Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
LE AGEVOLAZIONI EDILIZIE HANNO SCATENATO TROPPI APPETITI: IL GOVERNO HA STANZIATO FINORA 33,3 MILIARDI CHE DOVEVANO ESSERE SPESI ENTRO IL 2027, MA AL 31 MAGGIO RISULTA CHE I LAVORI AMMESSI COMPORTANO GIÀ UN COSTO PER LO STATO DI 33,7 MILIARDI
C’è una giungla di bonus «che andrebbe disboscata, valutando quelli che sono effettivamente utili e quelli che non lo sono». Parole del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. La convinzione che con i bonus si stia esagerando è arrivata fin dentro il governo.
Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, non vuole ricorrere a nuovi «scostamenti di bilancio», cioè al deficit. Quindi, o in Europa si inventano nuovi meccanismi di sostegno comune alla ripresa, sul modello del Recovery fund o del fondo Sure o non resterebbe che aumentare le tasse, ipotesi esclusa da tutti.
I calcoli della Cgia
Ma quanti sono i bonus e quanto costano? Fare un censimento non è semplice, perché dallo scoppio della pandemia a oggi sono innumerevoli i decreti varati dal governo. Ci ha provato l’ufficio studi della Cgia di Mestre, concludendo che, anche limitandosi a quelli ancora vigenti, si tratta di «poco più di una quarantina e in questo ultimo triennio (2020-2022) si stima che costeranno allo Stato almeno 113 miliardi di euro». Ma questa cifra non comprende tutti i contributi a fondo perduto né il costo del Superbonus già prenotato.
Da Internet al nido
I bonus ancora in vigore abbracciano i campi più disparati. Ci sono quelli per la famiglia: bonus sociale sulle bollette della luce, del gas e dell’acqua; voucher di 300 euro per l’attivazione di Internet veloce; contributo di 60 euro per i trasporti pubblici; bonus decoder Tv; assegno fino a 270 euro al mese sulle spese per l’asilo nido; bonus fino a 600 euro per pagare lo psicologo.
Ci sono quelli per imprese e lavoratori: una tantum di 200 euro appena decisa con il decreto Aiuti per lavoratori (e pensionati) con un reddito fino a 35 mila euro; crediti d’imposta per le imprese energivore e gasivore; bonus benzina di 200 euro per i dipendenti; contributi a fondo perduto e i crediti d’imposta per gli alberghi; rimborso fino al 70% della spesa per i Pos; 500 euro una tantum per i docenti per spese culturali.
Ci sono quelli per la mobilità: dal bonus per l’acquisto di bici e monopattini al taglio delle accise sui carburanti; dal bonus per l’acquisto di veicoli elettrici e ibridi a quello per la revisione di auto e moto
Ci sono quelli per i giovani: agevolazioni sull’acquisto della prima casa e sull’affitto; bonus cultura di 500 euro per i 18enni; contributo fino al 50% delle spese per il conseguimento della patente per la guida dei mezzi pesanti.
Boom dell’edilizia
Un capitolo a parte spetta ai bonus edilizi. Che hanno trainato il Pil, ma sono i più costosi. L’Ufficio parlamentare di Bilancio ha calcolato che per il solo Superbonus del 110% il governo ha stanziato finora 33,3 miliardi. La quasi totalità della spesa (più di 32 miliardi e mezzo) è prevista entro il 2027.
Solo che basta dare un’occhiata al monitoraggio che fa l’Enea per vedere che al 31 maggio scorso risulta che i lavori ammessi finora all’agevolazione comportano già un costo per lo Stato di 33,7 miliardi. Quindi lo stanziamento previsto è già stato superato mentre la possibilità di chiedere il Superbonus resterà ancora fino alla fine di quest’anno e fino a giugno 2023 per gli Iacp, salvo altre proroghe.
E sempre l’Upb calcola che per la proroga dei vari Ecobonus (detrazione dal 50 al 65% secondo gli interventi) fino alla fine del 2024 impegna stanziamenti per complessivi 6 miliardi
Sprechi e truffe
Il costo di tutti i bonus si è scaricato sul debito pubblico, aumentato di 21 punti percentuali di Pil rispetto al 2019. Inoltre, diversi sussidi sono andati a chi non ne aveva alcun bisogno. Si possono citare casi estremi, come il bonus di 600 euro per i collaboratori che, nel 2020, è finito nelle tasche dei quasi 3 mila navigator, nonostante prendessero uno stipendio pubblico di circa duemila euro.
O la decisione, anche questa del governo Conte 1, di cancellare il saldo Irap per il 2019 e l’acconto 2020 per tutti i soggetti con ricavi sotto i 250 milioni, di cui ha beneficiato, per esempio, anche chi produceva mascherine e disinfettanti, realizzando fatturati record.
Poi, a fatica, si è fatta strada, soprattutto nel governo Draghi, la linea degli interventi «selettivi» o «mirati», per evitare sprechi appunto. Ma, allo stesso tempo, si è scoperto che «una delle truffe più grandi mai viste nella storia della Repubblica», come l’ha definita Franco in Parlamento, c’è stata sui bonus edilizi.
