Destra di Popolo.net

L’ULTRANAZIONALISTA RUSSO IGOR GIRKIN: “I SOLDATI RUSSI SONO CONFUSI, APATICI, VANNO AVANTI PER INERZIA”

Dicembre 7th, 2022 Riccardo Fucile

SU TELEGRAM DENUNCIA LA SITUAZIONE DISASTROSA DELLE TRUPPE SPEDITE DA PUTIN SUL FRONTE DEL DONBASS: “LA MAGGIOR PARTE DELLE FORZE ARMATE NON CAPISCE PER COSA E PER QUALI SCOPI STA COMBATTENDO”

Da quando la Corte olandese lo aveva dichiarato colpevole dell’abbattimento dell’aereo malese MH17 in Donbass il 17 luglio 2014 – condannando all’ergastolo in absentia lui e i complici Sergei Dubinsky e Leonid Kharchenko – Igor Girkin era praticamente scomparso. Anche dai suoi social. Ieri invece è riapparso, sul suo canale telegram, ha spiegato di essere tornato a Mosca – il che ovviamente conferma, se ce ne fosse bisogno, le protezioni statuali di cui gode – e per raccontare in che modo è fallito il suo tentativo di arruolamento in un battaglione combattente in Donbass.
Ma, cosa più importante, nel far questo Girkin ci offre uno spaccato incredibile del reale stato, morale e materiale, dell’esercito russo in Donbass. La situazione è riassumibile così: apatia, totale incomprensione degli obiettivi strategici e dei fini della battaglia, incomprensione delle linee di Surovikin, un senso generale di che ci sto a fare qui? Questa è la foto che Girkin fa del morale dei russi.
Un quadro da cui sembrerebbe impossibile al momento una loro vittoria sul campo di battaglia contro gli ucraini. Girkin, già uomo dell’oligarca Malofeev, e legato ai servizi russi, che fu il comandante dei paramilitari in Donbass nel 2014, premette: «Naturalmente intendo tenere per me la stragrande maggioranza delle mie impressioni e conclusioni. Per, per così dire, “non screditare” [si riferisce alle leggi russe che puniscono duramente chi “scredita le forze armate]. Impressioni positive: le condividerò nelle prossime (si spera) videoconferenze. Ma non ce ne sono troppi, in relazione a quelle negative».
Poi prosegue: «E ora noterò solo che la base di tutte le nostre “vittorie crescenti” sui fronti [del Donbass settentrionale] è la crisi più profonda della pianificazione strategica. In poche parole, le truppe stanno combattendo solo “per inerzia”, non avendo la minima idea degli ultimi obiettivi strategici dell’attuale campagna militare e solo indovinando i vaghi piani del comando per gesti così grandiosi e insensati come la costruzione di un sistema completamente folle nell’inutilità (ma incredibilmente costoso in termini di costi di esecuzione), le linee Surovikin».
Girkin è durissimo: i soldati non sanno neanche cosa stanno facendo: «Nella maggior parte delle forze armate, soldati e ufficiali non capiscono: per cosa e per quali scopi stanno combattendo in generale. Per loro, un mistero: qual è la condizione per la vittoria o solo una condizione per porre fine alla guerra? E le autorità della Federazione Russa non sono in grado di spiegarglielo, poiché fissare un obiettivo chiaro, per loro, significa “limitare lo spazio di manovra”, ovvero perdere l’opportunità di dichiarare raggiunti gli obiettivi, in qualsiasi momento che i vertici del Cremlino considerano conveniente».
