Destra di Popolo.net

LA GRANDE BUGIA DEL GOVERNO: SONO GERMANIA, FRANCIA E SPAGNA I PAESI CHE ACCOLGONO MOLTO DI PIU’

Novembre 12th, 2022 Riccardo Fucile

BASTA PRENDERE GLI ITALIANI PER IL CULO: FACT-CHECKING SU RICHIESTE DI ASILO, RAPPORTO TRA MIGRANTI E RESIDENTI, STRUTTURE DI ACCOGLIENZA

Il governo Meloni agita quell’unico numero, 90.000, perché quella degli arrivi dei migranti via mare è l’unica classifica sui flussi migratori in cui l’italia è decisamente prima: per l’esattezza, alla data dell’11 novembre, 90.297 sbarcati dall’inizio del 2022, a fronte, per intenderci, dei 26.341 della Spagna, dei 7.684 della Grecia e dei 13.474 della piccola Cipro, secondo i dati più aggiornati dell’Oim.
Ma se poi andiamo a guardare quanti dei migranti sbarcati in Italia decidono di restare, il numero delle richieste di asilo e ancor di più il numero di stranieri residenti in rapporto alla popolazione vedono l’Italia sempre dietro molti altri Paesi che non sono di primo approdo, segno che chi arriva in Italia cerca di proseguire per il nord Europa.
E soprattutto che Germania e Francia, i due Paesi ai quali l’Italia chiede di condividere il peso degli sbarchi sono quelli che in Europa accolgono più di tutti.
I numeri, dunque, non supportano affatto l’immagine dell’Italia che prova a dare il governo Meloni, come quello del Paese europeo che sopporta il peso più grande dei flussi migratori.
Le richieste di asilo
Le richieste di asilo, innanzitutto. Secondo i dati consolidati Eurostat del 2021, l’Italia è solo quarta tra i Paesi destinatari di richieste d’asilo con 45.200 domande, meno della metà della Francia che ne ha ricevuto 103.800 ed è seconda solo alla Germania con 148.000. Anche la Spagna, con 65.295 domande, accoglie più dell’Italia.
Dati che, aggiornati ai primi cinque mesi del 2022, confermano il trend in aumento (300.000 richieste, +85 %) e aumentano il divario tra Italia (53.640 domande) e Francia (120.685), mentre la Germania ha già ricevuto 190.545 richieste di asilo e la Spagna oltre 65.000.
Accoglienza, Italia solo quindicesima in rapporto alla popolazione
Se poi guardiamo alle richieste d’asilo in rapporto alla popolazione residente, l’Italia scivola addirittura al quindicesimo posto in Europa con un richiedente asilo ogni 1.308 abitanti, mentre la Germania ne conta uno ogni 561 abitanti, la Francia uno ogni 652.
Di più: proprio dall’analisi del rapporto tra richieste di asilo e popolazione degli Stati viene fuori la totale infondatezza dell’Italia “invasa” dai migranti: piuttosto a chiedere a buon diritto la redistribuzione per essere sollevate dal peso dell’accoglienza dovrebbero essere Cipro, prima in classifica, con un richiedente asilo ogni 68 abitanti, e persino Malta (che notoriamente spicca per l’assenza nei soccorsi nella sua zona Sar), che comunque conta più immigrati di quanti ne ha l’Italia, uno ogni 432 cittadini.
I profughi ucraini
Nella valutazione dei pesi dell’accoglienza dei profughi tra i Paesi europei entra naturalmente anche quello relativa agli oltre 5 milioni di ucraini in fuga per cui l’Europa ha attivato la protezione internazionale automatica. La maggior parte, 1,5 milioni, ha trovato rifugio in Polonia, ma anche in questo caso è la Germania ad aprire le porte più di tutti gli altri Stati con oltre un milione di rifugiati ucraini, 455.000 sono rimasti in Repubblica Ceca, mentre l’Italia ne accoglie 171.000 e la Francia 118.000.
Rifugiati in Italia al di sotto della media
Un altro dato interessante che dimostra come l’Italia, nel saldo finale, sia più in debito che in credito, è quello sul numero dei rifugiati residenti in Italia. Dai dati consolidati dell’Unhcr, in Italia abitano 3 rifugiati ogni 1.000 abitanti, ben al di sotto della media.
Complessivamente il numero degli stranieri residenti in Italia, come risulta dall’ultimo dossier Idos sull’immigrazione, è di 5,2 milioni, pari al 9% della popolazione. Ma – a dispetto della percezione dei cittadini – quasi la metà sono europei, il 22% asiatici, il 7,5% americani e solo il 22% africani.
Le nazionalità più rappresentate sono infatti la Romania, seguita da Albania, Marocco, Cina e Ucraina, dunque nulla a che vedere con quelle delle persone che – nella maggior parte dei casi – scendono dalle navi umanitarie o dai barconi.
Il sistema di accoglienza italiano
Nei centri di accoglienza italiani, tra Cas e Sai (il sistema di accoglienza diffuso) ci sono 103.161 migranti, un numero che torna a superare le 100.000 unità dopo quattro anni di discesa dovuta anche ai tagli al sistema imposti da Salvini durante la sua gestione del Viminale. Cifre comunque assolutamente gestibili per un sistema che nel 2017 è arrivato ad accogliere più di 190.000 persone.
(da La Repubblica)

