Destra di Popolo.net

DEFINI’ “BOLDRACCA” LAURA BOLDRINI: GIORGIA MELONI LO CANDIDA ALLA CAMERA PER FDI

Agosto 25th, 2022 Riccardo Fucile

POI PARLA DI RISPETTO PER LE DONNE

Chissà cosa ne pensa Giorgia Meloni di chi su Facebook scrive “La Boldracca è pietosa” aggiungendo una faccina sorridente, utilizzando uno squallido neologismo per attaccare Laura Boldrini.
È quello che ha fatto nel 2018 l’allora consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Genova Alberto Campanella che, per i suoi meriti politici, ora è nelle liste di Fratelli d’Italia in Liguria, al terzo posto dell’elenco per il plurinominale alla Camera.
Siamo nel 2018: Campanella sulla sua pagina se la sta prendendo con Jennifer Aniston che gira un film a Santa Margherita. Per farlo, usa l’espediente dei messaggi su un cartello con sottofondo musicale, citando un celebre video di Bob Dylan. Una formula che qualche tempo prima aveva utilizzato anche Laura Boldrini
Proprio la doppia citazione è quella che “ispira” alcuni commentatori sui social che rivolgendosi a Campanella lo esaltano dicendogli: “Sei meglio della Boldracca coi cartelli”. Commento a cui lui risponde divertito: “La Boldracca è pietosa”.
Il caso scoppiò nel giro di poche ore, ma Campanella in un primo momento decise di non arretrare. Anzi, arrivò a vantarsi dei click fatti dal suo video. «Sono sotto attacco: mentre il mio pacifico video è diventato virale ed ha raggiunto in pochi giorni 5,4mila visualizzazioni e tanti complimenti – scrisse su Facebook – Sono preoccupato e temo un inasprirsi della contestazione Poltica che si fa sempre più calda».
In seguito provò a giustificarsi in maniera piuttosto scomposta, sostenendo di aver risposto in modo “leggero”. Definire una donna “baldracca” a quanto pare è leggero insomma.
«Ho il brutto vizio di rispondere a tutti sui social, e in questo caso forse l’ho fatto in un modo leggero, questo lo ammetto, forse avrei dovuto estrapolare quella parola dal discorso e capire meglio… è che magari scrivi mentre sei in spiaggia, non ci pensi, poi il tema del post non era neppure politico», rispose Campanella a Repubblica, interrogato sul tema – «Diciamo che per me è stata una lezione da oggi starò più attento», continuò il consigliere di Fratelli d’Italia, che dalla Boldrini fu anche querelato.
Non risulta alle cronache alcuna dichiarazione di Meloni o di altri esponenti di Fratelli d’Italia contro quella frase di Campanella.
(da agenzie)

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VOGLIONO ABOLIRE IL REDDITO DI CITTADINANZA MA LA POVERTA’ AUMENTA: IL LIVELLO PIU’ ALTO DAL 1995

