Iv sono partiti di plastica costruiti sui nomi, ancorché scarsi, dei loro leader; sono scatole vuote, senza radicamento, che alle elezioni si agganciano a questo o a quel cacicco locale senza scrupoli e schizzinosità, tanto possono contare su una campagna elettorale permanente e gratuita.
(da il Fatto Quotidiano)
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Giugno 16th, 2022 Riccardo Fucile
MA I SEGNALI SONO TUTTI DI SEGNO OPPOSTO: LE MERCI NEI SUPERMERCATI INIZIANO A MANCARE, COSTANO UNO SPROPOSITO E MANCANO I PEZZI DI RICAMBIO PURE PER GLI ASCENSORI.. LE PATATE, BENE PRIMARIO, AUMENTATE DEL 500%
«Sorridete, gente, sorridete». D’accordo, ormai Dmitry Medvedev non fa più
testo. Ma se i suoi messaggi mattutini estremizzano per eccesso di zelo le posizioni del Cremlino, la tesi dell’ex presidente russo che una risata seppellirà le sanzioni «decise da nonno Joe» si rivela invece in linea con quanto detto ieri dal premier Mikhail Mishustin all’apertura del Forum Economico di San Pietroburgo che fino all’anno scorso rappresentava la grande vetrina internazionale del Paese.
«Stiamo dimostrando di avere risorse per continuare il nostro sviluppo, ignorando tutti i tentativi di frenarci, di arrestarci, di farci tornare indietro. La pressione dei nostri nemici non sta producendo alcun risultato negativo».
Va tutto bene, la parola d’ordine è questa. La scorsa settimana, alcuni dipendenti di una banca sono rimasti chiusi per ore nell’ascensore di un grattacielo della City di Mosca. Ieri, i media statali hanno scritto che «a causa delle sanzioni» mancano i pezzi di ricambio per riparare gli ascensori ad alta velocità.
E siccome si guastano spesso, non restano che le scale. Sono piccoli episodi, rivelatori di uno stato delle cose che va oltre la versione ufficiale. Perché l’economia rimane un argomento tabù, l’unico sul quale le autorità intervengono quasi in diretta per correggere qualunque opinione differente emerga all’interno del sistema. Qualche esempio.
All’inizio di giugno, durante una audizione alla Duma, il ministro dei Trasporti Vitaly Savelyev si è lasciato scappare l’ammissione che le sanzioni «hanno praticamente distrutto il nostro sistema della logistica».
Il giorno dopo, è tornato sull’argomento affermando di essersi espresso male. Il senatore di Russia Unita Andrey Klishas, autore dell’emendamento alla Costituzione che permette a Putin la ricandidatura a vita, ha affermato in una intervista che il piano di sostituzione delle importazioni «è completamente fallito». È stato subito smentito dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.
«Il Forum di quest’ anno è un evento più politico che economico. Serve a dimostrare a noi stessi che non siamo isolati». Sergey Tsypliaev, professore di Economia dell’università di San Pietroburgo, sostiene invece che l’inverno russo durerà anni.
«L’Europa si sta muovendo verso la rinuncia a petrolio e gas nostrani. India e Cina non sono certo in grado di prendere tanto quanto fornivamo altrove. Le sanzioni sono un anaconda che stringe e soffoca lentamente.
Nessun paese è in grado di svilupparsi quando si trova isolato, e tanto meno ammodernarsi, anche perché il nostro progresso è sempre dipeso dall’importazione delle tecnologie occidentali. Se pensiamo di poterci occupare della sostituzione dell’import da soli, facciamo un errore tremendo. Nessuno al mondo ci è finora riuscito».
I pochi esperti indipendenti ancora reperibili su piazza concordano con le altrettanto rare voci dal sen fuggite dell’establishment russo. Le sanzioni stanno avendo effetto. E dall’anno prossimo, le conseguenze diventeranno ancora più palpabili.
«Nel 2023, i redditi che arriveranno all’erario russo diminuiranno di almeno un quarto dopo l’ultimo pacchetto di provvedimenti che riguarda il commercio del petrolio» sostiene Mikhail Krutikhin, cofondatore e analista capo di RusEnergy, una agenzia di consulenza su temi energetici. «In Russia potrebbero cominciare a chiudere le raffinerie, perché l’Europa non avrà più bisogno dei volumi di petrolio precedenti. Le società estrattive saranno obbligate a ridimensionare la propria produzione, che già quest’ anno potrebbe scendere del 30 per cento».