Non tanto sul Superbonus, che fin dall’inizio prevedeva procedure di controllo, ma sulle altre agevolazioni (soprattutto il bonus facciate). Sulle quali sono in corso numerose inchieste della magistratura con ipotesi di reato su un volume di aiuti che già supera i 4 miliardi.
(da Corriere della Sera)
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Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
LE COMPAGNIE CHE DURANTE LA PANDEMIA HANNO TAGLIATO IL PERSONALE, ORA CHE VIAGGI E TURISMO SONO RIESPLOSI SI TROVANO NEI CASINI: LUFTHANSA HA CANCELLATO 900 VOLI SOLTANTO A LUGLIO
Sarà un’estate calda anche ad alta quota nei cieli europei. I segnali
non mancano. Con l’arrivo della prima bella stagione post pandemia compagnie aeree e aeroporti si trovano a fare i conti con la mancanza di personale.
A tutti i livelli: dal personale di terra a quello di volo, ma anche nella logistica, agli sportelli, ai controlli di sicurezza e sui piazzali dei terminal. E questo comporta una serie di reazioni a catena.
Il caso più eclatante si è verificato ieri con la decisione di Lufthansa di cancellare 900 voli solo per il mese di luglio sulle tratte brevi in Europa e in Germania. Una cifra a tre zeri sarà comunicata a giorni anche dalla sua controllata Eurowings e per agosto si annunciano nuove cancellazioni.§
Il taglio dei voli dovrebbe allentare la pressione sulla compagnia in evidente affanno. La riduzione si concentrerà nei fine settimana e punta a ridurre di un 5% il traffico negli hub di Monaco e Francoforte.
Durante i mesi dell’emergenza Covid aeroporti e compagnie aeree hanno contratto il personale di terra, di volo e i servizi esterni e ora gestire il ritorno alla normalità sembra meno facile del previsto.
Lufthansa respinge la critica sulla mancanza di personale: «Non abbiamo colli di bottiglia che ci impediscano di operare i voli», ha detto una portavoce. Ma fonti del sindacato dei piloti tedeschi Cockpit fanno sapere «che è noto che i voli sono cancellati anche causa di una mancanza di piloti».
Certo le carenze di personale sono più a terra che in volo. Gli aeroporti tedeschi ammettono che è vacante un posto su cinque perché molte persone durante la pandemia hanno cercato un altro impiego.
L’amministratore delegato dell’aeroporto di Francoforte, Stefan Schulte, ha dichiarato qualche settimana fa di essere alla ricerca di oltre mille nuovi dipendenti entro l’anno, ma al tempo stesso ritiene improbabile che alla fine riusciranno a entrare in servizio più di 100 persone al mese.
Trovare una rapida sostituzione non è facile, in particolare per gli impieghi a bassa retribuzione. E poi c’è il collo di imbuto della sicurezza: chiunque lavora in aeroporto deve essere sottoposto ad un controllo di sicurezza che dura fino a sei settimane.
Anche Swiss Air, sempre del gruppo Lufthansa, ha comunicato ieri una decisione analoga. Diversi voli saranno cancellati per la mancanza di personale di terra e di addetti alla sicurezza. Dai tagli sarà interessato circa il 2% dei passeggeri che volano nei mesi di luglio e agosto, l’equivalente di circa 30 mila viaggiatori, ha detto una portavoce.
A subire riduzioni maggiori saranno le tratte verso Dresda, Danzica e Varsavia, mentre il volo per Norimberga cesserà da luglio a ottobre. Anche i voli Ginevra-Londra subiranno riduzioni, così come la tratta a lungo raggio Ginevra-San Francisco.
Ma se le compagnie tagliano i voli, a terra le cose non vanno meglio. Ieri il personale dell’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi ha scioperato per chiedere un aumento di salario, mentre secondo Bloomberg il personale di volo di Ryanair, dopo l’Italia, potrebbe entrare in sciopero prossimamente in diversi Paesi europei, dopo la rottura delle trattative con due sindacati spagnoli.
(da “La Stampa”)
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Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
FRATELLI D’ITALIA PUNTA A PRENDERE PIU VOTI DEL CARROCCIO (QUASI) OVUNQUE, PER STABILIRE I NUOVI PESI NELL’ALLEANZA. E SE IL “CAPITONE” SCENDE SOTTO IL 15% AL NORD, RISCHIA DI FINIRE AI GIARDINETTI
L’artefice della reunion pare sia stato il sindaco Federico Sboarina. Riuscito in un’impresa in cui da sei mesi a questa parte nessuno aveva avuto successo: riportare sullo stesso palco e far abbracciare Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Tra cui – racconta chi è vicino ai due leader del centrodestra – il gelo non si è più diradato dopo la rielezione al Colle di Sergio Mattarella.
Ieri sera riuniti a Verona in vista del voto per le comunali, oggi di nuovo ognuno per la sua strada: a Cuneo e Alessandria il primo, a L’Aquila la seconda, attesa in quello che definisce «un luogo del cuore» per chiudere la campagna elettorale di Pierluigi Biondi.
Eccoli, sul palco di piazza dei Signori, il capo della Lega e la leader di Fratelli d’Italia, insieme per tirare la volata al primo cittadino uscente Sboarina, ricandidato contro Damiano Tommasi del centrosinistra e Flavio Tosi, sostenuto invece da Forza Italia. Matteo e Giorgia sfoggiano sorrisi, si danno pacche sulle spalle, lui la cinge sulle spalle: «Garantisco che non faremo la fine di Romeo e Giulietta», scherza lei; «ecco il centrodestra unito», esulta invece Sboarina».