Agosto 25th, 2022 Riccardo Fucile

DATI EUROSTAT: COINVOLTI 12 MILIONI DI ITALIANI

L’abolizione del reddito di cittadinanza è uno dei temi caldi della campagna elettorale. L’Istat ha stimato che la misura abbia salvato dalla povertà un milione di persone.
Ma evidentemente il rischio indigenza non preoccupa gran parte degli esponenti politici.
Oggi però Eurostat (l’istituto di statistica dell’Unione europea) segnala come in Italia il tasso di rischio di povertà, ovvero la percentuale delle persone che hanno un reddito inferiore al 60% di quello medio, è salito passando dal 20% del 2020 al 20,1% del 2021, coinvolgendo 11,84 milioni di persone.
Non è difficile immaginare che con i forti rincari, a cominciare dalle bollette, registrati in questi mesi la situazione sia destinata a peggiorare ulteriormente nel 2022.
Secondo Eurostat inoltre la percentuale sale al 25,2% (14,83 milioni d persone) se si considerano anche gli individui a rischio di esclusione sociale, ovvero quelle che sono a rischio di povertà o non possono permettersi una serie di beni materiali o attività sociali o vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa.
Dato ancor più allarmante è quello secondo cui oltre un bambino italiano su quarto con meno di sei anni vive in famiglie a rischio di povertà.
Con più precisione sono il 26,7%, in aumento dal 23,8% del 2020 e il peggiore dato dal 1995. Si tratta di 667mila bambini, 7mila in più del 2020.
Il dato risente anche del fatto che si è ridotta la popolazione in questa fascia di età. Se si allarga la platea anche alle famiglie a rischio di esclusione sociale, la percentuale per gli under 6 in situazione di difficoltà sale al 31,6% dal 27% del 2020.
La percentuale dei minorenni a rischio di povertà è salita al 26% (dal 25,1% del 2020), mentre quella degli anziani è scesa al 15,6% (dal 16,8%) grazie alla tenuta delle pensioni ancora non minacciate dall’inflazione esplosa nel 2022.
In Germania il tasso di rischio di povertà degli anziani over 65 è al 19,4%, superiore sia al dato complessivo (15,8%) sia a quello dei bambini con meno di 6 anni (16,8%). Il tasso di rischio di povertà è maggiore per le donne (20,7%) anche se in calo sul 2020 rispetto a quello degli uomini (19,4%) in aumento sul 2020.
Le tabelle Eurostat mostrano come il tasso di povertà in Italia prima dei trasferimenti sociali (escluse le pensioni) sia al 28,5%, in aumento dal 25,3% del 2020.
Un segnale questo dell’importanza dei trasferimenti nella riduzione della quota delle persone in difficoltà. Se in Italia la quota di poveri si riduce grazie ai trasferimenti di 8,4 punti, in Germania si riduce di oltre 10 punti (al 15,8%) e in Spagna di 9,5 (al 21,7%).
(da agenzie)

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“CI SPARAVANO VICINO ALLE ORECCHIE PER DIVERTIRSI POI CI RIPORTAVANO IN CELLA”: UN MECCANICO UCRAINO RACCONTA LE TORTURE SUBITE DAI MILITARI RUSSI, CHE LO HANNO RINCHIUSO IN UNA CELLA DI 2 METRI PER 3 PER 10 GIORNI INSIEME AD ALTRI DETENUTI

Agosto 25th, 2022 Riccardo Fucile

“QUI CI SONO ANCORA LE TRACCE DI SANGUE LASCIATE DALLE NOSTRE TESTE QUANDO CE LE SBATTEVANO SUL MURO – IL RAGAZZO DI FIANCO A ME LO HANNO UCCISO”