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NAPOLI AGGREDITO SOTTOCASA IL CONSIGLIERE REGIONALE BORRELLI: INVESTITO PER LE SUE DENUNCE

Novembre 12th, 2022 Riccardo Fucile

AUTORE DI BATTAGLIE E DENUNCE CONTRO LA CAMORRA ERA NEL MIRINO DEI CLAN… IL VIMINALE ERA TROPPO PRESO A PERSEGUIRE LE ONG PER DARGLI UNA TUTELA?

Il consigliere regionale della Campania, Francesco Emilio Borrelli, è stato investito sotto casa da una persona a bordo di una moto che indossava un casco integrale.
Lo rende noto lo stesso Borrelli. E’ accaduto ieri sera, intorno alle 22,25. “Ho sempre saputo che certe mie battaglie e denunce le avrei potute pagare caro, questa volta mi sono costate 21 giorni di prognosi e poteva andare anche peggio se non fosse prontamente intervenuto un tassista, che ringrazio di cuore”, ha detto Borrelli che ricorda, tra le sue ultime battaglie, quella contro le occupazioni abusive di case da parte dei clan.
Borrelli si trovava davanti al suo garage, intento a parcheggiare lo scooter, quando una persona in moto con casco integrale lo ha investito di proposito. Il forte impatto ha fatto cadere il consigliere, che è rimasto incastrato tra il suo scooter e un’impalcatura.
A quel punto l’investitore si è affiancato a Borrelli ma fortunatamente è sopraggiunto un tassista che si è fermato a prestare soccorso, pensando ad un incidente stradale, e proprio mentre il tassista aiutava Borrelli a rialzarsi, l’uomo in sella alla moto si è dileguato a tutta velocità.
(da agenzie)

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“AL LAVORO PER LA CULTURA ITALIANA”, E LO STAFF DI SANGIULIANO GUARDA BARBARA D’URSO

Novembre 12th, 2022 Riccardo Fucile

ALTRA FIGURA DI MERDA DEL NEO-MINISTRO: IL TWEET MENTRE GUARDA IL PROGRAMMA DELLA D’URSO, FULGIDO ESEMPIO DELLA CULTURA ITALIANA

Dopo la figuraccia della fiction su Oriana Fallaci ieri Propaganda Live ha riportato all’attenzione un tweet del ormai neanche tanto più nuovo ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.
Il 7 novembre l’ex direttore del Tg2 spiegava di essere al lavoro per la cultura italiana insieme al suo staff. La dimostrazione è quello che appare sullo sfondo. Uno schermo televisivo in cui spunta Barbara D’Urso.
Sembrava difficile fare peggio di così e invece a peggiorare ulteriormente la situazione è il contesto. Quella di Sangiuliano è la prima foto ufficiale dello staff da lui voluto per il ministero della Cultura. Non a caso il ministro ha anche taggato Vittorio Sgarbi. Il tweet risulta tuttora pubblicato e visibile:
Cosa c’entri Barbara D’Urso con il “lavoro per la cultura italiana” è abbastanza misterioso, comunque si potrebbe già affermare di essere soddisfatti del fatto che lo staff del ministero della Cultura non avesse la tv sintonizzata sul Grande Fratello Vip.
Del resto cosa ci si vuole aspettare da un personaggio che due settimane dopo la sua nomina a Ministero della Cultura si è reso protagonista di una gaffe e l’ha pure ripetuta? In ben due occasioni, in un’intervista a Il Giornale e a Radio Capital, infatti ha accusato la Rai, dove peraltro ha lavorato fino a “cinque minuti fa”, di non aver mai pensato e realizzato una fiction su Oriana Fallaci. Sbagliando clamorosamente. Forse Barbara D’Urso non l’aveva detto.
(da agenzie)