Ma quale sia davvero il clima che regna tra le due aspiranti punte dei conservatori italiani lo confida fuor di microfono un senatore di Fratelli d’Italia.
«Non si sentivano dal 29 gennaio: non un bell’inizio per chi aspira a governare insieme il Paese». Che tra i due ci sia competizione non è un mistero. Soprattutto, di recente, al nord. Ma tra i meloniani è diffusa l’opinione che la sfida lanciata da FdI per affermarsi come primo partito nelle città un tempo feudo della Lega (da Alessandria a Como, da Padova alla stessa Verona), stia mandando in paranoia l’ex ministro dell’Interno
«Salvini ormai pensa più a superare la Meloni che a battere il Pd», la battuta che circola in casa FdI.
Perché se da mesi il partito di Giorgia è in testa nei sondaggi, accreditato del 20-21 per cento, è solo con una benedizione dalle urne che la leader di centrodestra può aspirare a conquistare la premiership nel 2023.
Ecco perché Meloni punta ad arrivare prima sugli alleati.
All’Aquila, dove per i sondaggi il sindaco uscente Biondi parte in vantaggio sull’avversaria del Pd Stefania Pezzopane. «Da qui nel 2017 è iniziata una delle esperienze più belle della nostra storia», le parole della Meloni, certa che «i cittadini premieranno 5 anni di impegno, visione e capacità». Ma anche in Piemonte, Veneto e Lombardia, dove – guarda caso – l’anno prossimo si vota per le regionali. E c’è chi lancia una previsione: se FdI riuscisse a scalzare la Lega perfino nei comuni lombardi, Giorgia potrebbe essere tentata di scaricare il governatore leghista Attilio Fontana e rivendicare per uno dei suoi la candidatura al Pirellone.
Proprio per questo la sfida è decisiva anche per Salvini. Il leghista domani si gioca (quasi) tutto. A cominciare dalla veste di candidato premier credibile alle politiche l’anno prossimo, ruolo a cui non pare aver rinunciato. «Il leader del centrodestra? Lo farà chi prende più voti alle urne», ha mostrato sicurezza ieri l’ex ministro dell’Interno.
«Con Fratelli d’Italia nessuna divisione – ha aggiunto – i nostri elettori ci chiedono unità, e io lavoro per unire. Non ho tempo da perdere in beghe interne e litigi», ha concluso, ricordando che lui e Meloni corrono separati in soli «15 comuni su 900».
Ma la voce che circola in via Bellerio è un’altra. Perché se il calo dei consensi al sud viene ormai quasi accettato come inevitabile, al Nord la situazione cambia. «Se la Lega fa meno del 15 per cento da Parma in su, per Salvini si pone un problema», ragiona un deputato vicino ai governatori del Veneto Luca Zaia e del Friuli Massimiliano Fedriga. Governatori che, già irritati dalla querelle sul viaggio a Mosca del Capitano, in caso di crollo potrebbero essere tentati dal suggerire una nuova leadership per il Carroccio.
«Non esiste alcun partito dei governatori – smentisce Claudio Borghi, vicino al capo leghista e candidato al consiglio comunale di Como – Vorrei vedere quanti voti prenderebbero, senza Salvini…».
Asticelle da superare per la Lega, secondo Borghi, non ce ne sono: «Bisogna tener conto delle liste civiche che tolgono consensi al partito». E sul testa a testa con Meloni punzecchia: «A Como la Lega ha rinunciato a ricandidare il proprio sindaco uscente in favore di Fratelli d’Italia. A volte, per stare insieme, bisogna saper fare un passo indietro…».
Passi indietro che Giorgia non sembra aver alcuna intenzione di compiere.
Anzi: l’obiettivo è sbancare in tutto il nord, invertendo i rapporti di forza. Ad Alessandria, dove FdI alle comunali del 2017 si era fermata all’1,5 per cento contro il 13 della Lega (e dove non a caso Salvini chiuderà il suo tour).
A Verona, dove Meloni parte dal 2,7; a Padova (2% alle scorse comunali) e Como (4% contro il 10 della Lega).
Infine c’è il match dell’Aquila, dove però – almeno secondo i sondaggi – si gioca in casa. Il partito di Meloni parte da una quasi parità con la Lega (5,8 contro 6,7), ma il candidato Pierluigi Biondi di FdI è accreditato del 40 per cento dei consensi. Forse potrebbe farcela già al primo turno. Offrendo a Giorgia un assist non da poco, nella sua lunga corsa verso il 2023.
(da il Messaggero)
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Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
A PATTO CHE L’ENTITÀ DELLE SOMME VERSATE IN CAMBIO DELLA CONCESSIONE VENGA PROPORZIONATA AI FATTURATI REALI (CAPITO, FURBETTI?)… UN CLIENTE SPENDEREBBE APPENA 13,4 EURO AL GIORNO SECONDO QUANTO DICHIARANO I BALNEARI
La messa a gara delle concessioni nel 2023-2024 non si tradurrà in
uno tsunami per un settore che fattura 1 miliardo di euro l’anno, stando a una recente indagine del Sindacato italiano balneari (Sib) aderente a Fipe-Confcommercio.