Girkin – la cui posizione ultranazionalista vorrebbe più decisione e più organizzazione e più guerra, non meno – aggiunge tra parentesi: «Per la milleeunesima volta, vi ricordo che la “riconciliazione con i partner” appassionatamente desiderata, per la quale fino ad oggi vengono compiuti molti passi che demoralizzano la società e l’esercito, è irraggiungibile in linea di principio, ma il Cremlino ancora la tiene». Il che ci fa vedere le cose da un altro punto di vista: il fatto che, secondo molte posizioni di blogger militari e secondo la comunità ultranazionalista, il Cremlino è troppo debole e trattativista.
«Tali sentimenti specificamente nelle truppe portano all’apatia. L’apatia, invece, porta a un calo del morale e all’adempimento dei compiti fissati “per spettacolo” e “sfilamento delle maniche”, senza un reale interesse per il loro esito positivo. Quindi – nell’esercito delle Forze armate della Federazione Russa (e parti delle Forze armate dell’LDNR, sebbene lì i combattenti abbiano molte più motivazioni) prevale l’apatia».
Ci sono problemi gravissimi anche dal punto di vista tecnico: «L’assenza di una chiara strategia politico-militare non consente ai militari di sviluppare tattiche che contribuiscano alla sua attuazione. Nel frattempo – “per capriccio” – le Forze armate si stanno preparando per una lunga guerra di posizione, costruendo strutture a lungo termine lungo tutto il fronte nello stile di “alla linea Mannerheim” [Girkin si riferisce alle linea difensiva dei finlandesi sull’Istmo careliano in Finlandia, lunga 132 km per difendersi dall’Unione Sovietica nella Guerra d’inverno e resa celebre dal generale Carl Mannerheim, nda.]».
E ancora: «Il fatto che seguire la strategia di una guerra di lunga durata sia un suicidio per la Federazione Russa (e anche per le sue autorità e élite, tra l’altro) – ho scritto nel 2014, ma ho detto (più di una o due volte) – fin dall’inizio inizio della campagna in corso».
Le conclusioni sono estremamente pessimistiche: «Osservando come il nemico lentamente (e senza incontrare alcuna opposizione) attua i propri compiti strategici con la completa passività delle autorità militari e politiche della Federazione Russa, non mi aspetto nulla di buono al fronte nelle prossime settimane».
Grikin smonta anche il luogo comune secondo cui l’inverno congelerebbe anche le operazioni di controffensiva ucraine: «E, sì, – il cosiddetto “l’Ucraina si congelerà in inverno, NON si ribellerà e NON combatterà”, avverrà il contrario: i suoi soldati, che hanno già creduto nella loro forza a seguito delle vittorie autunnali delle Forze armate ucraine e sono pienamente sostenuti dalla NATO, combatteranno sempre più duramente contro i “moscoviti”, vendicando le difficoltà che i loro parenti e amici nelle retrovie sono costretti a sopportare.
E saranno accolti solo da un apatico adempimento del dovere, dietro il quale su molti combattenti e comandanti russi incombe da tempo la domanda irrisolta: “Cosa ci facciamo qui, se Mosca è più preoccupata per l’attuazione degli ‘accordi sul grano’, il pompaggio senza ostacoli di ammoniaca attraverso Odessa e il ‘tetto massimo’ su gas e petrolio forniti a numerosi partner occidentali?». Il Cremlino, secondo Girkin, perde tempo dietro a queste cose, mentre l’armata russa affonda nell’apatia e non capisce più nemmeno per cosa sta combattendo.
(da agenzie)