«Non mi piace stare qui dentro. Vi ci ho portato solo perché voglio che il mondo veda cosa hanno fatto. A noi e a questa povera città».
Poco più di 20 mila anime, a Trostyanets tutto ruota intorno alla fabbrica di cioccolato che dà lavoro alla maggior parte della popolazione.
Oblast di Sumy, uno dei più colpiti dalla guerra. A soli 40 chilometri dal confine con la Russia. È qui che i soldati di Putin sono entrati il 1° marzo.
Ed è qui, in un sotterraneo sotto la stazione che, dal 16 al 25 marzo, Sasha F. è stato detenuto e torturato dai militari di Mosca. «Sono venuti a cercarmi a casa», racconta, con il sole di fine agosto che gli tramonta dietro le spalle. «Sono un meccanico, aggiusto ogni cosa, tutti mi conoscono in città perché sono bravo a smanettare. Cosi mi hanno accusato di aver dato le loro posizioni ai nostri militari. Ed era vero, lo facevo e lo rifarei cento volte».
Sasha viene trascinato in una cella di 2 metri per 3 proprio sotto la stazione. Ed è qui che ci chiede di accompagnarlo. «Ve la mostro».
Nella stanzetta buia l’aria è ancora irrespirabile per l’odore di urina. La luce non funziona. Grazie alla torcia del cellulare Sasha illumina una serie di macchie marroni sul muro.
«Sono le tracce di sangue lasciate dalle nostre teste quando ce le sbattevano sul muro».
Sasha non sa dire con esattezza quanti erano i detenuti nella sua cella. «Ero sempre bendato, mi tenevano così in quest’ angolo». Si siede e mostra la posizione in cui è stato per nove lunghi giorni.
«Era così», chiude gli occhi. Si dondola per un po’. Poi salta in piedi. «Voglio andare via». Sasha ha bevuto. Chiede una sigaretta. Ha parlato con gli investigatori di quanto è accaduto.
«Ho già detto all’Sbu (i servizi ucraini, ndr ) e alla polizia». All’aria aperta affiorano altri ricordi. «I russi che passavano di qui erano almeno un centinaio. C’era anche una donna, lo capivo dal rumore dei passi. Lo so perché ho un buon udito, ho fatto il deejay da ragazzo proprio lì». «Lì» è un edificio a un piano, completamente distrutto, dall’altra parte della piazza.
«Un giorno ci hanno trascinato fuori, vicino a questa inferriata». Indica. «Ci sparavano vicino alle orecchie per divertirsi poi ci riportavano in cella». Il racconto si ferma. Sasha si accende un’altra sigaretta. «Il ragazzo di fianco a me lo hanno ucciso. Ha cercato di reagire e così lo hanno picchiato a morte. Lo conoscevo, ho scoperto dopo. Era un atleta, per quello forse ha cercato di usare la forza. Sentivo il suo respiro affievolirsi con il passare dei giorni. Poi è morto».
Il sole ormai è ormai tramontato. Nella officina di Sasha, tra la carta moschicida e pezzi di metallo giocano due piccoli mici rossi. «Vi presento Biba e Boba». È da loro che Sasha è tornato quando i russi se sono andati il 25 marzo. «Ero legato mani e piedi con un cavo come questo», mostra mentre si lega da solo con una spessa fascetta metallica.
«Ma piano piano sono riuscito a sfilare una mano e a liberarmi, poi ho aiutato gli altri a fare altrettanto», spiega mentre mostra ancora i segni sui polsi. Da quel giorno sono passati cinque mesi.
«La nostra città è ancora distrutta, vedete. Non c’è lavoro, hanno bombardato anche la fabbrica di cioccolato perché i russi ci tenevano dentro i mezzi militari».
Il buio ormai ha avvolto tutta Trostyanets.
«Sasha stai bene?». Una donna si affaccia nell’officina. Sul volto la preoccupazione di una madre. Sul tavolo, un paio di vasi di sottaceti. La bottiglia vuota, solo le ciotole di Biba e Boba sono piene. «Ti porto da mangiare». E per un attimo gli occhi di Sasha, prigioniero dei russi per nove giorni, la smettono di inseguire le ombre sul muro.
(da il Corriere della Sera)

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GIORGETTI NON SMENTISCE LA SUA FAMA DI CAGASOTTO: NON HA DIFESO NESSUNO DEI SUOI DALLA RAMAZZA DI SALVINI, A PARTIRE DALL’EX COPASIR VOLPI. E NEL NORD EST DI ZAIA LE COSE NON SONO ANDATE MEGLIO

Agosto 25th, 2022 Riccardo Fucile

NEL PD NON ESISTE PIÙ L’AREA DEI “GIOVANI TURCHI” DI MATTEO ORFINI MENTRE LETTA HA MESSO IN LISTA TANTI DEI SUOI … DENTRO FORZA ITALIA, STRAGE DEI GIANNILETTIANI