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RIECCOLO: QUANDO ORSINI DICEVA CHE A KHERSON SAREBBE STATO UN BAGNO DI SANGUE PERCHE’ I RUSSI NON L’AVREBBERO MAI ABBANDONATA

Novembre 12th, 2022 Riccardo Fucile

SPIACENTI PER IL TEORICO DEL “LA CONTROFFENSIVA UCRIANA E’ UN FALLIMENTO”, SONO SCAPPATI I RUSSI NON GLI UCRAINI

“Sembra che gli ucraini abbiano ottenuto una vittoria straordinaria: l’unico capoluogo di regione che la Russia ha conquistato in questa guerra ora è tornato sotto la bandiera ucraina e ciò è davvero notevole”, ha dichiarato ai giornalisti il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan.
Chissà se Alessandro Orsini ha qualcosa da dire in merito. Dopo la riconquista della città infatti sui social vengono rilanciate le parole che l’esperto utilizzava fino a pochi giorni fa per descrivere la controffensiva ucraina: “un fallimento“.
E c’è poco da fraintendere; lo stesso concetto che a settembre era stato pubblicato sul Fatto Quotidiano Orsini l’ha espresso anche il 25 ottobre a Cartabianca, quando il professore della Luiss ribadiva convinto: “A Kherson sarà un bagno di sangue, i russi non intendono abbandonare Kherson, vogliono fare un massacro, i russi intendono combattere per mantenere Kherson”
Non solo. Appena due giorni fa Orsini sulla sua pagina tuonava come Savonarola in “Non ci resta che piangere”: “La liberazione completa dell’Ucraina corrisponderebbe alla sua totale distruzione. La vittoria massima come massima sconfitta: Biden lo sa e prega Putin di non lanciare l’arma nucleare. Nessuno lo dice, ma Biden ha paura di Putin. Lo stesso governo di Kiev teme che il ritiro da Kherson sia una “trappola””.
E invece è notizia oramai diventata storia il ritiro russo da Kherson, con il presidente ucraino Zelensky che annuncia: “Oggi è una giornata storica. Ci riprendiamo Kherson. Per ora, i nostri difensori sono alla periferia della città. Ma le unità speciali sono già in città”
(da agenzie)

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FORZA ITALIA, MULE’ ATTACCA IL GOVERNO: “RAVE PARTY, COVID, SUPERBONUS, TRE INDIZI FANNO UNA PROVA, ORA BASTA, TROPPI ERRORI”

Novembre 12th, 2022 Riccardo Fucile

“BISOGNA EVITARE SCONTRI CON LA UE, I MIGRANTI ANDAVANO FATTI SBARCARE”… “IL REDDITO DI CITTADINANZA VA GARANTITO A CHI NE HA BISOGNO”… “FORZA ITALIA E’ DETERMINANTE, SE LO RICORDINO”