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QUANDO MELONI ATTACCAVA BANKITALIA: “L’ORO È DEGLI ITALIANI, NON DEI BANCHIERI”

Dicembre 7th, 2022 Riccardo Fucile

DITE A FAZZOLARI-MELONI CHE SE BANKITALIA NON FOSSE UN ENTE PUBBLICO PARTECIPATO DALLE BANCHE PRIVATE, NON AVREBBE AVUTO LA CREDIBILITÀ CHE OGGI PERMETTE AL TERZO DEBITO MONDIALE DI MANTENERE UNO SPREAD ACCETTABILE

«L’oro è degli italiani, non dei banchieri!» Non occorre andare troppo indietro nel tempo per rivangare i tempi in cui Giorgia Meloni, allora leader dell’opposizione, attaccava la Banca d’Italia per le riserve auree dell’Istituto centrale.
Correva il febbraio del 2019, l’Italia era governata dall’alleanza Conte-Salvini, e lo spread coi titoli tedeschi era ai livelli di guardia. I compratori di titoli pubblici italiani erano preoccupati da una legge di Bilancio in forte deficit e dalla proposta incendiaria di imporre a via Nazionale l’acquisto per legge di qualche centinaia di miliardi di debito.
Tre anni dopo alla leader di Fratelli d’Italia non è bastato entrare dall’ingresso principale di Palazzo Chigi per dimenticare i toni populisti di quella campagna a braccetto coi Cinque Stelle. «La visione della Banca d’Italia riflette quella delle sue banche azioniste private», diceva due giorni fa il fedelissimo Giovanbattista Fazzolari.
Mettiamo un attimo da parte le critiche alla prima Finanziaria Meloni, all’allentamento delle regole sul contante (una manna per gli evasori) o alla generosa tassa piatta garantita alle partite Iva. Se la Banca d’Italia non fosse autonoma dai governi che passano, se non custodisse nei suoi forzieri miliardi di lingotti d’oro, non avrebbe mai potuto acquistare e detenere – come accade oggi – quasi un quinto del debito emesso dal Tesoro italiano per conto della Banca centrale europea.
Se non fosse un ente pubblico partecipato dalle famigerate banche private, non avrebbe avuto la credibilità che oggi permette al terzo debito mondiale di mantenere uno spread accettabile (ieri a 186 punti base) e di emettere buoni del tesoro a un tasso di interesse sostenibile per la sopravvivenza del governo.
Dieci anni fa il famigerato governo Monti, quello che «faceva i compiti chiesti dalla Germania» (sempre Giorgia Meloni, 17 maggio 2014) non godeva di quel privilegio: per tenere a bada lo spread coi solidi Bund tedeschi dovette tagliare le pensioni.
Dieci anni fa alle banche centrali non era permesso di fare le veci del mercato e di acquistare i titoli che nessun altro comprerebbe.
Poi all’ultimo piano del grattacielo di Francoforte arrivò un signore italiano che vinse la resistenza dei tedeschi a fare ciò che ha sempre fatto la Federal Reserve americana. Si chiamava Mario Draghi e divenne governatore di un istituto di emissione pubblico fondato nel 1936 da un certo Benito Mussolini. A quel tempo le banche private erano sull’orlo del fallimento, e furono nazionalizzate. Ma questa è un’altra storia.
(da La Stampa)

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I TIFOSI GIAPPONESI RIPULISCONO LO STADIO E I GIOCATORI LO SPOGLIATOIO PRIMA DI ANDARSENE

Dicembre 7th, 2022 Riccardo Fucile

L’ALLENATORE CONSOLA I CALCIATORI PER PRODURSI POI IN UN INCHINO: IL GIAPPONE LASCIA I MONDIALI CON UNA VITTORIA IN EDUCAZIONE CIVICA PER TRE A ZERO

In attesa di scoprire quale nazionale conquisterà i Mondiali (Francia, Brasile e Marocco il mio podio), già sappiamo quale nazione li ha vinti. Un Paese decisamente bizzarro, dove i tifosi ripuliscono lo stadio e i giocatori lo spogliatoio prima di andarsene, con una naturalezza figlia dell’abitudine che in Italia ho visto solo in qualche sala operatoria e in qualche cucina. E dove l’allenatore reagisce alla delusione più cocente, essere sbattuti fuori ai rigori, senza dare in escandescenze e senza isolarsi nel suo ego ferito, ma preoccupandosi della sofferenza altrui.
Dapprima consola i calciatori a uno a uno, poi li arringa in gruppo e infine va sotto la curva dei tifosi, immagino già spolverata e disinfettata, per prodursi in un inchino che rimarrà una delle immagini simboliche di questi Mondiali. Si è piegato come un cric e ha tenuto la posizione per un tempo insopportabilmente lungo anche per chi non ha problemi d’artrosi. In base al codice non verbale del suo Paese, era un modo per dire: io vi rispetto.
Ecco, nei Mondiali dei non diritti e dei troppi dritti, quei tifosi, quei giocatori e quell’allenatore hanno mostrato ai tanti bulli che ne parlano di continuo che cosa sia veramente il famoso «rispetto»: per le persone e per le cose, in fondo anche per sé stessi. Grazie ai tifosi, ai giocatori e a un allenatore del genere (dal nome quasi pronunciabile, Hajime Moriyasu) il Giappone lascia i Mondiali con una vittoria in educazione civica per tre a zero.
(da il Corriere della Sera)

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MATTARELLA STRIGLIA MELONI SUL PNRR

Dicembre 7th, 2022 Riccardo Fucile

“L’IMPEGNO CON L’UE VA ONORATO, IN GIOCO IL FUTURO DEL PAESE”