Al contrario, le imprese del settore a conduzione familiare, che rappresentano il 75% del totale, verranno in qualche misura tutelate. Per loro, dice il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, «è previsto un trattamento particolare». Ti pareva!
Per quel poco che trapela sembra che la procedura nei casi citati sarà estremamente semplificata e in un certo senso blindata a favore dei vecchi concessionari. Sempre, naturalmente che la gestione degli stabilimenti non presenti anomalie tali, in ordine alla posizione fiscale e alla regolarità delle assunzioni, da giustificare il passaggio di mano.
L’entità delle somme attualmente versate in cambio della concessione sarà in molti casi rivista e probabilmente proporzionata ai fatturati reali, che di necessità dovranno emergere per meglio individuare l’entità degli indennizzi laddove si renderanno necessari.
Due stabilimenti su tre non dovranno cambiare di mano. Quanto alla radiografia del settore, va detto che gli stabilimenti occupano da soli circa 150mila addetti, tra operatori al lettino, camerieri e bagnini, senza considerare poi l’indotto e il giro d’affari collegato.
Tornando al settore, i proprietari degli stabilimenti registrano, sempre secondo il Sib, introiti medi equivalenti a 160mila euro a stagione, per un totale complessivo di circa 1 miliardo di euro: 629 milioni provengono dai turisti italiani e 374 dai visitatori stranieri.
In tutto le persone che frequentano nei mesi estivi gli stabilimenti sono 75 milioni, spendendo in media 13,4 euro al giorno.
Secondo i balneari quindi un cliente spenderebbe appena 13,4 euro al giorno (tra ingresso, sdraio, lettino, ombrellone, bar).
Trattenete le risate…
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
VOLEVANO IMPEDIRGLI DI INTERVENIRE MA MUSSLIM UMEROV E’ RIUSCITO LO STESSO A PORRE LA DOMANDA: “OLTRE AI CEREALI, QUALI ALTRI BENI AVETE RUBATO ALL’UCRAINA?”
“Oltre ai cereali, quali altri beni avete rubato all’Ucraina e a chi li venderete?”. È la coraggiosa domanda che un giornalista ucraino, Muslim Umerov, ha rivolto al ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che si trovava ad Ankara, in Turchia, per discutere con il corrispettivo ministro turco Mevlüt Çavuşoğlu della ripresa dell’esportazione del grano ucraino, bloccato nei porti del Mar Nero.
Muslim Umerov, giornalista della tv pubblica ucraina, è intervenuto senza permesso durante la conferenza stampa.
Non erano previste altre domande, tranne la sua, che è arrivata improvvisamente lasciando di stucco i presenti e il mondo intero.
Il giornalista ha poi spiegato all’agenzia AFP che aveva chiesto di poter intervenire alzando la mano per tutto il tempo. Nessuno lo aveva autorizzato e così, ha deciso di “buttarsi”: si è alzato in piedi e ha chiesto al ministro la fatidica domanda, perché (ha poi spiegato) “tutta l’Ucraina sta aspettando la risposta”.
“Voi ucraini pensate sempre a cosa potete rubare e credete che ognuno ragioni come voi”, è stata la risposta stizzita di Lavrov
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
LE DEVASTAZIONI SONO UNA CONSEGUENZA DELLA TATTICA “STORICA” DEI RUSSI: TERRA BRUCIATA, LIVELLAMENTO DI QUALSIASI OSTACOLO, PUNIZIONE PER TUTTI
Quello messo in atto dalla Russia è un «urbanicidio», la distruzione
sistematica di infrastrutture, ferrovie, aree abitate, siti industriali, ospedali. Aaron Clements-Hunt su Newsline Magazine fa un drammatico elenco dei danni che peseranno sul futuro dell’Ucraina, chiunque sarà il vincitore. Le devastazioni sono una conseguenza della tattica «storica» dei russi: terra bruciata, livellamento di qualsiasi ostacolo, punizione per tutti.
Mosca ha sparato oltre 2 mila missili a lungo raggio contro target militari e civili, messi insieme sotto un martello pesante. Al tempo stesso la resistenza ha scelto di trasformare alcune delle sue città in roccaforti, per un’esigenza bellica ma anche politica: lasciarle in mano all’invasore sarebbe un premio all’aggressione.
Secondo l’esperto Tom Cooper, il generale Alexandr Dvornikov mantiene un ruolo primario, ma c’è anche – forse in posizione subordinata nonostante sia vice ministro – il generale Gennady Zhidko, con compiti di riorganizzatore/coordinatore. Il sentiero di guerra è consueto: ricognizione di droni, tiro di sbarramento non importa quanto preciso, progressione modesta di Battaglioni a ranghi incompleti una volta che l’area designata è stata indebolita (o si pensa che lo sia).
Ciò spiega i tempi lenti sui quali incide la capacità del nemico, tosto però fiaccato. I racconti dalle trincee ucraine danno il senso della sofferenza. Parlano di un alto numero di militari uccisi o feriti, della necessità di ruotare ogni tre giorni i fanti per impedire che abbiano un tracollo psico-fisico, della mancanza di sostituzioni adeguate. Nei primi 100 giorni la battaglia si è portata via chi era più addestrato, ora – spiegano – sono mobilitate le seconde schiere, civili che coraggiosamente devono indossare una divisa. Alcune unità sono state spazzate via, anche fra gli invasori.