Prima il decreto sui rave party, poi il reintegro in servizio dei medici no-vax, infine il superbonus. “Sono errori che si sarebbero potuti evitare se ci fosse stata una condivisione a priori” dice al Fatto Quotidiano Giorgio Mulè, vice presidente della Camera, portavoce dei malumori di Forza Italia in questo primo mese di governo Meloni. “Ci sta pure una fase di rodaggio, ma questa fase deve finire. Tre indizi fanno una prova: ora basta, ci si ferma e si condividono i provvedimenti. Anche per evitare scontri”.
Alla domanda sulla necessità di una cabina di regia, Mulé chiarisce: “Su alcuni temi che marcano il cammino del governo sì, per tutto il resto no: sarebbe la spia di una mancata fiducia”. E invece Forza Italia vuole “curarne le fondamenta. Ma non possono fare a meno di noi per una questione aritmetica – siamo decisivi – e di lealtà politica”.
L’ultimo mal di pancia azzurro arriva sul Superbonus: “Non si può alzare il ponte levatoio del Superbonus mentre c’è qualcuno che sta per cominciare i lavori. Non possiamo buttare queste persone nel fosso. Per tutti i lavori che arrivano a dama al 31 dicembre 2022 deve valere il 110%. Non si può dare uno schiaffo a chi finora si è affidato alle leggi”.
Ma la lista è lunga e prevede anche il reddito di cittadinanza. “Per chi ne ha bisogno, guai a chi lo tocca. Vanno invece migliorate le politiche attive del lavoro”.
Infine, i migranti. Silvio Berlusconi ha fatto trapelare il suo pensiero, avrebbe dato priorità al salvataggio dei migranti a bordo della Ocean Viking. “La Francia ha commesso un errore politico – afferma Mulè – Macron è rimasto imbrigliato nella tenaglia di Marine Le Pen e ha risposto in maniera sproporzionata”, tuttavia “serviva un’accoglienza degna di questo nome: le persone andavano fatte sbarcare. Sui rapporti diplomatici c’è stato un cortocircuito fra Italia e Francia, un misunderstanding”.
(da agenzie)

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BERLUSCONI CONTRO LA MELONI E SALVINI: “I MIGRANTI SULLE NAVI? IO LI AVREI SALVATI TUTTI”

Novembre 12th, 2022 Riccardo Fucile

“PER OSPITARLI SI POSSONO USARE GLI ALBERGHI DEL SUD CHE D’INVERNO SONO VUOTI, BASTA DISUMANITA'”

Silvio Berlusconi torna a picconare il governo Meloni. In un retroscena del Corriere della Sera si racconta che al Cavaliere non è piaciuta molto la gestione da parte dell’esecutivo del caso delle Ong a Catania. E che lui avrebbe fatto tutt’altro. «Bisognava intanto salvarli tutti», ha detto durante una cena con alcuni dirigenti di Forza Italia.
Si potevano usare «gli alberghi che al Sud d’inverno sono vuoti» per dare un «giusto ricovero». Invece «vederli ammassati nelle palestre è disumano».
Secondo Berlusconi per l’Africa «servirebbe un piano Marshall». E dovrebbe intestarselo l’Europa, che invece latita anche nella solidarietà nei confronti di quei paesi che sono in emergenza sbarchi.
L’Unione «non riesce nemmeno ad accordarsi sul ricollocamento dei migranti», ha spiegato il Cavaliere convergendo in questo con la premier Meloni.
(da agenzie)

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SI RICOMINCIA CON LA GUERRA ALLE ONG, SI CONTINUA A PAGARE I TRAFFICANTI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA E SI PIAGNUCOLA IN EUROPA

