Febbraio 28th, 2023 Riccardo Fucile
“FINTANTO CHE CI SARANNO QUESTE POLITICHE EUROPEE, LE PERSONE SI AFFIDERANNO AI TRAFFICANTI”
Dopo il naufragio avvenuto davanti alle coste del Crotonese, il cui
tragico bilancio si aggrava di ora in ora, non sono tardati ad arrivare i commenti di diversi esponenti del governo che hanno puntato il dito sugli scafisti e sull’immigrazione irregolare. Dall’altro lato, però, l’opposizione ha rilanciato gli attacchi alla maggioranza per le politiche che ostacolano e criminalizzano le navi umanitarie, tenute lontane dal Mediterraneo centrale.
Con la fine delle missioni europee e governative, sono rimaste quasi solo le navi delle Ong a pattugliare una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. Da anni, però, le loro attività di ricerca e soccorso vengono contrastate da politiche, tanto italiane quanto europee, che da un lato le costringono in porto o lontane dalle zone più critiche, dall’altro sostengono la cosiddetta Guardia costiera libica nell’intercettare i barconi dei migranti e riportarli nei lager libici.
“L’idea di fermare le partenze è un po’ come l’idea di fermare la rotazione terrestre. È praticamente impossibile, le persone continueranno a spostarsi sempre, per scappare dai loro Paesi e per perseguire una vita migliore”, ha commentato con Fanpage.it Cecilia Strada, della Onlus Resq.
Per poi sottolineare come quanto accaduto sia una conseguenza delle fallimentari politiche europee: “Stamattina qualcuno mi chiedeva se questo naufragio fosse figlio dell’assenza delle navi di soccorso, del fatto che ce ne siano di meno. È sicuramente figlio del fallimento delle politiche europee, perché chiudendo, o riducendo a lumicino, i canali di accesso sicuri e legali per entrare in Europa, la conseguenza inevitabile è affidare le persone, come unica possibilità, ai trafficanti di esseri umani e alle rotte illegali”.
E ancora: “Fintanto che ci saranno queste politiche europee, le persone si affideranno ai trafficanti, partiranno con barche inadatte e moriranno”.
Per la figlia di Gino Strada non è però solo una questione di politiche europee che non si fanno carico del soccorso dei migranti che tentano di arrivare in Europa attraversando il Mediterraneo.
“In questa situazione c’è anche un vuoto statale, perché non ci sono più le missioni di soccorso governative. E c’è anche un continuo ostacolare le navi di soccorso che potrebbero salvare vite – ha proseguito Cecilia Strada – La situazione è grottesca e questa è solo l’ennesima strage su quella che è la frontiera più letale del mondo”.
Cecilia Strada, continuando a parlare della criminalizzazione ai danni della società civile che salva le vite dei migranti in mare, ha poi aggiunto: “Le navi umanitarie vengono fermate, ostacolate e tenute lontane dalla zona di soccorso imponendo queste navigazioni assurde, che nessuno si sognerebbe mai di imporre a una nave commerciale che fa un salvataggio. Nessuno si sognerebbe mai di imporre dieci giorni di navigazione extra per andare a Ravenna, La Spezia, Livorno o Civitavecchia. Nessuno si sognerebbe mai di creare un danno alle compagnie commerciali, ma le navi Ong vengono invece sempre punite in questi modi”.
Per poi concludere: “Non è solo una punizione economica, di costi inutili di carburante che serve per andare su e giù per la penisola. Non è solo un prolungamento delle sofferenze dei naufraghi. È anche un tenere lontane le navi di soccorso dalle zone in cui avvengono i naufragi. Le stesse persone che ostacolano le navi di soccorso ora dicono che è una tragedia, e dedicano un pensiero alle famiglie delle vittime… è assurdo”.