Il comando di Zelensky deve mantenere l’equilibrio di un dispositivo impegnato sui quattro punti cardinali: a sud/sud est, dove c’è il cuore del confronto; a nord c’è una vigilanza attiva al confine bielorusso, anche se Lukashenko non sembra pronto a intervenire direttamente; la tutela della capitale Kiev e la difesa di Odessa; le retrovie, con la gestione degli aiuti Nato. Il neo-zar ha invece la possibilità di scegliere dove applicare la massima potenza, scelta che attenua parzialmente i guai logistici e la carenza di truppe. I mezzi, poi, alla Russia non mancano.
(da Corriere della Sera)
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Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
“DOMANI” GETTA L’AMO: “LE PROMESSE ELETTORALI RISCHIANO DI APPASSIRE CONTRO IL MURO DELLA REALTÀ, MAGARI CON LA RIEDIZIONE DI UN GOVERNO GUIDATO DA UN SALVATORE DELLA PATRIA, O PERLOMENO DI UNA FIGURA ADULTA DI GARANZIA ESTERNA”
La Banca centrale europea, nella riunione del 9 giugno, ha certificato quello che era già noto da tempo: la fine della politica di tassi negativi. Nella riunione di luglio il rialzo del tasso chiave sarà di 25 centesimi, per proseguire a settembre quando, se le previsioni di inflazione di medio termine dovessero persistere o deteriorarsi, l’aumento sarebbe superiore, verosimilmente nell’ordine dei 50 punti-base. Il solo effetto-annuncio causa l’aumento dei rendimenti di mercato, facendo parte del “lavoro sporco” di restrizione monetaria per conto della Bce.
Al netto dell’abituale giaculatoria su opzionalità, flessibilità e dipendenza dai futuri dati macroeconomici, in modo da non pre-impegnare il percorso di politica monetaria, questo è l’esito del compromesso tra falchi e colombe in seno al governing council.
I primi, turbati dall’inflazione e dal rischio che le aspettative degli agenti economici vadano a “disancorarsi”, cioè che si innesti una spirale prezzi-salari; le seconde (tra cui in prima fila l’italiano Fabio Panetta) a predicare cautela dato che lo shock dei prezzi origina dal lato dell’offerta, tra guerra e strozzature di filiera, e non dalla domanda.
IL RISCHIO PER L’ITALIA
La decisione della Bce è “storica” perché, dopo anni passati a supportare i deficit, soprattutto del nostro paese e durante la fase acuta dello shock pandemico, ora il rischio per l’Italia è quello di perdere un compratore decisivo per il nostro debito pubblico. L’andamento dello spread tra Btp e Bund indica i timori del mercato in una fase di rialzo dei rendimenti, penalizzando i grandi debitori.
È stato poi confermato il termine delle operazioni di acquisto di titoli da parte della Bce con decorrenza primo luglio, pur confermando che si proseguirà a reinvestire i titoli in scadenza “almeno sino a fine 2024”.
A questo proposito, da mesi la stessa Bce sta “telefonando” al mercato l’intenzione di agire per evitare la cosiddetta frammentazione, cioè che lo spread dei paesi più indebitati vada fuori controllo. Nel comunicato questa intenzione è confermata ma non dettagliata a livello operativo, e ciò concorre a spiegare la reazione fortemente negativa dello spread.
Si ribadisce che, per evitare turbolenze, gli acquisti da reinvestimento potranno essere calibrati nel tempo, per classe di attivi e giurisdizione. Tradotto, significa che in caso di emergenza si potranno comprare Btp in modo nettamente prevalente (o esclusivo) rispetto a quanto previsto dalle quote di partecipazione dei singoli paesi al capitale della Bce. Anche se a scadere saranno Bund.
Attenzione a questo punto: si tratterebbe di un salvataggio monetario in piena regola, che certamente porterebbe con sé nuove condizionalità, elaborate in seno alla Commissione europea con ratifica della Bce. Ma è sin d’ora certo che condizionalità non farebbe rima con deficit.
Torna quindi a riproporsi un pesante “rischio Italia”, fatto di crescita insufficiente e inferiore al costo del debito e che ci costringe a corposi avanzi primari che frenano ulteriormente l’espansione alimentando tensioni sociali e iniziative populiste. La prossima legislatura, che vista da oggi pare lontana un’era geologica date le condizioni del mercato, rischia di essere la ripetizione ancor più critica dell’inizio dell’attuale.
PERICOLO RECESSIONE
Sul quadro congiunturale europeo incombe anche la grande incognita con cui si misurano i mercati: riuscirà la Federal Reserve a raffreddare l’inflazione (almeno, quella da domanda) senza causare una recessione conclamata? E per quanto tempo persisteranno condizioni di elevati prezzi delle materie prime in conseguenza delle sanzioni alla Russia?