Novembre 12th, 2022 Riccardo Fucile

LA NUOVA STRATEGIA CHE PORTERA’ L’ITALIA A VINCERE LA MEDAGLIA DEL DISONORE

Un accordo sui ricollocamenti in Europa. E una nuova legge sulle Ong in Italia. Il governo Meloni cambia strategia su sbarchi e migranti. Dopo la risposta alla Francia nella querelle su Ocean Viking la premier prepara un provvedimento che somiglierà moltissimo al decreto sicurezza di Salvini.
E che riesumerà le multe da 150 mila a un milione di euro e i sequestri amministrativi cautelari per le navi.
Mentre nell’Ue cerca una sponda dalla Germania per ricucire con Parigi. Anche per non rischiare l’isolamento su dossier altrettanto importanti.
Si comincia lunedì al Consiglio degli Affari Esteri di Bruxelles. Dove il responsabile della Farnesina Antonio Tajani porterà i numeri dei ricollocamenti. Per segnalare che gli accordi che la Francia minaccia di voler stracciare non sono ancora stati attuati.
«Nuovi provvedimenti ci saranno sicuramente», ha annunciato ieri Giorgia Meloni in conferenza stampa. Senza specificare quali. Ma il governo prepara una stretta sulle Ong che riparta dai decreti sicurezza. Quelli promulgati quando il capo di gabinetto di Salvini al Viminale era l’attuale ministro Matteo Piantedosi.
La Stampa spiega oggi che sotto osservazione c’è la parte che riguarda le navi delle Ong. Ovvero le multe fino a un milione di euro con sequestro dell’imbarcazione. E persino la confisca «in caso di violazione – era scritto nella legge 77 dell’agosto 2019 – del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane». Il Viminale punta a forme di deterrenza per le navi che non ci coordinano. Per questo si pensa al ritorno delle multe. E delle confische. Che porterebbero le imbarcazioni sotto il patrimonio dello Stato. Per una futura vendita o per la loro distruzione.
Provvedimenti che sono poi stati sempre annullati dalla magistratura e che hanno portato Salini a processo per sequestro di persona.
Sull’altro versante, ovvero quello della politica estera, c’è la necessità di ricucire lo strappo con la Francia. Il Corriere della Sera spiega oggi che Meloni è preoccupata per il rischio isolamento dell’Italia in Europa. Con chiare conseguenze sui dossier economici.
Da questo punto di vista ieri è arrivata la sponda di Berlino. Che ha fatto sapere di voler continuare a fare la propria parte «fino a quando l’Italia garantirà l’accoglienza». E quindi finché sarà porto di attracco per le navi dei salvataggi. E proprio qui nasce il problema.
Perché per cambiare davvero la situazione bisognerebbe riformare molti accordi internazionali. Tra cui il Trattato di Dublino. Ma questo i partner Ue non hanno alcuna intenzione di concederlo. Così come non vogliono pensare alla famosa “fase 3” della Missione Sophia citata da Meloni in più occasioni. Per la quale servirebbe comunque anche il consenso dell’Onu. E allora far saltare l’accordo sul ricollocamento non conviene nemmeno all’Italia. Perché rischia di essere l’unica offerta praticabile sul tavolo.
(da agenzie)

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FINANZIAMO I TRAFFICANTI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA, FACCIAMO LA GUERRA ALLE ONG MA IL GOVERNO NON DICE CHE I MIGRANTI ORMAI ARRIVANO DALLA TUNISIA

Novembre 12th, 2022 Riccardo Fucile

IL GOVERNO DEGLI INCAPACI ODIA LE ONG PERCHE’ NON SOPPORTA CHE ESISTANO PERSONE CHE FANNO QUALCOSA PER GLI ALTRI, NON FA PARTE DEL LORO DNA

Da gennaio a oggib solo l’11,5% degli 87.370 migranti arrivati in Italia è approdato sulle coste italiane dopo essere stato soccorso da una nave umanitaria. Parliamo quindi di sole 10.276 persone.