«Per qualcuno oggi è il giorno del Quirinale. Per me, invece, finisce qui». Mancavano tempi e modi. Il finale, però, era già scritto. Il giorno di fine gennaio in cui tramontò la candidatura del suo amico Mario Draghi al Colle, Giancarlo Giorgetti aveva previsto che il suo spazio all’interno della Lega si sarebbe ridotto fino ad annullarsi.
E così, sette mesi e una crisi di governo dopo, alla consegna delle liste del Carroccio rimane quell’amara verità che i fedelissimi del ministro uscente ripetono come la cantilena di un rosario: «Gli amici leghisti di Giancarlo nel prossimo Parlamento si conteranno sulle dita di una mano sola. Massimo Garavaglia, Silvana Comaroli, Giorgetti stesso. Altri?».
Gli altri, in Transatlantico, non ci torneranno. Fuori dalle liste del partito di Matteo Salvini o scivolati in una posizione estremamente complicata, come Barbara Saltamartini, Paolo Grimoldi, Paolo Ferrari o Matteo Bianchi, tutti rigorosamente atlantisti, tutti meticolosamente distanti dalla tentazione di criticare l’obbligo vaccinale o il green pass.
L’esclusione più eccellente è quella di Raffaele Volpi, già sottosegretario alla Difesa, poi presidente del Copasir. Che infatti, nella sua dichiarazione di addio, ricorda di aver sostenuto da cittadino di Brescia, «uno dei territori più martoriati dal Covid, provvedimenti difficili ma di responsabilità, anche se avversati da minoranze rumorose e a volte addirittura negazioniste».
Se l’ala giorgettiana radicata nel Nord Ovest finisce decimata, nel Nord Est di Luca Zaia le cose non sono andate meglio. L’ha detto ieri il governatore veneto in persona, nella dichiarazione con cui rinvia al 26 settembre eventuali conti da regolare: «Ci sono più parlamentari veneti uscenti di quelli che si possono candidare. Io ho visto le liste solo tra ieri sera e stamattina (ieri, ndr ). Ora si lavora pancia a terra, bilanci e commenti vengono dopo, non serve alimentare polemiche. Magari avremo un bel risultato, arriveremo al 30-40%, e avremo solo da festeggiare».
Quando i partiti non celebrano i congressi, evitano le discussioni interne, non misurano i rapporti di forza nel proprio perimetro, può succedere anche questo: che la compilazione delle liste per il Parlamento diventi l’occasione unica per un regolamento dei conti senza appello.
A Luca Lotti, predecessore di Giorgetti alla guida del Cipe, è andata pure peggio del quasi omologo leghista. Dalle liste del Pd è rimasto fuori lui in persona. «Il segretario del mio partito ha deciso di escludermi dalle prossime elezioni politiche. Mi ha comunicato la sua scelta spiegando che ci sono nomi di calibro superiore al mio».
Hanno rischiato il posto, salvo poi essere ripescati in seguito, il sottosegretario Enzo Amendola e il costituzionalista Stefano Ceccanti. Mentre di fatto non esiste più l’area dei «giovani turchi» che si riconosce in Matteo Orfini – gli ex giovani dalemiani che si erano alleati con Matteo Renzi dopo la sua scalata al Pd – che non riporterà in Parlamento né Giuditta Pini né Fausto Raciti.
Dentro Forza Italia, per quanto il diretto interessato sia rimasto sempre alla larga dalle beghe di partito (non solo mai candidato ma mai nemmeno iscritto), si riduce l’area di quelli che sono cresciuti nel mito di Gianni Letta o ci hanno lavorato per anni a stretto contatto.
Col nuovo corso griffato Antonio Tajani perdono il posto in Aula – o rischiano di perderlo – Valentino Valentini, ministro degli Esteri ombra del berlusconismo degli ultimi vent’ anni, lo storico responsabile dell’organizzazione forzista Gregorio Fontana, l’ex uomo-ovunque di Arcore Sestino Giacomoni oltre a Giuseppe Moles, sottosegretario di Stato con delega all’Editoria.
E rimane fuori, dice Andrea Ruggieri, «chi, come me, è un berlusconiano top, di quelli che per difendere il leader in tv si è beccato fior di querele, di quelli che non hanno mai tradito la causa o minacciato di cambiare partito. Alcuni di quelli che se n’erano andati da Forza Italia e poi sono tornati hanno il posto sicuro in lista. Io, che ero stato chiamato da più forze politiche per cambiare casacca e sono sempre rimasto a servire la causa berlusconiana con disciplina e onore, alla fine sono rimasto a piedi».
(da il Corriere della Sera)