Per quanto ci riguarda, questa domanda assume una valenza ancora più preoccupante, visto che siamo un paese ad elevato indebitamento, che quindi da condizioni recessive generali potrebbe subire forti deterioramenti dei conti pubblici e crisi di fiducia tra gli investitori internazionali. In tal caso, non si può neppure escludere il ritorno di attualità del famigerato Mes, il Meccanismo europeo di stabilità.
Da questa fine dell’epoca degli interventi salvifici della Bce, tornerà un feroce vincolo al fantasioso chiacchiericcio della politica. Il florilegio onirico di promesse elettorali che ci attende da qui alle elezioni rischia di appassire contro il muro della realtà, magari con la riedizione di un governo guidato da un salvatore della patria, o perlomeno di una figura adulta di garanzia esterna. Il cui identikit assomiglia in modo impressionante a quello dell’attuale presidente del Consiglio.
(da Domani)
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Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
LA MISTERIOSA COMPAGNA MILIONARIA, I SEI VANI A ROMA E I RAPPORTI CON OLEG KOSTYUKOV, FIGLIO DEL CAPO DELLE SPIE RUSSE: SAREBBE STATO LUI A COMPRARE I BIGLIETTI AEREI PER IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA
Per qualcuno è l’uomo dei misteri. In realtà l’avvocato Antonio
Capuano, ex deputato di Forza Italia (nella legislatura 2001-2006), ex consigliere comunale di Frattaminore (il suo paese di origine), e consulente per le relazioni internazionali della Lega, è un personaggio che nella sua vita qualche traccia l’ha lasciata e da tempo non passa inosservato.ù
Infatti questo cinquantenne dal look giovanile ha saldi legami in Russia, Cina e Medio Oriente.
Inoltre Capuano, che è avvocato e si è laureato in giurisprudenza con l’università telematica Guglielmo Marconi, è stato oggetto di plurime segnalazioni all’Antiriciclaggio a causa di sostanziosi trasferimenti di denaro dal Kuwait e dalla Romania verso l’Italia.
Attenzionata anche la compagna, la modella camerunense Madeleine Mbone, una classe 1995 originaria di Logbikoy che disporrebbe di un patrimonio milionario frutto di presunti lasciti.
Secondo l’anagrafica depositata in banca avrebbe quantificato il proprio patrimonio in una forbice compresa tra 1 e 5 milioni, e il reddito tra 50 e 100.000 euro.
Nel 2012 era già stata segnalata un’operazione effettuata da Capuano insieme con l’ex compagna Sabah al Sabah Manar, classe 1964, presunto membro della famiglia dell’emiro del Kuwait.
Sotto esame sono finiti anche i rapporti economici con Ibrahim Alghuseen, già professore universitario e manager di una società di ingegneria. Capuano avrebbe avuto la procura per operare sul suo conto, sino alla chiusura dello stesso, ufficialmente al fine di gestire gli investimenti mobiliari e immobiliari della famiglia del docente.
Capuano avrebbe pure un conto cointestato con Nasseredin Bachar, architetto kuwaitiano residente a Palermo dal 2018. Su questo rapporto sono stati considerati sospetti «alcuni giroconti con un intermediario romeno».
Noi abbiamo provato a chiedere delucidazioni a Capuano, che, però, non ha voluto parlarci: «Io e la mia fidanzata attendiamo una bambina che nascerà tra poche settimane. Sarà mia cura contattarla» è stata la lapidaria risposta.
Anche perché la compagna non avrebbe retto allo stress di questi giorni. Pure lei è citata nelle segnalazioni di operazioni sospette collegate a fondi provenienti dal Kuwait.
Il rogito saltato
La provvista al centro delle Sos ha origine da un giroconto da 759.000 euro effettuato da Alghuseen su un rapporto bancario su cui Capuano avrebbe delega a operare.
Gran parte di quel denaro (700.000 euro) sarebbe stato trasferito a un notaio per l’acquisto di un immobile prestigioso per Capuano e la Mbone.
Per tale compravendita nel 2020 l’avvocato invia un ulteriore bonifico da 75.000 euro, mentre 454.000 euro giungono in Italia dalla Romania. In tutto oltre 1,2 milioni di euro che vengono poi girati dal conto del notaio alla Mbone come «restituzione deposito per compravendita immobile a causa dell’accordo non stipulato». Infatti la modella non avrebbe ottenuto il mutuo per «mancanza reddituale».
Nel frattempo i movimenti finanziari della donna avevano destato l’attenzione dei funzionari della banca che annotano: «Rilevanti flussi in entrata e in uscita da parte di nuova cliente presentataci da ex deputato legato a fondi sovrani del Kuwait».
L’operatività della coppia viene considerata «poco chiara e trasparente» e «meritevole di attenzione» anche perché «non si è certi dell’integrale legittimità dell’origine e della destinazione dei flussi finanziari». Per questo i risk manager non perdono più di vista Capuano e signora, sino all’emissione di assegni circolari in vista di un rogito nell’ottobre del 2021, anche se il consulente della banca non avrebbe ricevuto «alcuna documentazione a supporto dell’acquisto».
Gli analisti non ci vedono chiaro e pochi giorni prima dello scorso Natale scrivono: «Tale operatività appare illogica, immotivata e inusuale e non consente di determinare con certezza l’origine delle somme». Persino il consulente finanziario di Alghuseen «riporta dubbi di una possibile gestione fittizia della posizione patrimoniale nel suo complesso». Gli addetti ai controlli antiriciclaggio mettono nero su bianco i loro sospetti, e cioè che sia la Mbone che Alghuseen «possano fungere da prestanome dell’avvocato Capuano». Le segnalazioni su quest’ ultimo non sarebbero ancora state archiviate.