Il dato è tra l’altro in linea con quello degli anni precedenti: nel 2021 le Ong hanno portato in salvo 9.999 persone, ossia il 15% circa del totale, nel 2020 altre 3.416, pari all’11,5%, e 1.998 nel 2019 (17,4%). Restringendo il focus sugli arrivi degli ultimi dieci giorni, l’inesattezza delle parole del ministro è ancora più evidente: delle 9mila persone arrivate in Italia, solo 1.080 si trovano a bordo dalle quattro navi umanitarie in missione nel Mediterraneo.
Stando ai dati pubblicati dal ministero dell’Interno, quindi, definire le imbarcazioni delle ong un fattore di attrazione non è corretto e anzi mette in secondo piano un dettaglio più interessante.
Come si legge sempre sul sito del ministero, nei primi otto mesi del 2021 e del 2022 più del 50% degli sbarchi è avvenuto “non a seguito di eventi SAR”, ossia senza che l’imbarcazione venisse segnalata dalla Guardia Costiera.
I report del ministero evidenziano anche come gli arrivi in Italia siano aumentati rispetto agli anni precedenti. Se nel 2020 si sono registrati 67.477 sbarchi, dopo i 34.154 del 2021 e gli 11.471 del 2019, al 31 ottobre del 2022 si parla già di 87.370.
Ma a colpire nei dati del Viminale è anche l’aumento delle partenze dalla Tunisia, rotta sempre più utilizzata non solo dagli stessi cittadini del Paese nordafricano, ma anche da chi proviene dall’area sub-sahariana, sempre meno propenso a passare per la Libia.
Alla base di questo spostamento dei flussi da un Paese all’altro vi è principalmente l’instabilità del contesto libico, con le lotte intestine per il controllo del territorio che mettono a rischio anche il business delle partenze verso l’Europa.
Nel solo 2021 dalle coste tunisine sono arrivate in Italia circa 35mila persone, ma di queste solo 15mila erano cittadini del Paese. Gli altri 25mila erano invece sub-sahariani.
“Le partenze dei tunisini sono aumentate dal 2020 a causa del Covid e della crisi economica che ne è seguita”, spiega Silvia Di Meo, ricercatrice dell’Università di Genova specializzata in migrazioni e processi culturali. “Con il tempo si è strutturata una rotta specifica che parte da Sfax, diventato punto di partenza principale e in cui si registra anche una maggior concentrazione di migranti sub-sahariani costituiti in comunità che organizzano le partenze da quella parte del Paese”.
A spingere tunisini e sub-sahariani verso le coste italiane è la mancanza di condizioni lavorative e socio-economiche che possano permettere loro di radicarsi nel territorio, ma per i primi la scelta di lasciare il proprio paese dipende anche dalla situazione politica. “Anche l’aggravarsi della repressione, il minore rispetto dei diritti umani e la svolta autoritaria imposta dal presidente Kais Saied spingono i tunisini a partire”, aggiunge Di Meo. “Il fattore principale però resta quello economico”.
I viaggi dalla Tunisia all’Italia proseguono e la loro organizzazione segna anche una distinzione tra tunisini e sub-sahariani. Sfax resta il luogo da cui si registra il maggior numero di partenze, ma anche il nord del paese è un’area interessata sempre di più dal fenomeno migratorio. Da qui, però, partono solo i tunisini. “Le imbarcazioni si dirigono verso Pantelleria ma stanno aumentando gli arrivi nel porto di Cagliari”. Segno, quest’ultimo, di un cambiamento che non interessa solo i flussi di partenza, che denotano uno spostamento progressivo dalla Libia alla Tunisia, ma anche quelli di arrivo. E che non vedono coinvolte le tanto temute ong.
(da agenzie)