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PER FAR SPARIRE IL COVID BASTA SMETTERE DI CONTARE I POSITIVI : COSA FARÀ IL GOVERNO MELONI-SALVINI-BERLUSCONI DI FRONTE AL CRESCERE DEI CONTAGI

Agosto 25th, 2022 Riccardo Fucile

CONSIDERERÀ IL FATTO COME UN UN FASTIDIO POLITICO. QUINDI PRONTI ALLA NOVITÀ: IL BOLLETTINO CONTAGI ANDRÀ ANCHE LUI IN PENSIONE ANTICIPATA”

Contagi Covid da tre giorni filati sono più di quelli della settimana precedente, ieri 35.360 quelli ufficiali e censiti. Un problema quello dei contagi in ennesima ricrescita. Per molti però, più che un problema, un fastidio.
Vasta è la fascia di opinione e imponente è la galassia di comportamenti di massa che considerano il Covid un ingombro da…sgombrare. Anzi, già sgombrato. E vasto è l’umore politico che considera eventuali restrizioni o limiti il vero problema.
Guardarsi da restrizioni e limiti più che dal Covid è il sentire di fondo dei partiti che si avviano, ad elezioni probabilmente vinte, a formare e guidare il prossimo governo, quindi anche il governo che deciderà come comportarsi di fronte a ri-riscresite dei contagi.
Letteralmente non tollerando neanche l’idea di restrizioni e limiti ad attività sociali ed economiche, cosa farà il governo Meloni-Salvini-Berlusconi di fronte al fastidioso rinnovarsi e crescere dei contagi? Considererà il fatto come un fastidio, un fastidio politico.
Un fastidio da rimuovere
La scansione quotidiana (ormai da più di due anni) dei contagi e delle morti e del tasso di positività sarà presto individuata come “il” fastidio all’interno del fastidio Covid. E quindi si può scommettere che questa scansione e comunicazione saranno individuati come ansiogeni e molesti. Una robusta corrente di opinione durante la pandemia si è nutrita della rabbia contro la realtà, dando a questa rabbia la forma della negazione e quindi elaborando il concetto del “terrorismo” di chi la realtà la raccontava e comunicava.
Nulla di nuovo nella storia umana nella negazione di massa della realtà e conseguentemente nell’odio e astio verso chi la realtà la rappresenta. Il governo della Destra non accoglierà fino in fondo questo umore ma darà a questo sentire una qualche soddisfazione.
Se il Covid e i suoi contagi sono un fastidio e non un problema, allora al fastidio non andrà dato alimento e pubblicità. Quindi questo “memento” quotidiano della conta dei contagi andrà ridotto, distanziato, silenziato. Magari un bollettino mensile invece che quotidiano…
Smettere di contare fa bene alla salute
La costante avversione della Lega e di Forza Italia (e anche della Meloni che stando all’opposizione sempre a tutto si è opposta e si opponeva) a limiti e restrizioni troverà per mano del governo della Destra una prima forma: smettere di contare i contagi o almeno smettere di comunicarli come un “memento mori”.
Smettere di contare fa bene alla salute, economica e politica. Quindi per questo inverno pronti alla novità: il bollettino contagi andrà anche lui in pensione anticipata.
(da Blitzquotidiano)

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L’ULTIMA MODA DEI POLITICI ITALIANI: LANCIARE PROPOSTE CHE SONO GIÀ IN VIGORE