Il boom dei guadagni
Attualmente l’avvocato risulta residente in un appartamento di sei vani di sua proprietà in corso del Rinascimento a Roma. Il suo lavoro di legale gli consente di portare a casa il triplo dello stipendio che percepiva da parlamentare e nel suo studio ha assunto la fidanzata.
Secondo il Cerved della Camera di commercio è consigliere della Sant’ Agata Li Battiati, Srl attiva nell’intermediazione immobiliare come quasi tutte le altre cinque ditte in cui Capuano aveva ricoperto cariche.
L’ex parlamentare detiene quote di dieci società. Probabilmente gli garantisce buoni redditi anche l’attività di consulente per le ambasciate (per esempio ha lavorato per quella del Bahrein), di fondi sovrani (come il Kuwait investment authority, di cui è stato rappresentante in Italia oltre ad aver collaborato con altre società operanti nell’emirato) e di partiti politici.
Il viaggio a Mosca
Come la Lega. Infatti è stato lui a organizzare in due diverse fasi il viaggio di Matteo Salvini a Mosca. Inizialmente avrebbe dovuto svolgersi dal 3 al 7 maggio. In agenda sarebbero stati già fissati gli incontri con il ministro Sergej Lavrov (con il quale sarebbe stato programmato un pranzo per il 6 maggio 2022) e con il presidente della Camera alta dell’assemblea federale russa Valentina Matvienko.
Una rappresentante del partito Russia unita, quello di Putin, si sarebbe offerta come consulente per la parte logistica del viaggio.
Ma il programma è stato modificato in contemporanea con l’uscita delle prime notizie sulla richiesta di visto da parte di Salvini e dei suoi collaboratori, circostanza smentita dalla stessa ambasciata russa. Così il tour è stato riprogrammato nelle date 29-31 maggio.
L’avvocato avrebbe ricevuto conferma per un pranzo tra Salvini e Lavrov e per un incontro, fissato per il 31 maggio, con l’ex premier e presidente Dmitrij Medvedev, attualmente vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione russa (l’uomo che si è recentemente augurato la sparizione degli Occidentali), e avrebbe ricevuto l’approvazione anche per i relativi comunicati stampa.
Capuano, in aggiunta, avrebbe auspicato anche un possibile incontro di Salvini con il presidente Putin sempre nella giornata del 31 maggio. In vista della trasferta, il 19 maggio, il leader della Lega ha incontrato l’ambasciatore russo Sergey Razov, con il quale avrebbe discusso anche dell’eventuale viaggio di papa Francesco in Russia.
La mattina del 27 maggio, in Vaticano, come è noto, si è tenuto un incontro tra il cardinale e segretario di Stato Pietro Parolin e Salvini, a cui avrebbe presenziato anche Capuano e nel quale si sarebbe parlato della trasferta del leader della Lega a Mosca.
Il figlio della super spia
Nel momento cruciale, però, il consulente ha avuto difficoltà nel pagare con la carta di credito i voli Istanbul-Mosca del 29 maggio e Mosca-Ankara del 31 maggio. Per questo è intervenuto in suo soccorso un personaggio molto interessante: Oleg Kostyukov, il primo segretario dell’ambasciata russa, il quale avrebbe incontrato l’avvocato per ben due volte il giorno della visita a Parolin.
Oleg è citato dal giornale investigativo The Insider in un articolo di ottobre intitolato «Spy Kids: il figlio e la figlia del capo russo del Gru Kostyukov possiedono immobili per un valore di centinaia di milioni».
Infatti, secondo il cronista Sergej Ezhov, il diplomatico, insieme alla sorella Alena, sarebbe proprietario di un patrimonio da 200 milioni di rubli (3,2 milioni di euro), per il giornalista poco plausibile considerando lo stipendio da giovane funzionario del Ministero degli Esteri di Oleg.
Il capo del Gru
Il padre sarebbe il sessantunenne Igor Olegovi Kostyukov, il direttore del Gru (letteralmente Direttorato principale per le attività informative offensive), il servizio segreto militare russo, che dipende dal ministero della Difesa e dal suo capo di Stato maggiore.
Kostyukov senior, ricorda sempre The Insider, è soggetto alle sanzioni occidentali per una presunta interferenza nelle elezioni americane del 2016, per l’avvelenamento di una ex spia russa e della figlia in territorio britannico nel 2018 e per gli attacchi informatici del 2015 e del 2018 al Bundestag tedesco e all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche.
Ma torniamo a Oleg. Il 27 maggio, per sbloccare la situazione, avrebbe acquistato personalmente i biglietti della compagnia di bandiera russa Aeroflot, che Capuano avrebbe successivamente rimborsato.
Durante i preparativi l’ex parlamentare avrebbe ricevuto richieste di delucidazioni da parte dell’ambasciata americana sul viaggio moscovita di Salvini, di cui i diplomatici a stelle e strisce non avrebbero conosciuto le finalità. Capuano avrebbe colto la palla al balzo per chiedere, dopo il tour russo, l’organizzazione di un incontro per Salvini con funzionari e politici di primissimo livello di Washington, promettendo, a quanto ci risulta, di condividere informazioni e con l’obiettivo di aprire un canale privilegiato per cercare di risolvere il conflitto.