All’esterno, gli sforzi della Banca centrale per tenere alto il valore del rublo oltre ogni limite comunicano una impressione di solidità. La vita quotidiana è un’altra cosa.
Yevsej Gurvich, membro del Consiglio pubblico presso il ministero Finanze, prevede per l’immediato futuro un brusco calo dei redditi e del potere di acquisto. Il Comitato per la statistica Rosstat afferma che in questi mesi prezzi dei prodotti alimentari e per l’igiene personale sono saliti solo dell’11,8 per cento.
Ma come documenta con tanto immagini e di scontrini il canale Telegram Mozhem Obyasnit, che raccoglie testimonianze da tutto il Paese, ancora una volta esiste una verità alternativa a quella ufficiale. Quella reperibile nei supermercati dice che il costo di shampoo, deodoranti, rasoi, pannolini, detersivi, è cresciuto del 30 per cento. La tradizionale damigiana di acqua minerale da cinque litri del 42%, il salame affumicato del 50%. Per comprare un chilo di patate, bene primario per eccellenza, serve il quintuplo dei rubli rispetto allo scorso 24 febbraio. Con le sanzioni, c’è poco da ridere.
(da agenzie)
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Giugno 16th, 2022 Riccardo Fucile
SECONDO IL GIGANTE DELL’ENERGIA GAZPROM, IL MISTERIOSO INCIDENTE SAREBBE AVVENUTO ALLE 2.30 DI NOTTE
Il più grande giacimento di gas della Russia è in fiamme da questa notte per via dell’esplosione di un tubo.
Il gigante dell’energia Gazprom ha detto che l’incendio è scoppiato intorno alle 2.30 nel giacimento di gas di Urengoyskoye, nella regione di Yamalo-Nenets in Siberia.
Urengoyskoye è il più grande giacimento di gas attivo al mondo con forniture destinate principalmente all’Europa tramite il gasdotto Yamal-Europa.
Sebbene Gazprom affermi che l’incendio è stato contenuto, la notizia inevitabilmente susciterà timori di interruzioni
L’ultima volta che un incendio ha colpito la regione – nell’agosto dello scorso anno – la produzione è calata notevolmente e i prezzi sono saliti.
(da agenzie)
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Giugno 16th, 2022 Riccardo Fucile
“SBOARINA HA OFFERTO UN PERICOLOSO ASSIST ALLA SINISTRA”… UN MOTIVO IN PIU’ PER I VERONESI ONESTI PER VOTARE TOMMASI AL BALLOTTAGGIO
Flavio Tosi accusa Federico Sboarina e Fratelli d’Italia di “aver offerto un
pericoloso assist alla sinistra”, rifiutando l’apparentamento con le sue liste in vista del ballottaggio a Verona.
“Nonostante gli sforzi profusi con senso di responsabilità da Fi per il dialogo e l’unità del centrodestra, in primis dal Presidente Berlusconi – dicono Tosi e il coordinatore veneto di Fi, Michele Zuin – Sboarina e Fdi hanno deciso di spaccare il centrodestra a Verona Ne prendiamo atto, con profondo rammarico, immaginando lo sconforto e la delusione del 24% di elettori veronesi che hanno votato Tosi e Forza Italia al primo turno”.
Elettori, proseguono Tosi e Zuin, la metà dei quali del centrodestra, che avevano “dato fiducia a una visione liberale, dinamica, pragmatica e di buon governo della città”. “Lanciare generiche chiamate al nostro elettorato quando platealmente non se ne rispetta la volontà – insistono – è un esercizio velleitario, miope, senza prospettiva.
Come si può fare appello a tutto il popolo del centrodestra, se la metà di questo non troverà sulla scheda per il ballottaggio i simboli ed i riferimenti ai quali ha dato fiducia al primo turno? E si pretende pure che quel 24% venga rappresentato in Consiglio Comunale da degli eletti tra le fila della minoranza….”.
“Noi – conclude Tosi – non abbiamo chiesto poltrone o assessorati sottobanco (quello è un accordo di palazzo), ma solo di applicare in modo chiaro e trasparente la legge sui ballottaggi. Il rifiuto aprioristico denota immaturità politica ed è un errore madornale perché rischia di consegnare una città di centrodestra come Verona alla sinistra”.
(da agenzie)
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