Agosto 25th, 2022 Riccardo Fucile

CROSETTO AUSPICA LA RIDUZIONE DELL’IVA SUL GAS AL 7%, MA IL GOVERNO ITALIANO L’HA GIÀ ABBASSATA AL 5… BERLUSCONI CHE LANCIA L’IDEA DI UNA TASSAZIONE UNICA PER L’ACQUISTO DELLA PRIMA CASA AL 2%. CHE C’È GIÀ E SI CHIAMA IMPOSTA DI REGISTRO… LA MELONI INVOCA UN TETTO AGLI STIPENDI DEI MANAGER DI AZIENDE SALVATE DALLO STATO, PECCATGO CHE LA NORMA ESISTE DAL 2017

Una delle mode più sfiziose di questa campagna elettorale è quella di invocare misure che in realtà sono già in vigore.
È partito Guido Crosetto, fondatore di Fratelli d’Italia (secondo qualche commentatore papabile futuro ministro), auspicando che il nostro paese seguisse l’esempio della Germania nella riduzione dell’Iva sul gas.
Non fosse che Berlino ha deciso di abbassare l’imposta al 7% mentre in Italia è stata ridotta al 5% mesi fa e così resterà almeno fino al prossimo dicembre.
Come ha fatto notare il deputato di Italia Viva Luigi Marattin, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi invece ha proposto: “Per rilanciare il mercato immobiliare e consentire a tutti di comprare una casa, introdurremo una tassazione unica per l’acquisto della prima casa al solo 2%“. Non chiarissimo cosa intenda Berlusconi ma, come si legge facilmente sul sito dell’Agenzia delle Entrate “Chi acquista da un privato (o da un’azienda che vende in esenzione Iva) deve versare un’imposta di registro del 2%, anziché del 9%, sul valore catastale dell’immobile, mentre le imposte ipotecaria e catastale si versano ognuna nella misura fissa di 50 euro”.
Giorgia Meloni ha invocato un tetto agli stipendi dei manager di aziende salvate con denaro pubblico. “E’ giusto che lo Stato tuteli il sistema produttivo e anche quello del credito. Entrambi sono sistemi indispensabili per la vita della nazione. Però quando lo Stato interviene a salvare o ad aiutare imprese con i soldi degli italiani, è il caso almeno di stabilire quali debbano essere le regole d’ingaggio”, spiegando che nei casi in cui le aziende usufruiscano degli aiuti da parte dello Stato debba essere fissato un limite agli stipendi dei manager e debbano essere anche resi trasparenti i finanziamenti.
Per quanto riguarda le banche questa norma esiste già. È contemplata nell’articolo 4 del decreto Salva risparmio del 2016, in vigore dal 2017.
(da il Fatto Quotidiano)

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VINCENZO PEPE, A NAPOLI LA LEGA CANDIDA IL PROFESSORE INDAGATO PER TRUFFA ALLO STATO SUI FONDI ALLE IMPRESE E MAXI-EVASIONE FISCALE

Agosto 24th, 2022 Riccardo Fucile

IL CANDIDATO IDEALE… HA SUBITO UN SEQUESTRO PREVENTIVO DI 1,8 MILIONI, DEVE RISPONDERE DI AVER OMESSO REDDITI PER 4 MILIONI DI EURO E DI EVASIONE D’IMPOSTA PER 1,5 MILIONI