Proprio ieri la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva parlato di Pnrr sottolineando come “dei 55 obbiettivi da centrare entro fine anno, a noi ne sono stati lasciati 30″, nel neanche troppo velato tentativo di scaricare le responsabilità sul precedente Governo di Mario Draghi semmai “qualcosa mancasse all’appello”.
Oggi a richiamare alla responsabilità l’esecutivo ci ha pensato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, ospite al festival “L’Italia delle Regioni” alla Villa Reale di Monza, ha ricordato a Meloni e ai suoi come l’impegno preso con l’Ue sul Pnrr vada onorato e come i fondi di Bruxelles debbano essere utilizzati al meglio per il Paese.
Sono giorni complessi per il Governo di Centrodestra: molte misure della Manovra (vedi l’innalzamento del tetto al contante, vedi l’obbligo di Pos solo sopra i 60 euro) sono state fortemente criticate dalla Corte dei Conti e da Bankitalia, tra le altre cose perché non in linea con gli obiettivi europei. Anche sotto questa luce può essere letto l’intervento da Monza di Sergio Mattarella, che ha detto:
I massicci finanziamenti erogati dalla Commissione Ue sono destinati esattamente ad accelerare l’infrastrutturazione del Paese colmando i divari, a partire da quello tra il Nord e il Sud. Dinanzi a sfide di questa portata è richiesto l’impegno convergente delle istituzioni e di tutte le forze politiche e sociali. Un impegno che abbiamo assunto in sede europea e che va, ovviamente, onorato. Si registra un’ampia condivisione in ordine alla necessità di completare il programma di riforme e, per quanto riguarda gli investimenti, di considerare un’assoluta priorità gli obiettivi individuati dal Piano per far crescere l’economia all’insegna della sostenibilità e dell’uguaglianza.
Rivolgendosi a tutte le forze politiche, Mattarella ha quindi sottolineato l’importanza del Pnrr per il futuro del Paese: “Opportunamente il presidente Fedriga ha definito il Pnrr ‘un momento straordinario di potenziale sviluppo del nostro Paese’. E va apprezzata la disponibilità della Conferenza a contribuire all’attuazione del Piano favorendo l’integrazione di tutte le politiche pubbliche e uno sviluppo omogeneo dei territori. La leale collaborazione e la disponibilità al dialogo, al confronto e alla collaborazione che le regioni manifestano meritano di essere fatte proprie da tutti nell’interesse dell’Italia”.
“Il Pnrr, frutto dell’iniziativa del governo e del Parlamento e condiviso con la Commissione europea – ha continuato il Capo di Stato – indica obiettivi, in termini di riforme e investimenti, ai quali è legato il futuro del Paese ben oltre il termine di attuazione del Piano, fissato come sappiamo al 2026”.
Poi, a concludere, la parentesi sull’Autonomia, altro obbiettivo del Centrodestra (specie della Lega), in merito alla quale Mattarella ha ribadito: “La differenziazione delle competenze regionali deve avvenire attraverso la contestuale considerazione e attuazione del dettato costituzionale, tenendo insieme lo sviluppo dell’autonomia con la garanzia, estesa all`intero territorio nazionale, dei diritti civili e sociali, nonché con adeguata attenzione alle esigenze perequative”.
(da NextQuotidiano)

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NAPOLI, LA LAUREATA CHE SCEGLIE DI FARE LA NETTURBINA

Dicembre 7th, 2022 Riccardo Fucile

“HO IL POSTO FISSO E POTRO’ COMPRARMI L’AUTO”

Federica Castiglia è una dei 200 netturbini neo-assunti a Napoli. Ha 24 anni e lavorerà in Asìa, l’azienda dei rifiuti partenopea. Insieme ad altri undici nuovi spazzini che hanno vinto il concorso di operatore ecologico, è in possesso di una laurea. In ottica e optometria.
Ma non si pente della sua scelta, come racconta oggi in un’intervista a Repubblica: «È un lavoro vero e stabile e, poi, diciamocelo: è un posto fisso che dà ampie garanzie. E non trovo nulla di particolare in una laureata che, come lavoro, sceglie liberamente di fare l’operatore ecologico». Per lei quello dello spazzino è «un lavoro di grande dignità. E poi l’aver vinto questo concorso e aver conquistato un posto fisso mi dà maggiore tranquillità». Nel suo settore le offrivano «solo contratti di apprendistato, senza nessuna garanzia e prospettiva.
E troppi bocconi amari. Ora sono in un posto sicuro, dove i diritti vengono rispettati e la paga è coerente all’orario di lavoro svolto». Castiglia dice che finalmente potrà acquistare un’automobile. Mentre, per quanto riguarda lo stipendio, «iniziamo con un contratto di apprendistato da 1.100 euro lordi che al netto non so quanto sarà. Ma la svolta sta nel fatto che adesso avrò una base per programmare il futuro. Per realizzare tanti progetti. E prevedo che trascorrerò la mia vita nell’azienda Asìa. Perché a un posto fisso non si rinuncia soprattutto dove è difficile trovare».
(da agenzie)