(da Fanpage)
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Febbraio 28th, 2023 Riccardo Fucile
GLI SCAFISTI STANNO BATTENDO SEMPRE DI PIU’ LA ROTTA TURCA, UN TRATTO DI MEDITERRANEO MOLTO PIÙ INSIDIOSO RISPETTO A QUELLO FRA LIBIA E SICILIA, CHE COSTRINGE I PROFUGHI A TRAVERSATE DI 13-15 ORE
Dal primo gennaio al 24 febbraio scorsi sono già oltre 8.700 i migranti in più sbarcati in Italia rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ovvero 14.104 contro 5.345 (+163%). Sono peraltro, secondo i dati del Viminale, oltre 9 mila in più rispetto al gennaio-febbraio 2021 (4.304, +227%) e addirittura 11.500 sul primo bimestre 2020 (2.553, +452%), ma in questo caso la pandemia potrebbe aver contribuito a limitare le partenze.
La strage davanti alla costa crotonese della «carretta» carica di migranti bengalesi, afghani e pachistani conferma l’importanza ormai da due anni della rotta alternativa a quella nordafricana più utilizzata dagli scafisti: Libano, Cipro e, soprattutto, Turchia. Viene utilizzata per raggiungere il mar Ionio e quindi la Calabria e la Sicilia orientale.
Una parte dei profughi si ferma in Grecia, la maggior parte arriva da noi. Un tratto di Mediterraneo tuttavia molto più insidioso rispetto a quello fra Libia e Sicilia, che costringe i migranti a traversate di 13-15 ore, che a ognuno di loro può costare fra mille e 10 mila euro.
Secondo Frontex, nel 2022 l’incremento di traffico sulla rotta turca è stato addirittura del 118%. Non solo di natanti a motore, come quello che si è disintegrato a Crotone, ma anche a vela, spesso con skipper ucraini e russi (nel novembre scorso ad Augusta, in Sicilia, sono stati fermati proprio tre scafisti russi su un’unità con bandiera ucraina, la Blue Diamond, e 99 passeggeri). Uno dei porti di riferimento dei trafficanti di esseri umani sarebbe vicino a Bodrum, località turistica turca davanti alle isole greche.
Ma è uno scenario in continua evoluzione, che a questo punto può soltanto peggiorare, visto che nei prossimi mesi le condizioni meteomarine saranno migliori rispetto a oggi, favorendo nuovi sbarchi.
(da Il Corriere della Sera)
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Febbraio 28th, 2023 Riccardo Fucile
LO VADA A DIRE A CHI FUGGE DALLA SIRIA, DALL’AFGHANISTAN DEI TALEBANI, DAI VILLAGGI AFRICANI ASSALITI DAI MILIZIANI
Mutuando quello che ha detto Zelensky parlando di Berlusconi si
potrebbe affermare che Matteo Piantedosi, il ministro che chiama i disperati ‘carico residuale’ è molto fortunato a non vivere in un villaggio africano, magari di quelli presi d’assalto dalle milizie (spesso armati con fucili e pistole occidentali) che uccidono, violentano o rapiscono chiunque si trovi nei paraggi. E questo al netto della fame, della miseria e della siccità.
Che è fortunato a non vivere in Siria, soprattutto nel nord della Siria, dove si è liberi di scegliere sotto quali bombe morire – se di Erdogan o se di Assad – e dove non c’è futuro.
Che è fortunato a non stare nell’Afghanistan dei talebani, magari con una figlia reclusa, che non può studiare, a vivere nel terrore di essere sterminato. E anche in questo caso al netto della fame e della miseria.
Che è fortunato a non essere un rohingya, ossia appartenente al popolo reietto tra i reietti, che da sempre hanno l’unica libertà di di scegliere da chi essere repressi e uccisi.
Si potrebbe continuare a lungo, perché lunghissimo è l’elenco di tragedia che l’illustre ministro del governo della cristiana Meloni ignora o fa finta di ignorare.
Altrimenti avrebbe avuto la decenza di tacere e di non dire queste incredibili parole: “La disperazione non può mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo le vita dei propri figli”,
Totale disprezzo delle vittime, totale mancanza di empatia con chi soffre, totale incuranza degli orrori delle guerre e della disperazione.
(da Globalist)
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