C’è un’indagine per evasione fiscale e truffa aggravata ai danni dello Stato a carico di Vincenzo Pepe, il professore-filosofo di Agropoli che la Lega candida al numero due del listino plurinominale Campania 1-Napoli del Senato, dietro l’onorevole uscente Pina Castiello.
Nel marzo 2020 la Procura di Vallo della Lucania (Salerno) guidata da Antonio Ricci eseguì un sequestro preventivo di circa un milione e 800mila euro nei confronti di cinque indagati tra cui Pepe , all’epoca presidente della Fondazione Gian Battista Vico di Vatolla e attualmente presidente del movimento ecologista FareAmbiente.
Un provvedimento firmato dal gip Sergio Marotta, poi confermato dal Tribunale del Riesame e consolidato in Cassazione nel febbraio 2021. Ora Pepe ha assunto il ruolo di presidente onorario della Fondazione, sostituito alla presidenza dal figlio Luigi Maria, anche lui indagato nello stesso procedimento.
Il sequestro era fondato su indagini della Guardia di Finanza partite da un controllo fiscale sul conseguimento di 300mila euro di contributi della Regione Campania “per lo sviluppo di imprese innovative nel settore del turismo sostenibile”: quei contributi, secondo l’accusa, furono ottenuti utilizzando fatture false emesse da tre imprenditori cilentani (tra i quali il figlio di uno dei rappresentanti legali della Fondazione). Oggetto del sequestro i conti correnti degli indagati e il castello “Palazzo de Vargas” a Perdifumo, di proprietà della Fondazione.
Tra le altre contestazioni, la presunta omissione di redditi per 4 milioni di euro e una evasione di imposta di un milione e mezzo, una ‘allegra’ gestione dei conti correnti, sui quali sono stati rintracciati bonifici a proprio favore senza validi motivi, e la cessione da parte di uno degli amministratori di 26 quadri – tra cui 11 Gian Battista Piranesi – e 10 cartine geografiche antiche a una società di liquidazione riconducibile all’amministratore e alla moglie, senza che la Fondazione abbia ricevuto alcun corrispettivo.
L’indagine è ancora aperta e in via di definizione. Attraverso l’ufficio stampa della Lega di Napoli, Pepe fa sapere “di essere fiducioso nel buon esito del procedimento”.
Nel 2018 la Fondazione Vico finì al centro di una polemica per l’utilizzo di una chiesa sconsacrata di Napoli come location di un party di Halloween, con tanto di consolle dj e biglietto d’ingresso. La Chiesa era gestita dalla Fondazione: l’Arcidiocesi poi rescisse l’accordo di convenzione.
(da Il Fatto Quotidiano)

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LA STORIA DI GIORGIA MELONI CHE “VUOLE PRENDERE GLI IMMIGRATI DAL VENEZUELA”

Agosto 24th, 2022 Riccardo Fucile

IL FILMATO DI UN COMIZIO IN CUI DICE CHE “SE L’ITALIA HA BISOGNO DI IMMIGRATI, ALLORA LI SI PRENDA DAL PAESE SUDAMERICANO PERCHE’ SONO DISCENDENTI DI ITALIANI E CRISTIANI”… I VENEZUELANI MICA SONO SCEMI, CON LEI PREMIER NON VERREBBE NESSUNO

Nelle ultime ore, sui social è comparso – diventando virale – un video che mostra una frase pronunciata da Giorgia Meloni durante un suo comizio. La leader di Fratelli d’Italia, parlando di “immigrazione”, ha detto che se l’Italia ha bisogno di immigrati può prenderli dal Venezuela. Il motivo? Molti sono di origine italiana (figli di migranti, dunque) e sono cristiani.
Questo concetto è stato più volte espresso dalla deputata nel corso di diverse iniziative e post social. Ma il concetto-chiave è presente in questo filmato è la sintesi di questo pensiero.
Difficile risalire alla data di questo comizio e di questo video. Sullo sfondo appare la scritta “Atreju” – l’evento annuale di Fratelli d’Italia – e in primo piano il logo del partito. Ma questo stesso concetto era stato espresso in diverse occasioni (l’ultima, con parole e toni analoghi) durante il suo intervento a Bari alla scuola di formazione politica di FdI all’inizio di aprile di quest’anno.
“In Venezuela ci sono milioni di persone che stanno morendo di fame. Sono cristiani, sono spesso di origine italiana. Io dico: ci servono immigrati? Prendiamoli in Venezuela”.
Come una sorta di “mercato” da cui attingere. E questo pensiero non è nuovo nella dialettica politica di Giorgia Meloni. Nel 2019, durante un evento in Senato, la leader di FdI disse: “Si stima che nel mondo ci siano decine di milioni di nostri connazionali che non hanno la cittadinanza italiana, pur avendone diritto se l’Italia ha bisogno di immigrazione la cosa più sensata è favorire allora proprio l’arrivo di chi ha le nostre stesse origini. L’esempio banale è il caso Venezuela più di 20 milioni di abitanti di cui due milioni sono di origine italiana. Nello stato sudamericano vige il caos e in tanti soffrono la fame e le persecuzioni da parte del regime comunista di Maduro. Perché allora non prendere gli immigrati che dovessero servirci da lì?”.
Cambiano le situazioni, ma non le etichette.
(da NextQuotidiano)