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GEORGIA, I DEM VINCONO IL BALLOTTAGGIO CONTRO IL CANDIDATO DI DONALD TRUMP: 51 SEGGI AL SENATO

Dicembre 7th, 2022 Riccardo Fucile

WARNOCH SCONFIGGE WALKER, SI RAFFORZA LA MAGGIORANZA

Raphael Warnock ha vinto il ballottaggio in Georgia contro Herschel Walker e conserva quindi il suo seggio. Si rafforza così la maggioranza dei democratici al Senato: ora avranno 51 seggi.
Walker, ex campione di football afroamericano era sostenuto da Donald Trump. L’ex presidente nelle elezioni di midterm del mese scorso ha visto sconfitti gran parte dei candidati scelti da lui. Con oltre il 95% delle schede scrutinate, Walker è in vantaggio sull’avversario col 50,73 per cento delle preferenze contro il 49,27 per cento dell’avversario repubblicano.
Al voto hanno preso parte oltre un milione di elettori. A questi si somma il voto anticipato dei giorni scorsi: 1,85 milioni di schede depositate in presenza o inviate per posta fino al 2 dicembre. Con un totale di 51 seggi, i Democratici disporranno al Senato di una pur risicata maggioranza semplice senza dover dipendere dal voto della vicepresidente Kamala Harris.
(da agenzie)

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BANCOMAT, COSTI, COMMISSIONI: PERCHE’ IL TETTO AI PAGAMENTI CON IL POS FAVORISCE L’EVASIONE FISCALE

