“HO SEMPRE ACCOLTO TUTTI, ASSASSINI E CORROTTI, MI PIACE STARE TRA I PEGGIORI”. SE NE VA A 96 ANNI DON ANTONIO MAZZI, FONDATORE DELLE COMUNITÀ EXODUS – “I CRITICI CHE MI DEFISCONO ‘DON TELEVISIONE’? ME NE SONO SEMPRE FREGATO, LA TV È LA NUOVA PARROCCHIA”
“IL VATICANO? DOVREBBE SPARIRE. PAPA LEONE? HA TROPPA TESTA, E LA GENTE CON TROPPA TESTA NON MI PIACE” . GIORGIA MELONI? NON HA PERSONALITÀ, NON CAPISCO COME SIA POTUTA ARRIVARE DOVE È – “LA PEDOFILIA? I FUTURI PRETI DOVREBBERO VIVERE FUORI DAI SEMINARI FINO AI 18 ANNI. CHI PASSA LA PRIMA PARTE DELLA VITA IN UN LUOGO CHIUSO, AVRÀ DEI PROBLEMI”… LA MALATTIA, LA MORTE DEL PADRE, LA DIFFERENZA TRA LUI E VINCENZO MUCCIOLI
È morto oggi 31 luglio all’età di 96 anni Don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore e attivista italiano, fondatore di Exodus
In queste ultime settimane, con un paio di ricoveri in ospedale e continui alti e bassi di salute, ripeteva solo una richiesta: di non essere lasciato solo. E fino all’ultimo i suoi ragazzi e le sue adorate collaboratrici, la sua famiglia, sono rimasti accanto a lui in Cascina, la loro casa. Ieri sera don Antonio Mazzi, sempre con i ragazzi ha guardato un po’ di tivù, ha chiesto informazioni su qualche progetto e poi questa mattina la nuova crisi e la percezione chiara che questa volta non ci sarebbe stato miglioramento.
Quando i medici hanno suggerito la sedazione, la famiglia gli si è stretta intorno ancora più forte. Cercando serenità ciascuno negli sguardi degli altri. Tutti intorno, ad accompagnare gli ultimi passi di un cammino lungo più di 96 anni, percorso sempre con l’obiettivo di stare vicino ai giovani, accoglierli, non giudicarli ma aiutarli a ritrovarsi.
Don Mazzi era così sensibile alle fatiche e ai disagi di questa età perché in qualche modo li aveva provati e li aveva affrontati da “ragazzo ribelle” come si definiva. «Penso spesso alla mia mamma, perché l’ho fatta piangere troppe volte», confidava ripercorrendo la sua infanzia segnata dalla morte prematura del padre e ricordando il lavoro instancabile di una donna rimasta vedova troppo giovane con pochi soldi, con Antonio bambino e un secondo figlio in arrivo nella provincia veneta, quella molto povera e molto devota.
Con la forza e la tenacia che evidentemente gli ha trasmesso, la madre era però riuscita a mettere Antonio al riparo da sé stesso e lo aveva affidato al seminario di Verona per completare l’opera da lei cominciata. La ribellione viene domata con lo studio: teologia, filosofia e poi corsi di psicologia, psicoanalisi e pedagogia. «Avevo bisogno di capirmi e di capire», spiega don Antonio nei suoi scritti.
Ma il bisogno si tramuta presto in desiderio di «fare per cambiare», partendo sempre da questa emergenza giovanile che cominciava a farsi più acuta verso l’inizio degli Anni 80 con la piaga della tossicodipendenza.
A don Mazzi, trasferito a Milano nel 1979, viene affidata la direzione dell’Opera don Calabria che si affaccia sul Parco Lambro. «Passeggiavo in mezzo a tappeti di siringhe e soccorrevo ragazzi sballati, a volte in fin di vita». Progetto Exodus nasce così, nel 1979, e nell’84 arriva dal Comune la concessione di Cascina Molino Torrette: da allora quella sarà per sempre, davvero fino all’ultimo respiro, la sua casa e il riparo accogliente e rigenerativo per centinaia di ragazze e ragazzi che la società aveva dato per persi. A ciascuno di loro si dedica come un padre e come un educatore: spiega loro che si chiamano “Exodus” perché ogni vita è un viaggio e il viaggio è più bello e meno faticoso se si cammina insieme.
La sua battaglia contro la tossicodipendenza incontra la benedizione amorevole del cardinale Carlo Maria Martini che in quegli anni può contare sull’azione efficace e generativa di tre sacerdoti diventati “monumenti” per la città: don Mazzi appunto e poi don Gino Rigoldi e don Virginio Colmegna. «Uno coi tossici, uno coi carcerati e uno coi matti: siamo proprio una bella squadra», scherzava don Mazzi parlando dei suoi colleghi di carità.
Sono anni fervidi di impegno e iniziative. Il carattere esuberante e estroverso di don Mazzi facilita anche il salto in tivù, ospite fisso (e amico) di Mara Venier a Domenica In.
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