Il dietrofront di Salvini
Dunque Capuano, in modo ambizioso, progettava di portare l’ex ministro dell’Interno in giro per il mondo a costruire un percorso di pace. Ma non è chiaro se il leader leghista fosse al corrente di tutte le manovre del proprio consulente che, come ci risulta, spesso parlava a nome del politico.
Alla fine, il 27 maggio, è uscita la notizia di un imminente viaggio in Russia di Salvini, di fatto confermato dallo stesso leader e da fonti leghiste. Successivamente, però, la trasferta è stata annullata. Il segretario del Carroccio, colpito dalle critiche arrivate dall’interno del suo partito, ma anche da parte dell’opposizione, avrebbe fatto sapere, tramite Capuano, di essere comunque pronto a partire, ma non prima di aver valutato a fondo gli effetti politici della propria iniziativa.
Nella serata del 28 maggio Capuano avrebbe spiegato ai suoi interlocutori dell’ambasciata che il leader della Lega sarebbe tornato sui suoi passi anche per evitare di danneggiare con la sua decisione l’esecutivo. I russi, da parte loro, avrebbero negato possibili ripercussioni su Mosca per la fuga di notizie e si sarebbero mostrati interessati a sapere se i ministri della Lega fossero intenzionati a rassegnare le dimissioni dal governo.
In serata i diplomatici russi avrebbero informato i vertici del proprio governo dell’improvviso cambio di programma. Una decisione che in Russia sarebbe stata accolta con una certa freddezza.
(da La Verità)
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Giugno 10th, 2022 Riccardo Fucile
C’È UNA DIFFERENZA DI 20 A 1 IN FAVORE DELL’INVASORE SOLO PER L’ARTIGLIERIA, L’UCRAINA DEVE CREARE SEI NUOVE BRIGATE PER UN TOTALE DI 25MILA UOMINI
Kiev ha annunciato la conclusione dell’addestramento teorico per i cannoni semoventi PzH 2000 forniti dalla Nato, ora inizia la pratica. La notizia minore dice molto sull’attuale momento della crisi con i russi che premono nel Donbass ed entra nell’agenda di Zelensky dove sono segnate tre esigenze: avere nuovi sistemi e imparare a usarli, ridare vigore alle truppe, trovare le risorse per replicare in modo profondo.
I consiglieri del leader fanno passare i messaggi attraverso la stampa internazionale: servono almeno 60 lanciarazzi a lungo raggio simili ai quattro Himars spediti dagli Usa. Londra ha promesso un nuovo lotto, però non disponiamo di numeri esatti. Il presidente ucraino ha affermato di recente che sul fronte orientale c’è una differenza di 20 a 1 in favore dell’invasore solo per l’artiglieria. Differenza che deve essere colmata con le batterie dell’Alleanza, alcune già in linea e altre in arrivo.
Ma una volta che avranno le bocche da fuoco pesanti devono proteggerle – in quanto Mosca fa di tutto per neutralizzarle – e saperle impiegare. È stato rivelato che proprio per gli PzH è stato organizzato un training specifico in quanto dotati di un software per consentire una risposta più rapida al tiro avversario. L’ex generale australiano Mick Ryan ha sottolineato come sia necessaria un’integrazione ampia e rodata, altrettanto fondamentale la parte digitale.
Un altro funzionario ha indicato sulle pagine del Financial Times che il suo Paese deve creare sei nuove brigate per un totale di 25 mila uomini. Ci lavorano tenendo a mente i problemi logistici: mettere insieme modelli omogenei, far fronte a un’eventuale carenza futura di munizioni per grossi calibri. Gli ucraini, quanto gli invasori, hanno visto morire migliaia di soldati, tra questi molti erano esperti. Devono sostituirli e non è un processo automatico.
L’analista Michael Kofman sostiene che la resistenza potrebbe accontentarsi di cedere del terreno a patto di logorare in modo irreparabile l’avversario. Subisce sconfitte tattiche, ma può ottenere un successo finale dissanguando l’Armata di Putin. Anche se appare complicato riprendere il terreno perduto, una riconquista sulla quale Zelensky ha lanciato segnali contrastanti.
Non ammette mutilazioni geografiche, mette in guardia sui costi di liberare la Crimea.
Quali sono gli obiettivi? A sorpresa lo spionaggio statunitense si è lamentato delle scarse informazioni passate da Kiev. Non svelano tutto, tengono all’oscuro Washington su molte mosse, coprono le perdite: sappiamo più dei russi che degli ucraini, ha detto in Senato la direttrice dell’intelligence Avril Haynes.
Interessante che accada, altrettanto che gli americani abbiano reso nota la loro irritazione. Che forse nasconde interrogativi di lungo termine. Ecco perché il risultato è in bilico. Dipende dall’evoluzione sul campo, dalla pazienza strategica della stessa Ucraina e da un’assistenza di lungo termine dell’intero Occidente. Nessuno dei tre punti è scontato.
(da Corriere della Sera)
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