Dicembre 7th, 2022 Riccardo Fucile

IL DOSSIER DELL’UPB, IL PREZZO DELLE TRANSAZIONI DIGITALI E IL LEGAME CON L’ECONOMIA SOMMERSA

Quanto costa davvero il Pos ai commercianti? Quanto pesano le commissioni sullo scontrino? E soprattutto: cosa succederà con la Legge di Bilancio per il tetto di 60 euro?
Il governo Meloni ha annunciato di essere pronto a rivedere il tetto al contante. Anche perché, come ha ammesso la stessa premier, è in atto un’interlocuzione con l‘Unione Europea. E la decisione dell’esecutivo è finita nel mirino dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio e di Bankitalia. Ma mentre la soglia dei 60 euro escluderebbe l’80% dei pagamenti digitali, anche i sondaggi dicono che gli italiani ritengono sbagliata la scelta del governo. Perché il contante è più economico solo per chi evade il fisco. E non è un caso che le regioni con più sommerso siano proprio quelle in cui i pagamenti digitali arrancano.
«Più contanti, più nero»
La Stampa oggi pubblica un dossier sui pagamenti elettronici. Secondo Confesercenti il costo delle transazioni diverse dal contante attualmente ammonta a 772 milioni di euro. Ovvero lo 0,05% del Prodotto Interno Lordo. La cifra si ottiene sommando la spesa per le commissioni a quella di acquisto dei Pos. Anche per questo Bankitalia dice che, considerati i costi legati a sicurezza, furti, trasporto e assicurazione, agli esercenti costa di più gestire il contante che non i pagamenti con le carte. «Con riferimento agli oneri legati alle transazioni effettuate mediante strumenti di pagamento elettronici – ha detto Fabrizio Balassone in audizione sulla manovra economica – è opportuno ricordare che anche il contante ha costi legati alla sicurezza (come quelli connessi con furti, trasporto valori, assicurazione). Nostre stime relative al 2016 indicano che, per gli esercenti, il costo del contante in percentuale dell’importo della transazione è superiore a quello delle carte di debito e credito».
Il prezzo delle transazioni digitali
Il quotidiano ricorda poi che è vero che per le piccole transazioni la spesa può arrivare al 5% dell’importo. A cui bisogna aggiungere anche l’affitto (o l’acquisto) del Pos e l’eventuale manutenzione. Fino a 5 euro le commissioni sono azzerate. Ma l’importo minimo per cifre superiori può arrivare a 50 centesimi. Il governo Draghi aveva però risolto la questione con il credito d’imposta al 100% sulle commissioni per gli esercizi fino a 200 mila euro di fatturato e al 70% per quelli fino a 400 mila euro. L’esecutivo Meloni non ha rinnovato la misura. Che è costata 400 milioni di euro, ovvero circa lo 0,02% del Pil. La Ue ha tagliato le commissioni interbancarie allo 0,2% per il bancomat e allo 0,3% per le carte di credito. Attualmente la commissione media è dello 0,9%: lo 0,54 finisce ai circuiti internazionali. Il resto alle banche. Il conto è più salato per i più piccoli: la commissione arriva all’1,32%. In questo caso alle banche va lo 0,78%.
Il legame con l’evasione fiscale
Ma il punto più interessante rilevato dall’Upb nella sua relazione è che l’uso del contante viaggia di pari passo con l’economia sommersa. In Calabria la stima del sommerso arriva al 21% dell’economia. Le transazioni in contante superano il 90%. In Campania il nero si aggira intorno al 20%. E l’uso del contante è vicino all’80%. La Lombardia ha meno dell’11% di economia non osservata e un utilizzo del contante intorno al 55%. E in classifica dopo ci sono Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Le regioni in cui il contante è più diffuso sono anche quelle in cui si evade di più l’Iva. Nel documento depositato presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato, l’Upb cita anche gli approfondimenti della letteratura economica, «pressoché concorde nel sostenere che l’aumento dei pagamenti in contanti possa comportare un incremento dell’evasione». Valeria Portale, direttore dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, dice che «ogni 10 euro pagati in contanti, 3,4 sono in nero. Un numero che scende a 1,2 per i pagamenti digitali».
Il prelievo difficile con il bancomat
Infine, sono 4 milioni gli italiani che hanno oggi difficoltà a prelevare contanti, abitando in zone in cui non sono presenti uffici bancari e sportelli bancomat. Il Codacons segnala che oggi 3.062 comuni non hanno a disposizione una banca o uno sportello bancomat sul proprio territorio. «Questo significa che il 7% della popolazione italiana non può prelevare contanti e deve spostarsi in un altro comune per cercare un bancomat. Situazione più grave nelle regioni del Mezzogiorno, dove la percentuale di cittadini che non dispongono di uno sportello automatico sul proprio territorio di residenza sale al 10,7%». L’introduzione della soglia di 60 euro per i pagamenti con Pos dovrebbe poi considerare i danni per l’utenza. Per i prelievi presso i bancomat di banche diverse dall’istituto che ha emesso la carta, le commissioni possono arrivare anche a 2 euro ad operazione.
(da agenzie)

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LA LEGA RIBOLLE: IL BOSSIANO GRIMOLDI PUBBLICA LE PAROLE DI FEDRIGA SUI NORDISTI RIBELLI, I FAN DI SALVINI LO RIMUOVONO DALLA CHAT

Dicembre 7th, 2022 Riccardo Fucile

IL COORDINATORE DEL COMITATO NORD CACCIATO SU WHATSAPP: “QUESTA E’ CENSURA”