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SUPERBONUS, ENNESIMO CASINO DELLA MELONI E DI GIORGETTI: IL TAGLIO SCONTENTA COSTRUTTORI, FORZA ITALIA E PERSINO QUALCUNO DI FRATELLI D’ITALIA

Novembre 12th, 2022 Riccardo Fucile

FIBRILLAZIONI NELLA MAGGIORANZA: “SCHIZOFRENIA LEGISLATIVA, CAMBIARE LE REGOLE IN 15 GIORNI PENALIZZA I PIU’ POVERI E RISCHIA DI FAR SALTARE DECINE DI MIGLIAIA DI IMPRESE”

La stretta, in consiglio dei ministri, dal 110 al 90%. Le accuse di “deresponsabilizzazione” rivolte dalla premier alle imprese. La polemica sui crediti d’imposta che, dice Giorgetti, non sono “diritti acquisiti”. L’incontro a Palazzo Chigi, con l’annuncio di un tavolo di lavoro tra governo e costruttori per individuare una misura “strutturale”.
Intanto, da nord a sud, le imprese insorgono, accusando l’esecutivo di “schizofrenia” legislativa che non fa bene “all’occupazione e al Paese”. Nel pomeriggio, le crepe già presenti nella maggioranza si allargano, con Forza Italia compatta al fianco dei costruttori e qualche malumore che, sussurrato, inizia a materializzarsi anche in Fdi. Insomma, la sensazione è che da qui al ‘parto’ della manovra a fine mese, di Superbonus continueremo a sentir parlare ancora a lungo.
È finita la ‘pacchia’. Come finiti sono anche i denari per continuare a sostenere la misura. Il governo annuncia la stretta al Superbonus. A partire dal primo gennaio la percentuale di rimborso a copertura statale verrà abbassata dal 110 al 90%. Dalle parti di via XX settembre hanno fretta e portano il taglio già nel decreto Aiuti quater, sperando di ricavare risorse preziose da piazzare in manovra, la prima dell’era Meloni. “La copertura al 110 – ha detto la premier in conferenza stampa – ha prodotto deresponsabilizzazione: se io non sono tenuto a compartecipare al beneficio, tendo a non chiedermi se il prezzo sia congruo. Questo ha portato a distorsioni”.
L’accusa, in altri termini, è che alcune imprese abbiano ritoccato al rialzo i listini di prezzo. Tanto paga lo Stato. Il ministro dell’Economia Giorgetti ha poi voluto sottolineare come l’intenzione dell’esecutivo sia quella di consentire solo a chi non può permettersi di tasca propria i lavori di ristrutturazione edilizia di continuare a usufruire del bonus: “Non si è mai vista nella storia una misura che costasse così tanto a beneficio di così pochi”.
Le tesi dell’esecutivo, però, non hanno fatto breccia tra i diretti interessati, mondo edile in primis. “Siamo consapevoli della necessità del governo di tenere sotto controllo la spesa – premette la presidente Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori, Federica Brancaccio, che oggi ha incontrato Meloni a Palazzo Chigi – ma cambiare le regole del Superbonus in 15 giorni significa penalizzare soprattutto i condomini che sono partiti per ultimi”.
Quelli cioè, spiega, “delle periferie e delle fasce meno abbienti che per far partire i lavori hanno avuto bisogno di tempi più lunghi e della necessità di vedere interamente coperti finanziariamente gli interventi”. La fretta – avverte – rischia di far fare errori. Altro problema è poi lo sblocco dei crediti fiscali rimasti in pancia ad aziende e banche che non riescono più a piazzarli. Al grido d’allarme sulla liquidità delle aziende di Ance, si unisce anche la proposta dell’Abi, l’Associazione delle banche italiane, che oggi, insieme a costruttori e altre 22 sigle imprenditoriali – tra cui Confindustria – hanno partecipato al tavolo con l’esecutivo, il secondo dopo quello di mercoledì con i sindacati: “Chiediamo al governo di consentire di utilizzare una parte dei debiti fiscali raccolti con gli F24 – si legge in una nota Abi – compensandoli con i crediti da bonus edilizi ceduti dalle imprese e acquisiti dagli intermediari”.
Per non parlare, poi, della ‘rivolta’ delle imprese che esplode sul territorio. In tutta la penisola. “Nel solo Veneto – è il grido di allarme di Paolo Ghiotti, numero uno di Ance a livello regionale – il venir meno della misura rischia di far saltare 4200 imprese. L’errore è stato cambiare le regole in corso ancora una volta e con effetto immediato, per giunta senza aver individuato una soluzione per sbloccare i crediti incagliati”. In Calabria lo spartito è lo stesso: “Il cambio di regole penalizza gli interventi che sono partiti per ultimi che riguardano in particolare le aree del Sud”. Con il rischio, aggiungono dall’Ance nazionale, che a rimetterci siano proprio le classi meno abbienti che la stretta di queste ore dovrebbe invece andare a favorire secondo Giorgetti.
Istanze, quelle dei costruttori, che spingono non solo le opposizioni – Giuseppe Conte è sul piede di guerra, come prevedibile, trattandosi di una misura bandiera del Movimento 5 Stelle – ma anche la maggioranza a una serie di distinguo.
“Forza Italia lavorerà per spostare la data di scadenza delle agevolazioni almeno di un mese per chi ha già deliberato in assemblea di condominio e ha già stipulato contratti” recita una nota congiunta dei due capigruppo azzurri di Camera e Senato, Alessandro Cattaneo e Licia Ronzulli, annunciando la presentazione di un emendamento ad hoc non appena il decreto approderà in Parlamento.
“Al governo chiediamo – proseguono i due forzisti – anche un tempestivo intervento mirato allo sblocco dei crediti fiscali”. Perfino nel partito della premier, inizia a delinearsi del malumore. Un esponente di riferimento della materia fiscale, il deputato e commercialista Andrea De Bertoldi, con molta cautela, avverte: “La scelta dell’esecutivo di fare un tagliando al Superbonus è corretta ma non si possono cambiare le carte in tavola” a partita in corso perché “si rischiano di fare danni e innescare contenziosi giudiziari, con costi per lo Stato non indifferenti e il rischio di soccombere. Faccio mio l’appello lanciato da Abi e Ance”.
La risposta del governo per ora è quella annunciata dalla premier in persona durante l’incontro con le imprese. “Siamo rimasti d’accordo con il presidente del Consiglio – spiega Brancaccio uscendo da Palazzo Chigi – che ci sarà un tavolo per una misura strutturale di medio-lungo periodo”. Parole, “medio-lungo periodo”, che stonano con la fretta che l’esecutivo ha nel preparare il disegno di legge di bilancio, da partorire e portare in consiglio dei ministri necessariamente entro la fine di novembre.
(da agenzie)

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