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L’ARMATA BRANCALEONE: DAL COMMERCIALISTA DI GRILLO AL NIPOTE DI GUIDO CROSETTO, NELLE LISTE C’È DI TUTTO E DI PIÙ

Agosto 24th, 2022 Riccardo Fucile

FRATELLI D’ITALIA STREPITAVA CONTRO I BIG DEM CHE CANDIDAVANO I PARENTI MA NELLE LORO LISTE C’È POSTO PER GIOVANNI CROSETTO (NIPOTE DI) E PER ANDREA TREMAGLIA, ANCHE LUI NIPOTE D’ARTE

A fine luglio, su Facebook, scriveva: “Non andrò a votare in ogni caso”. Un mese dopo va a caccia di voti, candidato in Campania per un posto alla Camera dal M5s. E’ la storia di Gaetano Amato, attore (da La squadra a Il Grande Torino) di Castellammare di Stabia, coinvolto dal partito di Giuseppe Conte “48 ore prima della chiusura delle liste”, pur senza aver partecipato alle Parlamentarie del 16 agosto.
E nel giro di altre 48 ore, dopo l’ufficializzazione delle liste, è finito fra quei candidati che si sono trovati a dover giustificare controverse prese di posizione messe nero su bianco nei mesi precedenti sui social. In vecchi post su Facebook aveva definito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “coglione” e lo stesso Di Maio “pezzo di m…”, tanto che il ministro degli Esteri, capo politico di Impegno civico, si è rivolto a Conte: “Come hai scritto nello statuto del tuo partito: ‘Le espressioni verbali aggressive devono essere considerate al pari di comportamenti violenti’. Trai tu le conseguenze. Spero solo che oltre a scriverli certi principi siano davvero rispettati. Ma forse è chiedere troppo”.
Nelle liste del M5s, nel collegio uninominale Liguria 1 per il Senato, è entrato anche Enrico Nadasi, commercialista di Beppe Grillo.
Mentre in quelle di FdI c’è spazio per due ‘nipoti d’arte’: Andrea Tremaglia (alla Camera, capolista nel plurinominale Lombardia 3), dello storico dirigente Msi Mirko; e con meno chance in Piemonte, Giovanni Crosetto, nipote del fondatore del partito, Guido. Sempre in FdI, c’è anche Mario Fulgy Ravetto, gay che fece outing nel 2016 schierandosi contro le unioni civili fra omosessuali.
Fra i candidati di Azione c’è invece Guido Garau. Il 18 febbraio 2021 su Facebook metteva in guardia dall’ordoliberismo, “supporto ideologico di tutto il discorso d’insediamento di Mario Draghi”.
Ora il giornalista filosofo sardo e corre per il Senato con il partito che più spinge affinché Draghi resti premier. Così spiega il suo ripensamento: “Draghi, nella sua agenda di Governo, è andato ben oltre l’ordoliberalismo, aprendo al mercato e sostenendo i più deboli. Chi non vuole riconoscerlo era forse distratto o dimostra oggi tutta la sua faziosità”.
(da agenzie)

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