Sarà pure un “vento di rinascita”, come proclama Umberto Bossi. Ma il Comitato Nord, nato nel segno della Lega delle origini, per ora è l’origine di un derby mai visto tra i militanti del partito.
Lega Salvini premier vs Comitato Nord. Nei congressi locali come nelle chat dei militanti, vivaci sezioni virtuali affollate di emoticon, sproloqui da bar, annunci da bacheca, passaparola senza fine. Da lì i dirigenti mobilitano i loro supporter. Lì nei giorni feriali si fa la campagna elettorale interna. Nessuna meraviglia dunque che sia stata proprio una chat, lunedì, a infiammare gli animi dei bossiani. Perché gli amministratori, semplici militanti seguaci di Matteo Salvini, hanno “rimosso” Paolo Grimoldi, coordinatore del Comitato Nord. Espulso, cacciato. Per aver pubblicato, sostengono i suoi, una dichiarazione di Massimiliano Fedriga. È “censura”, s’indigna lui. E giù le proteste, via chat naturalmente.
Questa la storia. La mattina di lunedì 5 dicembre Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia, dichiara a margine di un evento di vedere “positivamente” la dialettica rilanciata da Bossi “perché rafforza la Lega, rafforza i processi democratici interni”. Grimoldi legge e subito segnala. Pubblica nelle tante chat leghiste di WhatsApp di cui fa parte. Facile intuire la ragione: è un punto per il Comitato Nord, Fedriga sembra dare legittimazione. Ma una delle chat in cui Grimoldi diffonde la dichiarazione si chiama “Lega Salvini premier” e chi l’amministra non gradisce affatto l’incursione. Cancella il messaggio, espelle l’autore.
L’espulsione, poi le proteste
Lo screenshot inizia a girare sulle chat bossiane, partono le proteste. Chi ha deciso l’espulsione è un semplice militante, gode con altri creatori della chat dei poteri di amministratore virtuale. E li rivendica. Grimoldi è stato cacciato, spiega un messaggio pubblicato ventiquattro ore dopo il fattaccio, per aver “pubblicizzato” il Comitato Nord, un’iniziativa “che ai più pare in contrasto con la Lega Salvini premier, destando, giustamente, in molti di noi un certo fastidio”. I salviniani rivendicano il controllo delle loro bacheche, i bossiani s’indignano.
La chat, il segnale, le divisioni nella Lega
“Ma quale pubblicità”, ribatte Grimoldi, che è ex parlamentare ed ex segretario della Lega lombarda, non rieletto dopo essere stato candidato come terzo nome in un listino plurinominale. “Sono stupito piuttosto – afferma al telefono – che le dichiarazioni di un governatore possano essere censurate da un perfetto sconosciuto. Dichiarazioni tra l’altro di equilibrio, di assoluto buonsenso nell’unità del movimento. Evidentemente c’è qualcuno che ha interesse a dividere il movimento facendo l’estremista addirittura contro i governatori”. Il clima “non è serenissimo”, aggiunge l’ex deputato leghista. E pare un eufemismo. La chat è un piccolo segnale. La Lega ribolle.
(da agenzie)

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GERMANIA, MAXI RETATA CONTRO ESTREMISTI NEONAZISTI E NO VAX: PIANIFICAVANO UN COLPO DI STATO E IL RITORNO DEL REICH

Dicembre 7th, 2022 Riccardo Fucile

TREMILA AGENTI IN AZIONE IN UNDICI LAND HANNO ARRESTATO 25 PERSONE… C’E’ ANCHE UN EX PARLAMENTARE AFD

Sognavano un ritorno al Reich del 1871, pianificavano un colpo di Stato violento per occupare il Bundestag, rovesciare le istituzioni della repubblica e incoronare un re della Germania.
Dall’alba di stamane 3.000 poliziotti stanno perquisendo centinaia di case in undici land tedeschi e hanno arrestato 25 “Reichsbuerger” (estremisti di destra che puntano al ritorno al Reich), complottisti e no vax che farebbero parte di un gruppo terroristico di una cinquantina di persone che puntava al putsch per cancellare la Repubblica federale. Ci sarebbero stati anche un arresto in Austria e uno in Italia (si tratta di un cittadino tedesco fermato a Perugia). Alcuni dei sospetti terroristi sarebbero ex agenti delle forze speciali tedesche.
Il maxi blitz è stato reso noto dalla procura generale di Karlsruhe che sta conducendo le indagini. La cellula si era dotata di un “braccio militare” che avrebbe dovuto spazzare via le istituzioni repubblicane anche al livello locale e “commettere omicidi”, aveva creato un “consiglio”, un vero e proprio gabinetto ombra diviso per aree (giustizia, difesa e salute). “I membri del ‘consiglio’ si sarebbero incontrati di nascosto regolarmente da novembre del 2021 – ha rivelato la magistratura – per pianificare il colpo di Stato in Germania e l’istituzione di proprie strutture statali”. Nei piani dei terroristi, uno dei capi, un aristocratico di antico lignaggio, avrebbe dovuto essere nominato re della Germania.
Le indagini si sarebbero concentrate anche su un sottoufficiale delle forze speciali della Bundeswehr (Ksk) e su numerosi reservisti, secondo quanto rivelato dai servizi segreti militari Mad. La cellula terroristica includerebbe anche una giudice ed ex parlamentare della destra radicale Afd. Il ministro della Giustizia Marco Buschmann (Fdp) ha definito l’operazione “anti-terroristica” e ha confermato che “il sospetto è che stessero programmando un assalto armato su organi costituzionali”.
(da agenzie)

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